Home Storie del tè...

Storie del tè: il libro che ripercorre le origini della bevanda sino a oggi

Una tradizione che nasce nei giardini dei monasteri buddhisti, come scrive Linda Reali nel suo libro «Storie del tè» edito da Donzelli: «I monaci furono i principali coltivatori e artigiani del tè, oltre che depositari di una cultura che nei secoli si tramandò attirando pellegrini in preghiera e amanti della sublime bevanda, venerata come «giada liquida», una vena verde che scorreva dalle montagne fino a tutte le arterie del Paese»

storie di tè
Particolare della copertina del libro di Linda Reali «Storie del tè - Monaci e mercanti, regine e avventurieri» edito da Donzelli, prefazione di Orazio Olivieri

MILANO – Bevande come il caffè e il tè oggi sono considerate come dei tratti culturali, delle cerimonie nei Paesi in cui più vengono consumate. Ma per arrivare a questo punto, c’è dietro una storia di viaggi, di scambi, di produzione lunga secoli e che ha percorso tutto il mondo. Vediamo quella legata al tè: da dove arriva, come si è evoluta, dal sito lastampa.it, dove si parla di un libro pubblicato sul tema, dal titolo “Storie del tè”, pubblicato da Donzelli.

Storie del tè: dalle origini sino a oggi

«Voglio condurti nel mio regno dove ti offrirò una tazza di tè degli dei che io stesso ho raccolto… Le mie ancelle ti intratterranno con le loro magiche danze e canteranno i canti del Sogno della Camera Rossa. Vuoi seguirmi“? “Certo – rispose lieto Pao-Yü. E seguì la fata che gli fece attraversare un arco di pietra: sulla volta questa iscrizione: “Regno Illusorio del Grande Vuoto – Dall’apparire l’essere, dall’esser l’apparire – Dal nulla viene l’uno, dall’uno viene il nulla.”

È un brano da «Il Sogno della Camera Rossa scritto da Cao Xueqin nel XVIII secolo: uno dei romanzi più importanti della letteratura cinese che fotografa, in queste righe, l’aspetto poetico della tradizione del tè nelle culture orientali.

Una tradizione che nasce nei giardini dei monasteri buddhisti, come scrive Linda Reali nel suo libro «Storie del tè» edito da Donzelli: «I monaci furono i principali coltivatori e artigiani del tè, oltre che depositari di una cultura che nei secoli si tramandò attirando pellegrini in preghiera e amanti della sublime bevanda, venerata come «giada liquida», una vena verde che scorreva dalle montagne fino a tutte le arterie del Paese».

Storie del tè: dal rito al consumismo passando per la guerra

In Cina, precisa l’autrice, che si occupa della divulgazione della cultura del tè attraverso corsi e degustazioni, il tè divenne fin dalla sua scoperta la bevanda del corpo e dello spirito, della fratellanza e della condivisione, mentre in Giappone s’impose come ricerca della bellezza attraverso l’armonia e l’equilibrio. L’arrivo dei missionari cristiani in Oriente, come di consueto, aprì il varco a esploratori, soldati e mercanti che non tardarono a scoprire il valore della «Camellia sinensis L.»

Le foglie della pianta coltivata originariamente per corroborare il misticismo sono diventate merce preziosa per poi finire, triturate e insaccate, in comode bustine per il veloce consumo della modernità. Non è mancato, nei secoli, lo strascico di attività artigianali collaterali: dai servizi da tè con relative tovaglie e piccola pasticceria, alle raffinate porcellane fino ai tazzoni decorati con le decalcomanie dei ritratti della regina Elisabetta&company .

Eh! sì, perché i protagonisti principali dell’epopea del tè sono stati gli inglesi che, nel XVII secolo hanno astutamente creato una nuova occasione di aggressiva espansione commerciale, con la potente Compagnia delle Indie, in Asia e in particolare ai danni di India e Cina (Guerra dell’oppio). E, a proposito di conflitti, è inevitabile ricordare le proteste dell’America britannica contro il prezzo del tè, promossa dal Boston Tea Party e dalle donne del North Carolina: eventi che contribuirono ad innescare la rivoluzione americana per l’indipendenza (Boston 1775).

Nel lungo itinerario del tè verso le corti europee, come bevanda di lusso e poi nella società borghese si è dissolta nel tempo la sua funzione rituale più profonda di comunione spirituale anche se il rito del «tea time» diffuso poi fra le classi meno abbienti, tutto sommato contribuì a creare l’abitudine alla convivialità di fine giornata.

Bevande avventurose

Il libro è il racconto leggendario e storico di una trasformazione antropologica e sociale di cinquemila anni che dall’Estremo Oriente arriva in Europa e poi in America durante i quali l’autrice (che offre una ricchissima bibliografia) indica i passaggi più importanti e interessanti che si possono interpretare anche osservando la mappa qui sopra. Non soltanto la storia, ma anche la letteratura, il lavoro nelle piantagioni di tè e la preparazione della bevanda nel mondo: dalla Corea a Taiwan, dal Sud Est asiatico alla Mongolia , dal Tibet, alla Russia e Paesi arabi.

E, ancora, i vari tipi di tè e le sue proprietà; il confronto con altre bevande avventurose come il caffè e la cioccolata.Sul mercato mondiale odierno, informa la Reali, la Cina produce il 40 per cento del tè anche con la partecipazione di aziende familiari collegate alla vendita on line. Per alcune ldi loro, quelle che invece non hanno il computer, coltivare il tè è ancora una tradizione di famiglia fatti di piccoli gesti e di poesie antiche come racconta lo scrittore Ma Jian, in un passo del tragico romanzo «La via oscura».

Questo lungo viaggio mi ha fatto ricordare il tè profumato con le foglie di menta preparato e servito con grazia dai tuareg nel Sahara: un’esperienza conviviale sensoriale e mistica. Irripetibile fuori dalle dune del deserto.