venerdì 02 Gennaio 2026
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Goi, Cartolina al caffè numero 5: parliamo della Vita meravigliosa, 1954

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iila ctceit rito del caffè espresso goi
Il rito del caffè espresso italiano

MILANO – Continuano le “Cartoline al caffè – di Gianluigi Goi. Un sogno nel cassetto all’insegna dell’espresso italiano la stesura di una lettura teatralizzata con parole, versi e musica per una mostra di pittura che valorizzi il caffè soprattutto come elemento di socializzazione.

Goi: Cartolina numero 5 – Il Caffè nell’enciclopedia popolare “ Vita Meravigliosa “ del 1954

Da sempre il caffè esercita un grande fascino. La sua natura di pianta tropicale indissolubilmente legata nell’immaginario collettivo alla fazenda brasiliana resa celebre da film e telenovelas, la raccolta e le prime operazioni di pulitura che riportano ad una sorta di rito collettivo ricco di sapori colori ed atmosfere esotici che, a volte ancora oggi, illustrano le confezioni esposte sui banchi di vendita, rappresentano un sicuro motivo di richiamo, una sorta di piccola memoria collettiva.

Sul finire degli anni Cinquanta del secolo scorso, era imperante la necessità di favorire l’apprendimento scolastico dopo i disastri della guerra mondiale e le mille difficoltà legate ai fenomeni migratori interni ed all’accentuata urbanizzazione soprattutto del Nord. E’ in quel contesto sociale, prima ancora che economico, che va inscritto un fenomeno editoriale – la vendita in edicola di enciclopedie e più in generale di grandi opere a fascicoli – che assunse, nei primi anni Sessanta, dimensioni colossali. Basti dire che la Fratelli Fabbri Editori, attore di primissimo piano in questo settore a livello mondiale, fece uscire la celeberrima enciclopedia “ Conoscere “ nel 1958 (sei edizioni fino al 1963) vendendo l’incredibile numero di seicento milioni di fascicoli. Antesignana, con alcuni anni d’anticipo – buon successo di pubblico e di vendite ancorché non comparabili a quelle strepitose dei Fratelli Fabbri – della nuova tendenza fu l’enciclopedia “ completamente illustrata “, come sottolineava una manchette in copertina, “ Vita meravigliosa – Documentari istruttivi a colori (di) arte scienza storia leggende e scoperte “.

Edita nel 1953 a Milano dalle edizioni M. Confalonieri (personaggio di un certo rilievo nel contesto tipografico/editoriale del tempo) e diretta da Gino Conte, “ Vita Meravigliosa “ in realtà fu un dizionario enciclopedico (ovviamente a fascicoli) studiato appositamente per i ragazzi delle scuole

La selezione degli argomenti – utili per la redazione delle famose “ ricerche scolastiche “ oggi banalizzate dal copia ed incolla internettiano – le illustrazioni dedicate e la buona qualità complessiva dei testi ne fecero uno strumento di lettura e consultazione di un certo pregio e buon successo. Stante le premesse, non poteva mancare un “ documentario “, cioè una trattazione ampia dell’argomento, del tema caffè che ritroviamo – è un pezzo che crediamo possa ingolosire il collezionista o il semplice appassionato di piccole mirabilia caffeicole d’antan – nel numero 8 dell’aprile 1954. Gradevole la copertina di chiara impronta fazendera, raffigurante la vagliatura manuale dei chicchi con il lancio in aria di prammatica, e nelle tre pagine del testo, sette illustrazioni.

Con riferimento a queste, le prime tre – a onor del vero bruttarelle – descrivono le caratteristiche botaniche della pianta, per passare poi alla raccolta ovviamente manuale ed alla successiva pulizia e cernita dei chicchi. Gradevoli, per i colori vivi e i particolari che si legano bene insieme, nella successiva pagina due, la leggenda del pastore arabo che scoprì le sue capre sovraeccitate dopo che avevano brucato le bacche di moka e bella la scena di genere ambientata in una mescita pubblica nell’Arabia del secolo XVII.

