martedì 13 Gennaio 2026
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Chocovision è alle porte: la prima conferenza dell’evento ha presentato il programma

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cioccolato pressione alta con le bolle chocovision
Cioccolato contro la pressione alta

MILANO – Come la maggior parte delle persone, Sir Bob Geldof ha una passione per il cioccolato. Eppure, la consapevolezza delle sfide e dei vincoli che affliggono i coltivatori a monte della complessa catena di approvvigionamento gli lascia l’amaro in bocca. In occasione della prima conferenza Chocovision, il celebre musicista e attivista ha discusso le problematiche su questo fronte e le imminenti sfide che comportano per l’industria del cacao.

Chocovision risponde alle nuove tendenze di mercato

Trainata soprattutto dalla crescita della popolazione mondiale, dal rapido sviluppo dei mercati emergenti e dall’incremento dei redditi, la domanda di cacao è in costante aumento. Benché la commodity venga distribuita e impiegata in prodotti disponibili in tutto il mondo, circa il 70 per cento dell’offerta globale proviene attualmente da tre paesi produttori situati nella fascia equatoriale: Costa d’Avorio, Ghana e Indonesia.

Squilibrio tra domanda e offerta all’orizzonte

Secondo i dati del Credit Suisse, nell’ultimo decennio la domanda mondiale ha esibito un incremento medio annuo pari circa al 2,5 per cento. Il fornitore di cacao e prodotti di cioccolateria Barry Callebaut ritiene che questa spirale ascendente sia destinata a eccedere l’offerta di ben un milione di tonnellate entro il 2020. Joe Prendergast del Credit Suisse precisa: “Rapportate agli attuali livelli della domanda, le scorte di cacao sono tuttora ingenti.

Tuttavia, il rapporto tra scorte e macinazione evidenzia un trend discendente indicativo di un’effettiva flessione sul versante dell’offerta”. Piantagioni di cacao alla radice del problema Le difficoltà di fornitura interessano l’intera catena di approvvigionamento del cacao fino ai produttori di cioccolato e ai dettaglianti, ma affondano le proprie radici nel primo anello: le piantagioni. Tra i maggiori ostacoli figurano problemi strutturali quali l’invecchiamento degli alberi, i coltivatori sempre più anziani, la scarsità di investimenti, le carenze infrastrutturali e l’abbandono dei raccolti. “Le piantagioni di cacao sono inoltre costantemente messe in pericolo dalle malattie delle fave e dall’instabilità politica”, spiega Prendergast.

Durante la prima conferenza Chocovision, in occasione della quale i principali stakeholder di tutto il mondo si sono riuniti

per discutere le problematiche di fondo del settore, Sir Bob Geldof – noto per l’impegno profuso nella lotta alla povertà in Africa – ha aggiunto che un’ulteriore grave minaccia è posta dal riscaldamento globale: “Se il cambiamento climatico prosegue ai ritmi attuali, entro il 2050 sparirà metà del terreno utile per la coltivazione del cacao.” Interventi di governi e industria Benché le problematiche ambientali siano un osso duro, la soluzione risiede in gran parte nell’incremento della produttività e del reddito dei coltivatori di cacao.

Questo traguardo presuppone ingenti investimenti nell’innovazione dei sistemi di coltura, nell’educazione dei coltivatori e nell’infrastruttura agricola, nonché un aumento dei prezzi agricoli alla produzione. Grazie a una serie di programmi governativi a sostegno degli investimenti e della crescita dell’offerta, il Ghana e l’Indonesia hanno esibito una massiccia espansione dell’attività produttiva, ma il cammino da percorrere per soddisfare la domanda futura è ancora lungo. La responsabilità ricade in parte sulle grandi società e aziende produttrici. Geldof fa il punto della situazione: “Per cogliere le opportunità offerte dai mercati emergenti, l’industria deve cambiare completamente tattica, perché i consumatori non sono disposti ad acquistare un prodotto se hanno l’impressione che sia frutto di metodi poco ortodossi. Andando incontro alle esigenze dei coltivatori, le società si rendono artefici del proprio futuro. Non c’è tempo da perdere”.

La consapevolezza dei consumatori favorisce la realtà agricola

In marzo Barry Callebaut, organizzatore di Chocovision, ha lanciato un’iniziativa globale da 40 milioni di franchi svizzeri volta a migliorare ulteriormente i raccolti, la qualità e le fonti di sostentamento nei principali paesi produttori di cacao dando impulso al sistema sanitario e all’istruzione dei coltivatori. Prendergast spiega: “Questa forma di accresciuto coinvolgimento nell’intera catena di approvvigionamento del cioccolato è in gran parte attribuibile alla maggiore consapevolezza dei consumatori, ma è anche nell’interesse dei produttori assicurare l’offerta di cacao a lungo termine.

