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Torrefazione Neronobile Caffè, 23 milioni di fatturato, comprata e venduta due volte in otto mesi

Il desiderio di sviluppo per una realtà da 90 addetti con 23 milioni di fatturato, 4 milioni di ebidta e un tasso di crescita negli ultimi 4 anni del 26,1% aveva convinto la famiglia Furia fondatrice a cercare un investitore. A fine 2018 l’accordo era stato raggiunto con la società inglese Eos Im che aveva rilevato il 67% del capitale

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Il logo di Neronobile

MILANO – Una storia di compravendita tortuosa quella di Neronobile, azienda del caffè di Sarcedo (Vicenza), che ha conosciuto diverse svolte nel solo arco di 8 mesi. Tra acquisti e cessioni, il marchio ora è in gran parte nelle mani di Mandarin Capital Partners (che ne possiede il 67%).

Mentre il restante 33% è di proprietà di diversi investitori italiani come Intesa, Bper, Fondazioni bancarie e altri imprenditori come la famiglia bolognese Vacchi (Ima). Leggiamo degli ultimi sviluppi dal sito ilgiornaledivicenza, dall’articolo di Roberta Bassan.

Neronobile: un’odissea lunga 8 mesi

Vendono, ricomprano, rivendono un’altra volta. Tutto in meno di 8 mesi. La Neronobile Caffè di Sarcedo, da cui escono 250 milioni di capsule compostabili di caffè all’anno per le macchine espresso sempre più diffuse tra casa e lavoro. Ma anche té, tisane e zuppe in capsula, ha vissuto un anno piuttosto intenso.

Il desiderio di sviluppo per una realtà da 90 addetti con 23 milioni di fatturato, 4 milioni di Ebidta e un tasso di crescita negli ultimi 4 anni del 26,1% aveva convinto la famiglia Furia fondatrice a cercare un investitore.

Un anno fa

A fine 2018 l’accordo era stato raggiunto con la società inglese Eos Im che aveva rilevato il 67% del capitale, lasciando la gestione operativa a Giampaolo Furia. Rimasto amministratore delegato, con il 33% delle quote.

Il fondo non è riuscito a garantire però il pieno sostegno al piano di sviluppo che, come era stato annunciato, avrebbe visto l’azienda vicentina decollare sia sul fronte dell’internazionalizzazione che nella crescita per linee esterne.

E allora la scorsa primavera la famiglia Furia è andata a ricomprarsi le quote con un’operazione che, a quanto si è appreso, si è consumata di comune accordo con il fondo d’investimento.

Un divorzio piuttosto sereno, da cui il fondo non è uscito a mani vuote e con cui i Furia riprendevano in mano le redini dell’azienda. Restava quel piano da far decollare in un settore molto appetibile.

Si prevede che le capsule copriranno il 42% del mercato del caffè in Europa occidentale entro il 2021. L’Italia è il quarto mercato: le capsule coprono circa il 30%, con un salto al 43% entro il 2021. Nel Regno Unito la crescita è destinata a raddoppiare al 13%.

Il dossier Neronobile Caffè non è passato inosservato

A Sarcedo, da quanto si è potuto apprendere, si sono fatti avanti più fondi. E alla fine la relazione si è fatta più intensa con Mandarin che stava lanciando il terzo veicolo della sua piattaforma di private equity. E debuttava così, a fine settembre, nel business del caffè di Sarcedo.

Di fatto una staffetta tra fondi, ma in mezzo il riacquisto da parte dei fondatori e con la maggioranza ceduta due volte in pochissimo tempo: in questo mondo, e non soltanto in quello del caffè, un’operazione piuttosto insolita.

Ripetuto lo schema: 67% al fondo, 33% al fondatore Giampaolo Furia che resta amministratore delegati. Nel Consiglio di amministrazione – ha fatto sapere il nuovo fondo – è entrato Carlo Luigi Salvadori, già top manager di Nestlè e Lavazza.

Neronobile Caffè è stata riconosciuta «azienda estremamente dinamica», guidata «da un imprenditore con doti fuori dal comune» e con «un grandissimo potenziale di crescita nei mercati internazionali».

Il piano per Neronobile

L’investimento (si parla in prospettiva dai 20 ai 30 milioni) è finalizzato – illustra una nota di Mandarin – a sostenere un progetto di crescita e internazionalizzazione. Facendo leva sul network di contatti del fondo in Asia e in Europa, anche per linee esterne.

Neronobile rappresenta una piattaforma ideale per intraprendere una strategia build-up. Con l’obiettivo di creare un gruppo integrato in grado di controllare l’intera filiera del caffè. Sono già in corso trattative avanzate per alcune potenziali acquisizioni».

Strategia che Alberto Forchielli, partner fondatore di Mandarin Capital Partners, ha spiegato con chiarezza a Vicenza lunedì scorso in Confindustria accennando anche all’operazione Neronobile: «Bisogna cogliere le opportunità di crescita, piccolo non è più bello, è necessario avere imprese più grandi».

Così Mandarin III, dopo Sarcedo, è sbarcato a Pederobba (Treviso) per la seconda operazione: il 70% di Eurmoda. Nel Vicentino il polo del caffè. Nel Trevigiano quello del lusso.