domenica 25 Gennaio 2026
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La tazzina di caffè e la caffettiera più grandi del mondo: ecco i record

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Un caffè in tazzina

MILANO – Ecco due record da sapere: quello della tazza di caffè più grande del mondo e della maxi caffettiera. La prima è una vasca da un metro e mezzo di altezza per 2,33 di larghezza e può contenere circa 3.600 litri di caffè, ottenuti con una polvere istantanea in grande quantità: circa 800 kg.

I record del mondo del caffè

Questa tazza, è stata voluta e prodotta da un produttore di natali vietnamiti, Bien Hoa, che ha optato per questo record in qualità di iniziativa promozionale per espandere la cultura del caffè in tutto il mondo.

E la caffettiera più grande? Ha le dimensioni di 230 cm di altezza e 72 cm di diametro. Il tutto sotto la supervisione dell’azienda spagnola Salzillo Tea and Coffee, che ha seguito attentamente la fase dell’ideazione, dello sviluppo, e della realizzazione definitiva del primato.

Enrico Maltoni espone la sua collezione a Padova nei locali del Caffè Pedrocchi

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padova caffè pedrocchi
Una veduta dello storico Caffè Pedrocchi di Padova

PADOVA – Importanti modelli di macchine a vapore, espressione di due diversi stili – quello Liberty (prima metà ‘900) e quello Art Decò (seconda metà ‘900) – oramai introvabili, e frutto di anni di meticolosa ricerca e di scrupoloso restauro da parte del collezionista Enrico Maltoni, sono in mostra sino al 27 al Caffè Pedrocchi, luogo simbolico e rappresentativo del capoluogo veneto.

La mostra al Caffè Pedrocchi

Il locale, sorto il 9 giugno 1831 per volere dell’intraprendente caffettiere Antonio Pedrocchi, ha mantenuto il suo ruolo di fulcro della vita culturale cittadina, al servizio della comunità, proprio come un tempo.

La mostra espone la storia della macchina per caffè espresso da bar che ha inizio in Italia alla fine del 1800 col deposito del primo brevetto.

Si possono ammirare macchine come La Pavoni di Milano, modello Ideale del 1905, e la Victoria Arduino, modello Extra del 1910. Unica la Snider Milano, modello Insuperabile, decorata esternamente con chicchi di caffè realizzati in bronzo e cesellati a mano. Imponente la macchina a colonna, marca Condor, prodotta a Torino nel 1920 a quattro gruppi.

Non mancheranno le più rappresentative macchine, stile Art Decò, fra le quali, La San Marco a Colonna del 1925 – con il sistema di funzionamento di riscaldamento a carbone – un pezzo unico al mondo. A seguire alcuni pezzi prodotti alla fine degli anni 40’: La Dorio modello Lineare, e la Pietro Borla prodotta a Torino.

La mostra è sostenuta grazie al contributo di: Caffè Pedrocchi, Comune di Padova, Lavazza, Gruppo Cimbali, Nuova Ricambi.

Sara Lee: tramontata l’ipotesi della cessione dopo un importante cambio ai vertici

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Sara Lee
Il logo di Sara Lee

DOWNERS GROVE, Chicago (USA) – Per Sara Lee sfuma l’ipotesi cessione e si delinea quella della divisione delle attività. L’operazione verrebbe finalizzata a inizio 2012 e comprenderebbe il pagamento un dividendo una tantum di 3 dollari per azione, finanziato con la vendita, per 959 milioni di dollari, delle attività nordamericane del bakery al colosso messicano Grupo Bimbo.

Nell’ambito dell’operazione, le attività nordamericane retail e collegate ai prodotti alimentari (escluse le bevande) faranno parte di una società che manterrà il nome Sara Lee e avrà nel suo portafoglio brand quali Ball Park, Hillshire Farms, Jimmy Dean, Kahn’s, Mr. Turkey. Bevande e attività collegate a panetteria e pasticceria confluiranno invece in un’altra società, il cui nome è ancora da stabilire (in Sara Lee si fa genericamente riferimento alla denominazione CoffeeCo).

