domenica 18 Gennaio 2026
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Antonio Quarta lancia l’allarme: “Le capsule? Grande operazione di marketing”

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antonio quarta caffè
Antonio Quarta amministratore unico della Quarta Caffè di Lecce

ANTONIO QUARTA – Il presidente dell’Associazione italiana torrefattori intervistato da Chiara Beria Di Argentine per il quotidiano La Stampa “A memoria d’uomo non si era mai vista in un bar l’insegna di un caffè straniero. L’espresso italiano è un’eccellenza da difendere. Fa parte della nostra tradizione, del nostro stile di vita. E’ assurdo che gli svizzeri ci vendano il caffè con l’enfasi di chi ha inventato l’espresso”.

“Il futuro del Salento in una tazzina di caffè” è il titolo di un articolo uscito nella pagina dei Commenti del quotidiano La Stampa di Torino, a firma di Chiara Beria Di Argentine, una delle firme storiche del giornalismo femminile italiano. Abbiamo pensato di riprodurlo integralmente per testimoniare l’attenzione che l’importante quotidiano nazionale, diretto da Mario Calabresi, ha dedicato ad un’azienda del caffè. Di Chiara Beria Di Argentine.

 Antonio Quarta: “L’espresso italiano è un’eccellenza da difendere.”

E continua: “Fa parte della nostra tradizione, del nostro stile di vita. E’ assurdo che gli svizzeri ci vendano il caffè con l’enfasi di chi ha inventato l’espresso”. Profumo di caffè in terra di Salento: Quarta, 45 anni, amministratore unico della società di famiglia (“Quarta Caffè”, 105 collaboratori, lui – come faceva suo padre Gaetano – non li chiama mai dipendenti; 25 milioni di euro di fatturato) è un tosto imprenditore del Sud che teorizza un modello d’azienda de-globalizzata e super attenta al suo territorio (“Non basta amarlo a parole, bisogna difenderlo coi fatti”).

Al punto da non temere, nonostante l’evidente sproporzione di forze e mezzi, lo scontro con le multinazionali alimentari straniere. Eletto per la seconda volta alla guida dell’Ati, l’Associazione delle piccole e medie imprese di torrefazione, Antonio Quarta non ha esitato – “E’ una mia posizione personale” – a lanciare l’allarme fin nelle case italiane del caffè in capsule o in cialde (“monoporzionato” è il termine tecnico).

“Grande operazione di marketing! Ma, a quale prezzo per i consumatori? In famiglia una tazzina di caffè fatta con la moka costa 5 centesimi, con una capsula 40 centesimi”, spiega l’imprenditore. E ancora. Secondo Quarta questa moda – a contendere in mercato agli svizzeri anche famose aziende italiane – rischia di avere un pesante impatto anche sull’ambiente non solo per il problema dello smaltimento della plastica e dell’alluminio della cialda.

“Un kilo di caffè in cialde occupa lo spazio di 6 chili di caffè in grani; quindi se basta un solo furgone per trasportare 10 quintali di prodotto per la stessa quantità di monoporzionato ne occorrono 6. Altro che inquinare meno, altro che km 0!”.

Lecce, folla da “Avio”, per il classico rito del caffè; la Bari delle cozze pelose al sindaco sembra un altro pianeta

“Avio” è il bar degustazione dei Quarta, dinastia assai amata nella città gioiello del Barocco (hanno finanziato tra l’altro il restauro di alcuni pregevoli dipinti) fondata negli anni ’50 dal nonno omonimo di Antonio (fu lui a inventare la ricetta estiva del “caffè in ghiaccio” con latte di mandorle al posto dello zucchero). Alle pareti vecchie foto, la riproduzione della prima cartina navale dell’Unità d’Italia sul barattolo di latta, zero plastica.

Racconta ancora Antonio Quarta:

“Assieme a Confcommercio e Confesercenti 28 anni fa – quando non era ancora né un business né una moda – abbiamo fatto la nostra prima iniziativa ambientale distribuendo 300 mila sacchetti di carta riciclata in tutti supermercati della provincia. Da allora noi non usiamo altro”. Rispetto per la natura, amore per la propria terra, lotta alla globalizzazione: è la miscela della Quarta.

