martedì 20 Gennaio 2026
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Onori, imprenditore del caffè, scende in difesa degli agnelli a Pasqua

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pasqua vegano onori
Colombe, coniglie e uova di cioccolato anche vegano

PISTOIA – Per settimane ha promosso sui giornali una campagna di sensibilizzazione animalista in occasione della Pasqua e della tradizione culinaria dell’abbacchio, ispirandosi anche alla presa di posizione del professor Umberto Veronesi che invitava, e invita ancora, dal suo sito, a fermare «la barbarie degli agnellini sgozzati». Luca Onori, laureato in scienze politiche, ma da sempre imprenditore del caffè che si divide tra Pistoia (Torrefazione New York in viale Adua) e la Valdinievole (Caffè New York in Corso Roma a Montecatini), è anche fotografo, ma la sua grande passione sono gli animali, per i quali profonde molte delle sue energie.

«Per piacere non mangiateci!» è l’appello sotto l’immagine dell’agnellino scannato e sotto ancora si legge una frase raccolta da un trasportatore pentito: «Piangono come bambini quando sentono che li uccidono».

Sul quotidiano toscano La Nazione è apparsa un’intervista a Onori su questa sua particolare iniziativa

«Il mio impegno — ha detto l’imprenditore — nasce negli anni, perché gli agnelli mi fanno tenerezza e sono come i bambini accanto alla madre. Ora, nel periodo pasquale, ho provato a scendere in campo per la difesa degli agnelli, ma sono sempre stato dalla parte di tutti gli animali. In modo particolare, questo mio tentativo, è scaturito dopo avere assistito, a Capo Verde, dove mi reco per esplorazioni e fotografie, a episodi in cui questi piccoli animali vengono sgozzati tra atroci sofferenze. Al di là dell’impegno a favore degli agnelli, devo spendere una parola in generale a favore degli animali, che sono molto intelligenti». L’obiettivo di Luca Onori è comunque più ampio rispetto alla campagna che ha intrapreso nel periodo pasquale. «E’ quello infatti — ci spiega — di sensibilizzare le persone a creare una catena solidale a difesa della natura in genere. Io cerco sempre di dare qualcosa agli altri, uomini e animali che siano. So per certo che la natura è crudele, ma gli uomini possiedono la dote di poterli aiutare e difendere, un impegno che porto avanti da anni anche in difesa del canile Hermada, e rinnovo la preghiera che possa essere costruito il canile consortile sempre promesso e mai realizzato, dove questi poveri animali possano vivere meglio». «L’appello per gli agnelli — conclude Luca — mi è venuto dal cuore e non mi attendevo i numerosi riscontri in positivo che ho ricevuto». Fonte: LaNazione.it

Udine in crisi i pubblici esercizi: 38 locali hanno chiuso i battenti

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caffè bar iva
Una tazza di caffè servita al bancone di un bar

UDINE – Trentotto locali hanno abbassato definitivamente la saracinesca in città. Tante le chiusure dei pubblici esercizi registrate, lo scorso anno, nel Comune di Udine. Il dato è pesante anche perché, a fronte di 38 cessazioni, sono state aperte solo 20 nuove attività. A scontare l’effetto della crisi è un settore troppo spesso caratterizzato da gestioni un po’ azzardate da parte di chi, magari dopo aver perso il posto di lavoro, si inventa un futuro indossando i panni dell’oste o del barista senza valutare però se nel quartiere ci sono altre insegne o se il servizio che offre è adeguato ai tempi che stiamo vivendo.

Udine: diversa la situazione sul fronte dei negozi che, nonostante il proliferare dei centri commerciali, riesce comunque a tenere botto

Tant’è che alle 92 chiusure si contrappongono 141 nuove attività. In questo labirinto di aperture e di chiusure, Confcommercio e Confesercenti continuano a monitorare l’andamento anche perché, nel 2011, sul fronte dei pubblici esercizi non sono mancati 62 cambi di gestione. L’analisi è tutt’altro che facile visto che, come evidenzia il responsabile cittadino dei pubblici esercizi di Confcommercio (Fipe), Franco Di Benedetto, «troppo spesso la gente è costretta a inventarsi un lavoro e tra quelli possibili il gestore di pubblici esercizi resta il più gettonato».

E così quella che si profila come una necessità rischia di trasformarsi, sono sempre le parole di Di Benedetto, in «una guerra tra poveri»

Il settore, infatti, non è immune alla crisi economica che secondo le stime della Fipe, in città, rispetto allo scorso anno, «sta provocando un calo degli introiti pari al 20%». Senza contare che «nei bilanci incide tantissimo l’erario e le tasse sui beni di consumo» fa notare Di Benedetto secondo il quale a pagare il prezzo più alto sono i locali in periferia.

Un quadro che la Fipe attribuisce anche al venir meno del contingentamento delle concessioni comunali: «Questo – sostiene Di Benedetto – era l’unico modo per fare ordine». Adesso, continua sempre il rappresentante della Fipe, «uno apre accanto all’altro, c’è una concorrenza spietata sul prezzo e sul prodotto di fronte alla quale tanti gestori sono costretti a gettare la spugna». Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente di Confesercenti, Sergio Marini, secondo il quale «da quando hanno raddoppiato le licenze il comune di Udine è diventato un “bevodromo”».

