martedì 20 Gennaio 2026
Home Blog Pagina 4012

Roma, i baristi: “Da 80 cent a 1€, aumenta il prezzo del caffè”

0
roma nespresso caffè propaganda
Il Colosseo, il simbolo di Roma

ROMA – Il caffè da 80 centesimi costerà 1 euro a Roma. I baristi della capitale si preparano ai rincari. Una stangata che per ora era toccata solo a cappuccini, cornetti e aperitivi. Ma con i consumi in calo di questi ultimi, il caffè diventa una voce importante nel bilancio dei bar. Nazzareno Sacchi, presidente della Fipe-Confcommercio Roma, sostiene di essere dispiaciuto, ma il rincaro non si può evitare. L’idea allora è quella di far pagare “la qualità”.

Roma: è da notare che l’aumento non è generalizzato

Ci sono posti dove un caffè, anche di alta qualità, costa ancora 80 centesimi, se non meno. L’aumento dei giornali ad 1,20 euro di qualche tempo fa doveva essere un segnale di presagio. Solitamente la storica “coppia” caffè e giornale, rimane in coppia anche nell’aumento dei prezzi. Stavolta il caffè sembra averci messo più tempo. Insomma se prima ad incidere sui bilanci erano aperitivi e panini, il caffè poteva essere quasi “offerto” al cliente, ma ora che siamo in tempi di crisi l’economico caffè è l’unico “lusso” permesso. Motivo per cui i costi vanno adeguati, la proposta è di farlo in funzione della qualità. Sacchi ha detto: “E’ vero, il prezzo di una tazzina di caffè sta aumentando gradualmente. Purtroppo nella capitale, complice la crisi, stiamo abbandonando la linea del prezzo politico, calmierato verso il basso, inferiore rispetto alla media nazionale. Mi dispiace, ma non possiamo mantenere questa bandiera”.

La motivazione sarebbe triste, ma semplice:

“Un tempo non era la tazzina di caffè che incideva sui bilanci, ma altri consumi che stanno diminuendo. Per esempio, la colazione completa: il cappuccino e cornetto, per intenderci. E lo spuntino di mezzogiorno, dal panino alla tavola calda. Anche l’aperitivo dopo lo slancio iniziale si è bloccato”. I baristi hanno pensato di adeguare il prezzo alla qualità: “Stiamo decidendo di portare il prezzo del caffè al suo livello di qualità, non si può più mantenere un prezzo così basso, se anche nella caffetteria dobbiamo individuare una posta di bilancio attivo. Ci sarà un assestamento graduale intorno a un euro, quanto meno paragonando il prezzo già in vigore in città simili alla nostra,c he arriva a un euro e 20 centesimi. Per ora, alle nostre casse, i turisti di Bologna, Milano, Messina ancora si stupiscono di fronte al conto di 80 centesimi”.

Padova, multato di mille euro il barista che nega l’espresso a stranieri

0
sciacquare espresso italiano ceramica espresso ref-ricerche nescafè dolce gusto padova
Una tazzina in ceramica d'espresso

PADOVA – Nega il caffè a un cliente nordafricano ma viene denunciato dai Carabinieri per razzismo e multato di mille euro. È accaduto a un barista di Abano Terme (Padova), come riporta “Il Corriere del Veneto”, che gestisce un locale in un centro ricreativo, il fatto risale a Pasqua quando l’uomo ha ordinato ai propri dipendenti di non servire il caffè a clienti nordafricani.

Padova, episodio di razzismo in un bar

La giustificazione risiede nella rissa che un gruppo di marocchini aveva scatenato il giorno precedente. Insomma, un modo per dare un segnale chiaro e inequivocabile. Il barista decide, quindi, di incontrare i rappresentanti della comunità marocchina per spiegare la sua decisione di sospendere il servizio bar ai nordafricani, proprio perché il centro frequentato da bambini e anziani, non poteva essere teatro di risse violente.

Dopo il rifiuto di somministrare il caffè, però, è scattata la denuncia per razzismo

Il barista sostiene che la sua voleva essere una presa di posizione di un giorno, dopodiché il servizio sarebbe ricominciato normalmente, ma il suo proposito gli è costato una multa di mille euro.

