giovedì 15 Gennaio 2026
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Sandalj Trading riporta dopo 10 anni il caffè di Cuba a Vienna

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Sandalj trading

MILANO – Allo Scae World of Coffee a Vienna (13-15 Giugno) Sandalj trading Company presenterà diverse novità: prima tra tutte il ritorno sul mercato dopo 10 anni del caffè cubano, che Sandalj importata e distribuisce per gli estimatori di tutto il mondo.

Sandalj stupisce con i cubani

Altra importante novità la linea di prodotti Sandalj Traceability Project, con caffè provenienti direttamente dalle piantagioni, sulle quali forniamo tutta l’informazione disponibile. In questa prima fase proponiamo caffè provenienti dal Brasile e la nuova varietà Maracaturra coltivata in Nicaragua. Ultima novità la piattaforma social media, in particolare la web tv su Youtube dove

Caro tazzina bloccato da baristi e locali pubblici a Imperia

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IMPERIA – Un patto d’onore tra baristi, ristoratori e titolari di locali pubblici per “bloccare” il caro tazzina. Mentre un po’ ovunque, nel Nord Italia, la tazzina ha toccato quota 1,20 euro (o almeno lo farà nelle prossime settimane), in provincia di Imperia non ci sarà alcun ritocco. Una buona notizia per le tasche dei cittadini (e per quelle dei turisti), un po’ meno per i bilanci delle attività di ristorazione che comunque, va detto, hanno accettato senza scomporsi le indicazione di massima fornite loro da Confcommercio e Confesercenti.

Caro tazzina stop dei baristi

«Qui da noi – conferma Piero Denegri, direttore provinciale di Confesercenti – ci sono molti bar e locali pubblici che hanno ancora il prezzo della tazzina a 80-90 centesimi. Sono, quindi, al di sotto della media pre-aumento che è di 1 euro. La decisione di soprassedere, almeno per ora, al rincaro di 10-20 centesimi, è sicuramente frutto di un ragionamento che va al di là della crisi. Occorre, a mio parere, dare anche all’esterno, sia nei confronti dei cittadini sia dei vacanzieri, un segnale chiaro sul fatto che le località turistiche applichino dei prezzi superiori alla media. Non è così. E quello del caffè può essere un esempio vincente…».

Pur di rinunciare all’aumento del costo, però, gli esercenti dovranno fare i salti mortali per far poi quadrare i bilanci di fine mese

«E’ vero – precisa Denegri – si fa sempre più fatica, a livello di commercio, a stare sul mercato e andare avanti nell’attività. A fronte di spese e costi sempre più alti (elettricità, tasse, imposte…), i commercianti si vedono sempre più ridurre gli utili. Ma voglio anche dire che tra loro c’è anche la grande consapevolezza che aumentare la tazzina del caffè influirebbe inevitabilmente sui consumi, rallentandoli ulteriormente. Non è questo il momento per chiedere centesimi in più al cliente…».

Sulla stessa lunghezza d’onda è Enrico Calvi, responsabile provinciale dei pubblici esercizi della Confcommercio

«Non c’è nessuna intenzione di far salire il prezzo della tazzina al bar – puntualizza Calvi – se n’è discusso ma, alla fine, si è arrivati alla conclusione che per ora è meglio non ritoccare il prezzo. Ma è un sacrificio, indubbiamente. L’aumento della bolletta per l’elettricità, in un settore dove il 99% delle macchine da bar e da ristorante funzionano così, non è stato certo un fatto positivo. Ma dobbiamo tenere duro, tutti insieme. Non è un momento facile e dobbiamo affrontarlo con serenità ma anche stringendo la cinghia». Nel frattempo,mentre a Piacenza e in molte città della Lombardia e della Toscana il salto a 1,20 euro è già avvenuto, la vicina Costa Azzurra non sta certo a guardare. «Lì il prezzo medio – chiude Calvi – è di 1,50 euro…». Fonte: Il Secolo XIX

Caffè Pedrocchi: i pennacoli gotici di Padova a rischio crollo

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padova caffè pedrocchi
Una veduta dello storico Caffè Pedrocchi di Padova

