venerdì 02 Gennaio 2026
Home Blog Pagina 47

È scomparso Alberto Bertone, presidente di Acqua Sant’Anna

0

È scomparso all’età di 59 anni Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato di Acqua Sant’Anna. Imprenditore visionario, aveva fondato lo stabilimento di imbottigliamento di Vinadio trasformandolo in una delle principali realtà italiane nel settore delle acque minerali. Leggiamo in seguito la notizia riportata su TGCOM24.

È morto a 59 anni Alberto Bertone, il fondatore di Acqua Sant’Anna

CUNEO – Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato di Acqua Sant’Anna, è scomparso all’età di 59 anni. La notizia è stata comunicata “con immenso dolore” dai suoi familiari, dai dipendenti e dai collaboratori dell’azienda di Vinadio (Cuneo).

Imprenditore visionario, Bertone aveva fondato nel 1996 lo stabilimento di imbottigliamento in Valle Stura, trasformandolo in pochi decenni in una delle principali realtà italiane nel settore delle acque minerali. Sotto la sua guida, Acqua Sant’Anna ha raggiunto traguardi significativi, diventando sinonimo di qualità, innovazione e rispetto per l’ambiente.

La nota della società

L’azienda, nel comunicato diffuso dopo la sua scomparsa, lo ricorda come “un imprenditore visionario e coraggioso, capace di coniugare visione imprenditoriale, capacità d’innovazione e una profonda attenzione per le persone, diventando un punto di riferimento non solo per il suo settore, ma per l’intero tessuto economico e sociale del Paese”.

Sotto la sua guida, Acqua Sant’Anna “è cresciuta fino a diventare l’azienda leader in Italia nelle acque minerali”, sottolinea.

L’eredità di un leader e il futuro dell’azienda

L’impronta lasciata da Alberto Bertone “va oltre i risultati economici raggiunti. La sua umanità, il rispetto per i collaboratori, la sensibilità verso il territorio e la costante volontà di migliorare, ne hanno fatto un esempio di leadership autentica e generosa”, si legge ancora nel comunicato.

E ancora: “Un grande uomo, profondamente legato alla sua famiglia, guidato da altruismo e senso del dovere che non saranno mai dimenticati. La società si unisce con profonda commozione al dolore della famiglia e di tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di condividere con lui un percorso umano e professionale”.

Biografia di Alberto Bertone

Nato a Moncalieri, in provincia di Torino, il 16 agosto 1966, Alberto Bertone proveniva da una famiglia di industriali edili originari del Cuneese. Laureato in Scienze politiche, era padre di due figli. Nella sua carriera ha unito competenza manageriale e sensibilità umana, valorizzando la collaborazione e il benessere delle persone che lavoravano con lui.

Nel 2016 aveva perso la compagna, Roberta Ruffino, scomparsa prematuramente all’età di 40 anni. A fine ottobre l’udienza del processo penale a suo carico, intrapreso dopo la denuncia per diffamazione di un concorrente, era stata rinviata per motivi di salute.

Per leggere la notizia completa basta cliccare qui.

Torino, Caffè Novanta: marcia indietro sul limite dei 15 minuti per l’espresso

0
torino mole chiosco san carlo multe marchetti basaglia buio dehors 'ndrangheta papale piemonte falchero
La Mole Antonelliana, simbolo di Torino (immagine: Pixabay)

Dopo la pioggia di recensioni negative, il locale di corso Duca degli Abruzzi a Torino ha deciso di fare marcia indietro. Il cartello con i limiti di tempo è stato rimosso (ne abbiamo parlato qui). Leggiamo di seguito un estratto dell’articolo di Elisabetta Zanna per La Voce.

La nuova politica del Caffè Novanta di Torino

TORINO – Entrando nel caffè Novanta di corso Duca degli Abruzzi, a Torino, la prima cosa che viene spontaneo fare è guardare l’orologio. Non per controllare l’ora, ma per capire quanto resta prima che qualcuno inviti ad alzarsi. Per fortuna, il tempo del “caffè a tempo” è già finito.

Il cartello delle polemiche — quello che imponeva un limite di 15 minuti per consumare al tavolo — non c’è più. È stato rimosso dopo un weekend di critiche, recensioni negative e ironia virale sui social.

Tutto era iniziato con un avviso appeso accanto alla cassa. “Tempo massimo di permanenza al tavolo: 15 minuti per un caffè, 20 per la merenda, un’ora per il pranzo”. Un regolamento che ha scatenato un’ondata di indignazione online.

Sotto la lente del web, il locale è diventato in poche ore il simbolo della fretta urbana, il posto dove non si chiacchiera più, ma si corre anche per bere un espresso.

Per leggere la notizia completa basta cliccare qui

Cucina italiana come patrimonio dell’umanità: l’Unesco approva

0
bar ristorazione ristoranti mazzucchelli sardegna pasqua personale milano dehors progetto napoli trento nero milano mastrocola groff fiepet contributi sardegna bergamo andalusia bolzano treviso roma rapporto thefork adecco bari benincasa dehors randstad fuori casa appe recensioni bergamasca cremonese niola malatesta caffetterie roma bergamo firenze toscana siena
Il settore del bar e della ristorazione (immagine: pixabay)

L’agenzia delle Nazioni Unite per la Cultura ha espresso un parere tecnico positivo: la decisione politica finale arriverà a dicembre a  New Delhi. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato su Mediaset Tgcom 24.

La candidatura della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità

MILANO – L’Unesco ha espresso il primo parere favorevole alla candidatura della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Il via libera tecnico rappresenta un passo fondamentale verso l’iscrizione ufficiale nella lista dei patrimoni immateriali.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura ha infatti pubblicato la valutazione degli esperti, che raccomanda l’inclusione della cucina italiana tra i beni da tutelare e valorizzare a livello globale.

Si tratta del primo e importante traguardo, in un percorso iniziato con il dossier “La cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale”, promosso dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Agricoltura.