Dal momento che gli investitori globali sono sempre più sensibili alle tematiche ambientali, sociali e di governance, è inevitabile e auspicabile che si compiano ulteriori passi avanti verso una produzione sostenibile e un incremento del reddito reale dei coltivatori”. Negli ultimi anni, alcuni colossi del settore hanno aderito a schemi di certificazione etica quali Fairtrade, UTZ o Rainforest Alliance per il proprio cioccolato destinato alla vendita su larga scala. Oltre a favorire la coltivazione sostenibile della commodity, queste iniziative permettono ai consumatori – in particolare agli amanti del cioccolato – di operare una scelta informata sui prodotti a base di cacao. Volatilità dei prezzi: un altro paio di maniche La volatilità dei prezzi all’offerta del cacao rappresenta un altro grande ostacolo lungo la catena di approvvigionamento.

Prendergast commenta:

“Grazie al ricco raccolto del 2011 i prezzi si sono mantenuti su livelli modesti, ma il trend discendente delle scorte rispetto all’incremento dell’attività di macinazione è destinato a mettere le ali alla volatilità. Ci vogliono parecchi anni prima che una pianta dia i primi frutti e molti altri ancora perché raggiunga la piena fruttificazione: escludo che assisteremo a una rapida reazione dell’offerta. Piuttosto, saranno sufficienti uno o due cattivi raccolti per causare un profondo shock. La situazione contingente presenta una correlazione diretta con la necessità di un modello di offerta maggiormente sostenibile”. Alla luce delle attuali dinamiche del mercato del cacao, il Credit Suisse prevede che i prezzi registreranno un andamento laterale – oltre quota USD 2000 la tonnellata – per la maggior parte della stagione agricola 2011/2012 e in seguito aumenteranno.

In un’ottica di ampio respiro, i prezzi del cacao dovrebbero presentare elevati livelli di volatilità associati a un graduale trend ascendente. Oltre ai trend della domanda e dell’offerta, nelle prossime stagioni i prezzi del cacao potrebbero risentire di fattori quali investimenti, disponibilità di scorte e costi di finanziamento, in grado di incidere sul processo decisionale economico a lungo termine degli operatori di mercato, siano essi consumatori, produttori o investitori. Prendergast conclude: “Le varie fasi del ciclo economico, l’assetto geopolitico e le condizioni meteorologiche possono esercitare un notevole influsso sui prezzi a medio termine”.

La prima conferenza Chocovision

Organizzata da Barry-Callebaut, ha visto la partecipazione di oltre 200 dirigenti di aziende di tutto il mondo attive nel settore del cacao, del cioccolato e della vendita al dettaglio, di influenti esponenti politici dei paesi produttori e di rappresentanti di ONG, tra cui Sir Bob Geldof. L’evento, svoltosi nella cittadina svizzera di Davos dal 5 al 7 giugno e ispirato al tema “Balance the Challenge: From cocoa to chocolate – strategy, sustainability and success” (“Sfide al vaglio: dal cacao al cioccolato – strategia, sostenibilità e successo”), ha dato modo agli ospiti di discutere le sfide e opportunità insite nella catena di approvvigionamento del cacao e indagare soluzioni innovative per garantire al cioccolato un brillante avvenire.

In Angola, il settore del caffè traina ispirandosi al modello vietnamita

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coffee angola

MILANO – Il comparto del caffè dell’Angola, un tempo tra i più importanti del mondo, punta al definitivo rilancio avvalendosi dell’expertise vietnamita. Il paese africano arrivò a essere, nei primi anni settanta (epoca in cui la produzione di caffè vietnamita era invece trascurabile), il quarto produttore mondiale di caffè, con un export assestato stabilmente attorno ai 4 milioni di sacchi. Ma di lì a poco scoppio un lungo e dilaniante conflitto civile, durato dal 1975 ai primi anni 2000, che distrusse totalmente questa fiorente attività agricola.

Angola, un contesto difficile

Da alcuni anni, ministero dell’agricoltura e le autorità locali hanno dato impulso alla rinascita del settore, con risultati incoraggianti, potendo contare sull’appoggio di sponsor, quali l’Ico e il Fondo comune per i prodotti di base. A scendere in campo è ora il settore privato. Thai Hoa Vietnam Group, il più importante produttore ed esportatore vietnamita di arabica, ha annunciato la costituzione di una joint-venture con un partner locale e una società di consulenza brasiliana. Le condizioni sono state messe nero su bianco in un memorandum, che i tre soci hanno sottoscritto ad Hanoi. Inizialmente verranno impiantati 6 mila ettari di caffè robusta nell’arco di 3 anni.