Caffè Cagliari: a Modena, la cultura del caffè conquista il weekend

0
Caffè Cagliari

MODENA – Per la storica torrefazione Caffè Cagliari di Modena il prossimo sarà un lungo fine settimana tutto all’insegna della cultura del caffè. Caffè Cagliari aderisce all’espresso italiano day, la giornata nazionale dedicata all’espresso italiano promossa dall’Istituto nazionale espresso italiano per promuovere e celebrare il caffè più amato dagli italiani, l’espresso italiano di qualità.

I locali clienti di Caffè Cagliari che sono certificati dall’Inei

Ossia abilitati a servire l’espresso italiano certificato, fanno parte dei 2.600 bar selezionati in tutta Italia (riconoscibili dalla vetrofania sulla porta) che regaleranno a chi prenderà un caffè un vademecum tascabile con i consigli su come scegliere e valutare il vero espresso italiano di qualità. E con la storia e le suggestioni di alcuni paesi produttori di caffè. Sabato 14 e domenica 15 aprile il museo aziendale Le macchine da caffè aderisce all’iniziativa della provincia di Modena musei da gustare” con apertura del museo al pubblico e evento-incontro “Alla scoperta del caffè”.

La collezione, la più grande esposizione al mondo con oltre 100 macchine espresso antiche di grande valore storico e stilistico, sarà aperta al pubblico con visite guidate

(ogni 30 min circa) dalle ore 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.30. Inoltre alle ore 16, sia sabato che domenica, si terrà l’evento “Viaggio alla scoperta del caffè”: un incontro della durata di 1 ora circa per scoprire come nasce e viene lavorato il tanto amato “chicco di caffè”, riconoscere e degustare l’espresso e il cappuccino perfetto, ammirare la preziosa collezione di macchine per caffè espresso dai primi del ‘900 ad oggi. Per info e prenotazioni: Tel. 059 376838 – info@collezionecaffecagliari.it –

Report Ico marzo, previsioni più ottimistiche per l’annata 2011/12

0
Ico export mondiale prezzi caffè robusta G7 mercati
Il logo dell'Ico

MILANO – Marzo, mese che segna il giro di boa dell’annata caffearia, vede un ulteriore declino dell’indicatore composto Ico, costantemente in calo da ottobre a oggi nei report. A determinarlo sono, ancora una volta, i soli indicatori degli arabica. Colombiani dolci e brasiliani naturali, in particolare, sono scesi ai livelli minimi da giugno 2010, il mese che segnò, come si ricorderà, l’avvio del forte ciclo rialzista che ha spinto i prezzi, l’anno scorso, ai massimi storici ultratrentennali. Continuano a rivalutarsi, invece, i robusta (+1,6%) e l’indicatore di Londra (+3%).

Per effetto di questa variazioni, il differenziale New York-Londra si è ridotto di un ulteriore 21,1%. Rispetto a marzo 2011, le medie degli indicatori mensili di colombiani dolci, altri dolci, brasiliani naturali e Ice sono inferiori, nell’ordine, del 25,9%, 31,1%, 26,4% e 31,1%. Fortissima la volatilità, particolarmente marcata nel caso dei brasiliani naturali (12,6%). Va intanto osservata una significativa correzione al rialzo della stima sul raccolto mondiale per l’annata in corso, in conseguenza dei nuovi dati aggiornati trasmessi agli uffici londinesi dagli organismi statistici dei paesi membri.

Report: la produzione 2011/12 risulta pari a poco meno di 131 milioni di sacchi, ossia una rettifica positiva di quasi 2,5 milioni rispetto a quanto indicato soltanto un mese fa

Rispetto alla stima contenuta nel report di febbraio migliorano le aspettative di raccolto per Africa, Messico&America centrale e sud America, mentre viene ridimensionato il dato di Asia&Oceania. Le cifre disaggregate relative ai principali paesi produttori mondiali sono oggetto, per l’appunto, del focus di questo mese. La produzione mondiale viene ora stimata in 130,97 milioni di sacchi. Il calo rispetto al 2010/11 è di appena il 2,4% o poco meno di 3,3 milioni di sacchi: decisamente più contenuto rispetto alla variazione negativa registrata nel precedente ciclo biennale.

La produzione dell’Africa potrebbe risalire a 18,493 milioni di sacchi

Con una partecipazione al totale mondiale del 14,1%, livello massimo degli ultimi 11 anni. Su tale dato incide tuttavia una previsione alquanto ottimistica per quanto riguarda il raccolto dell’Etiopia (8,312 milioni di sacchi, in crescita del 10,8%) fornita dalle autorità di Addis Ababa, che appare in contrasto con l’andamento sin qui registrato dall’export e potrebbe subire nuove revisioni al ribasso nei prossimi mesi. Ai cali produttivi attesi in Uganda (-13,4%) e Tanzania (-6,2%) dovrebbero fare riscontro forti incrementi in Costa d’Avorio (+62,9%) e Camerun (+78,2%). Ulteriori progressi sono preventivati anche in Kenya (+13,9%).

