venerdì 02 Gennaio 2026
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Nas di Torino: sequestro di 4t di caffè, per un valore di 700mila euro

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nas di torino mauro russo

TORINO – A seguito di indagini svolte fra Torino ed il basso Canavese, sulle attività di una piccola industria operante nel settore della torrefazione del caffè ed attualmente in fase di liquidazione, i Carabinieri del Nas di Torino hanno rintracciato un deposito abusivo della ditta, assolutamente sconosciuto alle autorità di vigilanza nel campo alimentare e privo di autorizzazione sanitaria. Nel magazzino di circa mille metri quadri, i militari hanno rinvenuto quattro tonnellate di alimenti tra caffè (prodotto finito e semilavorato) e polveri alimentari per l’industria dolciaria (creme, cioccolato), che sono stati sottoposti a sequestro unitamente alla struttura.

Nas di Torino intervengono su un contesto inadeguato

I prodotti erano custoditi fra polvere, ragnatele, insetti e parassiti, in condizioni igieniche e strutturali inadeguate, all’interno di sacchetti di varie dimensioni, in cartoncino o materiale sintetico, in commistione con materiali vari e con macchine per il trattamento e la lavorazione dei prodotti. I sacchetti erano accatastati disordinatamente a diretto contatto col pavimento del magazzino.

Le condizioni d’insieme erano tali da far ipotizzare il reato di detenzione per la vendita di alimenti in cattivo stato di conservazione, per cui è stata interessata la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino. Il legale rappresentante nonché liquidatore della società è stato denunciato in stato di libertà. Il valore del sequestro ammonta a circa 700mila euro.

Nomisma: il 37% degli italiani continua a comprare bio nonostante la crisi

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inflazione iri Gli italiani preferiscono il supermercato alla bottega
Come si comporteranno le famiglie

MILANO – La crisi non spaventa più di tanto i consumatori di prodotti biologici, a cominciare dal caffè: 7 famiglie su 10 in cui si acquistano prodotti alimentari biologici hanno infatti mantenuto negli ultimi 12 mesi inalterata la spesa destinata a tali prodotti. Un altro quinto ha incrementato la spesa, mentre solo un 8% che dichiara di averla contratta. Emerge dalle prime analisi, anticipate oggi, dell’indagine condotta a giugno scorso dall’istituto di ricerca bolognese Nomisma.

Nomisma, l’indagine

Che ha coinvolto un campione rappresentativo di responsabili degli acquisti alimentari della famiglia con 810 interviste. Il 69,3% di chi ha acquistato biologico (il 37% delle famiglie italiane) ha dichiarato di avere mantenuto invariata la spesa in prodotti alimentari biologici negli ultimi 12 mesi; il 21,5% ha dichiarato invece di averla aumentata; il restante 8,2% dichiara invece di aver contratto la spesa.

Per i prossimi 12 mesi il 76% degli intervistati ha dichiarato di prevedere stabilità per la spesa della famiglia in alimenti bio; il 13,1% ha intenzione invece di incrementarla; sul fronte opposto l’8,1% prevede invece una riduzione.

In Oregon, le acque del Pacifico piene di caffeina per l’inquinamento

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oregon pacifico
L'inquinamento dell'Oceano

MILANO – Un mare di caffè, letteralmente. Tra i milioni di stranezze Usa ecco gli elevati livelli di caffeina trovati nelle acque che bagnano la costa dell’Oregon che si affaccia sull’Oceano Pacifico lungo. A scoprire questa particolare forma di inquinamento sono stati i ricercatori dell’Università di Portland, in collaborazione con i colleghi della Wasghington State University di Vancouver (Canada), in uno studio – il primo del genere – pubblicato sul Marine Pollution Bulletin. Nella primavera del 2010 l’equipe ha raccolto e analizzato campioni provenienti da 14 località costiere e 7 specchi d’acqua adiacenti, da nord a sud. Ebbene, sono emerse concentrazioni elevate di caffeina indipendentemente dalla presenza di grossi agglomerati urbani o altre fonti di inquinamento. La sostanza eccitante arriverebbe in mare dall’entroterra, trasportata dai fiumi.