Un percorso che culminerà con la decisione politica del Comitato intergovernativo, che si riunirà a New Delhi dall’8 al 13 dicembre 2025.

La valutazione tecnica dell’Unesco rappresenta un passaggio chiave nell’iter che può condurre all’iscrizione della cucina italiana nella prestigiosa lista dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità.

L’organo consultivo di esperti internazionali ha espresso parere positivo sul dossier presentato dal nostro Paese, riconoscendo il valore identitario, sociale e culturale delle tradizioni gastronomiche italiane. Secondo la procedura dell’Unesco, il parere tecnico non ha valore vincolante, ma costituisce la base sulla quale il Comitato intergovernativo prende la decisione finale.

“La valutazione tecnica pubblicata ci dice che il dossier è ben fatto ed è coerente con gli obiettivi dell’Unesco”, ha dichiarato, come riportato da Tgcom24, Pier Luigi Petrillo, professore alla Luiss Guido Carli e curatore del dossier di candidatura. “Occorre però tenere conto che questo primo sì non deve creare illusioni – ha aggiunto – perché il Comitato intergovernativo che si riunirà in India a dicembre ha la possibilità di rivedere completamente la decisione”.

Per leggere la notizia completa basta cliccare qui

Valentina Picca Bianchi confermata Presidente del Comitato Impresa Donna del MIMIT

0
Presidente Valentina Picca Bianchi (foto concessa)
Presidente Valentina Picca Bianchi (foto concessa)

FIPE-Confcommercio dà il benvenuto al secondo mandato di Valentina Picca Bianchi come Presidente del Comitato Impresa Donna. L’incarico, istituito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy nel 2022, punta a rafforzare la presenza femminile nel mondo del lavoro e delle imprese, promuovendo una visione condivisa e strategica a livello nazionale. Leggiamo in seguito l’articolo pubblicato su FIPE.

FIPE: confermato il secondo mandato di Valentina Picca Bianchi alla guida del Comitato Impresa Donna del MIMIT

ROMA – FIPE-Confcommercio, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, esprime soddisfazione, apprezzamento e auguri per la conferma di Valentina Picca Bianchi a Presidente del Comitato Impresa Donna, istituito nel 2022 dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy con l’obiettivo di promuovere la partecipazione delle donne al mondo del lavoro e delle imprese.

Il secondo mandato di Picca Bianchi, Presidente anche del Gruppo Donne Imprenditrici di FIPE e Vicepresidente Vicario di ANBC, si svilupperà, per i prossimi tre anni, con una struttura rafforzata, poggiata su un organo di indirizzo strategico e un organo direttivo, formato da professioniste provenienti da diversi settori e da tutto il territorio nazionale.

La sfida dei prossimi anni sarà quella di creare un coordinamento reale tra i tanti organismi, enti e ministeri che affrontano il tema, per trasformare la pluralità delle iniziative in una visione comune, efficace e di impatto.

Le parole di Valentina Picca Bianchi

“Desidero ringraziare il Ministro Adolfo Urso per la fiducia che mi è stata rinnovata, proseguire questo percorso è prima di tutto un atto di responsabilità che intraprendo con orgoglio e rispetto. Le coordinate di lavoro che seguiremo nel nuovo mandato sono state già tracciate con l’ingresso nella governance di rappresentanti del mondo accademico, delle associazioni di categoria e di esperti a livello internazionale, a indicare come sia necessario affrontare il tema dell’imprenditorialità femminile attraverso un approccio multidisciplinare”, ha dichiarato Valentina Picca Bianchi.

“Continueremo a lavorare in piena sinergia con le linee strategiche del Ministero, perché l’imprenditorialità femminile non resti un capitolo a parte, ma diventi un asse trasversale e strutturale delle politiche industriali e sociali del Paese”.

“A nome della Federazione tengo a fare le mie congratulazioni a Valentina Picca Bianchi per il rinnovo di questo prestigioso incarico, che è un riconoscimento dell’impegno, generoso e instancabile, che ha dimostrato in questi anni nella valorizzazione del ruolo delle donne nelle mondo delle imprese”, ha commentato Lino Enrico Stoppani, Presidente di FIPE.

Per leggere la notizia completa basta cliccare qui.

Marco Schiavon, CEO di Caffè Borbone: “Ricavi in crescita a doppia cifra nel 2025, guardiamo alle nuove quote di mercato in America”

0
borbone
Marco Schiavon, amministratore delegato di Caffè Borbone (immagine concessa)

MILANO – A HostMilano 2025 abbiamo parlato con Marco Schiavon, amministratore delegato di Caffè Borbone.

Schiavon, quali sono le prospettive tracciate nell’agenda di Caffè Borbone?

“Caffè Borbone mira ad ampliare le opportunità del mercato del caffè monoporzionato anche a livello internazionale, replicando il successo raggiunto in Italia. Crediamo fermamente nella cialda ESE 44, che non solo garantisce un espresso di qualità superiore, ma permette anche di preparare un caffè lungo grazie alla compatibilità con le macchine da caffè a braccetto, rappresentando tempo stesso una scelta sostenibile.

La nostra cialda è completamente compostabile, mentre l’incarto è riciclabile nella raccolta della carta, rendendola, a nostro avviso, il prodotto monoporzionato con il minor impatto ambientale possibile.

Un altro ambito su cui vogliamo concentrare l’attenzione è la diffusione delle capsule compatibili Nespresso, disponibili sia in plastica che in alluminio. Parallelamente, continuiamo a sviluppare la linea Dolce Gusto: di recente abbiamo messo a punto la capsula autoprotetta, una leva strategica anche in ottica di espansione sul mercato europeo. Proseguiamo inoltre con la distribuzione del sistema compatibile Keurig, che rappresenta oltre il 90% del mercato statunitense.

Ci vuol fare un suo inquadramento sui dati che riguardano Caffè Borbone e che sono stati presentati in occasione dell’Investor day di Italmobiliare, che si è tenuto qualche settimana fa?

