martedì 20 Gennaio 2026
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Colombia/1 – Movimento dei produttori minaccia nuovo sciopero

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MILANO – Produttori colombiani di nuovo sul piede di guerra. Il Movimento nazionale per la difesa e la dignità del settore del caffè (chiamato anche Dignidad Cafetera)  è pronto a dare vita ad un’agitazione simile a quella attuata a cavallo tra febbraio e marzo. In Colombia, per oltre 2 settimane ha paralizzato le principali arterie stradali di alcune tra le massime aree produttive del paese.

Colombia: parla il portavoce del movimento

Benjamin Suarez ha dichiarato che il 3 luglio si terrà una convention nella città di Armenia (Quindío). Per decidere date e forme della protesta. Dal momento che il governo non ha tenuto fede agli impegni sottoscritti l’8 marzo scorso.

“Il nuovo sciopero è imminente. – ha sottolineato Suarez. – I nostri rappresentanti hanno sollecitato più volte una risposta da parte dei ministri competenti; ma l’unica cosa che abbiamo ottenuto è stata la richiesta di ulteriori proroghe”.

Gli accordi sottoscritti tra governo e rappresentanti dei produttori

Lo scorso mese di marzo, hanno elevato il sussidio per ogni “carga” da 125 kg di caffè in pergamino a 145.000 pesos.

Ma molti produttori della Colombia– sostiene il Movimento – non hanno ancora visto un soldo. Nonostante l’impegno dell’esecutivo a erogare il sussidio in tempi brevi.

Una clausola degli accordi

Dovrebbe prevedere il decadimento degli stessi e la ripresa dell’agitazione, in caso di mancato rispetto di quanto stipulato entro 90 giorni.

Anche un altro portavoce del Movimento, Dimas Arias, ha dichiarato nelle scorse settimane che il governo è lungi dall’avere adempiuto agli impegni assunti.

Il Movimento nazionale per la difesa e la dignità del settore del caffè

E’ una realtà autonoma di base, senza alcun legame con la Federaziona nazionale dei produttori di caffè. Quest’ultima ha anzi stigmatizzato l’agitazione dello scorso inverno, pur condividendone alcune delle istanze.

La vertenza ha spaccato la Federazione

Lo scontento di una parte della base nei confronti delle strategie di Fedecafé è sfociato in occasione del 78° Congresso Straordinario dei produttori di caffè.

Si è tradotto in una richiesta di dimissioni del direttore esecutivo Luis Genaro Muñoz. Avanzata dai rappresentanti delle regioni di Antioquia, Caldas e Cundinamarca.

Questa non è riuscita però a ottenere il sostegno della maggioranza dei delegati.

Cosa dicono gli analisti

Il settore del caffè è, tra tutti i settori agricoli della Colombia, quello che ha beneficiato di maggiori aiuti nel periodo 2010-2012.

In un comunicato diffuso nella giornata di ieri, Fedecafé afferma che, nell’ambito del Programma di protezione dei redditi dei produttori di caffè (Pic), sono stati stanziati, in 34 settimane, oltre 411 miliardi di pesos. (ovvero più di 163 milioni di euro). Sono stati impiegati in sussidi a sostegno dei cafeteros di 575 comuni, in 21 dipartimenti.

Gli interventi hanno raggiunto quotidianamente  1.188 produttori

Ciascuno dei quali ha ricevuto, in media, 1,48 milioni di pesos (588 euro).

Dignidad Cafetera lamenta tuttavia il fatto che il sussidio viene corrisposto ai produttori all’atto della vendita. Bensì in via differita, previa verifica della fattura da parte della Federazione.

Il governo sostiene che tale procedura è indispensabile per evitare irregolarità nell’erogazione del sussidio.

Fedecafé afferma

La verifica avviene comunque con la massima celerità (al massimo qualche giorno). Ma il Movimento controbatte che i tempi sono in realtà più lunghi.

In particolare per quei 120mila produttori che sono sprovvisti della cédula cafetera inteligente, la tessera elettronica di Fedecafé che consente l’accesso ai servizi e ai benefici, nonché la partecipazione all’elezione degli organi di rappresentanza della Federazione.