Oregon, le coste inquinate

Livelli superiori alla norma sono stati trovati nelle acque dai ricercatori immediatamente dopo forti piogge. La caffeina non si trova soltanto nel caffè e in diverse bevande e alimenti, ma anche in prodotti farmaceutici, pesticidi e altri contaminanti. La colpa, insomma, non è dei bicchieroni di caffè tanto diffusi negli Stati Uniti. I ricercatori temono che le elevate quantità di questa sostanza possano avere effetto sull’ecosistema marino. Così per una dose extra di caffeina non è più necessario bere litri di caffè ma potrebbe bastare tuffarsi in mare, in particolare nelle coste nord-occidentali degli Usa, in Oregon.

È qui che un team di scienziati ha evidenziato concentrazioni superiori alla media della sostanza eccitantè, un inquinamento bizzarro perché derivante non da acque di scarico ma principalmente dalla contaminazione del suolo dovuta anche a pesticidi usati in agricoltura. Realizzato da ricercatori della Washington State University e dell’Università di Portland, lo studio è stato condotto analizzando le acque marine di 14 aree costiere dell’Oregon e di sette corsi d’acqua adiacenti.

Dai risultati, pubblicati sul numero di luglio del «Marine Pollution Bulletin», è emerso che la concentrazione di caffeina nel mare oscilla tra valori al di sotto della soglia di riferimento (8,5 ng/L) e 44,7 nanogrammi per litro, mentre i fiumi trasportano acque contaminate con concentrazioni medie di oltre 152 ng/L. Come detto è inutile puntare il dito contro i caffè – dipendenti, anche se più a Nord, nello Stato di Washington, la città di Seattle è nota pure per l’intenso consumo di caffè e per la presenza storica del primo vero negozio della catena Starbucks.

La colpa di questo strano inquinamento va attribuita sì a fattori umani ma di altro genere

I ricercatori hanno scoperto che la concentrazione della caffeina non è direttamente correlata alla presenza di popolazione residente o all’efficienza di depurazione delle acque di fognatura. I livelli di caffeina sono invece direttamente collegati ai fenomeni di ruscellamento del suolo in occasione di forti piogge e questo vuol dire che la sostanza è contenuta nel suolo dell’entroterra e finisce nei corsi d’acqua per il dilavamento del suolo. Dunque la presenza della caffeina nel terreno ha più di una spiegazione: la sostanza è contenuta in cibi e bevande, non solo caffè, in farmaci e anche in pesticidi, insetticidi e fitofarmaci usati in agricoltura.

Anche se gli «elevati livelli» di caffeina non sono ancora arrivati alla soglia letale per la vita marina, gli esperti non escludono rischi per gli abitanti del mare. Gli stessi ricercatori, Zoe Rodriguez del Rey ed Elise Granek, in uno studio precedente su un tipo di molluschi avevano scoperto che la caffeina provoca effetti, anche ai livelli evidenziati dallo studio in Oregon. E poi, spiega Granek, beviamo caffè «perché sappiamo che ha un effetto su di noi e quindi non sorprenderebbe riscontrare effetti simili anche su altri animali».

L’inquinamento da caffeina non riguarda solo le acque dell’Oregon, ma è stato riscontrato anche altrove, ad esempio nel Mediterraneo – anche le coste italiane, anche se se ne parla poco o niente, come in generale dell’inquinamento agricolo, e nel Mare del Nord.

SaharGul : il caffè a Kabul per sole donne in ricordo di una giovane vittima

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SaharGul
SaharGul Cafè

KABUL – L’aroma della libertà nel primo locale per sole donne aperto nella capitale dell’Afghanistan Si chiama SaharGul per ricordare una ragazza di 15 anni abusata e ammazzata dal marito perché si negava ai clienti. Leggiamo la storia dall’articolo di Serena Grassia su atlasweb.it.

SaharGul Cafe, per ricordare una ragazza afghana, appena quindicenne, abusata e uccisa dal marito perché si rifiutò di prostituirsi

Oggi Sahul per le donne afghane è diventata il simbolo della resistenza e della libertà, ed è per questo che il primo Internet Cafè di Kabul per sole donne è stato battezzato col suo nome. Dotato di una dozzina di computer portatili, una biblioteca, arredato con morbidi cuscini e con il logo di Facebook e di Yahoo dipinto sui muri, il caffè accoglie ogni giorno decine di donne che vi si recano per navigare, studiare, fare amicizia, o semplicemente sentirsi libere dal controllo degli uomini. “E’ diventato un rifugio per le donne”, racconta Homiyra Bakhashi, project manager e attivista di YoungWomen4Change, a RFE/RL. “Lo abbiamo creato per dare loro la possibilità di sentirsi sicure e rilassate. Facciamo in modo che possano studiare e lavorare senza problemi”.