Marini usa uno slogan per dire che sul fronte dei pubblici esercizi «c’è una contiguità troppo marcata». Anche la Confesercenti punta gli accenti contro «l’improvvisazione dei gestori costretti, alle volte, a chiudere prima di andare incontro a danni maggiori». A differenza della Confcommercio, però, Marini ritiene che il fenomeno delle chiusure sia più evidente all’interno della circonvallazione dei viali. Per quanto riguarda il commercio, invece, Marini invita a «non confondere il numero delle partite Iva con le attività aperte». Questo per dire che, soprattutto in centro, stanno nascendo negozi in franchising piuttosto che iniziative individuali focalizzate sulla qualità».

Marini non nasconde la propria preoccupazione per una situazione che, a suo avviso, «è destinata a peggiorare. Lo scenario – conclude il presidente di Confesercenti – è molto avvilente anche perché manca un piano a lungo termine che dovrà per forza di cosa passare attraverso il progetto del centro commerciale naturale». Più ottimista il presidente del mandamento cittadino di Confcommercio, Giuseppe Pavan, convinto che il saldo in positivo tra chiusure e aperture dei negozi lascia ben sperare. Soprattutto nelle zone a ridosso del centro come via Gemona e viale Volontari dove «in pochi mesi sono stati aperti quattro negozi».

Pavan è convinto infatti che il futuro del commercio passa attraverso i negozi di quartiere, la maggior attenzione riservata a una clientela sempre più attenta su quello che acquista. Va detto, però, che nonostante il saldo resti sempre positivo, l’andamento delle aperture e delle chiusure dei negozi nell’ultimo anno è rallentato visto che nel 2010 in Comune agli 155 inizi di nuove attività si contrapponevano 80 cessioni. Fonte: Messaggero veneto.it

Molina: “L’Honduras? Siamo una potenza caffeicola”

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Honduras molina
Un sacco di caffè proveniente dall'Honduras

MILANO – Con un fatturato di esportazione che ha raggiunto i 1.240 milioni di dollari nel 2010/11 e prospettive di crescita ulteriore per l’annata in corso, nonostante il calo dei prezzi, il settore del caffè si conferma uno dei pilastri dell’economia dell’Honduras, fonte di occupazione ed entrate in valuta. Il comparto è costituito per oltre il 90% da piccoli produttori, che operano su ridotti appezzamenti di terreno in una dimensione perlopiù familiare. Realtà e prospettive della caffeicoltura del paese centro americano sono state al centro di un’ampia intervista concessa recentemente al portale informativa Proceso Digital dal direttore generale dell’Istituto onduregno del caffè (Ihcafe) Víctor Hugo Molina.

Molina fa il punto

Le esportazioni dell’Honduras hanno superato nel 2010/11 i 3,9 milioni di sacchi. Le proiezioni per il 2011/12 si attestano sui 4,6 milioni di sacchi, per un valore atteso di 1,3 miliardi di dollari, inferiore, in proporzione, a quello dell’anno passato, in ragione del calo dei corsi sul mercato newyorchese. Germania, Belgio, Usa e Italia i principali mercati. Ihcafe sta lavorando attualmente per accrescere la propria presenza in estremo oriente (Corea, Giappone e Taiwan). Limitati i consumi interni, che assorbono appena il 4% della produzione nazionale e sono costituiti perlopiù da chicchi di qualità inferiore. Sottolineati gli importanti progressi compiuti sul fronte della lotta al contrabbando attraverso Nicaragua e Guatemala, che in passato ha danneggiato non poco il comparto onduregno.

“E’ una questione di prezzo – ha dichiarato Molina – il contrabbando c’è stato perché Guatemala e Nicaragua pagavano meglio e non c’erano i controlli che avrebbero dovuto esserci. Quest’anno però i prezzi interni, allo stesso modo di quelli internazionali, sono stati buoni e questo ha aiutato a vendere ed esportare interamente il caffè dall’Honduras”.

Ma a quanto ammonta la percentuale di prodotto commercializzata attraverso i canali illegali? Il calcolo non è semplice. Ci prova Molina

“Ogni valutazione è complessa. Difficile fare delle cifre – osserva a questo proposito Molina – ma voglio sbilanciarmi e dire che il contrabbando è un fenomeno che è possibile tenere in altissima percentuale sotto controllo”. Quali gli attributi dei caffè onduregni? “Qualità, gusto, aroma, acidità … tutte caratteristiche attestate dai massimi esperti internazionali, che ci risconoscono punteggi e giudizi elevatissimi”. La riprova negli eccellenti piazzamenti ottenuti nelle competizioni organizzate dalla Scaa (Specialty Coffee Association of America) e nei riscontri estremamente positivi giunti dal concorso Cup Of Excellence, promosso dalla ong statunitense Alliance for Coffee Excellence, Inc. (Ace), che ha debuttato in Honduras nel 2004. Inoltre, il 98% delle piantagioni di caffè è coltivato in ombra, il che fa dell’Honduras uno dei massimi protettori dell’ambiente naturale, in particolare per quanto riguarda la vegetazione boschiva.

