martedì 20 Gennaio 2026
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MILANO – “No alle slot nel mio bar”: così il locale riceve un premio

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persefone café

MILANO – Un premio per l’impegno nella battaglia al gioco d’azzardo. Lo ha conferito l’assessore alle Politiche sociali e Cultura della Salute, Pierfrancesco Majorino. Ha parlato così al titolare del bar ” Persefone Café ” di viale Jenner 49. Si tratta di un riconoscimento per aver rinunciato all’installazione di slot machines nel proprio locale.

Persefone Café l’eroe contro le slot

Alla consegna al Persefone Café di una stampa raffigurante immagini della “vecchia Milano” erano presenti molti personaggi di spicco. Tra questi, anche i consiglieri Elisabetta Strada, presidente della Commissione Educazione, e Alessandro Giungi, vicepresidente della Commissione Politiche sociali.

“Dare un premio pubblico agli esercenti che non accettano slot machine nei loro locali. – Ha proseguito l’assessore Majorino. – E’ una delle misure che vogliamo attuare per contrastare il proliferare del gioco d’azzardo; un fenomeno pericoloso perché può scatenare dipendenza da gioco patologico”.

L’assessore ha aggiunto

“Per lo stesso motivo abbiamo di recente creato la Rete contro le ludopatie, un tavolo di coordinamento aperto a tutti gli enti e le realtà che lavorano per fronteggiare le problematiche relative alla dipendenza da gioco. Tra le attività che realizzeremo con la Rete, l’avvio di un numero telefonico dedicato per la segnalazione di casi sociali; o di attività criminose e l’apertura di sportelli di informazione e assistenza in ognuna delle zone del decentramento, entro il novembre 2013 e in collaborazione con i Consigli di Zona”.

Il prossimo 4 luglio si terrà il primo incontro della Rete contro le ludopatie

L’appuntamento è alle 14, nella Sala Vitman dell’Acquario Civico di viale Gadio 2.

 

Fonte: il Giorno

IL CAFFE’ DELLA ‘NDRANGHETA – Obbligo di acquisto per bar e vending del Rhodense: la cosca degli Acri imponeva il “Caffè Pellegrino”

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'ndrangheta calabrese
Le diramazioni della 'ndrangheta calabrese in tutta Italia e anche nekla capitale

RHO (Milano) – Aveva il controllo totale della vendita di caffè nella zona di Rossano, in provincia di Cosenza. Ma anche nella zona di Rho, hinterland milanese.

Aveva affiliati a Vigevano e Gambolò, in provincia di Pavia, la cosca della ‘ndrangheta degli Acri. Smantellata ieri mattina nell’ambito di un’indagine dei carabinieri del Ros e del comando provinciale di Cosenza. Sono state arrestate 28 persone.

Rho tra i punti di commercio mafioso

I reati contestati sono diversi. A cominciare dall’associazione a delinquere sino al tentato omicidio. Poi ancora estorsione, rapina, detenzione di droga e armi; procurata inosservanza della pena, illecita concorrenza, trasferimento fraudolento di valori.

Non solo Rho

L’operazione si è svolta a Rossano, Vigevano, Viterbo, Parma e Cuneo. I carabinieri hanno eseguito il sequestro di beni mobili, immobili, società e conti correnti.

Secondo quanto emerso dalle indagini, la cosca imponeva agli stabilimenti balneari ai bar e ad altre attività commerciali di utilizzare principalmente il “Pellegrino Caffe”; oppure, in sostituzione, il “Jamaican Caffe” o “Pi.gi Caffe”.

In alcuni casi, in particolare per i distributori automatici, la cosca obbligava i gestori a mescolare le miscele di caffè.

Un sistema collaudato, che funzionava

Grazie all’alleanza tra la cosca Acri e quella Farao-Marincola di Cirò Marina (Crotone). Da tempo era stata estesa anche ad alcuni esercizi commerciale del nord Italia, in particolare nella zona di Rho.

Dove la famiglia di ‘ndrangheta del crotonese avrebbe una forte influenza nell’hinterland rhodense. Da numerose intercettazioni telefoniche è emerso che i componenti della cosca organizzavano il reinvestimento dei proventi della vendita del caffè nell’acquisto di attività commerciali, in particolare gelaterie, anche negli Stati Uniti.

