mercoledì 14 Gennaio 2026
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Comparto caffeicoli: i mercati in Camerun, Brasile, Vietnam

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speculazione mercato caffè
Chicchi di caffè torrefatto

MILANO – Forte calo dell’export di caffè robusta del Camerun. Gli imbarchi del paese africano hanno segnato una flessione del 46,26% nel periodo dicembre 2011-maggio 2012 risultando pari a 21.872 tonn. Il consiglio interprofessionale del cacao e del caffè attribuisce il peggior risultato alla minor produzione causata, a sua volta, dalle perduranti anomalie climatiche oltre che dai problemi strutturali del comparto. Hanno inciso sui minori imbarchi anche le vendite a rilento da parte dei produttori scoraggiati dai cali recenti dei prezzi sui mercati internazionali.

Comparto: crescono i costi di produzione in Brasile e Vietnam

I prezzi degli arabica dovrebbero aumentare del 3% all’anno per stare al passo con i costi crescenti in Brasile. Lo ha affermato il noto analista Neil Rosser, parlando durante una conferenza in corso a Ginevra. Allo stesso modo, i prezzi dei robusta dovrebbero crescere dell’11% all’anno in Vietnam per coprire le spese, ha sostenuto ancora Rosser, che vanta vent’anni di esperienza nel settore come direttore esecutivo dell’unità statistica di Neumann Gruppe. Mediamente i costi di produzione si attestano tra i 330 e i 370 reais/sacco (127 – 142 euro) in Brasile e attorno ai 32.500 dong/kg (1,24 euro) in Vietnam, secondo dati citati da Rosser.

World Industrial Design Day a Torino con una macchina del caffè smontata

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World Industrial Design Day
World Industrial Design Day

MILANO – Una macchina da caffè per fare spettacolo. Succederà oggi a Torino nell’ambito di lezioni all’aperto, spettacoli teatrali di studenti di design, mostre e una serie di eventi. Il tutto si concluderà con una lezione-spettacolo del professor Vittorio Marchis del Politecnico di Torino sulla macchina del caffè. Così Torino celebra oggi il World Industrial Design Day, per dare visibilità al contributo del design allo sviluppo economico, sociale, culturale e alla qualità della vita e dell’ambiente.

World Industrial Design Day: la giornata mondiale del design viene proclamata da cinque anni dall’International Council of Societies of Industrial Design

L’associazione che riunisce gli enti nazionali di promozione del design, le imprese design oriented, gli istituti di formazione e gli studi professionali, tra cui l’Associazione per il Disegno Industriale. Per l’Italia, il presidente dell’Icsid, Soon-in Lee, ha rivolto al sindaco di Torino Piero Fassino l’invito a celebrare questa giornata con un evento che ribadisca la vocazione della città, prima World Design Capital nel 2008.

Come detto tra gli eventi in programma, il professor Marchis terrà la sua lezione

Durante la quale scomporrà una macchina da caffè, parlerà delle sue caratteristiche e delle sue performance, facendo alcuni excursus sulla cultura del caffè in Italia, con citazioni musicali e testi tratti dalla letteratura tecnica e letteraria, interpretati dall’attrice Laura Curino.

Giuseppe Lavazza: «Il 2011 è stato l’anno più difficile della nostra storia»

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Giuseppe Lavazza
Giuseppe lavazza è stato tra i maggiori sostenitore dell'operazione 1895 Coffee design by Lavazza e della nuovissima torrefazione di caffè speciality di Settimo Torinese

MILANO – Lavazza in piena ripresa di redditività quest’anno, dopo che il 2011, «l’anno più difficile della nostra storia», come lo ha definito al Sole 24 Ore il vicepresidente del gruppo del caffè, Giuseppe Lavazza, si era chiuso con una perdita consolidata di 9 milioni di euro contro un utile di 21 milioni nel 2010. «L’anno scorso – ha aggiunto Lavazza al quotidiano economico – c’è stata una combinazione di fattori negativi, dall’aumento della materia prima, al calo dei consumi, alla svalutazione di alcune partecipazioni.

Il 2012 è completamente diverso: la prima metà dell’anno è stata positiva e credo possiamo tornare ai livelli di profittabilità del 2010, anche grazie a una ristrutturazione che abbiamo avviato già nel secondo semestre dell’anno scorso ed è quasi completata». Il fatturato, che nel 2011 era salito a 1,26 miliardi di euro, dovrebbe aumentare ancora grazie all’incremento delle vendite già registrato nei primi mesi del 2012. Il top management è stato interamente rinnovato con l’arrivo a metà dello scorso anno, sulla poltrona di amministratore delegato, di Antonio Baravalle.

