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Ecco il nuovo volto dei bar italiani nell’epoca della convivenza con il Coronavirus

Dal governo e dalla regione sono arrivate direttive che spiegano la distanza da far mantenere ai clienti e quanti farne entrare in uno spazio chiuso. Ma per quanto riguarda il “come” far rispettare queste norme, la palla è completamente nel campo dei baristi e dei ristoratori

bar fase 2 covid
L'influenza della pandemia su due settori tradizionali

ROMA – Mascherine, guanti, disinfettanti dietro l’angolo. Distanze di un metro e più, congiunti e non, visiere di plastica indossate sulla fronte e pareti di plexiglass: tutti questi elementi stanno ridisegnando l’aspetto di bar, caffetterie, ristoranti. Tutto il necessario per garantire la sicurezza di operatori e consumatori: ma che tipo di esperienza si potrà godere con tutti questi nuovi dispositivi? Leggiamo da ilfoglio.it, le modalità in cui ci si sta muovendo nella capitale.

Bar laboratori ospedalieri o posti di in cui rilassarsi?

E’ quasi un colpo di reni della piccola imprenditoria romana quello che, in questi giorni, alcuni bar, ristoranti o negozi stanno dimostrando, come a voler dire “il peggio è passato, adesso rimbocchiamoci le maniche”. Il plexiglass, i separé, le indicazioni che vedrete in questi giorni nei bar e nei ristoranti, sono tutti stati comprati e installati a spese dei titolari. Ma soprattutto sono una loro libera iniziativa.

Dal governo e dalla regione sono arrivate direttive che spiegano la distanza da far mantenere ai clienti e quanti farne entrare in uno spazio chiuso. Ma per quanto riguarda il “come” far rispettare queste norme, la palla è completamente nel campo dei baristi e dei ristoratori.

In questi giorni, molti di loro hanno cercato di trovare il modo migliore per far sentire il cliente a proprio agio nell’atmosfera, ancora di ansia e paura

E appare chiaro che in questo momento il saper trasmettere sicurezza e pulizia ha un valore, anche economico, che potrebbe far la fortuna di quelle attività che riusciranno a far sentire al cliente, da quando entra a quando esce con ancora il sapore del caffè in bocca, di non aver rischiato in nessun modo e in nessun momento contatti e esposizioni al virus.

Il proprietario del caffè Tornatora, nel quartiere della Vittoria, allarga le braccia e ci dice che i consumi che aveva prima sono un lontano ricordo

“Il problema è che ancora la gente ha paura”. Ed è proprio questa la sfida che sono chiamati a raccogliere i bar e i ristoranti: tornare a far sentire il cliente al sicuro, per far riprendere i consumi senza grandi timori. Per alcuni il plexiglass e i separé ai banconi dei bar, oltre alle indicazioni per terra, sono ciò che resta della prima fase due, in cui si potevano vendere soltanto cibo e bevande da asporto.

Chi già dal 4 maggio aveva alzato le serrande, si è trovato lunedì ad aver già in mano gran parte degli strumenti che oggi ci permettono di poter tornare a frequentare bar e ristoranti in sicurezza.

Mentre è con una certa difficoltà che bar come “La piazzetta” a San Lorenzo Che fino a pochi giorni fa era rimasto chiuso, si stanno adoperando per evitare di incorrere nelle temutissime multe che minacciano le attività

Di fronte alle serrande abbassate del suo locale e chinato sulla trentina di tavoli e sedie che sta pulendo e disinfettando, il proprietario ci dice che ancora non sa se riapriranno. La polizia, ci spiegano da Tornatora, ogni tanto passa e guarda se le misure sono rispettate, se tutti sono a un metro. E tutte le attività si sono dovute trovare ad ingegnarsi sul come far coincidere il consumo con le norme di sicurezza, chi in modo più stanco e approssimativo, chi in maniera brillante e originale, come il bar “la Licata” nel quartiere di Monti. In questi giorni berci un caffè è quasi un’esperienza a parte da provare e infatti la fila all’entrata raramente si esaurisce del tutto.

Con dei banner gialli si chiede di accedere da un lato e di aspettare di venir chiamati dentro al bar

Dentro, una volta pagato alla cassa, ci si trova a poter consumare al bancone sui posizionamenti segnalati sul pavimento e in un sistema “a cabine”, quasi come alle poste o in banca, per cui il caffè o il cornetto vengono gustati osservando il proprio vicino attraverso un separè in plexiglass. Ed è interessante notare come il fatto di sentirsi di nuovo sicuri incida sull’allegria e sulla leggerezza dei presenti, che chiacchierano da uno “sportello” all’altro, sapendo di non poter infettare nessuno o di non rischiare di venire contagiato, mentre negli altri bar per lo più regna il silenzio, spezzato solo dalle richieste alla cassa e dai rumori dei caffè.

Il titolare ci dice che mettere tutto in sicurezza è costato loro poco meno di 100 euro, di cui gran parte per pagare qualcuno che installasse il plexiglass. Ma sembra che questo investimento abbia senz’altro dato i suoi frutti e a Roma sembrano tutti pronti a dimostrarsi all’altezza di questa nuova e difficile situazione.