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Cacao, la Icam è in crescita del 10 per cento

L'azienda di Lecco fattura 135 milioni di euro: metà dall’export

icam

di LUCA ZORLONI*
LECCO – All’Ism di Colonia, la fiera dolciaria internazionale aperta fino a domani, la Icam di Lecco si presenta con un cioccolatino «all’olio di oliva», spiega il presidente Angelo Agostoni, al posto di quello di palma, il più utilizzato dall’industria di pasticceria.L’obiettivo dell’azienda lombarda, che quest’anno taglia il traguardo dei settant’anni di attività, è presidiare le nicchie di un mercato, quello del cioccolato, conteso dalle multinazionali del cibo ed esposto all’ottovolante dei prezzi delle materie prime.

A cominciare dal cacao, che tra il 2013 e il 2014 è schizzato al +40% (dati Banca mondiale) e l’anno scorso ha registrato un ulteriore incremento. «Anche le nocciole nel 2015 sono triplicate», osserva Agostoni.

Gli operatori hanno gli occhi puntati sulle quotazioni delle fave, che l’Organizzazione internazionale del cacao (Icco) prevede stabili tra gennaio e febbraio, in un mondo in cui il consumo di cioccolato promette redditività. L’istituto Euromonitor international, ad esempio, attribuisce al settore una crescita internazionale del 32% tra il 2003 e il 2012.

Icam ha chiuso il 2015 scrivendo a bilancio un incremento del 10% del fatturato rispetto all’anno precedente: 135 milioni di euro (con un margine operativo lordo tra il 10% e il 15%), di cui circa la metà da esportazioni, sulla scia dell’aumento di vendite in Scandinavia, Europa dell’est e Asia. Per Euromonitor è la Cina il prossimo Eldorado dei cioccolatieri e l’Italia risulta già il maggiore esportatore verso il Paese di mezzo.

«Ci sono tanti contatti ma c’è anche stata tanta enfatizzazione sulle potenzialità di questo mercato», osserva Agostoni, che pure proprio nei giorni scorsi ha tastato il terreno con un operatore internazionale del settore con buone entrature in Cina. Oltre all’export, Icam spinge sui ricavi dalle marche private dei colossi della distribuzione, a cui l’azienda fornisce semilavorati.

«Produciamo circa ventimila tonnellate all’anno di cioccolato, non tutto modellato – stima Agostoni – ma abbiamo un potenziale di produzione di trentamila tonnellate». La materia prima arriva dalla Repubblica dominicana (che da sola contribuisce a un terzo degli acquisti di Icam), Colombia, Ecuador, Perù, Sierra Leone, Togo, Uganda, Nigeria, Congo, Sao Tomè, Camerun e Madagascar.

Il piano industriale prevede investimenti nel 2016 nel potenziamento degli impianti, mentre il personale si manterrà stabile, intorno alle 300 unità.