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Chiude Thursday Night Throwdown Faema: oggi le finali e la premiazione

In margine a questo evento abbiamo intervistato Lorenzo Bottoni della Torrefazione Micro Coffee Roasters di Gallarate, protagonista nella giornata di mercoledì 12 aprile con le sue miscele. Non monorigine, ma questo lo spiega Bottoni

Faema

MILANO – La finalissima della TNT, la Thursday Night Throwdown competition, che si terrà nel pomeriggio di oggi, giovedì 13 aprile, dalle ore 17.30 nello spazio Faema di Via Ventura 3, proprio dove sorgeva la prima sede della Faema, conclude questa sera gli eventi pubblici che erano iniziate lo scorso 22 marzo sotto l’insegna di Art & Caffeine Faema. Attorno alle 19 la premiazione che prevede l’assegnazione al vincitore di una Faema E61 Legend a due gruppi, targhe per secondo e terzo classificati, corsi alla Mumac Academy per tutti i concorrenti.

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Un momento delle selezioni

Sono stati giorni intensi: la storica sede Faema ha aperto le porte a un mix di design, musica e fotografia che sta accompagnando baristi, coffee roasters e coffee lovers in un’esperienza immersiva nell’arte del caffè.

Numerosi gli eventi in programma: dai roasters days alla scoperta del mondo degli specialty coffee alle latte art competition fino alle degustazioni di caffè e di cocktail a base di caffè durante la settimana del Fuorisalone con migliaia di presenze, almeno 30 mila persone.

Ultimo evento prima della finale la presenza Micro Coffee Roasters Officine di Torrefazione che si è tenuta per tutta la giornata di mercoledì 12 aprile.

In margine a questo evento abbiamo intervistato Lorenzo Bottoni, biologo che è arrivato ad una propria torrefazione del caffè dal settore alimentare ed aver operato nel ramo del torrefatto. E dopo un passaggio nella birra artigianale è tornato al vecchio amore del caffè.

Può presentare la Micro Coffee Roasters?

È una torrefazione che nasce per raccontare delle storie, avere prodotti che possano raccontar qualcosa di me e di quello che è il nostro modo di vedere il caffè. Abbiamo scelto di utilizzare macchine che io definisco analogiche, attualmente usiamo una torrefattrice Vittoria anni 50 che abbiamo modificato noi con un sistema di riscaldamento a legna e gestiamo le curve di tostatura con flessibilità. Cerchiamo di mettere insieme analogico e digitale in modo di essere moderni senza dimenticarci da dove veniamo”.

Dove si trova la Micro Coffee Roasters?

“A Gallarate, Varese, in Via Riva 10”.

Che tipo di attività ha svolto in Via Ventura 3?

“Abbiamo voluto proporre il caffè senza cravatta. Quello del caffè è un mondo antico che vive del mito dell’Uomo del Monte 2.0. Secondo me invece il giusto tramite è un altro. Per questo abbiamo portato tre ragazze dell’Accademia delle Belle arti di Milano che hanno rappresentato il mondo del caffè su una parete. E mentre si svolgevano gli assaggi dei nostri caffè c’era un musicista all’opera. Abbiamo così voluto raccontare una storia. L’idea di fondo è che tutti i miei prodotti abbiano delle storie liquide, che ognuno di essi racconti qualcosa e quindi cerchiamo di fare apprezzare alla persone che cosa possa essere “un caffè senza cravatta”.”

Soddisfatto dell’interazione con i presenti?

“Sì, abbiamo presentato un caffè barricato in botti di Laphroaig, delle miscele di varie origini tra le quali 100 per cento arabica e tradizionali con robusta monsonato. La curiosità dei presenti per un prodotto barricato quindi non tradizionale ha permesso a molti di uscire dall’evento Faema con la convinzione che il mondo del caffè non lo conoscevano ancora. Abbiamo lasciato una curiosità, che è già un bel risultato”.

Qualche dettaglio sui caffè presentati.

