sabato 02 Marzo 2024
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Tramezzino: è nato a Torino o a Venezia? In nessuna delle due città, ecco la sua vera storia

Le prime ricette di tramezzini vengono pubblicate sulla rivista La cucina italiana nell’agosto del 1936 e sono identiche ai sandwich, tanto che vengono usati entrambi i termini, nonostante i divieti autarchici

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Le due città rivendicano la paternità della specialità, tuttavia nessuna delle due può affermare di esserne stata la patria fondatrice. Ciò che viene tramezzino compare molto tempo prima della parola stessa e il suo nome è sandwich: l’invenzione si deve a John Montagu, IV conte di Sandwich. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Luca Cesari pubblicato su La Repubblica.

L’invenzione del tramezzino

MILANO – Qualche giorno fa stavo chiacchierando con l’amico Alessandro Marzo Magno riguardo all’invenzione del tramezzino. Grande esperto di cibo e storia veneziana, mi raccontava della pretesa paternità di diversi bar della Serenissima, aggiungendo che, ovviamente, c’era anche da tenere in conto di Torino con il famoso Caffè Mulassano che se ne è intestata l’invenzione parecchio tempo fa.

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A pensarci bene, la risposta su quale delle due città possa fregiarsi del titolo di madre del tramezzino è piuttosto semplice: nessuna delle due. E il motivo di questa risposta è ancora più banale: il tramezzino non esiste.

Non si tratta di una provocazione, ma di una semplice constatazione che ha a che fare con la linguistica, più che con la gastronomia. L’oggetto che chiamiamo “tramezzino” compare molto tempo prima della parola stessa e il suo nome è sandwich. Come molti sanno, l’invenzione si deve a John Montagu, IV conte di Sandwich (1718 -1792) che amava i pasti sbrigativi da consumare alla scrivania o al tavolo da gioco senza posate. La sua invenzione è tanto geniale quanto apparentemente banale e consiste di coprire con una seconda fetta di pane un crostino farcito, che era già conosciuto da secoli in cucina, trasformandolo in una pietanza portatile e facilmente maneggiabile.

Ne parlano già i contemporanei mentre il conte di Sandwich ricopriva ancora la carica di primo lord dell’Ammiragliato e la prima descrizione si deve allo scrittore francese Pierre Jean Grosley che la inserisce nella sua guida “A Tour to London” del 1772. Agli inizi dell’Ottocento troviamo invece le prime ricette inglesi dove le due fette di pane imburrato vengono farcite con manzo freddo, lingua salmistrata oppure con prosciutto.

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In quest’ultima versione sbarca anche in Italia e dove viene pubblicato da Francesco Chapusot nella sua “Cucina sana”, economica ed elegante del 1846. Francese di origine, Chapusot all’epoca era il cuoco di Ralph D’Abercromby ambasciatore d’Inghilterra nella Torino risorgimentale, il che spiega molte cose.

Probabilmente è questa l’epoca in cui si iniziano a servire i sandwich nei caffè torinesi: nessuna invenzione, semplice importazione.

La nuova specialità inglese viene declinata fin da subito in diverse versioni e chiamata con molti nomi. Le cronache e i ricettari dell’epoca si riempiono di panini gravidi secondo una dizione toscana o di panini imbottiti, come li chiamano i romani, o ancora tartine di pane. Non mancano le storpiature del nome originale e si va dai sanguicci o sanguevicci, fino al sanduicci usato da Alberto Cougnet.

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