“Nel settore agricolo non ci sono incendi forestali, grazie all’attenzione e alle cure assidue dei contadini”. Ihcafe svolge ricerche costanti volte al miglioramento del materiale genetico. Tra le cultivar migliorate si sono affermate negli ultimi vent’anni le varietà Ihcafe-90 e Lempira. Quest’ultima, in particolare, ha avuto forte diffusione, con eccellenti risultati, grazie alla sua resistenza alle avversità, agli alti rendimenti e alla forte personalità in tazza.

“L’Honduras è il principale produttore centro americano, il terzo latino americano e il sesto a livello mondiale – ha aggiunto ancora Molina – Siamo una potenza caffeicola!”. Il merito va anche a Ihcafé, che si impegna a fornire assistenza tecnica a tutti i suoi affiliati. “Attraverso 7 uffici regionali e 42 filiali stiamo portando avanti un’azione di ampia portata sul territorio”. Obiettivo: incentivare le produzioni di qualità, attraverso la distribuzione di sementi selezionate, input, fertilizzanti.

I progetti pilota hanno coinvolto sinora 20 mila aziende

Nelle quali i rendimenti sono più che raddoppiati. Grazie a una convenzione stipulata con il Banco nazionale per lo sviluppo agricolo (Banadesa) sono stati messi inoltre a disposizione dei produttori 160 milioni di lempiras (circa 6,4 milioni di euro) di crediti agevolati. Circa il 20% della popolazione onduregna dipende, direttamente o indirettamente, dal settore del caffè, che crea ogni anno, tra impiego permanente e stagionale, un milione di posti di lavoro. I produttori registrati presso Ihcafé sono 110 mila. Per il 92% si tratta di piccoli produttori, con proprietà inferiori ai 3,5 ettari. È proprio a sostegno di questi ultimi che è stato costituito, l’anno scorso, con decreto governativo, l’istituto per la previdenza dei caffeicoltori.

Questa istituzione, la cui forma organizzativa è in corso di elaborazione, punta a erogare in futuro le prestazioni sanitarie e previdenziali di base a favore dei produttori e delle loro famiglie ispirandosi ad esperienze analoghe maturate in altri paesi, in particolare in Messico. Le sfide da affrontare in materia di competitività del settore rimangono numerose. In molte aree i rendimenti sono nettamente al di sotto della media nazionale, che è di circa 15 sacchi da 60 kg per ettaro.

A ciò vanno aggiunti i problemi infrastrutturali, in primo luogo lo stato precario delle vie di comunicazione nelle aree agricole. Fondamentale, in questo senso, il contributo dato dal Fondo Cafetero Nacional, braccio tecnico di Ihcafe, che ha tra i suoi compiti il mantenimento delle infrastrutture viarie nelle zone di produzione e che sopperisce spesso, con mezzi propri, ai ritardi dei servizi statali e locali di manutenzione stradale. Un ulteriore problema urgente è costituito dalla carenza di manodopera stagionale per la raccolta, che ha fatto sì che in questi ultimi anni si sia dovuti ricorrere in misura crescente a lavoratori provenienti dai paesi vicini. Le condizioni di lavoro sono molto dure – osserva Molina – ma Ihcafe sta operando per migliorarle e il compenso giornaliero di 240 lempiras (circa 9,6 euro) è mediamente il doppio del salario minimo in agricoltura.

L’intervista si conclude con un messaggio di ottimismo e un invito a tutti i produttori e alle varie entità di categoria a unire le loro forze nell’operare a favore di un settore – quello del caffè – che rimane una voce essenziale dell’export e una fondamentale fonte di valuta pregiata per il paese.

Luigi Saquella si è spento l’imprenditore nell’ospedale di Chieti

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logo luigi saquella
Il logo della Torrefazione Saquella

CHIETI – Luigi Saquella, l’imprenditore che ha portato il suo l’Abruzzo in tutto il mondo Nella notte tra domenica e lunedì scorsi è scomparso all’ospedale di Chieti Luigi Saquella. Dell’imprenditore abruzzese riportiamo questa rievocazione apparsa su L’Occidentale di Federica Chiavaroli In occasioni come questa, c’è sempre il rischio di cadere nella retorica. Ma quanti, e sono davvero tanti, ritengono di aver avuto la fortuna di conoscere Luigi Saquella, non potranno che condividere i sentimenti di gratitudine e di stima che da ogni ambiente hanno accompagnato la sua scomparsa.

Luigi Saquella era un imprenditore, ma quello che ci ha insegnato è che un imprenditore prima di essere tale è soprattutto un uomo

Ed è per questo che con Luigi Saquella se ne va uno dei simboli del capitalismo abruzzese. Di quel capitalismo al quale i più giovani devono guardare con ammirazione. Perché, senza troppi fronzoli, è fatto di lungimiranza, di concretezza, di coraggio ma nello stesso tempo anche di grande umanità e rispetto per gli altri. Per questo, prima e oltre ad essere stato un grande imprenditore, Luigi Saquella è stato un uomo che ha fatto onore alla nostra regione. Ha saputo mostrare al mondo la parte migliore dell’Abruzzo, quella operosa, che crede in se stessa, che innova senza rinunciare alla tradizione, che va avanti con serietà. Il nome Saquella è noto ovunque, ed è fin troppo facile accostarlo a quello del marchio di caffè. Troppo facile e per certi versi riduttivo. Perché la storia dell’azienda travalica le definizioni.

