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“La patria dell’espresso sta scimmiottando gli standard che arrivano dall’estero”

Espresso
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MILANO – Abbiamo ricevuto da Maurizio Giuli, che è il presidente dell’Ucimac, questa nota. L’Ucimac è la componente di Assofoodtec che rappresenta i Costruttori Italiani di Macchine per Caffè Espresso ed Attrezzature per Bar.

di Maurizio Giuli

Di rientro dalla settimana milanese ricca di incontri ed eventi sul caffè, leggo l’articolo di Comunicaffè relativo al The Milan Coffee Festival. Un testo che stimola alcune riflessioni su quanto emerso in questi giorni intensi.

Vista da una certa prospettiva il quadro che appare offre un senso di gratificazione e soddisfazione. Questo perché, Milano, e quindi per certi versi l’Italia nel suo insieme, in questi giorni è stata il fulcro dell’Europa del caffè. Avendo ospitato l’apertura dei primi Starbucks, l’European Coffee Symposium con i suoi ospiti internazionali. E, a conclusione, il The Milan Coffee Festival che ha raccolto tutta la comunità italiana dei coffee specialist.

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Chi dall’estero è venuto a Milano, in questi giorni avrà riportato a casa un quadro del mondo del caffè più moderno. Sicuramente più vicino agli standard anglosassoni.

Finalmente! È la fine del senso di inferiorità

Lo stesso che alcuni operatori nazionali del settore avvertivano quando si confrontavano con i loro pari degli altri Paesi. A questa prospettiva più immediata se ne contrappone un’altra. Forse più profonda e per questo meno evidente.

L’Italia, Paese che ha fatto conoscere il caffè all’intero mondo occidentale nonché Patria dell’espresso e del cappuccino, protagonisti del rilanciato dei consumi di caffè in tutto il resto del mondo, per riscattarsi, anziché far leva sui propri valori, sulle sue competenze e sulle sue peculiarità si è piegata agli standard esteri.

Da questa prospettiva, l’immagine offerta, anziché essere edificante, è piuttosto sconcertante. Di una sostanziale resa, evidenziando un senso di sudditanza culturale.

In altri termini abbiamo mollato la nostra leadership sul caffè per accodarci agli altri che ora ci dettano le loro condizioni e le loro regole.

Queste considerazioni mi hanno portato a rileggere a distanza di cinque anni quanto riportato nel libro ‘Il ritorno alla competitività dell’espresso italiano’

In cui si affermava “scimmiottare gli altri proponendo caffè simili ai loro standard risulterebbe un errore strategico in quanto farebbe perdere all’Italia la sua identità e il suo valore aggiunto … valorizzare il bagaglio di conoscenze acquisito nella secolare tradizione dell’espresso per tradurlo in un prodotto unanimemente riconosciuto di qualità superiore, significherebbe dare nuova linfa al made in Italy, di cui poi ogni operatore nazionale potrà avvantaggiarsi”.

Queste parole, alla luce della tendenza che si sta intravedendo lasciano un po’ di amarezza

Non vorrei che in un prossimo futuro ci trovassimo a lamentarci per aver dissipato un altro tassello della nostra cultura, solo per miopia ed esserci limitati a copiare gli altri.

Vorrei invitare la comunità italiana del caffè a riflettere su quale strada occorre intraprendere per riportare il nostro mondo ad essere protagonista sulla scena mondiale e magari anche fonte di imitazione per gli altri.

Maurizio Giuli

Presidente Ucimac