martedì 20 Gennaio 2026
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Ipa, Sala: “Siamo interessati a sinergie con ciò che resta di Fac

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Ipa porcellane fac fratelli sala
Una tazzina Ipa Porcellane

MILANO – Dopo le notizie riportate nell’edizione di ieri sul giallo dell’interessamento via Facebook da parte del presidente dell’Ipa Porcellane di Usmate Velate (Milano) su ciò che resta della Fac di Albisola (Savona) messa in liquidazione, da Riccardo Sala abbiamo ricevuto questa precisazione. Che chiarisce la vicenda Facebook ed apre prospettive sulla possibilità di sinergie tra l’Ipa e ciò che resta della Fac, dato che gli immobili sarebbero stati ceduti ad alla società Alfa nel 2006.

La società fa capo alla famiglia Canepa affiancati da altri parenti. Per questo nella disponibilità del liquidatore ci sarebbero soltanto i macchinari. Ecco il comunicato.

Ipa: La necessità di questo comunicato scaturisce dalle notizie apparse recentemente su alcuni mezzi d’informazione

Al pari della stragrande maggioranza delle aziende riteniamo i social networks una miniera di informazioni tutta da esplorare al fine di migliorare e indirizzare le strategie industriali. Allo scopo è pratica comune l’ utilizzo di alias per la raccolta di informazioni. Un po’ come se si entrasse nel bar del paese per sentire cosa ne pensa la gente di quello che succede localmente.

Teniamo a precisare che la nostra attività di raccolta informazioni è iniziata a Gennaio 2012

Non appena la FAC è stata chiusa ed era ormai chiaro a tutti che non avrebbe più riaperto. Ed infatti in seguito è stata dichiarata la messa in liquidazione. Parallelamente era comunque stato attivato il contatto con la struttura preposta ad organizzare e valutare le possibili opportunità per il futuro di FAC Gli articoli di stampa hanno esagerato alcune posizioni e sono scaturiti da alcuni malintesi iniziali subito chiariti con le istituzioni nell’ arco di 24 ore.

L’ interesse di IPA spa ad approfondire alcune possibilità di sinergia con ciò che rimane di FAC è autentico

E fondato sul fatto che le due aziende hanno caratterizzato il mercato delle tazze per torrefazione degli ultimi 50 anni. A chiarimento di tutto ciò riportiamo quanto dichiarato dal Sindaco di Albisola Senatore Franco Orsi e ripreso immediatamente dagli organi di stampa: “Mi sono sentito telefonicamente con i signori Sala che hanno manifestato interesse per un incontro dopo Pasqua al fine di verificare le opportunità proposte dell’Amministrazione Comunale oltre all’esame delle “carte” della FAC.

Ho fatto presente che considero chiusa ogni polemica con i titolari dell’IPA che è un’azienda che rappresenta, dal punto di vista industriale, un interlocutore interessante e credibile per ciò che rappresenta nel settore e per le capacità che ha dimostrato con i numeri della propria produzione e del proprio fatturato.” Naturalmente noi e la nostra rete vendita siamo a disposizione per fornire qualsiasi altro chiarimento. I.P.A. Industria porcellane S.p.A.

La recensione: “Alla ricerca del cacao perduto” di Gianluca Franzoni

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Gianluca Franzoni
Gianluca Franzoni

MILANO –  Il libro, “Alla ricerca del cacao perduto”, di Gianluca Franzoni, ripercorre l’evoluzione di questo prezioso prodotto, partendo dall’importante ruolo che ha rivestito presso i popoli precolombiani per arrivare al successo diffuso a livello globale dei giorni nostri. L’autore è il fondatore di Domori, azienda specializzata nella lavorazione del cioccolato di alta qualità.

CONTENUTI

Sempre alla ricerca dell’aroma perfetto, Franzoni ha trascorso anni in Sudamerica nel tentativo, riuscito, di recuperare una particolare varietà di cacao, il Criollo, abbandonata dalle grandi realtà multinazionali perché poco produttiva e non redditizia, ma perfetta per ottenere del cioccolato dalle eccezionali caratteristiche organolettiche.

Un’intervista, suddivisa in diversi capitoli, racconta questa avventura, dai primi viaggi fino alla realtà attuale di Domori.