Roberta Rampini

Fonte: il Giorno

La tazzina? Non è una piccola tazza, si chiama così dal cognome del suo ideatore, Luigi Tazzini

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Tazzina di caffè

MILANO – La tazza costituisce da sempre in ogni casa la più comune delle stoviglie per il servizio della mensa. Sin dal Cinquecento, era identificato con il termine tazza un recipiente basso, rotondo; a bocca più larga del fondo. Con o senza coperchio, con o senza manico. A basso piede, generalmente di ceramica.

La tazza per il caffè espresso

Quest’ultima, invece, benché nella forma s’ispiri alla tradizionale tazza grande, è chiamata comunemente “tazzina”.

Questo nome, però – contrariamente a quanto si è portati a credere – non significa “piccola tazza”.

Tazza piccola ma non piccola tazza

Il nome, infatti, deriva dal cognome del suo ideatore, Luigi Tazzini. Il quale, tra il 1896 ed il 1923 – gli stessi anni in cui si diffuse il consumo del caffè espresso – ricoprì l’incarico di direttore artistico della famosa Società Ceramica Richard-Ginori.

La sua formazione pittorica acquisita all’Accademia di Brera lo portò a disegnare e progettare, secondo il nuovo stile Art Nouveau. Allora molto in voga.

Ha creato ben cinque modelli di tazza. Tutti dalla ridotte dimensioni.

Una di queste, con l’aggiunta di un piccolo manico, destinata proprio al consumo del caffè espresso.

 

 

TESORI NASCOSTI – Caffè Meletti, un locale mitico

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Caffè Meletti
Caffè Meletti

ASCOLI PICENO -Si affaccia sulla bellissima piazza del Popolo, ad Ascoli Piceno. Il Caffè Meletti è uno dei 150 caffè storici d’Italia.

Caffè Meletti, l’edificio liberty

Nato nel 1884 per ospitare gli uffici della Posta e del Telegrafo e acquistato nel 1907 dal produttore di liquori Silvio Meletti. Qui, sono passati grandi personaggi. Come Giuseppe Saragat, Pietro Mascagni, Simone de Beauvoir; Jean Paul Sartre, Eduardo De Filippo. Infine, il poeta Trilussa, che scrisse “quante favole e sonetti m’ha ispirato la Meletti”.

Il riferimento è al liquore-simbolo, a base di anice stellato. Le cui bottiglie adornano ancora oggi le pareti e viene servito con un chicco di caffè prendendo il nome di “Anisetta alla mosca“.

Caffè Meletti, un posto suggestivo

Rimasto chiuso per anni, è stato rilevato nel 1996 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e da poco è tornato, sotto la direzione di Tarcisio Mazzitti, patrimonio degli ascolani. Oggi offre ai clienti colazioni con fragranti croissant e crostate con marmellate di produzione locale, aperitivi, merende con tè, cioccolata e gelato, una cucina informale per pranzo e una carta raffinata, a base di piatti e vini che mettono i prodotti marchigiani al centro, per la cena, da godersi al piano superiore da cui si ammira tutta la piazza.

Info. www.caffemeletti.it
Fonte: la Repubblica

STRANEZZE – Il nome del futuro figlio? In America, lo fanno scegliere ai clienti di uno Starbucks

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davos starbucks
L'insegna di Starbucks

NEW HAVEN (Stati Uniti) – Non si mettono d’accordo sul nome da dare al loro prossimo figlio. Allora, affidano la scelta ad un sondaggio tra i clienti dello Starbucks. Accade negli Stati Uniti. Ed è una storia tutta da raccontare.

Stati Uniti: anche la scelta dei nomi è stravagante

La scelta del nome del figlio, si sa, è da sempre un momento molto delicato per una coppia. Gusti e preferenze diverse spesso portano a litigi e incomprensioni. L’accordo, di conseguenza, non è per niente scontato. Anzi.

Una nuova trovata negli Stati Uniti

Questa, almeno, deve essere stata la filosofia di due genitori della cittadina di New Haven, nello stato americano del Connecticut. Si chiamano Mark Dixon, di 24 anni, e Jennifer James, di 25.

Non sapendo bene quale nominativo imporre al loro nascituro hanno pensato bene di esagerare un pochino. Chiedendo il parere ai clienti della caffetteria che frequentano abitualmente.

La responsabilità, quindi, sarà tutta sulle spalle degli avventori di un bar Starbucks. Avranno solo due opzioni da spuntare. Mark e Jennifer, infatti, si sono riservati almeno il privilegio di esprimere la coppia di nomi, Jackson e Logan. Da cui improrogabilmente dovrà venir fuori quello prescelto.

