martedì 20 Gennaio 2026
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Aosta: da oggi per un caffè si potrà pagare anche 1,10€

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Il prezzo del caffè al bar

AOSTA – “Tutta colpa delle materie prime”. Così si è giustificata ieri sera la Confcommercio della Valle d’Aosta nell’annunciare da oggi, un nuovo rincaro della tazzina di caffè arrivata a quota 1,10 euro. “Era dall’aprile 2007 che non veniva ritoccato il costo del caffè al bar – ha sottolineato Pierantonio Genestrone, Presidente di Confcommercio Imprese Italia VdA e di FIPE Valle d’Aosta – è chiaro che se la miscela la paghi il 40 per cento in più si ripercuote sulla tazzina. Dobbiamo inoltre tenere in conto che intanto aumentano i costi di attività degli esercizi”.

Aosta: cosa ha detto la Commissione Economica di Confcommercio

Nel mese scorso la Commissione Economica di Confcommercio VdA si è riunita per valutare la situazione “ed è giunta alla conclusione – precisa ancora Pierantonio Genestrone – che il ritocco ai prezzi delle consumazioni effettuate nei pubblici esercizi è ormai indifferibile, ma Confcommercio VdA lascia alla libera scelta degli associati l’eventuale determinazione degli aumenti e la decorrenza degli stessi, invitandoli però, nel caso, a praticarli dopo la fine di marzo”.

Cina: Starbucks annuncia che triplicherà i punti vendita entro 3 anni

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La bandiera della Repubblica popolare cinese

MILANO – Mentre prendono quota le indiscrezioni su un ingresso di Apple nella compagine societaria, Starbucks annuncia che punta a triplicare i suoi punti vendita e il numero dei suoi dipendenti in Cina nei prossimi tre anni. Lo ha annunciato il responsabile per la Cina e la regione Asia Pacifico del gruppo di Seattle, John Culver, citato dal quotidiano economico Wall Street Journal nell’edizione di ieri. Attualmente, il colosso Usa conta circa 10.000 dipendenti in oltre 500 negozi nel Paese che vanta una cultura millenaria nel settore del tè e che oggi rappresenta una delle maggiori storie di successo di Starbucks.

Starbucks: l’idea di bere caffè e di socializzare nei coffee shop si sta imponendo sempre più nella regione

«Continueremo ad accelerare il lancio di nuovi punti vendita e così passeremo dai 500 di oggi agli oltre 1.500 entro il 2015», ha detto Culver a margine di un incontro internazionale nella provincia cinese di Hainan. «Arriveremo a triplicare il numero dei nostri dipendenti», ha aggiunto.

Il mercato del caffè sta registrando una fase di forte espansione in Cina

Con vendite cresciute fino a 992 milioni di dollari nel 2011, oltre il 20% in più rispetto all’anno precedente, ma soprattutto il 92% in più rispetto al 2006. Tuttavia, c’è ancora molto spazio per crescere, ha sottolineato il Wall street journal: il consumatore cinese beve, in media, tre tazze di caffè all’anno, contro le 240 di media mondiale.

Fac, i lavoratori bloccano l’uscita di un ordine Nestlé

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Nestlé coloranti e conservanti
La sede centrale della Nestlé in Svizzera

ALBISOLA SUPERIORE (Savona) – Nuovo incontro sul futuro della Fac tra maestranze, delegati sindacali e liquidatore presso la fabbrica occupata. Dopo la messa in liquidazione, il commercialista incaricato Gianfranco Gabriel sta procedendo alla definizione dell’assetto debitorio che ha messo in ginocchio la storica azienda specializzata nella produzione in ceramiche industriali. Il liquidatore ha chiesto la possibilità di smuovere un ordine della Nestlé, per il valore di 60 mila euro: una serie di tazzine già stoccate e pronte per essere inviate al cliente. La risposta di sindacati e lavoratori è stata negativa: “Chiediamo prima di conoscere la situazione e sapere delle procedure che verranno avviate per lo stabilimento… Da qui per ora non parte niente”.

Fac VS Nestlé, cosa succederà

Gli oltre 140 dipendenti della fabbrica non hanno ancora avuto notizie precise sullo stato patrimoniale dell’azienda, mentre le organizzazioni sindacali premono per la procedura fallimentare, in modo da offrire alcune garanzie ai lavoratori sotto la gestione di un curatore nominato dal tribunale. Il liquidatore Gabriel, appena insediato, sta completando la documentazione sui numeri finanziari, salute patrimoniale, ordinativi e debiti (schiaccianti i costi energetici). Un nuovo incontro si svolgerà dopo Pasqua. Con la liquidazione dovrebbe essere aperto un conto per trasferire risorse ai lavoratori con gli ordini già eseguiti: le spettanze ai lavoratori per il solo mese di dicembre ammontano a 200 mila euro.