Si spiegano tutte le lavorazioni, agricole e industriali, che portano dalla fava di cacao alla tavoletta di cioccolato; vengono fornite, inoltre, le informazioni necessarie per riconoscere un prodotto di qualità e per degustarlo cogliendo tutte le sfumature di aromi e fragranze.

SCHEDA

Autori: Camilla Baresani – Gianluca Franzoni
ALLA RICERCA DEL CACAO PERDUTO
ed. GRIBAUDO
ed. None
pp. 192
formato 17,5×24
brossura con alette
€ 25,00
ISBN: 8858004760
EAN: 9788858004760

Brasile, Somar prevede tempo secco per tutta la settimana

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Brasile mercati somar colombia Comexim
La bandiera del Brasile

MILANO – Il servizio meteo Somar prevede il permanere di condizioni di tempo secco in buona parte della coffee belt nel corso di questa settimana, con assenza totale di pioggia in San Paolo, Paraná e Minas meridionale e livelli minimi delle precipitazioni nelle altre regioni. “Il tempo è tornato a essere secco negli ultimi giorni – ha dichiarato Marco Antonio dos Santos – e ciò comporterà un ulteriore riduzione dell’umidità del suolo”.

Somar: la siccità potrebbe riflettersi negativamente sullo sviluppo del prossimo raccolto portando alla formazione di chicchi di minor peso

Secondo un report di Goldman Sachs, pubblicato la settimana scorsa, condizioni di tempo secco nei prossimi mesi potrebbero portare a una ripresa dei prezzi degli arabica, che hanno subito una flessione del 20% sulla borsa newyorchese nel primo trimestre 2012.

L’inizio delle operazioni di raccolta per la campagna 2012/13 è previsto per inizio maggio.

INDONESIA – Ancora in calo l’export da Sumatra

Gli imbarchi dall’isola di Sumatra, principale regione di produzione dell’Indonesia, hanno segnato, a marzo, il terzo calo mensile consecutivo risultando pari a 5.070 tonnellate contro le 5.358 di febbraio, secondo i dati del locale ufficio del commercio e dell’industria.

Le quantità di prodotto disponibili sono scarse – ha dichiarato il capo del settore ricerca e sviluppo dell’unità locale dell’associazione indonesiana degli esportatori e dell’industria del caffè (Aeki) Mochtar Luthfie – e riguardano quantità limitate di caffè proveniente dalle zone a più bassa altitudine, che hanno avuto quest’anno un modesto raccolto precoce.

Il raccolto principale si svolgerà tra maggio e luglio protraendosi in alcuni casi sino a settembre.

Burger King: l’offerta del caffè rinnovata con lo spagnolo Saimaza

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Burgr king gruppo autogrill

MILANO – Burger King rinnova l’offerta caffè nei suoi 500 locali spagnoli grazie a una partnership con Saimaza (Kraft Foods), lo storico torrefattore iberico sul mercato dal 1908. Una mossa – quella del gigante americano della ristorazione veloce (2,5 miliardi di dollari di fatturato nel 2010) – messa in atto con l’obiettivo di realizzare un incremento “significativo” di vendite e clientela nelle fasce orarie della mattina, del primo e del tardo pomeriggio. Il lancio è in linea con la nuova strategia della catena di Miami, che punta a estendere l’operatività dei propri ristoranti (laddove reso possibile dalle legislazioni vigenti) all’intero arco delle 24 ore della giornata.

Burger King aprirà quest’anno in terra spagnola 35 nuovi locali con la creazione di 600 posti di lavoro

I clienti di Burger King potranno scegliere tra 7 bevande diverse (espresso, macchiato, caffellatte, cappuccino, americano, latte e caffè con gelato), tutte preparate con caffè 100% arabica. Per ogni singolo punto vendita verrà sostenuto un investimento compreso tra i 4 e i 12 mila euro, a seconda che si installi la sola macchina da caffè o venga allestito un vero e proprio corner all’interno del locale.

Secondo María González-Amézqueta, direttore marketing per l’area Mediterraneo

Il lancio della nuova gamma di bevande al caffè è in linea con il nuovo claim “Have it your way”, che annuncia novità nell’esperienza Burger King, a livello di prodotto, qualità degli allestimenti e personalizzazione dei servizi. Per il lancio è prevista una campagna – affidata all’agenzia pubblicitaria La Despensa – che utilizzerà i media tradizionali e quelli on line e che avrà come claim lo slogan “Il caffè di Burger King farà parlare di sé”. Previsti spot televisivi e radiofonici, banner sui portali internet e una nuova applicazione per smartphone sviluppata da YOC.