La votazione è già partita negli Stati Uniti

Anche se i mezzi a disposizione non sono proprio tra i più ortodossi, (al posto delle urne, i bigliettini con le preferenze degli “elettori” vengono inseriti nelle tazzine) procede spedita, combattuta, e soprattutto, rigorosissima.

Per ora hanno detto la loro in 1800; decretando il momentaneo vantaggio di Logan. In ogni caso, nulla è stato ancora stabilito. Visto che la tornata elettorale si chiuderà martedì prossimo con la comunicazione ufficiale del “candidato” vincitore. Per la nascita del bambino, invece, ci sarà da aspettare settembre; non osiamo pensare cosa s’inventeranno i genitori per la scelta dei padrini di battesimo.

ATTORE IMPRENDITORE – Depardieu apre un caffè in Mordovia

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Depardieu

MILANO – L’attore francese Gérard Depardieu va alla tavola di Putin. A gennaio, la nazionalità russa, la star francese del cinema aveva già ottenuto la cittadinanza russa. Mesi prima poi, aveva scelto il Belgio per il suo esilio fiscale. Oggi, è stato registrato come imprenditore in Mordovia. Una repubblica della Federazione russa. Una regione della Russia di Putin dove ha intenzione di aprire il suo nuovo caffè.

Depardieu porta il caffè per riscaldare le temperature russe

Nelle intenzioni dell’artista, il locale russo dovrebbe diventare un punto di riferimento per creativi e persone piene di iniziative.

Non sarà soltanto una caffetteria ma anche un ristorante. Ovviamente all’altezza della fama dei tre che Depardieu, una grande passione per la buona tavola e il buon vino, ha aperto, anni addietro, a Parigi. L’attore è stato anche un produttore di vino in Italia. A Pantelleria; dove aveva comprato casa e terreni.

Il suo network culinario conta anche un locale in Canada

In Belgio, dove «Obelix» si era trasferito per motivi di convenienza fiscale. In polemica con la decisione del presidente François Hollande di aumentare le tasse ai ricchi, ha comprato l’anno scorso una villa a Nechin, in Vallonia. Una delle tre regioni del Belgio.

La decisione di Depardieu di lasciare il suo paese natale

Per non sottoporsi alla stangata fiscale decisa dall’Eliseo, aveva suscitato scalpore. Il presidente francese l’aveva bollata come una «meschinità».

Una polemica rovente, diventata pubblica con l’attore a contestare come ingiusta e iniqua la decisione di far pagare un’aliquota dell’80% ai ricchi di Francia.

Così, dopo la polemica, e la decisione di trasferirsi in Belgio, all’età di 64 anni, Depardieu si è visto offrire la nazionalità russa direttamente dal presidente della Federazione russa, Vladimir Putin.

Ora, l’attore francese ha già preso la residenza nella capitale della Mordovia, Saransk. Dove a febbraio scorso, è stato accolto come un eroe.

Fonte: Italia Oggi

SALUTE – Scienziati, caffeina e gli effetti (veri) sull’uomo. Negli Usa ricerca dal 1995 su 400 mila volontari fra i 50 e i 70 annI. Nei 50 mila deceduti (2008) tassi di mortalità inferiore tra i bevitori di caffe

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caffè parigi sniffy

NEW YORK – Da migliaia di anni il caffè è tra le due o tre bevande più popolari al mondo. Gli scienziati, solo di recente, stanno cercando di scoprire i notevoli benefici del caffè per la salute. Il National Cancer Institute degli USA ha condotto una ricerca su larga scala. Coinvolgendo oltre 400 mila volontari di età compresa fra i 50 e i 70 anni. Lo studio è iniziato nel 1995.

Le persone selezionate non soffrivano di alcuna malattia in particolare. Al 2008, 50 mila di quei volontari erano morti, con un però. Gli uomini che bevevano 2 o 3 caffè al giorno avevano un tasso di mortalità inferiore del 10%, per le donne si saliva al 13%.

Caffè e ricerca

Gli scienziati non hanno ancora capito a quale meccanismo biologico sia legata questa maggiore longevità; resta però impressionante la correlazione con il consumo moderato quotidiano di caffè.