“In occasione dell’evento, abbiamo raccontato la storia di Caffè Borbone. Con l’ingresso di
Italmobiliare, l’azienda ha conosciuto un’importante accelerazione su più fronti, registrando dal 2018 ad oggi una crescita significativa sia del giro d’affari sia dell’EBITDA. Un passaggio decisivo è stato l’ampliamento della presenza geografica: da realtà prevalentemente nazionale, Caffè Borbone è diventata un marchio internazionale, registrando una crescita a doppia cifra.

L’anima sostenibile di Caffè Borbone si riflette in una governance responsabile, che guida le scelte di approvvigionamento, acquisto e investimento. La nostra visione per i prossimi cinque anni è chiara: diventare la prima azienda di caffè completamente sostenibile anche in tutto il suo portafoglio prodotti. Questa è la nostra vera sfida.

Internazionalità e sostenibilità sono le basi del nostro valore. Oggi, Caffè Borbone non si misura solo in termini di EBITDA o il fatturato, ma soprattutto per la sua missione verso la sostenibilità, un percorso già avviato con risultati concreti. L’81% del packaging proviene da materiali rinnovabili, abbiamo aderito all’SBTi e validato i nostri obiettivi di decarbonizzazione di medio e lungo termine, con traguardi fissati al 2030 e al 2050.

In quest’ottica, stiamo portando avanti progetti in India e Vietnam per ridurre la CO₂ alla fonte in filiera. La maggior parte dell’impronta di carbonio di un torrefattore deriva infatti dalla coltivazione del caffè nei paesi d’origine: collaboriamo con Ofi su buone pratiche agricole, quali fertilizzazione, potatura e gestione dell’acqua, con l’obiettivo di diminuire concretamente l’impronta ambientale.

Inoltre, nel 2024 abbiamo acquistato il 45% di caffè certificato, una quota salita già al 50% nel 2025, a conferma del nostro impegno concreto verso un approvvigionamento sostenibile.”

Che accoglienza ha avuto questo evento presso gli stakeholder?

“Per investitori e analisti è stato un evento di grande rilevanza, poiché i CEO delle principali
partecipate di Italmobiliare hanno avuto l’opportunità di raccontare l’evoluzione delle loro aziende dall’ingresso nel Gruppo Italmobiliare e i progetti per il futuro. Italmobiliare è una realtà unica nel panorama italiano, sia perché ha un orizzonte di investimento di medio-lungo periodo, sia per il modello di supporto che offre alle società del proprio portafoglio. La relazione con le aziende è particolarmente stretta e caratterizzata da una condivisione di competenze: dove una società mostra punti di debolezza, Italmobiliare interviene per favorirne la crescita e le accelerazioni strategiche.

La bontà del modello è dimostrata dalla crescita esponenziale di Caffè Borbone e delle
altre società in portafoglio, non a caso dal 2016 il NAV di Italmobiliare è incrementato da 1,5 a 2,2 miliardi, e nel periodo sono stati distribuiti 400 milioni di euro agli azionisti.”

È prevista una crescita dei ricavi a doppia cifra nel 2025: com’è possibile in un contesto così critico?

“Confermiamo una crescita dei ricavi a doppia cifra anche per il 2025: in parte derivante dal valore e in parte dall’incremento dei volumi, grazie soprattutto alla nostra espansione nel Nord Italia e all’Internazionale. Certo è un periodo complesso per tutto il comparto a causa dell’aumento del costo del caffè: una vera e propria “tempesta perfetta” causata da cambiamenti climatici, tensioni geopolitiche, difficoltà logistiche e speculazioni sui mercati. Abbiamo però lavorato per limitare il più possibile gli effetti sui consumatori finali.

Come dicevo però, registriamo anche una crescita dei volumi. Essendo già un’azienda campana amata in tutto il Sud, oggi ci impegniamo a farci apprezzare altrettanto al Nord, attraverso le nostre miscele e una comunicazione mirata. Come dico sempre: “dateci la chance di provarci una volta e continuerete a sceglierci”. Infine, guardiamo con interesse anche alle nuove opportunità di mercato negli Stati Uniti e in alcuni Paesi Europei che sono la nostra priorità.”

In Italia i numeri sono così promettenti?

“Sì, per noi lo sono, perché abbiamo ancora spazio di crescita nel mondo delle capsule compatibili. Le persone riconoscono la bontà del nostro prodotto.”

Nello stand cosa c’è che rappresenta il futuro dell’ospitalità del caffè italiano?

“Abbiamo introdotto nuove miscele: i palati variano da Paese a Paese ma anche all’interno dello stesso mercato italiano. Cominciamo a vedere i monoporzionati anche nell’hospitality perché rendono la preparazione più semplice, sporcano meno, durano di più. In Fiera si trovano tanta varietà e sistemi disponibili.”

Il monoporzionato (cialde e capsule) sono grande punto di forza di Caffè Borbone: quali sono le prospettive sulla sostenibilità, prezzo e saturazione del mercato?

Il nodo più critico resta la sostenibilità. Questi prodotti sono costituiti principalmente da due
materiali: plastiche accoppiate e alluminio. L’alluminio è riconosciuto già a livello internazionale e dal mercato come materiale sostenibile, essendo potenzialmente riciclabile all’infinito se correttamente avviato alla filiera di recupero, mentre le plastiche risultano più difficili da trattare e riciclare.

Stiamo lavorando su due traiettorie: le plastiche compostabili da un lato e la carta dall’altra, in cui crediamo tantissimo, oltre a collaborare con altri importanti player e con diverse istituzioni su iniziative di rafforzamento dei circuiti di riciclo.

Per quanto riguarda prezzi e saturazione, vediamo ancora dei margini: i sistemi continuano a evolversi perché il monoporzionato offre praticità e riduce gli sprechi. La chiave è pensare a un quadro completo che vada oltre il prodotto stesso, includendo packaging e smaltimento, per garantire una fruizione sostenibile a 360 gradi.”