Gianfranco Brumen: “Anche in autostrada no al caffè sgradevole”

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Gianfranco Brumen
Gianfranco Brumen

MILANO – Scrive Gianfranco Brumen: “A proposito dell’articolo “Caffè in Italia” di Sara Uliana concordo che la maggior parte dei proprietari di bar e caffetterie siano attratti dalle offerte commerciali del settore a scapito della qualità del prodotto. Quando viaggio in autostrada, a parte qualche raro punto di ristoro che offre dei caffè a marca diversa dalla predominante, mi vedo costretto a bere una cola piuttosto che sentirmi a lungo l’amaro in bocca di una miscela di bassa qualità.

Infatti un a volta ho contestato la qualità dell’espresso servito in un autogrill e mi è stato risposto che l’azienda non considerava il caffè un prodotto trainante!”

Gianfranco Brumen si espone sulla percezione del marchio nei consumatori

Concordo che nella maggior parte dei casi il consumatore è attratto dalla marca, però nel caso del caffè al bar molto raramente so che miscela bevo, perché spesso non è evidenziata la marca e sotto il nome di una medesima marca possono esserci diversi tipi di miscele di qualità ben diversa.

Vengono ben evidenziate soltanto le miscele al 100% di Arabica e non sempre al bar questo è posto in evidenza. Anche nel caso del caffè è una questione di conoscenza del prodotto e di cultura della qualità che purtroppo si scontrano con l’aumento del costo della materia prima e degli altri costi di gestione.

Tutto ciò comunque non giustifica la somministrazione di un prodotto sgradevole che ti lascia l’amaro in bocca, disaffeziona il cliente e non fa una buona pubblicità alla patria dell’espresso.

Gianfranco Brumen coffee technology senior consultant
Info: brumeng@tiscali.it

Enrico Venuti: “In autostrada non è cattivo solo il caffè”

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Enrico Venuti
Enrico Venuti

MILANO – Io, Enrico Venuti, leggo con ilarità l’articolo della giornalista Sara Uliana da voi puntualmente riportato. Essendo un “kilometrista” autostradale e avendo già degustato questo nuovo “nettare” proposto nei sempre più deserti bar della rete autostradale, non posso far altro che esclamare: “Finalmente qualcuno se ne è accorto!”

Venuti: Non voglio entrare nei dettagli qualitativi o degustativi sarebbe troppo facile e non corretto nei confronti di chi lavora

Ilarità perché questo è il male minore, in un’Italia dove ci hanno imposto di circolare in autostrada a 130 km orari anche con automobili che sono dei gioielli di tecnologia, ma permettono di viaggiare ai camion provenienti dai paesi ex blocco sovietico che sono delle mine vaganti e già tanti disastri hanno combinato; “mentre i nostri devono essere super collaudati e certificati….” in un’Italia dove, dopo averci spremuto con tassazioni da paesi scandinavi, ora ci ritassano e ci spremono come agrumi ma senza togliersi i privilegi, in un’ Italia di sprechi e spreconi, mangioni, corrotti e corruttori, paese che non riesce neanche a farsi valere per riportare a casa i valorosi marò, ma mi facciano un piacere.

C’è ben altro per cui indignarsi che un caffè bevuto in autostrada. Almeno siamo LIBERI e possiamo scegliere se riordinarlo la prossima volta. Questo è quello che ci meritiamo: piegare la schiena, pagare e tacere

Enrico Venuti, libero pagatore di tasse cittadino italiano

Fac e Ipa: il trucco di Sala di infilitrarsi nel gruppo facebook dell’azienda in crisi

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Ipa porcellane fac fratelli sala
Una tazzina Ipa Porcellane

ALBISOLA – Sui quotidiani Il Secolo XIX, il Giornale e Ivg sono usciti questi articoli che riguardano la vicenda drammatica dell’azienda Fac di Albisola e un coinvolgimento di Riccardo Sala, presidente dell’azienda concorrente, Ipa Industria Porcellane di Usmate Brianza provincia di Milano, nonché membro del consiglio direttivo di Confindustria Ceramica Ve li proponiamo Fac, “intrigo” su Facebook Giovanni Vaccaro Fac, «Imu e Tarsu sospese»

