mercoledì 21 Gennaio 2026
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MERCATI – Brusca frenata per l’export vietnamita (-37,5% a giugno). Volano i premi per i robusta del Paese del Sud Est asiatico

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vicofa vietnam
Il festival di caffè in Vietnam

MILANO – Export vietnamita in forte calo. Secondo i dati diffusi dalle autorità doganali di Hanoi, gli imbarchi del primo produttore mondiale di caffè robusta sono stati pari, il mese scorso, a 88.387 tonn (1.473.116  sacchi). In flessione quindi del 24,3% rispetto a maggio e di ben il 37,5% rispetto a giugno 2012.

Vietnam: un export debole

Tale dato si rivela inoltre inferiore a quello di 91mila tonn preliminarmente stimato a fine giugno dall’Ufficio generale di statistica (Gso).

Il valore dell’export è stato di 186 milioni di dollari, in calo del 26,4% rispetto al mese precedente.

Nei primi 9 mesi dell’annata caffearia 2012/13, il Vietnam ha esportato un totale di 1,18 milioni di tonn di caffè; contro gli 1,27 milioni registrati nell’analogo periodo dell’annata precedente.

Pessimistiche anche le previsioni per il mese di luglio in Vietnam

Fonti del commercio considerano probabile un ulteriore calo dell’export mensile, che potrebbe attestarsi tra le 70mila e le 80mila tonn.

Volano intanto i premi per robusta vietnamiti, che hanno raggiunto, questa settimana, i loro massimi da quasi 2 anni a questa parte attestandosi tra i 100 e i 130 dollari/tonn al di sopra delle quotazioni del contratto per scadenza settembre del Liffe.

I produttori vietnamiti, che detengono tuttora una parte consistente dell’ultimo raccolto (circa 220mila tonn secondo un recente sondaggio Bloomberg), continuano a limitare le vendite in attesa che si realizzino condizioni di mercato più favorevoli. Va intanto rilevato che i prezzi interni nella provincia di Dak Lak sono risaliti, questa settimana, al di sopra dei 40mila dong.

CACAO – Quando la musica incontra il cioccolato: tanti gli esempi, fra melodramma e opere liriche, operetta e musica leggera

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cioccolato fondente
Blocchi di cioccolato fondente

Snap, il suono del cioccolato che si spezza rivela agli intenditori la quantità di cacao contenuta. Così come la compattezza e omogeneità del prodotto.

Cioccolato: quando è di qualità coinvolge anche l’udito e non solo il gusto

Lo schiocco netto e nitido, ad esempio, indica una buona cristallizzazione del burro di cacao. Il cioccolato al latte, invece, ha uno suono più morbido per la materia grassa contenuta. In ogni caso lo snap è musica celestiale per chi ama il cibo degli dei.

Per descrivere il cioccolato si ricorre spesso a metafore del campo della musica

Sinfonia di gusti, melodia di aromi, armonia di note dolcissime e inebrianti.

In passato il legame tra musica e cioccolato era esaltato dal fatto che i concerti, eseguiti nelle stanze dei palazzi nobiliari, venivano ascoltati sorbendo chicchere di cioccolata.

Con il melodramma e le opere liriche, che descrivevano i costumi della società, la cioccolata calcò il palcoscenico come nell’opera di Mozart “Così fan tutte”, in cui la servetta Despina si lamenta del fatto che è costretta a servire cioccolata, senza mai gustarla,

È sempre Mozart, nel “Don Giovanni”, a mettere in scena il noto seduttore mentre dice al fido servo di accompagnare i suoi ospiti e di ordinare “ch’abbiano cioccolata, caffè, vini, prosciutti”.

Nell’intermezzo buffo “La serva padrona” di Giovan Battista Pergolesi, nel ‘700 la cioccolata è quasi il fulcro della vicenda, con l’astuta Serpina che fa attendere al suo padrone la cioccolata del mattino.

Nel 1930 Pietro Mascagni compose “La danza dei gianduiotti” per il Teatro Regio di Torino in onore dei principi Umberto di Savoia e Maria José.