PADOVA – Tra i risultati del terremoto che sta mettendo in ginocchio Emilia e provincia di Mantova c’è il rischio caduta dei pinnacoli del Caffè Pedrocchi. Nel corso dei controlli che i tecnici dell’amministrazione stanno facendo in tutti gli edifici pubblici si è riscontrata l’instabilità dei pinnacoli gotici del famoso locale. I manufatti in pietra di Costozza, un calcare anche detto Pietra di Vicenza, sono a rischio crollo: durante l’ispezione di ieri mattina gli architetti hanno rimosso con le loro mani i pezzi più instabili ma si sta decidendo in queste ore se l’area debba essere transennata o se aspettare per la messa in sicurezza.

Caffè Pedrocchi: i pinnacoli sono stati rinforzati in passato con calcestruzzo ma non è bastato

I loro decori gotici particolarmente arzigogolati li rendono fragili soprattutto in caso di ulteriori scosse. È già la seconda batosta per il caffè senza porte in poco più di due giorni. Settimana scorsa si era scoperta la caduta di calcinacci dagli stucchi del piano nobile. La vicenda si era risolta velocemente: il cantiere nei pressi di sala Rossini è già aperto e il restauro sta procedendo.

Diverso il discorso per i pinnacoli che si affacciano sulla pubblica via:

«Il settore Edilizia pubblica ha tutto sotto controllo» rassicura l’assessore Luisa Boldrin, «se i rilievi lo renderanno necessario metteremo una protezione». Il problema però sembra essere anche una scarsa manutenzione degli edifici: «L’ultimo restauro risale a 15 anni fa» denuncia il direttore del Pedrocchi Roberto Turrin, «eppure il caffè avrebbe bisogno di un intervento ogni anno. Ma di soldi non ce ne sono e questi sono i risultati». Qualche fondo per la ristrutturazione arriverà dal mezzo milione destinato dal sindaco Zanonato alla messa in sicurezza delle scuole cittadine. Fonte: Il mattino

Sandy Storie: piccoli volumi per passare una pausa caffè leggendo

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sandy storie coffee book libri per l'estate Liberalibri
Alcune letture stimolanti (come la caffeina)

AREZZO – Sandy Caffé, in collaborazione con Thélème s.r.l. presenta Sandy Storie. Sandy Storie, che verrà presentata durante ArezzoFestival, giunto alla sua decima edizione e che si svolgerà ad Arezzo, presso l’Anfiteatro Romano dal 15 al 17 giugno 2012 ( programma completo su www.narrazioni.it ), è una nuova collana che ambisce a ridefinire il significato della pausa caffè e persino quello della distribuzione editoriale. Piccoli volumi (anche nel prezzo, solo 3 euro) ciascuno dei quali conterrà un solo racconto che vogliono invitare le persone a ritagliarsi un piccolo spazio di lettura accompagnato da un buon caffè.

Sandy Storie riscrive la pausa caffè

I volumi saranno distribuiti, in esclusiva, attraverso la distribuzione del caffé Sandy. Un esperimento unico perché, da ora in poi si senta dire, sempre più spesso: un caffè e un libro, grazie. La qualità si accoppia alla qualità: un caffè di altissima cura e qualità come Sandy si lega a grandi scrittori.

L’esperimento

I primi due volumetti, infatti, che saranno presentati ad ArezzoFestival e nella storica Caffetteria Sandy 1957 ( www.sandycaffe.com ) in via garibaldi P.zza S.Agostino, sono due racconti inediti di Marco Vichi, seguiranno altri grandi nomi della letteratura italiana. Info: sandy@sandy.it

Semino: “La svolta? Quando il cliente esigerà soltanto la qualità”

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Mariano Semino barista up
Matteo Beluffi e il suo coach Mariano Semino

MILANO – L’intervento di Mariano Semino, Campione italiano baristi 2007 è trainer e socio 9bar, a Pausa Caffè: com’è la situazione del caffè espresso in Italia e all’estero? “Spesso in Italia si sente parlare di qualità da parte dei vari operatori della filiera del caffè ; in particolare dai baristi che operano da anni all’interno del settore e purtroppo credono di sapere tutto sul caffè o di proporre prodotti di alta qualità. Il pensiero largamente condiviso è ”il mio caffè è il più buono, e come me non lo fa nessuno”. In realtà noi italiani siamo molto bravi quando si parla di espresso, ma pecchiamo di presunzione e non vogliamo investire nella ricerca e nella formazione. Basterebbe dare un po’ più importanza a questo prodotto meraviglioso che ci da risalto in tutto il mondo.

