giovedì 30 Maggio 2024
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Da Lavazza a Starbucks dilaga la sfida della tazzina nel salotto di Milano

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Sulla raffica di aperture di caffetterie già andate in onda a Milano e su quelle in programma è uscita un interessante articolo sul quotidiano La Repubblica che riassume la situazione.

Ve lo proponiamo

Triestespresso

MILANO. Tu hai un lampadario gigante fatto di tazzine e piattini? Io ne ho uno con enormi chicchi, tutto di cristallo color miele.
Quante miscele? Io di più. Ce l’ hai il prosecco millesimato? E la gelatina di Amaretto di Saronno?

I grandi del caffè combattono sulla piazza più smart, chic, trendy, e anche glamorous d’ Italia, Milano, che peraltro ha inventato i flagship store parecchio tempo fa, infatti in Galleria scintillano ancora gli storici locali Campari e Motta.

E adesso è tutto un nuovo caffè di qua e di là, Lavazza e Illy in testa, sarà per paura di Starbucks in arrivo a fine 2018, con 2.400 metri quadri nella ex sede delle Poste, in Cordusio.

Nel frattempo si piantano bandiere, si segna il territorio, si inaugura per lo più tra Quadrilatero e Duomo, ma anche a Porta Nuova, dove tutti vanno a spasso sotto i grattacieli, e in Stazione Centrale, dove c’ è il flagship Segafredo Zanetti, che promette «piccole coccole da dedicarsi in ogni momento della giornata».

lavazza schermata caffè milanoÈ una moda, e magari poi passa? Di certo oggi è di moda, se tutti si affannano ad aprire, a offrire varietà preziose e costose, blend rari come per i whisky, e chi ce l’ ha sfoggia la tostatrice, così le vecchie torrefazioni imparano.

I milanesi amano questo genere di gare, perciò a Milano sbarcano in pompa magna i marchi, come Lavazza, torinese dal 1895, che ha scelto piazza San Fedele il giorno dopo l’apertura ieri c’ era la coda alla cassa.

I milanesi sono anche vagamente maniaci, infatti nella calca uno diceva all’ amico che «un caffè di questo colore non l’ ho mai visto da nessuna parte ».

L’ altro annuiva gravemente, ma a ben guardare nella tazzina quel caffè era bello nero, cosa ci avrà visto dentro.

Un’ esperienza, probabilmente, come suggeriscono suadenti tutti gli uffici stampa.

Non ti vendo solo un caffè, ma uno stile di vita, un modo di essere, un’ eleganza, come ben sanno i grandi marchi della moda.

Che sfilano giusto in questi giorni, e piantano boschetti di melograni davanti alla Scala, richiamano pierre modelle e buyer.

Tutti volentieri affrontano la temibile prova di un caffè unico, speciale, forse anche in edizione limitata.

Comunque, il primo “limited edition” è stato il Nespresso di piazza del Liberty, un tre piani tutto in inglese dove non si vendono solo capsule.

Eh no, ci sono le macchine, gli accessori, i travel mug, il riciclo capsule, e il bar, pare brutto chiamarlo così, dove si va a degustare.

Poi, magari con l’ aiuto di un assistente, si compra tra i Grand Cru e si esce felici, là dove nascerà un altro flagship, di altro genere, che è la Apple, e visto che tutto si tiene e lusso chiama lusso, il milanese o il turista potranno dirsi beati.

Come già succede alla Fondazione Prada, che ha un suo raffinato Bar Luce progettato da Wes Anderson, molto amato da quelli che bazzicano la moda, hipster di varie tribù, architetti.

E Illy, che in piazza Gae Aulenti vende anche tramezzini e macaron, mica solo caffè. Nel nuovo locale in Montenapoleone invece si pranza all’ ombra di una magnolia, piantata in un antico cortile.

Una hostess ti guida al tavolo per un light lunch, o un aperitivo, e c’ è l’ orzotto al caffè con baccalà e maggiorana fresca, ad esempio, ma anche menu per vegani, e il gluten free.

Chi ci va?

Si offre «food for global nomad», e in effetti si vedono seduti sui divanetti molti giovani nomadi stranieri. O forse anche commessi dei famosi negozi accanto, in pausa pranzo. Magari solo per un caffè, elegante e globale.

E per tornare al Lavazza, va detto che va molto il caviale di caffè, e il coffee pop corn stupisce tutti, così come «spugne, spume e sferificazioni».

Un’ evoluzione barocca del vecchio chicco, anche triste, quello che Giuseppe Parini definiva «legume». Proveniente da Aleppo e da «Moca », da cui però si traeva «la nettarea bevanda».

Il povero Parini, che veniva dalla provincia ma pure si era abituato bene a palazzo Serbelloni, non immaginava dove saremmo arrivati.

Spiega un esperto di finanza, uno di quelli che compra cialde misteriose e beve solo miscele di livello, che «ormai si margina poco vendendo solo caffè. Si margina molto molto di più vendendo cibo, panini, piattini».

«Del resto lo hanno capito da tempo anche i bar di periferia, non si vive più di solo caffè. I brand si sono adeguati, e hanno alzato il livello, chiaro?».

Starbucks aprirà i battenti a marzo 2018

Il gigante americano (26.000 caffetterie nel mondo, 300 di tipo Reserve come sarà quella di Milano) aprirà i battenti alla fine del 2018, intanto gli altri piantano le bandiere.

Non si vende soltanto un prodotto ma uno stile di vita nella città dove tutto deve fare tendenza.

Brunella Giovana

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