sabato 03 Gennaio 2026
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Alimentazione: 90% ragazzi attenti al cibo, per 1 su 6 l’agricoltura è il lavoro del futuro

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Agri Under 35 - Coltiviamo il futuro (immagine concessa)

MILANO – Nel mese di settembre 2025, Istituto Piepoli ha realizzato per Confeuro – la Confederazione Agricoltori Europei, presieduta da Andrea Tiso – un’indagine sui giovani italiani volta a comprendere le loro opinioni sull’alimentazione e la loro percezione del futuro dell’agricoltura e del cibo artificiale.

L’indagine in particolare ha coinvolto 500 giovani tra i 18 e i 35 anni, con quote proporzionali per genere, fasce d’età, grandi ripartizioni geografiche e ampiezza del comune di residenza. Il Report Confeuro/ Piepoli è stato presentato mercoledì 5 novembre al Momec, a Roma, alla presenza di autorità istituzionali ed esponenti del settore primario.

Importanza del cibo, della provenienza e della qualità

I giovani italiani danno molta importanza al cibo che mangiano, 9 giovani su 10 affermano infatti di fare la spesa personalmente o di cercare, in ogni caso, di mangiare bene. Sono anche attenti alla provenienza del cibo che acquistano (79%) e 1 giovane su 4 afferma che la provenienza è per lui discriminante quando acquista un prodotto. L’attenzione è più alta tra i maschi e tra coloro che hanno almeno 25 anni.

L’89% degli under 35 afferma inoltre che sarebbe disposto a spendere di più se il cibo fosse di qualità.

Novel food e cibo artificiale

I giovani italiani dimostrano di avere le idee molto chiare quando si parla di cibo artificiale e novel food. Se da un lato 4 giovani su 10 affermano che non consumerebbero mai cibo prodotto con la farina di insetti, in particolare le femmine (48%), dall’altro lato, il 34% dei giovani lo ritiene un’esigenza per salvare il mondo e il 24% un’innovazione.

Le stesse opinioni sono riportate in merito alla carne prodotta in laboratorio o stampata in 3d. Il 7% dei giovani pensa che il cibo artificiale in futuro sostituirà completamente il cibo naturale, mentre la maggioranza (55%) pensa che la sostituzione sarà solo parziale. La crescita del dato nel sud-isole ci fa pensare al fatto che i giovani residenti al sud, consapevoli degli effetti del cambiamento climatico, vedano nell’aumento del cibo artificiale una possibile soluzione alla riduzione della produttività delle coltivazioni dovuta alla siccità e all’aumento delle temperature.

Le principali motivazioni che potrebbero spingere i giovani a consumare cibo sintetico sono legate in modo particolare alla curiosità e alla percezione di innovazione (34%) e solo in modo minoritario al fatto che il prezzo di questi prodotti potrebbe essere più basso (12%). C’è in ogni caso una quota di giovani (1 su 3) che si dice che sarebbe in ogni caso contrario a consumare questo genere di alimento.

L’agricoltura e l’allevamento

I giovani italiani hanno una visione chiara e definita del ruolo dell’agricoltura e dell’allevamento: 1 giovane su 2 pensa, infatti, che senza agricoltura e allevamento non ci sarebbe né la vita né l’uomo sulla terra e il 34% ritiene che siano attività che si prendono cura del territorio.

Gli agricoltori e gli allevatori inoltre contribuiscono al benessere delle persone (84%) e svolgono un ruolo essenziale per l’ambiente (80%). Il 77% dei giovani è concorde nel considerare queste due professioni come “custodi del territorio”. L’84% dei giovani italiani ritiene che i contributi economici in favore di agricoltori e allevatori siano un’azione necessaria per la tutela e la salvaguardia del patrimonio alimentare.

La maggioranza degli under 35, il 77%, pensa che l’agricoltura del futuro sarà molto tecnologica e all’avanguardia”.

La propensione a fare l’agricoltore o l’allevatore

Il 15% dei giovani afferma che, se avessero gli strumenti e le competenze, farebbero certamente gli agricoltori, in particolare i giovani over 25 e residenti nel sud e nelle isole. C’è poi un 40% di giovani che non rifiuta l’idea di fare l’agricoltore o l’allevatore dimostrando che queste professioni godono, tra i giovani, di rispetto e considerazione.