Semino: “All’estero…….beh che dire nei paesi stranieri l’espresso è arrivato da poco tempo ma è subito diventato un Must”

“Anche grazie alle competizioni moltissime persone si sono appassionate e fanno richiesta di prodotti speciali di diverse varietà. Il valore aggiunto è la varietà dell’offerta, i locali che servono espresso all’estero sono attrezzati e fanno cultura sul prodotto. Questa è la realtà sull’espresso oggi. Per quanto mi riguarda, la parte fondamentale, cioè quella che darebbe la svolta, è sicuramente la richiesta di prodotti di qualità da parte del cliente finale. Perché questo accada, sono convinto che la strada che stiamo percorrendo con l’associazione, ACIB e 9bar sia fondamentale.

Da parte nostra come scuola, da anni lavoriamo direttamente con i baristi, facendo corsi e cercando di condividere con loro e con tutti gli operatori del settore informazioni e conoscenza. La nostra Mission è fare qualità, che per noi parte dal Caffè di qualità. Per attuare per una maggiore diffusione del concetto dell’espresso italiano all’estero servirà, per esempio, continuare a organizzare eventi come in questo caso a Firenze con Pausa Caffè, insistere e prodigarsi a organizzare competizioni e portare i campioni a conoscenza del grande pubblico, sostenerli nella preparazione per le competizioni mondiali, e cercare di accaparrarci il rispetto all’interno di circuiti internazionali, dato che, siamo noi gli inventori dell’espresso.

“A mio parere il nostro espresso è destinato a crescere e migliorarsi anno dopo anno, ottenendo sempre più risalto”

“Sicuramente è un prodotto che sopravvivrà benissimo, nel senso che sia in Italia che all’estero ci sarà un incremento dei consumi, ma saranno molto più mirati e selettivi. Già oggi il cliente comincia a voler scegliere quale bevanda bere. Come scuola sicuramente noi continueremo a sensibilizzare i nostri contatti a scegliere prodotti di qualità e se il cliente dovrà pagare un po’ di più ben venga, le cose buone si pagano. “

Polojac: “Oltre la materia prima, fondamentale la preparazione del barista

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polojac
Alberto Polojac

FIRENZE – L’intervento di Alberto Polojac: “Dobbiamo capire prima di tutto che cosa è per noi l’espresso perfetto, poi lo potremo insegnare all’estero” Come vede l’attuale situazione del caffè espresso in Italia e all’estero? “In Italia sta diffondendosi una certa curiosità intorno al mondo dell’espresso, in particolar modo al di fuori dei canoni classici delle “miscele bar”, quindi soprattutto per prodotti più ricercati come singole origini o microlotti.

All’estero nei paesi con consumi pro capite molto elevati (12-14 kg), il consumo avviene prevalentemente con metodi diversi da quello espresso, però questo metodo di estrazione suscita comunque un certo appeal per il rituale che sta dietro alla preparazione di una tazza perfetta, nonché per il risultato finale in tazza….un concentrato di aromi, profumi e nuances combinate in maniera perfetta”.

Polojac: Quali sono gli elementi chiave per una crescita della qualità del caffè espresso?

“Indubbiamente la qualità della materia prima. E per poter essere in grado di distinguere un prodotto di qualità è necessario avere un’adeguata preparazione e conoscenza ovviamente. Il talento aiuta di sicuro, ma anche allenare i nostri sensi a saper distinguere i difetti e riconoscere i pregi che si possono riscontrare all’interno di una tazza è sufficiente per avere le nozioni basilari”.

Quali strumenti attuare per una maggiore diffusione del concetto “dell’espresso italiano” all’estero?