E, ancora, nella conclusiva pagina tre del documentario, due immagini – decisamente esplicative e che a nostro modo di vedere richiamano nettamente lo stilema delle famose figurine Liebig – raffiguranti la torrefazione durante la quale “ si sviluppano e si fissano quelle sostanze aromatiche che rendono tanto gradito l’infuso “ e “ l’interno di un modernissimo < bar > “ dove due distinti signori con cappotto e cappello si intrattengono, al banco, tazzina in mano, con una signora molto sulle sue. *Quinta parte (continua) *Le parti precedenti sono state pubblicate il 27 aprile, 17 e 24 maggio 27 giugno 2012.

Gianluigi Goi

Venditalia Servizi e Fiera Milano portano la distribuizione automatica in Cina

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vending la distribuzione automatica venditalia
Vending

MILANO – Dalla collaborazione tra Venditalia – Esposizione internazionale della distribuzione automatica (organizzata da Venditalia Servizi, società di servizi di Confida – Associazione Italiana della Distribuzione Automatica) e Fiera Milano nasce un’altra importante iniziativa per le imprese italiane del Vending: Vending in The World, che porterà il Vending made in Italy in Cina, India e Brasile all’interno di Food Hospitality World, la manifestazione b2b di Fiera Milano espressamente progettata per i canali food e ospitalità professionale nei tre grandi mercati extraeuropei.

Venditalia e Fiera Milano: primo appuntamento sarà in Cina a Guangzhou dal 29 novembre al 1 dicembre 2012

Il Vending è un comparto economico nazionale di eccellenza e l’Italia è riconosciuta quale paese leader del Settore. Per questo Confida e Venditalia Servizi intendono offrire ad associati ed espositori un supporto per presentare le loro tecnologie e i loro prodotti anche nei paesi emergenti che vedono consumatori sempre più inclini all’acquisto di prodotti alimentari e bevande, con un apprezzamento ed un’ attenzione speciale per la qualità e lo stile italiani.

“In momenti di crisi, quale quello attuale, Confida ha, tra gli altri, il compito di esplorare ogni possibile iniziativa che possa aiutare le imprese del settore. Vending in the World si pone in quest’ottica e vuole essere uno stimolo per i nostri operatori che intendono allargare i propri orizzonti e cercare nuovi sbocchi per compensare la stagnazione del mercato interno.” afferma Lucio Pinetti – Presidente Confida e Venditalia Servizi. Con oltre 2 milioni di macchine installate in Italia, una ogni 29 abitanti, il settore fattura oltre 2 miliardi di euro e impiega circa 35.000 addetti. L’Italia è tra i leader nella produzione di distributori automatici e di sistemi di pagamento di cui esporta circa il 70%.

Confida

Associazione italiana della distribuzione automatica – è, a livello nazionale, l’unica associazione di categoria che rappresenta i diversi comparti merceologici dell’intera filiera della Distribuzione Automatica di alimenti e bevande.

Nicolas Barreau in libreria da fine agosto pubblicato dall’editore milanese Feltrinelli

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Nicolas Barreau
Nicolas Barreau

MILANO – Parigi e la sua magia. Una chef affascinante e il suo piccolo ristorante. Un libro e il suo autore misterioso. Con “Gli ingredienti segreti dell’amore” che sarà pubblicato da Feltrinelli alla fine di agosto, l’autore Nicolas Barreau vuole dimostrare che le coincidenze non esistono. Aurèlie Bredin ne è sicura. Giovane e attraente chef, Aurèlie gestisce da qualche anno il ristorante di famiglia, ‘Le Temps des cerises’. È in quel piccolo locale con le tovaglie a quadri bianchi e rossi in rue Princesse, a due passi da boulevard Saint-Germain, che il padre della ragazza ha conquistato il cuore della futura moglie grazie al suo famoso Menu d’amour. Ed è sempre lì, circondata dal profumo di cioccolato e cannella, che Aurèlie è cresciuta e ha trovato conforto nei momenti difficili.