Thai Hoa invierà propri esperti in loco, per supervisionare l’esecuzione del progetto e fornire assistenza tecnica. Dopo questa prima fase, se i riscontri saranno positivi, la joint-venture andrà a caccia di finanziamenti, con l’obiettivo di raccogliere 250 milioni di dollari, attraverso le agenzie governative brasiliane e altre fonti finanziarie, ha spiegato Nguyen Van An, presidente di Thai Hoa.

La produzione – secondo quanto dichiarato dallo stesso Van An – potrebbe essere esportata, se vi saranno i presupposti, in Brasile, dove la domanda di materia prima dell’industria è in costante aumento, visto il ritmo sostenuto di crescita dei consumi. Vogliamo riconquistare la posizione che ci compete nel campo del caffè e di altri prodotti come il cotone – ha dichiarato l’ambasciatore angola in Vietnam Joao Manuel Bernardo, che ha presenziato alla sottoscrizione del memorandum. Recenti proiezioni del ministero dell’agricoltura stimano in 13.900 tonnellate il raccolto 2012 dell’Angola, in crescita di quasi 2.000 tonnellate rispetto all’anno precedente. Parlando in una località del distretto di Kwanza Sul, in occasione dell’apertura della campagna caffearia, il ministro Afonso Pedro Canga ha espresso l’auspicio che la produzione possa avere forte impulso negli anni a venire.

Dopo l’Angola, il Brasile

Imbarchi brasiliani in forte calo a giugno. Secondo i dati del consiglio degli esportatori di caffè (CeCafé), l’export in tutte le forme è stato il mese scorso di 1,88 milioni di sacchi, in flessione del 31,1% rispetto a giugno 2011. Il fatturato ha raggiunto i 407,78 milioni di dollari, pari al 43,3% in meno rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Nei primi 9 mesi dell’annata caffearia corrente, le esportazioni hanno raggiunto i 29,77 milioni di sacchi e hanno portato nelle casse brasiliane 7,814 miliardi di dollari, con un decremento a volume del 15%, ma un incremento a valore del 5,6%.

Tipologicamente, l’export è stato costituito per l’83,1% da caffè arabica, per il 10,9% da solubile, per il 5,8% da robusta e per lo 0,2% da prodotto torrefatto. Le principali destinazioni sono state l’Europa (55%) e il nord America (19%). “L’andamento del raccolto in corso è entro i termini previsti” ha dichiarato il direttore generale di CeCafé Guilherme Braga commentando positivamente il maggiore fatturato nonostante i volumi in calo. Aggiornamento meteo Temperature più fresche sono previste a partire da questa mattina nelle regioni del sud del Brasile, con minime a partire dai 4-5 gradi nelle aree meridionali dello stato di San Paolo e nel Paraná. Non sono attese gelate.

L’aria fredda si dirigerà a nord nella giornata di sabato raggiungendo il San Paolo settentrionale e il Minas Gerais meridionale. Anche in questo caso non sono previste gelate. Le temperature registrate ieri mattina erano di 18 gradi a Londrina (Paraná) e di 15 gradi a Pocos de Caldas (Minas Gerais sud-occidentale). Nel periodo dei 6-10 giorni sono previste temperature in ripresa, senza rischi di gelate nella coffee belt.

Easley, l’agenzia di pompe funebri con caffetteria Starbucks incorporata

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starbucks
Opportunità di lavoro anche per i baristi della zona di Roma

USA – Un’azienda di pompe funebri aprirà una caffetteria Starbucks al suo interno Il locale di Easley (South Carolina) offrirà anche cibo e collegamento Internet wi-fi gratuito. Dopo i centri commerciali, gli aeroporti e le autostrade, la prossima location Starbucks sarà un’agenzia di pompe funebri. I proprietari della Robison Funeral Home, di Easley, una piccola cittadina della Carolina del sud, hanno annunciato infatti che aggiungeranno ai propri servizi, che al momento comprendono una cappella e un forno crematorio, una caffetteria Starbucks in franchising.

Easley, pompe funebri con angolo caffè

Il cosiddetto “Coffee Corner” offrirà inoltre a coloro che prenderanno parte ai funerali, cibo e wi-fi gratuito, come tutti i punti vendita della catena di Seattle. Il proprietario Chris Robinson ha spiegato che la pompa funebre fu avviata dal suo bisnonno al posto di un negozio che serviva caffè e da allora ha sempre offerto caffè gratuito ai suoi clienti.

Secondo Robinson il servizio non sarà intrusivo, anche se sarà aperto pure a clienti esterni ai funerali

Lo Starbucks che sorgerà all’interno della pompe funebre sarà il primo a essere aperto a Easley, anche se, essendo solo uno stand, non potrà fregiarsi dell’insegna verde del colosso di Seattle.