Commento e analisi di Confeuro

Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro, la Confederazione Agricoltori Europei commenta così i dati: “L’indagine realizzata dall’Istituto Piepoli per Confeuro mette in luce un dato fondamentale: i giovani italiani sono tutt’altro che disinteressati ai temi dell’alimentazione, agricoltura e futuro del cibo. Al contrario, mostrano sensibilità spiccata, forte consapevolezza culturale e capacità di valutazione matura, che non si limita a semplici scelte di consumo, ma si estende a una visione complessiva del rapporto tra uomo, natura, cibo e società”.

“Confeuro ritiene che il quadro emerso dall’indagine dunque rappresenti un importante segnale di fiducia nel futuro dell’agricoltura italiana. La consapevolezza dei giovani, la loro sensibilità verso la qualità, il rispetto per il lavoro agricolo e l’apertura verso l’innovazione delineano un orizzonte fertile per costruire una nuova stagione del settore primario. È ora fondamentale investire nella formazione, nell’accesso alla terra e nelle politiche di incentivo, affinché il potenziale espresso da questo 15% si trasformi in realtà concreta”.

“Solo così si potrà garantire quel ricambio generazionale che oggi è la vera sfida – e la più grande opportunità – per l’agricoltura italiana. E ruolo fondamentale dovranno averlo anche la politica e le istituzioni nella consapevolezza maturata che sostenere i giovani in agricoltura significa sostenere il futuro del Paese. Per farlo, occorre agire subito, abbattendo le barriere economiche, burocratiche e culturali che oggi impediscono a migliaia di ragazzi e ragazze di trasformare una vocazione in un’impresa. E serve una strategia nazionale, che non si limiti a misure spot o incentivi temporanei, ma strutturale e di ampio respiro, che riconosca il valore sistemico dell’agricoltura nella transizione ecologica, nella lotta alla crisi climatica, nella sicurezza alimentare, nella rigenerazione dei territori, e nel ricambio generazionale nel mondo del lavoro”.

Fipe: dal 2014 hanno chiuso oltre 21mila pubblici esercizi

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I tavolini di un bar (immagine: Pixabay)

Dal 2014 in Italia hanno cessato l’attività oltre 21mila pubblici esercizi, in Trentino si è passati da 1431 a 1217 imprese attive. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Federico Oselini pubblicato su il quotidiano Il Dolomiti.

I bar in attività nel Bel Paese

TRENTO – In meno di 10 anni in Trentino sono spariti 200 bar, con un calo complessivo del 15 per cento: questo testimonia, a detta dell’Associazione pubblici esercizi del Trentino, come il comparto dei pubblici esercizi stia attraversando una fase di “profonda trasformazione”, segnata dal progressivo ridimensionamento del numero di imprese e da un “complesso gestionale sempre più complesso”.

Guardando nel dettaglio ai numeri, secondo le elaborazioni di Fipe Confcommercio Trentino, su dati della Camera di Commercio di Trento, nel periodo 2014–2025 il numero di imprese attive nella classe Ateco 563 (pubblici esercizi e somministrazione di bevande, ndr) è sceso da 1.432 a 1.217 unità.

Guardando allo scorso anno, il 2024 si è chiuso con 54 nuove iscrizioni e 115 cessazioni, mentre nei primi nove mesi del 2025 il saldo resta marginalmente positivo, con 14 aperture e 13 chiusure. Il dato, specifica l’associazione, pur offrendo un segnale di stabilizzazione conferma una tendenza strutturale che richiede nuove strategie di impresa, maggiore competenza gestionale e una visione di lungo periodo.

Ma a livello nazionale com’è la situazione? Negli ultimi dieci anni hanno cessato l’attività oltre 21mila pubblici esercizi e, nel solo primo semestre del 2025, il saldo tra aperture e chiusure è stato negativo per 706 unità. Un quadro che “conferma la necessità di un profondo ripensamento dei modelli di business e delle politiche di sostegno al comparto”.

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Stati generali della filiera horeca: gli eventi della terza edizione

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Il settore del bar e della ristorazione (immagine: pixabay)

Il 28 ottobre si è tenuta la terza edizione degli Stati generali della filiera horeca, l’appuntamento promosso da Agrodipab horeca. Leggiamo di seguito un estratto dell’articolo pubblicato su La Repubblica.

La terza edizione degli Stati generali della filiera horeca

MILANO – Si è tenuto il 28 ottobre 2025 presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri la terza edizione degli Stati Generali della filiera horeca, l’appuntamento promosso da Agrodipab horeca (Associazione Grossisti della Distribuzione dei Prodotti Alimentari e di Bevande per il canale horeca) per portare all’attenzione delle istituzioni e del mondo imprenditoriale le istanze di un settore che vale oltre 107 miliardi di euro e rappresenta il cuore pulsante del Made in Italy agroalimentare.

