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Starbucks, in rosso nel Regno Unito ora punta di più sui locali in franchising

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L'insegna di una caffetteria Starbucks

MILANO – Meglio il caffè a casa, al bar, magari da Starbucks, o in ufficio? La recente ricerca commissionata da Nespresso Italia indica i vantaggi, tanti, del caffè preso in ufficio. Questo nel nostro Paese. In realtà si tratta di una tendenza che sta dilagando in tutto il mondo occidentale. E si registrano le prime conseguenze. A cominciare dal Regno Unito dove addirittura Starbucks annuncia difficoltà. Infatti il colosso delle caffetterie ha registrato nel 2018 una perdita di 17,2 milioni di sterline (19,6 in euro) nel Paese, contro i 4,6 milioni di utile, 5,13 in euro, dell’anno precedente.

Starbucks: alcuni conti sulla situazione attuale

A pesare sui conti, riporta l’agenzia Bloomberg, anche il clima generale di incertezza in cui versa il Paese, ancora in attesa di conoscere l’esito della Brexit, con un crollo della fiducia da parte dei consumatori e una sempre maggiore espansione dell’e-commerce a scapito dei negozi tradizionali.

Nel frattempo la catena, accanto alla chiusura di molti store a gestione diretta, nel Regno Unito e nel resto d’Europa accelera sul franchising. Lo scorso anno, grazie a un’intesa con il proprio partner Alsea, ha autorizzato l’apertura di negozi a marchio Starbucks in Francia, Olanda e Lussemburgo, dove la la presenza del marchio era ancora molto limitata.

Ricordiamo che lo scorso anno Starbucks ha siglato un importante accordo con Nestlé per consentire la vendita nel mondo dei prodotti a marchio Starbucks a cominciare dalla capsule di caffè.