martedì 20 Gennaio 2026
Home Blog Pagina 3784

Lvmh – Un colosso da 28 miliardi di euro di ricavi con utili per 3,424 lo scorso anno

0
la lvmh

MILANO – Ma che cosa rappresenta esattamente la Lvmh, Louis Vuitton Moët Hennessy S.A.? Innanzitutto, in Italia ha la sua sede in via Tonale 26 . Ora è entrata anche nel campo della caffetteria attraverso l’acquisizione dell’80% del marchio Cova.

Ecco quindi una scheda sintetica. Ricavata dal confronto di diverse fonti, della holding francese specializzata in beni di lusso.

Nel 2012 i ricavi in tutto il mondo erano di 28,1 miliardi di euro. Quindi, ha realizzato utili per 3,1. Unico concorrente è ormai il gruppo Pinault-Primtemps-Redoute (Ppr).

La Lvmh

Ha la sede principale a Parigi. E’ poi quotata alla Borsa della capitale francese Cac 40. E ancora, nel 2010 dichiarava 83.100 dipendenti (oggi dovrebbero essere 77.000). Ben il 40% di questi lavora in patria.

La Lvmh inoltre, ha sempre avuto la caratteristica di vendere i propri prodotti solo nei propri negozi. (circa 2.400 in giro per il mondo); o in alcuni negozi ben determinati. (generalmente i più prestigiosi, per esempio i magazzini Harrods). Mantenendo così il livello elitario del marchio e il conseguente prezzo elevato.

Dalla holding dipendono una sessantina di società

Ora anche quella che gestisce il marchio Cova, ognuna delle quali si occupa di alcuni marchi di prestigio. Il gruppo Lvmh è stato creato nel 1987 con la fusione di due aziende.

Louis Vuitton e Moët Hennessy

Un’impresa specializzata negli accessori di moda, fondata nel 1834; e Moët Hennessy; un’impresa specializzata nei vini e alcolici creata nel 1971.

A causa di disaccordi profondi intervenuti tra le due parti, una terza parte intervenne nella mediazione. Era Bernard Arnault; già presidente e proprietario del gruppo.

Arnault e la banca Lazard

Ha implementato  così una struttura finanziaria sofisticata. E’ questa ad avergli permesso di controllare il gruppo. Grazie ad una partecipazione minoritaria del 4%, suddivisa poi in 10 Holdings.

Quindici anni dopo, e dopo numerose acquisizioni Lvmh diviene leader mondiale del lusso. Oggi il suo portafoglio è composto da più di 60 marchi.

La Lvmh verso l’internazionalizzazione

L’azienda infatti cerca, forte di utili stratosferici nonostante i tempi di crisi, di ampliare la propria internazionalizzazione. Prendendo il controllo di grandi marchi italiani ed americani della moda.

Questa strategia di accelerata si è tradotta nell’acquisizione recente di marchi, principalmente stranieri. Nel corso degli anni 1999 e 2000 più di 25 marche sono passate sotto il controllo di Lvmh.

Queste operazioni si sono realizzate in un contesto di concorrenza esacerbata in seguito all‘entrata nel settore del gruppo Pinault-Primtemps-Redoute (Ppr). Questa ha impedito ad Lvmh di prendere il controllo del gruppo fiorentino Gucci nel marzo del 1999.

Nel marzo 2011 entra a far parte del gruppo un’altra azienda: Bulgari.

Ecco l’elenco, in continua evoluzione, dei marchi controllati

Vini e alcolici

10 Cane Rum, Ardbeg,  Belvedere; Bodegas Chandon, Cape Mentelle, Château d’Yquem.

Cheval des Andes, Cloudy Bay, Domaine Chandon California;
Domaine Chandon Australia, Glenmorangie, Hennessy.

Krug, Mercier, Moët et Chandon (incluso Dom Pérignon);
Newton, Numanthia, Ruinart.

Terrazas de los Andes, Veuve Clicquot, Wenjun.

Orologi e gioielli

Bulgari, Chaumet, De Beers Diamond Jewellers;
Dior Watches, Fred Joaillier, TAG Heuer.

Zenith International S.A., Hublot.