Con il progetto scuola -impresa, realizzato con i provveditorati pugliesi, l’imprenditore ospita 4 mila studenti all’anno nella sua eco-compatibile azienda (energia prodotta da un sistema integrato fotovoltaico ed eolico; residui della lavorazione riciclati; verde ed alberi piantumati attorno allo stabilimento: “Certi siti industriali sembrano delle discariche!“). Ai giovani Antonio Quarta parla di un altro sviluppo possibile nel suo amato Salento minacciato dalla speculazione edilizia, le discariche a cielo aperto, i mega centri commerciali.

“Negli anni ‘60 mio padre Gaetano ha avuto il coraggio di sfidare le grandi industrie puntando sulla qualità. Una sfida vincente. La mia mission è affermare un modello d’impresa locale come sistema aperto che interagisce con il territorio. Quanto ai giovani spero che il nostro progetto li aiuti a maturare una coscienza di consumatori; devono imparare a scegliere e difendere i nostri prodotti. Qualità non è una bella confezione o una pubblicità di successo ma è uno stato mentale! Solo affondando nelle nostre radici possiamo resistere alla globalizzazione e creare nuovi posto di lavoro. Pensa di entrare in politica? Ribatte Quarta: “No, voglio essere un uomo libero”.

Cioccolato puro: l’Italia si conforma con la normativa Ue per l’etichetta

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cioccolato fondente
Blocchi di cioccolato fondente

BRUXELLES – «L’Italia si è conformata alla normativa Ue sulla denominazione cioccolato puro in etichetta e Bruxelles ha deciso di archiviare la procedura d’infrazione aperta nei suoi confronti, evitando così, in caso di inadempienza, un nuovo ricorso alla Corte di giustizia Ue insieme a sanzioni pecuniare». Lo ha detto all’Ansa Roger White portavoce del commissario Dacian Ciolos. Sul dossier, l’Italia era già stata condannata dalla Corte Ue.

Cioccolato puro: ora anche l’Italia è in regola

Al centro del contendere della procedura d’infrazione, ora archiviata, era la vecchia normativa italiana che, contrariamente a quanto deciso dall’Ue, prevedeva per i prodotti di cioccolato che non contengono grassi vegetali diversi dal burro di cacao la possibilità di riportare la dicitura «cioccolato puro» e, in caso di violazione, erano previste sanzioni.

La direttiva europea

Sul cioccolato, invece, autorizza l’aggiunta di grassi vegetali specifici diversi dal burro di cacao, fino ad un massimo del 5% del prodotto finito. L’etichetta di quei prodotti deve contenere in grassetto la dicitura: «contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao».

Stevia: il dolcificante naturale che spopola, come averlo gratis

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dolcificanti stevia zucchero
La stevia è diventata uno dei dolcificanti più diffusi

MILANO – Sul sito non sprecare.it abbiamo trovato indicazioni sul come preparare in casa la stevia, il dolcificante naturale di cui molto si parla dopo l’introduzione in Europa. Provate a preparare in casa un ottimo dolcificante naturale. Parliamo della Stevia rebaudiana, una pianta originaria del Paraguay http://www.dietor.it/verde-stevia.php . Da dicembre 2011 è stata regolarizzata in Italia ma ne è permesso l’uso solo come integratore alimentare, per le sue proprietà energizzanti, mentre la sua vendita come zucchero non è stata riconosciuta.

Stevia; Potete trovarla facilmente nei vivai

Si può usare fresca mettendo direttamente le foglie in infusione nel tè oppure è possibile farne una tisana dal gusto particolarmente dolce. Se volete invece realizzare la polvere per dolcificare, dedicatevi alla sua coltivazione http://www.ilsentiero.net/2010/04/coltivare-la-stevia-in-casa.html , che è molto semplice: la stevia cambia la sua attività di crescita a seconda del terreno nel quale vive, se è un terreno argilloso darà foglie più piccole e con meno potere dolcificante e crescerà in altezza, se invece è un terreno ampio la pianta avrà foglie più grandi e con un maggiore potere dolcificante.