Il calo atteso in Asia&Oceania (-5,2%) è imputabile alle avverse condizioni climatiche che hanno caratterizzato le stagioni trascorse in alcune aree chiave. In Vietnam è previsto un calo del 10,1% a 17,5 milioni di sacchi: 2 milioni di sacchi in meno rispetto al 2010/11. Visto il positivo andamento dell’export nei primi cinque mesi del 2011/12 (a febbraio, l’export del Vietnam ha superato di 600 mila sacchi circa quello del Brasile) non è tuttavia da escludere che questo dato possa essere sottoposto a breve una rettifica al rialzo. A raccolto pressoché ultimato, la produzione dell’Indonesia è stimata in 8,3 milioni di sacchi, in calo del 9,6% rispetto al 2010/11. L’andamento climatico sfavorevole potrebbe ripercuotersi negativamente anche sul raccolto 2012/13.

L’India segna un progresso del 6% a 5,3 milioni di sacchi, a dispetto degli annosi problemi strutturali (alti costi di produzione e scarsità di manodopera), che gravano sul comparto del subcontinente. In ripresa anche Papua Nuova Guinea, che risalirà a 1 milione di sacchi, con un incremento del 15%. Ridimensionato l’impatto del maltempo sulla produzione di Messico&America centrale, la cui produzione segnerà un calo solo marginale (-0,9%) sull’annata precedente. Le conseguenze maggiori si avranno nel Salvador, dove la produzione dovrebbe calare del 28,5% a 1,3 milioni di sacchi. Variazioni negative sono ipotizzabili anche in Messico (-5,2%) e Guatemala (-5,1%).

Bene l’Honduras (+4%), che manterrà la leadership recentemente conquistata tra i paesi del centro America, il Nicaragua (+16,4%) e la stessa Costa Rica, che potrebbe risalire a livelli produttivi mai raggiunti nell’ultimo quinquennio. Nonostante il Brasile in anno negativo e la Colombia tuttora molto al di sotto delle medie storiche dei primi anni duemila, il raccolto del sud America potrebbe raggiungere il volume ragguardevole di 59,2 milioni di sacchi beneficiando dell’annata record del Perù.

Stando al quadro sopra delineato dal report, la produzione di colombiani dolci e altri dolci crescerebbe dello 0,4% e del 4,4%

Mentre quella di brasiliani naturali e robusta arretrerebbe del 7,5% e del 2,4% rispetto al 2010/11. L’appendice statistica del report ci consente una breve digressione storica sull’andamento della produzione nell’arco dell’ultimo decennio, che evidenzia i cambiamenti intervenuti nella geografia del caffè. Il raccolto mondiale è passato dai 107,7 milioni di sacchi del 2001/02 ai 134,2 del 2010/11.

È interessante osservare nel report come l’incidenza della ciclicità biennale del Brasile, molto accentuata nei primi anni duemila, si è progressivamente ridotta e potrebbe avere quest’anno un impatto contenuto. Guardando alla partecipazione delle varie aree geografiche, la share dell’Africa, tra alti e bassi, è scesa a un minimo del 12% l’anno trascorso, ma appare destinata a risalire considerevolmente, alla luce delle previsioni attuali, nel 2011/12.

La quota di Asia&Oceania stando al report ha toccato il suo massimo nel 2009/10 superando il 30% del totale e dovrebbe attestarsi quest’anno su livelli analoghi a quelli dei primi anni duemila. Ridimensionato il ruolo di Messico&America centrale, che rimane inferiore al 15% (17,2% nel 2000/01) nonostante la parziale ripresa recente. Il sud America dovrebbe mantenersi quest’anno su una quota superiore al 45%, che il raccolto record del Brasile farà certamente incrementare nel 2012/13. L’evoluzione del dato disaggregato per tipologie evidenzia il forte calo recente della Colombia, che si ripercuote sulla minore share dei colombiani dolci.