Prodotti di moda

Dior
Louis Vuitton
Fendi
Berluti
Céline
Donna Karan
Nowness
Emilio Pucci
Givenchy
Kenzo
Loewe
Marc Jacobs
StefanoBi
Thomas Pink
Bvlgari

Distribuzione

DFS Selective Retailing
Sephora
La Samaritaine
Le Bon Marché
Starboard Cruise Services

Profumi

Parfums Christian Dior
Guerlain
Parfums Givenchy
Kenzo Parfums
Acqua di Parma
BeneFit Cosmetics
Fresh
Perfumes Loewe
Make Up For Ever
Laflachère

Altri settori d’attività

Groupe Les Echos (editoria)
Royal Van Lent
Jardin d’Acclimatation

LA STORIA DI COVA – Una delle caffetterie più note d’Italia entrata anche nei libri di Hemingway e Montanelli

0
cova

MILANO – Cova. Caffè-istituzione. Cuore di vita milanese da due secoli. Fa inoltre parte dell’associazione Locali storici d’Italia. Nato a lato del Teatro La Scala, fu sede dei nobili Club dell’Unione e del Jockey Club; circolo di patrioti, nel 1848 fu tra i promotori dei moti delle Cinque Giornate contro l’Austria; splendido, era anche sala da ballo, centro di tutte le riunioni e trattenimenti serali.

Cova: un po’ di storia

Nel 1868, battè addirittura moneta. Lo hanno frequentato Speri, Cairoli, Mazzini, Garibaldi; Boito, Verga, Sabatino Lopez, Bacchelli.

Esclusivo e raffinato, continua la sua tradizione di salotto meneghino sull’elegante via Montenapoleone. Ma il nome era già stato reso immortale da Ernest Hemingway che la cita in Addio alle Armi.

Il Caffè Cova è però citato anche in altri libri: “I Quarantanove Racconti – In un altro paese”, di Ernest Hemingway; “Quante Donne” di Enzo Biagi; “Le Cinque Giornate di Radetzky”, di Giorgio Ferrari; “Rosso Corallo” di Sveva Casati Modignani; “Storia della capitale morale da Bava Beccarsi alle Leghe” di Indro Montanelli e Mario Cervi e “Il piccolo albo dedicato ad Elisa” di Salvatore Di Giacomo

IL DETTAGLIO – Durante le Cinque Giornate di Milano, Antonio Cova fu nominato capo della barricata contro gli austriaci eretta davanti al suo Caffè Cova, che era all’angolo di piazza della Scala; una palla di fucile fischiò nel locale e rimase per anni in una specchiera.

LA SCHEDA SINTETICA
Indirizzo: Via Montenapoleone 8, 20121 Milano (MI)
Telefono+39 02 76000578 – 76005599Fax+39 02 76013698
Website: www.pasticceriacova.it

Mumac. Il museo della macchina per il caffè selezionato trai 101 nuovi edifici più belli del mondo

0
Mumac
Il Museo della macchina per caffè Mumac

MILANO – Inaugurato ad ottobre 2012 a Binasco il Mumac. Il museo della macchina per caffè di Gruppo Cimbali. Oggi può vantare un prestigioso riconoscimento.

La casa editrice cinese Jtart lo ha infatti selezionato tra i 101 nuovi edifici più belli del mondo. Dedicandogli perciò un estratto completo nella pubblicazione “Top 101 World’s New Building”, che.

Mumac nella raccolta sul prestigio urbano, culturale e dell’accoglienza

La pubblicazione è ormai un punto di riferimento per “gli addetti ai lavori” del panorama internazionale.

MUMAC_notturna_2
Il Mumac, il museo della macchina per il caffè di Binasco presso Milano, fotografato al tramonto

Il progetto architettonico di questo particolare museo continua a suscitare un grande interesse a livello internazionale. Sia per la struttura innovativa realizzata, sia per la prestigiosa collezione di macchine per caffè. Sicuramente tra le più complete e ricche al mondo.

Un museo di design

Voluto da Gruppo Cimbali per celebrare il suo centenario, e frutto di un investimento di 5 milioni di euro, il progetto architettonico ed espositivo del museo è stato affidato a Valerio Cometti.

Già coinvolto nel design delle macchine per caffè più note al mondo a marchio La Cimbali e Faema. Ma non ha lavorato da solo. E’ stato infatti coinvolto anche l’architetto Paolo Balzanelli.

