martedì 20 Gennaio 2026
Home Blog Pagina 4013

Venditalia ’12, in vetrina il futuro della distribuzione automatica

0
lucio pinetti vending confida venditalia
Lucio Pinetti Presidente Confida

MILANO – Al via dal 9 al 12 maggio prossimi Venditalia 2012, appuntamento fieristico biennale e tappa obbligata a livello mondiale per tutte le aziende che operano nel settore della distribuzione automatica. La manifestazione, promossa da CONFIDA, l’associazione italiana della distribuzione automatica, e organizzata da Venditalia Servizi, la società ad essa collegata, si terrà presso i padiglioni 3 e 4 di FieraMilanoCity.

“Nonostante l’indubbio momento critico che anche il settore della distribuzione automatica sta attraversando abbiamo finora ottenuto risultati sorprendenti. A 2 mesi dall’apertura della fiera hanno confermato la loro presenza oltre 200 aziende espositrici, con un + 16% di espositori stranieri provenienti da 17 paesi, a conferma del forte carattere internazionale della manifestazione, e un + 10% di spazi venduti rispetto al 2010, grazie anche a un significativo aumento della dimensione media degli stand” spiega Lucio Pinetti, presidente di Confida e Venditalia Servizi.

“Rispetto alla scorsa edizione, tra l’altro, i padiglioni che ospiteranno la manifestazione saranno ben più grandi, per una superficie complessiva di 32.000 metri quadrati – un’enormità rispetto a qualsiasi altra manifestazione del Vending nel mondo. L’obiettivo per questa edizione è registrare cifre ancor più importanti, con un numero di espositori in crescita” continua Pinetti. Vendingville Nuova nella concezione, Venditalia si propone a visitatori ed espositori in una veste completamente rinnovata.

“Tante le novità – spiega Pinetti – a partire dall’allestimento: Venditalia non sarà più un evento espositivo classico, ma diventerà una vera e propria città del Vending, Vendingville, in cui gli operatori non saranno soltanto attori economici ma costituiranno una vera e propria community. Gli stand sono concepiti come negozi, spazi commerciali e luoghi di aggregazione, intorno a vie e piazze in cui si terranno anche eventi, per una manifestazione dinamica e fortemente innovativa rispetto al passato”.

Il fuori salone “Vending Party” si terrà venerdì 11 maggio, presso l’Ippodromo del Galoppo di Milano: un evento nell’evento che ospiterà tutta la community internazionale del vending dalle 19 fino a notte fonda, con l’eccellenza della gastronomia italiana, musica e intrattenimento. Vending Revolution “Venditalia 2012 sarà parte fondamentale della ‘Vending Revolution’” continua Pinetti: “la fiera costituisce una risposta corale del vending contro questo periodo di crisi e stagnazione”.

Il vending, inoltre, non è più soltanto un canale di somministrazione, bensì una tecnologia applicabile a qualsiasi contesto: “le vending machine – spiega Pinetti – sono una sorta iPad del commercio, destinate ad aprirsi a utilizzi diversissimi tra loro”. L’edizione di quest’anno punterà moltissimo all’innovazione: “Penso all’apertura verso nuove categorie di consumatori attraverso la vendita di prodotti diversificati rispetto agli standard ‘caldo’ e ‘freddo’, alla penetrazione in locazioni differenti dai consueti (fabbrica, scuola e ufficio).

Un’ulteriore via da esplorare sono gli altri canali della distribuzione moderna” spiega il Presidente Pinetti. Con oltre 2 milioni di macchine installate in Italia, una ogni 29 abitanti, il settore fattura oltre 2 miliardi di euro e impiega circa 35.000 addetti. L’Italia è tra i leader nella produzione di distributori automatici e di sistemi di pagamento di cui esporta circa il 70%. Venditalia – Esposizione Internazionale della Distribuzione Automatica, è giunta alla sua VIII edizione. La prima si svolse a Genova dal 7 al 10 maggio del 1998.