E per l’EUDR, sempre dietro l’angolo, cosa state facendo?

“Crediamo tutti che dietro l’EUDR ci siano degli obiettivi di grande valore: dobbiamo rispettare l’ambiente e proteggere le aree di origine dalla deforestazione, anche se questo rischia di diventare un fattore di non competitività per i torrefattori europei che dovranno competere con altri che non sono obbligati a seguire le stesse norme.

In ogni caso, Caffè Borbone oggi è preparato. In attesa dell’entrata in vigore dell’EUDR, acquistiamo già caffè proveniente da aree non deforestate e tracciato. Siamo un’azienda 4.0: conosciamo ogni dettaglio, siamo in grado di ricostruire ogni passaggio di ogni singolo lotto.

La decisione di supportare la non-deforestazione è già stata presa, in allineamento ai nostri obiettivi di sostenibilità.”

Report Ico: nuove statistiche testimoniano forti deficit di offerta nelle annate trascorse, che giustificherebbero gli elevati livelli attuali dei prezzi

0
Ico export mondiale prezzi caffè robusta G7 mercati
Il logo dell'Ico

MILANO – Nuove stime sulla produzione e sui consumi, pubblicate dall’Ico, gettano una luce diversa sull’andamento dei mercati dimostrando – se prestiamo fede alle statistiche dell’Organizzazione – che gli elevatissimi prezzi attuali non nascono soltanto dalla speculazione, ma innanzitutto da un pluriennale deficit di offerta.

Questa la conclusione più importante che possiamo trarre leggendo tra le pieghe del report mensile diffuso dall’Ico nel pomeriggio di ieri, lunedì 10 novembre 2025, che ha portato alcuni importanti aggiornamenti statistici.

Ma andiamo con ordine: ottobre ha visto i prezzi complessivamente in lieve ripresa. La media mensile dell’indicatore composto è risalita a 326,38 centesimi (+0,5%): il livello più elevato dall’inizio dell’estate, ma sempre al di sotto dei picchi storici di febbraio.

Variazioni nell’ordine della frazione di punto percentuale per gli arabica: pressoché invariati i colombiani dolci (-0,1%), in ripresa gli altri dolci (+0,9%), in lieve calo i brasiliani naturali (-0,4%). La media mensile dei robusta registra invece un incremento del 2%.

Stabile New York (-0,1%), mentre l’indicatore di Londra cresce del 2,3%. La media giornaliera è oscillata tra un minimo di 314,68 centesimi, il 10 ottobre, e un massimo di 344,77 centesimi, il 22 ottobre.

Contenuto riservato agli abbonati.

Gentile utente, il contenuto completo di questo articolo è riservato ai nostri abbonati.
Per le modalità di sottoscrizione e i vantaggi riservati agli abbonati consulta la pagina abbonamenti.

Lavazza presenta il packaging di Tablì, la cialda 100% caffè, curato dallo studio Bellissimo

0
TABLì Lavazza
Lavazza Tablì (immagine concessa)

MILANO – Lo studio di communication design Bellissimo firma l’identità e il packaging system di Tablì, il nuovo sistema macchina e tab 100% caffè di Lavazza che elimina gli involucri e rinnova il gesto del caffè a casa. Dopo l’anteprima alla Milano Design Week 2025, Tablì si presenta su più mercati con un’immagine coraggiosa, progettata per farsi riconoscere in modo immediato.

Da oltre dieci anni al fianco di Lavazza su progetti di identità e packaging —tra cui il restyling di Qualità Oro, uno dei più prestigiosi— lo studio affronta Tablì con una responsabilità chiara: definire la visual identity di una rivoluzione nel mondo del caffè. L’intervento coinvolge tutte le referenze di prodotto, la macchina e gli accessori, per un ecosistema forte e coerente su ogni touchpoint con il pubblico.

Il nuovo packaging (immagine concessa)

Carlo Colpo, chief marketing officer, Lavazza Group: “Bellissimo è da tempo un partner di Lavazza su progetti di grande ambizione. Con Tablì abbiamo compiuto un ulteriore passo avanti: il design ha saputo interpretare al meglio la sfida, valorizzando la tab come elemento centrale. Una scelta che esprime sintesi e chiarezza, tratti distintivi dell’approccio di Bellissimo e di questa collaborazione che continua a generare risultati di grande valore.”

Il progetto di packaging non può che partire dalla tab, soggetto principale e matrice del sistema. La sua presenza organizza il fronte del pack in due fasce: sopra, sul bianco, dialogano il brand Lavazza e il logo Tablì; sotto trovano spazio le identità delle singole referenze, con cromie e contenuti dedicati. All’interno della tab, il messaggio chiave del progetto: “100% coffee”, a esplicitare la portata dell’innovazione.

Bellissimo disegna così il nuovo logo Tablì e mette l’accento sull’accento, che diventa elemento distintivo: il segno varia colore in base alle referenze e diventa l’indicatore immediato da riconoscere.

Il logo nel dettaglio (immagine concessa)

La scelta del nero su bianco dà impatto visivo e chiarezza informativa in un panorama competitivo denso e complesso. L’oro, tra i colori simbolo di Lavazza, fa da “nastro” conduttore sui diversi pack.

Il lancio di Tablì è un’ulteriore tappa in un percorso condiviso: lo studio continuerà ad affiancare Lavazza nello sviluppo e nelle declinazioni del sistema, compresi gli accessori.

Barbara Villanova, partner & art director, Bellissimo: “Dopo quasi due anni di progetto, per il design team e tutto lo studio è un’emozione vedere Tablì concretizzarsi. Il sistema è rivoluzionario, siamo orgogliosi di siglare un unicum sul mercato e di poter affiancare Lavazza in questo percorso.”