Giuseppe Lavazza è in questi giorni a Wimbledon dove il gruppo celebra il secondo di tre anni del contratto di fornitura ufficiale al torneo di tennis

Lo scorso anno i punti vendita della casa torinese all’All England Club hanno servito un milione di caffè in due settimane. Il mercato inglese come Germania e Francia, è fra quelli che registrano la maggiore crescita quest’anno. La Lavazza punta molto poi sugli Stati Uniti, dove ha una quota del produttore Green Mountain («che sta ottenendo ottimi risultati di vendita, con un +40%», dice Lavazza) e ha grandi aspettative sul lancio della prima macchina a cialde sviluppata con il partner americano.

Entro fine anno partirà anche l’attività di un nuovo stabilimento in India, che produrrà anche per l’export

L’espansione all’estero è chiamata a bilanciare in parte il calo dei consumi in Italia (che rappresenta tuttora il 60% circa del fatturato), dovuto alla recessione e particolarmente accentuato nel fuori casa.

Lo scenario resta complicato da fattori come la volatilità del prezzo dell’arabica e dalla domanda «più stabile, ma a livelli più bassi». Tuttavia, «pensiamo di aver superato brillantemente il momento più difficile», sostiene Lavazza, ricordando la solidità di un gruppo «senza debiti e con un ottimo livello di cassa e altamente capitalizzato».

Altroconsumo mette alla prova le capsule Nespresso: ecco il responso

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altroconsumo aereo

MILANO – Il giorno dopo la sentenza che sancisce la regolarità della vendita delle capsule Èspresso 1882 di Caffè Vergnano, Altroconsumo, il giornale emanazione di una delle più serie associazioni di consumatori, ha annunciato di aver provato la novità Mokitalia che ha lanciato sul mercato “self cap”: capsule vuote da caricare con il caffè che si desidera e compatibili con la macchina Nespresso. Secondo il produttore sono facili da utilizzare, veloci ed economiche. Arrivano le capsule fai da te della Nespresso. Abbiamo chiesto di provarle a un gruppo di persone che normalmente utilizzano la Nespresso.

Altroconsumo: ecco come sono fatte e le valutazioni di

Semplici Nelle confezioni trovi le capsule vuote e le pellicole di alluminio. Non è difficile riempire il contenitore con il caffè: basta usare un cucchiaino e con un po’ di manualità riesci anche a non sporcare. Nella pratica non è molto diverso dal riempire un filtro di una piccola moka. È abbastanza semplice anche attaccare la pellicola adesiva per chiudere le capsule, ma bisogna essere precisi e chiudere bene i bordi per non permettere alla polvere di uscire.

Non abbiamo riscontrato problemi di funzionamento con la macchina Nespresso anche se alcune volte può capitare che queste capsule non vengano espulse agevolmente. Ci sono due modi per riempire le self cap: senza premere il caffè oppure schiacciandolo all’interno con il dorso di un cucchiaino. La scelta dipende dai tuoi gusti. Se preferisci un caffè più leggero non pressarlo, se ti piace più forte premilo bene. I nostri volontari hanno provato a bere il caffè in entrambi i modi.

Il risultato è sempre lo stesso

Il caffè preparato con le capsule originali Nespresso è più buono. Economiche Il costo totale (cioè caffè + confezione) per una self cap fai da te è di 0.27 centesimi. Una capsula Nespresso originale costa in media 0,37 centesimi mentre i tipi decaffeinati, lungo e pure origine arrivano anche a 0,39 – 0,41 centesimi. Una confezione con 50 self cap e pellicole costa 9.99 euro. Una confezione di caffè macinato per macchina espresso costa in media 15,42 euro al chilo (3,86 euro per la confezione da 250 grammi).

Altroconsumo ha provato con il caffè macinato Illy espresso 100% arabica

Più costoso rispetto alla media: 25,76 euro al chilo cioè 6,44 euro per la confezione da 250 grammi. In pratica, con le capsule fai da te con un caffè macinato medio si risparmia circa il 25% rispetto alla capsula originale; se si sceglie una polvere più costosa come Illy, il risparmio scende a poco più del 10%. Ecologiche Al momento la direttiva europea non riconosce le capsule per il caffè come riciclabili perciò, anche se sono fatte in plastica con pellicola in alluminio, non possono essere smaltite nella raccolta differenziata. Non si può nemmeno riutilizzate perché ogni volta che si fa il caffè la pellicola di alluminio si buca e non si potrebbero quindi richiudere. In generale, però, bisogna dire che nessuna capsula è amica dell’ambiente: si producono molti rifiuti in un tempo breve. Per l’ambiente quindi la scelta migliore è la moka con il caffè sfuso.