L’evento ha visto la partecipazione del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, oltre a parlamentari, esperti di settore e rappresentanti delle principali associazioni della filiera.

Al centro della giornata, la proposta di istituzione di un tavolo permanente presso il MIMIT che riunisca imprese, istituzioni, esperti, formazione e credito, per dare finalmente alla filiera horeca un’identità ufficiale e una cabina di regia strutturata.

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Mig Experience: a Longarone l’iniziativa dedicata al gelato artigianale

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Pino Scaringella, presidente Afpg (immagine concessa)

LONGARONE (Belluno) – Cresce l’attesa per Mig Experience 2025, l’importante evento dedicato al gelato artigianale che quest’anno si arricchisce della partecipazione dell’Associazione formatori professionisti della gelateria (Afpg).

Un appuntamento che promette non solo innovazione e gusto, ma anche contenuti di alto valore formativo e gestionale.

Durante le tre giornate, alcuni dei volti autorevoli dell’Associazione porteranno sul palco idee, esperienze e strumenti pratici per i professionisti del settore:

Pino Scaringella, presidente AFPG, aprirà le presentazioni con il debutto del suo nuovissimo talk show dedicato al gelato.

Gianni Clapis svelerà il ruolo fondamentale delle sostanze che compongono il gelato, tra scienza e creatività.

Giacomo Tonelli, business coach, guiderà i gelatieri verso una nuova visione d’impresa: trasformare la gelateria in un’attività redditizia e sostenibile.

Giorgio Zanatta mostrerà come ottimizzare la produzione con un piano efficiente e mirato.

Angelo Grasso, con la sua energia e passione, trasmetterà soprattutto ai giovani l’entusiasmo di chi ha fatto del gelato artigianale una missione di vita.

“La nostra missione – sottolinea il presidente Scaringella – è aiutare, proteggere, rappresentare e accompagnare i professionisti del gelato nella loro crescita. Vogliamo offrire strumenti concreti e, quando necessario, supporto anche alle realtà commerciali del settore. Con eventi, convegni e iniziative culturali ci impegniamo a dare un contributo tangibile alle principali manifestazioni del comparto.”

Con la presenza di AFPG, Mig Experience 2025 non sarà solo una vetrina internazionale del gelato artigianale, ma anche un laboratorio di idee e competenze per chi desidera crescere professionalmente.

Per saperne di più e restare aggiornati sulle attività dell’Associazione basta cliccare qui

Svizzera, gelato: nel terzo trimestre le vendite sono calate dell’8,5% su base annua

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Un cono gelato (immagine: Pixabay)

In Svizzera il consumo di gelato è calato questa estate. Il declino è stato particolarmente marcato con una diminuzione del 16% per i prodotti di gelateria da strada. Leggiamo di seguito l’articolo completo pubblicato su Ticino News.

Il consumo di gelato in Svizzera

BERNA – Su base annua quest’estate “le vendite sono diminuite dell’8.5%”, ha reso noto l’associazione del settore Glacesuisse, sottolineando “che i mesi che vanno da giugno a settembre sono stati notevolmente più freddi”.

Il consumo di gelato in Svizzera è diminuito quest’estate. Nel terzo trimestre le vendite nella Confederazione sono calate dell’8,5% su base annua, ha comunicato negli scorsi giorni l’associazione del settore Glacesuisse, sottolineando che i mesi sono stati notevolmente più freddi.

Il calo è stato particolarmente marcato con una diminuzione del 16% per i prodotti di gelateria da strada. Tuttavia il consumo è calato – di circa il 6% ciascuno – anche nei ristoranti e a casa.

Dall’inizio dell’anno, il consumo totale di gelato è però aumentato del 2%, per un totale di 39,1 milioni di litri. In particolare, sono aumentate le richieste di prodotti da strada come cornetti, coppette e simili così come anche delle vaschette nel consumo domestico. Al contrario, la domanda per il consumo domestico e per quello al ristorante è diminuita in modo significativo.

Roastipedia è in arrivo: così Paolo Scimone sullo smartphone, crea con l’algoritmo la miscela a prova di torrefattore e in tutto il mondo

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Paolo Scimone presenta Roastipedia @coffeeandlucas @myMediastudio
Paolo Scimone presenta Roastipedia @coffeeandlucas @myMediastudio

MILANO – Nel bel mezzo del caos di HostMilano, sull’account Instagram di Paolo Scimone, fondatore della micro roastery HisMajesty The Coffee, è comparso l’annuncio (più che altro verrebbe da dire, il trailer) della nuova piccola e grande rivoluzione di questo professionista del chicco specialty: Roastipedia.