Grosmi Caffè si rafforza all’estero vero Austria, Germania e Polonia

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grosmi caffè

PORDENONE – Grosmi Caffè da Pordenone approda con il suo torrefatto nel centro dell’Europa. Lo storico marchio friulano incrementa l’export verso Austria, Germania e Polonia (+10%) grazie ai servizi di internazionalizzazione in outsourcing, in italiano esternalizzati, di Co.Mark.

Metodo e competenza, queste sono le parole d’ordine per le aziende che vogliono affrontare con successo i mercati esteri. Se al proprio interno non si dispone di una struttura commerciale dedicata all’export, la soluzione può venire dall’outsourcing. Ne è esempio Grosmi Caffè, storica torrefazione friulana che da oltre cinquant’anni importa caffè da tutto il mondo e prepara miscele di pregio apprezzate in numerosi bar e caffetterie, a cominciare dai Caffè Point Grosmi di Sacile, dove ha sede l’azienda, Pordenone e Udine.

Grosmi Caffè viaggia in Europa

«I nostri contatti con l’estero si sono sviluppati negli ultimi dieci anni, ma in passato si limitavano alla Germania e ci arrivavano solo per conoscenza perché non avevamo all’interno una struttura commerciale dedicata all’export» spiega Ennio Francescut, uno dei due titolari. «Poi, circa un anno fa abbiamo conosciuto Co.Mark, società di servizi di temporary management in outsourcing per l’internazionalizzazione delle PMI. Il loro metodo di lavoro ci ha molto colpito e abbiamo deciso di tentare questa strada.

Si trattava di un investimento, ma contenuto, se raffrontato con i costi di fiere e altri strumenti tradizionali che fino a quel momento non avevano portato i risultati sperati».

Dopo la semina iniziale, i risultati cominciano ad essere concreti

In un anno di attività sono stati contattati oltre 300 clienti nell’Europa centrale (Austria, Germania e Polonia) e per il 2012 è prevista una crescita nell’export del 10%. «è un lavoro certosino di conquista del cliente, perché l’estero è ben rappresentato da torrefazioni italiane e, quindi, la concorrenza è forte» commenta Francescut. «Però Co.Mark sta portando avanti un lavoro incessante e metodico che porta i suoi frutti».

Gli specialisti Co.Mark sono abituati ad operare trasversalmente su diversi mercati e per diversi settori merceologici, ciò ha permesso di individuare in breve tempo nuovi potenziali clienti con le caratteristiche ricercate e di stabilire importanti contatti. «La scelta dei mercati esteri – spiega Arianna Brugnera, l’export specialist di Co.Mark alla quale è stato affidato il compito di internazionalizzare il Grosmi caffè  – si è basata sull’analisi di interscambio, cioè sul calcolo delle esportazioni e importazioni verso e da un Paese».

Germania e Austria sono risultati i mercati che più apprezzano Grosmi Caffè per aroma e prezzo proposto

«Per approcciare i mercati esteri – continua Brugnera – il canale tipicamente utilizzato è quello indiretto, in questo caso si tratta di importatori di caffè e generi alimentari italiani. Ma abbiamo utilizzato anche il canale diretto delle catene di gelaterie/caffetterie che tendono ad utilizzare un proprio marchio invece di quello del produttore di caffè».

Fonte: Il Messaggero Veneto

La Festa del caffè e dintorni, dal 14 al 16 luglio nell’ex mercato di Novoli

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NOVOLI (Lecce) – Sarà un omaggio alla bevanda più amata dagli italiani, la rassegna dedicata al caffè, che si terrà a Novoli (LE) dal 14 al 16 luglio prossimi, in occasione dei festeggiamenti in onore di Maria SS. del Pane. La manifestazione, denominata “Festa del Caffè e dintorni”, si terrà nel rinnovato ex mercato coperto del centro salentino, situato in piazza Regina Margherita, ed è stata realizzata dagli assessorati alle Attività Produttive e Cultura del Comune di Novoli, in collaborazione con l’associazione di promozione culturale ed enogastronomica “Salento Italy”.

Festa del caffè e dintorni: un’esperienza gustativa

Ad offrire alla degustazione degli esigenti palati le speciali miscele, l’azienda Lovit, che offrirà anche la possibilità di utilizzare le proprie macchine da caffè in comodato d’uso. Ma non solo caffè. All’evento novolese sarà presente infatti anche l’azienda vinicola “Verola”, di Carmiano, che metterà a disposizione il suo campionario di prodotti tipici, dalle grappe alle acquaviti, ai liquori, fino all’olio di oliva.

