giovedì 22 Gennaio 2026
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Caffeina per proteggersi dai raggi solari: possibile base contro i tumori della pelle

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caffè parigi sniffy

MILANO – La comune caffeina può diventare il sistema per proteggere la pelle dai raggi solari, evitando il pericolo tumore. Questa almeno è l’ipotesi di una ricerca della Rutgers University (New Yersey, USA), diretta dal dottor Allan Conney e pubblicata su PNAS, “Proceedings of the National Academy of Sciences”.

Gli studiosi hanno messo sotto indagine il gene ATR, legato alla salute della pelle ed allo stato delle cellule con DNA danneggiato, primo stadio delle cellule tumorali. Per chiarire il tutto si è lavorato con topi da laboratorio. Alcuni roditori erano geneticamente modificati per essere privi di ATR, altri avevano il gene regolarmente attivo. In seguito, tutti gli animali sono stati esposti a raggi UV fino a sviluppare tumori della pelle. Dopo altre 19 settimane, il primo gruppo (topi con ATR inibito) mostravano minore presenza e sviluppo più lento delle neoplasie in questione. Ciò detto, tutti le cavie erano vittime di una forma di tumore detto SCC – carcinoma a cellule squamosa, un tipo di non-melanoma.

Secondo Conney, l’esame di tali dati suggerisce che inibire ATR possa ridurre il rischio di cancro della pelle legato ai raggi solari. E, visto che la caffeina colpisce il meccanismo in questione, può diventare base per farmaci e creme solari. Oltretutto, conclude l’esperto, “Oltre agli effetti sul percorso ATR, la caffeina ha anche proprietà frangisole”. Tuttavia, primo indispensabile passo è verificare l’applicabilità del processo sulla pelle umana.

FONTE: Allan H. Conney et al., “Protection from UV-induced skin carcinogenesis by genetic inhibition of the ataxia telangiectasia and Rad3-related (ATR) kinase”, PNAS 2011 ; published ahead of print August 15, 2011, doi:10.1073/pnas.1111378108

Slow food: un progetto culturale che mira a creare una nuova consapevolezza sul caffè

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MILANO- Gli italiani sono grandi esperti di caffè. Un’affermazione che sembra indiscutibile ma che dice una mezza verità. Certo, in termini di quantità siamo i terzi consumatori nell’Unione Europea e l’atto di bere un caffè, da soli o in compagnia, è parte integrante della vita di molti di noi. Ma quanti consumatori sanno come è fatta una pianta di caffè o conoscono il luogo di origine di ciò che stanno bevendo? Quanti sanno come e dove vive chi lo coltiva, lo raccoglie e lo trasforma?

Il progetto del marchio “Presidio Slow Food” sul caffè è nato proprio per colmare questa lacuna, questo vuoto di comunicazione e conoscenza tra produttori e consumatori, includendo una figura chiave della filiera: i torrefattori. Si tratta di un progetto culturale e sociale, che mira a creare una consapevolezza nuova attorno al caffè, con il fine ultimo di accorciare la filiera e di migliorare la qualità della vita dei produttori dei Presìdi. Il primo passo di Slow Food nel settore del caffè è stato al fianco dei produttori. Nel 2002 abbiamo avviato un Presidio con un gruppo di caficultori nelle regioni più alte di Huehuetenango, in Guatemala, dando il via a una serie di attività che hanno poi coinvolto altri gruppi di produttori: in America Latina, Africa e India.

I risultati di queste attività sono importanti e incoraggianti: in questi anni si è affermato un nuovo paradigma di produzione del caffè, basato sulla valorizzazione del territorio e su un consumo responsabile. Paradigma che è diventato un modello da seguire e replicare per diverse realtà. La seconda fase di lavoro ha incluso anche i torrefattori – e quindi il prodotto finito – consentendoci di raggiungere i consumatori e di promuovere in modo più incisivo una nuova cultura del caffè. L’idea è semplice: i torrefattori che aderiscono al progetto – rispettando una serie di regole che garantiscono qualità e trasparenza della filiera – possono apporre il marchio “Presidio Slow Food” sulle proprie confezioni, offrendo ai consumatori la possibilità di riconoscere e acquistare i caffè buoni, puliti e giusti.