E non potrebbe essere altrimenti se solo si tenta di ricostruirne l’inizio

Una meravigliosa avventura iniziata nel 1856 e destinata a proseguire ancora per molto, con il fratello Enrico e con i nipoti, figli di Enrico, Bianca, Ilaria e Arnaldo. Ci affascina il racconto degli inizi, quando Clemente Saquella, da Chieti cominciò a importare caffè e spezie coloniali. Da allora di tempo ne è passato, ma la passione e la sincerità con cui la famiglia Saquella ha portato avanti l’azienda sono rimaste immutate.

Da imprenditore illuminato Luigi Saquella ha compreso l’importanza di aprirsi ed impegnarsi nell’associazionismo, tanto che in molti sono pronti a sostenere che il suo è stato un contributo fondamentale per lo sviluppo del caffè espresso in Italia e nel mondo. E con il marchio del celebre caffè si è accresciuto e valorizzato anche il territorio. Davvero un esempio che ha fatto bene all’Abruzzo e che abbiamo il dovere di ripetere e di continuare. La sua visione, il suo spirito innovativo devono alimentare in noi la speranza, anche e soprattutto in momenti difficili come quello che stiamo vivendo.

Come lui dobbiamo credere nei valori che hanno fatto grande la sua azienda. Come lui dobbiamo essere visionari, attenti osservatori, innovatori. Dobbiamo credere nei giovani, nella formazione, nel talento, nel merito.

Luigi Saquella non ha mai rinunciato ad impegnarsi per tutta la categoria, comprendendone l’importanza e le potenzialità

Sia che si trattasse dell’organizzazione confindustriale che di altre forme di associazionismo, ha sempre creduto nel gioco di squadra. E la sua è stata una squadra unita e vincente, perché costruita sul rispetto, sulla mediazione, sull’ascolto. Per questo ha saputo farsi amare dai suoi collaboratori. Amare ma anche rispettare. E’ un peccato che se ne sia andato così presto. Avrebbe potuto insegnare ancora molto a tutti noi. Ma c’è un modo per salutarlo come certamente lui avrebbe voluto: seguire il suo esempio e diventare, ognuno di noi, piccoli pezzi di un Abruzzo migliore. Fonte: l’Occidentale

Demus Lab e Dalla Corte: due giornate dedicate all’assaggio dell’espresso

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Demus Lab - Analisi, R&S, consulenza e formazione sul caffè

MILANO – Dalla Corte e Demus Lab propongono un’offerta formativa legata al mondo dell’assaggio del caffè espresso. L’offerta formativa prevede diverse possibilità di argomenti per un totale di due giorni dedicati alla formazione. Titolo del corso: La metodologia di assaggio del caffè espresso.

Demus Lab e Dalla Corte pensano alla formazione

Date: 12-13 aprile 2012 Argomenti: Il corso porterà i partecipanti per una giornata e mezza nell’incredibile mondo del caffè espresso italiano, nel rispetto della più tipica tradizione, un viaggio tra passato, presente e futuro della bevanda più famosa del mondo. Il programma del corso includerà: – la definizione di espresso da un punto di vista chimico/fisico, la preparazione dell’espresso e i parametri che influenzano la tazza; – la scelta del caffè verde per l’espresso e la sua tostatura; – classificazione del caffè verde: crivello, difetti, caratteristiche di tazza; – l’assaggio del caffè: gli organi di senso, le caratteristiche organolettiche dell’espresso, i parametri di preparazione, la scheda assaggio; l’assaggio del vino rosso e bianco comparato con l’assaggio dell’espresso; – giochi sensoriali: aroma, gusti e retro gusto; – degustazioni: caffè monorigine, arabica e robusta, caffè specialty, miscele per l’espresso, decaffeinato; – il caffè espresso in italia: la storia, le monorigini più usate, tostatura, miscele e marketing; – il bar italiano e la cultura del caffè in Italia: l’espresso e la moka.

Luogo: Dalla Corte, via Zambeletti 10 – Baranzate (MI) e business room dell’Hotel Straf, via San Raffaele 3

A due passi da piazza Duomo – Milano – www.straf.it Docenti: dr. Andrej Godina, dottore di ricerca in Scienza, Tecnologia ed Economia nell’Industria del Caffè (Università di Trieste), Giovanni Bortoli, R&S and resp. Qualità di DemusLab Srl Durata: due giorni. Costo: 700 euro per persona incluso il corso, i pranzi e la cena del 12 aprile. Attestato: i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione firmato da un trainer autorizzato Scae.

Autogrill serve le miscele Kimbo per la scelta e lo sbarco in autostrada

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autogrill expo dufry
Il logo Autogrill

MILANO – La sostituzione negli Autogrill dell’A Cafè preparato da Segafredo con Kimbo della Caffè do Brasil ha provocato alcuni commenti. Registriamo oggi l’opinione di Autogrill Spa. Quotidiano, Racconto, Romanzo sono i delle tre differenti miscele firmate Kimbo della napoletana Café do Brasil approdate da inizio marzo nella maggiore catena di caffetterie italiane, la Autogrill. Come è avvenuta la scelta? Tre i parametri principali utilizzati che, secondo il colosso di Assago (Milano) hanno guidato la scelta e lo sbarco in autostrada.