Durante la due giorni di festa inoltre, negli spazi dell’ex mercato coperto, varie saranno poi le attrazioni che allieteranno i visitatori. Si passerà dagli spettacoli danzanti delle scuole di ballo “Dance for you” di Campi Salentina e “S.E.V. Dance Milli Denise” di Novoli, all’esibizione musicale della scuola “Harmonium”, sempre di Novoli, diretto dalla professoressa Simontetta Miglietta Sozzo. Un tocco di classe e raffinatezza, infine, intrecciato al gusto, con la presenza dell’associazione “Donne del sud”, che presenterà alcuni abiti realizzati interamente da stiliste salentine ed ispirati ai colori ed ai sapori dei vini.

A tutti gli ospiti verrà quindi consegnata una scheda attraverso la quale si potrà scegliere l’abito più bello

Ma all’aspetto prettamente ludico ed enogastronomico verrà anche abbinato il fattore legato alla solidarietà. L’associazione “SOS Clown” di Squinzano si cimenterà in una dimostrazione di clown-terapia e raccoglierà dei fondi per l’assistenza a bambini affetti da particolari patologie. Fonte: futuratv.it

Carbonelli su Nespresso: “Perché il caffè dev’essere un’esclusiva?”

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Il torrefattore napoletano luca carbonelli qualità
Il torrefattore napoletano Luca Carbonelli dice la sua

MILANO – Riportiamo l’intervento di Luca Carbonelli dell’omonima torrefazione, che si è espresso in commento del caso Nespresso: i club esclusivi e i sommelier del caffè Quando il marketing diventa il pappone di un prodotto.

Carbonelli, l’opinione

Scrivo in quanto ho letto su ComuniCaffè l’intervento del signor Enrico Paolo Costa, che apprezzo molto. La mia è una segnalazione del mio post pubblicato un paio di settimane fa. Dove spiego il mio parere sulla questione Nespresso. Ne sono derivati interessanti commenti tra cui proprio quello di Costa, e di una piccola torrefazione proprio di Zurigo.

Di Luca Carbonelli

No, è che poi sento parlare di espresso, di caffè, di Grand cru, di selezione di questo e di quello. Ne leggo a bizzeffe e mi imbatto in club esclusivi da un lato e università del caffè dall’altro, tutti pronti a far scuola e ad accogliere i nuovi clienti, che ne diventeranno in buona parte i nuovi esperti, i sommelier del caffè. I sommelier del caffè? Bah. Poi, dopo aver approfondito, leggo le firme ai titoloni: i nomi degli intervistati sono quelli di manager di multinazionali, o gente che ha frequentato quelle scuole, persone che diventano professori di “teorie e tecnica per preparare l’espresso a regola d’arte”. E qui ci starebbe bene il sottofondo delle Iene con la voce di Enrico Lucci “teoria e tecnica per preparare l’espresso a regola d’arteeee”?

Ecco. Poveri noi. C’è ancora chi discute il potere del marketing

Io ho trent’anni. E da bambino salivo in macchina di mio padre, che puzzava di caffè. A me piaceva. Mio padre e mio fratello, invece, appena a casa, si buttavano sotto la doccia per levarselo via quel profumo. E oggi sto capendo il perché. Non è più un odore, è un profumo che arriva al naso. È qualcosa che t’impregna, un po’ come il cuoco che crede sempre di puzzare della spezia dell’ultimo piatto preparato.

E niente, mi chiedo di cosa profumano i sedili delle Mercedes dentro cui tornano a casa i professori del caffè. Ora, lungi da me fare la morale. Ad arrivarci a creare un qualcosa di simile! Ma con un’anima. Ma quello che mi chiedo è, se invitassimo uno di questi manager a prepararci una buona miscela di caffè, mettendogli a disposizione il nostro impianto artigianale, con tutta la legna che occorre per la lavorazione, sarebbe in grado di trasformare tutte le nozioni teoriche in un vero espresso “a regola d’arte”? Club esclusivi, sommelier del caffè, voi mi svalutate il termine Espresso facendolo sembrare un prodotto d’elìte! Mettendoci la vostra N d’avanti.

Carbonelli: allora vi dico la mia

Manca l’apostrofo: da quando esiste la cultura dell’espresso napoletano è risaputo – ed è una delusione che poi chi fa scuola ci propone qualcosa di diverso – per erogare un buon espresso, anche al bar, occorre una dose di 7 grammi di caffè. Le dosette porzionate, più comunemente chiamate cialde o capsule, dovrebbero tutte contenere dai 7 ai 7,5 grammi di caffè. E invece? Invece la grossa multinazionale, che dalla Svizzera vuole insegnarci la cultura dell’Espresso, ne mette 5 grammi. Pare che siano diventati professori senza essere andati a scuola. La mia è che manca l’apostrofo.

Si leggerebbe sempre allo stesso modo, ma si scriverebbe così: N’Espresso, alla napoletana, che tradotto vorrebbe dire “Non è Espresso”, se vogliamo stare alla cultura del termine. Il gusto di un buon caffè – quello sì – tante volte è frutto di un’ottima macchina. E su questo dobbiamo ammettere che alcuni sono stati davvero bravi, ma vi garantisco che esistono macchine del caffè che possono far sembrare ottima anche una ciofeca. Sicuramente non è il caso della multinazionale.