Il forte legame con CONFIDA – Associazione Italiana Distribuzione Automatica, socio di maggioranza di Venditalia Servizi Srl, ha garantito la massima partecipazione da parte delle aziende del Settore. Negli anni l’appuntamento ha avuto un successo sempre crescente di espositori e di pubblico, tanto che nel 2004 la manifestazione ha ottenuto l’importante riconoscimento di Fiera Internazionale. Dal 2006 Venditalia si è spostata nel quartiere espositivo di Fieramilanocity. Venditalia, edizione dopo edizione, si conferma quale la più grande rassegna nell’ambito del Vending, sia per le dimensioni dell’area espositiva, sia per il numero di aziende espositrici e di visitatori, che partecipano da tutto il mondo e che presentano in anteprima i propri prodotti, le tecnologie più innovative e gli ultimi ritrovati del settore.

Venditalia 2012
9 – 12 maggio
FieraMilanoCity, Padiglioni 3 e 4

L’invito a restare svegli per salvare gli altri in una pubblicità giapponese

0
pubblicità
La pubblicità sulla sicurezza alla guida

MILANO – Quando gli altri dipendono dalla tua capacità di restare sveglio. Ecco la pubblicità di una marca di caffè giapponese molto chiara.

Sara Lee: acquistata la Express Coffee in Brasile

0
Sara Lee
Il logo di Sara Lee

MILANO – Il colosso Sara Lee, società statunitense attiva nel settore del largo consumo, ha acquistato Express Coffee of Brazil. I dettagli finanziari dell’operazione non sono stati svelati. Sara Lee ha messo a punto l’operazione per rafforzare la sua presenza nel mercato del caffè al consumo che sta crescendo molto a rapidamente in Brasile.

Starbucks rinvia indefinitamente lo sbarco in Croazia

Intanto Starbucks ha rinviato indefinitamente il suo sbarco nel mercato croato, inizialmente previsto per questo autunno.

Lo riferisce Jutarnji List, secondo il quale la multinazionale americana ha adottato questa decisione dopo un’attenta valutazione del mercato.

“Rimaniamo dell’opinione che la Croazia presenti un rilevante potenziale per Starbucks, perché i croati apprezzano il buon caffè – ha dichiarato un portavoce del colosso americano – Continueremo a monitorare il mercato e apriremo i nostri primi locali al momento opportuno”.

Secondo il quotidiano zagabrese, il passo indietro potrebbe essere motivato, oltre che dalla crisi economica, dai cattivi risultati ottenuti in Croazia dal rivale inglese Costa Coffee, nonché dalle peculiarità del mercato locale.

Officina Rancilio 1926 partecipa alla mostra “Che storie! Oggetti, miti e memorie” dedicata ai Musei d’Impresa del made in Italy

0
Officina Rancilio 1926
Il museo a Parabiago

MILANO – La mostra, promossa dal Comune di Milano – Cultura, Moda, Design – Palazzo della Ragione, e da Museimpresa (Associazione Nazionale Musei e Archivi d’Impresa) è stata organizzata in occasione del Salone del Mobile – FuoriSalone, e vuole essere un percorso nel made in Italy attraverso le collezioni delle più importanti aziende del nostro Paese. L’esposizione rappresenta un affascinante viaggio alla scoperta delle ricche collezioni di circa 50 musei e archivi d’impresa italiani: un viaggio che accompagna nella rievocazione di storie straordinarie di uomini, imprese e oggetti che hanno lasciato il segno nella nostra società e nella nostra cultura e che insieme hanno contribuito a fare del made in Italy una sorta di marchio che tutti ci invidiano.

Officina Rancilio 1926 nella storia del made in Italy

Quattro le aree tematiche attorno alle quali ruota l’intera mostra: memoria, mito e passione, meraviglia, continuità, ciascuna delle quali illustra come musei e archivi d’impresa rappresentino un ponte importante tra passato, presente e futuro. Officina Rancilio 1926 è stata presente con due dei pezzi più rappresentativi della sua collezione: la Regina, la prima macchina della Collezione e la Z8 progettata dal famose disigner Zanuso.