Al di là dei tempi di attesa, i produttori si lamentano inoltre dei prezzi attuali. Questi, nonostante l’integrazione con il sussidio, non sono nemmeno sufficienti a coprire i costi di produzione.

Appello del governo della Colombia

Intanto il governo ha fatto appello al direttivo del Movimento affinché si astenga “dal passare alle vie di fatto nel reclamare la soluzione dei propri problemi”.

“Il denaro pagato ai cafeteros arriva dal portafoglio di tutti i contribuenti.” ha dichiarato in un’intervista il ministro delle finanze Mauricio Cárdenas. Aggiungendo che “il governo ha onorato gli impegni e il sussidio è stato erogato senza interruzioni”.

Il governo ha garantito il pagamento del sussidio sino alla fine dell’anno

La speranza è che i prezzi interni e internazionali possano risalire nel frattempo a livelli maggiormente remunerativi. In caso contrario si porrà il problema della proroga della misura e soprattutto del reperimento dei fondi per la sua copertura finanziaria.

 

COLOMBIA/2 – Produzione ed export in ulteriore ripresa durante il mese di maggio

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usda Caolombia simbolo Juan Valdez
Il marchio di Jaun Valdez

MILANO – Ancora dati positivi dalla Colombia. Dove il ritmo produttivo si sta gradualmente riassestando su livelli simili a quelli pre-crisi.

Ritmo produttivo di nuovo incoraggiante

Una notizia confortante, vista la flessione sin d’ora preventivabile in America centrale. Secondo le cifre mensili di Fedecafé, la produzione è stata a maggio di 937.000 sacchi da 60 kg. Quindi in crescita del 36% rispetto allo stesso mese del 2012.

Un ritmo produttivo in pari al 2007

Per trovare livelli produttivi superiori nello stesso mese bisogna tornare indietro di 6 anni al lontano maggio 2007.

Analogamente, la produzione dall’inizio dell’anno solare 2013 risale a 4.026.000 sacchi, anch’essa in crescita del 36% sul 2012.

Il dato degli ultimi 12 mesi (giugno 2012-maggio 2013) è pari a 8.819.000 sacchi: quasi un quarto in più (+24%) rispetto a quanto registrato nell’analogo periodo immediatamente precedente.

Un ritmo produttivo che passa per la ripresa dell’export

Questo cresce a maggio del 45% raggiungendo gli 854.000 sacchi.
Nei primi 5 mesi del 2013, le esportazioni sono state pari a 3.678.000 sacchi (+32%), mentre il totale degli ultimi 12 mesi sale a 8.058.000 sacchi (+16%).

Produttori Latino Americani – Export in flessione durante il mese di maggio del caffè lavato

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caffè lavato

MILANO – Export in frenata per i 9 paesi latino americani produttori di caffè lavato. Secondo i dati mensili diffusi da Anacafé, le esportazioni complessive di questo gruppo di paesi (costituito dai 5 produttori centro americani più Colombia, Messico, Perù e Repubblica Dominicana) hanno segnato una flessione del 3,9% durante il mese di maggio. Risultando così, pari a 2,58 milioni di sacchi da 60 kg.

Caffè lavato: i dati non sono tutti in flessione

Rimane positivo il saldo sugli 8 mesi. Tra ottobre 2012 e maggio 2013, le esportazioni hanno raggiunto infatti un totale di 19.098.106 sacchi, pari al 7,45% in più rispetto ai volumi imbarcati nell’analogo periodo dell’annata precedente.

Positivo l’andamento di Colombia (+15,07 %), Guatemala (+2,44%), Messico (+3,93), Nicaragua (+37,31%), Perú (+23,91%) e Repubblica Dominicana (+26,06%).

La condizione di altri Paesi del caffè lavato

Riscontri negativi, invece, per Costa Rica, El Salvador e Honduras, le cui esportazioni registrano rispettivamente un calo rispettivamente dello 0,28%, dell’1,97% e del 5,33%.

A Taiwan la catena Let’s Café personalizza il cappuccino con le foto dei clienti

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taiwan cappuccino catena

MILANO – Altro che cuore o fiore disegnati, con passione e buona volontà, sul cappuccino. Perché nemmeno il più talentuoso dei baristi può competere con la stampante per caffè latte . Che è stata ideata dalla catena Let’s Café di Taiwan.

