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Carmen Clemente, “l’aquila” Latte artist che vigila sulla “tigre” campionessa mondiale

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Carmen Clemente e Manuela Fensore, stringono il frutto di mesi di lavoro

MILANO – Completiamo il quadro che ha al centro Manuela Fensore al primo posto della competizione mondiale Latte Art di Berlino. Sì perché è ora di conoscere anche l’ultima componente del team che l’ha supportata fino al traguardo. Ultimo, ma certo non per importanza: Carmen Clemente ha infatti avuto un ruolo chiave lungo tutto il percorso professionale e umano di Manuela Fensore. Socia della campionessa del mondo, Latte artist, quarta al campionato itaiano 2018 di Latte art, compagna nel viaggio di crescita verso l’obiettivo più grande: il titolo mondiale.

Difficile farla parlare di sè, perché, per natura preferisce mettere sotto i riflettori gli altri mantenendosi sempre in disparte. Scherzando sulle sue capacità invece che riconoscere che lei è molto di più di chi porta le tazze ai campioni. Eppure, è anche grazie a lei che oggi Manuela Fensore ha portato a casa un sogno.

Abbiamo intervistato la mental coach, la coach tecnica e ora manca solo Carmen Clemente: qual è stata la sua parte nella vittoria di Manuela Fensore?

“Non ho mai smesso di supportare Manuela. Anzi, le sono stata sempre vicino senza mai mollarla un attimo. L’ho seguita in tutti i passaggi di preparazione: dalla ricerca delle figure, al supporto durante l’allenamento. Però, qualcosa è cambiato dopo la prima esperienza ai mondiali di Belo Horizonte.

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Infatti, ho imparato anch’io qualcosa. A differenza dell’anno scorso, stavolta ho rispettato di più i suoi spazi. Ho saputo trovare il momento giusto per esserci quando ne aveva bisogno. Così come ho capito quando invece dovevo lasciarle un po’ di tempo da  trascorrere da sola. Perché è stato importante anche per lei ritagliarsi una pausa per riflettere su se stessa. In questo modo ha potuto concentrarsi esattamente come desiderava, senza esser disturbata da voci esterne.”

Quanti i litri di latte e di lacrime dalla prima competizione nazionale del 2018 a oggi?

“In Brasile di sicuro abbiamo versato fiumi di lacrime. Una quantità pari quasi ai litri di latte che sono andati via per ben 8 mesi di preparazione. E’ stata dura, perché, da un’esperienza cosi forte e così deludente è possibile reagire solo in due modi: o si decide di mollare oppure di continuare a crederci.

Se si è capaci, si ci si crede ancora, allora si rientra in gara più forti di prima. Dopo questa batosta, per come sono fatta, non avrei mai permesso a Manuela di lasciarsi bloccare da un’esperienza del genere. Ero e sono certa del suo talento: davvero troppo per andare sprecato di fronte a un momento difficile. – scherza Carmen Clemente – Sono una persona che, quando è convinta di una cosa, diventa peggio di un martello pneumatico.”

Il crollo emotivo dopo Belo Horizonte

Manuela Fensore è stata la prima a dubitare delle sue capacità. Ma Carmen Clemente, come ha detto lei per prima, non ha mai smesso di credere in lei: è stata dura restare positivi?

“È stata dura innanzitutto metabolizzare l’insieme delle cose. Non è stato semplice scacciare via le paure. Non sentire il peso di quelli che erano stati gli errori commessi durante la gara. Le imperfezioni che non le hanno permesso di passare alla finale.

Personalmente, mi sono trovata di fronte a certi momenti in cui ho tentato di tenere tutte queste emozioni insieme, gestendole con calma. Tuttavia, tante volte in questi casi, la cosa migliore è quello di prendere una posizione netta, anche forte, per affrontare i momenti di maggiore sconforto. ”

Lei è stata vicina a Manuela Fensore nel bello e nel brutto tempo

E’ vero che la comunicazione è la parte su cui più ha dovuto lavorare per riuscire a conquistare la giuria di Berlino? L’ha aiutata un po’ ad aprirsi?