Ref-Ricerche su dati Istat sull’iva: caffè, tè e cacao + 1,7%

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Una tazzina in ceramica d'espresso

MILANO – Caffè, tè e cioccolato con carne, prosciutto e pesce sono i prodotti alimentari i cui prezzi finali subiranno i maggiori rincari (+1,8%) a causa del possibile ulteriore scatto dell’Iva il prossimo ottobre. Emerge da uno studio di Ref per Centromarca diffuso ieri. Brutta sorpresa anche acque minerali, alcolici (+1,7%). Nel complesso, dice Centromarca, il carrello della spesa alimentare crescerà dello 0,9%, ma per bar e ristoranti i rialzi saranno più salati: +1,8%.

Ref-Ricerche su dati Istat, l’incidenza della manovra sull’Iva sui prezzi nel comparto alimentare

PRODOTTI IMPATTO SU PREZZI (%)
Caffè, tè e cacao                       1,7
Pane e cereali                           0,6
Carne                                      1,8
Insaccati e carne in scatola        1,8
Pesce                                       1,8
Latte, formaggi e uova              0,2
Oli e grassi                               0,0
Frutta                                      0,0
Vegetali incluse patate              0,2
Zucchero, marmellata, miele, sciroppi, cioccolato e pasticceria 1,8
Acque minerali, bevande gassate, succhi 1,7
Bevande alcoliche                     1,7
Totale alimentari escl. pubb. esercizi 0,9
Alimentari presso pubblici esercizi 1,8
Totale alimentari con pubb. esercizi 1,3
TOTALE                                    1,4

Usda stima la produzione mondiale in 147,9 milioni di sacchi

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ice -br indicatore composto prezzi ice picchiata Forti ribassi sui mercati a termine del caffè circolare Green Mountain

MILANO – Il 2012/13 si preannuncia un’annata da record, sia per la produzione di arabica che per i robusta. Ma l’ulteriore progressione dei consumi limiterà il reintegro delle scorte mantenendo la pressione sull’offerta. Così la circolare semestrale sui mercati e il commercio del caffè di Usda (Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti d’America), diffusa venerdì, nella quale sono riportate cifre e previsioni ufficiali del minagricoltura americano.

Circolare svela i dati del mercato

Come di consueto, le stime degli esperti di Washington differiscono notevolmente dalle cifre Ico (International Coffee Organization). Usda stima la produzione mondiale in 147,9 milioni di sacchi, con i raccolti di Arabica e Robusta entrambi ai massimi storici, rispettivamente a 88,08 e 59,82 milioni di sacchi. Rispetto ai 137,583 milioni del 2011/12 si riscontra un incremento di oltre 10 milioni di sacchi (+7,52%) imputabile, per circa la metà, al maggior raccolto brasiliano di arabica.

L’export mondiale raggiungerà i 115,309 milioni di sacchi

In crescita di circa 7 milioni rispetto ai 108,389 milioni del 2011/12. I consumi cresceranno del 2% circa avvicinandosi ai 142 milioni di sacchi. Si calcola inoltre che le scorte finali cresceranno di poco più di 3 milioni di sacchi risalendo a 27,201 milioni, al di sotto comunque dei 28 milioni del 2010/11 e ben lontane dai quasi 40 milioni di sacchi del 2008/09. Il raccolto del Brasile è previsto al livello senza precedenti di 55,9 milioni di sacchi, in crescita di 6,7 milioni rispetto al 2011/12.

I danni arrecati dalle gelate invernali e dalla siccità nel Minas Gerais hanno limitato il potenziale produttivo degli Arabica, il cui raccolto raggiungerà i 40,2 milioni di sacchi, in crescita consistente rispetto ai 34,7 del 2011/12, ma nettamente al di sotto dei 41,8 milioni raggiunti nel 2010/11 (la precedente annata positiva del ciclo biennale) e inferiore anche ai 40,5 milioni del 2008/09.

Sarà in compenso da record la produzione di conilon, che dovrebbe attestarsi a 15,7 milioni di sacchi

In ulteriore forte crescita rispetto ai 14,5 milioni del 2011/12, i 12,7 del 2010/11 e gli 11,8 del 2009/10. Secondo il ministero americano oltre la metà della maggior produzione di Robusta andrà ad alimentare gli imbarchi, mentre il rimanente sarà avviato all’industria nazionale. Picchi storici anche per il raccolto del Vietnam, che sarà di 22,4 milioni di sacchi, con la produzione di robusta in crescita di 1,4 milioni di sacchi, a 21,6 milioni, e quella di arabica stabile a 800.000 sacchi. Secondo Usda, l’estensione delle aree coltivate è aumentata negli ultimi 5 anni del 15% e i prezzi elevati hanno incoraggiato i produttori ad accrescere ulteriormente gli ettaraggi. L’export è previsto in crescita di un milione di sacchi a 20 milioni.

