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Andrej Godina al Codacons: “Venite in Honduras per capire il prezzo vero dietro la tazzina”

Andrej Godina
Andrej Godina autore di questa nota

MILANO – Sui motori di ricerca del web, è improvvisamente ricomparso un comunicato che il Codacons aveva già diffuso nel 2011. Si tratta di un documento certamente datato, eppure ancora attualissimo in quanto fotografava una situazione legata ai prezzi bassi della materia prima. Sì perché il focus del problema sono i prezzi del caffè fermi ai minimi.  Difatti, nell’ultimo anno, è riscontrabile un calo del 65% del valore commerciale all’ingrosso dello stesso. Il fenomeno non ha tuttavia prodotto benefici per consumatori finali del prodotto.

Perché il prezzo di caffè e cappuccini al bar è rimasto invariato e, anzi, in taluni casi è aumentato. A fronte di un ribasso di così vasta portata, il Codacons si aspettava allora e, forse, anche oggi di potere godere di un ribasso dell’espresso per i consumatori.

Codacons e Antitrus unite per il consumatore

L’organizzazione in difesa degli utenti, si era dunque rivolta all’organo demandato a vigilare sulla concorrenza e sul mercato, l’Antitrust. La richiesta era quella di aprire una istruttoria al fine di accertare se tra produttori, distributori o esercenti era intervenuta una intesa volta ad escludere i consumatori dai benefici derivanti dal deprezzamento del costo del caffè. O comunque per tenerne artificiosamente alto il prezzo.

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In proposito interviene l’esperto di caffè Andrej Godina

Ho letto da poco la notizia, pur datata, dell’azione di denuncia del Codacons all’Antitrust verso produttori e distributori di caffè. Secondo il Codacons infatti, se il prezzo della materia prima sui mercati internazionali cala, come è successo recentemente, il prezzo di vendita del caffè e cappuccini dovrebbe diminuire.

Leggendo la notizia frettolosamente e con superficialità si potrebbe pensare “il Codacons sta fecondo il suo mestiere. Protegge in qualche modo i diritti dei consumatori per avere giustizia sui prezzi”.

Tuttavia, ad una lettura più approfondita l’azione del Codacons non ha assolutamente alcun tipo di fondamento. Per lo meno non basato sulla conoscenza della filiera di produzione del caffè. Né di ciò che realmente accade sui mercati e nel mondo del caffè espresso.

A Milano ha aperto la più grande coffee roastery europea di Starbucks

Uno store che propone in vendita il suo espresso a 1,80 euro. Ancora però, nessuno in Italia sa che Starbucks è uno dei compratori di caffè più importanti al mondo che supporta con un suo programma di sostenibilità le comunità locali che producono caffè. A volte, pagandolo un prezzo maggiore rispetto a quello di borsa.

Dal 2017 assieme ad altri 27 soci sono divenuto un produttore di caffè

In Honduras abbiamo comprato una piantagione per dimostrare, nel nostro piccolo, che produrre un caffè di qualità sostenibile non solamente è possibile, ma ormai doveroso. Da questa nuova avventura imprenditoriale ho potuto toccare con mano, nella comunità locale di Las Capucas, il piccolo villaggio a cui la mia piantagione fa riferimento, che spesso il piccolo coltivatore di caffè non è in grado nemmeno di coprire le spese di produzione che sostiene in piantagione!

Ciò consiste in un colossale cortocircuito del nostro sistema economico e di ciò che la filiera di produzione di una tazzina di caffè produce nei paesi di origine. Spesso il piccolo produttore si indebita per produrre un caffè che non riesce a coprire le spese. Ciò costringe la sua famiglia a entrare nel circolo vizioso dei prestiti con le banche o ancora peggio con gli strozzini che nel giro di qualche anno potranno requisirgli la proprietà.

Il prezzo adeguato e sostenibile

Invece di pensare a diminuire il prezzo della tazzina di caffè espresso associazioni come il Codacons dovrebbero preoccuparsi che il consumatore acquisti al giusto prezzo sia il cibo che le bevande sostenibili. Ovvero che lascino la giusta porzione di marginalità su tutti gli anelli della filiera di produzione, primo fra tutti il coltivatore.

A fine ottobre, in occasione dell’evento fieristico della Triestespresso Campus, Umami Area Honduras portare in Italia Francisco Villeda Panchito. Il nostro capata di finca Rio Colorado.

Con il sostegno della fiera abbiamo deciso di dare voce in qualche modo al coltivatore

Per sensibilizzare innanzitutto l’operatore di settore che un caffè di qualità sostenibile non può essere comprato sotto una soglia minima di prezzo, al di là di ciò che le quotazioni di borsa determinano con operazioni di hedging e sui contratti futurs. L’evento “meet the farmers” di Trieste è la scusa per trattare gli argomenti della CSR – Corporate Social Responsability applicata nel mondo del caffè.

Una direttiva Europea recepita dal nostro sistema legislativo nel 2018 e che incoraggia le grandi aziende ad attività di responsabilità sociale. Come può la filiera del caffè espresso italiano dare una risposta concreta a questo invito? E’ facile. Decidiamo tutti assieme di pagare il caffè verde a un prezzo giusto, che sia sostenibile per l’agricoltore e imponiamo al mercato un prezzo della tazzina di caffè più alto.

Quindi, in conclusione, cosa direi a Codacons?

“Per favore, partecipate al prossimo viaggio formativo che organizzo in Honduras nella mia piantagione; venite e vedere e a toccare con mano quanto costa produrre un chilo di caffè verde; fate voi stessi i calcoli di quanto dovrebbe costare sul mercato per ripagare i costi di produzione e tornate in Italia e denunciate all’Antitrust i produttori e i distributori di caffè perché propongono il loro espresso a un prezzo troppo basso. Infine, suggerite che il prezzo medio della tazzina di espresso dovrebbe salire almeno a 1,80 euro!”.