Una foto al cliente e il gioco è fatto: la macchina usa il caffè come inchiostro per riprodurre l’immagine sulla schiuma della bevanda.

Il video sul cappuccino della catena Let’s Café è disponibile a questo link:

http://video.repubblica.it/mondo/taiwan-capuccino-personalizzato-la-tua-foto-sulla-schiuma/132477/130997

 

 

TE’ – E adesso c’è anche l’app Tea per non sbagliare il tempo d’infusione di 200 tè differenti

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app

MILANO – Adesso c’è anche l’app per gli appassionati di tè. Per non sbagliare i tempi di infusione usando ipad i iphone, per 200 tipi di tè differenti.

App -timer intelligente

L’applicazione in questione infatti, offre una serie di timer intelligenti grazie ai quali puoi impostare i tempi perfetti di infusione per ogni tipo di tè.

Inoltre, a portata di tap si possono condividere le note di degustazione. Così come le foto delle infusioni con i propri amici su Facebook, Twitter e Instagram.

Ecco tutte le altre funzioni di quest’app

Selettore di teiere. Per aggiungere alle teiere un raccoglitore in modo da avere la quantità d’acqua personalizzata e pronta da usare.

Note e classifica. Allo scadere del timer, Tea consentirà di dare un voto all’infusione. Quindi di aggiungere note di degustazione e scattare una foto.

Tea tiene anche traccia del tempo di infusione, della quantità selezionata e della temperatura. In modo da raggiungere l’infusione perfetta per ogni tipo di tè.

Conversione automatica: la sezione di Tea dove imposti le qualità del tè, converte automaticamente le unità per voi.

Nel caso in cui la temperatura è scritta in gradi Fahrenheit, per esempio, Tea la converte automaticamente in gradi Centigradi.

Tè recenti: tornare indietro e visualizzare tutte le note di degustazione e le impostazioni di infusione con il semplice tocco di un pulsante. Completamente consultabile.

Inventario: quando immettete un nuovo tè, Tea calcola automaticamente il numero di infusioni che puoi fare con quel tè. Ogni volta che si utilizza il timer di Tea, Tea ricalcola le infusioni rimanenti. Avete un completo controllo del vostro inventario di tè.
Supporto a Infusioni Multiple: Tea conta intelligentemente le vostre infusioni di tè e pre-carica i tuoi appunti con il numero di infusione.

Suggerimenti di infusione: tea è pre-caricato con suggerimenti di infusione con più di 200 nomi di tè e 12 tipi di altre possibili infusioni. Questi suggerimenti di infusione sono le impostazioni predefinite per ciascuno dei tuoi nuovi tè.

Agita per la Scelta Casuale: non ti decidi quale tè preparare? Basta agitare il tuo dispositivo

Tea è l’app ideale per preparare dei tè perfetti

Per condividerli virtualmente con gli amici. L’applicazione è disponibile su App Store al prezzo di 1,79€.

Fonte: iphoneitalia.com

I titoli delle notizie di ieri su Comunicaffè International

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mondo del caffè

MILANO – Anche i lettori più attenti possono avere dei giorni più impegnati di altri. E perdere così un numero della rivista dedicata al settore del caffè. Nessun problema: Comunicaffè non lascia nessuno indietro. Ecco dunque il riepilogo delle notizie selezionate e pubblicate nella scorsa edizione del portale inglese.

Comunicaffè a disposizione dei lettori

Riprendiamo quindi il sommario dei titoli già diffiusi. Si parla anche stavolta dell’Italia, confrontata con il mercato estero. Più nel dettaglio è stata esplorata la situazione attuale negli Usa.