Ancora sulla circolare: le scorte finali verranno marginalmente reintegrate

I consumi interni continuano a crescere con l’affermarsi della cultura del caffè. Pessimismo invece per le sorti del raccolto della Colombia, che si riconfermerà sui livelli del 2011/12 ad appena 7,5 milioni di sacchi: 5 milioni in meno rispetto al 2007/08, l’ultimo anno pre-crisi. Ruggine e scolite del caffè continueranno a incidere pesantemente sulle rese, mentre il programma di rinnovo in pieno corso seguita a ridurre, a breve-medio termine, il potenziale del settore. Poiché la produzione viene destinata prioritariamente all’export, il paese sud americano, per far fronte alle esigenze del mercato nazionale, ha dovuto accrescere drasticamente le importazioni dall’Ecuador e dal Perù, che coprono attualmente il 90% dei consumi interni, contro il 20% di pochi anni fa.

Il raccolto dell’Indonesia risalirà a 9,7 milioni di sacchi beneficiando di migliori condizioni climatiche dopo due annate consecutive segnate dalle precipitazioni eccessive, che hanno fatto cadere la produzione dal livello record di 10,5 milioni di sacchi nel 2009/10 a 8,3 milioni nel 2011/12. In marginale flessione l’India, che produrrà 5,1 milioni di sacchi, contro i 5,335 del 2011/12. Mentre appena una decina di anni fa la produzione era ripartita grosso modo a metà tra arabica e robusta, quest’ultima varietà conta oggi per oltre i due terzi del totale.

A favorire i robusta, le minori esigenze in termini di manodopera e cure agricole e la maggiore resistenza alla malattie e ai rigori climatici

La produzione dei paesi del centro America è prevista in crescita di 1 milione di sacchi a 14 milioni, con un export di 12,8 milioni. È atteso un parziale recupero della produzione di El Salvador, ma il contributo più importante giungerà dall’Honduras, che dovrebbe raggiungere, per la prima volta, il traguardo dei 5 milioni di sacchi, contro i 4,6 milioni del 2011/12. L’Honduras è l’unico paese dell’area ad avere registrato, nell’arco degli ultimi 5 anni, incrementi significativi della produzione, che ancora nel 2008/09 era di poco superiore ai 3,2 milioni di sacchi. Il merito va innanzitutto alle politiche dell’Instituto Hondureño del Café.

Nella circolare: crescerà di circa un milione di sacchi, infine, la produzione dell’Africa sub-sahariana

Prevista a 17,2 milioni di sacchi, con incrementi contenuti per Etiopia, Uganda e Costa d’Avorio. L’Etiopia dovrebbe raccogliere 6,5 milioni di sacchi, contro i 6,3 del 2011/12 risentendo favorevolmente delle buone condizioni climatiche che hanno accompagnato lo sviluppo del raccolto. In Costa d’Avorio, il graduale ritorno alla normalità, dopo i rivolgimenti politici dello scorso anno, contribuirà alla ripresa produttiva.

L’export africano 2012/13 è stimato in 12,8 milioni di sacchi, in crescita di almeno 1 milione di sacchi. L’export mondiale di caffè in tutte le forme salirà a 115,309 milioni di sacchi (+6,38% rispetto al 2011/12) superando il precedente record di 114,111 stabilito nel 2010/11. Ai massimi storici anche l’export di caffè verde stimato in 101,756 milioni contro i 95,1 dell’anno scorso e i 100,547 di 2 anni fa.

I consumi mondiali raggiungeranno i 141,708 milioni di sacchi in crescita del 2% circa rispetto ai 138,91 del 2011/12. Il consumo dell’Unione Europea rimarrà pressoché invariato (+50.000 sacchi) a 44,5 milioni di sacchi. In crescita marginale anche gli Usa, con 23,3 milioni (22,985 nel 2011/12), e il Giappone, con 7,05 milioni, contro i 6,85 dell’anno precedente. Aumenteranno ancora i consumi della Federazione Russa, che passeranno dai 4,5 milioni del 2011/12 a 4,9 milioni. Prosegue infine la progressione del Brasile, i cui consumi cresceranno di 700.000 sacchi raggiungendo i 20,76 milioni.