Insieme, sono rispettivamente titolari degli studi Arkispazio e V12design.

Uno spazio ultramoderno

Ricavato dal recupero di un vecchio capannone industriale, presso la sede storica di Binasco. L’esposizione racconta l’evoluzione della tecnologia e del design italiano attraverso un percorso multimediale. Parte dai primi anni del novecento fino alle macchine per caffè attualmente in produzione.

La natura industriale del Mumac, nobilitata

“Il tema principale, filo conduttore di tutto il progetto– afferma l’Architetto Paolo Balzanelli-è stato quello di creare un’architettura di pregio; fortemente caratterizzata. Senza tuttavia celare completamente l’edificio esistente, anzi. Valorizzando la realtà industriale pienamente operativa nella quale è immersa.

Il progetto Mumac

Ha ricevuto riconoscimenti e apprezzamenti dalle maggiori riviste internazionali di architettura. Ancora una volta la creatività e la capacità imprenditoriale italiana si sono distinte nel panorama globale con un progetto culturale di grande valore.

Innovazione da Torino – Lavazza serve un caffè corretto al design

0
Thematic study trip on coffee

MILANO – Infinite sono le strade che partono da un semplice chicco di caffè. Quando può diventare lo strumento privilegiato per percorrere innovazione e sperimentazione in equilibrio tra gusto e design. Per diventare un paio di lenti a contatto, oppure piccoli ovuli simili al prezioso caviale. Dove le nuove forme sono sempre dettata da una profonda ricerca estetica. Ben lo ha capito Lavazza. L’azienda che fattura 1.300.000 milioni di euro. Con un +5% solo nel difficile 2012, presente in 90 paesi. Con oltre 3.800 dipendenti, 50 Training Center nel mondo; capaci di formare 30 mila persone all’anno, oltre ad occuparsi di ricerca e sviluppo.

Lavazza: un lungo lavoro sul chicco

«Da una ventina di anni lavoriamo sul caffè e sulle sue trasformazioni con il Training Center. — spiega Francesca Lavazza. Quarta generazione e direttore corporate image Lavazza.

— ci siamo sforzati non solo di sviluppare l’innovazione sul prodotto, ma anche su tutto quello che lo circonda. Insomma sul caffè come contenuto, e poi sul caffè come modalità di servizio.

In quasi 120 anni di storia continua la voglia di sperimentazione; non solo con ingredienti, texture, tecniche di trasformazione. Ma con idee totalmente nuove come il caffè che si mangia, nella tazzina all’incontrario.

Una rivoluzione cominciata dal dialogo tra mio fratello Giuseppe e Ferran Adrià. Per raggiungere un’altissima sperimentazione. Continuata poi con altri chef come Oldani, anche designer, che ha creato oggetti come la tazzina senza manico, ma con lo scivolo».

caffe-caviale-adrià.jpg
Il caffè-caviale creato dal catalano Ferran Adrià

Così il caffè Lavazza ha cambiato abito

Da semplice ingrediente è diventato un ricercato oggetto del desiderio. Protagonista della cucina che ogni grande chef disegna con il suo vestito.

Spaziando tra l’immateriale, solido, e gassoso. Adesso il gusto è diventato stile, attraversa naturalmente olfatto, vista e tatto. L’alta gastronomia fa incursioni nel mondo dell’arte.

Gli chef cucinano il caffè Lavazza

La ricerca avanzata con Ferran Adrià. Il rinnovamento tra tradizione e contemporaneo con Massimo Bottura. Capace di rompere i confini facendo diventare salato il dolce; neoclassicismo con Cannavacciuolo; stile pop e democratico con Davide Oldani.

Gli alchimisti del nuovo millennio

Dove il gusto continua nel design, e nasce il cucchiaino forato e la tazzina upside down. Disegnata dal creativo Toni Segarra per il primo caffè solido di Ferran Adrià appunto; oppure le sue minuscole palline. Sfere capaci di esplodere sul palato con una cascata di sensazioni.

Per rivoluzionare la funzione della classica tazzina di caffè

Da contenitore diventa alimento delicato, si sono messi insieme Enrique Sardi, Lello Parisi, il primo designer, l’altro pasticcere, ed è nata Cookie Cup.