Pescara, oggi i funerali di Luigi Saquella

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logo luigi saquella
Il logo della Torrefazione Saquella

PESCARA – Si svolgono alle 16 nel capoluogo abruzzese i funerali di Luigi Saquella, l’imprenditore pescarese del caffè morto nella notte tra domenica e lunedì all’età di 72 anni per un infarto. Poco prima della cerimonia, alle 14, l’ultimo saluto dei dipendenti nella sede dell’azienda in strada della Torretta a Pescara. Ieri la famiglia ha diffuso una nota in ricordo dello scomparso.

Luigi Saquella si è spento

Ecco il testo: “Il suo apporto all’associazionismo di categoria è stato fondamentale per lo sviluppo del caffè espresso in Italia e nel mondo. Il suo nome si lega alle più importanti associazioni di settore nelle quali ha rivestito sempre ruoli da protagonista: Luigi è stato fondatore e presidente dell’Associazione nazionale torrefattori, presidente del Comitato italiano caffè, advisor dell’International coffee organization e presidente in carica del Consorzio promozione caffè.

Un uomo prima che un imprenditore

Ma è di certo per le sue doti umane, la sua grande apertura verso gli altri e verso i propri collaboratori in particolare, che il suo ricordo rimarrà per sempre vivo nel cuore di chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo sia come uomo che come imprenditore acuto, attento a percepire qualsivoglia esigenza dei suoi interlocutori”.

L’inchiesta di Nadia Rossi: coffee trainer si diventa

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Nadia Rossi
Nadia Rossi

MILANO – Un diario di vita vissuta dietro la macchina da caffè e sul podio, che può aprire nuovi sbocchi professionali imprevedibili. Sul numero di Bargiornale di marzo è uscito questo articolo della giornalista specialista in caffetteria Nadia Rossi dedicato ai Baristi campioni. “Questo servizio – scrive Rossi – é la sintesi di una inchiesta condotta intervistando vincitori mondiali e nazionali delle diverse competizioni Scae e Scaa, che vuole mostrare al barista italiano il fascino del mondo del caffè, per lo più ignorato, nonché il grande potenziale e le tante soddisfazioni che diventare veri professionisti della caffetteria può riservare”. Ve lo proponiamo con le schede dei professionisti di Nadia Rossi*

Rossi: fare un espresso, non una passeggiata

Fare un espresso? Niente di più semplice: bastano pochi gesti, il celebrato tasto da premere e il gioco è fatto. Così si avvicina al mondo del caffè la maggior parte degli studenti che hanno bisogno di “arrotondare” o pagarsi gli studi, e così prosegue il lavoro di molti baristi, soprattutto in Italia, dove, purtroppo, questa professione non gode di grande considerazione. Fortunatamente, la curiosità personale, la frequentazione di un corso o il contatto con altri operatori più “aperti” permettono a molti di scoprire che il caffè non è un prodotto anonimo e sempre uguale, ma un mondo incredibilmente vario e vitale, complesso e affascinante, da conoscere a fondo. Più lo si comprende e si portano le proprie conoscenze sul posto di lavoro, trasmettendole alla clientela, più ci si accorge del fascino di una tazzina di espresso o di un cappuccino ben fatto. E la voglia di conoscere aumenta: si diventa Baristi con la “B” maiuscola.

Blog e social media

Continua Nadia Rossi: Il torrefattore può diventare l’amico con il quale si scopre l’arte dell’assaggio, il web, con le sue informazioni, i blog, i filmati permettono di imparare e di scambiare esperienze con gli operatori di tutto il mondo, mentre l’incontro con la figura chiave, il maestro, apre la via alla propria vocazione: specialista dell’espresso o di cup tasting, di miscelazione o di latte art? Ci si può accontentare di essere i campioni del proprio bar o del proprio quartiere, ma spesso non basta. Da non sottovalutare i blog e i social media per entrare in contatto con altri professionisti  – è determinata Rossi – È tempo di allargare gli orizzonti e fare un soggiorno all’estero, per comprendere come il caffè è inteso e gustato oltre frontiera: spesso chi torna da queste esperienze è sorpreso non solo dalla varietà delle preparazioni, ma soprattutto dall’ottima formazione dimostrata da chi opera al banco bar, che davvero conosce a fondo il prodotto, le apparecchiature.