“Oltre alle solite 5 m…ne aggiungerei altre 3: materia prima, metodo, meticolosità e ci metterei una s…sinergia tra i vari operatori nel campo del caffè. Fare sistema e unità di intenti sono fondamentali se vogliamo far arrivare con chiarezza il nostro messaggio. Dobbiamo capire prima di tutto cos’è per noi l’espresso perfetto, poi lo potremo insegnare agli altri”.

Quali le prospettive dell’espresso italiano per il futuro secondo Polojac?

“Ci sono ampi margini di miglioramento, purché non ci si ritenga già arrivati. la tradizione e l’innovazione devono andare a braccetto. È questa la strada per progredire. il pensiero rivolto al passato, lo sguardo verso il futuro, così si crea un presente di valore. Diciamo che per lungo tempo il mercato italiano si è adagiato su posizioni acquisite nel corso degli anni. Da qualche anno è in corso invece una sorta di “nuovo illuminismo” nel nostro settore, che lascia ben sperare per il futuro. E anche il consumatore è diventato più esigente e preparato rispetto a un tempo. Non dimentichiamo che il caffè è da sempre la bevanda che risveglia le menti”.

Quali gli strumenti per la sopravvivenza dell’espresso italiano in Italia e all’estero?

Polojac:“Oltre la già citata importanza della materia prima, è fondamentale un’adeguata preparazione del barista che è il finalizzatore che chiude la filiera che porta dal seme alla tazzina. Qualsiasi perfetta composizione necessita di un altrettanto perfetta esecuzione”.

Alberto Polojac – Campione italiano cup tasting 2009 – trader di caffè crudo, assaggiatore e buyer per Imperator srl – società con più di 50 anni di esperienza nel settore del caffè verde

Sandalj Trading Company presenta i nuovi caffè cubani

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sandalj trading company

VIENNA – A Scae World of Coffe Sandalj trading Company sta presentando diverse novità: prima tra tutte il ritorno sul mercato dopo 10 anni del caffè cubano, che Sandalj importata e distribuisce per gli estimatori di tutto il mondo. L’Arabica di Cuba è coltivato principalmente nella Sierra Maestra, nella parte orientale dell’isola, dove era stato portato da coloni francesi fuggiti da Haiti, alla fine del Settecento. La varietà è una delle più pregiate, l’Arabica Typica detta anche criollo, ed è imparentata con gli altri magnifici caffè dei Caraibi.

Sandalj trading Company lancia nuovi prodotti

I caffè cubani presentano in tazza una corposità importante ed esprimono ricercati aromi di fave di cacao, tabacco e noce. Chi non sarà a Vienna è vorrà comunque condividere l’anteprima potrà approfondire l’argomento col video all’indirizzo.

Anteprima anche per la nuova linea di prodotti Sandalj Traceability Project, con caffè provenienti direttamente dalle piantagioni, sulle quali è ora disponibile tutta l’informazione sulla tracciabilità. In questa prima fase sono proposti caffè provenienti dal Brasile e la nuova varietà Maracaturra coltivata in Nicaragua.

Ultima novità la piattaforma social media, in particolare la web tv su Youtube

Dove ogni settimana saranno illustrati assaggi e presentati caffè diversi. Chi sarà a Vienna potrà fissare fin d’ora un appuntamento per il giorno 14 per la presentazione stampa e un assaggio di caffè cubano. Si può prenotare a info@sandalj.com A Vienna fino a venerdì Sandalj Trading Company è allo stand E7

Impallomeni, Slow Food: “I caffè di Presidio sono di qualità e attenti all’ambiente”

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slow food logo impallomeni
Il logo Slow Food

MILANO – L’intervista a Francesco Impallomeni di Slow Food: “Dal 2009 seguo i progetti di Slow Food in Africa orientale. Per quel che riguarda il caffè, seguo i due Presìdi Slow Food sui caffè africani, ovvero il Presidio del caffè selvatico della foresta di Harenna (Etiopia) e il Presidio sulle antiche varietà di robusta di Luwero (Uganda).

Impallomeni, può spiegarci in cosa consistono i presìdi Slow Food?

“I Presìdi sono progetti attraverso cui la Fondazione Slow Food per la Biodiverstà Onlus sostiene determinate filiere agroalimentari rappresentative di un territorio, una popolazione, una cultura. Filiere che vanno tutelate perché a rischio di estinzione, troppo spesso non per cause naturali o biologiche, ma per motivi commerciali o più semplicemente culturali”.