Di che si tratta e che cos’altro si può anticipare fin qui di questa piattaforma digitale al servizio di appassionati e addetti ai lavori, lo racconta il diretto ideatore.

Roastipedia è già un nome parlante, ci può dire che cosa ci dobbiamo aspettare?

“Roastipedia è un’app utilizzabile su smartphone Android e iOS, nata per poter raggiungere quei mercati in cui logisticamente è difficile arrivare, come ad esempio nel Sud Est asiatico o nel Sud America dove risulta ancora oggi complesso inserirsi da consulente esterno. Allora mi sono detto, dato che le informazioni su internet per quanto riguarda il roasting sono spesso scarse e non accurate, l’IA non dà risposte sensate, come potevo riempire questo gap formativo?”

E così parte Roastipedia in collaborazione con Paolo Perego, ricercatore del Politecnico di Milano

Una delle schermate di Roastipedia (foto concessa)

Che ha varie funzioni: è possibile creare le miscele personalizzate, inserendo i profili che si vogliono ottenere, con tutti i descrittori del caffè (floreale, fruttato, dark chocolate…), impostando delle barre di intensità da 0 a 10, sulle quali si può indicare cosa si vuole avere in tazza.

I caffè si possono scegliere ad esempio in base a quello che si ha già in magazzino, oppure pensando a tutti quelli disponibili nel proprio mercato di riferimento (se si è in Europa o in Asia) o di tutto il mondo, o ancora se si vuole utilizzare solo Arabica, Arabica e Robusta o soltanto Robusta. A questo punto si può stabilire un entry level price, medio o premium.

È possibile anche decidere un massimo (sino a 10) di quante origini si vogliono usare nella miscela. Roastipedia funziona attraverso alcuni algoritmi, ma il lavoro più significativo viene svolto da quello genetico cioè quello che gestisce gli incroci del DNA e che si occupa di realizzare una miscela con una certa percentuale di accuratezza.

Spiega meglio Scimone: “Tu hai creato la tua ricetta, impostando i parametri e la materia prima: l’algoritmo comunica che quella miscela ha l’85% di accuratezza, indicando anche quanto si distanzia dalle tue richieste inziali su corpo e note aromatiche.

Se si trova al di sotto di una certa soglia percentuale che ancora stiamo valutando, il programma condivide la miscela ma non si fa pagare per averla ottenuta. Ti suggerisce però come ottenere il risultato che vorresti avere e dove migliorare per aumentare quella percentuale di accuratezza. Sotto il 50% non viene proprio visualizzata la miscela.”

Come funziona il sistema di pagamento di Roastipedia?

O si acquistano dei token, ovvero dei gettoni che a seconda della funzione corrispondono ad un determinato costo, oppure si acquista un abbonamento, mensile o annuale.

Scimone racconta: “L’idea dietro Roastipedia è semplice: proporre un abbonamento entry level in cui c’è un limite all’utilizzo di una funzione (una miscela e un profilo al mese) e uno flat illimitato. Stiamo valutando anche l’opzione di limitare la funzionalità (ad esempio nella scelta del caffè da usare e nella quantità di flavour).

Esisterà poi una versione ethic free per far comprendere la potenzialità dell’app nel suo primo utilizzo: creando una miscela con 3-4 flavour principali, 4 caffè più tipici, sarà possibile giocare con il proprio blend molto basic. Per l’utente home è ideale e allo stesso tempo può essere un modo divertente per attirare il professionista che vuole poi sbloccare tutte le funzioni. “

Roastipedia non è finita qui

Perché esiste anche la possibilità di impostare profili di tostatura, sia per monorigine che per miscela, inserendo i dati di origine del caffè, il processo di lavorazione, densità e umidità, la macchina tostatrice (modello e capienza), destinazione del prodotto (filtro, cupping, espresso e per quale mercato? Capsule o cialde (quali) e la grammatura).

A quel punto, si può ricavare il profilo di tostatura da replicare nel software (in futuro l’idea è quella di rendere possibile il dialogo tra i vari sistemi) facendo inquadrare la tostatrice con lo smartphone, per seguire la curva sul cellulare. Sullo sfondo del display, si noterà la curva trovata e sopra quella che va a comporsi sul display dello smartphone.

Avere Paolo Scimone sullo smartphone con Roastipedia

Ultima funzione, che verrà implementata nel 2026, scattare una foto ad una miscela tostata per poter scomporne per quanto possibile il suo contenuto, in modo da essere sicuri che ciò che viene acquistato corrisponda a quello che viene consegnato.