E in Vietnam export di metà anno a 1,1 milioni di tonnellate

Ulteriore passo in avanti per l’export vietnamita di prodotti agricoli, forestali e ittici, che nelle previsioni del minagricoltura (Mard) raggiungerà nel primo semestre 2012 quota 13,67 miliardi di dollari, con un incremento del 14,5%. La quota più consistente è attribuibile al comparto agricolo, con 7,7 miliardi (+9,6%). In calo i prezzi dei 7 principali prodotti agricoli di esportazione, fatta eccezione per il pepe. L’export di caffè ha raggiunto gli 1,1 milioni di tonnellate, per un fatturato di 2,3 miliardi dollari, con un incremento del 26,5% a volume e del 20,4% a valore rispetto al pari periodo del 2011.

Via ai corsi Appe e Confesercenti per baristi professionisti

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barista

PADOVA – Anche i dirigenti delle associazioni di categoria (Appe e Confesercenti), hanno capito che per soddisfare il fine palato dei clienti, occorrono sia una solida base teorica che una qualificata esperienza pratica, per preparare buoni espressi ed eccellenti cappuccini. Una capacità che si acquista con anni ed anni di lavoro dietro al banco a disposizione dei consumatori. Non è un caso che, ogni anno, sia l’Appe sia l’associazione dei commerciante di via Savelli, organizzano, naturalmente a pagamento, corsi di preparazione per il caffè e del cappuccino che vengono tenuti da noti e qualificati specialisti del settore.

Appe e Confesercenti: via alla formazione

Nel prossimo mese di luglio, ad esempio, nella sede dell’associazione guidata da Nicola Rossi , il corso di formazione professionale sarà coordinato da due notissimi barman che arriveranno appositamente da Roma. Sono Raffaele Marrocco e Gian Luca Brizzi. All’Appe, invece, le lezioni per far il caffè ed il cappuccino al top sono state già organizzate il mese scorso. In cattedra c’era l’attuale barman del bar-pasticceria Estense di via Forcellini, Antonio Bicego, un barman superspecializzato che ha lavorato anni anche al Pedrocchi ed al bar-ristorante del Centro Congressi Papa Luciani, sempre in via Forcellini.

«Tre sono le condizioni base per ottenere il caffè ed il cappuccino ai massimi livelli» spiega Antonio Bicego, «materia prima, tenere conto delle condizioni ambientali anche esterne al locale in base all’umidità dell’aria e professionalità del barista».

E Bicego spiega il tutto anche nei minimi dettagli

«Non si può e non si deve usare una miscela qualsiasi. La migliore resta sempre quella arabica al cento per cento. E’ Il vero cru che arriva, in genere, dal Centro e dal Sud-America. La macinazione dei granuli, poi, va effettuata in base alle condizioni meteorologiche del momento. Ad esempio, se fuori piove, il caffè va macinato in un certo modo per renderlo più granuloso. Ed, infine, conta anche il manico del barista. Massima concentrazione e padronanza assoluta della tecnologia ogni volta che si prepara ogni singolo caffè, va sempre bevuto caldo e non va fatto raffreddare neanche per pochi secondi».

Il maestro dei corsi di formazione parla volentieri anche del metodo per preparare un ottimo cappuccino. «Non è neanche facile fare un buon cappuccino. Anzi la sua preparazione è più difficile anche dello stesso caffè. Uno: la miscela deve essere equilibrata al punto giusto e, quindi, quando in bocca si sente troppo caffè, vuol dire che non è un buon cappuccino all’italiana che tutto il mondo c’invidia. Due: l’amalgama in tazza deve essere cremoso e non schiumoso. Assolutamente senza bolle».

Èspresso 1882: Vergnano e Nespresso continuano la battaglia brevetti

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Èspresso 1882 estratto sentenza Vergnano Nespresso
L'estratto sentenza Vergnano Nespresso

TORINO – Italia batte Svizzera 2 a 0. Perché anche dall’appello è uscita una sentenza positiva per Caffè Vergnano, azienda piemontese di caffè, nella causa intentata dalla multinazionale svizzera Nestlè. Il Tribunale di Torino non ha accolto le richieste della Nestlè di inibire a Caffè Vergnano qualsiasi attività di produzione, commercializzazione e promozione delle capsule Espresso1882. Soddisfatta la reazione di Carolina Vergnano: “La decisione del Tribunale è assolutamente soddisfacente per la nostra azienda, conferma come Caffè Vergnano abbia sempre operato nel rispetto della legalità. Ora ulteriore nuovo impulso alla linea Èspresso 1882. Nessuna reazione, per ora, da parte di Nespresso.

Èspresso 1882 VS Nespresso: continua la battaglia di brevetti

Tuttavia non è detta l’ultima parola perché manca un ultimo passaggio definitivo perché la Nestlè ha già citato Vergnano in una causa di merito, ma non in un procedimento d’urgenza, quindi con tempi tecnici più lunghi e Vergnano nel frattempo potrà continuare la vendita delle proprie capsule.