MADE IN ITALY – Singapore Airlines servirà il caffè illy su tutti i suoi voli

USA – JM Smucker domina il mercato americano del caffè torrefatto

– Americani troppo impegnati per godersi l’estate, secondo un sondaggio commissionato da Green Mountain Coffee Roasters

– Another Broken Egg Cafe presenta una nuova riserva esclusiva di miscele di alta gamma

– Briggo Inc. rinnova la sua squadra con due veterani di Starbucks

– Associazione dei produttori di Kona sostiene la Legge 79 contro gli ogm

Comunicaffè non si lascia scappare le notizie Scae

ASIA – L’Indonesia è il terzo produttore mondiale di caffè

SCAE WORLD OF COFFEE – Rancilio invita tutti i visitatori a scoprire Classe 9, con l’innovativo sistema profiling Xcelsius per il controllo della temperatura

– Asachimici vi attende allo stand B1: l’espresso è più buono se la macchina è pulita

– Dalla Corte presenta la nuova macchina evo2

GLOBAL

Il franchising di Grano Coffee sbarca negli Emirati Arabi Uniti con Francorp Middle East

GLOBAL – Costa Coffee festeggia un anno di presenza a Malta inaugurando il suo quinto locale

UAE BARISTA AND LATTE ART CHAMPIONSHIP – Concorrenti già in preparazione in vista delle finali di ottobre

Il mercato del caffè. 2A parte di 3 del convegno di Firenze – Nuove frontiere di sviluppo

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convegno di firenze

FIRENZE – Nell’ambito della seconda edizione del Pausa caffè Festival si è tenuto l’importante convegno di Firenze. Intitolato Il Mercato del caffè – nuove frontiere di sviluppo.

Un argomento affrontato per la prima e fondamentale per il futuro dell’espresso in Italia.

Convegno di Firenze organizzato da Andrej Godina e Francesco Sanapo

Noi li ringraziamo, in quanto ci hanno fornito la registrazione integrale del convegno. Noi lo proponiamo suddiviso in 3 puntate.

La prima puntata di 59 minuti

Sempre disponibile sul nostro portale. Ieri è stata ascoltata davvero da tanti. Ora, la seconda parte di 25 minuti. La terza parte, di 42 minuti, seguirà da domani.

Il Convegno di Firenze è stato decisivo

Proprio per questo, abbiamo deciso di diffondere la registrazione integrale. Da ascoltare per avere un quadro della situazione e una traccia del futuro, che è in gran parte da costruire.

L’introduzione di Francesco Sanapo e di Andrej Godina

Loro hanno portato il proprio contributo alcuni dei maggiori esperti italiani del settore.

Ha seguito poi il dottor Stefano Romagnoli, dirigente della regione Toscana del Dipartimento Disciplina e Politiche di Sviluppo e Promozione del Turismo della Regione.

Ha parlato anche Patrick Hoffer. Presidente della Caffè Corsino Corsini di Arezzo e presidente Comitato Italiano Caffè.

Un altro nome di spicco è quello di Nadia Rossi. Giornalista Bar Giornale specializzata sull’argomento caffè.

Gli altri partecipanti al Convegno di Firenze

Enrico Meschini presidente della Piantagioni del Caffè di Livorno e della Associazione Caffè Speciali. Francesco Impallomeni Fondazione Slow Food per la Biodiversità onlus.

Poi ancora Giovanni Tullio, della L’Art Caffè di Bergamo e Alberto Polojac. Imperator Srl di Trieste nonché vicepresidente del Trieste Coffee Cluster.

Giorgia Majoli di Rimini Fiera responsabile di Sigep. Assieme a Riccardo Relli, co-fondatore delle Piantagioni del Caffè di Livorno.

Ha partecipato anche Paola Pelia della torrefazione Marchi di Venezia. E ancora, Raffaello Calabrese direttore commerciale di Dalla Corte macchine caffè espresso.

Le presenze non terminano qui

Hanno partecipato al convegno di Firenze anche Enza Dalla Corte, coffee training di Dalla Corte e Massimo Battaglia. Dell’Istituto Agronomico d’Oltremare. L’ente di riferimento del Ministero degli Affari Esteri.

Benjamin Monje del Consejo Salvadoreno del Café. Alessandro Staderini torrefazione Piansa di Firenze. Daniele Casprini della Sesamo Comunicazione Visiva di Figline Valdarno.

Francesco Sanapo campione italiano baristi caffetteria 2013 che ha introdotto i lavori.

