mercoledì 08 Dicembre 2021

Quando il caffè torna a una dimensione artigianale

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REGGIO EMILIA – Siamo stati a Salvaterra, per conoscere Agostino Badalamenti, titolare e conduttore unico della torrefazione Santa Fara.

LA BEVANDA preferita dai sovrani del passato, divinizzata da artisti e da pensatori risorgimentali. Una pozione magica ed indispensabile per scandire il passare del tempo.

Il caffè è molto di più di una semplice abitudine, è uno stile di vita, è il pretesto buono per rallentare o velocizzare ogni giornata.

Il grande Fabrizio De Andrè decantava le doti del caffè servito ai detenuti di spicco del San Vittore, altri invece tentano invano di sostituire il ristretto senza zucchero (il caffè più amato dagli italiani) con tisane senza futuro e bevande energetiche che, sicuramente, non avranno mai il gusto e l’aroma di questa storica bevanda.

Siamo stati a Salvaterra per conoscere Agostino Badalamenti, artigiano che gestisce e coordina da solo la piccola torrefazione ideata proprio da lui: Santa Fara.

L’INTERVISTA

«Quando ho deciso di lasciare il mondo del “grande caffè” per intraprendere questa nuova avventura avevo le idee chiare: al centro competenze e qualità» così Agostino, artigiano che ci ha ospitato per una chiacchierata e per assaggiare il suo pregiato prodotto.

L’artigiano ha continuato dicendo: “La mia è una vera e propria attività artigianale basata sul made in Italy. Curo ogni fase del lavoro: dalla produzione alla commercializzazione.

Cerco di dare ai miei clienti una qualità alta a prezzi sicuramente molto competitivi». Imprenditore e grande appassionato, perché in ogni attività vincente serve cuore e competenza: «Partecipo a diversi corsi, studio tecniche e miscelazioni, seguo con interesse le nuove tendenze e cerco di tenermi al passo coi tempi, anche se non posso certo competere con le multinazionali».

Agostino crede fortemente nel suo prodotto: «Il mio prodotto è di qualità, è testato ed è preparato con attenzione, con materie prime selezionate. Oggi purtroppo molti locali somministrano caffè di terza scelta, e non mancano i casi gravi».

L’esperto ci ha messo in guardia, nemmeno al bar possiamo stare tranquilli: «Sono diversi gli argomenti da affrontare. Uno dei problemi più importanti riguarda il personale dei bar: spesso vedo ragazzi e ragazze che non hanno ricevuto la preparazione necessaria e che non sono in grado di pulire e di fare la manutenzione necessaria alla macchina del caffè. Questo comporta problemi seri, sia al caffè in tazza che alla salute di chi consuma questa bevanda»

Badalamenti evidenzia anche il problema delle acque del nostro territorio: «Nei rubinetti delle nostre case scorre acqua che contiene di tutto: dal gesso al calcare. La macchina del caffè, per funzionare al meglio, ha bisogno di acque minerali buone, con una bassa durezza, capaci di abbracciare al meglio il carattere forte del caffè. Non solo: anche il residuo fisso deve essere bassissimo».

IL CAFFÈ SANTA FARA

«Come posso definire il mio caffè? Non è il solito prodotto industriale, è realmente un prodotto artigianale. Può piacere, può non piacere: ma la qualità e l’esperienza olfattiva e gustativa sono garantiti»

Così il nostro torrefattore di Salvaterra, che ringraziamo per la chiacchierata e per l’ottimo caffè che ci ha offerto: «Invito curiosi e addetti ai lavori a cercarmi su facebook. Non solo, le porte del mio laboratorio a Salvaterra sono sempre aperte, spesso accolgo gente che bussa e che mi chiede qualche consiglio. Passatemi a trovare, faremo insieme una bella pausa caffè»

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