Autogrill spiega le ragioni dietro la scelta

«La nuova gamma – ha spiegato Alessandra De Gaetano, direttore Divisione Roads di Autogrill Italia – si caratterizza per il passaggio da un consumo monogusto («Mi dia un espresso») a un consumo poligusto («Mi dia quell’espresso»): il caffè per ogni fascia oraria». Sempre secondo Autogrill la tazzina di espresso è, soprattutto in autostrada, il magnete della sosta. La conferma? Nonostante la crisi nel 2011 il numero dei caffè serviti è cresciuto dell’1,3% rispetto all’anno precedente pur in presenza di un calo globale del traffico dell’1,1 per cento. Da notare che, negli altri 600 punti in Italia, sono serviti circa 120 milioni di espressi.

De Gaetano ha già anche indicato il gradimento del pubblico per il tris Kimbo:

«I risultati delle vendite della nuova gamma di caffè, elaborata con Kimbo confermano che la strategia di puntare sul caffè è positiva, nonostante il permanere della congiuntura negativa in autostrada».

La vicenda Fac diventa una storia di spionaggio: Ipa s’infiltra

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Fac
Fac di Albisola

MILANO – Su diversi quotidiani, come Il Secolo XIX e IVG, sono usciti articoli che riguardano la vicenda drammatica dell’azienda Fac di Albisola e un coinvolgimento di Riccardo Sala, presidente dell’azienda concorrente Ipa Industria Porcellane di Usmate Brianza in provincia di Milano, nonché membro del consiglio direttivo di Confindustria Ceramica.

C’è chi legge il futuro nel fondo di una tazzina da caffè e chi prova a condizionare il futuro di un’azienda di tazzine che va a fondo. La guerra fredda si è scatenata anche nel mondo della ceramica industriale.

Un’operazione che ha assunto il sapore dello spionaggio è stata condotta attraverso Facebook per mesi sino a essere smascherata da un ragazzino di tredici anni. Il terreno della vicenda è quello su cui sorge la Fac, Fabbrica Albisolese Ceramiche, già azienda leader nella produzione di tazzine da caffè per i grandi marchi internazionali entrata in crisi una decina di anni fa ed oggi chiusa, con i 148 operai impegnati in un presidio permanente per difendere lo stabilimento dalla liquidazione.

Riccardo Sala infiltrato

A tentare di infiltrarsi fra i dipendenti, gli enti locali e i sindacati è stato in prima persona Riccardo Sala, presidente dell’azienda concorrente, la Industria Porcellane Ipa di Usmate Brianza, nonché membro del consiglio direttivo di Confindustria Ceramica.

Sala ha utilizzato due pseudonimi, Aldo Profeta e Franco Bitta, per intervenire nella pagina Facebook usata da dipendenti della Fac e dagli stessi sindacalisti per comunicare con l’esterno.

A smascherare il tentativo è stato però il sindaco di Albisola, Franco Orsi (che ricopre anche la carica di senatore Pdl). Grazie all’aiuto del figlio tredicenne, piccolo genio dei computer, ha scoperto che la foto usata per il profilo di Aldo Profeta era in realtà quella di un cantante e showman inglese, Peter Andre, sollevando i primi dubbi sulla sua reale identità.

Ben presto si sollevano i sospetti e partono le verifiche

I sospetti si erano addensati sulla figura di Aldo Profeta poiché, pur non essendo noto ad Albisola, dimostrava una profonda conoscenza del settore e delle vicende della Fac, compresi gli appetiti immobiliari che potrebbero sorgere se la fabbrica venisse smantellata.

Profeta, giusto per tenere fede al nome, era diventato in breve tempo una sorta di “capopopolo”, osannato da un gruppo di dipendenti, contestato da altri per le idee espresse sul presidio e sul futuro della Fac.

Alla fine, a far crollare il castello dell’identità fasulla dell’imprenditore brianzolo, è stato un ragazzino di tredici anni

Il figlio del sindaco Orsi ha mostrato al papà un programma su Bing, un motore di ricerca Microsoft che confronta l’immagine inserita dall’utente con tutte quelle disponibili sul web.

E in pochi secondi è emerso che la foto di Aldo Profeta (alias Riccardo Sala) era in realtà quella di un attore inglese. Alla fine lo stesso Sala è stato costretto a rivelare la sua vera identità.

Ad Albisola la notizia ha scatenato un terremoto

Il sindaco Orsi ha espresso sconcerto di fronte ai mezzi usati dai titolari della Ipa per infiltrarsi nelle discussioni sulla Fac ed ha reagito con estrema durezza, annunciando di valutare un esposto al collegio di sorveglianza di Confindustria. Oltre ovviamente a smascherare davanti a tutti la vera identità dei fasulli Aldo Profeta e Franco Bitta.

Riccardo Sala, con il fratello Roberto, guida la Ipa, unica azienda rimasta sulla scena del mercato italiano delle tazzine da caffè per uso industriale, ha ammesso la sua identità. Ma questo ha lasciato ancor più esterrefatti lavoratori e sindacalisti.

«Certo, questo è un alias – ha spiegato Sala, a capo di un piccolo impero che fattura oltre venti milioni di euro e occupa 140 dipendenti – la scelta della foto dell’attore famoso di certo non voleva contribuire alla sua blindatura. Pensavamo che valessero di più le idee esposte che non chi le dicesse».