Esperienze differenti ma complementari

Tutte frutto di grande esperienza, che sollecitano commenti che pubblicheremo sul portale www.comunicaffe.it

Parla Giuseppe Lavazza, vice presidente del gruppo torinese: «Abbiamo battuto la crisi con l’export»

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TORINO – L’Italia ha superato la crisi del ’29, due conflitti mondiali e il difficile dopoguerra. Periodi peggiori di oggi, dobbiamo farci coraggio: riusciremo a battere anche questa congiuntura negativa». Giuseppe Lavazza (nella fotografia a fianco), vice presidente insieme al cugino Marco dello storico gruppo di famiglia, quarta generazione di un’azienda simbolo del made in Italy, che ha portato il caffè in tutto il mondo, vede la tazzina mezza piena, come un espresso. Ma il caffè, come molti altri beni di consumo, avverte l’imprenditore «rischia di essere amaro, se il governo non riuscirà a evitare ulteriori aggravi fiscali e a ridurre sprechi e spese eccessive».

DI LUCA FORNOVO*

Cosa potrebbe succedere in Italia?  

«L’ulteriore aumento della pressione fiscale non potrebbe che determinare una crescita dell’effetto recessivo, come già avviene da diversi anni, poiché una parte rilevante della spesa pubblica italiana è improduttiva e brucia risorse ingenti senza generare ritorni apprezzabili e creare vera e stabile ricchezza. Ci si accontenta di un effetto di natura strettamente redistributiva e assistenziale, ma mettendo mano a una quota ormai superiore al 50% del Pil e con un intervento spesso a pioggia e privo della necessaria focalizzazione. È chiaro che il sistema non può più reggere e vanno apportate significative correzioni».

 

Dopo il «decreto del fare» come può il governo rilanciare la crescita?  

«I fronti sono tanti, e alcuni urgenti, hanno necessità di solida copertura finanziaria come abbassare le tasse che pesano sul costo del lavoro per esempio attraverso una drastica revisione di tanti inutili sgravi e incentivi fiscali a favore delle imprese. Altri sono economicamente neutrali ma contribuirebbero a fare dell’Italia un paese meno problematico per chi ci lavora come l’abbattimento radicale degli infiniti vincoli burocratici e dello strapotere della burocrazia amministrativa e la necessaria certezza nel campo del diritto a partire da quello tributario».

 

Con il calo dei volumi in Italia, molte aziende hanno puntato sull’export, cercando di aumentare le vendite all’estero. Che cosa dovrebbe fare chi ha difficoltà a entrare nei mercati esteri?  

«Le nostre imprese devono puntare su efficienza, talento, innovazione, creatività e buon marketing. Lavazza, per esempio, crede molto alla promozione del suo brand attraverso ogni tipo di veicolo pubblicitario purché economicamente efficiente e allineato con la sua strategia di internazionalizzazione: dalla gastronomia, alla cultura, alla fotografia, fino a musica, arte e sport. Infatti, per il terzo anno siamo il caffè ufficiale di Wimbledon e abbiamo già raggiunto un risultato straordinario: il nostro caffè si è rapidamente inserito nell’iconografia dell’evento e questo ci ha permesso di rafforzare la riconoscibilità del nostro marchio nel Regno Unito e a livello internazionale».

 

Non le sembra però un paradosso cercare di convertire al caffè il popolo di Sua Maestà, da secoli abituato al rito del tè?  

«Già da qualche anno assistiamo all’apertura delle frontiere del gusto e della cultura gastronomica: c’è sempre di più contaminazione di cibi, bevande, riti e tradizioni. Una contaminazione tra te e caffè c’è già stata. Gli inglesi hanno provato prima il caffè in tazza grande come facevano per il tè, consumando caffè solubile, un passaggio quasi naturale».

 

Ora quest’abitudine è cambiata?  

«Sì e Wimbledon lo dimostra: già l’anno scorso il nostro espresso e i nostri cappuccini si sono affermati con decisione nelle nostre caffetterie allestite durante le due settimane del torneo. Sono stati serviti circa un milione di caffè, abbiamo gestito 60 punti vendita e impiegando 600 baristi e 200 macchine da caffè. Proprio oggi inizierà il torneo e speriamo di fare ancora meglio, non solo con l’espresso ma anche col cappuccino».