Verso metà dicembre sarà disponibile per essere scaricare su Apple. Attualmente in inglese, sarà poi tradotta in altre lingue sul mercato.

Altra chicca svelata alla fine da Scimone: “Roastipedia si basa come già detto su di un algoritmo utilizzato per il DNA, e per questo non rilascia lo stesso risultato due volte. Se ad esempio dieci persone vogliono ottenere la stessa tazzina impostando intensità e descrittori allo stesso modo, otterranno magari la stessa percentuale di accuratezza ma in una ricetta diversa. Non ci sarà alcun appiattimento delle miscele, sul mercato.”

Gianluigi Goi parla della Palestina, ulivi e caffè in risposta al racconto dell’Osservatore Romano “Una volta al posto del muro c’erano le piante”

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Colombe con tazzina ("ILLUSTRAZIONE DI NICOLò TURBESI - OSSERVATORE ROMANO 13 SETTEMBRE 2025")

Gianluigi Goi è un nostro lettore nonché giornalista di fama riconosciuta; è affezionato a queste pagine alle quali, con la sua lunghissima esperienza e il suo punto di vista, ha contribuito diverse volte proponendo contenuti sempre intriganti.

Questa volta Goi parla della Palestina, ulivi e caffè, ispirato dall’illustrazione di Nicolò Turbesi e dal Racconto del Sabato “Una volta al posto del muro c’erano gli ulivi” a firma di Pino Petruzzelli (1962), inedito pubblicato lo scorso 13 settembre per l’Osservatore Romano, quotidiano della Danta Sede.

Palestina, ulivi e caffè

di Gianluigi Goi

MILANO – “Stringe il cuore la costatazione, in questi tempi così angoscianti, che “una volta al posto del muro c’erano gli ulivi”. <Un uliveto va osservato tutto: dal cielo alla terra> asserisce con convinzione la poetessa Letizia D. e io, che “vorrei scrivere di olivi: / Di foglie argentate e impolverate. / Di tronchi torti, di ombre / con sprazzi di luce” non esito a confessare di soffrire: <Di un pianto, di un loro pianto.>.

Oggi soffro come tutti gli uomini di buona volontà perché, ci ricorda di certo non casualmente il poeta palestinese (probabilmente il loro più famoso), Mahmoud Darwish: <Il ritratto, per l’olivo, non è né verde né argento. / L’olivo è il colore della pace, se la pace avesse bisogno / di un colore.>.

Non bastasse, oggi ho assaggiato – con Letizia D. – l’olio nuovo, / aveva l’aspro e il dolce dell’anno trascorso, / con i nostri pensieri e con l’amore>.

Un viaggiatore attento e risoluto, forse un pellegrino alla ricerca di sé stesso, sbarca in Israele nel vecchio porto di Jaffa, quello famoso, ai tempi, per gli omonimi pompelmi coltivati con tecniche irrigue di precisione che hanno fatto epoca.

Allora, Israele era un faro di civiltà e un giardino di democrazia. “Una cinquantina di chilometri e sono a Gerusalemme dove trovo alloggio a pochi passi dall’Orto degli Ulivi. Qui, più che altrove, l’ulivo non è solo un albero, ma reliquia che unisce cuore e spirito. Prosperità e pace. O almeno, così dovrebbe”.

Considerazioni non banali del viaggiatore protagonista del “Racconto del Sabato” dell’Osservatore Romano “Una volta al posto del muro c’erano gli ulivi” a firma di Pino Petruzzelli (1962), inedito pubblicato lo scorso 13 settembre. Allievo del grande Andrea Camilleri, Petruzzelli è poliedrica figura di drammaturgo, regista, attore ed autore.

Proveniente da Betlemme dove ha incontrato una dottoressa, medico, che l’ha messo di fronte alla dura e straniante realtà dei “muri fisici” che dividono gli ebrei dai palestinesi, il nostro viaggiatore sullo sherut che l’ha portato davanti al checkpoint militare conosce un artigiano palestinese, musulmano, specializzato nella produzione e vendita di oggettistica sacra cristiana, che lo gela dicendogli.

<Qui le nostre strade si dividono. Ingressi diversi>. <Allora ci vediamo dall’altra parte>, dice lui fiducioso di poter continuare a scambiare qualche parola. <Le offro un caffè> e lui, di rimando e con espressione tra il dubbioso e il perplesso: <Se ha tempo!…>. Il Nostro, documenti alla mano, passa senza problemi e appena varcato il blocco militare osserva l‘amico’: “lo vedo, inghiottito in una lunga, lunghissima gabbia di forti sbarre e filo spinato.