Il tentativo di infiltrarsi sotto falso nome, però, non è stato digerito dal sindaco Orsi, che ha definito il “mezzuccio”

«Un affronto per tutta la città di Albisola». e poi ha aggiunto: «Chissà se nel mondo della produzione di tazzine per uso professionale c’è un imprenditore normale o sono tutti strani come quelli che mi è capitato di conoscere. Ma se domani qualche imprenditore con progetti concreti per la nostra città si presentasse, noi siamo pronti ad ascoltarlo».

Dello stesso tenore le reazioni dei sindacati. Fulvio Berruti, segretario provinciale Filctem-Cgil, ha però rilanciato: «Se non si è trattato solo di una presa in giro di pessimo gusto, il signor Sala potrebbe venire ad Albisola per incontrarci». Anche solo per prendere un caffè. Dal vero.

Il senatore detective smaschera i manager che aizzano gli operai

La fabbrica sta fallendo: Orsi, sindaco Pdl di Albisola, scopre la mossa sleale dei titolari dell’azienda concorrente di Paola Setti

C’è un’azienda in crisi, la Fac di Albisola, che produce ceramiche e si avvia al fallimento, con un buco in bilancio che viaggia sugli 8 milioni di euro e 148 lavoratori quasi a spasso.

C’è una pagina Facebook, «Salviamo la Fac», che diventa un forum fra dipendenti, cittadini e istituzioni, un tavolo di confronto mediatico fra ben 5mila persone alla ricerca di soluzioni perché, al di là dei futuri disoccupati, questa è una fabbrica storica, quella in cui i grandi ceramisti da Salino a Fabbri hanno cotto prestigiosi pezzi della loro arte.

E c’è il sindaco Pdl, il senatore Franco Orsi, che da mediatore si trasforma in detective e smaschera i due agit prop del gruppo, che aizzano i lavoratori contro ogni salvagente, ma altro non sono che il presidente e l’amministratore delegato della massima azienda concorrente, la Ipa Porcellane di Milano.

Benvenuti nell’era del web, quella in cui oltre a guardarti da certe cattive gestioni tocca diffidare pure delle imitazioni

Sono due mesi che va avanti così. Il sindaco prospetta una delocalizzazione? Aldo Profeta e Franco Bitta, l’uno giovane bancario di Sestri Levante, l’altro semplicemente registrato come «uomo», scrivono che no, attenti, così non se ne esce.

Il sindaco pensa di proporre alla proprietà di trasformare una parte dei volumi in residenza, a patto di non chiudere la fabbrica? Ohibò: i due con fare ambientalista gridano alla speculazione edilizia dietro l’angolo. È allora che Orsi inizia a farsi delle domande.

«C’è una cosa che non capisco: su questa pagina scrivono molti operai Fac, altrettanti albisolesi e altre persone che ci mettono la faccia. Poi ci sono una serie di personaggi che sui loro profili non hanno una foto né un amico comune».

E insomma chi sono? Potenza della tecnologia, il senatore imbraccia uno di quei programmini che tu metti la foto e lui ti dice il nome del fotografato

Se Bitta ha un logo, Profeta invece, sorpresa, ha messo la foto di un giovane attore inglese, Peter Andre. Scoperti, i due confessano: siamo Riccardo e Roberto Sala, titolari di Ipa. Orsi non ci può credere e scrive ai fratelli Sala: qualcuno usa i vostri nomi su Facebook. Risposta: siamo proprio noi.

Ai naviganti, i due fratelli mandano un messaggio conciliante: «La nostra azienda è stata contattata tempo fa dallo studio 3G &partners in quanto è considerata una delle pochissime realtà industriali italiane che potrebbero prendere in seria considerazione il rilancio della Fac. Ma allo stato attuale riteniamo un nostro intervento altamente improbabile».

E insomma: «Abbiamo scambiato informazioni, raccolto idee e valutato persone: abbiamo tastato il polso al territorio».

Già. Il problema, annota Orsi, è che «lorsignori avevano tutto l’interesse a smontare ogni azione di salvataggio, che l’obiettivo fosse far fallire un’azienda concorrente, oppure acquisirla».

Lui ci vede se non una turbativa del mercato, almeno una violazione del codice etico di Confindustria, visto che Riccardo Sala fa parte del Consiglio direttivo Ceramica. Quindi, ieri ha preparato l’esposto da inviare all’associazione, cui probabilmente aggiungerà la firma anche l’Unione industriale di Savona.

Toccherà inserirci anche l’ultimissima dichiarazione dei fratelli Sala, che al «signor sindaco» scrivono, sempre su Facebook: «Qui pubblicamente le dichiaro, visto la sua convinzione ammirevole, la nostra disponibilità di valutare qualsiasi sua proposta che ci faccia ricredere sulla convenienza di intervenire nella Fac, speculazioni vere o false a parte».

Appunto.

Fac Albisola, fissato l’incontro con la famiglia Sala. La Rsu: “Ogni imprenditore serio è ben accetto”

di Federico De Rossi

“Mi sono sentito telefonicamente con la famiglia Sala, che ha manifestato interesse per un incontro dopo Pasqua al fine di verificare le opportunità proposte dell’amministrazione comunale sul futuro della Fac, oltre all’esame delle “carte” dell’azienda e la sua situazione.