Ma perché deve essere esclusivo o’cafè? A chi va data questa esclusiva? E perché devo credere di essere intenditore solo se frequento una scuola?

Carbonelli continua: A me piace il caffè e so distinguer uno dolce da uno amaro. E tanto mi basta. Ci stanno imponendo una mentalità sbagliata: come se da domani gli intenditori di musica fossero solo quelli che hanno frequentato il conservatorio. Cari maestri, certo, senza tecnica non si va da nessuna parte. Ma l’arte è passione, è quella che arriva al pubblico. È così anche per il caffè. È del popolo. Ma torniamo a noi, ai costi. Ma se chiedo 1 chilo di caffè e tu me ne dai 750 grammi (ben 250 grammi in meno), perché devo pagarti il triplo di quello che ti chiedo?

Per pagare il cachet del signor Attore che presta la sua immagine affinché io sia convinto a farmi raggirare, ma con stile?

Prima ero al bar, prendevo un caffè, e c’era un tabellone pubblicitario di un nuovo locale per soli adulti, ad ingresso gratuito. Ho riflettuto un attimo, perché quel caffè, anche se non era il mio, devo dire che era ottimo. Mi son preso cinque minuti e m’è venuta in mente questa: esistono tanti marchi di caffè che non sono torrefazioni, ma marchi. Che non sanno neanche cosa sia un buon caffè, ma nascono e vendono, credendo di combattere la crisi, svalutando il prodotto, quasi regalandosi. È una sorta di prostituzione del prodotto. Poi pensavo alle escort di professione invece. Ce ne sono alcune talmente belle che pensi “Questa non è una donna, è una dea”.

E in effetti magari, dopo, scopri che non era una donna, ma che fino a un anno prima si chiamava Giovanni, che non era per niente un dio e che quindi non è che ha fatto il miracolo, ma ha investito a un bel po’ di soldi, per diventare Samantha, ed oggi riesce a vendersi grazie alla sua immagine, ad un prezzo che decide lei in una casa chiusa, dove hanno accesso solo gli associati al club esclusivo. Ma è un caffè che sa di latta e non di caffè.

E la parola caffè, abbinata alla parola sommelièr, riporta in mente i calici di vino. Ma per piacere. Aridatece l’anima.

Info su Luca Carbonelli

Luca Carbonelli si occupa di sales e marketing per la azienda di famiglia, la Torrefazione Caffè Carbonelli s.a.s. La case history della sua azienda parte quando comincia a vendere il proprio prodotto sulla piattaforma ebay.it, dove, dopo poco viene inserito tra i migliori venditori della piattaforma nella categoria dedicata alle PMI. Successivamente crea www.caffecarbonellishop.com ed è costantemente impegnato nell’aggiornamento e restyling dell’identità della sua azienda sia online che offline. www.caffecarbonelli.it Appassionato di qualsiasi forma di comunicazione purché funzionale. E’ convinto che il feedback del cliente è la miglior forma pubblicitaria.

Carpigiani apre in autunno ad Anzola (BO) il primo museo del gelato

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consumo di zucchero carpigiani
Il gelato Carpigiani

MILANO – Aprirà i battenti il 27 settembre il Gelato Museum Carpigiani, una struttura innovativa dedicata all’approfondimento, alla documentazione e alla trasmissione della storia, dei valori e della cultura del gelato artigianale, alimento fresco e di alta qualità che rappresenta l’eccellenza e la creatività del nostro Paese nel mondo. Alla giornata inaugurale seguiranno altri due giorni di inaugurazione: visite guidate, workshop didattici per i più piccoli, degustazioni di gelato e molte altre deliziose sorprese.

Carpigiani apre le porte al mondo del gelato

Le prenotazioni aprono il 14 luglio. “Il Gelato Museum Carpigiani si propone come punto di riferimento per il settore, vuole dare radici e valorizzare storicamente questo alimento fresco e di alta qualità ed il mestiere del gelatiere, diffondendone nel mondo eccellenza, creatività e “gusto””, spiega Romano Verardi, Presidente della Fondazione Bruto e Poerio Carpigiani. “Ringrazio coloro che hanno reso possibile la sua realizzazione: gli architetti Matteo Caravatti e Chiara Gugliotta, i curatori Luciana Polliotti e Andrea Barbieri, i donatori, i sostenitori e quanti hanno prestato volontariamente la loro opera: è stato fondamentale, per il raggiungimento di questo traguardo, fare squadra in una logica di cooperazione, tutela e innovazione”, prosegue Verardi.