Altri studi hanno, invece, evidenziato altri dati. Ad esempio, come un consumo di 3 o 4 tazze di 5 once (28 grammi) di bevande al caffè abbia riflessi sulla riduzione del rischio di sviluppare il diabete, il basalioma; il cancro alla prostata, al seno e quello orale.

Gli effetti della caffeina nella biochimica del cervello

Sono ormai piuttosto noti. Ma si è anche scoperta la correlazione con la demenza. Nel 2012 è stato condotto un esperimento dall’Università dell’Illinois su topi che sono stati sottoposti ad una riduzione dell’ossigeno disponibile.

La conseguenza era la perdita della capacità di creare nuovi ricordi. Ma a metà di quelle cavie è stata poi somministrata una abbondante dose di caffeina. Equivalente a diverse tazze di caffè.

Le cavie hanno recuperato le capacità mnemoniche il 33% più velocemente delle altre sottoposte solo a riossigenazione.

La caffeina ha bloccato la adenosina

Sostanza contenuta all’interno delle cellule con compiti energetici; ma che, in caso di danno o stress cellulare, può essere rilasciata all’esterno della cellula. Innescando così un processo infiammatorio dei neuroni; contribuendo a una neurodegenrazione che è la base della demenza.

Gli scienziati della Università della Florida

Nel 2012 hanno testato i livelli ematici di caffeina in pazienti anziani con un decadimento cognitivo lieve o con problemi gravi di memoria;

ovvero quella fase comune che precede l’Alzheimer. I pazienti con poca o nessuna caffeina avevano molte più probabilità di progredire nell’Alzheimer conclamato; invece di quelli con livelli di caffeina equivalenti a 2 o 3 tazze di caffè.

C’è ancora molto da imparare circa gli effetti del caffè

Non sappiamo se bloccare l’azione dell’adenosina è sufficiente” per prevenire o ridurre gli effetti della demenza. Dice il dottor Gregory G. Freund professore di patologia alla University of Illinois, che ha condotto lo studio 2012 sui topi.

Non è chiaro se è la caffeina a produrre i benefici connessi con il consumo di caffè o se il caffè contiene altri ingredienti così preziosi alla salute.

Uno studio del 2011 dei ricercatori della University of South Florida

I topi geneticamente allevati per sviluppare il morbo di Alzheimer curati solo con caffeina non avevano gli stessi benefici nei test sulla memoria. Non rispetto alle cavie curate con il caffè vero e proprio.

Né vi è alcuna prova che la caffeina mescolata con grandi quantità di zucchero, come nelle bevande energetiche, sia effettivamente salutare.

Ma se una o tre tazze di caffè “sono così popolari da tanto, tanto tempo,” dice il Dott. Freund, “probabilmente  ci deve essere una buona ragione.”

 

Fonte: New York Times 

CACAO – Barry Callebaut acquisisce il comparto cacao di Petra Foods

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Barry Callebaut Jacobs
Barry Callebaut

MILANO – Barry Callebaut, numero uno al mondo nel cacao, ha annunciato di aver finalizzato con successo l’acquisizione del comparto cacao di Petra Foods, che ha sede a Singapore.

Barry Callebaut acquista per er un ammontare di 860 milioni di dollari (812 milioni di franchi)

L’azienda zurighese, si legge nel comunicato stampa, diventa così il maggiore fabbricante di prodotti a base di cacao e di cioccolato al mondo.

“Questa acquisizione sosterrà inoltre la crescita futura delle nostre attività.”Ha dichiarato il direttore generale.

Il gruppo, con i nuovi 1’800 dipendenti, conta un effettivo di 8’000 unità. Attivi in 50 aziende nel mondo.

I titoli delle notizie di ieri su Comunicaffè International

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mondo del caffè

MILANO – La base operativa è italiana, ma Comunicaffè è anche internazionale. Sul portale in lingua inglese, del resto, si resta sempre aggiornati. Ecco le notizie già diffuse nello scorso numero. Poi riepilogate qui per chi le avesse perse.

Milano è internazionale

La sede della rivista è solo fisica, ma questo certo non ferma la diffusione delle novità a livello internazionale.

Come sempre si parte da una visione d’insieme più globale, per poi scendere nei dettagli.

