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Così il cacao divenne la moneta di scambio dell’impero dei Maya

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Cabosse di cacao

MILANO – Il cacao come merce di scambio assimilabile alla moneta, mai utilizzata dai Maya. È la sorprendente tesi sostenuta da importanti ricerche recenti su questa affascinante civiltà precolombiana, la cui storia si estende dal dal 2000 a. C. fino al 1697, quando l’impero fu definitivamente colonizzato dai conquistadores spagnoli.

Ne parla il sito Curioctopus, in un interessante articolo che riprendiamo di seguito.

L’economia dei Maya si basava soprattutto sulla produzione di mais, fagioli, pomodori e zucche. Le classi nobili invece apprezzavano molto il cacao, considerato un prodotto prezioso e pregiato.

Secondo le ricerche, i Maya non hanno mai utilizzato il denaro per gli scambi. La loro economia si basava per lo più su una forma di baratto regolarizzato, in cui ogni prodotto aveva una diversa valutazione. Gli alimenti facilmente coltivabili – come mais, pomodori, fagioli e zucche – avevano un valore inferiore rispetto alle merci più difficili da coltivare come cotone, vaniglia e cacao.

Joanne Baron, un’archeologa del Bard Early Colleges, ha analizzato l’arte maya e ha scoperto che il cacao è divenuto sempre più importante man mano che l’impero raggiungeva un rilievo economico e politico maggiori.

In particolare, nel periodo di massimo splendore (ossia classico, compreso tra il 250 e il 950), il cacao divenne preponderante in tutta l’arte dei Maya. Baron ha scoperto che specialmente nelle scene che ritraggono compravendite esso è sempre presente.

Il cacao moneta dell’impero

L’analisi dell’arte maya ha portato l’archeologa a ipotizzare che il cacao abbia assunto il valore di moneta corrente dell’impero.

La tesi sarebbe avvalorata dal fatto che gli stessi conquistadores pagavano con chicchi di cacao i maya che lavoravano alle loro dipendenze. Secondo Baron, inoltre, il periodo di siccità che colpì l’impero durante il periodo post-classico (950-1539) sarebbe stata la causa della decadenza economica e politica dell’impero.

L’archeologo David Freidel, professore alla Washington University in St. Louis, considerato uno dei maggiori studiosi delle civiltà precolombiane, ha salutato con entusiasmo le ricerche di Baron, pur ponendo dei limiti.

Secondo Freidel, infatti, il cacao non era l’unico tipo di merce più importante e l’unica valuta dell’impero. Inoltre, pur condividendo l’idea che la siccità abbia potuto produrre una flessione economica, Freidel non pensa che questo possa giustificare la decadenza dell’impero Maya.

L’importanza del cacao rimane ancora oggi un mistero: perché era così importante per i popoli delle civiltà precolombiane? Le tesi di Baron rendono questo mistero ancora oggi più affascinante che mai.