Da notare che questa seconda sentenza positiva potrebbe ora spingere altre aziende italiane a seguire la strada aperta da Vergnano e pochi altri. D’altronde, come scritto in precedenza, se la decisione dei giudici apre le porte ad un nuovo mercato e alla liberalizzazione del porzionato, c’era già molti precedenti nel campo dei ricambi, a cominciare da quelli per auto alle alla cartucce compatibili delle stampanti. Inoltre, come sostenuto da molti addetti ai lavori, tesi ripresa dalla difesa, il brevetto Nespresso è la macchina più la capsula, non la sola capsula.

La vicenda

Nel febbraio 2012 Nestlé aveva avviato un procedimento d’urgenza contro Caffè Vergnano, prendendo posizione duramente contro l’azienda fondata da Domenico Vergnano nel 1882. La multinazionale svizzera lamentava la violazione di tre suoi brevetti del Sistema Nespresso – il sistema di macchine e capsule per il caffè espresso – nonché la presunta contraffazione dei propri marchi Nespresso da parte di Caffè Vergnano, e infine l’uso illegittimo da parte della stessa del marchio Nespresso, in quanto sulle confezioni di capsule per caffè espresso dell’azienda piemontese veniva precisato che le capsule Caffè Vergnano – commercializzate con il marchio Èspresso 1882 – erano “compatibili con le macchine Nespresso”.

Nestlè chiedeva di inibire a Caffè Vergnano qualsiasi attività di produzione, commercializzazione e promozione delle capsule Èspresso1882, bloccare anche ogni uso del semplice marchio Èspresso – in quanto a loro avviso fonte di potenziale confusione – nonché del marchio Nespresso, che Caffè Vergnano citava esclusivamente per spiegare al pubblico la compatibilità delle sue capsule. La multinazionale svizzera chiedeva anche al Giudice di autorizzare il sequestro di tutte le capsule per caffè espresso di Caffè Vergnano, delle loro confezioni e di ogni materiale pubblicitario a esse relative, ordinando il ritiro immediato dal commercio di tutti i prodotti della linea Èspresso 1882.

La difesa “Il tribunale ha stabilito che non c’è contraffazione – ha detto l’avvocato Fabrizio Jacobacci, specialista di brevetti che ha difeso Vergnano – perché i brevetti di Nestlé non hanno ad oggetto una capsula, ma piuttosto un sistema nel quale è ricompresa anche una capsula. Peraltro le capsule Vergnano sono tecnicamente diverse da quelle della Nespresso, con un proprio brevetto, ma compatibili con le macchine Nespresso.

In sintesi la Vergnano ha le proprie macchine del caffè con le proprie capsule che però sono compatibili anche con quelle della Nespresso”. “E’ un precedente importante – ha aggiunto l’avvocato Jacobacci – perché insegna come sia possibile, per chi si arma di buona volontà ed è disposto a investire in ricerca e sviluppo, progettare e produrre capsule economiche, commerciabili e funzionanti”.

Un precedente importante che però manca di un ultimo passaggio definitivo visto che la multinazionale Nestlè ha già citato Vergnano in una causa di merito, e non in un procedimento d’urgenza, con tempi tecnici più lunghi quindi “la Vergnano nel frattempo potrà commercializzare le proprie capsule ma – conclude Jacobacci – siamo fiduciosi che l’esito della causa di merito sarà lo stesso, anche perché il motivo del contendere è il medesimo”.

La sentenza Con la seconda sentenza il tribunale di Torino ha confermato – oltre alla piena legittimità della commercializzazione delle capsule Caffè Vergnano – la peculiarità del marchio Èspresso 1882 e anche la legittimità dello slogan pubblicitario “L’alternativa c’E’: E’ italiano, E’ buono, E’ al supermercato, E’ sotto casa”, con il quale il torrefattore piemontese aveva reso noto il prodotto presso i propri clienti.

Unica modifica a carico dell’azienda italiana, già sancita dalla prima sentenza, è la disposizione di sostituire la dicitura

“compatibile con le macchine Nespresso” con la più completa dicitura “capsule compatibili con le macchine Citiz, Lattissima, Pixie ed Essenza, di produzione Nespresso”, ma Caffè Vergnano aveva già provveduto nelle scorse settimane a rettificare tutte le confezioni della linea Èspresso1882 presso i punti vendita in cui il prodotto è in commercio.