Nicolas Barreau romantico e ottimista

Ora però, dopo una brutta scottatura d’amore, neanche il suo inguaribile ottimismo e l’accogliente tepore della cucina dell’infanzia riescono più a consolarla. Un pomeriggio, più triste che mai, Aurèlie si rifugia in una libreria, dove si imbatte in un romanzo intitolato Il sorriso delle donne. Incuriosita, inizia a leggerlo e scopre un passaggio del libro in cui viene citato proprio il suo ristorante.

Grata di quel regalo inatteso, decide di contattare l’autore per ringraziarlo. Ma l’impresa è tutt’altro che facile. Ogni tentativo di conoscere lo scrittore – un misterioso ed elusivo inglese – viene bloccato da Andrè, l’editor della casa editrice francese che ha pubblicato il romanzo. Aurèlie non si lascia scoraggiare e, quando finalmente riuscirà nel suo intento, l’incontro sarà molto diverso da ciò che si era aspettata. Più romantico, e nient’affatto casuale.

Giuseppe Fava protagonista del film biografico La ricotta e il caffè

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giuseppe fava
Giuseppe Fava

MILANO – Sono iniziate ieri in Puglia le riprese di “La ricotta e il caffè”, un cortometraggio scritto da Camilla Cuparo, diretto da Sebastiano Rizzo e dedicato alla figura di Giuseppe Fava, il giornalista catanese ucciso nel 1984 dalla mafia. Nel cast Luca Ward e Barbara Tabita. “La ricotta e il caffè” è il titolo curioso e insieme tragico di una storia che racconta l’umanità intima e forte tra un padre e una figlia, e che insieme rende il contrasto cromatico e disgustoso tra il caffè e la ricotta: tra un gesto rituale d’amore familiare e un linguaggio rituale di odio e violenza tra conterranei.

Giuseppe Fava, una storia da ricordare

Quella di Pippo Fava è una storia di coraggio e di coerenza che divide ancora la Sicilia, tra chi lo ricorda e lo celebra e chi invece lo oltraggia, pur senza poterlo dimenticare. “La ricotta e il caffè” è l’immagine di una società che si mescola ad un’altra e la sovrasta, per intimorirla e per dominarla, un atto criminale riuscito e pure non completamente, purché se ne parli, purché si ricordi e ci si lasci ancora interrogare, smuovere e commuovere. Giuseppe Fava è stato il simbolo della denuncia giornalistica sulla connivenza tra mafia e politica. Il progetto cinematografico è stato voluto e prodotto da Draka Production (Giovinazzo e Milano), con la partecipazione di L’Amico del Verde – Gruppo Crespi Bonsai (Milano).

Gruppo Argenta ancora più forte in Veneto con la nuova apertura a Padova

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Gruppo Argenta
Il logo Argenta

VIMERCATE (Monza-Brianza) – Gruppo Argenta, tra i leader italiani del settore della distribuzione automatica e semiautomatica, ha inaugurato oggi la sua nuova sede veneta, situata a Padova in Viale della regione Veneto 20. La nuova location, di circa 4.000 mq e destinata a raggruppare in una sede unica le due precedenti filiali di Padova e Mestre, impiega, in continuità, tutte le oltre 100 risorse precedentemente operanti sul territorio, in una costante ottimizzazione della logistica e della funzionalità.

Gruppo Argenta ancora più presente in Veneto

La sede di Mestre – mantenuta attiva e interamente dedicata ai servizi di logistica – viene infatti rafforzata, in modo da consentire, attraverso i suoi 20 addetti, la gestione del servizio “su barca” verso tutti i clienti presenti nell’area lagunare di Venezia e il mantenimento dei servizi su terraferma. Quest’apertura evidenzia la significativa crescita di Argenta nella regione Veneto, che rappresenta per il gruppo la prima area per importanza strategica e redditività su tutto il territorio nazionale.

Nel 2011, infatti, l’azienda ha raggiunto in Veneto un fatturato di quasi 64 milioni di euro, su un totale di 200 milioni di ricavi annuali complessivi: risultati che, nel corso degli ultimi due anni, hanno portato l’azienda a una crescita del 3% nella regione, in controtendenza rispetto alla difficile congiuntura economica attuale.