Le donazioni locali e straniere sono state fondamentali per la gestione e la manutenzione del caffè, dice Bakhshi, che alle visitatrici fa pagare un ticket di un dollaro, molto meno rispetto ad altri internet caffè di Kabul

Miriam Noorani è una studentessa dell’Università di Kabul e un’assidua frequentatrice del caffè, che ha aperto a marzo in occasione della Festa della donna. Per lei il caffè è un momento di libertà, un angolo prezioso in un paese dove l’abuso domestico nei confronti delle donne è routine, i matrimoni forzati sono ancora la norma e il tasso di suicidi femminili tra i più alti al mondo. Tuttavia negli ultimi dieci anni le donne hanno compiuto progressi significativi nella società afghana.

Milioni di ragazze sono tornate a scuola, molte donne lavorano, specialmente nelle grandi città, e ricoprono anche ruoli di responsabilità, e decine di loro sono diventate membri del parlamento e del senato. Ma tutte sospettano della politica del presidente Karzai, perché temono che con il ritiro della NATO nel 2014 i loro diritti verranno “sacrificati” nelle trattative di pace con i Talebani. In effetti segnali in questo senso non sono mancati, in particolare a marzo quando il Consiglio degli Ulema redisse un codice di condotta per le donne dal sapore talebano e Karzai non ne dissentì, ma l’Unione Europea nell’ultima conferenza di Tokyo sull’Afghanistan è stata chiara: sosterrà il paese con 1,2 miliardi di dollari l’anno per la ricostruzione, “ma solo se verranno rispettati i diritti delle donne”. Altrimenti, un’inversione di rotta sarà inevitabile. Fonte e per saperne di più:

Kimbo conquista il Premio Charlot per il miglior spot sul caffè napoletano

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caffè Kimbo Carrè Noir
Logo Kimbo

NAPOLI – Kimbo tra i protagonisti di una straordinaria serata di fronte ai templi di Paestum il 28 luglio. Il noto marchio del caffè napoletano è stato infatti insignito del Premio Charlot nella sezione “miglior spot”. Un doppio premio, a dire il vero, perché oltre all’azienda Cafè do Brasil S.p.A. a cui fa capo il brand, è stato premiato anche l’attore Fabio Troiano protagonista degli spot che da due anni segnano la comunicazione Kimbo in TV e Radio.

Kimbo: i premi consegnati durante un galà ricco di personaggi dell’informazione e dello spettacolo

La stessa categoria “miglior spot” ha visto premiare in passato alcune delle più importanti campagne di comunicazione italiane. Con il riconoscimento a Cafè do Brasil S.p.A. la giuria del Charlot presieduta da Nino Petrone, ha gratificato non solo uno spot, ma una vera e propria “filosofia” legata al consumo di caffè che si esprime attraverso un’innovativa campagna battezzata Kimbo Coffee Hour.

Se in passato Kimbo ha puntato sulla notorietà del brand, legandolo a testimonial di rango, ora protagonista indiscusso della comunicazione è proprio il caffè, in grado di creare una nuova filosofia di consumo.

Kimbo Coffee Hour è un’esperienza sensoriale e relazionale a tutto tondo, un momento che proprio grazie al marchio esalta quei valori di socializzazione di cui il caffè è portatore, fuori e dentro casa. Il rituale quotidiano del caffè, italiano e irrinunciabile, si trasforma in una serie ininterrotta di occasioni di piacere.

La campagna di comunicazione, partita nell’aprile del 2010, rende palese questo concept con una serie di 5 spot TV incentrati sulla figura di Raffaele

Un giovane architetto napoletano in trasferta, interpretato da Fabio Troiano. Diretti da Luca Miniero e Paolo Genovese raccontano in modo brillante un serie di situazioni semplici e divertenti che mettono in risalto l’anima partenopea del brand e la sua inimitabile qualità, sinonimo di qualità del caffè. Scena dopo scena il caffè Kimbo servito da Raffaele richiama amici, fidanzate, ex, mamme, vicini di casa, tutti desiderosi di condividere in allegria l’eccellenza di un piccolo grande piacere.