Tanto per non limitare la fantasia, Carlo Cracco ha creato le Coffee Lens, a forma di lente a contatto. Confezionate nei tipici astucci portalenti.

Con Davide Oldani, chef e designer, è nato Espoon, il cucchiaio forato per unire senza disgregare zucchero e crema. Seguito da Ecup la tazzina con bordi inclinati per la perfetta discesa del caffè.

Bettina Bush

Fonte la Repubblica

UK – Cresce la concorrenza nel mercato delle caffetterie a marchio Costa e Starbucks

0
Wrvs

MILANO – Sempre più affollato il mercato Uk delle caffetterie a marchio. Il Leading 100 U.K. Chain Restaurant Report 2012 di Technomic conferma il duopolio Costa Coffee-Starbucks. Sono loro i veri dominatori della scena.

Il report però, evidenzia anche una serie di brand emergenti pronti a sfidare le leadership consolidate.

Costa e Starbucks non sono i soli

Tra i nomi di primo piano, troviamo anche Caffè Nero, Wacky Warehouse. (centri giochi per bambini al cui interno trovano posto le aree di ristoro Coffee Corner). Poi ancora Amt Coffee Bars. (la prima catena britannica ad aver proposto nei propri locali caffè al 100% equosolidale).

Lavazza, dal canto suo, annuncia l’apertura di una cinquantina di caffetterie Lavazza Espression entro il 2015.

Numerosi outsider

Anche quelli sin qui estranei all’universo caffè. A cominciare dal colosso della grande distribuzione Tesco. Con il concept Harris + Hoole, che si caratterizza per allestimenti differenziati a seconda della location.

Per continuare con Kfc (Kentucky Fried Chicken). La storica catena statunitense di fast food specializzata nel pollo fritto. Questa ha lanciato, a primavera, l’espresso di Lavazza nei suoi 840 ristoranti del Regno Unito. Con una campagna stampa sui principali media nazionali.

Senza dimenticare la catena di grandi magazzini Debenhams. Ha infatti introdotto nelle sue 160 caffetterie (con l’ausilio di una vibrante campagna cartellonistica) una carta dei caffè con termini discutibilmente anglicizzati. (a questo proposito. Il commento scritto in esclusiva per Comunicaffè e Comunicaffè International dal professor Jonathan Morris).

Greggs – la più grande catena di pasticcerie in Uk con oltre 1.600 punti vendita – ha lanciato invece il concept Greggs moment, con il caffè equosolidale di Fairtrade.
Un altro competitor imprescindibile è naturalmente McDonald’s (McCafé), che ha introdotto nel 2007 in tutti i suoi locali il caffè sostenibile di Rainforest.

Vending e drive thrus

Secondo il report, l’intensificarsi della concorrenza fa sì che anche i leader di mercato non possano dormire sugli allori.

La sfida per tutti è quella di riuscire a interpretare le aspettative della clientela. In termini di prodotto, servizio, esperienza, ambientazione dei locali.

Uno dei format in cui sia Starbucks che Costa ripongono grandi aspettative è quello dei drive thrus.

Costa intende aprirne oltre una settantina nel giro di qualche anno. Ancora più ambiziosa la roadmap di Starbucks. Infatti, ha in programma l’apertura di 200 locali drive thrus entro il 2016; con la creazione di 5mila nuovi posti di lavoro.

Molto importante anche il ruolo della tecnologia

Dal mese scorso Starbucks ha introdotto i pagamenti contactless, per importi sino a 20 sterline. In tutte le caffetterie di oltremanica e punta, entro quest’anno, a realizzare sino al 20% delle transazioni attraverso questo metodo di pagamento.

Tecnologie innovative trovano applicazione anche nell’erogazione delle bevande; attraverso distributori automatici di ultima generazione.

Come la macchina CEM-200 – con tecnologia Intel e Bsquare e design di Pininfarina. – presentata all’ultima conferenza Nrf di New York, concepita per i punti vendita Costa Express.

Starbucks guarda con grande interesse al mercato del vending

In particolare sui posti di lavoro. Per questo ha messo a punto il progetto Corner Café. Avviato sperimentalmente in Svizzera lo scorso inverno.