Il progetto, coordinato dalla Fondazione Slow Food per la Biodiversità, ha mosso i primi passi nel 2009 con la nascita di una Commissione composta dai docenti Master of Food del caffè e da alcuni torrefattori amici e collaboratori di Slow Food. La Commissione ha definito un regolamento in base al quale può fregiarsi del marchio soltanto il caffè tostato (in grani, macinato, in cialde o capsule biodegradabili) composto al 100% da un solo Presidio Slow Food (monorigine) o da più Presìdi (in miscela), mentre non sono consentite miscele con altri caffè (che non sarebbero tracciabili).

I caffè che rispondono a questo primo requisito di base sono inviati ai membri della Commissione, che si riuniscono, degustano, compilano una scheda di valutazione organolettica e forniscono a Slow Food e ai torrefattori una serie di indicazioni su pregi e difetti dei prodotti testati. Soltanto i caffè che ottengono una valutazione positiva possono essere commercializzati con il marchio del Presidio.

Infine, il regolamento stabilisce norme di trasparenza e di lealtà verso produttori e consumatori: i torrefattori devono indicare sulla confezione l’area di produzione e il nome del produttore (individuale o organizzazione) di caffè. In questo modo i coltivatori hanno la giusta visibilità sul mercato – elemento che dà loro un grande orgoglio – e i consumatori sono informati su ciò che bevono e su tutto il mondo, affascinante e complesso, che sta dietro la loro tazzina di caffè.

Per informazioni: Andrea Amato – Responsabile del progetto in America Latina tel. +39 0172 419723; E-mail: a.amato@slowfood.it Francesco Impallomeni – Responsabile del progetto in Africa tel. +39 0172 419712; E-mail: f.impallomeni@slowfood.it

Si è svolto ad Addis Ababa in Etiopia il 2° Forum africano sulla sostenibilità del caffè

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africa kampala africano tanzania mattei

MILANO – Cambiamento climatico, capacity building e sviluppo organizzativo sono stati gli argomenti al centro del 2° Forum africano sulla sostenibilità del caffè, che si è svolto la settimana scorsa ad Addis Ababa, parallelamente alla 9a Conferenza e mostra Eafca (Eastern African Fine Coffees Association). Intitolato “Creare accessi al mercato attraverso delle pratiche sostenibili”, il forum ha visto la partecipazione di oltre un centinaio di delegati, in rappresentanza dei principali portatori di interesse del settore africano del caffè.

Organizzato dall’Associazione 4C e dalla stessa Eafca, l’evento ha ricalcato la formula sperimentata con successo lo scorso anno, in occasione del primo meeting, svoltosi ad Arusha, in Tanzania. Ai contributi degli oratori sono seguiti gli workshop pratici di approfondimento, che hanno consentito lo scambio e la condivisione di esperienze e soluzioni. “Il forum sta diventando un appuntamento imprescindibile per tutti gli operatori interessati allo sviluppo della sostenibilità nel comparto africano del caffè – ha dichiarato Melanie Rutten-Sülz, direttore esecutivo dell’Associazione 4C – Sono i partecipanti stessi a fare di esso uno spazio così dinamico e collaborativo proponendo i problemi e lavorando assieme nella ricerca delle loro soluzioni”.

Tra i partecipanti a questo appuntamento, rappresentanti delle organizzazioni dei produttori, membri dell’industria e del commercio, organismi di certificazione, ong, istituzioni finanziarie, enti governativi e agenzie di sviluppo. Rilevante la presenza di delegati provenienti da paesi extra-africani, in particolare dal Brasile, in linea con una missione che punta ad accrescere la collaborazione con tutte le nazioni produttrici sui temi della sostenibilità.

-È stato stimolante vedere tutte queste persone condividere il loro know-how e le loro idee, nell’intento di costruire un settore africano del caffè maggiormente sostenibile” – ha osservato il direttore esecutivo Eafca, il keniano Samuel N. Kamau – C’è sempre maggiore comprensione del fatto che è necessaria la collaborazione di tutti gli attori della catena nel ricercare delle soluzioni durevoli a questi problemi”. Il forum è stato sponsorizzato dall’organizzazione governativa olandese Idh, e dai membri dall’Associazione 4C Nestlé, Tchibo e Kraft Foods, nell’ambito del Programma Caffè della stessa Idh, attualmente nella sua fase finale di elaborazione.

