domenica 25 Gennaio 2026
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Lavazza lancia la nuova miscela Super Espresso

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IVS Lavazza Group logo convendum yak emilia coffee
Il logo di Lavazza Group

TORINO – La novità è di quelle importanti perché è assai poco frequente che produttori di caffè propongano una miscela tutta nuovo. Perché dietro il marchio Super Espresso, un nome che sintetizza il lavoro degli esperti torinesi, Lavazza propone al consumo domestico un inedito concentrato di intensità e gusto, vestito con una confezione completamente rivista nello stile.

La miscela Super Espresso di Lavazza

Ma cominciamo dalle caratteristiche di Super Espresso come lo presenta l’azienda che l’ha messa a punto con un lungo lavoro di assaggi e selezioni di origini differenti: un espresso intenso, rotondo, cremoso, 100 per cento arabica.

In altre parole questa nuova miscela premium Lavazza la dedica ai veri intenditori del caffè perché parla di eccellenza e di piacere quotidiano.

Alla sostanza in tazza si unisce anche la forma e, alla perfezione di gusto, l’estetica ricercata di una confezione.

La nuova confezione Super Espresso Lavazza esclusiva è fatta di abbinamenti caldi e avvolgenti come il bordeaux e il nero: al centro, una tazzina dorata a rappresentare l’esclusività, la raffinatezza e lo stile di questo Super Espresso.

Si tratta di una nuova specialità che racchiude l’esperienza ultracentenaria dell’azienda torinese e che si posiziona come top di gamma tra le miscele espresso casa Lavazza e si rivolge a un pubblico attento alla qualità che quotidianamente desidera gustare l’eccellenza dell’espresso.

Alla nuova miscela Super Espresso si accompagna il restyling delle confezioni delle miscele espresso casa Crema e gusto, Espresso famiglia e Espresso qualità oro che, nel loro nuovo look, pongono al centro la forza e l’autorevolezza del marchio Lavazza, facendo emergere da ogni confezione l’italianità e la qualità del marchio.

Lavazza con quest’operazione conferma il proprio legame con la tradizione del caffè all’italiana e l’interesse a investire energie e risorse nel segmento retail, per offrire agli intenditori di gusto la qualità unica delle miscele Lavazza.

Gli Energy Drink nel mirino delle critiche sulla salubrità, la replica dei produttori: “Si tratta di cattiva informazione”

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Lattina di Red Bull energy drink
Lattina di Red Bull

MILANO – Attenzione agli energy drink, alcune bibite possono essere estremamente pericolose per bambini e adolescenti, a tal punto che il loro consumo andrebbe rigidamente regolamentato e limitato come per l’alcool, il tabacco e i farmaci con ricetta. Il monito viene da uno studio medico pubblicato sulla rivista Pediatrics e ripreso con grande clamore in Gran Bretagna dal quotidiano Daily Mail.

Il pericolo degli energy drink

Alcuni dei prodotti per dare energia, sostiene la ricerca, che è firmata da illustri scienziati, hanno un contenuto di caffeina elevatissimo, quattro o cinque volte più forte delle più comuni bevande gassate. Sotto accusa tra l’altro una nota bevanda molto venduta e pubblicizzata anche in Italia con lo slogan “ti mette le ali”.

Tra le conseguenze negative causate dalla dose massiccia di caffeina, sostengono i ricercatori, figurano palpitazioni cardiache, attacchi epilettici, infarti e addirittura morte improvvisa.

In particolare sarebbero ad alto rischio i soggetti affetti da diabete o disturbi comportamentali. “Noi scoraggiamo l’uso di queste bevande da parte di bambini e ragazzi”, afferma il pediatra Stephen Lipshultz dell’istituto di medicina dell’Università di Miami, autore dello studio. Le bevande energetiche, spiega, non hanno effetti terapeutici, e molti ingredienti sono sottostudiati e non regolati.