Obiettivo: servire cappuccini, espressi, latte e tutte le altre celebri bevande della multinazionale di Seattle nelle grandi aziende del vecchio continente. Creando così degli angoli caffè dotati di distributori automatici a marchio Starbucks.

L’iniziativa ha sin qui interessato 17 aziende elvetiche, tra cui banche, assicurazioni e una compagnia ferroviaria. Partner di Starbucks in questa nuova avventura è il colosso svizzero del vending Selecta Group.

Questa curerà il marketing, l’installazione e l’esercizio dei distributori. Starbucks fornirà il caffè e le ricette; mentre il latte sarà di produzione locale.

Corner Café punta soprattutto ai mercati di diversi paesi

Quali Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania e Olanda. Né Starbucks né Selecta hanno voluto rivelare le loro aspettative in termini di vendite e utili.

Nell’ultimo esercizio, Starbucks ha conseguito in area Emea un fatturato di 1,1 miliardi di dollari, in lieve crescita sul 2011, ma l’utile netto è crollato a 10,4 milioni, segnando una perdita del 75%.

INDIA – Cafe Coffee Day rilancia: obiettivo 2.000 locali entro il 2015

0
Café Coffee Day

MILANO – Non si ferma l’espansione di Café Coffee Day (Ccd). La prima catena indiana di caffetterie davanti a Barista Lavazza.

Ccd ha infatti annunciato la scorsa settimana l’apertura di 500 nuovi locali.

Café Coffee Day: un ambizioso programma di espansione pan-indiano

“Porteremo il numero totale a 2.000 unità entro il 2015.” Ha cosìdichiarato Ramakrishnan K. Presidente marketing di Ccd; aggiungendo poi che tutte le nuove caffetterie “saranno di proprietà”.

Café Coffee Day presente in 400 città indiane, contro le attuali 200

Il tutto sarà declinato nei 3 format di Ccd: Cafe (popolare e con prezzi più abbordabili), Lounge (rivolto a una clientela più selezionata) e Square (locali premium, che offrono anche una vasta offerta food).

Cdd conta attualmente 1497 locali

Di cui 47 lounge e 3 Coffee Day Square. (l’ultimo è stato aperto giovedì scorso nel centro di Delhi).

Café Coffee Day annuncia inoltre importanti novità sul fronte della gamma bevande. Anche se “i tempi sono ancora prematuri per parlarne”. Così come ha dichiarato il responsabile innovazione Rhicha Sinha.

Ccd fa parte del gruppo Amalgamated Bean Coffee Trading Company, uno dei massimi esportatori di caffè verde indiani; facente capo al popolare uomo d’affari, originario del Karnataka, V. G. Siddhartha.

 

INDIA – Coffee Board e Nsel lanciano il primo contratto spot elettronico per il caffè verde

0
Nsel

MILANO – Nascerà dalla collaborazione tra il Coffee Board e il National Spot Exchange (Nsel) il primo contratto spot elettronico indiano per il caffè verde basato su fede di deposito.

Nsel e Coffee Board: lo scopo dell’operazione

Innanzitutto offrire migliori opportunità di guadagno ai produttori. Per poi educarli alla cultura della qualità.
A rendere nota la notizia, l’autorevole quotidiano economico Business Standard.

Si osserva peraltro un precedente tentativo di dare vita a una piattaforma online per il commercio del caffè. – promosso dai colossi Abn Amro e Itc. – Questo, purtroppo, ha avuto, in verità, poca fortuna.

Nsel gestirà le operazioni di compravendita online

Sia del caffè in ciliegia che del caffè lavorato. A questo scopo ha quindi già concluso degli accordi con alcune società. Queste si occuperanno, su richiesta, della preparazione del caffè verde per conto dei clienti.

“Lo scopo di questa partnership è quello di offrire ai piccoli e medi produttori l’opportunità di vendere il loro caffè online. – Così ha dichiarato al quotidiano un responsabile del Nsel.

– Offriremo anche un servizio di valutazione della qualità e classificazione in collaborazione con il Coffee Board. Il produttore sarà libero di stabilire il prezzo. Non vi sarà inoltre alcun onere a suo carico per la commercializzazione online. Soltanto una piccola commissione verrà addebitata al compratore”.

La partnership prevede anche consulenza e formazione ai produttori

Il Coffee Board attrezzerà un laboratorio mobile, che effettuerà le prove sul caffè presso il produttore.