“Per Idh, il forum sulla sostenibilità rappresenta un’opportunità unica per impegnarci con gli stakeholder locali in vista dell’attuazione del Programma Caffè della nostra organizzazione – ha affermato il direttore del programma Ted van der Put – Prendiamo atto con soddisfazione che il forum ha focalizzato le sfide che i produttori si trovano ad affrontare nell’espandere le produzioni sostenibili. Continueremo da parte nostra a impegnarci in questo tipo di piattaforme di scambio anche in futuro mantenendo il dialogo in atto con l’associazione 4C”.

Tè: ecco una guida per orientarsi in un mondo sconfinato

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MILANO – Si tratta di té, guida al tè di tutto il mondo di Jane Pettigrew, un libro ben fatto per chi vuole avvicinarsi al mondo del tè. L’approccio al tè è per la maggior parte esperienziale, ma è importante anche cogliere informazioni dagli esperti e questa guida è probabilmente una delle migliori.

Autorevole, ricca di informazioni e suggerimenti, tratta i diversi aspetti della materia, da come venne scoperto il tè a come acquistarlo, come conservarlo e come preparare la perfetta tazza di tè. La sezione centrale dell’opera include una serie di schede per paese divise in quattro categorie. Le prime tre riguardano gli undici paesi maggiori produttori di tè, dove vengono descritte le proprietà di alcune selezioni raccomandate e forniti alcuni consigli sulla loro corretta preparazione e degustazione.

L’ultima categoria è un breve compendio che tratta di altri paesi produttori dall’ Argentina allo Zimbabwe. Il tè è la bevanda più bevuta al mondo, ma pochi lo conoscono a fondo, spesso limitandosi a gustare una minima parte della vasta gamma di selezioni di qualità.

Guida al tè di tutto il mondo spalanca le porte di questo universo, e lo fa in maniera chiara e semplice, rendendo accessibile a tutti la fruizione del libro che tuttavia mantiene un carattere professionale. Una fonte inestimabile di ispirazione, spinge ad apprezzare tutta la ricchezza del mondo del tè.

 

Segafredo-Zanetti: Massimo Zanetti ora punta al Padova calcio

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Massimo Zanetti cittadino onorario
Massimo Zanetti presidente del Massimo Zanetti Beverage Group a un Gran Premio di Formula 1 di cui è grande appassionato: è stato anche sponsor personale di Ayrton Senna da Silva

MILANO – Massimo Zanetti, titolare del noto marchio di caffè Segafredo-Zanetti, stando a quanto riportato dal Corriere del Veneto, starebbe pensando di entrare nel Calcio Padova e di affiancare alla guida del club Marcello Cestaro con una robusta quota di minoranza e con una sponsorizzazione di primo piano.

La notizia, già trapelata dopo l’ingresso di Luca Baraldi nel club biancoscudato come assistente personale del presidente Marcello Cestaro, verrebbe adesso confermata in ambienti trevigiani vicini all’imprenditore di Villorba.

Si parla di un investimento di 4 milioni di euro, una trattativa però complessa e piena di ostacoli.

Zanetti, titolare del 21% del pacchetto azionario del Bologna Calcio (dall’iniziale 37% assunto in sede di ingresso sulla scena), circa due mesi fa ha tentato di riprendere possesso del club emiliano, tentativo infruttuoso, tanto che l’imprenditore trevigiano, che non si accontenta certo di un ruolo di secondo piano nel mondo del calcio, ha incaricato Luca Baraldi di stilare la “due diligence” del Calcio Padova per valutare lo stato finanziario del club.

I primi riscontri sono stati interlocutori. Zanetti è già partner commerciale di Cestaro con la Segafredo nelle catene Emisfero e Famila. Tecnicamente, come ha ricordato Baraldi nel giorno della sua presentazione ufficiale, Zanetti per entrare nel Padova deve obbligatoriamente cedere la sua quota nel Bologna ed è proprio questo l’ostacolo principale alla fumata bianca.

Trovare uno o più imprenditori disponibili a rilevarne le quote è un’impresa molto complicata, mentre la due diligence di cui si sta occupando Baraldi verrà completata entro la seconda metà del mese di marzo. La trattativa, per ora, viaggia com’è normale che sia sottotraccia.