La replica dei produttori

Non ci stanno naturalmente i produttori di tali bibite, secondo cui la ricerca “non fa altro che perpetuare la cattiva informazione sugli energy drink e gli ingredienti che li compongono”. Così si è pronunciata Assobibe, l’associazione di Confindustria che rappresenta, tutela e assiste le imprese italiane produttrici di bevande analcoliche.

In Italia, ricorda Assobibe, la quantità di caffeina presente nella maggior parte degli energy drink confezionati in lattina da 250ml in commercio ”è simile a quella presente in una tazzina di caffè”. Su tutti gli energy drink in commercio in Italia inoltre, in conformità alla legislazione europea vigente – aggiunge l’associazione – “è riportata in etichetta la quantità di caffeina contenuta ed è presente una chiara indicazione ‘tenore elevato di caffeina’ ”.

Assobibe ricorda che “la stessa Food and drug administration, l’organismo Usa che controlla cibi e farmaci, ha concluso che non esistono prove che l’uso di caffeina nelle bevande abbia effetti negativi sulla salute, e più di 140 Paesi ne consentono l’uso a differenti concentrazioni, nelle bibite” e conclude però ricordando che “come per il caffè, le bevande contenenti caffeina non sono consigliate a persone particolarmente sensibili, tra le quali i bambini”.

Ravenna: rincari in arrivo per la tazzina ma non tutti i bar sono d’accordo

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Il prezzo del caffè al bar

Nella grande maggioranza dei bar al centro di Ravenna il caffè passerà da 1 a 1,10 euro. Il prezzo della tazzina era fermo a 1 euro da quasi quattro anni e per gli amanti del caffè era una cifra comoda ma tutto questo è destinato a cambiare. Leggiamo di seguito l’articolo pubblicato sul portale Romagna Noi.

L’aumento del prezzo del caffè a Ravenna

RAVENNA – E’ questione di giorni, poi, nella maggior parte dei bar del centro e a seguire in quelli delle zone più periferiche, il costo della tazzina di caffè passerà da 1 a 1,10 euro. Era solo questione di tempo perché anche a Ravenna succedesse quello che già prima della fine del 2010 era successo a Cesena, Bologna o Faenza.

“Siamo gli ultimi che vorrebbero aumentare il prezzo, ma i costi sono lievitati”, ha spiegato Gabriele Cerboni de La tazza d’oro. “Dal 1º gennaio tutti i torrefattori hanno aumentato, o lo faranno a breve, di svariati euro, il costo al chilogrammo del caffè, perché a loro volta hanno subito aumenti della materia prima”.

Il prezzo della tazzina era fermo a 1 euro da quasi quattro anni e per gli amanti del caffè era una cifra anche comoda: si entrava al bar con la monetina pronta, senza la necessità di dare o ricevere centesimi di resto.

Ma questa abitudine dovrà presto cambiare. Per il prezzo del caffè non esiste un tariffario, ogni esercente può, in teoria, praticare i prezzi che vuole quando vuole, ma questa libertà si scontra, secondo Cerboni, con l’aumento generalizzato dei costi.

“Non solo il caffè ha subito aumenti, ma anche brioche e pizzette, perché è salito il costo della farina. E poi ci sono le utenze. Ribadisco, anche per noi è un grande dispiacere aumentare il prezzo del caffè, ma è l’unico modo per mantenere alta la qualità del servizio, perché l’alternativa era utilizzare una miscela più scadente”.

Insieme ai rincari generalizzati, poi, Cerboni ha posto in evidenza un cambiamento delle abitudini di consumo.

“Qualche anno fa era facile vedere clienti che prendevano al bar 3-4 caffè. Oggi l’80% ne prende due”. C’è anche chi i prezzi, proprio per questa ragione, li ha già ritoccati tempo fa. “Da circa 6 mesi – ha aggiunto Franco Rondinelli del bar Mosaico – ho messo il caffè macchiato 1,20 euro, perché ci sono materia prima e manodopera in più”.

Il prossimo aumento a 1,10 della tazzina semplice viene ritenuto giustificato “indipendentemente dall’aumento dei costi, perché il prezzo è fermo da anni e sempre più persone chiedono il macchiato”.