Attraverso queste macchine si ripercorre la storia della macchina per caffè da bar, la sua nascita e la sua evoluzione sia dal punto di vista tecnico che stilistico, per ricordare l’importanza di questo oggetto tanto presente nella vita quotidiana degli italiani negli ultimi 100 anni.

Accanto alle macchine di Rancilio ci saranno oggetti, fotografie, filmati, prototipi di altre importanti aziende italiane di diversi settori produttivi: si va dal food e beverage (Campari, Branca, Martini, Peroni,Amarelli, Barilla) ai motori (Piaggio, Pirelli, Ducati, Ferrari, Alfa Romeo),dalla moda (Ferragamo, Borsalino, Safilo, Rossimoda) al design (Alessi,Guzzini, Kartell).

Informazioni sulla mostra:

Sede Palazzo della Ragione (piazza Mercanti 1) – Milano Apertura ufficiale al pubblico mercoledì 10 aprile ore 20.00 11 aprile – 12maggio 2013 Orari Lunedì: 14.30 – 19.30; da martedì a domenica: 9.30 – 19.30; giovedì: 9.30 – 22.30 Ingresso gratuito.

www.comune.milano.it/palazzoreale Rancilio Group spa www.rancilio.com

Nestlé investe 92 milioni per rilanciare il settore del cacao

0
nespresso svizzera Nestlé
Uno dei siti produttivi Nespresso

MILANO – Basta un uovo di Pasqua per far felice un bambino. Nel mondo, il consumo di cioccolato è aumentato del 14% negli ultimi cinque anni. Festività a parte. Ma, paradossalmente, la produzione di cacao si sta contraendo. Il motivo? Non è facile coltivare il cacao: i suoi alberi sono facilmente attaccabili da malattie e funghi, per cui gli agricoltori preferiscono dedicarsi a prodotti più sicuri. Oggi, il 30% soltanto delle piante genera il 70% del raccolto. Inoltre, una parte del raccolto, pari a un 30-40%, è da buttare. Vuoi le malattie. Vuoi la cattiva conservazione, unita all’aggressione degli insetti (la produzione avviene in ambienti caldi).

Nestlé sceglie le Non Ogm

Per incrementare lo sviluppo del cacao, la ricerca scientifica sta facendo passi da gigante, selezionando vegetali più resistenti, di buona qualità, e dalla vita lunga. Al centro di ricerca Nestlé a Tours (Francia) creano in laboratorio le piantine più performanti. E non sono Ogm. Queste nascono in vitro, partendo da cellule scelte. Formano «embrioni», alimentati con zucchero, ossigeno e luce, dai quali si manifestano le prime foglie e le prime radici.

Il risultato, dopo dieci anni di ricerca, è possibile grazie a un processo naturale conosciuto come moltiplicazione accelerata, che non implica alcuna modificazione genetica. Sei mesi prima «Con le nostre piante i primi frutti appaiono sei mesi prima del previsto», spiega Pierre Broun, a capo del centro di ricerca di Tours, «di conseguenza la raccolta si fa dopo 18 mesi e non dopo due anni. In più, le fave di cacao che ne derivano sono di primissima qualità. Per ogni Paese produttore va fatta una selezione specifica perché le piante si devono adattare all’ambiente in cui dovranno crescere e ai problemi specifici delle location. Per esempio, in Ecuador una delle due malattie che compromettono la produzione è stata eliminata con la selezione», aggiunge Broun.

Cambiare le cose nella filiera

«C’è ancora tanto lavoro da mandare avanti, ecco perché collaboriamo con trenta centri di ricerca e università nel mondo, tra cui la Cornell University, e abbiamo cinque piattaforme sperimentali tra Equador, Uganda e Costa d’Avorio». Resa aumentata- Senza trascurare il lato sostenibile di questo genere di agricoltura. «Se per ogni ettaro, invece di 500 chili di cacao gli agricoltori ai quali diamo le piante ricavano 3-4 tonnellate, significa che la produzione ha un minor impatto ambientale», commenta Broun.