 

Oltre alla Gran Bretagna, quali sono gli altri mercati strategici?  

«Oltre l’Italia, sono soprattutto Nord America, Germania, Francia e Australia. In particolare gli Stati Uniti sono un mercato importante. Nel 1991 abbiamo fondato la consociata Lavazza in Usa e dal 2010 siamo partner e azionisti di Green Mountain Coffee Roasters. Attualmente Lavazza detiene circa l’8% delle azioni della società, confermando così il valore strategico della partnership industriale».

 

A proposito di America, non teme la concorrenza di Starbucks? Per ora si dice che il colosso Usa abbia ancora qualche remora ma un giorno potrebbe entrare di prepotenza nel mercato italiano.  

«Nessuna paura. In Italia forse ci sono troppi bar perché avvenga l’ingresso di Starbucks e d’altra parte non credo che il nostro Paese sia un contesto a loro ideale. Considero invece Starbucks un apripista in tanti altri mercati perché diffonde in modo globale la cultura del caffè, aiutandoci a entrare o a rafforzarci in molti Paesi».

 

Il mercato italiano del caffè risente della crisi e quest’anno i volumi sono in calo?  

«Il mercato in generale è in contrazione ma si mantiene dinamico per il tasso di innovazione che lo contraddistingue e anche piuttosto vitale. In Italia esistono oltre 600 torrefattori locali. Potremmo forse assistere a qualche fenomeno di consolidamento e di aggregazione, ma il contesto sembra stabile».

 

Come ha affrontato Lavazza il calo del mercato in Italia?  

«Il nostro annus horribilis è stato il 2011, quando abbiamo subito in bilancio una perdita di 9 milioni. Abbiamo affrontato il problema di petto, rivisto la struttura interna, portato avanti azioni per contenere i costi, razionalizzato l’organizzazione, rifocalizzato gli investimenti e tagliato i rami secchi, insomma abbiamo avviato una vera e profonda spending review».

 

E nel 2012 avete recuperato?  

«Abbiamo realizzato un utile di 97,1 milioni di euro, in netta controtendenza rispetto al 2011, riallineandoci con i livelli pre-crisi. Il fatturato 2012 è salito a 1.330,7 milioni di euro (+ 4,9% rispetto al 2011). Risultati possibili anche grazie alla plusvalenza di 36 milioni di dollari realizzata con la cessione del l’1% di Green Mountain, azioni che poi ci siamo ricomprati, salendo all’8%. L’obiettivo 2013 è confermare questi risultati».

 

I rapporti all’interno della famiglia continuano a essere stabili o ci sono attriti?  

«Lavazza ha una storia secolare: è stata fondata nel 1895 e la famiglia è sempre stata molto unita, nonostante guerre, crisi e tante difficoltà. Ricordo che all’inizio degli anni’ 80 mio padre Emilio e mio cugino Alberto che ora è presidente del gruppo si trovarono a un bivio: trasformare Lavazza in una grande conglomerata alimentare dai biscotti alla cioccolata o continuare a puntare sull’attività principale. Scelsero la seconda via, più in salita e meno di moda allora, ma fu una scelta vincente. Ora siamo alla quarta generazione».

 

Lavazza si quoterà in Borsa?  

«No, un’azienda va in Borsa spesso quando ha bisogno di soldi e vuole finanziare così la sua crescita. Lavazza è già ben patrimonializzata e con una forte liquidità: nel 2012 il saldo di cassa è stato di 288,1 milioni».

*Fonte: La Stampa

De’Longhi, la crescente domanda per il caffè ha creato un mercato rialzista di 10 anni

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NEW YORK – La voglia di potersi preparare un caffè di qualità a casa ha generato una corsa alle macchine domestiche, generando un mercato rialzista decennale per le società’ come Nespresso (gruppo Nestlè) e De Longhi, in un mercato dove presto si affaccerà anche Lavazza con la macchina realizzata in collaborazione con Gmcr, Green Mountain Coffee Roaster, società della quale la multinazionale torinese detiene una quota azionaria del 7%.