I pareri sono discordanti

Non tutti gli esercenti sono d’accordo con l’aumento del prezzo del caffè e annunciano resistenza a oltranza. In centro storico, un caso storico è quello del bar Belli. “Su questo tema ho davvero il dente avvelenato – spiega Dora Falchetti, una dei titolari -. Già due anni fa, quando tutti portarono il prezzo a 1 euro, io lo portai a 90 centesimi.

Noi abbiamo aderito alla campagna del Comune “Brava! Ravenna attenta ai prezzi” e al massimo lo porteremo a 1 euro. Non è vero che non c’è libertà di manovra. Se si lavora tanto, si ha potere di decidere il prezzo”.

Uscendo dal centro, sulla stessa linea si trova il Caffè della Lirica. “Non abbiamo intenzione di aumentare né il caffè normale né il caffè macchiato né quello deca – ha affermato Roberta, la titolare -. Siamo sempre stati gli ultimi ad aumentare i costi fortunatamente la torrefazione da cui ci forniamo, e con la quale abbiamo un rapporto di 35 anni, ci garantisce un buon prezzo. Di rincari, da noi, se ne parlerà tra un anno, un anno e mezzo”. Fonte: Romagna noi

National Geographic ospite nello stabilimento illycaffè di Trieste per il documentario sulle aziende alimentari italiane

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Il logo illycaffè

TRIESTE – Come per una delle capitali del mondo o un santuario della natura. Succede che le telecamere del canale National Geographic, che in Italia è diffuso attraverso il canale 403 di Sky, sono ospiti dello stabilimento illycaffè di Trieste per le riprese del documentario dedicato a una delle aziende alimentari del nostro Paese più note del mondo.

Il programma ha già il titolo: I segreti del caffè italiano raccontati da National Geographic Channel. Le telecamere hanno inquadrato la selezione dei chicchi di caffè della migliore qualità e hanno illustrato le innovative tecniche utilizzate durante il processo lavorativo.

National Geographic insieme a illycaffè

Ma non è tutto. National Geographic Channel è entrato nei laboratori della illy, fra i quali AromaLab dove si studia il profilo aromatico del caffè, gli elementi chimici che lo compongono, le tecniche per valutare la qualità del caffè verde e di quello tostato, fino alle condizioni ottimali del prodotto. Lo spettatore potrà infine visitare l’Università del caffè di Trieste, il centro di eccellenza creato da illy per promuovere e diffondere la cultura del caffè di qualità, in Italia e nel mondo.

In onda su National Geographic Channel in primavera, il documentario farà parte della serie megafabbriche, dedicata ad alcune delle realtà di maggior prestigio del nostro Paese, tutti riconosciuti e ricercati simboli del made in Italy nel mondo.

Finalmente svelata la ricetta della Coca Cola: presenti vaniglia e lime

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Il logo della Coca-Cola

ATLANTA (Stati Uniti) – La leggenda vuole che la ricetta segreta della Coca Cola da oltre un secolo sia custodita in una cassetta di sicurezza di una banca forse americana, forse svizzera, protetta come se fosse il Santo Graal. Solo due dipendenti del colosso di Atlanta la conoscono. Il programma più seguito di una radio di Chicago, This American Life, l’ha resa nota al mondo.

La ricetta della Coca Cola

Ha informato i suoi ascoltatori di aver scoperto la ricetta segreta della Coca Cola, e l’ha pubblicata integralmente sul suo sito. A metterla a punto – e questo è storia – fu un medico americano, John Pemberton, che nel 1886 calcolò con rigore assoluto le esatte dosi di acqua, zucchero, caramello, caffeina, vaniglia, acido citrico e un non meglio precisato fattore X grazie al quale si realizza il magico equilibrio capace di trasformarsi nel sapore di Coca Cola.

Indiscrezioni vogliono che quella ricetta sia custodita come uno dei segreti industriali più protetti al mondo.