Molti grandi musicisti erano golosi di cioccolato, da Verdi a Rossini. La moglie di Gaspare Spontini, Celeste Erard, ha lasciato una ricetta di cioccolata: “Crème au chocolat râpé” (Crema alla cioccolata grattugiata), in un manoscritto conservato a Jesi.

Infine Richard Strauss scrisse nel 1922 il balletto “Schlagobers”, i cui giovani protagonisti entrano in pasticceria per ordinare cioccolata e panna montata.

Si potrebbe continuare la rassegna passando alla musica pop. Chi non ricorda “Rossetto e cioccolato” di Ornella Vanoni e l’album “Mangio troppa cioccolata” di Giorgia, la cui casa discografica si chiama “Dischi di cioccolata”?

Ed ora buona musica e buon a cioccolata a tutti!

 

Cristiana Lo Nigro

 

Fonte: targatocn

I titoli delle notizie di ieri su Comunicaffè International

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redazione

MILANO – Come d’abitudine la redazione di Comunicaffè International tiene sempre aggiornati i propri lettori. Per recuperare così il numero di ieri, ecco i titoli delle notizie pubblicate.

Redazione dei titoli usciti su Comunicaffè International

Si parte con la FRANCIA – Starbucks aprirà due locali nelle mitiche Galeries Lafayette di Parigi.

Il colosso americano conquista la capitale francese a colpi di caffè.

La redazione si sposta verso il Regno Unito

Due notizie importanti riguardano infatti la Gran Bretagna. Ovvero il settore della carta a servizio del caffè. E la notizia di un evento tutto invernale.

UK – James Cropper Speciality Paper, uno dei leader mondiali nel settore della carta fine, ha messo a punto una tecnologia innovativa per il riciclo dei bicchieri da caffè

UK – London Coffee Festival e Spin London annunciano l’evento SPIN X LCF Xmas (29 novembre-1° dicembre)

Le due Americhe titolate dalla redazione

Non solo Stati Uniti, ma anche Messico, Cile e Argentina. Starbucks si estende oltre i territori statunitensi. Così i paesi produttori di caffè, vengono coinvolti nel business a stelle e strisce.

AMERICA LATINA – I messicani di Alsea acquisiscono quote di maggioranza nel business di Starbucks in Cile e Argentina

USA – Caffè Vita lancia un fondo a sostegno delle vittime del terremoto di Sumatra

USA – Green Mountain Coffee Roasters presenta il nuovo esclusivo caffè Costa Rica Finca El Quizarrá White Honey Special Reserve

USA – Definiti i dettagli del piano Usda per combattere la scolite del caffè

La redazione non tralascia però il lato più orientale del caffè

Ci si muove quindi verso est. Ovviamente discutendo di questioni di esportazione.

INDIA – Cala a giugno l’export di tè, caffè e spezie

VIETNAM – Premi sui robusta vietnamiti ai massimi degli ultimi 2 anni

GLOBAL – Nuova fase per la partnership decennale Rainforest Alliance-Nespresso

CIMBALI – Scoperta nell’archivio dell’azienda un’inedita caffettiera firmata dai fratelli Castiglioni: è già esposta al Mumac di Binasco (Milano)

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castiglioni

MILANO – Una caffettiera per uso domestico, disegnata da Achille e Pier Giacomo Castiglioni è stata scoperta tra i modelli conservati nell’archivio storico Cimbali . Ora è esposta al Mumac, il museo della macchina per il caffè di Binasco (Milano).

Castiglioni: un nome che è sinonimo di storia

Il Mumac, museo inaugurato lo scorso ottobre per la celebrare il centenario della Cimbali, ospita oltre duecento esemplari di macchine per caffè espresso.

Tutte delle migliori marche italiane ed è una delle collezioni più complete al mondo per il settore.

Un’esposizione speciale che riassume la storia della tecnologia e del design italiano degli ultimi cento anni.

La macchina Castiglioni, nuova ospite del museo

Si tratta di un pezzo unico del suo genere. Infatti, si distingue tra le altre macchine in esposizione, perché è concepita in modo straordinario.

I progettisti l’hanno pensata per i fornelli domestici ed è realizzata in pressofusione in alluminio, con le manopole in bachelite.