In termini percentuali, colombiani dolci e altri dolci hanno segnato una flessione a favore dei brasiliani naturali. I robusta, dopo aver superato la soglia del 40% nel 2009, si sono stabilizzati negli ultimi 2 anni. L’atteso incremento di offerta degli arabica ha probabilmente contribuito a far scendere i prezzi, scrive il rapporto nelle considerazioni finali. Tuttavia, fatta eccezione per l’abbondantissimo raccolto 2012/13 atteso in Brasile, le prospettive di un incremento significativo della produzione negli altri paesi appaiono limitate. Il costo del lavoro e l’attuale aumento dei prezzi del petrolio – conclude il report – potrebbero avere un impatto negativo sui guadagni dei produttori inducendo questi ultimi a tagliare gli investimenti, con un conseguente calo della produttività.

La storia: sapessi com’è strano fare colazione a Porano

0
Il borgo di Porano, dove ha sede il bar Baraonda
Il borgo di Porano, dove ha sede il bar Baraonda

PORANO (Terni) – Uno pensa che a Porano è diverso. Certo per molti aspetti Porano e il bar Baraonda rappresentano un caso speciale. Del tipo che hanno quattro o cinque santi protettori, hai visto mai che qualcuno non funziona, e che per le feste fanno i fuochi artificiali a mezzogiorno, così nessuno li vede e si sentono solo i botti, e magari manco li fanno i fuochi artificiali e dunque ci vorrebbe una commissione artificiale di inchiesta.

Ma per altri aspetti Porano somiglia a molte città più grandi, ti senti a casa di tutti. Senza essere a casa di nessuno. Ma a Porano puoi trovare un bar dove ti senti a casa. Bar Baraonda, e si doveva chiamare devil’s bar che sarebbe il bar del diavolo ma il potere ecclesiastico si oppose e il nome fu cambiato.

Il Bar Baraonda

La mattina al Baraonda trovi sempre il medico in pensione, il prete in funzione, qualche assessore che va sempre di corsa, e i carabinieri della vicina Caserma, di fronte ai quali alzo sempre le mani e mi dichiaro pronto a costituirmi.

Rispetto agli antichi punti di incontro di paese manca soltanto il farmacista, ma solo perché la farmacia non abita più nella Porano vecchia, dove abito io e dove furoreggia Bar Baraonda, che non è barbara onda, ma onda accogliente.

Tutti conoscono tutti, il personale sempre cortese conosce i gusti di tutti i clienti, e li asseconda, gentilmente ruffiano. Sanno che io, per fare un esempio, prendo un cappuccino complicato: prima una base di cacao, poi il caffè, poi tutto viene mescolato prima di versare il latte, e sopra altro cacao; e se a servirmelo è una donna, spesso riesce a fare con il cacao il disegno di un cuore.

Il Bar serve anche da punto di incontro della informazione: televisione, i giornali locali aperti alla pagina di Orvieto, lo scambio delle informazioni personali, i pettegolezzi che fanno la cronaca vera, della serie che nello sparlare qualcosa di esatto emerge sempre.

E poi un espediente gustoso, raffinato: la pasticceria, sempre fresca, viene portata direttamente all’alba dal migliore bar di Orvieto, tanto per non fare nomi dal bar Montanucci.

Così si realizza soavemente una sorta di centralismo democratico della pasticceria. Scusatemi se insisto, e se parlo di una faccenda personale, ma credo che parlare anche di queste delicate minuzie faccia parte di un costume di parlare di quello che fa la vita, anche se sembra marginale.

L’atmosfera

Mi viene fatto di paragonare l’atmosfera del Bar Baraonda con due altri tipi di atmosfera: l’atmosfera del bar di città, dove ti senti perso tra la gente, ti senti anonimo e spersonalizzato, sei semplicemente un consumatore. Confortato, se ti viene bene, da un sorriso meccanico e anche esso spersonalizzato.

Al Bar Baraonda senti, almeno io sento, che se ti viene fatto un sorriso viene fatto proprio a te, a te come persona, e non a te perché sei, poni il caso, l’avvocato.

Al Bar Baraonda le gerarchie sono soppresse, ma non per via di un familiarismo cialtrone, quanto semmai, per via di una sottile comunanza. Ho frequentato anche altri bar di paese: e quasi sempre mi sono sentito infastidito dalla mancanza di garbo: quasi che il considerarti uno di casa voglia violare comunque la tua privatezza.

Al Bar Baraonda sanno fare il miracolo di unire garbo a cortesia, sanno evitare che la cortesia divenga sbracata compartecipazione, utili esclusi. Un Bar dove tutto è ben dosato: il caffè come il sorriso, la battuta spiritosa con l’assenza di volgarità, la gentilezza con l’assenza di ruffianesimo.