Con lui decine, centinaia di altri palestinesi … non persone, ma un indistinto ammasso … sembra di essere davanti a una porcilaia industriale di un qualche allevamento intensivo”. Dato il contesto un’annotazione, questa, semplicemente dirompente. A un tratto risuona un richiamo vagamente lamentoso: <Vuole un caffè?> urla il barista dall’altro lato della strada.

Sconfortante l’osservazione del Nostro: “il numero di tavolini e sedie è superiore al numero di cose che vi si possono acquistare. <Aspetto una persona che è ancora in coda>. <Palestinese?>. <Sì!>. <Allora mi dia retta, il caffè lo prenda>. Il Nostro: <C’è molto da aspettare?>: <Se sei palestinese dipende: a volte mezz’ora, a volte un’ora, a volte due, tre. Aiuta a non farsi intrappolare dalla frenetica vita moderna. Gli israeliani, il checkpoint, l’hanno messo per la nostra salute. … Dove ve ne andate così di corsa?> … Il barista fa una pausa e sorride: <Bisogna prenderla a ridere se vuoi arrivare al giorno dopo>.

A questo punto si lascia andare: “Non c’è alternativa, dobbiamo capire che siamo tutti nella stessa situazione. Io sono nato qui, vivo qui da quarant’anni e non ho mai conosciuto davvero un israeliano. Gli unici con cui ho parlato sono quelli del checkpoint”. Toccanti e al tempo stesso graffianti le conclusioni del viaggiatore: “Muovo due passi verso il muro e mi fermo a guardarlo. E’ immenso. Più di dieci metri di altezza in cemento armato. Un muro capace di umiliare lo spazio. Un ghetto. E’ coperto di graffiti, unica ribellione concessa. … In basso vicino al terreno, leggo alcuni versi del poeta palestinese Mahmoud Darwish …<non dimenticare coloro che chiedono la pace; mentre stai per tornare a casa, la tua casa, pensa agli altri; mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso, / dicendo: magari fossi una candela in mezzo al buio>“.

Agghiacciante la conclusione del Nostro: “questi versi sono l’unico segno di civiltà che porta con sé il muro. Poi, è solo un lungo monologo del deserto”. A questo punto lo sguardo di chi scrive ritorna a posarsi sul colorato disegno dell’illustratore Nicolò Turbesi, molto significativo ed evocativo. In primo piano colpisce la tazzina biancolatte accogliente come un turgido ventre materno, colmata di caffè nero-nero, sta adagiata su un nido di rametti d’ulivo intrecciati con eleganza: è a sua volta appoggiata su una branca d’ ulivo che esibisce rigogliose foglie verdi.

Due dolci colombe di bianco vestite incrociano i loro becchi come a scambiarsi e confidarsi sottovoce segreti, preoccupazioni e speranze. Tante speranze che, forse, dopo gli avvenimenti di segno positivo di queste ultime ore, inducono a un cauto ottimismo. Chiudendo gli occhi anche chi scrive, che aderisce alla grande schiera degli uomini di buona volontà, sogna in controluce che, il più presto possibile, il disegnatore sia richiamato ad inserire nel becco delle sue due colombe un rametto d’olivo. Sigillo di pace.

Se così fosse, ma tutti siamo chiamati ad impegnarci affinchè questo accada, lo scuro e conturbante muro sbrecciato che incombe sinistro sullo sfondo del disegno, verrà finalmente consegnato alla storia. E si potrà finalmente brindare alla pace con il caffè, il Vino d’Arabia”.

                                                                                                           Gianluigi Goi

Futures del caffè in forte ribasso, paura in Vietnam per il tifone Kalmaegi, il Brasile reintegrerà gli stock certificati

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Il logo dell'Ice

MILANO – Futures del caffè in discesa libera nella giornata di ieri, giovedì 5 novembre. I ribassi maggiori si sono registrati a New York, dove il contratto per scadenza dicembre ha perso il 4,1% precipitando a 396,75 centesimi (-1.685 punti), per la prima volta, dall’inizio di novembre, sotto la soglia dei 4 dollari per libbra. A Londra, il contratto per scadenza gennaio dell’Ice Robusta è arretrato invece del 3,3% terminando a 4.530 dollari per tonnellata.

Le prime sedute del mese sono state caratterizzate da alti e bassi accentuati, soprattutto sul fronte degli arabica. Il contratto newyorchese ha iniziato la settimana, lunedì 3 novembre, guadagnando 1.460 punti e ritornando sopra la soglia dei 4 dollari, per chiudere a 406,65 centesimi.

