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mercoledì 12 Giugno 2024
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L’opinione di Fabrizio Polojaz, presidente Caffè Trieste: “10 cent in più non incideranno sul bilancio familiare”

Fabrizio Polojaz: "È aumentato il costo del caffè materia prima e ciò ha portato le torrefazioni ad aumentare il prezzo del caffè tostato venduto al bar. E nell’aumento il torrefattore ha dovuto aggiungere per lo meno gli aumentati costi degli imballi (plastica, alluminio, cartone e banda stagnata hanno tutti subito aumenti percentuali a due cifre), degli energetici (elettricità e gas), dei carburanti per la distribuzione del prodotto."

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MILANO –  Fabrizio Polojaz, presidente dell’Associazione Caffè Trieste e titolare della torrefazione Primo Aroma, ha deciso di esprimere la sua opinione in merito all’attuale dibattito che concerne l’aumento del costo della tazzina di caffè al bar. Secondo Polojaz, l’aumento di 10 centesimi non sarebbe così gravoso per le tasche dei consumatori e, inoltre, aiuterebbe i baristi ad offrire un servizio di sempre maggiore qualità. Leggiamo di seguito il suo intervento.

L’aumento del prezzo della tazzina secondo Fabrizio Polojaz

TRIESTE – “Vorrei proporre una riflessione a margine dello sconcerto spesso rilevato per l’attuale aumento del prezzo della tazzina al bar. Il ragionamento è matematico: l’aumento di dieci centesimi a tazzina, per chi al bar prendesse un caffè al giorno per tutti e trenta i giorni del mese, weekend compresi, equivarrebbe a un esborso maggiore di 3 (tre) euro al mese.

Per chi di caffè ne prendesse due al giorno, sempre al bar, ogni giorno, compresi i sabati e le domeniche, l’esborso aumenterebbe di 6 (sei) euro al mese.

Più realisticamente, l’aumento di 10 centesimi toglierà dalle mie tasche di consumatore due o tre euro in più al mese. A fronte degli aumenti di luce, gas, carburanti e varie di sussistenza che stanno mensilmente svuotando le tasche dei consumatori per qualche centinaio di euro.

E, permettete, dietro a questi dieci centesimi in più richiesti dal barista non c’è la volontà di recuperare quanto perso nei periodi di chiusure e limitazioni all’attività. I caffè invenduti in quel periodo sono persi: nessuno berrà quattro caffè in più al giorno perché per quattro mesi non è andato al bar.

Il barista cerca di mantenere viva la propria attività, vuole coprire gli aumenti che anche le famiglie stanno sperimentando.”

Un aumento del costo inevitabile

“È aumentato il costo del caffè materia prima e ciò ha portato le torrefazioni ad aumentare il prezzo del caffè tostato venduto al bar. E nell’aumento il torrefattore ha dovuto aggiungere per lo meno gli aumentati costi degli imballi (plastica, alluminio, cartone e banda stagnata hanno tutti subito aumenti percentuali a due cifre), degli energetici (elettricità e gas), dei carburanti per la distribuzione del prodotto.

La stessa tazzina, e il piattino, sono aumentate del 20%, la bustina di zucchero (implicita per il consumatore) al barista costa di più (quotazioni dello zucchero a +30% in un anno) come pure il latte (+60%) e la spolveratina di cacao sul cappuccino (fatta nonostante un aumento dei prezzi del cacao del 20%).

Per non parlare dell’aumento del costo degli almeno 3kW di elettricità necessari a far funzionare la macchina per il caffè espresso.

Pertanto diamo il peso reale a quei dieci centesimi, a quei due euro in più al mese. Non sbilanceranno il nostro fabbisogno familiare, ma permetteranno al nostro barista di fiducia di continuare ad accoglierci con un sorriso, un buon caffè e a farci sentire a nostro agio almeno per quell’attimo di socialità, di pausa e di soddisfazione che è da sempre il significato di una tazzina di espresso al bar.”

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