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Evento Simonelli-Sca su sostenibilità e ricerca: «Ecco le chiavi per il futuro Specialty»

Investire nella sostenibilità e nella ricerca, è ormai imprescindibile per le industrie che vogliono restare competitive

Convegno nuova simonelli sostenibilità

MILANO – Per i quasi 300 professional riuniti presso la propria nuova sede a Belforte del Chienti (Macerata) e provenienti da tutto il mondo Simonelli Group ha organizzato un fondamentale convegno sul caffè al quale hanno partecipato importanti personaggi, coordinati dall’ex campione mondiale di caffetteria James Hoffman.

Con lui hanno parlato l’amministratore delegato della Sca, Speciality coffee association, Ric Rhinehart, il direttore Yannis Apostolopoulos e Paul Stack, direttore operativo. Con loro era sul palco anche il direttore generale del Simonelli Group Fabio Ceccarani.

Nella foto sopra i quattro relatori con il vicepresidente Simonelli Group Marco Feliziani, secondo da destra. Da sinistra: Fabio Ceccarani, Ric  Rhinehart, Yannis Apostolopoulos e Paul Stack.

Ha introdotto Hoffman chiedendo che cosa si può fare in termini di sostenibilità, quando si parla di caffè.

Sostenibilità: un punto essenziale per restare sul mercato

Cosa possiamo imparare dal passato del settore settore del caffè per migliorare il presente e guardare al futuro con più ottimismo?

Ha risposto Ric Rhinehart: «Direi che il segreto sta nel ricordare che ogni prodotto ha un suo preciso valore. Questo poi ha ripercussioni sul consumatore in vari modi. A volte, ci si chiede quanto il prodotto sia local. A volte si sente la necessità di fare il gesto più adatto per il rispetto all’ambiente. Tuttavia il consumatore si chiede in pratica, come possa ottenere una tazzina di qualità»

Il momento di crisi

E ha ha continuato il presidente Sca: «Stiamo osservando un cambio generazionale, guidato dalla tecnologia. Oltre che all’impatto del cambiamento climatico. Ciò che più spaventa è non sapere che cosa comporteranno questi due punti critici».

Le industrie dovrebbero adattarsi a questi cambiamenti?

«Penso che dobbiamo imparare dalla storia. Più insisteremo sul consolidamento del caffè, più ne vedremo gli effetti a livello di prodotto. Stiamo andando sempre più verso un’industria matura del caffè. Abbiamo poi visto l’attuale consolidamento nelle mani di 5 compagnie. Così come abbiamo osservato cosa è successo agli  speciality coffees».

«Un reparto dell’industria che è stato esplosivo e aiutato da diversi fattori. Per esempio, si pensi ai bitcoin e a come questo abbia influenzato il settore. Penso che quello che scopriremo prossimamente, sia un’ancora più importante espansione di questo ramo».

Possiamo imparare qualcosa in  termini di sostenibilità, osservando altri prodotti?

Ha risposto Yannis Apostulopoulos: «Sì. Penso ad esempio al cocco, una pianta tropicale che sta affrontando le stesse problematiche del caffè. Tuttavia, il mercato di questa coltura ha un margine molto meno ampio nel mercato, rispetto al caffè. Per questo motivo, troveranno opportunità diverse di ricerca, contro le avversità climatiche».

«L’altra industria verso cui guardare è quella del vino, naturalmente. Un prodotto agricolo complesso e di alta gamma che però ha sempre più spazio nel mercato. La realtà, in ogni caso, resta una. Non importa quanto tu sia un estimatore del buon vino, perché non se ne può bere in grandi quantità. Al contrario, con il caffè, non ci si può ubriacare».

Ancora sulla sostenibilità. La tecnologia è una soluzione o piuttosto un danno rispetto all’ambiente?

«Penso che ci si divida in due fazioni. Per esempio, solo 5 anni fa, l’idea di un caffè geneticamente modificato, è stata rifiutata. Ma io credo che il lavoro della ricerca possa migliorare le condizioni attuali. Quindi inviterei la comunità del settore ad accettare quel caffè modificato, come un segno di supporto alla sostenibilità».

La sostenibilità è uno dei topic nelle discussioni aziendali?

Risponde Fabio Ceccarani, direttore generale di Nuova Simonelli: «Sì e dovrebbe dividere la domanda. In ciò che vediamo attualmente e in ciò che potremmo vedere nel futuro. Di certo, la sostenibilità è parte essenziale della discussione. Sempre di più è una condizione che le industrie affrontano tralasciando i numeri. Infatti, ormai è diventato un vero problema. Per questo investiamo moltissimo proprio in questa direzione».

«Ora la ricerca dev’essere qualcosa di applicabile per risolvere più problemi e criticità. Qualcosa che possa avere impatto anche nel futuro delle macchine professionali. Stiamo cominciando a pensare allo studio come a una parte integrata della catena di valore. Dobbiamo stupire con le macchine del futuro, con i servizi. Inoltre dobbiamo muoverci più verso la bellezza e meno nella tecnologia».

Il percorso del caffè in relazione alle macchine

«Il ruolo delle macchine è quello di sottolineare l’esperienza di degustazione. Questo poi porta con sé una crescita in termini di valore. Per cui, investire nel valore e anche nella sensibilizzazione del consumatore, è sensato. Così come lo è insistere sul miglioramento delle prestazioni e della qualità delle macchine.”

Quale il futuro del mercato del caffè?

Ha risposto Paul Stack: «Il motore principale del settore è rappresentato, negli ultimi anni, dagli Specialty. Quindi dobbiamo comprendere che attualmente, il caffè più commerciale non potrà mai emergere. In sostanza, stiamo andando sempre più verso un mercato di Specialty. Cosa accadrà effettivamente? Che i prezzi degli Specialty saliranno drasticamente».

Per esser competitivi è necessario investire nella ricerca

Ha concluso il padrone di casa Fabio Ceccarani: «Il 99% dei costi va nell’energia: mentre il 5% va alle macchine. Quindi, essendo oggi la ricerca e l’industria in grado di tagliare realemente le spese energetiche, si potrebbe dare il restante ai coltivatori. Questo è il vero significato di sostenibilità e della ricerca».