«L’aumento della resa consente di limitare la deforestazione finalizzata alla creazione di nuove aree coltivabili. Non dimentichiamo, poi, che le varietà appositamente selezionate sono più resistenti e hanno bisogno di meno sostanze fitosanitarie». L’investimento di Nestlé per lo studio di varietà vegetali e per la formazione dei coltivatori è consistente. Con il Cocoa Plan, un progetto di lungo periodo finanziato con 110 milioni di franchi svizzeri (92 milioni di euro) in dieci anni, l’obiettivo è di aiutare le filiere in Ecuador, Venezuela, Indonesia e Costa d’Avorio. Alla fine del 2012 le piantine nate in laboratorio e distribuite ai coltivatori locali, saranno un milione. Dodici milioni in due lustri. Fonte: corriere.it

Onori “Stop alla barbarie degli agnelli, per favore non mangiateci”

0
onori torrefazione new york
Onori dice la sua sul consumo di agnelli a Pasqua

PISTOIA – Per settimane ha promosso sui giornali una campagna di sensibilizzazione animalista in occasione della Pasqua e della tradizione culinaria dell’abbacchio, ispirandosi anche alla presa di posizione del professor Umberto Veronesi che invitava, e invita ancora, dal suo sito, a fermare «la barbarie degli agnellini sgozzati». Luca Onori, laureato in scienze politiche, ma da sempre imprenditore del caffè che si divide tra Pistoia (Torrefazione New York in viale Adua) e la Valdinievole (Caffè New York in Corso Roma a Montecatini), è anche fotografo, ma la sua grande passione sono gli animali, per i quali profonde molte delle sue energie.

Onori: «Per piacere non mangiateci!»

Questo è l’appello sotto l’immagine dell’agnellino scannato e sotto ancora si legge una frase raccolta da un trasportatore pentito: «Piangono come bambini quando sentono che li uccidono». Sul quotidiano toscano La Nazione è apparsa un’intervista a Onori su questa sua particolare iniziativa. «Il mio impegno — ha detto l’imprenditore — nasce negli anni, perché gli agnelli mi fanno tenerezza e sono come i bambini accanto alla madre. Ora, nel periodo pasquale, ho provato a scendere in campo per la difesa degli agnelli, ma sono sempre stato dalla parte di tutti gli animali. In modo particolare, questo mio tentativo, è scaturito dopo avere assistito, a Capo Verde, dove mi reco per esplorazioni e fotografie, a episodi in cui questi piccoli animali vengono sgozzati tra atroci sofferenze. Al di là dell’impegno a favore degli agnelli, devo spendere una parola in generale a favore degli animali, che sono molto intelligenti».

L’obiettivo è comunque più ampio rispetto alla campagna che ha intrapreso nel periodo pasquale

«E’ quello infatti — ci spiega — di sensibilizzare le persone a creare una catena solidale a difesa della natura in genere. Io cerco sempre di dare qualcosa agli altri, uomini e animali che siano. So per certo che la natura è crudele, ma gli uomini possiedono la dote di poterli aiutare e difendere, un impegno che porto avanti da anni anche in difesa del canile Hermada, e rinnovo la preghiera che possa essere costruito il canile consortile sempre promesso e mai realizzato, dove questi poveri animali possano vivere meglio». «L’appello per gli agnelli — conclude Luca — mi è venuto dal cuore e non mi attendevo i numerosi riscontri in positivo che ho ricevuto». Fonte: LaNazione.it

Udine: 38 bar hanno gettato la spugna, solo 20 nuove aperture

0
udine
Udine

UUDINE – Trentotto locali hanno abbassato definitivamente la saracinesca in città. Tante le chiusure dei pubblici esercizi registrate, lo scorso anno, nel Comune di Udine. Il dato è pesante anche perché, a fronte di 38 cessazioni, sono state aperte solo 20 nuove attività. A scontare l’effetto della crisi è un settore troppo spesso caratterizzato da gestioni un po’ azzardate da parte di chi, magari dopo aver perso il posto di lavoro, si inventa un futuro indossando i panni dell’oste o del barista senza valutare però se nel quartiere ci sono altre insegne o se il servizio che offre è adeguato ai tempi che stiamo vivendo.