Vale la pena di andare presto al Baraonda, nei giorni di scuola: le mamme che hanno appena accompagnato i figli alla vicina scuola, si siedono ai tavolini del bar, numerose e ciarliere, mai chiassose.

Ed anche questo particolare accresce il fascino discreto del Bar Baraonda. Dove posso permettermi di giocare la mia scarsa religiosità con un parroco che mi conosce e non si offende; dove posso discutere di politica senza filosofemi, parlare di quella politica spicciola che è la politica vera, quella che ancora vale, mentre la politica alta è in alto e in altro mare.

E dove ti capita di incontrare i vip che abitano i dintorni di Porano, e che al bar smettono di essere vip, calandosi volenti o nolenti in una situazione veramente democratica.

E dove le signore dietro il bancone sono tutte belle nella loro gentilezza, il che non guasta: della serie cherchez la fèmme. Domani voglio vedere se mi fanno pagare il complicatissimo cappuccino e la pasta made in Montanucci.

Fausto Cerulli

Caffè del Doge: gara di beneficenza al Golf Montecchia

0
Caffè del Doge
Caffè del Doge

MILANO – Per sabato la torrefazione Caffè del Doge ha organizzato una gara di beneficienza al Golf Club della Montecchia, la Louisiana a coppie medal, categoria unica (un giocatore con handicap di gioco 0-20 e un altro 21-36. I vincitori della prima coppia netto riceveranno inoltre un invito per la finale nazionale del Caffé del Doge Golf Trophy 2012 Al termine pasta party e gran lotteria con bellissimi premi.
info: www.caffedeldogegolf.com

LA SCHEDA: chi sono i bambini del Caffè

Il 5 settembre 2003 è nata ufficialmente l’Associazione non-profit I Bambini del Caffè in occasione dell’inaugurazione della prima Caffetteria Caffè del Doge a Venezia. Per appoggiare l’iniziativa basta un versamento minimo di 25 euro e la compilazione del modulo di adesione.

I soci sostenitori riceveranno: la tessera di socio, la newsletter periodica e un consuntivo annuale dell’attività dell’Associazione. Non è prevista nessuna quota obbligatoria per gli anni a seguire in quanto tutte le entrate dell’Associazione derivano da azioni di vendita della Torrefazione Caffè del Doge S.r.l. o da versamenti spontanei dei loro soci e sostenitori.
Per informazioni bernie@caffedeldoge.com

I Bambini del Caffè – Associazione no-profit San Polo 610 – Venezia

Gli scopi

Attivare da subito i programmi di sostegno rivolti ai bambini, adolescenti e alle loro famiglie che lavorano nelle piantagioni di caffè di tutto il mondo, che si trovano in situazione di maggior svantaggio.

A seconda delle risorse che sapremo mobilitare, potremo lavorare sulla sicurezza alimentare dei minori delle famiglie sotto la soglia della povertà assoluta (meno di un dollaro al giorno di reddito), a borse di studio per i bambini delle comunità indigene maggiormente isolate (in particolare per le bambine i cui tassi di analfabetismo sono ancora straordinariamente elevati) fino ad appoggiare le attività di recupero dei minori che sono stati oggetto di sfruttamento e commercio sessuale nei paesi produttori.

Tra le attività dell’Associazione è previsto anche un vero e proprio piano di adozione a distanza per i bambini che vivono nei paesi produttori di caffè.

Cina: crollano i prezzi del caffè nella provincia di Yunnan

0
macinatura cina rincari

MILANO – Nestlé al centro delle polemiche per il crollo dei prezzi del caffè nella provincia in Cina dello Yunnan, quasi dimezzati rispetto all’anno scorso. Secondo quanto riferito da National Business Daily di Shanghai, i prezzi hanno cominciato a crescere a metà dell’anno scorso, ma hanno subito un calo brusco quest’anno dopo che la multinazionale svizzera ha chiuso la sua centrale di acquisto nella città locale di Pu’er.

Il livello attuale è attorno ai 20 yuan (3,16 dollari) al chilogrammo, all’incirca lo stesso prezzo al quale il caffè veniva pagato a fine 2009. Il quotidiano afferma inoltre che già il giorno prima della chiusura i locali magazzini nazionali avevano smesso di quotare il prezzo del caffè. E che le consuete code di contadini in attesa di consegnare il proprio raccolto sono ormai un ricordo.