Fate crescere la vostra pianta e tagliatela subito dopo la fioritura

Fatela poi essiccare a testa in giù in un sacchetto di carta al buio e poi, una volta che è perfettamente secca, mettetela nel frullatore per otterrete la polvere dolcificante: 10 volte di più di qualunque altro tipo di dolcificante che trovate in commercio e, oltretutto, a zero calorie. Fra l’altro il suo principio attivo, lo steviolo, è particolarmente adatto a chi è diabetico perché non influisce sui livelli di insulina. Fonte: nonsprecare.it

Mariangela Ravelli, barista di Palazzo Estense, ora va in pensione

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Mariangela Ravelli palazzo estense
Il Palazzo Estense a Varese

VARESE – Ha preparato il caffè per cinque sindaci: Giuseppe Gibilisco, Angelo Monti (anche se solo per 15 giorni), Raimondo Fassa, Aldo Fumagalli e Attilio Fontana. Ma venerdì, dopo 27 anni di servizio, è andata in pensione Mariangela Ravelli, la barista di Palazzo Estense. Soprannominata Mariù, la signora ha osservato la vita del Comune dal bancone del bar. Un punto di vista privilegiato che le ha concesso di conoscere i peccati di gola e le abitudini di amministratori e consiglieri.

Mariangela Ravelli sa bene, per esempio, che Gianluigi Lazzarini, della Lega Nord, beve solo caffè macchiato caldo

Che Fabrizio Mirabelli, capogruppo del Pd, va pazzo per il cioccolato boule con il ripieno morbido. O che Rocco Cordì, di Sel, ama prendere il caffè alle 17.30, tanto da aspettare un attimo a chiudere il bar se lo vedeva nei paraggi a quell’ora. Nelle serate del consiglio comunale, poi, preparava sempre qualche bicchierino di amaro che offriva alla maggioranza o all’opposizione, a seconda di quali fossero i temi più indigesti all’ordine del giorno. «Ne ho sentite di belle e di brutte – racconta Mariangela – Ma le cose mi sono sempre entrate da un orecchio per uscire dall’altro. Potrei scrivere un libro di aneddoti se volessi. Ma non lo farei mai».

La sua riservatezza negli anni l’ha fatta diventare una sorta di mamma per i dipendenti del comune

«E’ come se conoscessi la famiglia di tutti – dice Mariangela Ravelli, che ha ereditato l’attività dal padre Giacinto – Mi mancherà questa quotidianità: avevo deciso di chiudere a gennaio ma poi ho continuato fino ad aprile. Adesso basta davvero però, anche se è un passo difficile da compiere. E’ stato mio marito a farmi promettere che avrei lasciato questo lavoro che mi impegna tanto». Addio feste di carnevale, dove Mariangela si presentava con un travestimento sempre diverso (l’ultimo costume era stato “da coccinella”). Basta feste a sorpresa, con tanto di palloncini colorati.

E quante risate quando, dopo il festival di Sanremo, Mariangela Ravelli aveva addobbato il bar con la farfallina di Belen. Oppure quella volta che, prima delle vacanze estive, si era fatta fotografare con un «salvagente virtuale» e aveva appeso la foto sulla porta, facendo finta di nuotare. Nelle prime ore del mattino il bar si trasformava in un confessionale e qualcuno ieri, ultimo giorno di apertura, non ha potuto trattenere le lacrime e le ha portato fiori e dolci. Venerdì 11 maggio, alle 13, nel Salone Estense, ci sarà una festa in suo onore. Mariangela sarà anche chiamata in consiglio comunale per ricevere un applauso di ringraziamento. Fonte: la provinciadivarese

Funcafé finanzierà con 900 mln di reais lo stoccaggio del prossimo raccolto

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Dentro il caffè verde

MILANO – Ammonta a 900 milioni di reais (circa 360 milioni di euro) la linea di credito stanziata dal governo brasiliano, per mezzo di Funcafé, a favore dei produttori per finanziare lo stoccaggio del prossimo raccolto. L’importo è nettamente inferiore al miliardo e mezzo richiesto dalle organizzazioni di settore. Il credito verrà erogato al tasso agevolato del 6,75%. Il fondo per la tutela del settore del caffè (Funcafé) è gestito dai ministeri delle finanze e della pianificazione, nonché dalla banca centrale.