Quando e come è nata l’idea dei presidi nel caffè?

Impallomeni: “Il caffè è un prodotto che consente di raccontare bene certi temi cari alla filosofia della nostra associazione: la tutela di un prodotto di qualità, il legame con il territorio, la difesa della biodiversità e la produzione di alimenti all’interno di un sistema di produzione integrato e sostenibile, l’educazione al gusto e all’analisi sensoriale, come strumenti di valorizzazione della diversità e di sostegno alle economie locali. Inoltre grazie al caffè è possibile sensibilizzare i consumatori sull’importanza di riequilibrare i rapporti di scambio tra Nord e Sud del mondo.

Per questi motivi attorno al caffè sono nati, a partire dal 2002 – anno di avvio delle attività della Fondazione Slow Food per la Biodiversità- progetti a sostegno delle comunità di produttori di caffè, prima in centro America e poi in Africa”.

Quanti sono i presidi legati al caffé?

“1) Caffè delle terre alte di Huehuetenango Guatemala 2) Caffè selvatico della foresta di Harenna Etiopia 3) Caffè della montagna Camapara Honduras 4) Antiche varietà di caffè robusta di Luwero Uganda Inoltre stiamo lavorando all’avvio di un Presidio a tutela del caffè delle Nilgiri Hills del Tamil Nadu (India), un arabica di una antica varietà locale coltivato da un gruppo indigeno, in una zona dove si beve caffè da oltre 300 anni”.

Impallomeni, un caffè di Presidio che cosa ha di diverso da un caffè commerciale?

“È un caffè buono, pulito e giusto, ovvero, dall’alto profilo organolettico, prodotto con metodi sostenibili per l’ambiente, e che consente una giusta remunerazione per chi lo produce. In altri termini si tratta di caffè di qualità che hanno un legame con i territori di origine, prodotti senza danneggiare l’ambiente e inseriti all’interno di filiere sostenibili in grado di avvicinare produttori e consumatori.

La differenza tra un caffè di Presidio e un caffè commerciale è che nel primo sono le varietà tradizionali e i metodi di coltivazione naturali a fare la differenza. La qualità del caffè deriva dalla specifica combinazione tra varietà botanica, condizioni pedoclimatiche (caffè d’altura e coltivati all’ombra) e tecniche di raccolta e trasformazione. Tutto ciò fa si che nonostante si abbiano rese minori la qualità sia più elevata (e il suolo meno stressato) rispetto alle produzioni estensive tipiche del caffè commerciale. I produttori di caffè dei Presìdi non cercano di adeguare il proprio caffè alle richieste del mercato, ma invece cercano, insieme a Slow Food, di creare una domanda specifica per caffè speciali di qualità (organolettica, ambientale, sociale)”.

Comprare un caffè di presidio cosa garantisce al consumatore?

“Garantisce l’acquisto di un prodotto unico sotto il profilo della qualità, consente al consumatore di sostenere le cooperative di produttori che ricevono un’equa remunerazione per il proprio lavoro, e infine garantisce il rispetto di regole di produzione condivise lungo tutta la filiera dai coltivatori, dai trasformatori e dai distributori. Per venire incontro alla necessità del consumatore di riconoscere un caffè Presidio Slow Food, abbiamo creato un contrassegno che i torrefattori italiani possono apporre sulle confezioni del loro caffè tostato secondo un disciplinare di produzione condiviso”.

Qual è il presidio ultimo nato e che sta per essere riconosciuto?