“Il Veneto – ha sottolineato Stefano Fanti, Direttore Generale di Argenta – incide sui nostri ricavi per più del 30%. Se consideriamo che la maggior parte del nostro fatturato deriva dalle consumazioni all’interno delle aziende, questo risultato mostra una buona tenuta occupazionale della regione, nonché una certa familiarità dei cittadini veneti per l’utilizzo dei distributori automatici. Nel 2011, sul territorio, abbiamo registrato 166 milioni di consumazioni.”

Anche i primi mesi del 2012 hanno registrato in Veneto dati incoraggianti, con un fatturato superiore ai 27 milioni di euro nel periodo compreso tra gennaio e maggio

A guidare i consumi regionali sono i prodotti più tradizionali, come le bevande calde, con oltre 44 milioni di consumazioni dall’inizio dell’anno, e gli snack, con 13 milioni di consumazioni. Argenta Fondata nel 1968, Gruppo Argenta è tra i primi operatori nel mercato italiano del vending. L’azienda, guidata da aprile 2012 dal Direttore Generale Stefano Fanti, è stata acquisita nel 2008 da Motion Equity Partners – società europea indipendente di private equity specializzata in operazioni di media dimensione nei settori business services, healthcare, industrial e consumer – e ha un fatturato di oltre 200 milioni di euro. Presente con 22 sedi operative sul territorio nazionale, conta circa 1.500 addetti, oltre che una flotta aziendale di circa 1000 mezzi.

Valeria Solarino: «Ecco il mio rituale del caffè» con la macchina Nespresso

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valeria solarino
Valeria Solarina

MILANO –  Valeria Solarino ha un sorriso ampio e frizzante, e una bellezza naturale che non puoi non notare, mentre le stringi la mano e ti intrattieni a parlare un po’ con lei. L’attrice trentaduenne, nata in Venezuela, cresciuta a Torino, ma col cuore modicano, è attualmente impegnata con le prove dello spettacolo teatrale Nel Ventre, diretto da Andrea De Rosa e ispirato alla guerra di Troia. In attesa di vederla in tour in Sicilia il prossimo mese di agosto, la incontro a casa Nespresso, dove è madrina del lancio di “U”, la nuova macchina Nespresso per il caffè. Un’occasione giusta per indagare le sue preferenze e le abitudini legate alla degustazione della nera miscela… Il caffè: vizio o piacere?

Valeria Solarino gusta Nespresso

«Decisamente un piacere da gustare! In realtà, non mi piacciono tutti i caffè. Quello Nespresso, per me, è particolare. L’ho scoperto durante la lavorazione di un film: c’era la macchinetta nell’appartamento in cui alloggiavo nel periodo delle riprese e all’inizio l’ho pure snobbata un po’! Poi ho cominciato a usarla e l’apprezzamento è stato immediato».

Quale rituale particolare lega Valeria Solarino al caffè?

«Il rito del caffè mi è stato tramandato dai genitori, a casa era un’abitudine consolidata. Mi piace gustarlo amaro (come mio padre!) e mai in piedi. Sono una consumatrice costante, ne bevo in media quattro al giorno, ma soltanto in rarissimi casi la sera».

Ti capita di accompagnarlo con qualcosa da mangiare?

«A volte, al mattino, lo gusto insieme a qualche biscotto. Ma in generale mi piace sempre assaporarlo “puro”, magari bevendo prima un sorso d’acqua, per coglierne a pieno il sapore. Per questo, la cosa che davvero non sopporto è quando al ristorante servono la tazzina con l’aggiunta di qualche dolciume!». E quello aromatizzato l’hai mai provato? «Lo scorso anno ho voluto assaggiare le cialde Nespresso aromatizzate alla vaniglia, ai frutti di bosco e al cioccolato. Anche se personalmente amo il gusto classico (e mai decaffeinato!)».

Lo usi in qualche ricetta?

