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Maltoni: “L’espresso da bar? Alle origini di tutto ci fu l’invenzione di Angelo Moriondo nel 1884”

enrico maltoni

MILANO – La paternità della macchine del caffè è sempre una questione delicata, soprattutto in un Paese come l’Italia, in cui la tazzina è qualcosa che somiglia molto a un rito religioso. A questo proposito, la cosa migliore è affidarsi agli esperti. Proprio per questo, ci siamo appoggiati della voce di un ricercatore informatissimo sia da un punto di vista culturale che da quello tecnico, Enrico Maltoni.

Maltoni è un collezionista di macchine del caffè e molto di più in quanto, capace di trattare l’attrezzatura proprio come un operatore. Questi strumenti, piuttosto antichi quanto delicati, non vengono collezionati e basta: Enrico Maltoni ne conosce ogni dettaglio e così è in grado di metterci mano con estrema consapevolezza. Ed è per questo motivo che è il principale fautore di una mostra permanente di eccellenza come quella ospitata dal Mumac dove è visibile una copia della macchina. Idem al Museo Lavazza a Torino.

Enrico Maltoni, il suo racconto sulle origini

E’ il 30 giugno dell’anno 1884, la data in cui il torinese Angelo Moriondo (1851-1914) ottiene la registrazione del brevetto n. 33/256 (Vol. 33, n. 256). Un giorno che può essere considerato il punto d’origine della storia della macchina per espresso da bar.

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Nonché di un modo tutto nuovo di degustare il caffè, dissimile rispetto a quello in voga da secoli. Il quale impiegava le tradizionali caffettiere per l’erogazione dell’infuso in tazza.

Depositando quel brevetto, Moriondo certificava la progettazione di un innovativo modello di macchina a vapore atto a migliorare l’estrazione del caffè.

Il documento registrato presentava un titolo

«Nuovi apparecchi a vapore per la confezione economica ed istantanea del caffè in bevanda, sistema A. Moriondo». Una dicitura che indicava esplicitamente le principali novità dell’apparato. Ossia, lo sfruttamento del vapore e la possibilità di una repentina somministrazione della bevanda.

La macchina concepita da Moriondo mostrava innegabili elementi di modernità

L’apparecchio di forma cilindrica sfoggiava una caldaia con le indicazioni riguardanti il livello dell’acqua e la pressione del vapore. Inoltre, aveva una valvola di sicurezza; un’impugnatura porta-filtro con attacco di fissaggio rapido ed era capace di produrre, in pochi minuti, una o più tazze di caffè.

Moriondo, all’epoca titolare di locali pubblici, fece fabbricare svariati esemplari di questo modello destinati agli esercizi di sua proprietà; le macchine furono costruite in vista dell’imminente Esposizione Generale al Valentino (1884). Evento che avrebbe richiamato a Torino migliaia di persone.

Un esemplare del rivoluzionario apparecchio fu esposto in uno dei padiglioni di questa mostra internazionale (in realtà, un semplice chiosco dove i visitatori sostavano per ritemprarsi). Ottenendo un importante riconoscimento (la “Medaglia di bronzo”) oltre che l’attenzione della stampa.

Fatto del tutto singolare, Moriondo non sfruttò mai il brevetto per una produzione industriale e una vendita in serie

Si limitò invece a costruire pochi prototipi di macchine destinati esclusivamente ai locali di cui era esercente. Scelta che condannò  poi all’oblio storiografico il nome del geniale inventore. Infatti, le macchine non ebbero una diffusione capillare e la biografia di Moriondo fu ignorata per lungo tempo dagli storici del caffè.

L’innovazione tecnologica di Angelo Moriondo si inserisce nel clima di epocale rinnovamento prodotto dalla Seconda rivoluzione industriale. Una fase storica posta a cavallo tra Ottocento e Novecento caratterizzata da grandi cambiamenti che decreteranno la nascita della società di massa.

Questo periodo di modernizzazione che interessa soprattutto l’Europa, gli Stati Uniti, la Russia e il Giappone, è contrassegnato dall’entrata in scena di nuove classi sociali (il proletariato e la borghesia); da un’intensa industrializzazione e dalla nascita di nuove idee politiche (le teorie socialiste, liberali e il nazionalismo). Infine,  dall’inevitabile metamorfosi del costume sociale.

L’introduzione della luce elettrica

Così come del trasporto ferroviario e del cinematografo sono esempi di questo articolato processo di trasformazione che avrà tuttavia anche risvolti negativi. Così come il predominio coloniale e l’affermazione del razzismo.

L’esaltazione della tecnica e della scienza

Considerate strumenti capaci di risolvere ogni problematica del vivere civile, è intrinsecamente connessa all’idea di progresso. In ambito culturale si afferma l’Art Noveau. Un raffinato movimento artistico filosofico che propone un’estetica fatta di linee curve e motivi ornamentali di matrice fitomorfica.

In Italia assumerà la denominazione di Liberty, dal nome dei magazzini londinesi fondati nel 1875 da A. Lasenby Liberty. Specializzati nel commercio di prodotti provenienti dall’Estremo Oriente. Per una minoranza della popolazione (gli strati sociali più abbienti) questo periodo, ribattezzato non a caso Belle Époque, sarà contraddistinto da uno stile di vita elegante e spensierato che terminerà bruscamente solo nel 1914, con lo scoppio della Grande Guerra (1914-1918).

L’inventiva di un pioniere come Luigi Bezzera

Grazie a lui agli inizi del ‘900 compaiono nei locali pubblici le prime sbuffanti macchine a vapore; queste sostituiranno in modo definitivo le vecchie caffettiere. Il cambiamento è per certi versi rivoluzionario.

Il video del restauro della Moriondo

Un’operazione realizzata e visibile presso il Museo Lavazza e il Museo Mumac costruito dalle Officine Maltoni.