Il segreto svelato

This American of Life ha invece rivelato il grande segreto: gli ingredienti esatti della Coca Cola furono pubblicati nel 1979, senza alcun clamore, a pagina 28 di un giornale locale di Atlanta, l’Atlanta Journal-Constitution, la cui redazione ha la sede proprio nella stessa zona in cui si trova il quartier generale del colosso mondiale delle bibite e quindi gode di fonti d’informazione privilegiate.

Sul quotidiano, voce per voce, ecco gli ingredienti della Coca Cola: estratto di coca, acido citrico, succo di lime alla vaniglia, caramello, caffeina, zucchero e acqua.

Più sette fattori x: olio d’arancia, alcool, noce moscata, olio di limone, coriandolo, cannella e neroli (olio essenziale che si estrae dai fiori dell’arancio amaro). Questa – rivelò il giornale allora e ha ribadito la radio – è la spina dorsale della Coca Cola. Riprendendo esattamente quando pubblicato dal giornale di Atlanta, This American Life pubblica sul sito anche le dosi, che combaciano perfettamente con quelle della foto della presunta ricetta originale di Pemberton, pubblicata in un libro di Storia del 1992, intitolato “Per Dio, la Patria & la Coca-Cola”.

Gli ingredienti sono gli stessi: alcool mischiato a 20 gocce di olio arancia, 30 di olio di lime, 10 di olio di noce moscata, 5 di olio di coriandolo, 10 di olio di cannella e 10 di olio di neroli. Cambiano soltanto le quantità: il presunto originale riporta ogni dose in misura quattro volte superiore alla ricetta di Pemberton. Ma il dosaggio complessivo è identico.

Il settore in lutto per la morte di Antonino Battaglia, Fipe: “Gli esercenti sono troppo spesso lasciati soli al loro destino”

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Fipe -Confcommercio buoni pasto inflazione donne ristorazione
Il logo Fipe

ROMA – Fipe, Federazione italiana pubblici esercizi, l’associazione di riferimento del settore dei bar e caffetterie italiani, è simbolicamente in lutto per la morte di Antonino Battaglia, il barista di Taurianova (Reggio Calabria) colpito domenica scorsa con uno sparo di pistola da parte di un quindicenne.

La notizia del decesso è stata appresa con commozione e sconcerto dai vertici federali soprattutto per le modalità con cui si sono svolti i fatti.

Il commento di Fipe sulla morte di Antonino Battaglia

La Federazione commenta: “Gli esercenti sono troppo spesso lasciati al loro destino. Si trovano in mezzo alla piazza e sono esposti a mille pericoli. Sono coloro che contribuiscono a dare sicurezza alla cittadinanza con le loro insegne, la loro presenza e l’alto senso di responsabilità civile, ma non sempre ricevono lo stesso tipo di attenzione da parte di chi dovrebbe vigilare soprattutto nelle zone più a rischio”.

Fipe si stringe in un abbraccio ideale attorno alla famiglia di Antonino e si dice fortemente preoccupata per lo stato di degrado civile che ha portato un minorenne a compiere un gesto così drastico e drammatico.

Secondo le notizie pubblicate, il giovane reo confesso risulterebbe appartenere ad una famiglia vicina ad uno dei clan taurianovesi e avrebbe fatto fuoco contro il barista ventisettenne per un debito di 21 euro.

A San Valentino c’è una dieta per il cuore con il cioccolato fondente

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cioccolato della vecchia degustazione saimura san valentino
Diversi tipi di cioccolato

MILANO – A San Valentino non può esserci spazio per i problemi di cuore. E perché la nostra pompa vitale sia sempre arzilla l’uso, sia pure senza esagerare, del cioccolato torna sempre utile. Ed è bello averlo potuto scoprire il giorno di San Valentino. Perché anche nel giorno più romantico dell’anno è possibile seguire un’alimentazione sana ed equilibrata senza rinunciare ai piccoli piaceri del palato.

