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Merili Ribas: dal Brasile, all’origine del chicco, all’Italia, Patria dell’espresso

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Merili Ribas all'opera

MILANO – Per la rubrica dedicata alle donne che lavorano con successo nel settore caffè, stavolta abbiamo parlato con Merili Ribas, brasiliana di Curitiba.  Dal 2015 in Italia. Con lei lavora Ariele Guaschino, trainer e coffee lover. Insieme hanno aperto il locale “Tra Le Righe“. A Milano, in via Teodosio 44.

Merili Ribas parte con una laurea in lingue e ora studia scienza dell’educazione. Ariele nasce invece come gelatiere. Tuttavia, come spesso accade con l’espresso, da quando sono “entrati” nel mondo del caffè, ne sono rimasti coinvolti indissolubilmente. All’interno del loro locale il punto focale è la qualità di tutti i prodotti. Con l’obiettivo di contribuire alla diffusione della third wave of coffee.

Merili Ribas, da 4 anni in giro per il mondo alla ricerca di caffè di qualità

Che cos’è per lei il caffè? Un ricordo, un’abitudine, un tramite?
“Il caffè, per me, è un legame affettivo che possiedo da quando ne ho memoria. Fin da piccolina, mia madre ci svegliava con il profumo del caffè appena “coado” (metodo tradizionale usato in Brasile per la preparazione del caffè in casa; ndr.).

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Mia madre ha sempre lavorato fino a tardi e, siccome mio fratello ed io andavamo a scuola solo di pomeriggio, quello era il nostro principale momento di condivisione. Così come lo è la cena per la maggior parte delle famiglie in Italia.”

Potrebbe descrivere il suo mestiere?

“Gestendo un’attività con mio marito, la mia figura comporta poliedricità. Così, svolgo molti altri ruoli oltre a quello della barista: dall’imprenditrice, fino al magazziniere; chi ha un locale nel mercato italiano, deve fare obbligatoriamente un po’ tutto. Inoltre, essendo anche una professoressa, continuo a studiare ed aggiornarmi attraverso il percorso Sca e confrontandomi sempre con altri baristi.”

Quando ha deciso che il caffè, la cultura del caffè avrebbe potuto essere la sua strada
professionale?

“Man mano che si conosce la filiera, poi è difficile smettere di voler imparare. E così viene stimolata la riflessione rispetto tutto ciò che il mondo del caffè ha da offrire.”

E’ stata solo una scelta lavorativa oppure di vita?
“Ho sempre fatto lavori di carattere didattico. Ma, dal momento in cui abbiamo deciso di aprire un’attività, la mia prima “richiesta” è stata quella di dare importanza alla caffetteria, per aggiungere qualcosa di mio; infatti ancor prima di aprire eravamo convinti di proporre metodi alternativi all’espresso… nel 2015!”

C’è stato un episodio particolare in cui ha pensato di non farcela e perché?
“Credo che 5 anni fa, proporre in Italia solo ed esclusivamente specialty coffee sia stata una grande sfida. E in parte lo è tutt’ora.

Certo, essendo stati tra i primi, senza dubbio è stato ancora più in salita; purtroppo non tutti i clienti sono disponibili ad ascoltare un barista che cerca di diffondere informazioni riguardo al caffè. Bevanda che il cliente italiano crede di conoscere meglio di chiunque altro.

Ma offrendo solo specialty coffees e proponendo alternative all’espresso, sono convinta che il ruolo del barista come “insegnante/promotore” sia fondamentale.”

Che cosa direbbe a quella se stessa del passato, in difficoltà?

“Oggi, grazie al “mondo del caffè” credo di essere cresciuta come persona e professionista. Soprattutto ho potuto conoscere tantissime persone meravigliose. Che si impegnano perché lo specialty coffee e  affinché la professione del barista sia rispettata, come quella dei grandi chef.

Credo fortemente che questo cambiamento prima o poi coinvolgerà anche il consumatore finale. Portando così riflessioni su tutta la filiera del caffè. Perciò, direi a me stessa di essere forte, continuare a studiare e non mollare.