Arabica: ampliata la produzione per decisione politica in Vietnam

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metodo crisi caffè coffea arabica varietà
Un arbusto di coffea arabica

MILANO – Produrre, di qui a fine decennio, 96 mila tonnellate di caffè arabica (1,6 milioni di sacchi) all’anno. Questo l’obiettivo delineato da un alto responsabile del minagricoltura vietnamita in un’intervista a margine di un evento specialistico in corso ad Hanoi. Un target produttivo da raggiungere attraverso l’espansione delle aree coltivate con questa varietà, che verranno portate a 40 mila ettari entro il 2020 e stabilizzate su tale estensione sino al 2030.

Arabica implementata produzione vietnamita

L’intenzione del paese asiatico di sostituire i robusta con gli arabica in alcune aree caratterizzate da condizioni pedoclimatiche adeguate è stata confermata, nel corso dei lavori, dal presidente dell’associazione dei produttori di caffè e cacao (Vicofa) Luong Van Tu. Non è ancora chiaro, tuttavia, il supporto finanziario che verrà dato allo schema e le stesse autorità riconoscono che il passaggio agli arabica e alla lavorazione per via umida richiederà investimenti importanti (oltre che una sostanziale riqualificazione) non ancora alla portata di tutti i produttori.

Il traguardo delle 100 mila tonnellate annue di arabica appare comunque ampiamente fattibile

Il settore privato scommette anzi, come sempre, su cifre ben superiori a quelle governative. Thai Hoa Vietnam Group – massimo esportatore di caffè arabica del Vietnam (agli onori delle cronache, nelle settimane scorse, per l’annunciata partecipazione a un progetto internazionale che rilancerà il settore del caffè in Angola, ndr.) – ritiene ad esempio che il raccolto della varietà più pregiata potrebbe raggiungere, all’alba degli anni venti, 120-150 mila tonnellate.

Già il prossimo anno – secondo il presidente e ceo del gruppo Nguyen Van An – la produzione di arabica dovrebbe attestarsi attorno ai 950 mila sacchi, in crescita del 12% rispetto al 2011/12. “Gli arbusti di arabica sono relativamente giovani e c’è il potenziale per una crescita del 20-30% all’anno” ha dichiarato Van An. Dati Gso L’export del Vietnam potrebbe risalire a luglio a 130 mila tonnellate, oltre il doppio rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, secondo le cifre preliminari diffuse ieri dall’Ufficio generale di statistica (Gso) di Hanoi.

Tale cifra porterebbe il totale cumulativo dall’inizio dell’anno solare a 1,18 milioni di tonnellate

Pari al 27% in più rispetto all’analogo periodo del 2011. Il dato dell’export di giugno, inizialmente stimato dal Gso in 160 mila tonnellate, è stato successivamente ridimensionato a 141 mila.

Sanapo invita tutti a partecipare a “Io bevo caffè di qualità” a Firenze

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Francesco Sanapo

MILANO – Francesco Sanapo, due volte campione italiano caffetteria, ci ha segnalato che entrando nel suo sito si possono seguire i commenti degli addetti ai lavori. Basta cliccare sull’url sotto: http://www.francescosanapo.com/blog/2012/07/20/io-bevo-solo-caffe-di-qualita/ Vi proponiamo il commento introduttivo di Sanapo: Leggere tutti i vostri commenti sul mio post è sicuramente simbolo di amore per il caffè.

Sanapo in difesa dell’espresso di qualità

Continuo a ripetere che non voglio fare guerra a chi fa l’espresso a 0,70, loro possono fare ciò che vogliono, e condivido in pieno che il prezzo non è indice di qualità suprema, prova ne sono alcuni locali che propongono la tazzina ad un prezzo superiore per la posizione che occupano all’interno di una città e anche in questo caso Firenze può essere un esempio.

Quello che vorrei fare è aiutare le persone a riconoscere che quella non è la qualità in tazza, e forse per essere rispettoso l’unica cosa che sostituirei all’articolo è la prima parte: “molti fiorentini esultano perché possono gustare un buon caffè”…ecco io dall’articolo eliminerei solo il buon e per dovere di cronaca aggiungerei che: volendo spendere meno ci sono le macchine del vending e con 50 centesimi si può degustare un espresso”. Un’altra cosa che vorrei chiedervi è se pensate che il messaggio di quest’articolo può realmente aiutare il settore? Un espresso che costa 10 cent?