La divisione delle attività di Sara Lee

Questa seconda società comprenderà, oltre al bakery e ai piatti pronti, tutto il business del caffè e del tè con marchi del calibro di Senseo (caffè porzionato), Douwe Egberts, Maison du Café, L’Or, Marcilla, Café Pilão, Café do Ponto e Pickwick (tè). Entrambe le società saranno quotate in borsa. In base ai risultati dell’esercizio trascorso esse avrebbero avuto nel 2010 un fatturato rispettivamente di 4,1 e 4,6 miliardi di dollari.

“Abbiamo esaminato con attenzione le diverse opzioni strategiche” – ha dichiarato l’ex presidente James Crown – “e siamo convinti che lo spin-off più il dividendo una tantum offrano il maggior potenziale a lungo termine in termini di valore per gli azionisti. Queste due società pure play (focalizzate in un settore specifico, ndr.) – ha aggiunto – avranno strategie di crescita distinte nell’ambito dei rispettivi core market e saranno in grado di attrarre una base di azionisti più focalizzati sui rispettivi settori”.

Un’esigenza, questa, sollecitata dagli stessi azionisti maggiori, che hanno sollecitato gli spin-off in modo da definire meglio il settore di business in cui investire, afferma il ceo Marcel Smits.

Sottolineando che la decisione del board è stata unanime, Smits ha aggiunto tuttavia che il board stesso sarebbe pronto a cambiare orientamento e riconsiderare l’ipotesi cessione qualora, di qui agli spin-off, emergessero nuove proposte più convenienti.

Precedentemente a tale decisione, Sara Lee aveva ricevuto due proposte informali di buyout da parte del gigante brasiliano delle carni Jbs (spalleggiato da Blackstone Group, al quale avrebbe poi ceduto il ramo caffè) e da una cordata di fondi di private equity guidata da Apollo Global Management, con Bain Capital e TPG Capital.

Le proposte

Entrambe sono state respinte in quanto nettamente inferiori al prezzo di 20 dollari per azione indicato dal board. A inizio 2010, Sara Lee aveva inoltre respinto anche una proposta avanzata da Kohlberg Kravis Roberts (Kkr), considerata anch’essa insufficiente, nonostante la disponibilità da parte della prestigiosa società di private equity newyorchese a ritoccare al rialzo l’offerta originaria di 15 dollari per azione.

Per consolarsi del mancato affare, Kkr ha successivamente acquisito, nel novembre scorso, Del Monte Foods, assieme a Centerview Partners e Vestar Capital Partners, per la somma di 5,3 miliardi di dollari, compreso il debito netto. Nell’arco del decennio trascorso, Sara Lee ha compiuto numerose dismissioni di attività (una trentina di dismissioni a fronte di una decina di acquisizioni, secondo dati stampa, ndr.).

Oltre alla già ricordata cessione delle attività nordamericane del bakery, la multinazionale di Downers Grove (Illinois) ha venduto l’intero settore body care e il ramo europeo detergenti a Unilever per 1,3 miliardi di euro nel 2009.

Il marchio Coach e HanesBrands

Risale al 2001 la vendita del marchio Coach (borse), mentre nel dicembre 2005 è stato ceduto il settore vendita al dettaglio di caffè torrefatto (comprendente i marchi Chock full o’Nuts, Hills Bros., MJB, Chase & Sanborn e Masterchef, lo stabilimento di Suffolk e 103 coffee shops con il marchio Chock full o’Nuts name) a Segafredo Zanetti Coffee Group.

Nel settembre 2006 è stato realizzato, inoltre, lo spin-off del noto marchio di abbigliamento HanesBrands.