Bellissimo è uno studio di communication design fondato a Torino nel 1998. Si occupa di brand strategy, identità visive e verbali, packaging, campagne, eventi e contenuti per aziende e istituzioni. Nei suoi progetti unisce forza visiva e chiarezza nei messaggi, lavo- rare sulle immagini e le parole in modo evocativo, contemporaneo, diretto.

Italian Coffee Experts TALKS: prospettive a confronto sul caffè del futuro a HostMilano

0
Francesca Cavallo
Francesca Cavallo, Head of Hospitality Exhibitions di Host

MILANO – Ideato da Bazzara in collaborazione con Host Fiera Milano, Italian Coffee Experts TALKS è il nuovo appuntamento di approfondimento che ha anticipato il Trieste Coffee Experts, il summit B2B di riferimento per il mondo del caffè, previsto per il 6 e 7 dicembre 2025.

L’iniziativa, diretta da Andrea Bazzara, Sales Manager di Bazzara e Event Director del Trieste Coffee Experts, ha visto il contributo di Francesca Cavallo, Head of Hospitality Exhibitions di Host, che ha introdotto il panel.

A seguire, approfondiamo le sue parole, accanto a quelle di Franco Lupi Head of R&D Department di OPEM e di Luigi Morello, fondatore e Presidente di M25 Consulting.

Francesca Cavallo

“Grazie a questa collaborazione siamo riusciti a creare una preview del Summit di dicembre, un’opportunità per dare voce attraverso la nostra piattaforma, al mercato, in cui le aziende sono le vere protagoniste. Ci sembrava dunque doveroso e importante poter dare valore a questi temi”.

Ha commentato così Francesca Cavallo, ricordando il ruolo del settore caffè e delle attrezzature da bar all’interno della 44ª edizione di Host Milano che negli scorsi giorni ha ospitato oltre 2.000 aziende provenienti da 56 Paesi.

Franco Lupi

“L’innovazione è fondamentale nel nostro settore – spiega Lupi –. È estremamente importante poter utilizzare, come facciamo in OPEM, sistemi di dosatura e confezionamento estremamente precisi e accurati, così da sviluppare macchine che garantiscano ai nostri clienti un’alta efficienza e una grande costanza di qualità nel tempo. Dal primo all’ultimo prodotto, il consumatore deve sapere esattamente che cosa può aspettarsi.”

Un’attenzione che si estende anche ai temi ambientali:

“Sostenibilità e qualità sono due aspetti che viaggiano insieme. Le nostre macchine consumano meno energia e permettono un utilizzo più oculato dei materiali. Oggi lavoriamo su soluzioni di packaging riciclabili, compostabili o biodegradabili, con l’obiettivo di offrire all’utente finale un prodotto eccellente e, al tempo stesso, la possibilità di sentirsi parte attiva nella tutela dell’ambiente.”

Lupi ha infine anticipato alcune delle novità presentate in fiera: “Abbiamo portato macchine già apprezzate dai nostri clienti, ma ulteriormente sviluppate grazie all’applicazione di nuove tecnologie, tra cui l’intelligenza artificiale. Inoltre, stiamo lavorando su sistemi di packaging e soluzioni di confezionamento all’avanguardia, pensati per anticipare le esigenze future del mercato del caffè.”

Luigi Morello

 Luigi Morello, proprietario e fondatore di M25 Consulting ha offerto una riflessione sul presente e sul futuro dell’espresso italiano.

“Oggi l’espresso vive un momento particolare – spiega Morello –. Crescono le esportazioni e l’apprezzamento all’estero, ma in Italia si continua a discutere sul prezzo, spesso senza percepirne il reale valore. Io contesto la dittatura del prezzo fisso: il valore di un caffè dipende dall’esperienza, dal servizio, dall’accoglienza, dalla qualità della materia prima e da molto altro.”

Morello ha poi evidenziato la necessità di una formazione più verticale nel settore, tematica emersa durante Beyond the Cup, il format che lo stesso fondatore di M25 Consulting ha presentato durante i giorni di fiera in collaborazione con Host:

“Manca un percorso formativo specifico per chi lavora nel mondo del caffè. Servono competenze che uniscano conoscenza botanica, filiera e tecnologie, per formare i manager del futuro di un comparto che genera valore e cultura.”

Infine, un invito al consumatore:

“Bisogna essere curiosi e pretenziosi: imparare a riconoscere un buon caffè e non accettare prodotti scadenti. L’espresso non è solo una bevanda, ma un rito e una tradizione da valorizzare.”

loghi Trieste Coffee Experts (immagine concessa)

Come vengono recuperate le capsule in alluminio e il caffè? Lo spiega il CIAL, Consorzio Imballaggi Alluminio

0
Francesco Guida, CIAL (foto concessa)
Francesco Guida, CIAL (foto concessa)

MILANO – Dal 2011, con un rinnovo nel 2014 e nel 2018, CIAL, Utilitalia, il Consorzio CIC con Nespresso Italia hanno sviluppato insieme il progetto POSITIVE CUP (poi rinominato “Da Chicco a Chicco”) che Nespresso ha attivato in tutto il mondo al fine di raccogliere e recuperare le capsule usate in alluminio. Per comprenderne i meccanismi, le dinamiche, le prospettive future, il confronto con Francesco Guida, Responsabile Raccolta e Gestione Materiali di CIAL.

L’alluminio ancora oggi è considerato il materiale più sostenibile quando si parla di riciclo, a patto però che siano rispettate le condizioni adeguate: quali sono e quanto è possibile portarle avanti nei centri di smaltimento?

“L’alluminio in effetti è un materiale che, grazie alle sue caratteristiche, può potenzialmente essere riciclato all’infinito con un risparmio energetico di circa il 95%. Per quanto riguarda gli imballaggi in alluminio, l’attività portata avanti da CIAL ha sviluppato negli anni l’obiettivo di creare una rete di relazioni molto fitta sul territorio italiano, che ci consente, grazie agli accordi con Comuni e impianti, di mantenere una media negli ultimi dieci anni del 70% di riciclo.