E invece, alle giovani donne che vogliono essere protagoniste nel settore del caffè?

“Non solo alle donne che vogliono essere protagoniste nel mondo del caffè, ma a tutte le donne, vorrei dire: dobbiamo essere protagoniste.  Essere donne comporta molte difficoltà in più ed è per questo che dobbiamo continuare a lottare per l’uguaglianza di genere in tutti gli ambiti. Affinché non ci sia più la necessità di vedere uomini e donne come persone con capacità diverse.

Mi sento fortunata di poter viaggiare e conoscere tanti specialty coffee shops in giro per il mondo gestiti da bariste donne. Oppure poter partecipare ai coffee festival e vedere le mie colleghe donne arrivare alle gare di caffè tra le prime. Senza dimenticare i tanti women coffee projects in molte piantagioni. Dunque, forse dovrei correggermi: siamo già protagoniste. ”

Descriverebbe la sua giornata tipo?

“La mia giornata è molto varia perché, oltre al caffè, serviamo anche prodotti di pasticceria e gelateria di nostra produzione. Per cui ogni volta l’ordine del cliente può cambiare. Tra l’altro, avendo scelto di non vendere prodotti che non possiamo produrre, abbiamo eliminato, ad esempio, le bibite, a favore di smothies e centrifughe. Inoltre, dedico quotidianamente tempo alla gestione dei nostri social.

Sono anche una studentessa universitaria! Non mi faccio mancare nulla!”

Pensa che, all’interno del suo ambito professionale, sia stato più difficile come donna, affermarsi?

“Essendo straniera, credo che le difficoltà trovate in ambito professionale, siano legate a questo motivo, piuttosto che al mio genere. Devo essere onesta e ammettere che purtroppo i clienti si dimostrano meglio predisposti a scambiare pareri oppure a ricevere informazioni dai miei colleghi italiani, sia donne che uomini.”

Come ha visto evolversi il settore del caffè nel suo ambito specifico professionale?

“La mia passione per il caffè nasce quando ero piccola. Perché rappresentava un momento di riunione famigliare. Quest’amore poi, è diventato una necessità nell’adolescenza; un periodo in cui studiavo per l’esame di ammisione universitaria, che in Brasile è altamente competitiva, e quindi bevevo molto caffè per mantenere la concentrazione.

Mentre, dal 2015, ovvero da quando vivo in Italia, il caffè è divento oggetto di interesse più profondo e parte del mio lavoro. Mi sono avvicinata a questo mondo, paradossalmente perché l’espresso italiano non mi piaceva.

E quindi, per cercare di proporre alternative, e poiché faticavo a trovare un blend per espresso che fosse di mio gradimento; da queste due necessità, tramite i corsi Sca, fiere di settore, contatti con diverse torrefazioni e baristi, il percorso è diventato sempre più affascinante per me.”

Come intende la giornata internazionale del caffè?

“Da Tra Le Righe, trattiamo solo specialty coffee e proponiamo tantissimi metodi di estrazione alternativi all’espresso. Oltre alla nostra produzione artigianale di pasticceria moderna e gelateria.

Perciò nella giornata internazionale del caffè, proponiamo sempre l’assagio gratuito dei nostri specialty coffee piú pregiati a tutti i nostri clienti. In più, durante l’anno, proponiamo workshops e laboratori di cup tasting e metodi di preparazione del caffè; tutti questi eventi vengono accompagnati di buon cibo, musica e tanti coffee lovers.”

Qual è il tocco femminile che aggiunge qualcosa in più al suo lavoro?

“Il mio tocco è sicuramente nell’approfondimento e nella precisione, che ho preso dal mio
background di professoressa. E’ naturale per me trasmettere più informazioni possibili ai miei clienti. Ritengo che la conoscenza del caffè come materia prima, della filiera e dei metodi di preparazione alternativi, sia il corretto percorso verso ad un maggiore rispetto per la bevanda, e di conseguenza, rispetto verso la professione di barista come vero e proprio esperto di fiducia.