La dieta per San Valentino

Sono le linee guida dell’Osservatorio Adi-Nestlè che, proprio per il giorno di San Valentino, consigliava: “Regalatevi un dolce risveglio con una tazza di latte e cereali, preferibilmente integrali, che, a differenza di quelli raffinati, conservano tutte le parti del chicco. Contengono, inoltre, importanti nutrienti come vitamine, minerali e fibre. Questa combinazione è perfetta per iniziare la mattinata con gusto e buonumore. Aggiungere un frutto arricchirà il momento più importante della giornata”.

Dopo la colazione, l’osservatorio consiglia di dedicare “mezz’ora all’esercizio fisico. Rilassatevi grazie ai Cinque Tibetani, una serie di movimenti ai quali viene attribuito un potere rivitalizzante e riequilibrante. Inoltre, la pratica di questi esercizi rappresenta indubbiamente un ottimo connubio tra stretching, respirazione e rilassamento.

E ancora: “Fra i due pasti principali, coccolatevi con del cioccolato fondente- spiega Giuseppe Fatati, direttore scientifico dell’Osservatorio Adi-Nestlè sugli stili di vita- oltre a essere buono è anche un prezioso alleato della nostra salute. Un recente studio, pubblicato sulla rivista Circulation, ha valutato gli effetti dell’assunzione regolare di dosi moderate di cioccolato fondente. Il risultato? Il rischio di sviluppare un’insufficienza cardiaca si riduce fino al 30%”.

Mangiare cioccolato fondente, in modo moderato infatti, favorisce il rilascio di sostanze che influiscono positivamente sul tono dell’umore. E per un pranzo e una cena all’insegna del romanticismo, meglio privilegiare piatti a base di pesce, raffinati, leggeri e salutari.

Da non dimenticare, infine, l’attività motoria: camminare quotidianamente, per almeno 30 minuti, con un ritmo sostenuto è una buona abitudine da associare a una corretta alimentazione.

Ecco i tipi e le qualità di tè Oolong, verde, nero e Pu-Erh Oolong

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Una tazza di tè fumante (Licensed by Pixabay)

MILANO – I tè Oolong sono tè tradizionali cinesi che hanno subito un’ossidazione a metà tra il tè verde e il tè nero. Hanno un sapore più vicino ai tè verdi che i neri, ma non hanno nè il dolce aroma dei tè neri, né il sapore fresco erbaceo dei verdi. Gli Oolong variano molto i loro aromi e sapori in funzione del grado di ossidazione, che può essere molto vicino o lontano da quello dei neri (20%-80%, e dipende esclusivamente dalla decisione del maestro del tè che ordina la l’interruzione della fermentazione con la scottatura che fissa e stabilizza tramite il calore).

Tè Oolong

Possono essere confezionati arrotolando le lunghe foglie, oppure pressati in forme diverse come palline, simili al Gunpowder. Oolong più comuni: Tie Kuan Yin, Oriental Beauty (quello “punto dalla mosca”, molto ossidato, aromi di frutta matura), Da Hong Pao, Dong Ding. Abbassa il colesterolo, è antiossidante.

Tè verde

I tè verdi sono quelli che hanno subito la minima (nulla) ossidazione durante la lavorazione (il tè bianco è non ossidato e deriva dalla raccolta dei germogli non ancora schiusi). Sono originari quasi esclusivamente della Cina, e molto consumati anche in Giappone e Medio Oriente.

Di recente si sono diffusi anche in Occidente, dove tradizionalmente si consuma tè nero.

Tè verdi più comuni: Pi Luo Chun, Long Jing, Mao Feng, Liu Guan Pian, Gunpowder, Sencha. Il Gen Mai Cha (Genmaicha) è il tè che fu dei contadini poveri, misto di pop corn e riso soffiato, con un sapore tostato. I tè verdi hanno proprietà antiossidanti.

Tè nero

I tè neri sono molto più ossidati degli oolong, verdi e tè bianchi. I tè neri sono più forti nel gusto e contengono più caffeina che quelli meno ossidati. (la caffeina e la teina sono la stessa molecola). In Cina il tè nero indica i tè post-fermentati, come i Pu-erh.