Il funzionamento è basato sulla pressione del vapore

Questo, con la sua forza, costringe l’acqua bollente a risalire dalla caldaia al filtro del caffè macinato.

Poi, con una pressione prossima a un’atmosfera, versa direttamente il caffè nella tazza. La macchina ha un portafiltro distanziato dal corpo per evitare il riscaldamento del caffè durante la preparazione. Dotato anche di un poggia-tazza che ne permette l’appoggio direttamente sul fornello.

La macchina Castiglione scoperta da Maltoni

Il merito di questa scoperta va ad Enrico Maltoni, collezionista e estimatore di macchine per caffè. Impegnato nelle ricerche per la realizzazione del suo primo libro ” Espresso made in Italy 1901-1962“.

Dedicato alle macchine per caffè espresso da bar, Enrico Maltoni, nel 2000 ha avuto modo di incontrare e intervistare Achille Castiglioni.

Riguardo la collaborazione progettuale per il modello di serie Pitagora, avvenuta nel 1962 per la Cimbali. Vinse lo stesso anno il Premio del compasso d’oro Adi.

Durante questo incontro il designer, oltre a condividere ricordi e aneddoti legati alla sua esperienza con Cimbali, rivelò il progetto di una macchina per caffè ad uso domestico. Pensato per la casa costruttrice, mostrando i disegni del prototipo.

Oltre dodici anni dopo

Maltoni, lavorando al museo per il Gruppo Cimbali, si è imbattuto in questa caffettiera per caso, sullo scaffale di un archivio. Tra altri esemplari di macchine del 900.

Con grande stupore l’ha riconosciuta immediatamente. Da quel momento si è attivato per ricostruirne la storia. Così ha abuto la conferma dalla Fondazione Achille Castiglioni.

Con la quale il Mumac sta collaborando per raccogliere tutta la documentazione ancora disponibile. Maltoni ha dato al prototipo la sua meritata collocazione: una teca protettiva e una posizione di eccezione al museo della macchina per caffè.

PER SAPERNE DI PIU’

Mumac, Museo della macchina per caffè
Via Pablo Neruda, 2 – Binasco (MI) – Telefono 02/90049362 Fax 02/90048362 www.mumac-espresso.com

 

LAVAZZA – Torino cede due aziende in Spagna e Portogallo: accordo con la Compañia del tropico de café & té

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Compañia del tropico de café & té

MILANO – Sempre molto attiva anche all’estero, la Lavazza ha ceduto due sue società controllate. La spagnola Pana-Rom S.L. e la portoghese Sogefran Ltd alla Compañia del Tropico de Café & Tè. Il cui marchio principale è la catena Café & Tè.

Compañia del tropico de café & té non più di Lavazza

Per ora il colosso di Torino non ha fornito dettagli sugli aspetti economici dell’operazione.

In ogni caso la doppia cessione rientra nella strategia di sviluppo indiretto dei coffee shop Lavazza. Lavazza continuerà ad essere il fornitore di caffè. Garantirà sia una consulenza nel servizio sia il supporto nelle attività di marketing e promozione.

LA VIDEOINTERVISTA – Fulvio Eccardi ricorda l’amico Vincenzo Sandalj – “un punto di riferimento” -, racconta come è nato il libro “Il caffè – territori e diversità” e come l’imprenditore triestino, scomparso di recente, andasse alla ricerca di nuovi caffè senza mai trascurare la cultura circostante

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MILANO – Fulvio Eccardi, fotografo e biologo di origine triestina. Anche se oggi vive a Città del Messico, è il coautore con Vincenzo Sandalj del libro Il caffè – territori e diversità, tradotto in 8 lingue.

Fulvio Eccardi e Vincenzo Sandalj: il racconto di un’amicizia

Nata ai tempi del liceo e proseguita in modo avventuroso sulle montagne del Messico. Dove vive il Quetzal, l’uccello divino per Maia e Aztechi.

Con la scoperta che nei dintorni cresceva il caffè. Di quelle emozioni e delle decine di viaggi soprattutto nel Centro America, parla Eccardi. Ricordando l’approccio di Sandalj al caffè, alla scoperta e alla valorizzazione di nuove origini, senza mai trascurare la cultura delle popolazioni e dei territori.