Funcafé e poi Icafé: prevede calo della produzione in calo nel 2012/13

La produzione di caffè della Costa Rica subirà nel 2012/13 un calo del 5% dovuto alla ciclicità negativa. Lo affermano i vertici dell’Istituto costaricano del caffè (Icafé), che ha reso noti la scorsa settimana i risultati della stima preliminare relativa alla prossima stagione di raccolto.

La produzione, secondo Icafé, scenderà a 1,7 milioni di sacchi da 60 kg

Dagli 1,79 di quest’anno. Va osservato intanto che l’export del paese centro americano si è incrementato del 4,6% sull’anno precedente nel primo semestre 2011/12 raggiungendo i 691.854 sacchi.

Nigeria: l’obiettivo è triplicare la produzione di cacao entro il 2018

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Coltivazione di cacao in Nigeria
Coltivazione di cacao in Nigeria

MILANO – La Nigeria ha intenzione di aumentare la propria produzione di cacao e collocarsi così ai vertici della classifica dei maggiori Paesi esportatori. L’ultimo raccolto di cacao, secondo i dati del ministero dell’Agricoltura, è ammontato a circa 250mila tonnellate, ma già da quest’anno la quota dovrebbe salire fino a raggiungere le 335mila tonnellate.

L’obiettivo della Nigeria

L’obiettivo della Nigeria è di crescere gradualmente fino ad arrivare a una produzione complessiva che sfiori il milione di tonnellate a partire dal 2018.

Come raggiungerlo

Per raggiungerlo si prevede di aumentare l’estensione della superficie dedicata alle piantagioni di cacao, pari adesso a quasi 640mila ettari; di distribuire fertilizzanti, insetticidi e macchinari a 200mila agricoltori; di finanziare progetti di irrigazione.

Iniziative che, combinate insieme, dovrebbero portare a un aumento della resa che dovrebbe passare da 350 a 500 chili di cacao prodotto in un ettaro di terreno.

Belgio: il settore horeca è il più sensibile ai fallimenti

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Bandiera del Belgio
Bandiera del Belgio

MILANO – Nel settore belga dell’horeca le società risultano essere più facilmente soggette al fallimento. In effetti, in Belgio nella metà dei casi le società non sono state operative oltre cinque anni. Lo dimostra l’analisi dei fallimenti realizzato dalla ‘Unizo’, la Federazione delle società indipendenti.

Belgio: i dati parlano da soli

Si noti che nel 2011 sono stati registrati un totale di 10.224 fallimenti, di cui la maggior parte nel settore horeca, il commercio all’ingrosso ed il retail. Infine, nel settore horeca il 2,4% delle aziende fallisce e dopo cinque anni d’esistenza il 51,4% delle società risulta fallita. Fonte: Ice Bruxelles

Madrid, caffè e cultura alla milanese nella capitale spagnola

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Bandiera della Spagna antifumo barcellona
Bandiera della Spagna

MILANO – Un caffè letterario. Come agli inizi del Novecento. Cultura e bevande, intellettuali e maudit. E questa volta, pure il design. Si chiama «I Saloni di Milano» il primo caffè della cultura italiana a Madrid. Oltre 170 metri quadrati in calle Mayor per raccontare il made in Italy tra letteratura, arte, musica, cinema. E, visto che di mezzo c’ è il Salone del Mobile, con un occhio di riguardo al «saper fare» ambrosiano.

I Saloni di Milano: la cultura dell’espresso a Madrid

Alla vigilia del Salone (a Milano dal 17 al 22 aprile), il presidente di Cosmit, Carlo Guglielmi, e il numero uno di FederlegnoArredo, Roberto Snaidero, inaugureranno il 30 marzo il caffè letterario «i Saloni Milano» all’ interno dell’ Istituto italiano di cultura a Madrid, proprio di fronte a Palacio Real.

Nuovi arredi, il contributo di 40 aziende (qualche nome: FontanaArte, Flos, Artemide, Molteni)

L’ allestimento curato dall’ architetto Piero Russi, libri, cd, gigantografie di Milano, da piazza Scala alla Galleria, dal Duomo alla Fiera.