Dopo le lievi perdite di martedì (chiusura a 405,25 centesimi), il trend al rialzo è ripreso nella seduta di mercoledì che ha spedito il benchmark a 413,60 centesimi, vicino ai massimi di ottobre.

Ieri, il già citato ribasso, al quale hanno contribuito i bollettini meteo dal Brasile, che prevedono, per la prossima settimana, piogge abbondanti, che dovrebbero reintegrare l’umidità.

Kalmaegi atterra sulla costa del Vietnam

Si monitora da vicino anche il percorso del tifone Kalmaegi, che è atterrato sulle coste vietnamite nel pomeriggio di giovedì, dopo avere seminato morte e distruzione nelle Filippine. Interessate anche le province di Dak Lak e Gia Lai – importanti aree di produzione del caffè.

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Italian Coffee Experts Talks di Bazzara: il caffè entra nell’era dell’automazione intelligente con Brita, IMA Coffee Petroncini e RicambiGardosi

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Andrea Bazzara e Enrico Metti (immagine concessa)

TRIESTE – Ideato da Bazzara in collaborazione con Host Fiera Milano, Italian Coffee Experts Talks è il nuovo appuntamento di approfondimento che ha anticipato il Trieste Coffee Experts, il summit B2B di riferimento per il mondo del caffè, previsto per il 6 e 7 dicembre 2025.

Andrea Bazzara, head of sales department di Bazzara ed Event Director del Trieste Coffee Experts, ha sottolineato come: “Attraverso gli interventi di Enrico Metti, sales director di Brita, di Nicola Panzani, ad di IMA Coffee Petroncini e di Massimiliano Gardosi, ceo di RicambiGardosi, abbiamo potuto riscontrare quanto l’innovazione e l’adozione di nuove tecnologie non solo migliorino la qualità del servizio offerto ai clienti, ma siano ormai diventate un requisito essenziale per qualsiasi azienda”.

Enrico Metti

Metti ha sottolineato l’importanza dell’acqua come elemento chiave nella qualità della tazzina, spiegando come non basti da sola a compensare altre criticità: “Un’ottima acqua non fa miracoli – ha precisato – non può risolvere problemi legati a un caffè di bassa qualità o a un setup non corretto delle apparecchiature”.

Allo stesso tempo, ha ricordato quanto una cattiva composizione possa compromettere anche le migliori estrazioni: “Un’acqua di pessima qualità può rovinare l’estrazione di eccellenti caffè preparati con macchine di alto livello”, ribadendo così la necessità di essere consapevoli del ruolo che l’acqua gioca non solo nella prevenzione dei guasti tecnici, ma anche nella valorizzazione degli aromi più delicati.

Parlando di innovazione, il sales director di Brita ha descritto i recenti sviluppi tecnologici introdotti da Brita soffermandosi su: “una testata intelligente capace di analizzare la qualità dell’acqua e di regolare automaticamente la composizione del filtrato, mantenendola costante anche in presenza di variazioni dell’acqua di ingresso”. Ha inoltre evidenziato l’importanza del monitoraggio da remoto e della manutenzione programmata, resa possibile da “una piattaforma digitale che consente di gestire, tramite un portale Brita dedicato, la sostituzione puntuale dei filtri e garantire così la massima efficienza e sicurezza”.

Infine, Metti ha ricordato come l’azienda stia ampliando la propria offerta anche nel settore Horeca, con “nuovi sistemi di trattamento dedicati al lavaggio, pensati per la piccola ristorazione e le caffetterie, in grado di offrire risultati ottimali con investimenti contenuti”. Il suo invito finale è chiaro: “Affidatevi sempre a professionisti e informatevi per essere certi che le soluzioni scelte siano davvero adatte alle vostre esigenze”.

Nicola Panzani

Nicola Panzani, amministratore delegato di IMA Coffee Petroncini, ha evidenziato come l’automazione sia ormai un requisito fondamentale per le torrefazioni moderne. “Tutto deve essere integrato e automatizzato, con un intervento umano ridotto al minimo indispensabile”, ha spiegato, sottolineando l’impegno dell’azienda nel fornire impianti sempre più efficienti e interconnessi.

Nicola Panzani (immagine concessa)

L’attenzione si concentra oggi sulla digitalizzazione dei processi, con sistemi che monitorano le performance in tempo reale e identificano i punti di inefficienza. “Stiamo sviluppando applicazioni di intelligenza artificiale che analizzano i dati e suggeriscono come intervenire per migliorare la produttività”, ha aggiunto.