Un risultato importante per l’Italia, che ci pone tra i primi in Europa e in vantaggio rispetto agli obiettivi posti per il 2030 che richiedono una percentuale del 60%.

L’alluminio è molto semplice da riconoscere e selezionare, ciò che consigliamo ai cittadini che fanno la raccolta domestica è di prendere piccole precauzioni, come ridurre il volume degli imballaggi di alluminio, conferirli puliti (vuoti) e non lavati, dando valore anche ad imballaggi più piccoli in alluminio, come il foglio o il tappo e anche le capsule in alluminio del caffè.

Ed è proprio rispetto a questi imballaggi in alluminio più piccoli e leggeri che chiediamo ai cittadini di assemblarli insieme, di appallottolarli in un unico pezzo più grande. Questo consentirà, in fase di selezione, di evitarne la dispersione.

La raccolta di questi prodotti in CIAL è stata avviata nel 2011 al fine di massimizzare gli obiettivi e il recupero di tutte le componenti in alluminio.

Le capsule in precedenza non erano considerate imballaggio e quindi non rientravano nel nostro ambito di competenza, ma grazie anche alla collaborazione con CIC, Utilitalia e Nespresso, è stato possibile avviare questo progetto su tutto il territorio nazionale: “Da Chicco a Chicco”, di cui siamo partner da più di 14 anni, con oltre 300 punti di raccolta attivi (principalmente nelle isole ecologiche, nelle boutique Nespresso, e nei punti di vendita e ristoro partner dell’Alleanza) in tutta Italia dove conferire le capsule di alluminio esauste per trovare nuova vita sotto due forme di materia: le capsule vengono trattate presso un impianto che separa meccanicamente l’alluminio e il caffè.

L’alluminio di alta qualità viene portato al riciclo in fonderia, mentre il caffè inviato ad impianti che trattano e creano compost, donato poi a delle risaie per il progetto del banco alimentare e Arca che distribuisco il riso alle persone più svantaggiate.

Ogni anno vengono raccolte circa duemila tonnellate di capsule esauste, per un totale di circa 14mila tonnellate recuperate dal 2011. Tutto materiale che, così gestito, ha ridotto i costi operativi per i Comuni e limitato gli sprechi di risorse ed di energia”.

Quanto incide il consumatore finale nella gestione del fine vita delle capsule in alluminio?

“La risposta è molto elevata fin qui. È comunque a titolo volontario, non c’è nessuna premialità alla consegna dei rifiuti eppure molti cittadini chiedono spontaneamente di aderire all’iniziativa e di attivare il servizio nelle loro aree di riferimento; riceviamo richieste anche da parte di operatori B2B.”

La rete di raccolta come funziona, nella logistica?

“Come Consorzio abbiamo sfruttato la rete già attiva e consolidata in tutta Italia, che ci ha permesso di avere relazioni con i gestori locali e con i Comuni. Così garantiamo una raccolta integrata all’interno dei centri comunali e grazie al loro supporto, abbiamo programmato dei ritiri precisi presso i punti di raccolta e individuato aree di stoccaggio adeguate.

Si cerca di ottimizzare la logistica con dei ritiri multi presa, in modo che l’impatto dei trasporti resti circoscritto. Il sistema è ben sviluppato dove si consumano più capsule, soprattutto nel Nord Italia. La rete è organizzata in modo da mantenere efficiente l’ operatività di tutti gli attori coinvolti, con carichi completi da 4 a 5 tonnellate.”

Riuscite a recuperarle tutte correttamente?

“Per quanto riguarda la raccolta dedicata e volontaria, al 99% avviene in maniera corretta. Ma non è un reale problema: si recupera comunque il caffè esausto anche se un consumatore conferisce per errore una capsula in plastica o una cialda

Negli anni poi è rimasto costante quello che è ancora l’obiettivo futuro del Consorzio: integrare le capsule nel sistema di raccolta differenziata, permettendo ai cittadini di conferirle insieme agli altri imballaggi in alluminio nella raccolta multimateriale. . Noi lo facciamo già dal 2017 in alcuni territori di Lecco, Monza-Brianza e Milano.

Le capsule alluminio vengono conferite in questo modo solo in queste aree perché l’impianto finale che tratta il classico sacco multimateriale plastica-metalli, ha implementato nel suo layout impiantistico l’ECS (separatore a correnti indotte che serve a intercettare l’alluminio al di sotto del flusso sotto vaglio, cioè residuale di piccole dimensioni dell’impianto di selezione stesso).

Un macchinario di cui non sono dotati in tanti per la selezione degli scarti. Questa è un’attività che cerchiamo di estendere in tutta Italia per anticipare la gestione futura delle capsule. Con il regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR), dal 1° agosto 2026 le capsule saranno ufficialmente considerate imballaggio e quindi potranno essere gestite con il resto della raccolta differenziata.

Stiamo procedendo con delle campagne di informazione per sensibilizzare gli impianti sul territorio, per garantire un servizio efficiente per il riciclo di questa componente, insieme agli altri imballaggi in alluminio che vengono recuperati insieme alle capsule.”

Le disposizioni come cambiano da Paese a Paese in Europa? E in prospettiva quali sono le strade da percorrere?

“Con le nuove direttive, ciò che stiamo facendo è anticipare ciò che avverrà, informando appunto il tessuto industriale italiano. In parte ci stiamo riuscendo e infatti saranno presto attive raccolte differenziate su altri territori rispetto a quelli già operativi, che faranno da apripista per tanti stakeholders. Ci faremo trovare pronti: per gli altri Paesi è differente, perché è diversa anche la gestione dell’altro packaging in raccolta differenziata.

Anche se sappiamo che comunque non è possibile fare un vero confronto, se parliamo di capsule di caffè, abbiamo un buon punto di partenza rispetto ad altri Paesi. Soprattutto per quanto riguarda la raccolta con gli altri imballaggi: in Italia, tre imballaggi su quattro vengono recuperati, rispetto ad altre nazioni dove il recupero è limitato solo a determinate tipologie. Il nostro impegno, e quello del sistema CONAI, è sempre stato quello di includere tutte le tipologie di imballaggio.