«La nostra missione di ambasciatori della cultura del design – dice il presidente di Cosmit, Carlo Guglielmi – assume un valore ancora maggiore quando possiamo promuovere la nostra città, Milano».

Il caffè è aperto da qualche giorno: anche senza tapas, gli spagnoli sembrano apprezzare.

Como: in centro un bar o un ristorante ogni quattro negozi

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Il centro storico di Como
Il centro storico di Como

COMO – Un bar o un ristorante ogni quattro negozi, nel centro storico di Como, una concentrazione otto volte più alta che nel resto della città. E non conoscono crisi. Una radiografia completa e dettagliata dei locali per la somministrazione di alimenti e bevande al pubblico è emersa dall’indagine sviluppata in collaborazione tra il Comune di Como, la Camera di Commercio e Confcommercio, nell’ambito dei progetti sul distretto urbano del Commercio.

Como, l’indagine

L’indagine e le prospettive sono state presentate di recente in una tavola rotonda. In città murata, su 517 negozi, sono attivi 125 bar o ristoranti, con una densità di 231 per Kmq.

Non è invece buono il rapporto tra una serie di locali notturni e i residenti, tanto che sono sorti ben 19 comitati contro la movida. Sulla base dell’indagine, sono stati fatti i conti in tasca ai baristi: la spesa dei soli residenti a Como per bar e ristoranti è di 112 milioni di euro l’anno.

Ma i residenti rappresentano il 57% degli avventori; il 43% viene da fuori, da paesi, città ed estero. Quindi vanno aggiunti altri 40 milioni di euro, oltre 150 in totale.

La quota più importante di mercato è coperta dagli esercizi del centro

Calcolata in 70 milioni di euro l’anno, da suddividere per i 125 esercizi pubblici. Per questo, la competizione deve farsi serrata, per avere margini di profitto, dedotte tutte le spese.

Cento caffè danno un incasso lordo di cento – centoventi euro: se il barista ha bisogno di arrivare a mille o a duemila euro, concentrati soprattutto nel week end, deve attirare avventori.

Un solo avventore e sette euro di aperitivo valgono sette avventori e sette caffè. Sono calcoli teorici, ma spiegano perché la “movida” di Como, dal punto di vista degli affari, rende di più che avventori alla spicciolata.

E perché, prima della liberalizzazione degli orari, il 25% dei bar del centro avevano chiesto di chiudere alle due del mattino. Alla sera, non si beve acqua.

Strauss group: utili compressi dai maggiori costi e dalla protesta dei consumatori

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Strauss Coffee mercati strauss-group Strauss vendite Il logo di Strauss Grou
Il logo di Strauss Group

MILANO – Risultati agrodolci per il gigante del food israeliano Strauss Group. Il fatturato del gruppo ha registrato infatti un incremento vicino al 13% nell’esercizio 2011 superando il miliardo e mezzo di euro. Ma i maggiori costi del caffè verde e i tagli ai prezzi di numerosi prodotti decisi in risposta alle proteste dei consumatori israeliani contro il caro vita hanno ridotto i margini e l’utile operativo è sceso a circa 93,3 milioni di euro, pari a un calo del 14% sull’anno precedente.

Strauss Group: nel quarto trimestre 2011, l’utile netto è stato di 6,6 milioni di euro

In linea con il risultato dello stesso periodo dell’esercizio 2010, a fronte di un incremento delle vendite da 363 a 423 milioni di euro circa.

Strauss ha quattro principali rami di attività. Il caffè conta per circa la metà del fatturato, le vendite di prodotti alimentari in Israele per circa il 35%. Strauss Coffee è il quinto competitor globale in termini di volumi di caffè verde movimentati.

Salse, salate e acque minerali contribuiscono per buona parte del rimanente fatturato

Le vendite di caffè sono state pari a 787 milioni di euro nel 2011, in crescita del 15% sul 2010, principalmente grazie al contributo del mercato russo e brasiliano. L’utile operativo del ramo caffè è aumentato dell’1,5% a 52,4 milioni di euro.