“Crediamo poco nelle monorigini. Nel senso che non apprezziamo il caffè visto come una diversa versione del vino. Trovo molto più interessante il ruolo del torrefattore, l’influenza che posso mettere nel caffè attraverso il mio processo di tostatura”.

Tendenza controcorrente.

“Tostare a legna mi consente di avere un impatto ambientale contenuto e dal punto di vista aromatico non ci sono problemi perché abbiamo una caldaia separata dalla tostatrice: il fumo non ha alcuna influenza sul risultato finale del torrefatto. Ma torniamo alle miscele; una 70/30 che chiamiamo Ligera – tutte le nostre miscele hanno nomi che abbiamo ripreso da una Milano un po’ da innamorati – poi abbiamo la Giambellino e la Vigorelli. Tutte e tre raccontano una storia di una Milano ideale, particolare. La Ligera ha una predominanza di Brasile e Salvador, il robusta è un India monsonato. E’ una miscela di grande corpo e molto dolce ed è quella che vendiamo di più perché spesso i nostri clienti hanno dei consumatori che richiedono un caffè che non li sorprenda troppo. Questo perchè il cliente del caffè specialty in Italia non c’è ancora, va formato: dobbiamo abituarlo ad apprezzare un caffè diverso”.

La Vigorelli?

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“È una miscela da 3 monorigini che sono Brasile Nicaragua naturali e un Kenya lavato. Qui abbiamo delle note più intense, acidule, floreale. Un formato interessante. La terza miscela è la Giambellino: Nicaragua e Etiopia. È una miscela 100% arabica che si apprezza molto per un corpo molto setoso ed è floreale al naso. Abbiamo poi presentato un Nicaragua barricato come ho anticipato. Stiamo preparando un Etiopia barricato in botti da Rum, giusto per giocare con gli off flavour visto che il caffè verde è molto sensibile agli aromi. E’ un processo da gestire, lo stiamo facendo”.

Come è stato proposto questo caffè?

“Io sono ospite in casa di Faema che presenta la E71 e per questo ho portato caffè speciale per l’espresso anche perché tendenzialmente tostiamo per espresso, quindi mi è venuto facile. All’inizio ero molto scettico, preferivo lavorare con una macchina con il profilo di pressione. Devo però dire che questa gestione delle preinfusione che ha la E71 ha consentito ai ragazzi dell’accademia di estrarre al meglio i miei caffè e sono molto ben impressionato dalla macchina”.

Presto avrà un concorrente in più, Starbucks.

starbucks caffetteria caffè 1280“La stessa domanda è indice dell’importanza di questa novità. Per noi è fondamentale che arrivi Starbucks perché la forza di comunicare che hanno loro nessuno di noi ce l’ha. E Starbucks costringerà i grandi produttori di caffè a reinventarsi e darà a noi piccoli produttori uno spazio per entrare nel mercato. Quindi Starbucks santo subito”.

Starbucks a Milano cercherà di rubare il lavoro alle microtorrefazioni… 

Howard Schultz Starbucks a Milano per l'annuncio“Non lo potrà fare perché non potrà servire tutti i bar ma soltanto il suo. E il nostro cliente o potenziale tale vorrà differenziare la propria offerta e comincerà chiedersi “ma io posso avere qualcosa di differente?”. E in questo aprirà la porta a tutte le microtorrefazioni che avranno la possibilità di fornire i loro prodotti. La stessa cosa è successa venti anni fa con la birra artiginale. All’inizio sembrava una bestemmia poi è esplosa e oggi abbiamo una varietà di prodotti infinita. Tra l’altro l’Italia, nel campo della birra artigianale, è molto qualificata. E sono convinto che nel settore del caffè, nel quale abbiamo maggiore cultura avremo la possibilità di ritagliarci uno spazio che ad oggi purtroppo ci hanno rubato altri Paesi”.

Avrà successo Starbucks?

“Penso di sì perché se la qualità dei prodotti conta molto poco ed è la qualità delle emozioni che si trasmettono che vale, Starbucks in questo è molto bravo. Sì, avrà molto successo anche in Italia”.