“L’ultimo Presidio nato è quello delle antiche varietà di robusta che coltivate nel distretto di Luwero, nell’Uganda centrale. Il Presidio si propone di tutelare le vecchie varietà della specie robusta che stanno sparendo dal momento che il governo spinge per la loro sostituzione con cloni commerciali a più alta resa ma dalla minore resistenza e qualità. Trovando nuovi sbocchi commerciali per questo caffè, il Presidio mira a sostenere i produttori e allo stesso tempo a soddisfare la crescente domanda di robusta di qualità che proviene dal mercato italiano. L’obiettivo è quello di fornire al torrefattore la possibilità di ottenere miscele da espresso mescolando arabica e robusta entrambe provenienti dai Presìdi Slow Food”. Per saperne di più: Slow Food: http://www.slowfood.it/ Fondazione Slow Food per la Biodiversità: http://www.fondazioneslowfood.it/ Le attività sul caffè di Slow Food: http://fondazioneslowfood.it/pagine/ita/presidi/pagina.lasso?-id_pg=125

Colombia, Fedecafé: produzione a maggio di 689 mila sacchi

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COLOMBIA – Studio della banca centrale sottolinea il forte calo produttivo degli ultimi vent’anni Secondo il ministro dell’agricoltura Restrepo il 2012 è stato uno degli anni peggiori nella storia del caffè colombiano E intanto Barclays Capital prevede che saranno necessari almeno 4 anni per tornare ai livelli produttivi dei primi anni duemila

Colombia, si conferma il trend di lenta, ma costante ripresa produttiva in atto ormai dall’inizio dell’anno solare

Secondo i dati di Fedecafé, diffusi la settimana scorsa, la produzione ha raggiunto in maggio i 689 mila sacchi, in ulteriore crescita rispetto ai 580 mila di aprile, i 576 mila di marzo, i 571 mila di febbraio e i 535 mila di gennaio. Per il secondo mese consecutivo, inoltre, la produzione supera, anche se di poco, quella dello stesso mese dell’anno scorso (maggio 2011) quando vennero raccolti 673 mila sacchi. Rimane invece fortemente negativo il saldo sugli ultimi 12 mesi.

Tra giugno 2011 e maggio 2012, la Colombia ha prodotto appena 7.113.000 sacchi, ossia un volume inferiore di quasi un quarto (-24%) ai 9.309.000 sacchi raccolti nei 12 mesi immediatamente precedenti. Non è molto migliore la situazione sul fronte dell’export, che segna una lievissima flessione su base mensile, con 592 mila sacchi, contro i 593 mila di maggio 2011, e un calo del 19% sugli ultimi 12 mesi durante i quali sono stati esportati 6.929.000 sacchi, contro imbarchi per 8.546.000 sacchi registrati nel pari periodo precedente. Il comunicato a commento delle cifre sottolinea come la produzione si stia lentamente risollevando dopo aver fortemente risentito dei rigori invernali e dell’intensificarsi degli attacchi delle malattie, in particolare della ruggine del caffè.

“Sono i primi segni di un’inversione di tendenza in atto” ha dichiarato il direttore generale della Federazione Luis Genaro Muñoz Ortega, che ha esortato i produttori a commercializzare il loro caffè, dal momento che molti di essi esitano a vendere in ragione dei minori prezzi attuali.

“Con l’entrata in produzione delle aree rinnovate e con le migliori condizioni climatiche confidiamo in un consolidarsi della ripresa nel secondo semestre dell’anno” ha aggiunto. Nonostante qualche timido segnale positivo, le valutazioni degli specialisti per l’annata in corso rimangono tuttavia improntate al pessimismo. Eloquenti le valutazioni di Kate Tang, analista di Barclays Capital, secondo la quale il raccolto mitaca di quest’anno potrebbe rivelarsi talmente debole da spingere la produzione dell’intero 2012 ai minimi storici degli ultimi 40 anni.

I danni causati dal maltempo sono destinati a ripercuotersi anche sul raccolto di quest’anno, come confermato dall’andamento delle fioriture sin qui riferito dai produttori – afferma Tang aggiungendo che i benefici del piano di rinnovo colturale si faranno sentire appena tra qualche anno e che potrebbe servire almeno un quadriennio perché la produzione ritorni ai livelli storici del decennio trascorso. Valutazioni e preoccupazioni condivise dal ministro dell’agricoltura colombiano Juan Camilo Restrepo, che ha definito il 2012 “uno degli anni peggiori” per la caffeicoltura del paese sud americano evocando il rischio di una grave crisi di settore.

