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Come la disfida tutta italiana sull’espresso all’Unesco finisce anche sul Wall Street Journal

baristi Wall Street Journal
Quella del barista è una professione che non si improvvisa

MILANO – La guerra italiana del caffè finisce anche sul Wall Street Journal. Il prestigioso quotidiano statunitense ha dedicato alla querelle sul riconoscimento Unesco della cultura dell’espresso un ampio articolo scritto a quattro mani da Pietro Lombardi e Cecilia Butini. Di cui potete leggere i passaggi salienti su Comunicaffè International. Come è stato affrontato l’argomento? Andando ad ascoltare le ragioni degli uni e degli altri, in quello che il foglio americano definisce come un vero e proprio culture clash (scontro tra culture). E come una questione di identità culturale.

Il Wall Street Journal dà voce innanzitutto ai napoletani. Iniziando con Marino Niola, professore di Antropologia al Suor Orsola Benincasa di Napoli, tra i fautori della candidatura della Cultura del caffè espresso napoletano.

“La cultura napoletana non può essere compresa senza il caffè” spiega Nola, che usa anche una metafora poetica. “Immaginando Napoli come un corpo, il caffè è il sangue che scorre nelle sue vene”.

Segue quindi un’asserzione lapidaria: la candidatura del Consorzio di Tutela del Caffè Espresso Italiano Tradizionale “è un atto di guerra”.

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