Udine: diversa la situazione sul fronte dei negozi

Che, nonostante il proliferare dei centri commerciali, riesce comunque a tenere botto, tant’è che alle 92 chiusure si contrappongono 141 nuove attività. In questo labirinto di aperture e di chiusure, Confcommercio e Confesercenti continuano a monitorare l’andamento anche perché, nel 2011, sul fronte dei pubblici esercizi non sono mancati 62 cambi di gestione.

L’analisi è tutt’altro che facile visto che, come evidenzia il responsabile cittadino dei pubblici esercizi di Confcommercio (Fipe), Franco Di Benedetto, «troppo spesso la gente è costretta a inventarsi un lavoro e tra quelli possibili il gestore di pubblici esercizi resta il più gettonato». E così quella che si profila come una necessità rischia di trasformarsi, sono sempre le parole di Di Benedetto, in «una guerra tra poveri».

Il settore, infatti, non è immune alla crisi economica che secondo le stime della Fipe, in città, rispetto allo scorso anno, «sta provocando un calo degli introiti pari al 20%»

Senza contare che «nei bilanci incide tantissimo l’erario e le tasse sui beni di consumo» fa notare Di Benedetto secondo il quale a pagare il prezzo più alto sono i locali in periferia. Un quadro che la Fipe attribuisce anche al venir meno del contingentamento delle concessioni comunali: «Questo – sostiene Di Benedetto – era l’unico modo per fare ordine». Adesso, continua sempre il rappresentante della Fipe, «uno apre accanto all’altro, c’è una concorrenza spietata sul prezzo e sul prodotto di fronte alla quale tanti gestori sono costretti a gettare la spugna».

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente di Confesercenti, Sergio Marini, secondo il quale «da quando hanno raddoppiato le licenze il comune di Udine è diventato un “bevodromo”»

Marini usa uno slogan per dire che sul fronte dei pubblici esercizi «c’è una contiguità troppo marcata». Anche la Confesercenti punta gli accenti contro «l’improvvisazione dei gestori costretti, alle volte, a chiudere prima di andare incontro a danni maggiori». A differenza della Confcommercio, però, Marini ritiene che il fenomeno delle chiusure sia più evidente all’interno della circonvallazione dei viali. Per quanto riguarda il commercio, invece, Marini invita a «non confondere il numero delle partite Iva con le attività aperte». Questo per dire che, soprattutto in centro, stanno nascendo negozi in franchising piuttosto che iniziative individuali focalizzate sulla qualità». Marini non nasconde la propria preoccupazione per una situazione che, a suo avviso, «è destinata a peggiorare. Lo scenario – conclude il presidente di Confesercenti – è molto avvilente anche perché manca un piano a lungo termine che dovrà per forza di cosa passare attraverso il progetto del centro commerciale naturale». Più ottimista il presidente del mandamento cittadino di Confcommercio, Giuseppe Pavan, convinto che il saldo in positivo tra chiusure e aperture dei negozi lascia ben sperare.

Soprattutto nelle zone di Udine a ridosso del centro come via Gemona e viale Volontari dove «in pochi mesi sono stati aperti quattro negozi». Pavan è convinto infatti che il futuro del commercio passa attraverso i negozi di quartiere, la maggior attenzione riservata a una clientela sempre più attenta su quello che acquista. Va detto, però, che nonostante il saldo resti sempre positivo, l’andamento delle aperture e delle chiusure dei negozi nell’ultimo anno è rallentato visto che nel 2010 in Comune agli 155 inizi di nuove attività si contrapponevano 80 cessioni. Fonte: Messaggero veneto.it

Molina: “Contrabbando c’è stato perché Guatemala e Nicaragua pagavano meglio”

0
molina honduras america centrale
Le drupe

MILANO – Con un fatturato di esportazione che ha raggiunto i 1.240 milioni di dollari nel 2010/11 e prospettive di crescita ulteriore per l’annata in corso, nonostante il calo dei prezzi, il settore del caffè si conferma uno dei pilastri dell’economia dell’Honduras, fonte di occupazione ed entrate in valuta. Il comparto è costituito per oltre il 90% da piccoli produttori, che operano su ridotti appezzamenti di terreno in una dimensione perlopiù familiare. Realtà e prospettive della caffeicoltura del paese centro americano sono state al centro di un’ampia intervista concessa recentemente al portale informativa Proceso Digital dal direttore generale dell’Istituto onduregno del caffè (Ihcafe) Víctor Hugo Molina.