Ho fatto presente che considero chiusa ogni polemica con i titolari dell’Ipa che è un’azienda che rappresenta, dal punto di vista industriale, un interlocutore interessante e credibile per ciò che rappresenta nel settore e per le capacità che ha dimostrato con i numeri della propria produzione e del proprio fatturato”.

Lo afferma su Facebook il sindaco di Albisola Superiore Franco Orsi, dopo le voci su un possibile interessamento da parte della famiglia Sala per la storica azienda albisolese.

Secondo quanto riportato da IVG l’incontro è stato fissato dopo Pasqua proprio quando il liquidatore nominato dalla proprietà avrà in mano il quadro completo e dettagliato sulla situazione patrimoniale dell’azienda, i suoi debiti e le cifre finanziarie del sito produttivo, dove i lavoratori sono ancora in assemblea permanente in attesa di conoscere il loro destino.

Il sindaco Franco Orsi, sempre sul social network, ha ribadito la volontà di raccordarsi con dipendenti della Fac e organizzazioni sindacali su ogni possibile ipotesi per salvare l’azienda e riprendere la produzione.

“Gli imprenditori con progetti seri, interessati a dare lavoro e sviluppo quanto al loro profitto erano, sono e saranno i benvenuti alla Fac ed a Albisola la mia proposta e’ che il sindaco di Albisola Franco Orsi organizzi un incontro in comune con i fratelli sala le organizzazioni sindacali e la Rsu al più presto, per conoscerci e capire le loro reali intenzioni” sottolinea Alessandro Milanesi della Uilcem Rsu Fac.

Fratelli Sala ad Albisola Superiore: rinnovato l’interesse per Fac-Acf

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Ipa porcellane fac fratelli sala
Una tazzina Ipa Porcellane

MILANO – I fratelli Riccardo e Roberto Sala dell’Ipa di Usmate Velate (Monza) continuano a seguire la vicenda dell’ex concorrente Fac di Albisola (Savona), in liquidazione. Sabato i Sala hanno partecipato ad una riunione convocata nel Palazzo comunale di Albisola Superiore nel corso della quale hanno rinnovato l’interesse, sia pure con riserva, in attesa di acquisire le necessarie informazioni dal liquidatore per l’acquisto della Fac-Acf.

Al termine dell’incontro il sindaco di Albisola Superiore, Franco Orsi ha detto: “Bisogna mantenere i piedi per terra ed essere realisti perché la situazione è difficile. Abbiamo incontrato il principale imprenditore italiano nel mercato in cui opera la Fac, il quale ha mostrato interesse a esaminare e valutare la situazione, instaurando una trattativa. L’ottimismo odierno deriva dalla volontà di perseguire ogni strada possibile per salvare la Fac e dal clima che si è instaurato. Speriamo che sia l’avvio di un percorso, che sappiamo difficile, verso il rilancio”.

Dopo l’incontro in Comune, l’arrivo in azienda. I fratelli Sala, invitati dalla Rsu dell’azienda, hanno voluto incontrare e salutare i dipendenti che presidiano lo stabilimento

Pur non entrano nella storica fabbrica gli imprenditori lombardi hanno parlato con gli operai ai quali non hanno nascosto il loro stupore per il grande attaccamento mostrato dai dipendenti albisolesi per la loro azienda. In risposta, i lavoratori Tazze prodotte da Ipa ceramiche hanno aperto una bottiglia di spumante e l’hanno offerta agli ex-concorrenti. Gli imprenditori lombardi hanno voluto comunque chiarire, tra una stretta di mano e l’altra, che il momento è difficile e che non sono venuti a fare promesse, bensì a continuare la raccolta di informazioni per valutare se l’opzione Fac sia economicamente vantaggiosa e possa dare un futuro ai lavoratori.

Ora diventa fondamentale la giornata di domani quando è previsto un incontro con Gianfranco Gabriel, il liquidatore nominato dalla vecchia proprietà presso l’Unione Industriali di Savona

Lì i sindacati insisteranno per conoscere il perché delle riserve del liquidatore verso l’ipotesi Ipa-Fac di Albisola. Come è noto il liquidatore Gabriel sta completando i conti sull’assetto debitorio e le potenzialità produttive dell’azienda in liquidazione e per ora nulla ha comunicato al sindaco di Albisola e ai rappresentanti dei 148 lavoratori.

D’altronde, senza un quadro completo della situazione della Fac in liquidazione, per il quale sarebbero necessarie ancora settimane, è escluso che i fratelli Sala possano formulare qualunque ipotesi di investimento in un momento economico complesso come l’attuale. E in un mercato della stoviglieria dominato dal prodotto d’importazione di qualità molto bassa ma competitivo sul fronte del prezzo d’acquisto.

Cioccolato vero a Pasqua: attenzione a cosa si acquista

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pasqua 2018 cioccolato vero
Uova di Pasqua

MILANO –  La coincidenza con la Pasqua ha riportato in primo piano la questione del cioccolato puro, tema del quale ci siamo occupati in più occasioni, sia per le sciagurate decisioni del Parlamento europeo sia per quelle dei produttori artigianali italiani che, tuttavia, dalla vicenda stanno uscendo molto bene, anche guadagnandoci. Un palato ben allenato saprà sicuramente riconoscere un cioccolato vero da un surrogato. Per chi non ha queste doti sarà ancora una volta l’etichetta a correre in suo aiuto, soprattutto ora che Pasqua è alle porte e il consumatore corre il rischio di portarsi a casa la promessa di una sorpresa favolosa in un involucro di cioccolato scadente.

