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Smartworking: studio evidenzia che una donna su tre lavora più di prima

Chissà quanto ancora durerà la clausura, quando ci si ritroverà vicini di scrivania. La maggior parte dei lavoratori (85 per cento) è convinto che questo periodo segnerà per tanti una svolta e che contribuirà a introdurre in sempre più aziende lo smart working. E che sia davvero smart per le donne. Magari un lavoro per volta, grazie.

smartworking donne
Lo smartworking è meno facile per le donne a casa

MILANO – Gli uffici tutti chiusi e le aziende che si adattano alle nuove misure di sicurezza decise dal Governo per limitare i contagi. I lavoratori che hanno potuto hanno cambiato la scrivania dello studio con quella di casa propria ed ecco che lo smartworking da semplice modalità alternativa è diventato un modus operandi quotidiano per molti. Sui pregi e i difetti di questo sistema tutti hanno discusso. Ma un altro punto di vista per analizzare questo metodo di lavoro è quello che osserva la questione di genere. Anche a casa, la donna gestisce lo smartworking in un modo particolare: perché con i figli che non vanno a scuola, le faccende da sbrigare si moltiplicano. Ecco uno studio che ha posto il focus proprio sulle mamme che in questi giorni faticano a orchestrare vita professionale e vita personale. Dal sito ilmattino.it. l’articolo di Maria Lombardi.

Smartworking: è uguale per gli uomini e le donne?

La chat con i colleghi, e in sottofondo il delirio. «Mamma, posso ripeterti storia? Nell’800 a.c, in Etruria si sviluppò la civiltà degli Etruschi…». Il capo sollecita la mail e il più piccolo «mamma, ho fame». Sta per iniziare la web conference, «cara, ma i calzini posso metterli in lavatrice a 40 gradi?». O peggio: «Papà, dov’è la mia maglietta del calcio?». «Chiedilo a mamma». E peggio ancora: «Papà, puoi chiamare mamma?». Che intanto scrive, risponde e si affanna tra le richieste dentro casa e fuori.

Quasi quasi c’è da rimpiangere la scrivania, la luce al neon e il caffè della macchinetta

Tutti vicini, sempre insieme, e già questo non è facile. Se poi tutti si rivolgono a lei, magari nello stesso momento, ecco che il sovraccarico diventa troppo. Con lo smartworking una donna su tre lavora più di prima. Lo rivela la ricerca #IOLAVORODACASA condotta da Valore D con l’obiettivo di analizzare come è cambiato il lavoro in Italia con l’emergenza coronavirus.
L’indagine fatta su un panel di oltre 1300 lavoratori, dipendenti, e non solo, di multinazionali e Pmi. Gran parte delle aziende hanno fatto ricorso al lavoro a distanza per tutelare la salute dei dipendenti e dare continuità al proprio business. Oltre il 93% degli intervistati sta infatti lavorando da casa.

I risultati sullo smartworking

Il rischio per le donne è che lo smart working si traduca in extreme working. Dall’analisi risulta che il 60% delle intervistate era già abituato a lavorare in modalità lavoro agile, con flessibilità di orario e spazi. Ma l’ufficio in casa richiede una grande disciplina personale, una postazione di lavoro tranquilla e isolata, orari determinati. E non è facile ritagliarsi spazi, tempo e tranquillità se accanto c’è chi studia, chi lavora e chi gioca. Le donne faticano a trovare un equilibrio tra lavoro e vita domestica e sono più impegnate di prima. Gli uomini se la cavano meglio, uno su cinque ammette di trovare difficoltà e di sentire un carico maggiore di prima.

«La ricerca conferma che la responsabilità della cura famigliare continua a gravare in prevalenza sulle donne che, soprattutto in questa situazione di emergenza, fanno fatica a conciliare la vita professionale con quella personale. Sarebbe invece auspicabile che proprio momenti di crisi come questi potessero aiutare a sviluppare una maggiore corresponsabilità genitoriale che alleggerisca la donna dal duplice carico famigliare e professionale», commenta Barbara Falcomer, direttrice generale di Valore D, l’ associazione di imprese in Italia 200 ad oggi, per un totale di più di due milioni di dipendenti che da dieci anni si impegna per l’equilibrio di genere.

Il cambiamento

L’umore per fortuna regge bene e anche momenti così critici possono essere visti come occasioni di cambiamento. Oltre il 60% delle donne ha espresso sentimenti «positivi e di rinnovamento», mentre il 40% vive questo periodo con «ansia, rabbia e confusione». A risentirne di più sono le Millennials, più confuse delle Baby Boomers (22.8% le prime contro il 6% delle seconde). Più resilienti le ultra quarantenni. Oltre il 48% si sente abbastanza forte per affrontare e superare questo periodo di difficoltà, contro l’11% delle donne sotto i 30 anni. In compenso, la speranza è un sentimento che accumuna le donne di tutte le generazioni con un leggero incremento tra chi ha meno di 40 anni.

Chat per il caffè

Qualcuno per superare il senso di isolamento ha creato chat per pausa caffè virtuale e pranzi a distanza. Chissà quanto ancora durerà la clausura, quando ci si ritroverà vicini di scrivania. La maggior parte dei lavoratori (85 per cento) è convinto che questo periodo segnerà per tanti una svolta e che contribuirà a introdurre in sempre più aziende lo smart working. E che sia davvero smart per le donne. Magari un lavoro per volta, grazie.