Ed io per primo so che è possibile che questo sia vero (anche se non vorrei mai testare a pro della mia salute), ma davvero in Italia dobbiamo promuovere queste cose? Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono ma non sopporto i falsi messaggi che vengono dati al consumatore finale.

Inoltro nuovamente a tutti voi l’invito a partecipare all’evento “Io bevo solo caffè di qualità” del 31 luglio a Firenze (presto vi farò sapere il locale), vorrei precisare che i caffè in degustazione saranno tutti assolutamente di torrefazioni italiane, perché io sono il primo a voler promuovere l’eccellenza del made in Italy.
Vi aspetto.
Francesco Sanapo

Pubblici esercizi: lo stato dei locali in Gran Bretagna da De Franco

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MILANO – Giandomenico De Franco, amministratore unico di Competitive Data e specialista di analisi di mercato, ci ha inviato la sua ultima indagine sul mercato britannico, per dimensione e consistenza economica uno dei più importanti per i nostri torrefattori. Ve lo proponiamo.

di Giandomenico De Franco*

Pubblici esercizi in Uk

L’andamento del settore Nel 2011, la domanda di caffè nel canale dei pubblici esercizi in UK ha registrato una crescita del 3,3% a volume. In valore, il consumo di caffè è stato pari a 820 Mn di sterline, con una crescita del 7,9% rispetto al 2010, facendo registrare un incremento dei prezzi medi dovuto ai rincari della materia prima. La crescita è trainata dal caffè espresso che continua a far segnare performance superiori alla media del mercato.

Nel 2011 cresce del 6,4% a volume. Negli ultimi anni il settore della torrefazione e commercializzazione del caffè attraverso il canale pubblici esercizi è stato interessato da molteplici cambiamenti che ne hanno cambiato radicalmente le caratteristiche e impresso una crescita fortissima.

La competizione si gioca, da un lato, fra le grandi catene di coffee shop a marchio che gestiscono centinaia di locali e sono dotate di una intelligenza di marketing evoluta, e dall’altra fra le torrefazioni medie e minori che a loro volta si distinguono in torrefazioni che perseguono una politica di qualità, come l’impiego di caffè certificato equo e solidale, e torrefazioni che perseguono una mera strategia di prezzo, più in difficoltà rispetto alle prime. La politica aggressiva seguita dalle torrefazioni di qualità è tale da spingere le catene a marchio a migliorarsi in particolar modo in riferimento alle varie tipologie di caffè utilizzate, e ai sistemi di preparazione delle bevande. In questo contesto di crescita soffrono tuttavia le torrefazioni medie che non riescono a differenziarsi rispetto ai grandi brand e alle torrefazioni di qualità.

Tab.1 Quadro di sintesi del settore

Indicatori valori
Numero di imprese 80
Numero di addetti specifici 5.700
Numero medio di addetti per impresa 71
Valore del mercato, a prezzi di fabbrica (Mn. Sterline) 820,0
Variazione media annua del mercato(a) 2011/2009 (%) 7,8
Fatturato per addetto (‘000 Euro) 143,9
Quota di mercato delle prime 8 imprese a valore (%) 76,7

Fonte: Competitive Data Per ulteriori informazioni info@compedata.com, l’indice completo dello studio è visionabile sul sito nella sezione servizi. *Giandomenico De Franco, Amministratore Unico Competitive Data

Nordic Barista Cup: Dalla Corte valorizza il caffè di qualità all’evento

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Nordic Barista Cup 2012

MILANO – L’appuntamento con il Nordic Barista Cup fa puntualmente registrare il tutto esaurito a un evento che è un concentrato di teoria e pratica, informazioni scientifiche e approfondimenti tecnici, gare e un ambiente piacevolmente informale in cui scambiare esperienze e divertirsi. Protagonista unico: il caffè.