Molina: Le esportazioni dell’Honduras hanno superato nel 2010/11 i 3,9 milioni di sacchi

Le proiezioni per il 2011/12 si attestano sui 4,6 milioni di sacchi, per un valore atteso di 1,3 miliardi di dollari, inferiore, in proporzione, a quello dell’anno passato, in ragione del calo dei corsi sul mercato newyorchese. Germania, Belgio, Usa e Italia i principali mercati. Ihcafe sta lavorando attualmente per accrescere la propria presenza in estremo oriente (Corea, Giappone e Taiwan). Limitati i consumi interni, che assorbono appena il 4% della produzione nazionale e sono costituiti perlopiù da chicchi di qualità inferiore. Sottolineati gli importanti progressi compiuti sul fronte della lotta al contrabbando attraverso Nicaragua e Guatemala, che in passato ha danneggiato non poco il comparto onduregno.

“E’ una questione di prezzo – ha dichiarato Molina – il contrabbando c’è stato perché Guatemala e Nicaragua pagavano meglio e non c’erano i controlli che avrebbero dovuto esserci. Quest’anno però i prezzi interni, allo stesso modo di quelli internazionali, sono stati buoni e questo ha aiutato a vendere ed esportare interamente il caffè dall’Honduras”.

Ma a quanto ammonta la percentuale di prodotto commercializzata attraverso i canali illegali? Il calcolo non è semplice

“Ogni valutazione è complessa. Difficile fare delle cifre – osserva a questo proposito Molina – ma voglio sbilanciarmi e dire che il contrabbando è un fenomeno che è possibile tenere in altissima percentuale sotto controllo”.

Molina, quali gli attributi dei caffè onduregni?

“Qualità, gusto, aroma, acidità … tutte caratteristiche attestate dai massimi esperti internazionali, che ci risconoscono punteggi e giudizi elevatissimi”. La riprova negli eccellenti piazzamenti ottenuti nelle competizioni organizzate dalla Scaa (Specialty Coffee Association of America) e nei riscontri estremamente positivi giunti dal concorso Cup Of Excellence, promosso dalla ong statunitense Alliance for Coffee Excellence, Inc. (Ace), che ha debuttato in Honduras nel 2004. Inoltre, il 98% delle piantagioni di caffè è coltivato in ombra, il che fa dell’Honduras uno dei massimi protettori dell’ambiente naturale, in particolare per quanto riguarda la vegetazione boschiva.

“Nel settore agricolo non ci sono incendi forestali, grazie all’attenzione e alle cure assidue dei contadini”.

Ihcafe svolge ricerche costanti volte al miglioramento del materiale genetico. Tra le cultivar migliorate si sono affermate negli ultimi vent’anni le varietà Ihcafe-90 e Lempira. Quest’ultima, in particolare, ha avuto forte diffusione, con eccellenti risultati, grazie alla sua resistenza alle avversità, agli alti rendimenti e alla forte personalità in tazza.

“L’Honduras è il principale produttore centro americano, il terzo latino americano e il sesto a livello mondiale – ha aggiunto ancora Molina – Siamo una potenza caffeicola!”. Il merito va anche a Ihcafé, che si impegna a fornire assistenza tecnica a tutti i suoi affiliati.

“Attraverso 7 uffici regionali e 42 filiali stiamo portando avanti un’azione di ampia portata sul territorio”.