“Siamo felici, inoltre, che questa nascita avvenga proprio a pochi giorni dall’istituzione ufficiale della Giornata Europea del Gelato (24 marzo): uniamo il nostro orgoglio a quello dell’Associazione ArtGlace, che ha conquistato l’UE”, conclude Verardi.

Riconvertendo una porzione dello stabilimento Carpigiani di oltre 1000 metri quadrati, gli architetti ne hanno valorizzato il carattere industriale

Inserendo un patio giardino, generatore di nuovi collegamenti tra gli ambiti diversi dell’edificio, spazio di rappresentanza, e fulcro intorno al quale si snoda il Gelato Museum Carpigiani.

“Dalle origini ad oggi, si tratta di un percorso interattivo su 3 livelli di lettura – dicono architetti e curatori-: evoluzione del gelato nel tempo, storia della tecnologia produttiva, luoghi e modi di consumo del gelato”. “Nel Gelato Museum Carpigiani troveranno spazio oltre 20 macchine originali, postazioni multimediali, 10.000 fotografie e documenti storici – proseguono -: e poi preziosi strumenti ed accessori d’epoca, inedite video-interviste, laboratori didattici”.

“Il Gelato Museum realizza il sogno dei nostri Fondatori (Bruto e Poerio Carpigiani, i due bolognesi che hanno contribuito a diffondere nel mondo tecnologia, cultura e business del gelato) – dice Andrea Cocchi, direttore generale del Carpigiani Group -: siamo orgogliosi che apra a soli pochi mesi dalla nascita della Fondazione, la sfida è ora riaffermare la memoria per alimentare il futuro, rendendola foriera di progresso, innovazione e nuove conquiste culturali>.

Dal 27 settembre 2012, Via Emilia 45, 40011 Anzola dell’Emilia, Bologna

Aperto da lunedì a sabato, Ingresso Gratuito (fino a data da definire) con Visita Guidata, su Prenotazione Workshop Didattici sul Gelato Artigianale per bambini, ragazzi e adulti Info e prenotazioni (dal 14 luglio): www.fondazionecarpigiani.it – +39 051 6505306 – info@fondazionecarpigiani.it

Caffeina cultura: Fulvio De Nigris racconta il libro “Sento che ci sei”

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Fulvio De Nigris
Fulvio De Nigris

VITERBO – Sabato si racconta in “Sento che ci sei” Sabato 14 luglio 2012 ore 21.00 in piazza Cappella a Viterbo nell’ambito di “Caffeina cultura” Fulvio De Nigris fondatore dell’associazione Gli amici di Luca e promotore della Casa dei Risvegli Luca De Nigris di Bologna presenta il suo libro: “Sento che ci sei –dal silenzio del coma alla scoperta della vita” Bur Rizzoli (con la prefazione di Alessandro Bergonzoni nella collana I libri della speranza diretta da Davide Rondoni).

Fulvio de Nigris omaggia il caffè con la letteratura

Sono intervenuti: Nicola Falcone Unità di Neurologia Ospedale “Belcolle” Pietro Vecchiarelli Unità Operativa Complessa di Rianimazione Ospedale “Belcolle”, Daniela Bizzarri Educatore Professionale. Modera: Cristina Pallotta giornalista.

L’esperienza del coma vissuta come rinascita, un dialogo silenzioso

L’esperienza del coma vissuta come rinascita, un dialogo silenzioso che si trasforma in un intenso richiamo alla vita. Il dolore e la malattia di una persona cara sono esperienze che possono portare chi le affronta a rimettere in discussione le proprie certezze, a cercare nuove forme di comunicazione e di relazione.

Nel 1998 Fulvio De Nigris ha perso suo figlio Luca dopo un lungo coma

240 giorni di attesa che De Nigris ha rifiutato di subire passivamente e che ha vissuto ora per ora, accompagnando il figlio in un difficile cammino e sentendolo vicino nell’apparente lontananza dello stato vegetativo. Quella voglia di reagire, che ora prosegue nelle attività dell’associazione Gli amici di Luca e della “Casa dei Risvegli Luca De Nigris” all’Ospedale Bellaria, De Nigris la racconta nel libro “Sento che ci sei”.

Segafredo Zanetti Espresso segna la prima apertura a New York

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Massimo Zanetti Beverage Group segafredo zanetti new york
Un locale Segafredo Zanetti all'estero

MILANO – Segafredo Zanetti Espresso entra nella tana del lupo. In un comunicato stampa, la multinazionale bolognese annuncia infatti l’apertura della sua prima caffetteria a New York. Il locale sorgerà al 504 di Avenue of the Americas (6th Avenue) nel Greenwich Village, una zona molto “calda” dell’isola di Manhattan, dove, per inciso, esistono già oltre 150 locali a insegna Starbucks. Bluarch, rinomato e più volte premiato studio di architettura, ha firmato il design del locale aggiungendo un altro progetto di successo ad una lista già ricca di collaborazioni.