Cina: un problema con i prezzi

Altri acquirenti, a cominciare da Starbucks, continuano ad acquistare il caffè dello Yunnan, regione dalla quale proviene il 98% della produzione nazionale. Un partner locale della catena americana citato dalla stessa fonte ha sottolineato che le voci secondo le quali il calo dei prezzi sarebbe da imputare a Nestlé non corrispondono a verità.

La realtà, ha spiegato al quotidiano un esperto di mercato, è che i produttori erano soliti, negli anni scorsi, ritardare la vendita del raccolto per far salire i prezzi

Quest’anno – sorpresi dal calo delle quotazioni indotto dalla diminuita domanda sui mercati internazionali – si sono precipitati a vendere e ciò ha fatto cadere ulteriormente i prezzi. La stessa Nestlé ha smesso di acquistare il caffè soltanto dopo che la capacità dei suoi magazzini locali era stata totalmente saturata.

La saga familiare Caprotti contro Caprotti: il signor Esselunga strappa le azioni ai figli

0
esselunga cacao caprotti
Un supermercato della catena Esselunga

MILANO – Caprotti (padre) contro Caprotti (figli). Esplode l’ennesimo scontro all’interno della famiglia proprietaria della catena Esselunga. Ovvero una battaglia legale intorno alla proprietà del 91,57 per cento delle azioni di Supermarkets Italiani, la società cuore dell’impero di Pioltello (Milano) che nel 2010 ha fatturato 6,2 miliardi di euro con 240 milioni di utili e 19.300 dipendenti circa, secondo i dati elaborati dall’Ufficio Studi di Mediobanca. Un colosso insomma, secondo solo al mondo Coop.

Caprotti: le divergenze continuano

A fine anni ’90 questo pacchetto di azioni sarebbe stato intestato, attraverso Unione fiduciaria, ai tre figli Giuseppe, Violetta (avuti dalla prima moglie Giulia Venosta) e Marina, figlia di Giuliana Albera, in parti uguali. Caprotti senior ne avrebbe però mantenuto l’usufrutto e altre facoltà utili per regolare la vita societaria. Questa scelta sarebbe stata finalizzata a favorire la successione nel momento del bisogno. Ma ieri le avvisaglie del colpo di scena, secondo quanto racconta il settimanale “il Mondo” in edicola oggi che piazza la storia in copertina. Ovvero che il padre si sarebbe pienamente riappropriato delle azioni lasciando sconcertati i figli, che hanno promosso un arbitrato per stabilire l’effettiva titolarità delle quote.

In campo alcuni tra i più noti giuristi e docenti universitari come Ugo Carnevali, che preside il collegio arbitrale, Pietro Trimarchi per Bernardo e Natalino Irti per i figli, decisi ora a non darla vinta a un padre che appare sempre più totalitario e forse fin troppo ingombrante. A metà aprile dovrebbe tenersi la prima udienza, ma è chiaro fin d’ora che i tempi non saranno brevissimi. Caprotti senior si avvarrà tra gli altri anche delle cure dell’avvocato Giorgio De Nova, noto per essere nel collegio difensivo di Silvio Berlusconi durante il procedimento civile per Lodo Mondadori.

Bernardo Caprotti nel 2005 aveva estromesso dalla guida del gruppo il figlio Giuseppe, ritenuto inappropropriato al ruolo dopo soli due anni di conduzione da amministratore delegato. Cacciati con lui anche i tre manager di prima linea. Le indiscrezioni raccontano di una chiamata dal “capo” che li aveva intimati di riconsegnare immediatamente le chiavi delle auto aziendali dopo aver loro contestato pesanti errori di gestione. Ad attenderli in strada 4 Mercedes: l’ultima era, idealmente, per il figlio, reo di aver fatto crollare la redditività della società nel biennio di gestione. Questo passaggio chiarisce il clima in famiglia intorno alla proprietà della catena di supermercati.

“Pur non conoscendo le tecnicalità dell’operazione oggetto di arbitrato – commenta l’avvocato Massimo Malvestio, esperto di diritto societario – non credo che Bernardo Caprotti abbia potuto riprendere con un atto unilaterale la proprietà delle azioni già cedute ai figli. Dato che quelle azioni erano intestate a una fiduciaria, sospetto che Caprotti in passato avesse semplicemente dato un mandato fiduciario a questa società, contenente delle istruzioni che avrebbero permesso ai figli alcune facoltà o poteri intorno a quei titoli.Mandato che probabilmente ora è stato ritirato con un’operazione forse non consentita senza prima sentire i tre beneficiari. E da qui nasce l’arbitrato”.