«Mi piace cucinare, ma non mi dedico particolarmente ai dolci. Con il caffè non sono ancora andata oltre il classico tiramisù! ». Il ricordo del caffè più buono che hai bevuto? «Tendenzialmente mi piace andare in tutti i bar di Torino, che trovo meravigliosi. Lì c’è davvero il rito del caffè. In centro, ci sono dei veri e propri “salotti”. Ci si siede, si aspetta l’arrivo del caffè, c’è una ritualità maggiore rispetto ad altri luoghi d’Italia dove l’abitudine è consumarlo velocemente al bancone. L’esperienza peggiore, invece, negli Stati Uniti: il caffè lo servono comunemente nei bicchieri di carta e non in tazzina, una cosa inconcepibile per me! ».

Quali emozioni suscita in Valeria Solarino l’aroma del caffè?

«È legato al ricordo dei miei studi. E a mia madre. Il profumo di caffè scandiva le pause dai libri: era il momento di relax in cui andavo in cucina e mi concedevo questo piccolo piacere insieme a lei. Ho ancora impresso nella memoria il giorno in cui sono andata a vivere da sola e le ho telefonato, con la tazzina pronta, dicendole: “Ciao mamma, ci beviamo un caffè?” ».

Cartoline al caffè numero 5– Il Caffè nell’enciclopedia popolare “ Vita Meravigliosa “ del 1954

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MILANO – Cartoline al caffè– di Gianluigi Goi. Un sogno nel cassetto all’insegna dell’espresso italiano la stesura di una lettura teatralizzata con parole, versi e musica per una mostra di pittura che valorizzi il caffè soprattutto come elemento di socializzazione

Cartoline al caffè numero 5– Il Caffè nell’enciclopedia popolare “ Vita Meravigliosa “ del 1954

Da sempre il caffè esercita un grande fascino. La sua natura di pianta tropicale indissolubilmente legata nell’immaginario collettivo alla fazenda brasiliana resa celebre da film e telenovelas, la raccolta e le prime operazioni di pulitura che riportano ad una sorta di rito collettivo ricco di sapori colori ed atmosfere esotici che, a volte ancora oggi, illustrano le confezioni esposte sui banchi di vendita, rappresentano un sicuro motivo di richiamo, una sorta di piccola memoria collettiva.

Sul finire degli anni Cinquanta del secolo scorso, era imperante la necessità di favorire l’apprendimento scolastico dopo i disastri della guerra mondiale e le mille difficoltà legate ai fenomeni migratori interni ed all’accentuata urbanizzazione soprattutto del Nord. E’ in quel contesto sociale, prima ancora che economico, che va inscritto un fenomeno editoriale – la vendita in edicola di enciclopedie e più in generale di grandi opere a fascicoli – che assunse, nei primi anni Sessanta, dimensioni colossali.

Basti dire che la Fratelli Fabbri Editori, attore di primissimo piano in questo settore a livello mondiale, fece uscire la celeberrima enciclopedia “ Conoscere “ nel 1958 (sei edizioni fino al 1963) vendendo l’incredibile numero di seicento milioni di fascicoli. Antesignana, con alcuni anni d’anticipo – buon successo di pubblico e di vendite ancorché non comparabili a quelle strepitose dei Fratelli Fabbri – della nuova tendenza fu l’enciclopedia “ completamente illustrata “, come sottolineava una manchette in copertina, “ Vita meravigliosa – Documentari istruttivi a colori (di) arte scienza storia leggende e scoperte “.

Altre informazioni sulle Cartoline del caffè

Edita nel 1953 a Milano dalle edizioni M. Confalonieri (personaggio di un certo rilievo nel contesto tipografico/editoriale del tempo) e diretta da Gino Conte, “ Vita Meravigliosa “ in realtà fu un dizionario enciclopedico (ovviamente a fascicoli) studiato appositamente per i ragazzi delle scuole. La selezione degli argomenti – utili per la redazione delle famose “ ricerche scolastiche “ oggi banalizzate dal copia ed incolla internettiano – le illustrazioni dedicate e la buona qualità complessiva dei testi ne fecero uno strumento di lettura e consultazione di un certo pregio e buon successo.