La società ha infine annunciato la scorsa settimana alcuni importanti cambiamenti nel management. Marcel Smits, designato ceo ad interim dopo le dimissioni per motivi di salute di Brenda C. Barnes, è stato nominato alla carica in via definitiva.

Jan Bennink è il nuovo presidente e sostituisce Jim Crown, che continuerà comunque a far parte del board della società. Il board ha anche reso noto che l’attuale ceo di Sara Lee North America C.J. Fraleigh sarà il ceo della nuova divisione North American Retail and Foodservice business, successivamente allo spin-off.

Molti bar a Savona si rifiutano di aumentare il prezzo del caffè a 1 euro

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Il prezzo del caffè al bar

SAVONA – Un euro il caffè al banco? No, grazie. Così ha risposto la maggior parte dei baristi savonesi che preferisce mantenere la cifra standard di 0,90 centesimi a cui la clientela è affezionata – in alcuni rari casi ancora 0,80 – piuttosto che imporre un rincaro di dieci centesimi.

Il via libera all’incremento del prezzo è giunto in questi giorni dai sindacati di categoria, in particolare da Confcommercio, in conseguenza all’aumento imposto sul prezzo del caffè venduto all’ingrosso e per equipararsi ai costi già in uso nel nord Italia. Ma molti dei baristi savonesi hanno detto no.

L’aumento del prezzo del caffè

La politica è semplice: in un momento in cui l’economia è in crisi e dove le famiglie fanno fatica ad andare avanti, tartassate su tutti i fronti da spese e aumenti, meglio venire incontro alla clientela incentivando il numero delle vendite.

Una scelta che non ha convinto tutti gli esercenti, in particolare quelli che hanno subito, dalle proprie torrefazioni, a loro volta, rincari troppo pesanti.

È il caso del Caffè Palazzo Gavotti che ha scelto di raggiungere la cifra tonda. “Ora – ha detto Monica Verteramo – il caffè al banco raggiunge l’euro. Purtroppo noi abbiamo subito l’aumento dai grossisti e dobbiamo in qualche modo rifarci. Nessuna lamentela per ora, qualcuno ha storto un po’ il naso, ma è stato accettato”.

Stessa scelta anche al bar Haiti. “Dalle altre parti d’Italia – ha detto il titolare, Marco Casarino – il costo è già di un euro. Noi abbiamo resistito sin che è stato possibile. Bisogna però pensare ai costi che ci sono dietro al banco, dal personale, al dehor, oltre la materia prima”.

La politica degli esercenti

La pensa diversamente Barbara Demaria del bar Guinness. “I grossisti da cui mi servo – ha detto – non hanno aumentato il prezzo del caffè per cui manterrò la tazzina a 0,90. Credo sarà gradito ai clienti”.

D’accordo anche al bar Saint Tropez di Lorena Castaldi che ha detto: “Visti i tempi difficili ci sembra più opportuno aspettare. Anche se l’aumento dalle torrefazioni c’è stato ammortizzeremo in modo diverso ma non lo faremo pesare al cliente. Anzi, la nostra scelta è quella di mantenere il caffè a 0,80 centesimi. Almeno sino a che ce la faremo”.

È passato da 0,80 a 0,90 Andrea Diana del Caffè Chabrol, ma garantisce di non aumentare ulteriormente. “Il costo dei grossisti – ha detto – in certi casi è salito di quasi quattro euro al chilo, ma io ho fatto un ragionamento. Se un cliente è abituato a prendere cinque o sei caffè al giorno risente pesantemente dei 10 centesimi in più, per cui preferisco agire di conseguenza. Psicologicamente un euro per un caffè è troppo e poi, facendo due calcoli, con un chilo di caffè ci escono circa 145 tazzine. Non vale la pena di scontentare nessuno”.

Una scelta ben precisa, quindi, da molti degli esercenti savonesi che prestano attenzione alla psicologia e all’umore di chi quotidianamente sceglie il loro locale per consumare la fumante tazzina prima del lavoro o nelle pause.