“Il lavoro di preparazione tecnica era in qualche modo già compiuto durante gli 8 mesi che hanno preceduto i mondiali di Belo Horizonte. Ma in quell’occasione, Manuela non era ancora pronta, non aveva ancora raggiunto la sua attuale massima espressione.

Quest’ultima evoluzione, l’ha voluta compiere prevalentemente da sola. A tal punto che solo dopo ben 4 giorni in seguito allo smacco dei mondiali, in cui era praticamente sparita, mi ha chiamata e mi ha detto: “Carmen, scendi. Così ti faccio vedere la gara“. In quel momento, sin da subito, avevo capito che la tigre che era in lei era finalmente uscita.”

Com’è stato mantenere l’equilibrio tra lavoro di formazione, di consulenza per le aziende, allenamento per le competizioni e vita quotidiana?

“Portare avanti tutte le attività è indubbiamente molto stressante. Ma, come sempre in questi casi, la passione e l’amore che ci mettiamo in quel che sappiamo fare non ci fa pensare alla stanchezza.”

Può raccontare una giornata “tipo” da preparazione ai mondiali?

“Certo. Partenza per l’allenamento alle 6 del mattino per Manuela. Invece io la raggiungevo alle 8. Poi accompagnavamo Leonardo a scuola e di nuovo Manuela riprendeva con le prove della gara. Tutto questo andava avanti fino circa alle 17.”

C’è stato un momento in cui ha pensato: adesso non ce la facciamo

“Sì. Ovvero quando abbiamo provato, solo a una settimana di distanza dalla competizione, il latte che Manuela avrebbe avuto a disposizione nella gara: in quel momento abbiamo scoperto che, nonostante fosse un latte fresco, non era omogeneizzato. Per cui non consentiva di mantenere una certa costanza. Eppure, anche di fronte a questa difficoltà, Manuela ha avuto solo qualche attimo di sconforto. Poi è riuscita a reagire e a trovare un modo per “omogeneizzarlo” il più possibile durante la montata.”

Concentrarsi sulla sua competizione l’ha fatta migliorare nella tecnica?

“Di certo posso dire che, stare a contatto con Manuela è un continuo stimolo a fare sempre meglio. Però ancora sono in fase di allenamento: provo a replicare le figure portate da lei al mondiale e per adesso, il cavallo che faccio assomiglia a Willy il coyote.- è sempre autoironica Carmen Clemente. – Scherzi a parte mi vedo molto migliorata, ma ho ancora tantissima di strada da fare.”

Parliamo di Carmen Clemente

La campionessa mondiale l’ha definita come la seconda Latte Artist più brava in Italia. Cosa risponde?

“Che indubbiamente ho fatto passi da gigante ma devo ancora perfezionare tante cose e poi sentirmi più sicura su altre. E’ chiaro che cercherò di impegnarmi molto per presentarmi al prossimo campionato italiano.”

Dopo il giusto riposo, continuerà quindi a competere?

“Certo che sì. Mi piace molto competere. È bello confrontarsi con gli altri sfidanti.”

Coach tecnico: Manuela Fensore o Chiara Bergonzi?

“Nessuna delle due, ma solo perché non vorrei rovinar loro la reputazione. – ancora si prende un po’ in giro Carmen Clemente. – Ma è chiaro che Manuela è pronta a sostenermi nella formazione. Il problema, davvero, è che non voglio deludere nessuno e tanto meno danneggiare la loro immagine.”

Manuela Fensore ci ha fatto vedere pappagalli altalenanti su un cielo in tempesta: quali sono le figure che più la rappresentano?

“L’idea dei fulmini ci è piaciuta fin da subito. Questo perché è un elemento che in tazza non si era ancora mai visto. Per questo ci è sembrata un po’ come la proverbiale ciliegina sulla torta.

Riguardo invece una figura che mi rappresenta più personalmente, sceglierei l’aquila. Infatti, sono una persona che punta sempre il suo obiettivo. Portandolo a termine  a qualsiasi costo. Perciò, io intendo l’aquila come un animale coerente e concreto: un po’ quello che sono io.”