Rossi: È questo il percorso comune a molti dei campioni che abbiamo incontrato all’ultima edizione di Host e che vi raccontiamo in queste pagine

Le gare in Italia Per chi vuole mettersi davvero alla prova ci sono i campionati nazionali, organizzati in Italia da Acib, Associazione campionati italiani baristi. I vincitori di ogni Paese si confrontano successivamente al Wbc, Campionato mondiale di caffetteria organizzato da Scae e Scaa (Speciality coffee association of Europe e America): in 15 minuti i concorrenti devono realizzare quattro caffè espresso, quattro cappuccini e quattro bevande personalizzate a base di espresso.

ANDREA ANTONELLI

Nato a Cremona nel 1979
• VITTORIE: campione italiano baristi caffetteria nel 2006; campione italiano latte art dal 2008 al 2011 (5° ai mondiali del 2009)
• IL POSTO DI LAVORO PER ME PIÙ IMPORTANTE: Bar San Giorgio di Cremona
• IL MIO PRINCIPALE MAESTRO: Luigi Lupi
• ATTUALE OCCUPAZIONE: trainer di caffetteria, consulente per aziende e locali
• PER ME IL CAFFÈ È: uno strumento che veicola socializzazione, affetti e amicizia
• UN CONSIGLIO PER I GIOVANI: aprire la mente e dedicare tanto tempo alla scoperta del mondo del caffè: dalla caffetteria, alle macchine, alle attrezzature.

GWILYM RHYS DAVIES

Nato a Londra (Inghilterra) nel 1967
• VITTORIE: World barista champion nel 2009
• DOVE HO SCOPERTO IL FASCINO DEL CAFFÈ: Atomic Coffee a Auckland (Nuova Zelanda) • IL MIO PRINCIPALE MAESTRO: James Hoffman (campione mondiale nel 2007)
• ATTUALE OCCUPAZIONE: head barista al Prufrock Coffee di Londra
• PER ME IL CAFFÈ È: benessere, comunità, formazione, amicizia; non distinguo tra lavoro e piacere
• UN CONSIGLIO PER I GIOVANI: essere curiosi, aprire la mente e imparare i tanti modi di intendere il caffè; non fidarsi troppo delle “autorità” che parlano di caffè, ma approfondire autonomamente.

COLIN HARMON

Nato a Cork (Irlanda) nel 1981
• VITTORIE: campione nazionale irlandese nel 2009 e 2010; 4° al mondiale 2010
• DOVE HO SCOPERTO IL FASCINO DEL CAFFÈ: lavoravo in banca, ero stanco e ho cominciato a studiarlo
• IL MIO PRINCIPALE MAESTRO: Internet
• ATTUALE OCCUPAZIONE: titolare del 3Fe Coffee a Dublino
• PER ME IL CAFFÈ È: una passione che coltivo continuamente e cerco di trasmettere a chi lavora e viene nel mio locale, attraverso corsi e degustazioni
• UN CONSIGLIO PER I GIOVANI: utilizzare Internet per raccogliere informazioni e seguire i numerosi blog sul tema può aiutare.

JONATHAN BRUNO KOO

Nato Hong Kong (Cina) nel 1990
• VITTORIE: campione cinese di latte art nel 2011, 2° al mondiale
• DOVE HO SCOPERTO IL FASCINO DEL CAFFÈ: Life Cafe di Hong Kong
• IL MIO PRINCIPALE MAESTRO: Lawrence Chung
• ATTUALE OCCUPAZIONE: consulente, docente di latte art
• PER ME IL CAFFÈ È: una passione in cui trovo ed esprimo me stesso; un linguaggio comune che unisce e permette il dialogo con gli operatori di tutto il mondo
• UN CONSIGLIO PER I GIOVANI: conoscere a fondo il mondo del caffè e, se si sceglie la latte art, provare e riprovare, per crescere, soddisfare i clienti e avere successo.

ALEJANDRO MENDEZ

Nato a San Salvador (El Salvador) nel 1987
• VITTORIE: World barista champion nel 2011
• DOVE HO SCOPERTO IL FASCINO DEL CAFFÈ: Viva Espresso Coffee Roaster a San Salvador
• IL MIO PRINCIPALE MAESTRO: Federico Guadagnos
• ATTUALE OCCUPAZIONE: barista a Viva Espresso Coffee Roaster
• PER ME IL CAFFÈ È: conoscenza e tanto impegno
• UN CONSIGLIO PER I GIOVANI: studiare, osservare e provare, scoprire la ricchezza del caffè, i suoi gusti e la sua cultura. Osservare chi dà il meglio nelle competizioni (molte gare si trovano su Internet, ndr), avere un approccio veramente professionale a questa attività.