Fulvio Eccardi e il video ricordo

Quello che stava realizzando con Sandalj e le mostre fotografiche a Rochester e Los Angeles. In preparazione con il materiale raccolto.

Concludendo con il saluto all’amico che “mi mancherà molto perché era un punto di riferimento. Una persona saggia che ascoltava e risolveva i problemi”.

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EXPORT – Il crollo delle vendite rimette in tensione il mercato mondiale

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MILANO – Proprio quando qualcuno cominciava a chiedersi come mai il prezzo del caffè non fosse calato anche al dettaglio il mercato mondiale sembra essersi rimesso in movimento. L’export registra un calo delle vendite.

Export: un andamento ballerino

Sono stati mesi di forti ribassi che in giugno avevano portato l’arabica ai minimi da 4 anni. E il robusta a livelli di prezzo che non toccava da inizio 2012.

A New York l’Arabica è tornata a 125,60 cents per libbra. Mentre a Londra il Robusta vale 1.926 dollari per tonnellata. Un importante recupero rispettivamente del 6,8 e del 13% rispetto ai minimi toccati il mese scorso.

La tensione dell’export torna a farsi sentire

A riportare in tensione i mercati è stato un insieme di fattori tecnici e fondamentali. Nel caso di questi ultimi, tuttavia, il peso maggiore viene attribuito a problemi congiunturali.

Un allarme meteo per il Brasile. Dove nei prossimi giorni il raccolto – peraltro abbondantissimo – rischia di essere disturbato da piogge e temperature fredde.

Per alcuni meteorologi potrebbero addirittura provocare gelate, Quindi, un forte calo dell’export dal Vietnam (-37% in giugno). Appare legato soprattutto alle resistenze dei coltivatori a vendere in vista di probabili ulteriori rincari.

Gli effetti del fungo Roya

Restano invece tuttora sullo sfondo le devastazioni che il fungo roya sta provocando nelle piantagioni del Centro America. Un vero e proprio disastro.

Non solo per l’agricoltura ma per l’intera economia della regione, che dall’export di caffè ricava una parte cospicua di entrate.

La diffusione del contagio è sempre più estesa

In Guatemala e El Salvador la roya colpisce oltre il 70% delle aree coltivate a caffè. In Costa Rica si supera il 60%, mentre Nicaragua e Honduras – tra i più dipendenti dall’export di questo prodotto – il contagio riguarda rispettivamente il 37% e il 25% delle piantagioni.

L’Inter-American Development Bank stima che nella regione le perdite ammontino già a 600 milioni di dollari

E inoltre che oltre 400mila persone abbiano perso il lavoro. Ma il peggio deve ancora venire. Il fungo chiamato roya quest’anno distruggerà il 20% del raccolto centroamericano.

Avverte l’International Coffee Organization (Ico), ma nel 2013-14 il calo sarà più forte. Per debellare il fungo, inoltre, occorrono di solito almeno tre anni e l’impiego di grandi mezzi finanziari, per trattare gli arbusti e in molti casi piantarne di nuovi.

I nodi rischiano prima o poi di venire a galla anche sui mercati dei future

Il Centro America produce normalmente un quinto dell’offerta di arabica, con qualità di caffè molto pregiate e sempre più apprezzate per il mercato in forte espansione delle capsule per il caffè espresso. La questione, tuttavia, per ora non sembra suscitare inquietudini tra gli investitori.

Del resto, la stessa Ico (International coffee organization di Londra) continua – nonostante la roya – a prevedere un surplus di caffè nel 2012-13: la produzione, grazie al Brasile, ma anche a Indonesia e Colombia, salirà del 7,8% a 144,6 milioni di sacchi da 60 kg, 2,6 milioni di più rispetto ai consumi previsti.

 

STORIA E CAFFE’ – Al tempo di Newton, quando le caffetterie erano i nostri social network. Considerati il luogo prediletto per le discussioni politiche, culturali e mondane, erano accusati anche di far perder tempo

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social network

MILANO – I social network oggi vengono additati come nemici della produttività. Almeno secondo un popolare quanto discutibile infografico che gira in rete.

L’uso di Facebook, Twitter e altri siti del genere durante l’orario di lavoro costa all’economia americana 650 miliardi di dollari all’anno.