Un prodotto accessibile per tutti

“Visto e considerato che quella dell’aumento è una libera scelta – ha detto Valerio Prestigiacomo del bar Ritz – e pensando alla difficile situazione in cui tutte le famiglie si trovano oggi, noi preferiamo mantenere la cifra dei 90 centesimi.”

Prestigiacomo continua: “Senza nulla togliere a chi opterà per l’euro, noi siamo convinti che la nostra sia la scelta vincente. Posso capire chi ha una clientela di passaggio, ma qui abbiamo instaurato un rapporto quasi di amicizia con chi, ogni giorno, sceglie il nostro locale per bere il caffè.”

Prestigiacomo conclude: “Non ci sembrerebbe giusto, quindi, infliggere un aumento che scontenta tutti e non giova in modo così significativo al bar. E poi, personalmente, a me la materia prima non è stata rincarata, ne ho proprio discusso con il grossista ieri, e abbiamo trovato un accordo. Almeno, per ora a noi va bene così”.

Ma anche chi l’aumento lo ha subito ha scelto in base a una propria strategia di lavoro. “Il periodo è già difficile così – ha commentato Simone Di Murro di Non solo caffè – senza far crescere i costi, anche se di una cifra minima”.

Meglio far contento il cliente, quindi, scegliendo anzi di offrire, di tanto in tanto, qualche tazzina calda. “Si deve imparare a lavorare meglio – ha detto Giampaolo Iovino della Caffetteria del Corso – incrementando il numero di caffè fatti e non il prezzo. Il nostro obiettivo è far contento chi viene offrendo una tazzina ai più fedeli evitando, sino a che sarà possibile, ogni aumento”. Per saperne di più cliccare qui.

Casadio apre lo showroom nel nuovo stabilimento di Verdello in provincia di Bergamo

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Il logo Casadio

VERDELLO (Bergamo) – Inaugurato lo scorso settembre il nuovo stabilimento di Verdello, tra Bergamo e Treviglio, Casadio ha iniziato il 2011 aprendo ai clienti le porte della nuova esposizione. Lo showroom è stato realizzato per accogliere torrefattori e professionisti del settore horeca e presenta l’intera gamma di prodotti a marchio Casadio.

Lo showroom di Casadio

Si tratta della gamma completa di macchine tradizionali per caffè espresso (serie Dieci, Dodici e Venti), per monoporzionato (C-UP), ai macinadosatori, alle attrezzature che erogano bevande a base di orzo, ginseng, guaranà, cioccolata e altre bevande solubili. Casadio, che è il nuovo marchio del Gruppo Cimbali, si propone di soddisfare tutte esigenze e le richieste dalla moderna caffetteria professionale proponendo una gamma di prodotti con un design funzionale e sempre con una spiccata possibilità di personalizzazione.

“L’apertura dello showroom Casadio è un ulteriore passo in avanti per lo sviluppo del marchio”, ha commentato Massimo Faravelli, amministratore delegato del Gruppo Cimbali, in una nota. Aggiungendo: “Casadio, affermato da anni come specialista nella produzione di macinadosatori, è in grado di offrire oggi una gamma altrettanto importante di macchine per caffè (e la serie Dodici ne è la conferma) e prodotti complementari. L’appartenenza al Gruppo Cimbali permette a questo marchio di beneficiare del know how tecnologico e delle competenze distintive acquisite nel tempo”.

La gamma

Faravelli ha poi spiegato: “Desideriamo che tutti i nostri clienti abbiano tangibile dimostrazione della qualità delle nostre macchine e che possano valutarne le elevate prestazioni”.

Accolti da Nicholas Benaglia e Giovanni Leoni, gli area manager di Casadio, i clienti potranno familiarizzare e provare tutte le attrezzature esposte per valutarne l’elevata funzionalità e la qualità delle bevande erogate.