Negli ultimi 4 anni, la produzione è scesa a una media di 8 milioni di sacchi, contro una media normale di circa 12 milioni, ha dichiarato Restrepo alla stampa:

“Ciò significa che abbiamo già perso 16 milioni di sacchi di raccolto, con tutto ciò che ne consegue in termini minor di reddito, minore produzione agricola, perdita di benessere per i produttori e di quote di mercato a livello globale” ha affermato il ministro. La soluzione? “Rinnovare le colture con varietà resistenti alla ruggine – ha affermato ancora Restrepo – Solo un ringiovanimento delle piantagioni e l’utilizzo di materiale genetico resistente alle fitopatie ci consentirà di uscire dalla crisi”.

Le dichiarazioni di Restrepo si inseriscono nel dibattito, che si è sviluppato attorno a un recente rapporto redatto da eminenti esperti del Banco de la República (la banca centrale colombiana) sulle cause del declino produttivo. Dai massimi storici dei primi anni novanta – quando la Colombia arrivò a produrre sino a 16 milioni di sacchi in un anno – si è scesi a 12 milioni a metà anni zero e ad appena 7,8 milioni l’anno scorso, ossia meno della metà di quanto veniva raccolto negli anni di “bonanza”.

Tra il 1970 e il 1986 – si legge nel rapporto, cui hanno contribuiti anche due componenti del board della banca – l’export di caffè costituiva ancora per più del 50% del valore delle esportazioni complessive della Colombia, contro il 5% attuale.

È vero che questo ridimensionamento è dipeso anche dalla crescita complessiva del sistema paese, con lo sviluppo di altri importanti settori economici. Ma è anche un dato di fatto che la Colombia ha visto erodersi una parte consistente della propria share sul mercato globale. Nel 2000 ha perso lo scettro di secondo esportatore mondiale a favore del Vietnam e, nel 2009/10, è scivolata addirittura al quarto posto, scavalcata dall’Indonesia.

Il tutto a fronte di un incremento delle superfici coltivate, passate da 873 mila ettari nel 2006 a 921 mila nel 2011, cui fa riscontro un calo della produttività media per ettaro dai 14,4 sacchi del 2007 agli 8,5 del 2011. Per effetto di questa flessione, la Colombia ha dovuto importare nel corso dell’ultimo anno oltre 900 mila sacchi di caffè verde, principalmente da Perù, Ecuador e Brasile. Sul forte arretramento della produzione e delle rese unitarie ha inciso, in primo luogo, l’andamento climatico sfavorevole delle annate trascorse, il proliferare delle malattie crittogamiche e il vasto piano di reimpianti in atto in tutto il paese. Ma il rapporto chiama in causa anche l’invecchiamento dei produttori, il maggior costo della manodopera e la riduzione della superficie media delle piantagioni, che rende l’attività meno redditizia. Stando allo studio, il 77,6% delle fincas cafetaras ha un’estensione inferiore ai 5 ettari, di cui meno di un quarto effettivamente destinato alla coltura del caffè.

Secondo lo studioso Jorge Enrique Robledo, autore di importati opere specialistiche, ciò non significa tuttavia che il modello colombiano sia da rifondare in toto

“La Federazione ha creato un sistema di garanzie, a livello di prezzi e acquisto del caffè, che ha scongiurato un impoverimento ancora maggiore dei contadini – ha dichiarato Robledo in una recente intervista – qualsiasi agricoltore del mondo vorrebbe avere un sistema di questo genere a sostegno della propria produzione”. Quanto ai paragoni con altri paesi, questi richiedono “rigore e prudenza”, poiché le realtà produttive di nazioni come il Vietnam o il Brasile sono totalmente diverse dal punto di vista economico, politico e operativo e non sono dunque comparabili.

Nonostante il minor peso specifico attuale sui mercati internazionali, quello del caffè rimane il settore più dinamico nell’ambito dell’economia agricola colombiana. Parola di Luis Genaro Muñoz Ortega, che ha ricordato, in una recente intervista a eltiempo.com, come la filiera del caffè assorba ancora oggi circa un terzo della forza lavoro in ambito rurale contribuendo al sostentamento di 560 mila famiglie, per un numero di occupati che supera di oltre 3 volte quello generato dal settore dei fiori, del banano e dello zucchero messi assieme.