Sul fronte della robotica, Panzani ha ricordato l’uso crescente dei cobot, “robot collaborativi che possono operare senza barriere di sicurezza e rallentano automaticamente in presenza dell’operatore”, già impiegati nella pallettizzazione e nella gestione delle capsule. Guardando avanti, l’azienda sta esplorando l’impiego di robot umanoidi per attività ripetitive come il caricamento di cartoni e bobine.

Tra le novità presentate a HostMilano, spiccano una tostatrice a ricircolo a basso consumo, un macinatore a rulli brevettato per garantire la massima precisione e una saldatrice per cialde da 450 colpi al minuto orientata alla sostenibilità.

Completano l’offerta i nuovi sistemi digitali di monitoraggio remoto, che permettono di “controllare l’efficienza di ogni fase del processo, dalla tostatura al packaging”.

Massimiliano Gardosi

“Da semplice azienda di fornitura siamo diventati una importante piattaforma di servizi” spiega Massimiliano Gardosi, “puntando su informatizzazione e automazione per rendere i processi più efficienti.” L’azienda ha digitalizzato la gestione logistica e ora porta questa innovazione anche ai clienti: “Vogliamo rendere più semplice l’ordine e la gestione dello stock, offrendo informazioni in tempo reale.”

Massimiliano Gardosi (immagine concessa)

Gardosi sottolinea che l’obiettivo è offrire qualità e affidabilità, supportando torrefattori e tecnici con soluzioni personalizzate a un prezzo giusto.

Ricambi Gardosi oggi abbraccia tutti i settori legati al caffè professionale — dal settore horeca, all’OCS, alla macinatura, al trattamento acqua e agli accessori — e durante Host ha presentato un sistema di riconoscimento dei prodotti tramite QR code, collegato all’e-commerce, che semplifica il riordino automatico dei ricambi.

“Il nostro obiettivo,” conclude Gardosi, “è essere un partner tecnologico sempre più completo per la filiera del caffè, unendo esperienza e innovazione.”

Andrea Illy: “Oggi il prezzo del caffè non lo fa la terra ma la speculazione”

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Andrea Illy, presidente di illycaffè S.p.A.

Andrea Illy, presidente dell’omonimo gruppo triestino, condivide la sua analisi di fronte all’instabilità del mercati. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Giorgio Barbieri per il portale d’informazione Il Nord Est.

Andrea Illy sull’instabilità dei mercati

TRIESTE – “Oggi il prezzo del caffè non lo fa la terra: lo fa la speculazione. Il raccolto reale gira venti volte sulle borse, e il 90% di chi opera non ha nulla a che vedere con la filiera”.

Andrea Illy, presidente di illycaffè, parte da qui: dal nodo più urgente e più paradossale del momento. Il mercato mondiale del caffè è attraversato da una volatilità senza precedenti, alimentata non da variazioni produttive sostanziali, ma da movimenti finanziari automatici, hedge fund e algoritmi che trasformano una materia agricola in un asset puramente speculativo. In un contesto in cui il prezzo sale oltre tre volte la media storica, la domanda non è più soltanto come proteggere i margini, ma come continuare a garantire qualità, stabilità e futuro ai produttori e all’intera filiera.

È in questa prospettiva che si inserisce il lavoro trentennale di illycaffè per creare rapporti diretti con i coltivatori, una tracciabilità totale e, più recentemente, la diffusione dell’agricoltura rigenerativa.

Partiamo dall’origine di tutto: il rapporto diretto con i produttori. Come nasce?

Andrea Illy a Il Nord Est: “È frutto di un miglioramento continuo. Con alcuni produttori siamo arrivati al punto che realizzano il caffè apposta per noi, con standard qualitativi fuori dal mercato. È una relazione simbiotica: loro ci vendono il meglio della loro produzione e ciò che non arriva a noi ottiene comunque un premio qualitativo e di prezzo. Questo ci ha portato alla tracciabilità al 100%, la base di qualunque sostenibilità”.

Arriviamo all’agricoltura rigenerativa. Perché questa scelta?

“Per rispondere al cambiamento climatico. Abbiamo sviluppato un modello che rigenera il suolo, riduce l’uso di acqua, preserva la biodiversità, riduce l’inquinamento e assorbe carbonio. E, cosa straordinaria, il caffè è più buono. È una soluzione che ha vantaggi ambientali, sociali e sensoriali”.

Per leggere l’intervista completa basta cliccare qui