Stante le premesse, non poteva mancare un “ documentario “

Cioè una trattazione ampia dell’argomento, del tema caffè che ritroviamo – è un pezzo che crediamo possa ingolosire il collezionista o il semplice appassionato di piccole mirabilia caffeicole d’antan – nel numero 8 dell’aprile 1954. Gradevole la copertina di chiara impronta fazendera, raffigurante la vagliatura manuale dei chicchi con il lancio in aria di prammatica, e nelle tre pagine del testo, sette illustrazioni.

Con riferimento a queste, le prime tre Cartoline del caffè– a onor del vero bruttarelle – descrivono le caratteristiche botaniche della pianta, per passare poi alla raccolta ovviamente manuale ed alla successiva pulizia e cernita dei chicchi. Gradevoli, per i colori vivi e i particolari che si legano bene insieme, nella successiva pagina due, la leggenda del pastore arabo che scoprì le sue capre sovraeccitate dopo che avevano brucato le bacche di moka e bella la scena di genere ambientata in una mescita pubblica nell’Arabia del secolo XVII.

E, ancora, nella conclusiva pagina tre del documentario, due immagini – decisamente esplicative e che a nostro modo di vedere richiamano nettamente lo stilema delle famose figurine Liebig – raffiguranti la torrefazione durante la quale “ si sviluppano e si fissano quelle sostanze aromatiche che rendono tanto gradito l’infuso “ e “ l’interno di un modernissimo < bar > “ dove due distinti signori con cappotto e cappello si intrattengono, al banco, tazzina in mano, con una signora molto sulle sue. *Quinta parte (continua)

Confida e Venditalia Servizi danno un supporto agli associati in Cina

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Guangzhou

Guangzhou – Dalla collaborazione tra Venditalia – Esposizione Internazionale della Distribuzione Automatica (organizzata da Venditalia Servizi, società di servizi di Confida– Associazione italiana della distribuzione automatica) e Fiera Milano nasce un’altra importante iniziativa per le imprese italiane del Vending: Vending in The World, che porterà il Vending made in Italy in Cina, India e Brasile all’interno di Food Hospitality World, la manifestazione b2b di Fiera Milano espressamente progettata per i canali food e ospitalità professionale nei tre grandi mercati extraeuropei.

Guangzhou: il primo appuntamento sarà in Cina dal 29 novembre al 1 dicembre 2012

Il Vending è un comparto economico nazionale di eccellenza e l’Italia è riconosciuta quale paese leader del Settore. Per questo Confida e Venditalia Servizi intendono offrire ad associati ed espositori un supporto per presentare le loro tecnologie e i loro prodotti anche nei paesi emergenti che vedono consumatori sempre più inclini all’acquisto di prodotti alimentari e bevande, con un apprezzamento ed un’ attenzione speciale per la qualità e lo stile italiani.

“In momenti di crisi, quale quello attuale, Confida ha, tra gli altri, il compito di esplorare ogni possibile iniziativa che possa aiutare le imprese del settore. Vending in the World si pone in quest’ottica e vuole essere uno stimolo per i nostri operatori che intendono allargare i propri orizzonti e cercare nuovi sbocchi per compensare la stagnazione del mercato interno.” afferma Lucio Pinetti – Presidente Confida e Venditalia Servizi. Con oltre 2 milioni di macchine installate in Italia, una ogni 29 abitanti, il settore fattura oltre 2 miliardi di euro e impiega circa 35.000 addetti.

L’Italia è tra i leader nella produzione di distributori automatici e di sistemi di pagamento di cui esporta circa il 70%. Confida – Associazione italiana della distribuzione automatica – è, a livello nazionale, l’unica associazione di categoria che rappresenta i diversi comparti merceologici dell’intera filiera della Distribuzione Automatica di alimenti e bevande.