“Avremmo preferito evitare di trovarci coinvolti in una vertenza giudiziaria, non avviata da noi – ha detto ancora Carolina Vergnano per conto dell’azienda produttrice di caffè – perché non ci è mai appartenuto uno spirito aggressivo di definizione delle controversie. Come abbiamo sempre sostenuto, Caffè Vergnano ha mantenuto un atteggiamento corretto e rispettoso delle leggi, che caratterizza tradizionalmente l’operato della nostra azienda, tanto che il Tribunale ha confermato che le campagne pubblicitarie di Èspresso 1882 si sono limitate ad esaltare tutta una serie di caratteristiche oggettive e positive delle nostre capsule per caffè espresso, in modo persuasivo ma senza in alcun modo screditare la concorrente Nestlè. Ora potremo continuare a commercializzare le nostre capsule con ancora maggiore legittimità dopo questa sentenza, espandendo ulteriormente la nostra presenza nelle case degli italiani”.

Tè, bevanda del benessere e anche nuova tendenza di consumo

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Tè nero fermentato Pu-ehr pregiatissimo e raffinato
Te nero fermentato Pu-ehr pregiatissimo, costoso e raffinato

MILANO – Da millenni fa parte della vita quotidiana di interi popoli. Insieme al caffè, è la bevanda calda più bevuta al mondo. È il tè, apprezzato per il suo gusto quanto per le proprietà salutari: per fare un pieno di energia naturale dopo il fitness in palestra? Una tazza di tè nero, grazie alla sua teina a rapido assorbimento. Contrastare i radicali liberi, gli ossidanti o il colesterolo? Niente di meglio del tè verde, ricco di flavonoidi. E, per il massimo gusto con il massimo relax, provare il tè bancha giapponese, per natura povero di caffeina.

Tè: mille sfumature per un settore ricco di potenzialità di business

Che farà nel 2013 il suo grande debutto in Host, il marketplace B2B leader in Italia e tra i primi al mondo nell’Ho.Re.Ca, da venerdì 18 a martedì 22 ottobre 2013 al quartiere fieramilano a Rho (Milano). Un’area dedicata risponderà alle più aggiornate richieste dei mercati internazionali, arricchendo con un’importante tessera il mosaico del concept Host: visione complessiva del settore con la capacità di valorizzarne i singoli segmenti e i loro punti di contatto.

Saranno presenti le aziende che producono tè, macchine per la lavorazione, attrezzature e forniture per la somministrazione, aromi e sciroppi

Oltre che una sana abitudine, in molti paesi il tè è tendenza di lifestyle. In particolare in Italia. Secondo una ricerca di Euromonitor International, gli italiani sono consumatori di tè “evoluti”: ricercano le varietà più particolari e sono molto attenti alle proprietà naturali. La penetrazione ha superato il 60% della popolazione totale e, grazie alla pluralità dei player presenti, nessuno dei quali in posizione dominante, la patria del caffè espresso rappresenta oggi una concreta opportunità di business per gli Operatori internazionali del tè.

L’Europa in generale si conferma come la regione globale più importante in valore, guidata da mercati quali Germania e, naturalmente, Gran Bretagna

E se i classici più British, come il Darjeeling o l’English Breakfast, sono apprezzatissimi in tutto il continente, oggi è il momento di varietà più ricercate. Il China Gunpowder piace per le sue foglie verdi arrotolate a mano, ricche di oli aromatici. Il Formosa Oolong è richiesto per il lieve retrogusto di noci, più forte dei tè verdi, ma più delicato dei neri. Il Lapsang Souchong è il preferito di chi ama i sapori forti, con le sue sfumature di pino e l’affumicatura con legno di melo.

E poi le miscele: l’Earl Grey con il bergamotto, il Moroccan Mint con la menta o il Jasmine con il gelsomino. Fa bene alla salute, il tè, ma fa anche bene alla natura: la sua filiera è all’avanguardia nel proporre un modello economico sostenibile con iniziative come l’Ethical Tea Partnership, un’alleanza non commerciale tra top player del tè, impegnati nello sviluppo di un’industria del tè socialmente equa e ecologicamente sostenibile, a favore dei lavoratori del tè. Un business internazionale già proiettato verso il futuro, dunque, che vede protagonista l’horeca. nei suoi diversi canali: dalle Tea House ai bar, dalle pasticcerie e i ristoranti fino a hotel, resort e spa. Secondo una ricerca di Global Industry Analysts, il mercato mondiale delle bevande calde (caffè e tè) raggiungerà entro il 2015 un volume pari a 10,57 milioni di tonnellate e un valore di 69,77 miliardi di dollari. Di questi, circa 20 derivano dal tè, che è cresciuto in media del 13% nel periodo 2006-2010 (dati American Exporter).