Obiettivo: incentivare le produzioni di qualità, attraverso la distribuzione di sementi selezionate, input, fertilizzanti

I progetti pilota hanno coinvolto sinora 20 mila aziende, nelle quali i rendimenti sono più che raddoppiati. Grazie a una convenzione stipulata con il Banco nazionale per lo sviluppo agricolo (Banadesa) sono stati messi inoltre a disposizione dei produttori 160 milioni di lempiras (circa 6,4 milioni di euro) di crediti agevolati. Circa il 20% della popolazione onduregna dipende, direttamente o indirettamente, dal settore del caffè, che crea ogni anno, tra impiego permanente e stagionale, un milione di posti di lavoro. I produttori registrati presso Ihcafé sono 110 mila. Per il 92% si tratta di piccoli produttori, con proprietà inferiori ai 3,5 ettari. È proprio a sostegno di questi ultimi che è stato costituito, l’anno scorso, con decreto governativo, l’istituto per la previdenza dei caffeicoltori.

Questa istituzione, la cui forma organizzativa è in corso di elaborazione, punta a erogare in futuro le prestazioni sanitarie e previdenziali di base a favore dei produttori e delle loro famiglie ispirandosi ad esperienze analoghe maturate in altri paesi, in particolare in Messico.

Molina: Le sfide da affrontare in materia di competitività del settore rimangono numerose

In molte aree i rendimenti sono nettamente al di sotto della media nazionale, che è di circa 15 sacchi da 60 kg per ettaro. A ciò vanno aggiunti i problemi infrastrutturali, in primo luogo lo stato precario delle vie di comunicazione nelle aree agricole. Fondamentale, in questo senso, il contributo dato dal Fondo Cafetero Nacional, braccio tecnico di Ihcafe, che ha tra i suoi compiti il mantenimento delle infrastrutture viarie nelle zone di produzione e che sopperisce spesso, con mezzi propri, ai ritardi dei servizi statali e locali di manutenzione stradale.

Un ulteriore problema urgente è costituito dalla carenza di manodopera stagionale per la raccolta, che ha fatto sì che in questi ultimi anni si sia dovuti ricorrere in misura crescente a lavoratori provenienti dai paesi vicini. Le condizioni di lavoro sono molto dure – osserva Molina – ma Ihcafe sta operando per migliorarle e il compenso giornaliero di 240 lempiras (circa 9,6 euro) è mediamente il doppio del salario minimo in agricoltura. L’intervista si conclude con un messaggio di ottimismo e un invito a tutti i produttori e alle varie entità di categoria a unire le loro forze nell’operare a favore di un settore – quello del caffè – che rimane una voce essenziale dell’export e una fondamentale fonte di valuta pregiata per il paese.

Autogrill, il dibattito: “La scelta Kimbo? Il passaggio da un consumo monogusto a uno poligusto e in autostrada l’espresso resta il magnete della sosta”

0
Il logo Autogrill

MILANO – La sostituzione negli Autogrill dell’A Cafè preparato da Segafredo con Kimbo della Caffè do Brasil ha provocato alcuni commenti. Registriamo oggi l’opinione di Autogrill Spa. Quotidiano, Racconto, Romanzo sono i nomi delle tre differenti miscele firmate Kimbo della napoletana Café do Brasil approdate da inizio marzo nella maggiore catena di caffetterie italiane, la Autogrill.

Come è avvenuta la scelta di Autogrill?

Tre i parametri principali utilizzati che, secondo il colosso di Assago (Milano) hanno guidato la scelta e lo sbarco in autostrada. «La nuova gamma – ha spiegato Alessandra De Gaetano, direttore Divisione Roads di Autogrill Italia – si caratterizza per il passaggio da un consumo monogusto («Mi dia un espresso») a un consumo poligusto («Mi dia quell’espresso»): il caffè per ogni fascia oraria».

Sempre secondo Autogrill la tazzina di espresso è, soprattutto in autostrada, il magnete della sosta.

La conferma?

Nonostante la crisi nel 2011 il numero dei caffè serviti è cresciuto dell’1,3% rispetto all’anno precedente pur in presenza di un calo globale del traffico dell’1,1 per cento.