Futuro della Fac, ancora un incontro Albisola

– C’è chi legge il futuro nel fondo di una tazzina da caffè e chi prova a condizionare il futuro di un’azienda di tazzine che va a fondo. La guerra fredda si è scatenata anche nel mondo della ceramica industriale. Un’operazione che ha assunto il sapore dello spionaggio è stata condotta attraverso Facebook per mesi sino a essere smascherata da un ragazzino di tredici anni. Il terreno della vicenda è quello su cui sorge la Fac, Fabbrica Albisolese Ceramiche, già azienda leader nella produzione di tazzine da caffè per i grandi marchi internazionali entrata in crisi una decina di anni fa ed oggi chiusa, con i 148 operai impegnati in un presidio permanente per difendere lo stabilimento dalla liquidazione.

A tentare di infiltrarsi fra i dipendenti, gli enti locali e i sindacati è stato in prima persona Riccardo Sala, presidente dell’azienda concorrente, la Industria Porcellane Ipa di Usmate Brianza, nonché membro del consiglio direttivo di Confindustria Ceramica.

Sala ha utilizzato due pseudonimi, Aldo Profeta e Franco Bitta, per intervenire nella pagina Facebook usata da dipendenti della Fac e dagli stessi sindacalisti per comunicare con l’esterno

A smascherare il tentativo è stato però il sindaco di Albisola, Franco Orsi (che ricopre anche la carica di senatore Pdl). Grazie all’aiuto del figlio tredicenne, piccolo genio dei computer, ha scoperto che la foto usata per il profilo di Aldo Profeta era in realtà quella di un cantante e showman inglese, Peter Andre, sollevando i primi dubbi sulla sua reale identità. I sospetti si erano addensati sulla figura di Aldo Profeta poiché, pur non essendo noto ad Albisola, dimostrava una profonda conoscenza del settore e delle vicende della Fac, compresi gli appetiti immobiliari che potrebbero sorgere se la fabbrica venisse smantellata.

Profeta, giusto per tenere fede al nome, era diventato in breve tempo una sorta di “capopopolo”, osannato da un gruppo di dipendenti, contestato da altri per le idee espresse sul presidio e sul futuro della Fac. Alla fine, a far crollare il castello dell’identità fasulla dell’imprenditore brianzolo, è stato un ragazzino di tredici anni. Il figlio del sindaco Orsi ha mostrato al papà un programma su Bing, un motore di ricerca Microsoft che confronta l’immagine inserita dall’utente con tutte quelle disponibili sul web. E in pochi secondi è emerso che la foto di Aldo Profeta (alias Riccardo Sala) era in realtà quella di un attore inglese.

Alla fine lo stesso Sala è stato costretto a rivelare la sua vera identità. Ad Albisola la notizia ha scatenato un terremoto

Il sindaco Orsi ha espresso sconcerto di fronte ai mezzi usati dai titolari della Ipa per infiltrarsi nelle discussioni sulla Fac ed ha reagito con estrema durezza, annunciando di valutare un esposto al collegio di sorveglianza di Confindustria. Oltre ovviamente a smascherare davanti a tutti la vera identità dei fasulli Aldo Profeta e Franco Bitta. Riccardo Sala, con il fratello Roberto, guida la Ipa, unica azienda rimasta sulla scena del mercato italiano delle tazzine da caffè per uso industriale, ha ammesso la sua identità. Ma questo ha lasciato ancor più esterrefatti lavoratori e sindacalisti. «Certo, questo è un alias – ha spiegato Sala, a capo di un piccolo impero che fattura oltre venti milioni di euro e occupa 140 dipendenti -. La scelta della foto dell’attore famoso di certo non voleva contribuire alla sua blindatura. Pensavamo che valessero di più le idee esposte che non chi le dicesse».