 

Gianluigi Goi racconta nella sua cartolina, il caso della ditta Fago

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MILANO – Gianluigi Goi ritorna con le sue “Cartoline” al caffè. Un sogno nel cassetto all’insegna dell’espresso italiano la stesura di una lettura teatralizzata con parole, versi e musica per una mostra di pittura che valorizzi il caffè soprattutto come elemento di socializzazione Gianluigi Goi torna ad occuparsi di caffè. E lo fa proponendo, attraverso Comunicaffè, una serie di brevi interventi che l’autore definisce “cartoline”. Non si tratta di un’esperienza fine a se stessa ma l’avvio della realizzazione di un sogno nel cassetto: la stesura di una lettura teatralizzata con parole, versi e musica al caffè e la realizzazione, a cura di esperti, di una mostra di pittura che valorizzi il caffè soprattutto come elemento di socializzazione

Cartolina numero 4 – Seppur in anni grami anche eleganza e bon ton vestivano i succedanei del caffè Il caso della ditta FAGO di Biumo Inferiore (Varese)

di Gianluigi Goi

Con buona probabilità , si deve al grande botanico vicentino Prospero Alpini (1553 – 1617), gloria di Marostica, ben noto ai lettori, la scoperta delle virtù terapeutiche della radice tostata della Cicoria. Ancora oggi utilizzata su base industriale per la preparazione, in purezza o in aggiunta ad altri componenti quale l’orzo, di svariati succedanei del caffè. Anche in Italia, negli anni lontani ma non preistorici del Secondo dopoguerra, il consumo dei succedanei del caffè – causa la scarsità del caffè propriamente detto o del costo troppo elevato per l’economia esausta dell’Italietta dei primi anni Cinquanta del Novecento – raggiunse Il matrimonio della massaia nella pubblicità Fago livelli molto elevati.

Diversi gli stabilimenti produttivi, per lo più di proprietà svizzera o olandese, dislocati nel nostro Paese

Fra questi la “ Fabbrica Surrogati Caffè Fago “, attiva dal 1909 a Biumo Inferiore, nei pressi di Varese. L’opificio, per le sue caratteristiche archeo-industriali è stato censito dalla Regione nell’elenco dei “ Monumenti storico-industriali della Lombardia”. E proprio della Fago – ai tempi un marchio di grande notorietà anche in virtù di una “reclame”, come usava dire allora, di notevole impatto e diffusione – ci sembra gradevole riproporre alcune immagini che danno il senso di un’epoca e di uno stile di vita privato e collettivo definitivamente passati. “Lieta massaia“ – e già il titolo connota la considerazione alla base del sentire dell’epoca:lei, la Sposa, di bianco vestita e con l’ammaliante vitino da vespa, è la regina della casa: lui, un moretto aitante ed elegante, sfoggia un bianco turbante incastonato non dalla classica spilla ma da una tazzina che si vuole corroborante e salutare – è il titolo di un grazioso libretto omaggio per l’appunto della FAGO, Fabbrica surrogati di caffè – Varese, di cui proponiamo un’immagine ben più esaustiva – crediamo – delle nostre parole.

Bella ed efficace, in particolare, a nostro parere, la raffigurazione del marito/padre ( e di seguito anche del figlioletto) disegnato con il tronco a forma di chicco di caffè; più scontata, invece, la raffigurazione della moglie/madre a forma di scatola sulla quale campeggia la scritta “Perla “, sottinteso perla di moglie e di madre ma, anche e soprattutto ai fini pubblicitari, come “la Perla “, la miscela superiore della ditta.

Concludiamo queste brevi note con un piccolo ricordo dovuto alla penna di Marino Marini, bresciano

Straordinario collezionista di libri di gastronomia e riconosciuto cultore della materia a testimoniare l’importanza dei succedanei del caffè sul finire degli Anni Quaranta e nel decennio successivo, fino all’inizio del famoso “boom economico” dei primissimi anni Sessanta. “Giunti al caffè – sottolinea il Marini, rimembrando ricordi anche personali e non solo libreschi o per sentito dire – descriviamo il procedimento che si usava nell’ultimo dopoguerra: in un pentolino (nello specifico in provincia di Brescia n.d.r.) si metteva un po’ di caffè d’orzo (ma fatto anche con la cicoria, le ghiande, la bardana) un po’ di miscela Leone (semi di varia natura), un pezzetto di Fago (una mistura semidura misteriosa) e, se c’era, un po’ di caffè “buono”. Al primo bollire si spegneva, si lasciava depositare e si versava nelle tazzine.

In tempi più recenti, di domenica (ma solo in quel giorno) veniva arricchito con un pezzettino di burro “ (la versione bassaiola nel senso di pianura irrigua dedita all’allevamento lattiero, della panna tanto gradita ai consumatori mitteleuropei n.d.r). *Quarta parte (continua) *Le parti precedenti sono state pubblicate il 27 aprile, 17 e 24 maggio 2012.

Gianluigi Goi