TROELS OVERDAL POULSEN

Nato a Copenhagen (Danimarca) nel 1977
• VITTORIE: World barista champion nel 2005
• DOVE HO SCOPERTO IL FASCINO DEL CAFFÈ: Cafe Europa – Copenhagen
• IL MIO PRINCIPALE MAESTRO: Jens Nørgaard
• ATTUALE OCCUPAZIONE: partner della torrefazione danese Kontra, responsabile di formazione e custode service
• PER ME IL CAFFÈ È: una catena di valori che affascina; un prodotto interessante e complesso da amare, e anche un buon business
• UN CONSIGLIO PER I GIOVANI: una parola: studiate. Ovunque siate cogliete ogni aspetto e suggerimento sul mondo del caffè; siate curiosi e precisi.

FRANCESCO SANAPO

Nato a Specchia (Le) nel 1979
• VITTORIE: campione italiano baristi nel 2010 e 2011
• IL POSTO DI LAVORO PER ME PIÙ IMPORTANTE: Melograno Caffè e Caffè Nannini a Firenze
• IL MIO PRINCIPALE MAESTRO: Andrea Lattuada
• ATTUALE OCCUPAZIONE: consulente, formatore
• PER ME IL CAFFÈ È: una magia che ti travolge quando cominci a conoscerla; una bevanda che aiuta a essere più attivi
• UN CONSIGLIO PER I GIOVANI: non improvvisare il lavoro: fare un espresso non significa solo schiacciare un bottone, ma conoscere a fondo il prodotto, le attrezzature, il modo di presentarsi e presentare ciò che si fa al cliente.

La valutazione

Entra nel dettaglio Nadia Rossi: Ogni movimento, eseguito per mesi per raggiungere la perfezione, è seguito e valutato da quattro giudici sensoriali, due tecnici e un presidente di giuria. Stupito e incredulo il vincitore stringe il suo trofeo di “campione del mondo”! E la vita cambia davvero. Anche per chi ha vinto un campionato di latte art, con decori inediti e perfetti, o ha fatto parte di questo Gotha internazionale della caffetteria. Svanita la tensione della gara, comunque sia andata, la mente fa un rapido ripasso dei mesi trascorsi ad allenarsi fuori orario, macinando chili di caffè fornito da una torrefazione generosa, per chi è fortunato, o pagando ogni giorno litri di latte; ringraziando l’insegnante, ma anche collaboratori, amici, parenti e i clienti che si sono appassionati all’evento, dando il proprio parere sia gustativo sia estetico. Per prepararsi c’è chi ha fatto più volte molti chilometri per raggiungere un’area di prova, chi se l’è costruita in casa, con tutte le apparecchiature e un ampio specchio in cui controllare i movimenti e chi, chiuse le serrande, ha provato e riprovato per ore.

Consigli da Nadia Rossi

Chiediamo ai nostri campioni qualche consiglio per fare in modo che tanti sforzi siano ripagati. Da sapere che l’espresso, fulcro di ogni gara, è realizzato al di fuori di quelli che sono i nostri parametri classici, a cominciare dalla grammatura, che va ben oltre i 7 grammi. E cambiano le miscele, le origini, la tostatura e le caratteristiche ricercate nella tazzina. Se in Italia si preferiscono un profumo intenso e un gusto rotondo, consistente e vellutato, in cui l’acido e l’amaro risultano bilanciati, all’estero, soprattutto nel nord Europa, è l’acido – frutto di Arabica lavati e tostati chiari – a essere preferito, insieme a un ventaglio di aromi molto più ampio di quelli che troviamo nel nostro Paese. Per fortuna, le macchine per espresso italiane hanno saputo adeguarsi all’evolversi del mercato e riscuotono unanime consenso; non per nulla sono sponsor ufficiali del Wbc con l ’Aurelia II T3 di Nuova Simonelli e delle gare di World Latte Art and World Coffee in Good Spirits Championship con la Dc pro di Dalla Corte.

Si viaggia, si entra in contatto con culture diverse e non si lavora 70 ore la settimana. Troppo stress? E una volta raggiunto il podio, quali sono le prospettive di lavoro? Sei campione e il mondo ti vuole vedere all’opera nella realizzazione un espresso o di un decoro perfetto attraverso i movimenti precisi della lattiera. Ma soprattutto vuole imparare da te. Giri il globo per eventi, dimostrazioni, sei testimonial di miscele, apparecchiature e anche ospite in occasione dell’apertura di un locale di pregio (due giorni prima del nostro incontro, un campione mondiale ha servito espressi all’inaugurazione di un club del regista David Lynch a Parigi). Stressante? No, è opinione comune: si conoscono tanti Paesi e modi di vivere diversi, si dà, ma anche si riceve e…non si lavora 70 ore la settimana, aggiunge qualcuno. Solo pochi tornano al locale in cui si sono formati. Per lo più si dedicano alla formazione, alla consulenza o aprono un locale o una torrefazione propria. Innamorati del caffè e fieri di essere baristi.