Social Network contro l’evoluzione

I nostri intervalli di attenzione si stanno atrofizzando, i nostri punteggi ai test sono in calo. Tutto a causa di queste “armi di distrazione di massa“.

Ma non è la prima volta che si sentono lanciare allarmi di questo genere. In Inghilterra, alla fine dei Seicento, c’erano timori simili su un altro ambiente di condivisione dell’informazione.

Uno che esercitava un’attrattiva tale da minare, apparentemente, la capacità dei giovani di concentrarsi sugli studi o sul lavoro.

I caffè, il social network dell’epoca

Come il caffè stesso, anche il caffè inteso come locale era stato importato dai paesi arabi. La prima coffee house in Inghilterra fu inaugurata a Oxford all’inizio degli anni Cinquanta del Seicento; negli anni successivi spuntarono centinaia di locali simili a Londra e in altre città.

La gente andava nei caffè non solo per consumare l’omonima bevanda; ma anche per leggere e discutere gli ultimi pamphlet e le ultime gazzette. Per tenersi al corrente su dicerie e pettegolezzi.

I caffè erano usati anche come uffici postali

I clienti ci si recavano più volte al giorno per controllare se erano arrivate nuove lettere. Tenersi aggiornati sulle notizie e chiacchierare con altri avventori.

Alcuni caffè erano specializzati in dibattiti su argomenti come la scienza, la politica; la letteratura o il commercio navale. Dal momento che i clienti si spostavano da un caffè all’altro, le informazioni circolavano con loro.

Il diario di Samuel Pepys, un funzionario pubblico

Costellato di varianti dell’espressione “lì nel caffè”. Le pagine di Pepys danno un’idea della vasta gamma di argomenti di conversazione che venivano trattati in questi locali. Solo nelle annotazioni relative al mese di novembre del 1663 si trovano riferimenti a “una lunga e accesissima discussione fra due dottori”. Dibattiti sulla storia romana, su come conservare la birra, su un nuovo tipo di arma nautica e su un processo imminente.

Una delle ragioni della vivacità di queste conversazioni era che all’interno delle mura di un caffè non si teneva conto delle differenze sociali.

I clienti erano non solo autorizzati, ma incoraggiati ad avviare conversazioni con estranei di diversa estrazione sociale.

Come scriveva il poeta Samuel Butler

“il gentiluomo, il manova-le, l’aristocratico e il poco di buono, tutti si mescolano e tutti sono uguali”.

Non tutti approvavano. Oltre a lamentare il fatto che i cristiani avessero abbandonato la tradizionale birra in favore di una bevanda straniera. I detrattori del fenomeno temevano che i caffè scoraggiassero le persone dal lavoro produttivo.

Uno dei primi a lanciare l’allarme, nel 1677, fu Anthony Wood. Un cattedratico di Oxford. “Perché l’apprendimento serio e concreto appare in declino, e nessuno o quasi ormai lo segue più nell’Università?”, chiedeva. “Risposta: a causa dei caffè, dove trascorrono tutto il loro tempo”.

Contemporaneamente, a Cambridge, Roger North, un avvocato, lamentava la “smisurata perdita di tempo originata da una semplice novità.

I social network del passato condannati dagli intellettuali

Perché chi è in grado di applicarsi seriamente a un argomento con la testa piena del baccano dei caffè?”. Questi posti erano “la rovina di tanti giovani gentiluomini e mercanti seri e di belle speranze”. Questo secondo un pamphlet pubblicato nel 1673 e intitolato Ecco la spiegazione del grande problema dell’Inghilterra.

Tutto questo riporta alla mente i duri moniti lanciati da tanti commentatori moderni.

Un comune motivo di preoccupazione, allora come oggi, è il fatto che le nuove piattaforme di condivisione dell’informazione possano rappresentare un pericolo in particolare per i giovani.

Ma qual era l’impatto effettivo dei caffè sulla produttività, l’istruzione e l’innovazione?

In realtà i caffè non erano nemici dell’industria: al contrario, erano crocevia di creatività perché facilitavano la mescolanza delle persone e delle idee.