Insomma, un affaire che appare molto complicato da sbrogliare, ma che ruota intorno alla maggiore catena non cooperativa italiana, vero fiore all’occhiello del settore sul quale hanno messo gli occhi in molti credendo che prima o poi il fondatore possa cedere preferendo questa soluzione al subentro nella gestione dei figli, cui rimarrebbero solo gli immobili già scorporati a suo tempo nella società “La Villata Immobiliare”. Tra i possibili interessati anche la stessa Coop, da sempre informalmente attenta alle evoluzioni nonostante i dissidi con Caprotti.

Per continuare con grandi gruppi esteri come l’americana Wal Mart, la maggior catena mondiale, e la spagnola Mercadona, ma anche la francese Auchan

Ma tutte e due le società hanno modelli di business molto differenti da quelle di Caprotti, il quale è stato sempre attento alla qualità del rapporto con i clienti. Questa battaglia assomiglia molto a quella già vista tra Tommaso Berger, fondatore del caffè Hag e dell’acqua Levissima tra le altre cose, con il figlio Roberto, per il controllo del patrimonio confluito a suo tempo in un trust anglosassone intorno al quale furono compiute operazioni alquanto sospette. Berger senior, prima di morire, scrisse anche un libro raccontando la sua versione dei fatti intitolato “Onora il padre”. Quanto avrebbe voluto scriverlo Caprotti.

Vending, Schio: nei palazzi comunali tazze personali per il cappuccino l’obiettivo è risparmiare 45 mila bicchieri di plastica in un anno

0
plastica monouso logo schio
La plastica è ancora un tema di discussione

SCHIO (Vicenza) – Tazza personale ecologica, risparmio assicurato e ambiente salvato. Sintetizzata così in due righe, la singolare proposta dell’Amministrazione comunale già rende l’idea. Il sindaco Luigi Dalla Via e i suoi assessori hanno infatti invitato i loro dipendenti a non consumare bicchieri di plastica ai distributori di bevande, che costano e inquinano, utilizzando sempre una tazza in melamina distribuita a tutti. Sinora 176 su 310 (nel numero ci sono 270 lavoratori e i consiglieri e assessori che frequentano gli ambienti del municipio) hanno dimostrato di gradire la soluzione ecologica che dovrebbe, nelle intenzioni degli amministratori, far risparmiare 45 mila bicchieri all’anno.

Una cifra che deriva da una stima di due bevande calde al giorno, durante la “pausa caffé”, per circa 200 giorni lavorativi. Si stima inoltre un risparmio di circa 2 mila euro, parte dei quali reinvestiti appunto nell’acquisto delle tazze ecologiche.

Schio: le macchine distributive sono presenti a palazzo Garbin e nelle altre sedi municipali come gli uffici tecnico e urbanistico di via Pasini e i magazzini comunali

«L’iniziativa è coerente con l’impegno che il Comune persegue per il rispetto ambientale – spiega il sindaco Dalla Via, per nulla sorpreso della curiosità che sta destando l’iniziativa – Impegno che ha visto nella registrazione Emas nel 2005 uno dei principali traguardi. Tra gli impegni previsti dall’Emas c’è anche la redazione di una dichiarazione ambientale che misura lo stato di salute dell’ambiente e i miglioramenti rispetto agli obiettivi».

Da qualche anno il Comune di Schio si sta impegnando nella riduzione delle emissioni di gas, riducendola nell’ultimo anno del 10% rispetto a quello precedente. Una riduzione ottenuta soprattutto per il calo di consumo di energia (- 17%) e di gasolio per riscaldamento (- 28%) grazie alla maggiore diffusione degli impianti a metano.

Per ottenere la certificazione Emas è stato necessario il coinvolgimento attivo dei lavoratori nel processo virtuoso di lotta agli sprechi e all’inquinamento, attraverso anche percorsi di formazione. Quella della tazza “risparmiosa” non è stata un’imposizione ma una proposta adottata sinora da più della metà di chi frequenta abitualmente i palazzi municipali. Anche se c’è chi obietta che la tazzina va lavata: meno spreco di plastica ma più uso di acqua. Impossibile avere la botte piena e la moglie ubriaca.