*Nadia Rossi, giornalista free lance, e da più di trent’anni che opera sempre nel settore dell’horeca. Collabora con le testate horeca del gruppo IlSole24Ore – Bargiornale, PianetaHotel, Ristorazione Collettiva, Ristoranti – con particolare attenzione al mondo del caffè: rollis@tin.it

Parma: “È brava e simpatica”, le firme per la barista Martina Grassi

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illy Caffè Roma Maximo
Tazza di caffè illy al bar

PARMA – A Monchio, paese di mille anime sull’Appennino parmense, una petizione così non si era mai vista. È in mostra all’ingresso del bar, nella piazza centrale del paese. Per salvaguardare quello che i firmatari giudicano un bene prezioso: la barista. Lei ha ventidue anni, bionda, fisico da Anita Ekberg e battuta sempre pronta (rigorosamente in dialetto). Così la sottoscrizione: «Ai sensi di quanto previsto dall’articolo 27, quinto comma, della legge 27/10/1997, n. 82 si effettua la presente raccolta firme dei clienti del bar Caboné in Monchio delle Corti al fine di ottenere la permanenza dell’attuale barista, sig.na Martina Grassi, nelle ore di apertura mattutine del bar Caboné, avendone constatato l’ottimo servizio reso». Seguono le firme. Una valanga.

Il lavoro di Martina

È successo questo: la titolare del bar è andata in Australia, per due settimane, dal figlio Luciano, che si sta facendo strada a Melbourne, dove vive da poco più di un anno. Nel frattempo la nipote Martina, classe 1990, ha cominciato a dare il buongiorno al paese, l’ha sostituita alla mattina, dietro il bancone. Lavorava già al pomeriggio nel bar, ma chi non l’aveva ancora conosciuta ha lanciato una pubblica petizione perché rimanesse ogni giorno. Sessanta firme, in continuo aumento, sono di uomini. C’è anche la firma di qualche ragazza. Non molte in realtà. La legge numero 82 citata nel foglio protocollato ovviamente non esiste, o meglio, non c’entra nulla con la norme sulle consultazioni popolari. È per dare una parvenza di ufficialità ad una «bischerata» nata da gruppo di residenti. Una petizione a favore, non contro, come invece è successo a Cadelbosco di Sopra, a Lory. La raccolta firme partì dalle donne del paese per mandarla via: era troppo provocante. A Monchio non ci sono le scollature, gli abiti succinti o le polemiche di Cadelbosco. Ma è partita comunque la raccolta firme.

Rincari: un caffè al bar costa tra gli 80 centesimi e l’euro

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Il prezzo del caffè al bar

ROMA – Tazzulella di caffè al bar proibitiva. Il rischio c’è ma anche la speranza che il rito mattutino della colazione, il break di metà mattina, il must del dopo-pranzo e via via tutti gli altri appuntamenti fino a sera non diventino per la maggior parte degli italiani un lusso a causa dei rincari. Perlomeno per le tazzine di caffè bevute in piedi al banco: quelle servite al tavolino già costano il doppio.

Rincari e la crisi

La preoccupazione è concreta, nasce dal fatto che in cima alla lista dei rincari annui dei prodotti alimentari rilevati a marzo dall’Istat ci sono caffè al 12% e zucchero al 12,5%. Ma anche da altri fattori ben noti legati alla crisi economica. Abbiamo fatto un rapido giro in diversi quartieri della Capitale prendendo come campioni alcuni bar e mettendo a confronto gli scontrini fiscali della tazzina di caffè (classica, senza gli optional che alzano il prezzo). In generale il costo è compreso in una forbice tra gli ottanta centesimi e un euro. Ma ci sono anche prezzi più alti (e più bassi). Tralasciamo gli esercizi gestiti da cinesi che in alcuni quartieri, come Torpignattara e l’Esquilino, fanno pagare un caffè 55, perfino 50 centesimi. Sembrerebbe una concorrenza sleale invece non è sempre così.