Certo avere delle disposizioni comuni per tutta Europa è complesso. Uno strumento utile a questo obiettivo è l’etichettatura ambientale, che in tutta l’UE è omogenea, per cui tutti uniformemente sanno dove gettare il rifiuto a fine vita.”

L’Italia un esempio per tutta Europa: in che senso e come si traduce in numeri fin qui registrati?

“Per l’alluminio negli ultimi dieci anni il riciclo ha raggiunto il 70% e nei prossimi anni ci troveremo già forti in un momento di cambiamento: il PPWR porterà tanti cambiamenti anche tra le scelte del consumatore che troverà a scaffale sempre più prodotti riciclabili. Questo ci porterà a un lavoro superiore. Come sistema di raccolta italiano, siamo già molto avanti. La raccolta differenziata domestica è circa al 67%, e vengono avviati correttamente a riciclo 3 imballaggi su 4.

Nel futuro del riciclo dell’alluminio, quali sono le prospettive a breve e a lungo termine?

“Sicuramente il riciclo dell’alluminio è costante, l’interesse per questa tipologia di materiale è crescente anche nell’utilizzo, soprattutto per il food dato che il suo effetto barriera garantisce una shelf life maggiore rispetto ad altri materiali. Con l’entrata in vigore del PPWR l’alluminio diventerà una scelta sempre più strategica che molte aziende riconsidereranno per i propri prodotti.”

Il caffè italiano conquista le Filippine con Andrej Godina con il programma dell’Ambasciata italiana di Manila nelle Filippine

0
andrej godina
Andrej Godina durante la masterclass (immagine concessa)

Andrej Godina, dottore di ricerca in scienza, tecnologia ed economia nell’industria del chicco, condivide le sue riflessioni dopo aver partecipato al programma di promozione del caffè all’Ambasciata italiana di Manila. Ricordiamo che gli eventi sono stati organizzati anche con la camera di commercio italiana a Manila. Leggiamo di seguito le sue considerazioni.

Il caffè italiano a Manila

di Andrej Godina

MANILA – Lo scorso 4 e 5 novembre, a Manila nelle Filippine, ho avuto il piacere di partecipare attivamente alla prima tappa del programma di promozione del caffè italiano “Italian Coffee Style” promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Una missione strategica che ha visto l’Ambasciata italiana di Manila, guidata dall’ambasciatore Davide Giglio, impegnata nell’organizzazione di due giornate di intensa attività divulgativa e culturale, rivolte a operatori del settore, docenti delle scuole alberghiere, media e stakeholder locali.

Davide Giglio, ambasciatore d’Italia nelle Filippine: “Sono lieto che il professor Andrej Godina abbia iniziato la sua collaborazione con la MAECI qui a Manila. Le Filippine hanno un rapporto di lunga data con il caffè, introdotto dagli spagnoli alla fine del 18° secolo. La filiera italiana del caffè si è rafforzata progressivamente nelle Filippine. Le prospettive per il settore sono estremamente positive: in Asia, i filippini sono secondi solo ai giapponesi per consumo pro capite. I prodotti italiani, sia il caffè tostato che i macchinari, sono percepiti in maniera positiva per quanto riguarda la qualità. Questa iniziativa promozionale del Ministero può certamente aprire nuove vie di cooperazione bilaterale e contribuire a una più ampia internazionalizzazione del caffè italiano in uno dei mercati più dinamici e in crescita della regione ASEAN”.

Il mio intervento è stato richiesto in qualità di curatore della Guida delle Torrefazioni e di “Italian Coffee Ambassador” e si è articolato in due momenti: una masterclass tecnica rivolta ai docenti di alcune scuole alberghiere di Manila, e un pranzo esperienziale “Italian Coffee Pairing”, realizzato in collaborazione con il ristorante Grace Park. Due occasioni complementari per raccontare il valore, la storia e l’unicità della filiera del caffè italiano, che unisce storia, artigianalità, tecnologia, flavore e cultura.

La masterclass (immagine concessa)

La Guida dei caffè e delle torrefazioni d’Italia è stata scelta come strumento culturale di riferimento per raccontare la complessità, la storia e la qualità del caffè italiano. Questo progetto editoriale, unico nel suo genere, recensisce e seleziona le migliori torrefazioni italiane, offrendo una narrazione approfondita delle realtà produttive e delle eccellenze del settore.

È proprio a partire da questa Guida che il Ministero ha deciso di individuare gli Italian Coffee Ambassador da coinvolgere in iniziative internazionali come quella di Manila, affidando a figure esperte il compito di rappresentare la cultura italiana del caffè nei suoi molteplici aspetti passando attraverso sessioni di degustazione guidate.

Il caffè italiano in cattedra: invenzioni, storia, cultura, flavore e sessioni di degustazione

La masterclass che ho tenuto il 4 novembre presso l’Ambasciata d’Italia a Manila è stata un momento formativo di grande valore.

A parteciparvi sono stati i docenti delle principali scuole alberghiere della capitale filippina, un pubblico attento e qualificato, scelto per essere moltiplicatore della cultura italiana del caffè presso le nuove generazioni di professionisti del settore. L’evento, voluto dall’Ambasciatore Davide Giglio e dal suo staff, si è svolto in un clima di autentica ospitalità e ha trasformato l’Ambasciata in una vera aula immersiva, tra la proiezione della presentazione teorica e sessioni di degustazione guidate.

Il mio intervento ha preso le mosse dal racconto storico della diffusione del caffè in Europa, passando per l’arrivo a Venezia alla fine del Seicento, l’apertura delle prime botteghe e caffetterie italiane, l’invenzione della napoletana, della moka, della macchina espresso a leva, la successiva evoluzione delle tecnologie di estrazione e il ruolo centrale che l’espresso ha assunto nella cultura italiana del Novecento.