Luigi Lupi all’Università dei Sapori per scoprire il mondo dell’Alta Caffetteria

0
Luigi Lupi
Luigi Lupi

MILANO – Condividiamo l’intervista rilasciata dal papà della latte art, Luigi Lupi a Julie news. Caffè River in collaborazione con l’Università dei Sapori di Perugia e la Scuola Italiana di Gelateria ha organizzato il primo di una serie di seminari tenuti da Maestri della Caffetteria. L’incontro del 20 marzo é stato tenuto da Luigi Lupi, campione di caffetteria, che opera in tutto il mondo quale alfiere dei baristi nostrani, formatore di alto livello e certificatore delle nuove leve della professione.

Lupi ha ottenuto due seminari il giorno 20, durante i quali ha dato prova della sua classe e maestria

Coinvolgendo i fortunati partecipanti nella realizzazione di bevande; ha risposto a domande e fornito consigli ed informazioni. Gli appuntamenti con “I Maestri della Caffetteria” rappresentano un’opportunità per professionisti e appassionati del centro Italia di apprendere direttamente dai campioni della caffetteria le loro tecniche avanzate e prendere ispirazione dal loro talento. Tutti gli incontri avranno luogo presso l’Università dei Sapori, via Montecorneo, Perugia e la partecipazione è gratuita, è riservata ai soli iscritti.

Dato che i posti sono limitati, è consigliabile prenotare per tempo. Qualche anticipazione da parte di Luigi Lupi? Quali sono i segreti per realizzare il vero cappuccino italiano?

“Di base deve sempre esserci un caffè espresso di qualità e macinato fresco. Usare un latte intero, soprattutto fresco e non a lunga conservazione. Il latte deve essere montato in modo tale che diventi come una crema senza presenza di microbolle. La temperatura in tazza dovrebbe risultare intorno ai 50° centigradi, anche se poi ognuno ha le proprie preferenze ed il Barista deve essere in grado di montare il latte a seconda delle esigenze del cliente. La capacità della tazza da cappuccio dovrebbe essere circa 18cc”.

Come si è evoluto il cappuccino nel tempo?

“Il cappuccio si è evoluto come tutte le bevande in genere. Il cliente più esigente, il Barista più attento e l’apertura di una miriade di Caffetterie in questi ultimi anni con conseguente aumento della concorrenza, sono i motivi per cui il cappuccino sia diventata una delle bevande tra le più evolute nel bar al punto tale che ormai in tanti locali si preparano con meravigliose decorazioni sulla superficie e vengono proposti con diversi tipi di caffè e diversi tipi di latte, da quello intero, parzialmente scremato, biologico e persino di Capra o di Soya per i clienti intolleranti il latte vaccino”.

Quali sono i trend del momento e gli abbinamenti più richiesti nei bar italiani?

“Ormai sta diventando di moda utilizzare e proporre nello stesso locale diverse tipologie di caffè, sia miscele che monorigini. E’ un modo per fidelizzare il cliente. Naturalmente richiede esperienza e conoscenza dei prodotti da parte dell’operatore. Le nuove generazioni di consumatori si stanno avvicinando al bere miscelato anche nel settore della caffetteria. Quindi al mattino si cominciano a vedere locali che offrono cocktail analcolici a base di espresso, latte, panna montata e sciroppi di ogni genere. Rimane comunque tipico Italiano fare colazione al mattino con Espresso o Cappuccino abbinato con la classica Brioche o Croissant. Difficilmente vedremo nei locali Italiani fare colazioni con uova e pancetta affumicata come gli Anglosassoni”.

Quali saranno le possibili evoluzioni future del cappuccino?

“Secondo me ci saranno delle modifiche nei modi di bere il Cappuccino con stile Americano nelle nuove generazioni. I giovani stanno viaggiando molto all’estero per studio o per lavoro e tornano con delle abitudini diverse dalle nostrane, quindi sarà il Barista che dovrà evolversi nel saper offrire un nuovo metodo di bere il cappuccino. Dovrà sicuramente procurarsi dei contenitori Take-Away , non saranno più cappuccini ma Caffè Latte. Aumenteranno tantissimo le temperature della bevanda per mantenersi calde nel tempo per l’asporto”.

L’Università dei Sapori, grazie alla collaborazione con Caffè River, si fa protagonista del panorama internazionale dell’alta caffetteria e ambasciatrice della qualità, creatività e maestria dell’arte del made in Italy, ospitando un evento davvero straordinario presentato da uno dei nomi più importanti e conosciuti della settore a livello mondiale: il campione Luigi Lupi.