Il bar di Celestino

A San Lorenzo, in via degli Ausoni, c’è il bar di Celestino, che l’ha ereditato dal padre. Stessa famiglia proprietaria da sempre. Celestino il caffè lo fa pagare 60 centesimi. «Il prezzo del caffè lo deve fare il gestore – spiega – e non la torrefazione. La verità è che i costi aumentano perché il fornitore del caffè dà in comodato d’uso anche la macchina, il macinino e altre attrezzature. Il prezzo del caffè che è di 10 euro lievita così a 18, 20, 22 euro. Se invece di affittare le macchine il gestore le avesse comprate avrebbe potuto fissare un prezzo della tazzina più equo. Io scelgo sempre due qualità, l’arabico e il forte, e le miscelo. Il vero segreto del buon caffè è proprio la giusta miscelazione». Celestino ha anche un’altra teoria: «I prezzi aumentano pure perché gli affitti dei locali sono saliti alle stelle!». Difficile dargli torto, considerato l’alto numero dei negozi costretti a chiudere per i nuovi contratti di locazione aumentati in maniera scandalosa.

Altri locali

All’Eur siamo andati in Viale Europa, la via più commerciale del quartiere e abbiamo registrato un’oscillazione di prezzi. Abbiamo gustato il caffè da Tomeucci pagandolo un euro. Poi siamo andati da Domino dove la tazzina c’è costata 80 centesimi. Da Palombini, a piazzale Adenauer, abbiamo speso 90 centesimi. Ai Granai, da Celi, ottanta centesimi. Dall’altra parte della città, zona Aurelio-Boccea, la situazione non cambia. Tazzina di caffè a 90 centesimi da Camerino in via Aurelia e da Skipper’s in Circonvallazione Cornelia. Ottanta centesimi da Castroni in via Boccea e da Johnny Food in Circonvallazione Aurelia. Pure al quartiere Prati pullulante di travet, agenti immobiliari, impiegati rai, avvocati, faccendieri e sfaccendati, il ritornello è sempre lo stesso. Da Faggiani in via Ferrari la tazzina è a 90 centesimi. Due passi più in là, in piazza Mazzini al Gran Caffè si paga un euro. Altri quattro passi e si giunge da Vanni in via Montezebio: 90 centesimi per la miscela blu, un euro e dieci per la miscela d’oro. Due euro con il gelato vannino. Un salto al quartiere Trieste, viale Eritrea e Talenti-Nomentano: i prezzi variano dagli 80 ai 90 centesimi, con una differenza del 14 per cento. Al «Regno del Cornetto» in via Nomentana 879, si sborsa 80 centesimi. Ma a Talenti dallo «Zio d’America», servono 10 centesimi in più per via del cioccolatino presente sul piattino. In piazza Istria al Negresco si torna a quota 80. Allontanandosi di poco, in pieno quartiere Africano, su viale Eritrea al «Bar Romoli» 90 centesimi senza benefit.

Centro storico: come vanno i rincari

Ed eccoci nel centro storico invaso da torme di turisti. Da Ciampini a San Lorenzo in Lucina il caffè costa un euro. Il bancone è sempre affollato di clienti che lasciano laute mance: molti l’equivalente di un’altra tazzina. Basta spostarsi di qualche metro e il caffè lo trovi a meno: 80 centesimi nel ventre della Roma politica, alla Caffetteria Ferrieri di Piazza Colonna. Le sorprese non finiscono qui. Difficile resistere al fascino dell’Antico Caffè Greco in via Condotti. Un posto unico al mondo anche perché la tazzina di caffè gustata al banco costa un euro e trenta. Noblesse oblige! I turisti ciabattoni, informatissimi sui prezzi dalle loro guide-book, tirano dritto. In piazza di Spagna c’è sempre McDonald e il suo caffè annacquato. Oppure basta girare l’angolo in via Frattina: nell’omonimo bar il caffè torna a quota novanta centesimi. E c’è la fila.

Il punto: arabica in calo nel primo trimestre

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arabica Brasile Colombia
Sacchi di caffè

MILANO – Arabica in forte ripresa, dopo la caduta del giorno precedente. Il contratto per scadenza maggio ha chiuso a 182,45 centesimi per libbra, ben al di sopra del minimo degli ultimi 17 mesi (174,45 centesimi per libbra) registrato giovedì 22 marzo. Ad alimentare il forte recupero, le operazioni di ricopertura in vista della pausa pasquale e gli aggiustamenti di fine mese.

Arabica: la situazione in Brasile

Ma anche i timori per la situazione meteo in Brasile e la forte esposizione net-short di fondi di investimento e Hedge Fund, che hanno fatto crescere di quasi il 20% la volatilità nel corso della settimana trascorsa. Ha inciso inoltre l’annuncio da parte del governo brasiliano di maggiori stanziamenti per finanziare il magazzinaggio del prossimo raccolto nell’intento di rallentarne la commercializzazione e frenare la caduta dei prezzi. Ciò non ha impedito comunque alla seconda posizione di chiudere il primo trimestre in calo del 19,6%: si tratta della seconda peggior performance tra le commodity componenti il paniere dell’indice Thomson Reuters-Jefferies Crb index.