Il pranzo coffee pairing con l’ambasciatore accanto a Andrej Godina (immagine concessa)

Ho mostrato ai partecipanti come, accanto alla tradizionale preparazione in moka – simbolo domestico per eccellenza – l’Italia abbia sviluppato una straordinaria competenza tecnologica con la nascita dell’espresso, inventando di fatto una nuova bevanda con la crema superficiale.

Le sessioni pratiche del laboratorio sensoriale hanno catapultato i partecipanti nei nostri tipici flavori del caffè italiano con l’estrazione di miscele di Arabica e Canephora varietà Robusta estratte in espresso messe a confronto con la preparazione in moka.

Questo momento ha permesso di sottolineare l’arte italiana della miscelazione, il ruolo della tostatura e del metodo di estrazione nella definizione del flavore di un caffè. Ho evidenziato come il gusto dell’espresso italiano sia il risultato di una stratificazione storica e territoriale: più leggero e leggermente acido al Nord, più amaro, corposo e intenso al Sud, con un equilibrio di flavore che cambia da regione a regione.

Durante la lezione ho presentato anche la Guida delle Torrefazioni che è stata accolta con grande entusiasmo dai partecipanti, che l’hanno vista come un possibile manuale didattico da usare con gli studenti per parlare di qualità, flavori e cultura del caffè italiano. È stato bello vedere quanto interesse ci sia verso il nostro modello italiano, non solo come prodotto finito, ma come sistema culturale da esplorare, studiare e replicare.

La sessione si è conclusa con un vivace scambio di domande e riflessioni: abbiamo parlato di formazione, ricette di estrazione, tecniche di assaggio, profili di tostatura. È emersa con forza la volontà di costruire collaborazioni tra le scuole alberghiere filippine e le realtà formative italiane, per costruire un ponte che unisca le due culture attraverso il caffè.

Il caffè italiano a tavola in abbinamento con la cucina contemporanea filippina

Il 5 novembre, presso il ristorante Grace Park di Manila, ho organizzato assieme allo chef, una nuova esperienza sensoriale: un pranzo in coffee pairing che ha proposto il caffè come vero e proprio protagonista a tavola, in abbinamento con i piatti della cucina contemporanea filippina.

L’evento, organizzato dall’Ambasciata d’Italia nelle Filippine, si è svolto alla presenza dell’Ambasciatore Davide Giglio, del suo staff e di un pubblico selezionato di operatori del Philippines Coffee Board e di giornalisti.

L’ispirazione è nata dal libro “Caffè e vino – due mondi, un unico linguaggio”, che ho scritto insieme a Mauro Illiano. Il volume indaga il parallelismo tra queste due filiere, proponendo per il caffè un percorso evolutivo simile a quello già compiuto dal vino: da prodotto da consumo quotidiano e relegato solamente a fine pasto, a elemento integrato nella narrazione gastronomica, capace di accompagnare abbinamenti gastronomici innovativi. È con questa visione che ho selezionato diverse tipologie di caffè e metodi di estrazione per accompagnare ogni portata in modo armonico.

Il pranzo si è aperto con un’insalata presentata a 3 strati con il pane carasau e condita con una vinaigrette al miele, abbinato a un cold brew servito freddo, estratto per 12 ore con una miscela italiana di 90% Arabica e 10% Canephora varietà Robusta, con un flavore dolce, note di bakery, cioccolato e una leggera punta di amaro piacevole, perfetto per il primo abbinamento.

A seguire, uno spaghetto alla carbonara è stato abbinato a un caffè americano — un espresso allungato con acqua calda — estratto con una miscela italiana 60% Arabica e 40% Canephora varietà Robusta, con un profilo aromatico bilanciato tra la sua delicata acidità, buona dolcezza e nota amara presente, giocato su aromi di tostato, caramello scuro, melassa, cioccolato fondente e leggera frutta candita.

Il piatto principale è stata una ricetta a base di carne di manzo stufata con salsa al cacao che ha trovato il suo perfetto abbinamento con una moka piacevolmente corposa, preparata con una miscela italiana 50% Arabica e 50% Canephora varietà Robusta. Un caffè deciso, con sentori di cacao, foglia di tabacco e spezie, che ha creato un contrasto equilibrato tra la struttura del piatto e la complessità aromatica della bevanda.

I partecipanti al completo (immagine concessa)

Per concludere, il dessert, costruito con pancarrè, salsa di latte caramellato preparata con quattro tipologie differenti di latte, guarnizione di fragole fresche, che è stato associato a un espresso Specialty decaffeinato ad acqua, tostato in Italia, proveniente dalla Colombia: un caffè floreale e fruttato, con note di miele e cioccolato al latte, corpo vellutato e una straordinaria dolcezza naturale accompagnata da una piacevole acidità, capace di avvolgere con leggerezza il palato.

Durante il pranzo, ogni portata è stata raccontata dallo chef, mentre io ho illustrato il caffè in abbinamento, spiegandone l’origine, il metodo di estrazione e la ricetta, le caratteristiche sensoriali e l’intento gastronomico. È stata un’occasione unica per mostrare come il caffè, se valorizzato con consapevolezza, possa trasformarsi in uno straordinario alleato del cibo, al pari di un buon bicchiere di vino.

Ma oltre all’aspetto gastronomico, questo evento ha rappresentato un momento di dialogo culturale tra Italia e Filippine. L’incontro tra la nostra tradizione caffeicola e la creatività della cucina filippina ha aperto scenari interessanti per future collaborazioni, anche sul piano commerciale. La partecipazione del Philippines Coffee Board ha confermato la volontà di costruire relazioni tra un paese di produzione del caffè e l’Italia, patria della moka e dell’espresso. Il caffè, ancora una volta, si è dimostrato uno straordinario strumento di connessione”.

                                                                                                              Andrej Godina