Dati dal mondo del caffè: in Brasile crescono i differenziali sui robusta

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dati raccolto brasiliano piogge
Semi intensivo con pacciamatura Brasile

MILANO – Alcuni dati raccolti nei Paesi produttori, dal Brasile al Perù, passando per il Vietnam. Crescono i differenziali sui robusta brasiliani, a fronte dei massicci acquisti da parte dei torrefattori e dei produttori di solubile locali. Secondo il broker brasiliano Flavour Coffee, il caffè Conillon è stato pagato mediamente la settimana scorsa a un premio di 10 centesimi alla libbra rispetto alle quotazioni del Liffe, contro i 7 centesimi di due settimane fa. “I differenziali rimangono alti, anche considerando i livelli di prezzo del Liffe di questa settimana” ha scritto il broker di Rio in un report diffuso nei giorni scorsi.

“I nuovi acquisti da parte dell’industria uniti alle ricoperture degli speculatori hanno aggiunto ulteriore benzina sul fuoco”. Come potete leggere nel rapporto quotidiano degli analisti di Hencorp, il Liffe (contratto per scadenza settembre) ha guadagnato la scorsa settimana il 6% per effetto della minore disponibilità di caffè vietnamita. Secondo Volcafè, anche i chicchi indonesiani sono stati commerciati la scorsa settimana a un prezzo superiore rispetto a quello della borsa londinese.

In Vietnam, Nedcoffee prevede un calo della produzione nel 2012/13

Pessimistiche le previsioni sul prossimo raccolto di robusta del Vietnam formulate dal trader olandese Nedcoffee BV, secondo il quale la produzione subirà nella prossima campagna caffearia un calo compreso tra il 5% e il 7%. “Nonostante l’andamento meteo sia attualmente favorevole, la nostra ultima indagine indica che lo sviluppo del raccolto continua a risentire dei danni subiti durante la fioritura” afferma il commerciante di Amsterdam in un rapporto senza fornire peraltro delle cifre precise.

Le stime del settore privato sul raccolto 2012/13 spaziano dai 24 milioni di sacchi indicati da Volcafe e i 25 ipotizzati dall’analista Neil Rosser ai 21 di cui all’ultima circolare del dipartimento americano dell’agricoltura. I contadini vietnamiti – afferma ancora Nedcoffee – hanno ancora nei magazzini una piccola percentuale del raccolto 2011/12 e attendono che i prezzi risalgano ad almeno 45.000 dong al chilogrammo prima di vendere le giacenze.

I dati sui prezzi nella provincia di Dak Lak erano la settimana scorsa attorno ai 42.400 dong secondo dati forniti dagli organismi locali. Buono l’andamento delle operazioni di raccolta in Indonesia. Sempre secondo Nedcoffee, il raccolto risulta completato al 45% in sud di Sumatra, la massima area del paese, per un totale di 150 mila tonnellate.

Dati: in Perù  valore dell’export in crescita del 35% annuo nel 2008/2011 secondo l’Inei I’Instituto nacional de rstadística e informática

L’export di caffè dal Perù è cresciuto in media del 35% a valore nell’arco del periodo 2008-2011 raggiungendo, a fine 2011, un valore un valore di 1,593 miliardi di dollari. Lo indicano i dati di ComexPerú, su informazioni dell’Inei, l’Istituto Nazionale di statistica del Perù, che evidenziano un ulteriore incremento del 26% nel periodo gennaio-maggio 2012. Sempre con riferimento ai primi 5 mesi dell’anno, gli Usa hanno assorbito il 22% delle esportazioni peruviane, per un valore pressoché doppio rispetto all’analogo periodo del 2011.

New York a tutto volume: se la musica è alta, si consuma di più

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new york piccolo caffè dante afè de blasio ice-cream vedning machine gelato starbucks sunrise
New York

NEW YORK – Dalla Grande mela, il nuovo trucco dei bar che tengono la musica altissima per far bere di più. Una pratica che poi anche nei negozi e nei ristoranti ha preso piede: più è alto il volume più si consuma. A dirlo non è il solo luogo comune, ma anche diverse ricerche scientifiche. Un modo per aumentare le entrate e per lasciare anche contenti gli avventori. Leggiamo come funziona questo meccanismo dall’articolo di Eva Perasso su corriere.it.