Altri dati oltre l’Arabica

Peggio del caffè ha fatto soltanto il gas naturale che ha registrato, nei primi 3 mesi 2012, un calo del 28.9%. L’indice chiude in positivo per il secondo trimestre consecutivo, con un +1,04 %, spinto al rialzo da benzina (+26%), semi di soia (+17%) e alcuni dei metalli. Considerato come un benchmark globale dei prezzi delle materie prime, l’indice Crb è composta da 19 commodity quotate in 5 mercati a termine e suddivise in 4 gruppi, con un peso preponderante dei comparti energia e agricoltura. Opposto l’andamento di Londra, che ha guadagnato il 14% dall’inizio dell’anno, risalendo in area 2.000 dollari per tonnellata.

Vietnam

Secondo Armajaro Trading Group, la produzione di robusta sarà grosso modo pari alla domanda nell’annata caffearia 2011/12. “Se guardiamo al flusso senza flessioni degli imbarchi dal Vietnam e al forte calo nelle scorte certificate Liffe entrambi sono testimoni di una sorprendente tenuta dei robusta” ha dichiarato la scorsa settimana, in un’intervista, il responsabile per il business caffè del gruppo londinese Ana Vohringer.

Le stime preliminari dell’Ufficio generale di statistica di Hanoi indicano che il Vietnam ha esportato in marzo 200.000 tonnellate di caffè, ossia il 24% in più rispetto allo stesso mese di un anno fa. La stima sull’export di febbraio è stata rivista al rialzo di oltre 20.000 tonnellate e portata a 202.000 tonnellate per un totale, nel primo trimestre 2012, di 514.000 tonnellate (8,57 milioni di sacchi). Gli stock certificati del Liffe erano pari, il 19 marzo, a 192.320 tonnellate, più dimezzati rispetto al livello record di 417.420 tonnellate registrato l’11 luglio.

Ico, export in ripresa a febbraio

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Ico export mondiale prezzi caffè robusta G7 mercati
Il logo dell'Ico

MILANO – Export mondiale in ripresa a febbraio. Secondo i dati provvisori diffusi dall’Ico durante lo scorso week-end, le esportazioni, nel corso del secondo mese dell’anno solare 2012 (quinto dell’annata caffearia 2011/12), sono state pari a 9.320.569 sacchi, in crescita del 7,56% rispetto a al volume di 8.665.345 sacchi registrato a febbraio 2011. Nel corso degli ultimi 12 mesi disponibili (marzo 2011 – febbraio 2012), l’export è stato in totale di 103.708.947 sacchi, in crescita del 4,32% rispetto all’analogo periodo precedente. Segna invece un arretramento dell’1,77% il dato relativo al periodo ottobre 2011-febbraio 2012.

Export di colombiani dolci è in calo dell’11,20% a 669.312 sacchi contro i 753.707 di febbraio 2011

Il dato relativo ai primi 5 mesi dell’annata caffearia corrente è di 3.677.041 sacchi, pari al 19,25% in meno rispetto al 2010/11. In forte flessione anche i brasiliani naturali (-20,52%), a causa dei minori imbarchi del Brasile (-21,32%), ma anche dell’Etiopia (-61,55%). Rispetto all’annata trascorsa, l’export di questo gruppo evidenzia, per il periodo ottobre-febbraio, un calo del 14,35% a 13.370.394 sacchi.

In lieve crescita gli altri dolci

Il cui export raggiunge i 2.517.279 sacchi, ossia l’1,1% in più rispetto a febbraio 2011. Il dato sui primi 5 mesi dell’anno Ico rivela un incremento del 5,8% a 9.755.624 sacchi. Complice la forte ripresa degli imbarchi dal Vietnam, l’export di robusta raggiunge i 3.952.261 sacchi, con un +47,67%sullo stesso mese del 2011. Tra ottobre e febbraio, le esportazioni di questa tipologia sono cresciute del 14,24% sull’anno precedente raggiungendo i 14.722.314 sacchi.