E, dopo la prova e la verifica delle caratteristiche delle differenti macchine Casadio, sarà poi più facile valutare le differenti soluzioni commerciali proposte. Aprendo le porte del nuovo showroom, l’attenzione non può che posarsi sulla novità più intrigante: la Dodici, l’ultima proposta per il settore macchine tradizionali.

La Serie Dodici

Per chi volesse saperne di più sin d’ora basti dire che la Serie Dodici è stata progettata attorno al concetto di massima funzionalità. Per centrare questo obiettivo la Serie Dodici è equipaggiata con una tecnologia semplice ed efficace che garantisce i più alti standard qualitativi del prodotto in tazza.

Caratterizzata da una robustezza costruttiva da professionale vera, grazie all’impiego di materiali come l’acciaio inox e l’alluminio, la Serie Dodici è stata progettata per offrire anche una rapida accessibilità alla strumentazione sia per quanto riguarda i settaggi sia per le regolazioni.

Per adattarsi alle esigenze di tutti gli utenti la Serie Dodici è disponibile da subito nelle versioni automatica e semi-automatica, a 2 e 3 gruppi. Per Casadio, l’essere integrata nel Gruppo Cimbali, significa beneficiare del know-how e dello stato dell’arte della tecnica del Gruppo che è il maggior produttore di macchine professionali mondiale. Non solo.

Perché il Gruppo Cimbali ha maturato una particolare sensibilità per la sicurezza alimentare e ne tiene conto in tutte le fasi della progettazione e della produzione delle macchine per caffè espresso professionali.

Un’affermazione che non è uno slogan, ma in concreto significa che tutte le parti di ciascuna macchina che sono a contatto con acqua e vapore sono state trattate con la tecnologia Ruveco Teck, un particolare rivestimento, in uso esclusivo del Gruppo Cimbali per il settore horeca in grado di ridurre drasticamente il rischio di rilascio di metalli nelle bevande erogate.

Ecco le immagini della cerimonia del tè gigante in Giappone

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La bandiera del Giappone crying café
La bandiera del Giappone

NARA (Giappone) – Su un blog specializzato sul tè abbiamo trovato la segnalazione, accompagnata da belle fotografie, di una strana e particolare super cerimonia del tè, che si è tenuta qualche giorno fa al tempio Seidaiji di Nara.

Fondato nel 765 dC, il tempio Saidaiji, che significa letteralmente Grande tempio dell’ovest, si trova nel centro di Nara, la capitale del Giappone nel periodo di costruzione del tempio.

Per vedere le immagini della cerimonia basta cliccare qui.

Brasile: export di gennaio in forte crescita sull’anno e José Sette tra gli oratori al Global Commodities Forum di Ginevra

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La bandiera del Brasile

MILANO – Stando a dati forniti dal ministero del commercio, le esportazioni del Brasile di caffè verde sono state pari a gennaio a 2,587 milioni di sacchi, in crescita del 18% rispetto allo stesso mese dell’anno passato. Rilevantissima, per effetto dell’impennata dei prezzi, la crescita a valore, che segna un +66,1%, toccando quota 562,7 milioni di dollari, a fronte dei 322,7 milioni registrati nel primo mese del 2010.

Non sono ancora disponibili i dati Cecafé relativi a gennaio. L’organizzazione privata degli esportatori stima l’export brasiliano di dicembre in 3,11 milioni di sacchi di caffè verde e 287.780 sacchi di solubile, per un totale di circa 2,4 milioni di sacchi

José Sette del Brasile tra gli oratori al Global Commodities Forum di Ginevra

Il direttore esecutivo ad interim dell’Ico, il brasiliano José Sette, è stato tra i relatori del Global Commodities Forum dell’Unctad, la Conferenza Onu per il commercio e lo sviluppo, che si è svolto dal 31 gennaio al 10 febbraio a Ginevra.