Il prezzo finale verrà definito con criteri di assoluta trasparenza. Perfezionata la transazione online, Nsel consegnerà infine il caffè al compratore o al centro di lavorazione.

Positivo il commento del presidente dell’Associazione degli esportatori Ramesh Rajah. Lui ha avanzato tuttavia alcune riserve per quanto riguarda il regime fiscale e iva; nonché il costo della transazioni online.

INDONESIA – Governo incoraggia le vendite di caffè sul mercato interno

0
Iccrc Indonesia

MILANO – L’export indonesiano segnerà quest’anno una flessione del 17%. Fermandosi così a 374.000 tonn. Lo afferma il ministro dell’industria Mohamad S. Hidayat. Secondo il quale circa il 50% della produzione verrà assorbito dai crescenti consumi interni.

Mohamad S. Hidayat: le parole del ministro

“La nostra politica punta a incrementare il valore aggiunto nel mercato interno attraverso la trasformazione del caffè verde in prodotto finito da parte dell’industria nazionale.” ha dichiarato il ministro.

La produzione di quest’anno

Le forti piogge delle ultimi settimane hanno ostacolato le operazioni di raccolta iniziate ad aprile. Secondo fonti del commercio, la forte umidità si sta ripercuotendo negativamente sulla qualità dei chicchi.

SALUTE – La caffeina contenuta nei farmaci può aumentare il rischio di ictus. Lo rivela una ricerca coreana che presenta però dei limiti

0
caffè parigi sniffy

MILANO – L’assunzione di farmaci molto comuni contenenti anche caffeina potrebbe essere legata a un incremento di 2 o addirittura 3 volte del rischio di incorrere in un ictus.

Caffeina: cosa dice la ricerca

Sono le conclusioni emerse da uno studio coreano. Decisamente in controtendenza con il ruolo protettivo attribuito a caffè e tè; ma in linea con le evidenze secondo le quali chi beve pochissimi caffè è più a rischio quando assume bevande con caffeina.

I ricercatori hanno selezionato 940 soggetti

Avevano avuto un ictus emorragico. Li hanno quindi confrontati con altri 2 gruppi omogenei di soggetti che erano stati in ospedale per altri motivi; o che non erano stati ricoverati.

A tutti i partecipanti è stato chiesto se avevano assunto farmaci da banco. Quali analgesici, farmaci contro il raffreddore o per migliorare l’attenzione. Insomma, che contenessero piccole quantità di caffeina.

Il 5% dei soggetti colpiti da ictus aveva assunto uno dei farmaci indagati

Rispetto al 2,3% dei controlli che non avevano avuto l’ictus. E anche nei soggetti che abitualmente non assumevano caffè. Per loro, la percentuale di ictus raggiungeva quasi il triplo.

Il rischio, visto le modeste quantità di caffeina contenute nei medicinali rispetto a quelle presenti nelle bevande che la contengono, non sembra correlabile a una precisa dose di caffeina.

Lo studio ha due limiti importanti

Il primo riguarda il campione. I soggetti intervistati erano in grado di comprendere e interagire; quindi non precisamente rappresentativi di tutti i pazienti colpiti da ictus.

In secondo luogo, in Corea molti dei farmaci considerati contengono anche fenilpropoanolamina; molecola ritirata in Occidente proprio perché il suo impiego fu collegato a un maggior rischio di ictus. Per non parlare dell’efedrina.

Entrambe sostanze in grado di aumentare la pressione arteriosa e quindi potenzialmente precipitare un evento emorragico.

Fonte: farmacista33

MUSICA – Malika Ayane “Cosa hai messo nel caffè?” Testo e video ufficiale

0
malika ayane

MILANO – Se avete 3 minuti e vi piace la musica potete guardare il video ufficiale di “Cosa hai messo nel caffè?”. Il nuovo singolo di Malika Ayane estratto dall’album “Ricreazione – Sanremo edition“. Il brano, una cover di Riccardo Del Turco, è stato cantato per la prima volta sul palco dell’Ariston durante il Festival di Sanremo 2013.

Malika Ayane dà voce al caffè

Basta cliccare QUI.
Oltre alla musica trovate anche il testo integrale della canzone che parla anche di caffè.