Cestaro da tempo cerca un socio forte che gli permetta un graduale disimpegno (ma non una completa uscita di scena) dalla guida del club, dopo anni di investimenti massicci, Mediobanca svolge anche in questo caso un ruolo di mediazione finanziaria e Baraldi è da considerarsi un vero e proprio grimaldello di Zanetti per il suo possibile futuro ingresso che comporterebbe l’uscita dal Bologna Calcio.

La volontà di Cestaro sembra essere quella di farsi affiancare da un socio forte che ne permetta un graduale disimpegno, soprattutto per motivi di età, ma anche per via dell’impegno economico sempre più gravoso richiesto da quando è presidente del Calcio Padova.

Non resta che attendere gli sviluppi di questa importante trattativa che può cambiare, probabilmente in meglio, il futuro del Calcio Padova.

Prezzi: al bar Milano è meno cara di Roma

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Piazza del Duomo a Milano

MILANO – Una notizia che potrebbe convincere gli addetti ai lavori della filiera del caffè a restare a casa ed invitare i clienti. Questo perché i viaggi d’affari a Milano convengono. Secondo un’indagine della Camera di Commercio, prendendo in considerazione la fascia più alta del settore, il capoluogo lombardo costa 512 euro al giorno: una cifra che pone Milano al 19esimo posto al mondo per il costo di un viaggio di affari di livello internazionale.

Rispetto allo scorso anno, Milano guadagna in competitività 4 posizioni (era al 15esimo posto nel 2010; migliora di 9 posizioni se consideriamo il 2009), seguendo Roma che la precede con un costo giornaliero di 562 euro (la capitale è così all’11esimo posto (era al 14esimo nel 2010).

Se si considerano, invece, le sole città europee, Milano è al nono posto e Roma al quarto. Rispetto alla media registrata dalle 51 principali città al mondo di business, viaggiare a Milano costa poco più della media (ferma a 495,3 euro: +3,4%).

La città più cara per fare business nel 2011 è invece Hong Kong (costo giornaliero: ben 945 euro), che scavalca per quest’anno Mosca ferma a 933 euro. Al terzo posto una città europea (Francoforte con 885 euro), seguita da New York (780 euro), Seoul (740 euro) e dalle due città cinesi di Shangai (688 euro) e Beijing (677 euro).

Sul fronte delle singole categorie di spesa, a fare bene alle tasche di chi viaggia per affari a Milano è soprattutto il costo per un pranzo per una persona: con 24 euro, è al 49esimo posto su 51, la metà del prezzo medio (-53,2%).

Solo Stoccolma (al 50esimo posto con 21 euro) e Atene (al 51esimo con 20 euro) risultano più convenienti di Milano. Ma il capoluogo lombardo conviene anche se si considera il costo di un giornale internazionale (al 27esimo posto) e di un drink nel bar di un albergo di lusso (al 24esimo).

Superiore alla media invece il costo di una cena di lavoro per due: 165 euro (+4,3% rispetto alla media complessiva) così come il costo medio di un pernottamento in albergo con colazione: 200 euro, al 15esimo posto.

«Il turismo d’affari e congressuale – ha detto il presidente della Camera di Commercio di Milano, Carlo Sangalli – con 2,6 miliardi di fatturato all’anno, rappresenta un indotto importante per Milano, con ricadute in molti settori legati all’accoglienza e connessi con la vivibilità della città».

L’Arte del cappuccino con Francesco Sanapo

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ristorazione sanapo
Francesco Sanapo

SORBOLO (PARMA) – Domenica per tutta la mattinata, dalle 9 alle 12, il campione Francesco Sanapo sarà impegnato dietro al bancone della pasticceria “Lady Anna” in via XXV aprile, in occasione della prima edizione del “Caffè cappuccino day”, per offrire a tutti i clienti un cappuccino a regola d’arte. Ecco il commento di Francesco Sanapo vincitore del Cibc, campionato italiano barristi caffetteria 2010 e 2011:

“Questo evento mi entusiasma in modo particolare, per il semplice fatto che ho l’opportunità di portare la qualità direttamente al consumatore, avrò la possibilità di parlare ed esprimere i miei pensieri e cercherò con tutte le mie forze di trasmettere ai clienti tutta la mia passione per il caffè e tutta la mia conoscenza. Se a fine giornata riuscirò a far capire anche solo a una persona che dietro la magica tazza dell’espresso c’è un mondo complesso e da scoprire sicuramente io sarò più ricco.