Tra i temi in agenda, gli aspetti finanziari e logistici delle commodity, l’instabilità dei mercati delle materie prime minerarie e agricole, la sostenibilità produttiva, la sicurezza energetica e alimentare nel lungo termine.

Sette ha svolto una presentazione che ha focalizzato, in particolare, gli effetti della volatilità sul mercato del caffè. Tutti i contributi della conferenza sono disponibili a questo indirizzo.

Svezia: cresce la richiesta di prodotti ecologici con un incremento dell’11% sull’anno scorso

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La bandiera della Svezia

STOCCOLMA – A completamento della notizia sul miglior caffè ecco l’indicazione del gradimento per i prodotti bio che è in crescita. La notizia arriva dalla Svezia, ma è una tendenza consolidata nei mercati maturi. Ebbene Stoccolma annuncia che le vendite di vini ecologici hanno avuto un incremento del 40% in Svezia nel 2010, secondo le statistiche del Systembolaget, il monopolio di stato per la vendita al dettaglio di bevande alcoliche.

La crescita della richiesta di prodotti sostenibili in Svezia

Nel complesso le vendita di prodotti alimentari ecologici sono aumentati dell’11% lo scorso anno, quindi la tendenza vale anche per il caffè.

Quest’aumento significa che i prodotti alimentari ecologici rappresenta circa il 3,1% delle vendite totale di alimentari in Svezia.

Nestlé: 20 milioni di euro per raddoppiare la produzione a Girona

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Nestlé Nespresso
Il logo Nestlé

MILANO – Nestlé ha annunciato, la scorsa settimana, 20 milioni di euro di investimenti nello stabilimento spagnolo di Girona, allo scopo aggiungere quattro ulteriori linee di produzione per le capsule Dolce Gusto alle quattro già operanti raddoppiando così la capacità produttiva, destinata a raggiungere in futuro gli 1,8 miliardi di capsule all’anno.

Gli investimenti di Nestlé a Girona

A tale scopo verranno anche potenziati gli organici, con l’assunzione di un’ulteriore settantina di lavoratori, che porteranno gli addetti a un totale di 250 unità. La fabbrica catalana, che dal 2009 affianca lo storico stabilimento britannico di Tutbury, esporta il 65% della propria produzione, principalmente nel resto d’Europa e in Giappone.

Il target produttivo 2011 è di 1 miliardo di capsule, a fronte dei 400 milioni dell’anno passato. Gli impianti per la produzione delle capsule Dolce Gusto si estendono su una superficie totale di 10 mila metri quadrati. Lo stabilimento di Girona, che produce anche il caffè solubile Nescafé, impiega complessivamente 400 persone. L’anno scorso ha registrato il suo record storico di produzione.

Aumento di capitale per la Ima di Bologna, leader nel settore del confezionamento di caffè e tè

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Il logo Ima

BOLOGNA – Anche nei periodi di crisi molte aziende accelerano. Così l’assemblea straordinaria della Ima, azienda bolognese leader mondiale nella produzione di macchine automatiche per l’industria farmaceutica, caffè e del tè, si e riunita nei giorni scorsi sotto la presidenza di Alberto Vacchi ed ha attribuito al consiglio di amministrazione la facoltà di aumentare il capitale sociale a pagamento, in una o più volte, in via scindibile, per il periodo di cinque anni dalla data della delibera e per un ammontare massimo di 1.773.200 euro.

L’aumento del capitale sociale a pagamento di Ima

L’aumento è funzionale all’allargamento della base azionaria con conseguente incremento del flottante, attualmente pari al 13,921%, sia per attrarre ed ampliare la base degli investitori qualificati sia per reperire capitale di rischio da impiegare in opportunità di investimento e di espansione del Gruppo Ima.

Inoltre, l’incremento del flottante – spiega una nota – si è resa necessario per riportare il medesimo entro la soglia minima richiesta per la permanenza di Ima nel segmento Star, quello che nella Borsa italiana riunisce le società a media capitalizzazione.