La crescente domanda per il consumo di capuccini, macchiati e altre bevande a base di caffeina, ha reso miliardario l’imprenditore Giuseppe De’Longhi (nella fotografia a fianco), fondatore e presidente di De’Longhi.

I prezzi dei titoli del gruppo trevigiano, il terzo al mondo nella produzione di macchine per il caffé, hanno registrato un progresso del 250% dalla fine del 2007. Il valore di mercato del gruppo è ora di almeno 2 miliardi di dollari, secondo l’indice Bloomberg Billionaires.

Il padre di De’Longhi detiene il 67% dell’azienda, ma non è mai apparso nelle classifiche dei ricconi del pianeta stilate da Forbes e simili.

Il fatturato generato dalle macchinette per il caffé domestiche ha registrato un aumento a quota $6 miliardi e 700 milioni nel 2012. Per un rialzo del 47% rispetto al 2007, stando alle cifre pubblicate da Euromonitor International.

“Bere del buon caffé è diventata una scelta di vita”, ha raccontato all’agenzia di stampa statunitense Bloomberg David Veal. Veal è executive director per l’Associazione europea “Speciality Coffee”, un gruppo specializzato negli scambi commerciali con sede a Essex, in Inghilterra. “La gente che apprezza un buona tazza di caffé vuole l’opportunità di farlo anche a casa”.

E all’orizzonte c’è anche Lavazza

Ed è a quel punto, che entrano in gioco aziende come De Longhi e Nespresso. E molto presto anche Lavazza. Senza scordare che anche Illy vende da anni le sue macchine a capsule.

 

DE’ LONGHI/2 – Le perdite sui cambi portano l’utile trimestrale sotto i livelli del 2012

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Gruppo De'Longhi
Il logo De'Longhi café

MILANO – Il Consiglio di Amministrazione ha approvato in data odierna i risultati del primo trimestre 2013 del Gruppo De’Longhi. Un periodo che è stato caratterizzato dal completamento dell’assetto organizzativo del Gruppo. Conseguente alle operazioni straordinarie intercorse nel 2012. Principalmente per l’acquisto del ramo Household di Braun e per l’avvio del nuovo stabilimento produttivo in Romania.

Gruppo De’Longhi: la situazione attuale

Per quanto riguarda l’acquisto del business Braun Household, con effetto 1° gennaio 2013, è iniziata la gestione operativa diretta da parte del Gruppo. Essendo così terminato il periodo transitorio ed essendo state finalizzate le procedure necessarie alla gestione delle nuove attività.

Dal 1° gennaio 2013 il business Braun Household viene interamente consolidato nei risultati del Gruppo De’Longhi

Più in generale, il primo trimestre ha visto un rallentamento generalizzato del contesto economico e dei consumi. Questo ha avuto parzialmente impatto sui ricavi del Gruppo. Mentre si è avuto un riscontro positivo dalle azioni intraprese dalla Società a difesa dei margini operativi.

I ricavi

Quelli netti consolidati sono aumentati dello 0,9%. Passando da € 317,7 milioni a € 320,5 milioni; a cambi costanti la crescita dei ricavi è del 2,3%.

I ricavi sono stati negativamente influenzati da minori vendite nel settore comfort (condizionatori e radiatori). Per circa € 11 milioni.

Positivo invece l’andamento delle vendite delle kitchen machines a marchio Kenwood

Così come degli handblenders. Segmento di punta del marchio Braun. Il comparto caffè, rispetto al Q1 2012, risente di minori vendite promozionali.

Come del fatto che nel passato esercizio alcuni prodotti appena lanciati sul mercato (in particolare in relazione al modello Nespresso Lattissima+) avevano beneficiato di vendite particolarmente sostenute.

Buono l’andamento delle vendite delle macchine da caffè Dolcegusto

Anche grazie al recente accordo di distribuzione per il mercato australiano. A livello di mercati, l’andamento è stato moderatamente positivo in Europa. Soprattutto per la crescita in Germania, Benelux e Scandinavia.

Ha più che compensato il calo in alcuni mercati (principalmente Russia, Regno Unito e Italia). In decisa crescita l’area Meia; in calo l’area Apa (soprattutto Usa e Giappone) nel settore del comfort.