Mi piace l’idea di “scendere in piazza”, amo mettere in pratica tutte le cose che insegno durante i miei corsi; è come un modo per dimostrare ai miei colleghi o studenti che lavorare rispettando le regole non è poi così difficile.

Mi piace l’idea di “scendere in piazza” perché è proprio da lì che bisogna passare per alzare il livello di qualità, perché se il consumatore è informato pretenderà di più, diventerà più curioso e interessato al prodotto e magari dedicherà alla pausa caffè dieci secondi in più.

Mi piace “scendere in piazza” perché spero che eventi del genere continuino a crescere sempre di più in tutte le città d’Italia. Subito dopo l’evento di Parma, partirò per El Salvador (giovedì 23) dove ci rimarrò fino al 1° marzo, sarò ospite della finale del campionato baristi salvadoregno e visiterò una ventina di micro produttori e alcuni consorzi.

Successivamente mi sposterò in Costa Rica (dall’uno al cinque marzo): anche qui avrò la fortuna di essere ospite della finale nazionale baristi e parteciperò a un cupping di alcuni dei migliori caffè del nuovo raccolto, visitando poi i produttori dei caffè che più mi hanno entusiasmato.

Obiettivo di questi miei viaggi è quello di portare a casa solo caffè speciali e magari perché no, riproporli nelle nostre piazze. Grazie e vi aspetto domenica.”

Francesco Sanapo

 

La Cassazione: i tavolini del bar nell’area condominiale non rappresentano un utilizzo improprio del bene comune

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Tavolini da bar
Tavolini da bar

MILANO – Una decisione che aprirà sicuramente tante opportunità per gli esercizi pubblici. Perché adesso si possono collocare in un area condominiale i tavolini di un bar. Lo ha stabilito la Cassazione. A patto però che quel tipo di utilizzo non si trasformi un appropriazione in via esclusiva dell’area condominiale.

È quanto emerge dalla sentenza (869, depositata il 23 gennaio 2012) con cui la Corte di Cassazione ha stabilito che se non c’è una vera e propria appropriazione dell’area, la revoca dell’autorizzazione concessa al titolare di un bar ad occupare una parte del cortile del condominio, con i tavolini, è illegittima se basata su generici motivi, come il presunto abuso del condominio.

Se non viene alterata la destinazione dell’area condominiale, l’apposizione dei tavolini nella stessa è legittima.

“Nella sentenza impugnata – scrive la Corte – sono stati esposti i numerosi elementi che hanno indotto il Tribunale ad escludere che la collocazione dei tavolini in questione, per la limitatezza dello spazio e del tempo dell’occupazione, costituisca un uso improprio della cosa comune, tale da alterarne la destinazione o da menomarne la possibilità di fruizione da parte degli altri condomini; il che del resto – ha osservato ancora il Tribunale – neppure era stato dedotto dal condominio, il quale anche in giudizio non aveva spiegato le ragioni dell’adozione della deliberazione in questione.

A questi argomenti il ricorrente null’altro ha opposto, se non la generica affermazione secondo cui si era trattato nella specie della “autonoma decisione di un condomino di accorpare in via esclusiva un’area comune per finalità esclusiva”, né ha mosso contestazioni di sorta circa l’esattezza di quanto sul punto si legge nella sentenza impugnata, sicché la doglianza in esame difetta del tutto del requisito della specificità. Il ricorso viene pertanto rigettato”.

Con la stessa sentenza la Corte ha avuto poi modo di precisare che, (in riferimento al motivo di ricorso proposto dal condominio che aveva eccepito il difetto di legittimazione attiva del proprietario del locale, in quanto il locale era stato dato in locazione ad un terzo), “il potere di impugnare le deliberazioni condominiali compete, per il disposto dell’articolo 1137 Cc, ai titolari di diritti reali sulle singole unità immobiliari, salvo che nella particolare materia dei servizio di riscaldamento e di condizionamento dell’aria, per la quale la decisione e conseguentemente la facoltà di ricorrere al giudice sono attribuite ai conduttori.