GLOBAL – Scae World of Coffee incorona 4 nuovi campioni

– Campionato Baristi e Latte Art tra le highlight dell’International Coffee & Tea Festival 2013 di Dubai

– Nestlé investirà 53 milioni di dollari in un nuovo centro di ricerca nello stato americano dell’Ohio

USA – Bilancio ampiamente positivo per Coffee Fest Chicago 2013

USA – Due veterani del segmento ocs al timone del Nashville Coffee, Tea And Water Show (12-14 novembre)

INDIA – Oltre 6mila visitatori attesi al World Tea & Coffee Expo 2014 (6-8 febbraio)

INDIA – Coffee Board e Nsel lanciano il primo contratto spot elettronico per il caffè verde

VIETNAM – Governo studia aiuti agli esportatori di caffè

GLOBAL – Il mercato brasiliano del caffè al centro della convention Abre

Termina qua il riepilogo dei titoli pubblicati. Per ricordare che Comunicaffè è a Milano. Ma non conosce confini.

Caffè Cova: la Lvmh di Arnault, se l’aggiudica con 32,8 milioni

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Lvmh

MILANO – Bernard Arnault, il capo di Luis Vuitton e della Lvmh (nel 2012 un giro d’affari di 28,1 miliardi di euro) ha pagato 20 milioni in più di quanto aveva offerto Prada, per l’80% del caffè di via Montenapoleone.

Lo storico proprietario Mario Faccioli non voleva vendere. Lo aveva detto più volte, nonostante un annuncio lo scorso inverno; ma da quando lo scettro è passato alle figlie Daniela e Paola, la transazione è arrivata subito.

Lvmh paga un caffè salato

E molto probabilmente passerà alla storia come uno dei caffè più cari della storia. A Bernard Arnault è costato quasi 33 milioni di euro. Cifra spesa per acquisire la proprietà dello storico caffè-pasticceria Cova nel centro di Milano.

I numeri, almeno secondo quanto ricostruito da ilmondo.it, sono contenuti nell’atto di cessione quote dello scorso 26 giugno; redatto nello studio milanese del notaio Renato Giacosa.

Queste vedono da una parte il compratore Lvmh Italia, braccio operativo nel nostro paese del colosso del lusso francese di Arnault; dall’altro la famiglia Faccioli. In quanto titolare del 100% di Pasticceria Confetteria Cova, la srl oggetto della vendita. La quale detiene il 100% della operativa Cova.

La vecchia proprietà

Le quote erano ripartite tra papà Mario Faccioli, la moglie Graziella Copeta e le figlie Daniela e Paola. Queste ultime detenevano ciascuna il 50% per nominali 5.200 euro. Gravate cadauna per 3.120 euro da diritto di usufrutto vitalizio a carico dei genitori.

Lvmh ha pagato Daniela e Paola con 4,1 milioni ciascuna per parte della proprietà diretta. (ceduta per 1.040 euro nominali). Poi con altri 12,3 milioni ciascuna la parte “mista” fra nuda proprietà e usufrutto. In totale, quindi, 32,8 milioni per l’80%.

Cioè 20 milioni in più di quanto aveva offerto Prada.

Un affare straordinario per i Faccioli che rimangono comunque soci di minoranza di Arnault

Daniela e Paola, infatti, avranno ancora la proprietà diretta del 20%. Ma un affare anche alla luce dei numeri della società acquistata. Pasticceria Confetteria Cova ha un patrimonio netto di 2,8 milioni e il controllo di Cova Montenapoleone è in bilancio a 1,5 milioni.

La società operativa nel’ultimo bilancio disponibile (2011) ha fatturato oltre 7 milioni; con un utile di circa 310mila euro.

Dal ‘94 aveva già aperto a Hong Kong. Ma Cova, fin dagli Anni 90, aveva già intrapreso la via dell’ internazionalizzazione. Con una pasticceria a Hong Kong, inaugurata nel 1994; con prodotti a marchio Cova in vendita nei franchisee di Hong Kong, Tokyo e Shanghai. Su navi da crociera e in alcuni locali storici italiani.

Attività familiari

Il gruppo Lvmh prosegue infatti nella sua strategia di acquisizione di realtà familiari;

mantenendo nel capitale e nel management delle società acquisite le famiglie fondatrici. Così da tramandare la cultura d’impresa e da garantire una migliore crescita.

È accaduto così negli ultimi anni per Fendi, con Carla Fendi e Silvia Venturini Fendi, per Emilio Pucci. Con Laudomia Pucci e infine per Bulgari, con Francesco Trapani e i fratelli Paolo e Nicola Bulgari.