Il tentativo di infiltrarsi sotto falso nome, però, non è stato digerito dal sindaco Orsi, che ha definito il “mezzuccio” «Un affronto per tutta la città di Albisola». e poi ha aggiunto:

«Chissà se nel mondo della produzione di tazzine per uso professionale c’è un imprenditore normale o sono tutti strani come quelli che mi è capitato di conoscere. Ma se domani qualche imprenditore con progetti concreti per la nostra città si presentasse, noi siamo pronti ad ascoltarlo». Dello stesso tenore le reazioni dei sindacati. Fulvio Berruti, segretario provinciale Filctem-Cgil, ha però rilanciato: «Se non si è trattato solo di una presa in giro di pessimo gusto, il signor Sala potrebbe venire ad Albisola per incontrarci». Anche solo per prendere un caffè. Dal vero. Fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2012/04/04/APIRMwEC-facebook_concorrenti_della.shtml#axzz1r9kOLwFR

Il senatore detective smaschera i manager che aizzano gli operai

La fabbrica sta fallendo: Orsi, sindaco Pdl di Albisola, scopre la mossa sleale dei titolari dell’azienda concorrente

di Paola Setti

C’è un’azienda in crisi, la Fac di Albisola, che produce ceramiche e si avvia al fallimento, con un buco in bilancio che viaggia sugli 8 milioni di euro e 148 lavoratori quasi a spasso. C’è una pagina Facebook, «Salviamo la Fac», che diventa un forum fra dipendenti, cittadini e istituzioni, un tavolo di confronto mediatico fra ben 5mila persone alla ricerca di soluzioni perché, al di là dei futuri disoccupati, questa è una fabbrica storica, quella in cui i grandi ceramisti da Salino a Fabbri hanno cotto prestigiosi pezzi della loro arte.

E c’è il sindaco Pdl, il senatore Franco Orsi, che da mediatore si trasforma in detective e smaschera i due agit prop del gruppo, che aizzano i lavoratori contro ogni salvagente, ma altro non sono che il presidente e l’amministratore delegato della massima azienda concorrente, la Ipa Porcellane di Milano. Benvenuti nell’era del web, quella in cui oltre a guardarti da certe cattive gestioni tocca diffidare pure delle imitazioni. Sono due mesi che va avanti così. Il sindaco prospetta una delocalizzazione?

Aldo Profeta e Franco Bitta, l’uno giovane bancario di Sestri Levante, l’altro semplicemente registrato come «uomo», scrivono che no, attenti, così non se ne esce. Il sindaco pensa di proporre alla proprietà di trasformare una parte dei volumi in residenza, a patto di non chiudere la fabbrica? Ohibò: i due con fare ambientalista gridano alla speculazione edilizia dietro l’angolo.

È allora che Orsi inizia a farsi delle domande

«C’è una cosa che non capisco: su questa pagina scrivono molti operai Fac, altrettanti albisolesi e altre persone che ci mettono la faccia. Poi ci sono una serie di personaggi che sui loro profili non hanno una foto né un amico comune». E insomma chi sono? Potenza della tecnologia, il senatore imbraccia uno di quei programmini che tu metti la foto e lui ti dice il nome del fotografato. Se Bitta ha un logo, Profeta invece, sorpresa, ha messo la foto di un giovane attore inglese, Peter Andre. Scoperti, i due confessano: siamo Riccardo e Roberto Sala, titolari di Ipa. Orsi non ci può credere e scrive ai fratelli Sala: qualcuno usa i vostri nomi su Facebook.

Risposta: siamo proprio noi. Ai naviganti, i due fratelli mandano un messaggio conciliante: «La nostra azienda è stata contattata tempo fa dallo studio 3G &partners in quanto è considerata una delle pochissime realtà industriali italiane che potrebbero prendere in seria considerazione il rilancio della Fac. Ma allo stato attuale riteniamo un nostro intervento altamente improbabile». E insomma: «Abbiamo scambiato informazioni, raccolto idee e valutato persone: abbiamo tastato il polso al territorio».

Già. Il problema, annota Orsi, è che «lorsignori avevano tutto l’interesse a smontare ogni azione di salvataggio, che l’obiettivo fosse far fallire un’azienda concorrente, oppure acquisirla». Lui ci vede se non una turbativa del mercato, almeno una violazione del codice etico di Confindustria, visto che Riccardo Sala fa parte del Consiglio direttivo Ceramica. Quindi, ieri ha preparato l’esposto da inviare all’associazione, cui probabilmente aggiungerà la firma anche l’Unione industriale di Savona. Toccherà inserirci anche l’ultimissima dichiarazione dei fratelli Sala, che al «signor sindaco» scrivono, sempre su Facebook: «Qui pubblicamente le dichiaro, visto la sua convinzione ammirevole, la nostra disponibilità di valutare qualsiasi sua proposta che ci faccia ricredere sulla convenienza di intervenire nella Fac, speculazioni vere o false a parte». Appunto.