Nordic Barista Cup, tutto pronto per l’evento

“La nostra mission aziendale è la ricerca costante della qualità; per questo ogni anno sponsorizziamo l’evento – afferma Paolo Dalla Corte -. Ognuna delle cinque postazioni di gara è equipaggiata con una macchina espresso dc pro, particolarmente apprezzata da chi ricerca la qualità in tazza grazie a caratteristiche quali la massima precisione della regolazione della temperatura e una grande costanza termica”. Gli incontro sono in programma a Copenhagen dal 9 all’11 agosto e il calendario di incontri ed eventi è molto ricco: il programma definitivo si trova al sito www.nordicbaristacup.com. Focus sul Kenya Come ogni anno, l’attenzione è puntata su un Paese produttore: il Kenya, famoso per i suoi caffè dalle complesse note floreali e dalla spiccata acidità. Le cinque squadre che si contendono il trofeo sono Finlandia, Svezia, Danimarca, Norvegia e Islanda; ognuna è composta da tre baristi professionisti del paese di riferimento e uno keniano. Espresso e cappuccino, realizzati con la dc pro Dalla Corte, e caffè nero saranno protagonisti di altrettante gare in cui i team dovranno spiccare per qualità della preparazione, del servizio, del lavoro di squadra. I giudici saranno ben 190, ovvero l’intera platea dei partecipanti all’evento.

Anche per il Nordic Barista Cup 2012, Dalla Corte ha realizzato una tazza commemorativa in porcellana bianca senza manico, con i loghi aziendali e quelli dell’evento: una collezione che, di evento in evento, riporta a giornate difficili da dimenticare.

Per informazioni: www.dallacorte.it

SaharGul Cafè: ecco il locale che a Kabul ospita soltanto le donne

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SaharGul
SaharGul Cafè

KABUL – Si chiama SaharGul Cafe, per ricordare una ragazza afghana, appena quindicenne, abusata e uccisa dal marito l’anno scorso perché si rifiutò di prostituirsi. Oggi Sahul per le donne afghane è diventata il simbolo della resistenza e della libertà, ed è per questo che il primo Internet Cafè di Kabul per sole donne è stato battezzato col suo nome. Dotato di una dozzina di computer portatili, una biblioteca, arredato con morbidi cuscini e con il logo di Facebook e di Yahoo dipinto sui muri, il caffè accoglie ogni giorno decine di donne che vi si recano per navigare, studiare, fare amicizia, o semplicemente sentirsi libere dal controllo degli uomini.

Sahrgul: “E’ diventato un rifugio per le donne”, racconta Homiyra Bakhashi, project manager e attivista di YoungWomen4Change, a RFE/RL

“Lo abbiamo creato per dare loro la possibilità di sentirsi sicure e rilassate. Facciamo in modo che possano studiare e lavorare senza problemi”. Le donazioni locali e straniere sono state fondamentali per la gestione e la manutenzione del caffè, dice Bakhshi, che alle visitatrici fa pagare un ticket di un dollaro, molto meno rispetto ad altri internet caffè di Kabul. Miriam Noorani è una studentessa dell’Università di Kabul e un’assidua frequentatrice del caffè, che ha aperto a marzo in occasione della Festa della donna. Per lei il caffè è un momento di libertà, un angolo prezioso in un paese dove l’abuso domestico nei confronti delle donne è routine, i matrimoni forzati sono ancora la norma e il tasso di suicidi femminili tra i più alti al mondo.

Tuttavia negli ultimi dieci anni le donne hanno compiuto progressi significativi nella società afghana

Milioni di ragazze sono tornate a scuola, molte donne lavorano, specialmente nelle grandi città, e ricoprono anche ruoli di responsabilità, e decine di loro sono diventate membri del parlamento e del senato. Ma tutte sospettano della politica del presidente Karzai, perché temono che con il ritiro della Nato nel 2014 i loro diritti verranno “sacrificati” nelle trattative di pace con i Talebani. In effetti segnali in questo senso non sono mancati, in particolare a marzo quando il Consiglio degli Ulema redisse un codice di condotta per le donne dal sapore talebano e Karzai non ne dissentì, ma l’Unione Europea nell’ultima conferenza di Tokyo sull’Afghanistan è stata chiara: sosterrà il paese con 1,2 miliardi di dollari l’anno per la ricostruzione, “ma solo se verranno rispettati i diritti delle donne”. Altrimenti, un’inversione di rotta sarà inevitabile.

di Serena Grassia