Da notare che, negli altri 600 punti in Italia, sono serviti circa 120 milioni di espressi. De Gaetano ha già anche indicato il gradimento del pubblico per il tris Kimbo: «I risultati delle vendite della nuova gamma di caffè, elaborata con Kimbo confermano che la strategia di puntare sul caffè è positiva, nonostante il permanere della congiuntura negativa in autostrada».

Nestlé investe 92 mln per rilanciare il cioccolato con piante non Ogm

0
toluca sandro bondi kit kat nestlé sibanda Laurent Freixe
Novità nel mondo Nestlé

MILANO – Basta un uovo di Pasqua per far felice un bambino. Nel mondo, il consumo di cioccolato è aumentato del 14% negli ultimi cinque anni. Festività a parte. Ma, paradossalmente, la produzione di cacao si sta contraendo. Il motivo? Non è facile coltivare il cacao: i suoi alberi sono facilmente attaccabili da malattie e funghi, per cui gli agricoltori preferiscono dedicarsi a prodotti più sicuri. Oggi, il 30% soltanto delle piante genera il 70% del raccolto. Inoltre, una parte del raccolto, pari a un 30-40%, è da buttare. Vuoi le malattie. Vuoi la cattiva conservazione, unita all’aggressione degli insetti (la produzione avviene in ambienti caldi). Non Ogm Per incrementare lo sviluppo del cacao, la ricerca scientifica sta facendo passi da gigante, selezionando vegetali più resistenti, di buona qualità, e dalla vita lunga. Al centro di ricerca Nestlé a Tours (Francia) creano in laboratorio le piantine più performanti. E non sono Ogm.

Nestlé e Tours aiutano la filiera del cacao

Queste nascono in vitro, partendo da cellule scelte. Formano «embrioni», alimentati con zucchero, ossigeno e luce, dai quali si manifestano le prime foglie e le prime radici. Il risultato, dopo dieci anni di ricerca, è possibile grazie a un processo naturale conosciuto come moltiplicazione accelerata, che non implica alcuna modificazione genetica.

Sei mesi prima «Con le nostre piante i primi frutti appaiono sei mesi prima del previsto», spiega Pierre Broun, a capo del centro di ricerca di Tours, «di conseguenza la raccolta si fa dopo 18 mesi e non dopo due anni. In più, le fave di cacao che ne derivano sono di primissima qualità. Per ogni Paese produttore va fatta una selezione specifica perché le piante si devono adattare all’ambiente in cui dovranno crescere e ai problemi specifici delle location. Per esempio, in Ecuador una delle due malattie che compromettono la produzione è stata eliminata con la selezione», aggiunge Broun. «C’è ancora tanto lavoro da mandare avanti, ecco perché collaboriamo con trenta centri di ricerca e università nel mondo, tra cui la Cornell University, e abbiamo cinque piattaforme sperimentali tra Equador, Uganda e Costa d’Avorio».

Resa aumentata- Senza trascurare il lato sostenibile di questo genere di agricoltura

«Se per ogni ettaro, invece di 500 chili di cacao gli agricoltori ai quali diamo le piante ricavano 3-4 tonnellate, significa che la produzione ha un minor impatto ambientale», commenta Broun. «L’aumento della resa consente di limitare la deforestazione finalizzata alla creazione di nuove aree coltivabili. Non dimentichiamo, poi, che le varietà appositamente selezionate sono più resistenti e hanno bisogno di meno sostanze fitosanitarie».

L’investimento di Nestlé per lo studio di varietà vegetali e per la formazione dei coltivatori è consistente. Con il Cocoa Plan, un progetto di lungo periodo finanziato con 110 milioni di franchi svizzeri (92 milioni di euro) in dieci anni, l’obiettivo è di aiutare le filiere in Ecuador, Venezuela, Indonesia e Costa d’Avorio. Alla fine del 2012 le piantine nate in laboratorio e distribuite ai coltivatori locali, saranno un milione. Dodici milioni in due lustri. Fonte: corriere.it