http://www.ilgiornale.it/interni/il_senatore_detective_smaschera_manager_che_aizzano_operai/04-04-2012/articolo-id=581337-page=0-comments=1

Fac Albisola, fissato l’incontro con la famiglia Sala

La Rsu: “Ogni imprenditore serio è ben accetto” Federico De Rossi “Mi sono sentito telefonicamente con la famiglia Sala, che hanno manifestato interesse per un incontro dopo Pasqua al fine di verificare le opportunità proposte dell’amministrazione comunale sul futuro della Fac, oltre all’esame delle “carte” dell’azienda e la sua situazione. Ho fatto presente che considero chiusa ogni polemica con i titolari dell’Ipa che è un’azienda che rappresenta, dal punto di vista industriale, un interlocutore interessante e credibile per ciò che rappresenta nel settore e per le capacità che ha dimostrato con i numeri della propria produzione e del proprio fatturato”.

Lo afferma su Facebook il sindaco di Albisola Superiore Franco Orsi, dopo le voci su un possibile interessamento da parte della famiglia Sala per la storica azienda albisolese

L’incontro è stato fissato dopo Pasqua proprio quando il liquidatore nominato dalla proprietà avrà in mano il quadro completo e dettagliato sulla situazione patrimoniale dell’azienda, i suoi debiti e le cifre finanziarie del sito produttivo, dove i lavoratori sono ancora in assemblea permanente in attesa di conoscere il loro destino. Il sindaco Franco Orsi, sempre sul social network, ha ribadito la volontà di raccordarsi con dipendenti della Fac e organizzazioni sindacali su ogni possibile ipotesi per salvare l’azienda e riprendere la produzione. “Gli imprenditori con progetti seri, interessati a dare lavoro e sviluppo quanto al loro profitto erano, sono e saranno i benvenuti alla Fac ed a Albisola la mia proposta e’ che il sindaco di Albisola Franco Orsi organizzi un incontro in comune con i fratelli sala le organizzazioni sindacali e la Rsu al più presto, per conoscerci e capire le loro reali intenzioni” sottolinea Alessandro Milanesi della Uilcem Rsu Fac.

Fonte: http://www.ivg.it/2012/04/fac-albisola-fissato-lincontro-con-la-famiglia-sala-la-rsu-ogni-imprenditore-serio-e-ben-accetto/

Wmf ha comprato Cma spa e Wega srl

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wmf
Il logo Wmf

MILANO – Wmf, che oltre a costruire posate e pentole è il colosso mondiale delle macchine superautomatiche per il caffè, ha acquisito contemporaneamente la Cma Spa e la Wega Srl, tra i maggiori costruttori nazionali di macchine professionali. La Wmf ha concordato con la famiglia Dal Tio il prezzo di 35 milioni di euro, considerato basso dagli addetti ai lavori che ora stanno ragionando sui motivi di questa valutazione, e tutti i punti che definiscono l’acquisizione.

Wmf Ag: il consiglio ha accettato nella sua riunione conclusa pochi minuti fa tutti i dettagli dell’acquisizione

Il gruppo Cma Spa e Wega Srl Group produce macchine professionali per il caffè che commercializza principalmente, ma non soltanto, con i marchi Astoria e Wega. Lo scorso anno il fatturato non certificato del gruppo italiano ha chiuso sulla cifra di 50 milioni di euro. Come sempre in questi casi è in corso la due diligence dell’acquirente per la verifica dei conti e della struttura aziendale del gruppo Cma Wega. Alla quale seguiranno le necessarie autorizzazioni dell’antitrust, date le dimensioni della Wmf.