I membri della Royal Society, la pionieristica società scientifica inglese, spesso si ritiravano nei caffè. Per prolungare le loro discussioni.

Gli scienziati spesso realizzavano esperimenti e tenevano conferenze in questi locali. Dato che l’ingresso costava solo un penny (il costo di una singola tazza), i caffè venivano definiti a volte penny universities.

Fu una discussione con altri scienziati in un caffè che spinse Isaac Newton a scrivere i suoi Principia mathematica

Una delle opere fondamentali della scienza moderna.
I caffè erano piattaforme per l’innovazione anche per il mondo degli affari.

I mercanti li usavano come sale di riunione. Nei caffè nascevano nuove aziende e nuovi modelli d’impresa.

La borsa di Londra prima era un social network

Il Jonathan’s, un caffè londinese dove certi tavoli erano riservati ai mercanti per realizzare le loro transazioni, diventò poi la Borsa di Londra.

Il caffè di Edward Lloyd, popolare luogo d’incontro per capitani di nave, armatori e speculatori. Diventò il famoso mercato di assicurazioni Lloyd’s.

Inoltre, l’economista Adam Smith scrisse buona parte della sua opera più famosa.
La ricchezza delle nazioni, nella British Coffee House. Un popolare luogo di incontro per intellettuali scozzesi, ai quali sottopose le prime bozze del libro per avere il loro parere.

Sicuramente i caffè erano anche posti dove si perdeva tempo

Ma i loro meriti sono di gran lunga superiori ai loro demeriti. Offrirono un ambiente sociale e intellettuale stimolante, che favorì un flusso di innovazioni che ha dato forma al mondo moderno. Non è un caso che il caffè sia ancora oggi la bevanda per eccellenza della collaborazione e del networking.

Ora lo spirito dei caffè rinasce nelle nostre piattaforme di social network

Anche queste sono aperte a tutti e consentono a persone di diversa estrazione sociale di conoscersi, discutere e condividere informazioni con amici. Forgiando nuovi legami e stimolando nuove idee. Sono conversazioni interamente virtuali. Ma che offrono potenzialità enormi di produrre cambiamenti reali.

Certi capi deridono l’uso di questi strumenti durante il lavoro dicendo che non si tratta di social network, ma di social NOTwork. ma altre aziende, più lungimiranti, stanno adottando i “social network d’impresa” (sostanzialmente versioni aziendali di Facebook) per incoraggiare la collaborazione.

Scoprire talenti e competenze nascosti fra i dipendenti e ridurre l’uso dell’e-mail. Uno studio pubblicato nel 2012 dalla società di consulenza McKinsey & Company ha scoperto che l’utilizzo dei social network all’interno delle aziende ha incrementato del 20-25 per cento la produttività dei “lavoratori della conoscenza”.

L’uso dei social media nell’istruzione, peraltro, è sostenuto da studi

Dimostrano che gli studenti imparano più efficacemente quando interagiscono con altri studenti. L’OpenWorm, un rivoluzionario progetto di biologia computazionale, è partito da un singolo tweet e ora coinvolge collaboratori di tutto il mondo che si incontrano attraverso Google Hangouts. Chi sa quali altre innovazioni stanno fermentando nel caffè globale di Internet?

C’è sempre un periodo di aggiustamento quando compare una nuova tecnologia. Durante questa fase di transizione, che può richiedere anni, le tecnologie sono spesso oggetto di critiche perché sconvolgono il modo tradizionale di fare le cose. Ma la lezione dei caffè ci insegna che le moderne paure sui pericoli dei social network sono esagerate. In realtà questo tipo di comunicazione ha una lunga storia: l’uso dei pamphlet da parte di Martin Lutero durante la Riforma getta nuova luce sul ruolo dei social media nella Primavera Araba, per esempio, e ci sono paralleli fra le maldicenze in versi che circolavano nella Francia prerivoluzionaria e l’uso del microblogging nella Cina moderna. Per affrontare le problematiche sollevate dalle nuove tecnologie, è al passato che dobbiamo guardare.