Cioccolato vero: facciamo subito chiarezza

Dicendo che per cioccolato vero o puro si intende un cioccolato prodotto senza grassi vegetali diversi dal burro di cacao. La questione non è da poco considerato che in Italia una legge del 1976 vietava l’uso di tali grassi per la realizzazione del cioccolato. Cosa è cambiato ad oggi? Quando in Europa hanno fatto ingresso paesi come Regno Unito, Danimarca, Irlanda, Finlandia, Austria, Portogallo e Svezia, la Comunità Europea ha dovuto armonizzare il mercato del cioccolato fortemente contrapposto e disomogeneo.

Da un lato infatti c’erano i puristi come Italia, Belgio, Francia, Spagna, dall’altra tutti gli altri paesi abituati a sostituire il burro di cacao con gli oli vegetali in grado di ridurre i costi di produzione ma allo stesso tempo anche le qualità nutrizionali e salutari del prodotto. L’Unione Europea con la Direttiva 2000/36/CE, ha concesso l’utilizzo di grassi vegetali in misura non superiore al 5% del prodotto finito, garantendo sempre la percentuale minima di burro di cacao.

Molti produttori italiani comunque fedeli alla loro tradizione gastronomica hanno continuato a produrre cioccolato senza altri oli vegetali

La legge italiana nel recepire tale Direttiva ha consentito a questi artigiani di differenziare i loro prodotti apponendo sull’etichetta il termine “puro”, fin quando la legge Comunitaria 2010 (recepita con la Legge 15 dicembre 2011, n. 217) ha dato disposizioni all’Italia di togliere il termine giudicato fuorviante per il consumatore. Risultato: il termine puro ora ha tempo due anni per sparire da tutte le confezioni e il consumatore potrà riconoscere il cioccolato di qualità solo leggendo l’etichetta. Fonte: corriere.it

Pasqua: cosa mangiare e lo stato degli acquisti di Uova e Colombe

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La Pasqua 2020 per i pubblici esercizi

MILANO – Lasciate che il cioccolato vi regali un sorriso, Dall’uovo alla colomba, i consigli del nutrizionista di Giorgio Calabrese nutrizionista. Calano gli acquisti di colombe e uova di Pasqua, aumentano le famiglie che scelgono di preparare in casa i dolci per il pranzo di domenica e la tradizionale merenda di lunedì. La seconda notizia – annunciata dalla Coldiretti – è positiva perché valorizza la tradizione di un Paese ricco di ricette straordinarie, la prima un po’ meno. Uovo e colomba sono i simboli immancabili di queste feste e il cioccolato – tra falsi miti, leggende e scienza – ha una riconosciuta capacità di aiutare il buonumore. Di questi tempi la parola depressione è diventata un po’ più familiare per tutti noi e per combatterla un po’ di zuccheri sono necessari e, senza eccessi, fanno addirittura bene alla salute. Il merito è di quella straordinaria capacità di portare buonumore che ha il buon cioccolato. Un dolce sorriso «aiutato» dal cacao che ci fa vivere meglio le difficoltà quotidiane. Infatti nel cioccolato la scienza ha trovato due sostanze che spiegano questi sorprendenti effetti. L’Anandamide è un cannabinoide naturale, che dà euforia ma non provoca i danni della marijuana. La Serotonina, detta anche ormone del buonumore, permette al cervello di rilassarsi e di non deprimersi.

Ecco perché sarebbe meglio non privarsi di zuccheri e cioccolato a Pasqua

Tranne ovviamente limitarli o escluderli in quei casi patologici come le forme gravi di diabete o in importanti cardiopatie. Il cacao, inoltre, appartiene al gruppo degli alimenti nervini perché contiene degli alcaloidi, cioè sostanze farmacologicamente attive, costituite dall’1-2% di caffeina e di teobromina, che è un derivato della caffeina, in un rapporto di 1 a 8. Rispetto al tè e al caffè, il cacao contiene, inoltre, un grasso buono: il burro di cacao, che è privo di colesterolo perché di origine vegetale, costituisce il 50% dei grassi naturalmente presenti nel cioccolato.

Quindi mentre una tazzina di caffè non zuccherata non apporta alcuna caloria, il cacao amaro fornisce 335 calorie per cento grammi di prodotto

Altro dolce classico immancabile a Pasqua è la colomba che fa da contraltare al panettone e al pandoro, simboli indiscussi del Natale. Quando si mangia la colomba bisogna tener conto della quantità di burro e altri tipi di grassi, oltre a zucchero, farina, mandorle, glasse e farciture varie che la compongono. Nella colomba la presenza di calorie è importante e sarebbe meglio consumarla a metà mattina o a metà pomeriggio, come rompi-fame, infatti non è ideale nutrirsene a fine pasto, dopo un pranzo sicuramente ipercalorico. Ci sono poi una miriade di dolci tipici di ogni regione che se introdotti per pochi giorni possono essere gustati e «sopportati» da qualunque dieta. Ma siccome Pasqua è una volta l’anno, vanno bene anche questi dolci gradevoli e da martedì si ritorna a frutta e verdura per ritrovare la leggerezza che la stagione primaverile impone. Fonte: lastampa.it