Natascia Camiscia: “Con la torrefazione insegniamo il mestiere dell’export”

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PESCARA. Negli ultimi due anni, nonostante la drammatica congiuntura economica, ha ampliato la pianta organica di dieci unità e ha dato vita ad una scuola di formazione professionale, che attira allievi da tutto il Paese. La crisi economica non frena la crescita di Universal Caffè. Si tratta di una storica azienda abruzzese operante da diversi decenni nel settore della torrefazione del caffè, conosciuta in Italia e nel resto del mondo. La storia di Universal inizia a Pescara nel 1963, quando Raffaele Camiscia apre la sua prima torrefazione artigianale. Rapidamente, grazie alla costante ricerca di miglioramento ed innovazione, l’azienda di famiglia si trasforma in una vera industria del caffè, aprendosi ai mercati internazionali. Amministrata oggi da Natascia Camiscia, figlia del fondatore, Universal esporta, infatti, i suoi prodotti in 25 Paesi esteri. Nonostante le dimensioni industriali, la filosofia dell’azienda è basata sull’incontro tra tradizione e modernità. «Negli anni», spiega l’amministratore unico, Natascia Camiscia, «abbiamo percorso la strada dell’innovazione, adeguandoci alle esigenze in continuo cambiamento, senza però stravolgere le tecnologie di base e mantenendo quell’autentica tradizione artigianale». «La tecnologia di cui disponiamo», aggiunge Camiscia, «contribuisce a fare in modo che il processo di lavorazione dia origine a prodotti di qualità, caratterizzati da elevati livelli di salubrità. I chicchi, infatti, da quando arrivano in azienda nei sacchi di juta a quando escono perfettamente confezionati, non entrano mai in contatto con l’ambiente esterno». L’offerta di Universal è molto varia: dai prodotti per bar e ristoranti a quelli per i consumatori privati, da quelli per la distribuzione automatica a quelli biologici, fino alle cialde, alle capsule e al merchandising. L’azienda, che conta circa 50 dipendenti distribuiti nei diversi settori, ha sede a Moscufo, in una struttura che, tra produzione e uffici, si estende su oltre 15 mila metri quadri. Nel corso degli anni, Universal si è dotata di una serie di certificazioni, come la Iso 9001, la Icea (Istituto certificazione di etica ambientale) per la produzione di caffè biologico, e la Nop (National organic program), che consente l’export delle miscele bio negli Stati Uniti. L’azienda è da sempre impegnata in numerose iniziative no-profit legate al sociale. Ne sono esempio le attività portata avanti in occasione del terremoto del 2009, con la donazione di caffè e macchine da caffè a diverse tendopoli, la realizzazione, grazie ai finanziamenti di Universal, di un appartamento nella Casa-alloggio dell’Agbe a Pescara, e l’adesione ai progetti equosolidali del circuito internazionale Fair Trade. Consapevole delle sfide imposte dalla società moderna in continua evoluzione, cinque anni fa, Universal – unica azienda autorizzata a rilasciare nel centro-Sud Italia certificazioni Scae (l’associazione europea specialisti del caffè) – ha dato vita ad una scuola per professionisti. Quello offerto è un percorso formativo, non soltanto dal punto di vista tecnico, ma anche in termini di consulenza. Fonte: ilcentro

Valle d’Aosta, Fiepet-Confesercenti: “L’espresso rimanga a un euro”

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prezzo cremona rincaro il caffè al bar del tuo cuore varese
Ancora la questione del costo del caffè

MILANO – Dopo l’annuncio di lunedì della Fipe-Confcommercio in Valle d’Aosta si apre tra le due associazioni del settore il dibattito sul prezzo della tazzina che era fermo da cinque anni. Come si ricorderà la Fipe-Confcommercio aveva annunciato un aumento del dieci per cento, con il nuovo listino a 1,10 euro al banco (a cui si sono prontamente adeguati alcuni associati), “inevitabili perché le miscele sono rincarate del 40%”.

Ieri ha risposto la Fiepet-Confesercenti: “Macché aumenti, diamo un segnale e lasciamolo a un euro”

“Pur consapevoli – scrive Fiepet-Confesercenti in una nota – del momento di difficoltà di tanti pubblici esercizi a seguito della forte contrazione dei consumi, degli aumenti delle materie prime, dei costi dell’energia e di una pressione fiscale tra le più alte al mondo, invitiamo i nostri associati a contenere il prezzo della tazzina del caffè”.

E ancora: “Il simbolico prezzo inalterato, sarebbe, per noi un piccolo segnale in controtendenza che potrebbe essere apprezzato dai consumatori. Detto questo, siamo nel libero mercato e ognuno decide ciò che crede meglio per la propria azienda”.