Segafredo Zanetti conquista la Grande Mela

Al tradizionale bancone comune alle caffetterie Segafredo Zanetti Espresso è stato dato un look retrò, anche attraverso l’utilizzo della macchina per caffè espresso La San Marco Preziosa, in contrapposizione al moderno design del resto del locale, caratteristica richiesta dal profilo molto trendy della clientela della zona. Il menu a disposizione dalla caffetteria è già stato promosso sia dalle recensioni positive dei critici culinari che dall’entusiasmo dimostrato della clientela.

Il giorno dell’inaugurazione non è sfuggito all’interesse della stampa cittadina

Che ne ha dato il giusto risalto, compresa una colonna sul New York Times. Grazie al responsabile del progetto, Brothers Kang Group, che ha già programmato altre due aperture nel prossimo futuro, adesso sia il marchio Segafredo Zanetti Espresso che l’espresso italiano sono disponibili in uno dei quartieri più eleganti e alla moda di Manhattan.

Dalla Corte lancia il modello Dc Pro, macchina funzionale e sostenibile

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dalla corte dc pro Francesco Corona
La Dalla Corte Dc Pro

MILANO – I massimi concetti di design ed ergonomia abbinati alla più evoluta tecnologia per l’espresso si trovano nella dc pro, la macchina di punta di Dalla Corte macchine per espresso: bella, funzionale e rispettosa dell’ambiente, perché utilizza materiali innovativi, leggeri, riciclabili ed ecocompatibili, 100% made in Italy. A due anni dal suo lancio sul mercato, la macchina si evolve nelle finiture: le parti esterne sono ora trattate con uno strato di polvere di alluminio e un trattamento trasparente in superficie, al fine di preservare i materiali dall’ossidazione in qualsiasi condizione d’impiego.

Dalla Corte cambia veste

Alla versione “Classic Aluminium” si aggiungono le colorazioni “Industrial Titan”, per chi vuole una macchina più aggressiva nel look, e “Dynamic White”, per i locali più classici, ma anche giovani e “dinamici”. Quest’ultima sarà la protagonista delle finali mondiali di Word Latte Art e Coffee in Good Spirits in programma a Seul – Corea dall’1 al 4 novembre, di cui Dalla Corte è sponsor ufficiale.

Ovviamente è stato adattato al nuovo look anche il grinder on demand dc one, “firmato” dal designer svizzero Thomas Liebe, come pure la macchina espresso. Alla nuova veste si accompagna un’evoluzione aggiuntiva alla funzione GCS – Grinder Control System, il programma di gestione della macinatura che crea un vero sistema tra la macchina espresso e il grinder: impostati i giusti parametri di estrazione dell’espresso, le macchine si confrontano ad ogni estrazione e, in caso di variazioni, regolano automaticamente il grado di macinatura e la dosatura.

La nuova funzione riconosce autonomamente se il caffè erogato dalla macchina espresso proviene dal macinacaffè on demand dc one o DCII ad essa connesso, o da un’altra fonte di macinatura (un altro grinder manuale per il decaffeinato, una bustina di caffè predosato o una cialda); in quest’ultimo caso, il sistema di dialogo tra macinacaffè e macchina per caffè espresso non registra il tempo di erogazione e non interviene sul macinacaffè, variando il grado di macinatura.

Infine, un’importante novità da poco presentata al mercato

Nella dc pro a tre gruppi, ogni gruppo può essere collegato a un singolo grinder dc one: se si utilizzano più miscele o monorigini, ognuna vedrà rispettati i giusti riferimenti di temperatura e granulometria del macinato ad ogni estrazione. Thomas Liebe, 47 anni, laureato alla School of Art and Design di Zurigo, è industrial designer. Da 16 anni opera nel settore del packaging (ha operato per Tetra Pak e Kraft Foods), delle tecnologie mediche e della coffee industry. La sua collaborazione con Dalla Corte prende il via nel 2005: ha disegnato la macchina professionale per espresso dc pro e il macinacaffè dc one, in cui tecnologia e design si fondono al meglio.

“La carrozzeria non è un vestito, ma il risultato di un cammino complesso e impegnativo – afferma Thomas Liebe -. Prima di tutto ho dovuto capire cos’è un espresso e come si opera nel mondo dei pubblici esercizi, per comprendere e soddisfare al meglio le esigenze dell’operatore; così ho lavorato in un bar. Questo settore mi ha affascinato! Ogni dettaglio della dc pro è stato messo a punto grazie a un lavoro di squadra che ha coinvolto i tecnici e il barista che ogni giorno la utilizza e deve trovare in essa ergonomia e affidabilità”.