Il culto del caffè: “Ecco perchè a Napoli lo facciamo così buono”

NAPOLI – Angelo Forgione, scrittore attento alla storia di Napoli, racconta nel suo nuovo libro Made in Naples, il culto del caffè napoletano: come nasce e diventa un elemento perno della cultura napoletana. Non siamo stati gli inventori, ma l’Arabia.

Il passaggio poi del caffè da Costantinopoli a Venezia ne ha consentito la distribuzione in Italia anche se inizialmente esso veniva utilizzato solo per fini medici.

Per la Chiesa il caffè era la bevanda del diavolo. Molte leggende gravitano attorno alla vera storia del caffè, ma come si sa questa è una specialità napoletana, ma perché?

Napoli radica l’uso della bevenda per un motivo politico legato alla storia dell’Austria e alla diffusione delle “caffè house” (luoghi in cui si riuniscono letterati per consumare la bevanda). Alla Reggia di Caserta nasce il primo bar. La città che sviluppa la preparazione del caffé in casa con la cuccumella è proprio Partenope nell’800.

Dove bere il caffè a Napoli

In un secondo momento viene creata la Moka, da Bialetti. Insomma Napoli ha rivoluzionato un paese con le sue numerose invenzioni, scrive così Forgione su Facebook: “E ricordate sempre che il caffè a Napoli è diverso non per l’acqua, pur buona, ma perché ha una tostatura più spinta, quasi al limite, che riduce l’acidità dei chicchi ed esalta, dopo qualche giorno di riposo, gli oli essenziali e l’estrazione degli aromi, a prescindere dalla percentuale di qualità robusta unita all’arabica per rendere la miscela più cremosa, come piace ai napoletani“.