Tom Sandage

 

Fonte: la Repubblica

RICERCA E SALUTE – Una tazzina di caffè contro i raggi UVB e le neoplasie della pelle

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raggi UVB

MILANO – Siamo  nel pieno dell’estate. Ma anche durante l’anno c’è chi punta a mete esotiche. Tutti pronti a partire con i bagagli carichi di creme solari e dopo sole, per proteggersi dai famigerati raggi UVB.

Raggi UVB: oltre che evitarli si possono prevenire

Secondo una ricerca condotta da un gruppo di studiosi della Rutger University, in New Jersey, la caffeina sembrerebbe prevenire, finora almeno nei topi, numerosi rischi di scottature.

Così come di altri dannosi effetti legati ad una prolungata esposizione ai raggi del sole. I risultati sono stati anche pubblicati nella prestigiosa rivista scientifica americana Proceedings of the National Academy of Sciences.

Mettono in luce questo meccanismo di protezione, legato ad una proteina specifica presente anche nel nostro organismo: l’ATR.

ATR contro i raggi UVB

Il compito dell’ATR in condizioni normali è quello di individuare possibili danni al DNA delle cellule che costituiscono il tessuto epidermico.

Il problema è quando la pelle viene sottoposta ad una aumentata sovraesposizione ai raggi ultravioletti. Infatti, la proteina viene eccessivamente sollecitata perdendo la sua capacità. I ricercatori hanno, allora, provato a modificare geneticamente alcune cavie affinché in esse non ci fosse produzione di ATR.

 

raggi UVB
Ecco lo schema che mostra come le differenti frequenze della luce del sole penetrino sotto la superficie della pelle

L’esposizione delle cavie ai raggi UVB tre volte a settimana per ben quaranta settimane

I topi sviluppavano neoplasie alla pelle ben tre settimane dopo rispetto a topi non geneticamente modificati; sottoposti allo stesso trattamento.

Dopo diciannove settimane, invece, le cavie modificate hanno visto diminuire la presenza di tumori di ben il 68% rispetto a quelle modificate.

La caffeina è il miglior alleato

Diversi studi, effettuati già in passato, hanno dimostrato come la caffeina somministrata sui roditori, abbia un effetto inibitore sull’enzima ATR.

Inoltre, negli stessi animali, le cellule danneggiate dai raggi del sole vengono eliminate più facilmente. Diminuendo in modo significativo i rischi tumorali.

Ciò che ha lasciato, però, perplessi i ricercatori è che alla fine sia le cavie inibite dell’ATR sia quelle non geneticamente modificate morivano con una forma di neoplasia.

 

Fonte: Urbanpost

CACAO – I produttori puntano ai nuovi mercati: anche per il cioccolato sarà la Cina il vero terreno di conquista con previsioni di consumo enormi

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produttori di cioccolato

MILANO – Come in tanti altri settori, sia dell’alimentare sia dei prodotti dell’industria, c’è la Cina. Soprattutto il miliardo e 350 milioni di potenziali consumatori nel mirino di tutti. E le grandi manovre sono cominciate anche da parte dei produttori di cioccolato.

Produttori di cioccolato alla conquista dell’Est

Per assicurarsi la materia prima nei prossimi anni ed essere pronti a soddisfare le esigenze dei nuovi consumatori.

In questa direzione si sta muovendo il colosso svizzero Barry Callebaut. Il numero uno mondiale del settore, che vuole accelerare sul fronte dell’innovazione.

Nuovi mercati e nuovi gusti, sono la sfida per i produttori di cioccolato

Non soltanto si stanno affacciando sulla scena nuovi mercati, tra cui Cina, India ed Est Europa. Sono questi che crescono molto più dell’Occidente; ma stanno cambiando i gusti degli appassionati di cioccolato.

 

Gli ultimi arrivati sono quello al latte senza lattosio, le tavolette che allo zucchero sostituiscono la stevia (un dolcificante naturale); il prodotto che abbia una minima percentuale di grassi.

Il problema è anche garantire le risorse adatte

Come si comportano di fronte a queste nuove esigenze, i produttori di cioccolato? Un esempio lo dà di certo Barry Callebaut. Lui ha deciso di presidiare da vicino le piantagioni di cacao per ottenere rendimenti di qualità; consolidando l’interesse dei produttori per questo tipo di coltura ed evitando che si dirigano verso altre, meno faticose da gestire.