Sottolineando, ancora una volta, la portata dell’imponente programma di rinnovo colturale in atto in tutto il paese, con oltre 120 mila ettari interessati ogni anno, Muñoz ha riaffermato il prestigio della caffeicoltura colombiana e l’elevato valore aggiunto delle produzioni di questo paese raggiunto grazie alla politica di differenziazione e valorizzazione produttiva, volta al conseguimento dell’eccellenza, attuata sin dagli anni sessanta. Lo scorso anno, il raccolto colombiano ha generato un valore di 2,23 miliardi di euro: il massimo di sempre in termini costanti. Tale denaro – afferma Muñoz – andrà a diretto a vantaggio del settore agricolo e contribuirà al dinamismo dell’economia rurale. Anche Muñoz frena sulla liberalizzazione del settore indicando i gravi problemi che essa ha provocato in paesi come il Messico.

Il direttore generale della Fedecafè appare inoltre perplesso quanto all’introduzione dei robusta in Orinoquía, che rischierebbe di portare con sé modelli produttivi diversi e incompatibili con quelli classici della Colombia. La conclusione è comunque ottimistica: “a dispetto della crisi economica globale – ha dichiarato Muñoz al termine dell’intervista– il mondo continua a bere sempre più caffè ed esige una qualità sempre maggiore. E questa è la nostra specialità”.

Cinzia Linardi vince la prova d’assaggio del primo Pausa Caffè

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cinzia linardi
cinzia linardi e gianfranco carubelli

FIRENZE – Cinzia Linardi di Mori (Trento) e il fiorentino Lucian Trapanese sono i due vincitori delle competizioni che hanno fatto da filo conduttore della prima edizione di Pausa Caffè Festival, la manifestazione dedicata alla cultura del caffè che si è conclusa venerdì sera alla Caffetteria delle Oblate. Lunardi è la nuova campionessa italiana assaggiatori di caffè, Trapanese il primo campione di “Latte Soiart”. Gli organizzatori hanno già dato appuntamento ai concorrenti e agli oltre 600 ospiti che si sono alternati tra giovedì e venerdì al prossimo anno, in date da definire.

Cinzia Linardi si è distinta nell’assaggio

Nel corso della due giorni si sono svolti anche due dibattiti sul futuro del caffè: sotto trovate tre degli interventi: in ordine alfabetico quelli di Enrico Meschini (Art Caffè e presidente Csc, Caffè Speciali Certificati), di Alberto Polojaz (Imperator, Associazione Caffè Trieste e Trieste Coffee Cluster) e Mariano Semino. Segue l’intervento La gara più importante è stata il campione italiano di assaggiatori di caffè: Cinzia Lunardi rappresenterà il nostro Paese al World Cup Tasters Championship, il campionato mondiale di assaggiatori di caffè, che si terrà questa settimana a Vienna da mercoledì.

Alla gara hanno partecipato 60 assaggiatori e la finale si è tenuta tra Cinzia Linardi e Simone Guerrini di Crema

Cinzia Linardi, 36 anni, lavora da cinque anni nel suo bar La Chichera Cafè (chichera vuole dire tazzina di caffè in dialetto trentino) a Mori in provincia di Trento. I suoi genitori, da 37 anni, gestiscono il locale. “Non mi aspettavo di vincere – ha detto Linardi -. Ho partecipato alla gara dopo aver seguito vari laboratori sensoriali del gusto, educandolo alle differenti varietà di torrefatti e imparando a riconoscere il caffè sotto l’aspetto del corpo, dell’acidità e per l’aroma e il gusto. Adesso andare subito a Vienna sarà veramente un’avventura, spero di rappresentare l’Italia al meglio”. E’ il giovane fiorentino Lucian Trapanese è invece il vincitore del primo campionato tenutosi in Italia di “Latte SoiArt”, tecnica artistica di decorazione del cappuccino a base di latte di soia. Trapanese, 22 anni, lavora presso la Pasticceria Caldana di Piazza Leopoldo. “Ho imparato – ha detto il vincitore – andando a vedere i campionati italiani dedicati all’arte del cappuccino e ho avuto come maestro Mriano Semino”. Secondo classificato Simone Celli di Montefiridolfi (Firenze).