Originariamente in Europa si importava tè verde, ma dal XIX secolo il tè nero diventa molto più popolare.

Tè neri comuni: Lapsang Souchong, Keemun, Golden Yunnan Assam, Darjeeling, Nilgiri, Ceylon.

Tè Pu-Erh

I tè Pu-erh sono fatti da foglie molto grandi di Camellia, e possono essere trovati a diversi gradi di invecchiamento e ossidazione.

Lo Sheng Pu-erh è un tè che si può classificare in quanto ad ossidazione come un tè verde, e il Shou (variante invecchiata) come un tè post-fermentato. Può essere consumato immediatamente o anche dopo molti anni di invecchiamento.

I tè Pu-erh infatti sono classificati, come i vini, per invecchiamento e zona di produzione. Possono essere confezionati in foglie sfuse o in dischi pressati come torte, da tagliare, il che consentiva e consente ottima conservazione e comodità nel trasporto.

Qui trovate la ricetta migliore per preparare il rosolio di caffè

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mercati del caffè rosolio contraffatto
Chicchi di caffè torrefatto

MILANO – Ecco una ricetta per preparare un liquore non molto noto ma squisito. Gli ingredienti di questo rosolio di caffè sono semplicissimi: caffè in grani, alcool, acqua e zucchero. La sapienza nel preparare i liquori in casa si traduce in giusti tempi di macerazione e di invecchiamento della bevanda prima di essere degustata.

In questo caso, il rosolio a base di caffè, richiede circa una settimana di preparazione e un mese di attesa.

Alla fine il risultato sarà un liquore casalingo che farà concorrenza al classico limoncello o ad altri liquori digestivi che si servono a fine pasto.

Ingredienti per il rosolio di caffè: 250 g di chicchi di caffè, 1 kg di zucchero, 750 ml di alcool a 90°, 1 l di acqua.

Preparazione del rosolio al caffè

1) Pestare finemente i chicchi di caffè in un mortaio; poi mettere il pesto in un contenitore a chiusura ermetica versandoci l’alcool. Lasciar macerare per 5 giorni scuotendo il contenitore almeno una volta al giorno.

2) Alla fine dei 5 giorni, preparare uno sciroppo a base di acqua e zucchero in un pentolino a fiamma media. Lasciar raffreddare e in seguito unirlo al liquido di macerazione. Mescolare e lasciar riposare per ancora 2 giorni.

3) Filtrare poi il liquido utilizzando un canovaccio di tela (che strizzerete per bene) ed imbottigliare. Aspettare un mese almeno prima di degustare il rosolio.

Per saperne di più cliccare qui.

Capelli lucidi grazie al caffè: ecco la ricetta

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caffè espresso
Una classica tazzina di espresso (immagine: Pixabay)

MILANO – Una lettrice ci ha segnalato questo testo trovato nel blog Che donna. Ecco quindi la ricetta per ottenere capelli brillanti: basterà una semplice tazzina di caffè dopo lo shampoo. Leggiamo di seguito l’articolo di benessere personale pubblicato su blog Che donna.

Il legame tra il caffè e i capelli

Quando la nonna ci diceva che per ottenere capelli lucidi bastava ricorrere ad un po’ d’aceto noi, la maggior parte delle volte, eravamo disposte a rinunciare ad una chioma abbagliante pur di non dover pagare il prezzo dell’odore, a dir poco sgradevole, che ci avrebbe perseguitato fino al prossimo shampoo.

L’alternativa però c’è e inoltre ha dalla sua parte il caldo aroma del caffè: versando infatti, dopo lo shampoo, una tazzina di caffè sui capelli e lasciandola in posa per pochi minuti otterrete una luminosità senza controindicazioni.

Se l’aroma del caffè non fosse di vostro gradimento potrete anche concedervi un risciacquo (ovviamente senza balsamo). Il cattivo odore ha smesso di essere un ostacolo alla lucentezza della nostra chioma. Per saperne di più cliccare qui.