Riccardo Illy si racconta in un’intervista all’ Huffington Post

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Riccardo Illy
Riccardo Illy nella sua cantina

MILANO – Quali sono le qualità richieste all’amministratore pubblico e in che misura sono comuni a quelle che deve possedere il manager di un’azienda? Quanto è facile o difficile gestire un’azienda di famiglia conciliando rapporti privati e lavorativi. Come esportare un marchio nel mercato globale senza alterarne i valori fondanti? E ancora, quali sono i tasti giusti da premere per motivare la forza lavoro di un’azienda. E che tipo di skills devono sviluppare i giovani d’oggi per essere competitivi nell’economia del futuro? Sono alcuni dei quesiti attorno ai quali verte una recente intervista a Riccardo Illy – presidente di Gruppo illy e vicepresidente di illycaffè Spa. – postata su Huffington Post (titolo: Il Re dell’espresso parla della Dolce Vita) a firma di Rana Florida, esperta di startup marketing e ceo di Creative Class Group.

Riccardo Illy: quali le doti necessarie

Dopo un excursus del suo percorso politico e imprenditoriale, Illy si sofferma sulle diverse doti richieste nell’assolvere al ruolo di business man e amministratore della cosa pubblica. “Un politico – spiega Illy – deve essere in grado di immaginare il futuro, comprendere le esigenze dei suoi elettori, progettare e operare impiegando risorse umane, finanziarie e intellettuali. Non ultimo, deve comunicare per persuadere. Queste stesse doti sono essenziali anche nel settore privato, con due differenze fondamentali. La prima è che nella vita pubblica si ha a che fare con più gruppi di persone ed è dunque necessario creare il consenso prima di agire. Il livello di complessità è maggiore. La seconda è che gli elettori sono, al tempo stesso, clienti e azionisti dell’uomo politico. Esigono il meglio in termini di servizi erogati pagando il meno possibile in termini di tributi”.

Quale la ricetta che ha consentito a illy di trasformarsi in un marchio globale senza rinnegare i propri valori?

“Pensare globale e agire locale” risponde Illy citando il guru del marketing Philip Kotler. Nel caso di illycaffè ciò significa, ad esempio, fare sì che l’iconografia forte del marchio sia presentata ovunque in modo omogeneo. Fermo restando che le abitudini di consumo sono diverse da cultura a cultura, per cui – aggiunge Illy – abbiamo imparato ad adeguarci”. Se il blend illy per espresso rimane il core product, il torrefattore triestino propone ora la stessa miscela in diversi tipi di macinatura, adatti alla moka o al percolatore all’americana, e ha introdotto da poco anche i Mono Arabica. Adeguarsi significa, in primo luogo, comprendere a fondo il mercato dove si va a investire studiandone caratteri, peculiarità, abitudini, sfumature locali: tutti quegli elementi che possono incidere sulla percezione del prodotto. La stessa assonanza fonetica del nome di un brand può assumere, a seconda della lingua, una connotazione positiva o negativa. Un esempio: “Ho scoperto recentemente – osserva ancora Riccardo – che le parole “il-ly” in arabo significano “per me”. Fortunatamente per noi”.

Quali i vantaggi e gli svantaggi della dimensione familiare d’azienda?

“Il vantaggio – nota Illy – è quello di poter pianificare a lungo termine guardando al ritorno sugli investimenti nell’arco della prossima generazione piuttosto che del prossimo trimestre. È possibile rimanere coerenti con le proprie strategie anche se ciò significa risultati non ottimali nel breve termine. Dall’altro operare in un’azienda familiare comporta una disciplina ancora maggiore. Ad esempio, un familiare potrebbe voler assumere delle cariche direttive senza averne la stoffa. È spesso necessario saper operare, al tempo stesso, in quattro vesti diverse: azionista, familiare, amministratore e manager e, a volte, può non essere chiaro a quale titolo ci si stia rivolgendo, in un determinato momento, a un familiare”.

Come motivare invece dipendenti e collaboratori dell’azienda?

“Creando un senso di fierezza e appartenenza, rendendo piacevole l’ambiente di lavoro, ponendo degli obiettivi ambiziosi. Lo scopo ultimo? Sorprendere e appagare il cliente con il miglior prodotto possibile, che si tratti di una tazzina di espresso o di un bicchiere di vino”.

Quali ricette infine per una scuola più vicina alle esigenze di competitività della società di oggi?

Conclude Riccardo Illy:“Primo e più importante, la scuola dovrebbe insegnare ad apprendere. Dobbiamo creare una società di adulti amanti dell’apprendimento, per tutta la vita. Secondo, la comunicazione. Viviamo nell’era del sapere, le capacità comunicative sono fondamentali per sopravvivere, prima ancora che per aver successo. Terzo, per vivere in un’economia e una società globalizzate, è necessario avere una conoscenza, perlomeno pratica, dell’inglese. In questo, il nord America è in partenza enormemente avvantaggiato.”