New York trova il modo: basta alzare il volume

«Pump up the volume», su il volume, cantava e suonava uno dei più grandi successi house britannico della fine degli anni Ottanta. E a New York, di questi tempi, è diventato uno scaltro imperativo categorico per bar, ristoranti, locali notturni, ma anche per palestre e negozi di abbigliamento. Perché il volume, più sale e più invoglia a consumare, lo hanno dimostrato negli anni anche diverse ricerche scientifiche: un altro aperitivo, un cocktail, un piatto in più, uno snack tra una chiacchiera urlata e due salti in pista. Addirittura, notizia preziosa per i ristoratori, sarebbe il ritmo della musica a decretare quello della masticata: più è alto, più si ingurgita il cibo velocemente.

La tendenza

I volumi dei locali di Manhattan negli ultimi tempi hanno messo in atto questa tecnica per alzare il numero di consumazioni ordinate: anche il New York Times ha provato a misurare le intensità dei rumori in 37 esercizi commerciali famosi e molto frequentati tra bar, night, palestre e negozi del centro di New York, in un reportage che ha raccolto i decibel e le esperienze dei clienti.

Il minimo di decibel registrato? Sempre sopra ai 90, ben oltre i livelli registrati nella stessa città per esempio su un treno per pendolari (84 decibel in media). Una tecnica che, come confermano ingegneri del suono e addetti del settore, paga senz’altro in termini di fatturato, ma che nuoce prima di tutto ai dipendenti di questi bar e negozi, esposti anche per 8-10 ore di seguito ai bassi e alle melodie ad altissimo volume. Senza alcuna protezione alle proprie orecchie.

Tra gli esempi citati dal NEw York Times: la discoteca Beaumarchais

Con una media di 99 decibel, a cui nessuno dovrebbe rimanere esposto per oltre 1,5 ore, oppure i 96 decibel del ristorante Lavo di Manhattan, ma anche gli oltre 100 di una palestra della Upper West Side, o gli altrettanti del negozio di abbigliamento Abercrombie.

D’altronde, che si mangi di più a ritmo non è una novità: uno studio scientifico francese, dell’università della Bretagna del Sud, nel 2008 aveva analizzato il numero di consumazioni a seconda del volume nel locale. Risultato: a 72 decibel gli avventori ordinavano in media 2,6 drink e impiegavano 14,5 minuti per finirne uno; alzando gli altoparlanti a 88 decibel percepiti dall’orecchio, i drink diventavano 3,4 e i minuti per finirne uno scendevano a 11,5.

Per poi passare al ritmo del boccone masticato: una ricerca del 1985 citata dal Times della Fairfeld University del Connecticut aveva dimostrato come aumentando i bpm (beats per minute) delle canzoni ascoltate anche solo di mezzo punto, i clienti finivano i loro piatti più velocemente. Presumibilmente, ordinandone poi ancora, per poter prolungare la propria permanenza nel locale.

Caccia ai clienti giovani

In molti casi, la mossa di alzare il volume e aumentare il ritmo è una tecnica per assicurarsi una clientela giovane messa in atto soprattutto dai nightclub e dai negozi per giovani. Lo fa senza negarne l’evidenza Abercrombie, che sulle casse ad alto volume e sull’intrattenimento nei suoi negozi ha costruito un impero (partendo dal presupposto che più si resta dentro all’esercizio commerciale e più si finirà per acquistare, e che le mamme sarebbero scappate dal negozio lasciando ai figli la carta di credito in mano).

Lo fanno anche i bar, i club, i ritrovi da happy hour con dj set di Manhattan a New York: per scongiurare orde di ultra trentenni con voglia di chiacchierare e riempire invece il locale di ventenni più vogliosi di consumare un drink dietro l’altro, alzano il volume. Per fortuna però, non funziona così ovunque e restano, nella Grande Mela, ristoranti e bar dove la musica continua a essere un sottofondo lontano, e l’aperitivo scorre lento tra una chiacchiera, un sorso e una battuta.