Ne consegue che deve essere riconosciuta la legittimazione in capo al proprietario dei locali a impugnare la delibera che ordina la rimozione dei tavolini da bar dal cortile condominiale, dovendosi confermare la competenza in materia del giudice di pace in base all’articolo 7, terzo comma, n. 2 Cpc”.

ONU: “Un caffè con…” è l’iniziativa all’italiana su moda e sviluppo

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sviluppo moda e caffè
Tazzine di caffè

NEW YORK – Gli stilisti italiani si stringono sotto l’immagine del caffè all’italiana per lanciare i loro piani benefici nell’ambito della moda. Perché dopo “il caffè gusto Nazioni Unite” con Renzo Rosso e l’economista Jeffrey Sachs promuovono l’iniziativa del patron di Diesel per combattere la povertà in Mali.

A questo è seguita ‘Fashion 4 Development’ (La moda per lo sviluppo), con il direttore di Vogue Italia, Franca Sozzani. La sede della diplomazia italiana presso il Palazzo di vetro continua a essere il salotto d’eccezione per ospitare iniziative umanitarie promosse dall’industria della moda, grazie all’iniziativa «Un caffè con…», che in passato ha ospitato anche il direttore generale di Bankitalia Fabrizio Saccomanni e il comandante della missione Unifil in Libano, generale Paolo Serra.

‘Fashion 4 Development’ è il progetto sostenuto da Franca Sozzani, ora anche ambasciatore di ‘Buona Valontà ‘, che ha lo scopo di aiutare i giovani stilisti africani ad esportare il loro prodotto e creare quindi opportunità di sviluppo.

«Il binomio Nazioni Unite-moda italiana – ha detto l’ambasciatore alle Nazioni Unite Cesare Maria Ragaglini – si è rivelato un potente mezzo per mettere l’Italia in prima linea nel raggiungere gli obiettivi all’interno del Millennium Development. La moda è una delle risorse industriali italiane più qualificanti».

‘Fashion 4 Development’ (F4D) è una piattaforma globale che opera per mandare avanti le iniziative dello United Nations Millennium Development Goals. È di ieri l’annuncio che si impegnerà a portare allo stesso tavolo la comunità della moda ed i governi, la società civile, la stampa e le organizzazioni internazionali per lavorare di concerto e spingere l’industria della moda nel terzo mondo come via d’uscita dalla povertà.

«Stabilendo un legame tra moda e sviluppo – ha detto la Sozzani – possiamo creare opportunità lavorative nella comunità e quindi generare benessere e restituire a queste persone la dignità che meritano».

Nestlé: il fatturato del 2011 ha chiuso a 69,2 miliardi di euro con una crescita del 7,5% sul 2010

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VEVEY (Svizzera) – Il gigante alimentare Nestlé ha archiviato l’esercizio 2011 con un giro d’affari in espansione in tutti i settori operativi e in tutte le categorie di prodotti. Al termine del periodo in rassegna, i ricavi si sono attestati a quasi 70 miliardi di euro, 83,6 miliardi di franchi svizzeri, segnando una crescita del 7,5% su un anno.

Come molte altre società, Nestlé ha subito l’impatto negativo dei cambi, pari al 13,4%. L’utile netto ha toccato i 7,86 miliardi di euro, 9,5 miliardi di franchi (+8,1% non tenendo conto di Alcon) ha precisato una nota alla stampa del gruppo elvetico. I risultati globali del gruppo sono stati giudicati positivamente dagli analisti. Nel 2010, la società con sede a Vevey aveva moltiplicato per tre il suo utile netto a 28,3 miliardi €, 34,2 miliardi di franchi. Un balzo dovuto alla vendita della partecipazione rimanente – 20,3 miliardi €, 24,5 miliardi di franchi – nel leader mondiale dei prodotti oftalmici Alcon al gigante farmaceutico basilese Novartis.

Le vendite di capsule per il caffè Nespresso, oggetto di una vertenza giuridica che ha già fatto scorrere molto inchiostro e sta dando da lavorare a schiere di avvocati, sono salite del 20% per superare i 2,9 miliardi di €, 3,5 miliardi di franchi introiti. I risultati del 2011 confermano il trend del porzionato Nestlè dell’anno prima (+20% ricavi a 2,9 miliardi di €, 3,2 miliardi franchi a fine 2010). Il tasso di crescita più importante è stato tuttavia messo a segno dalle bevande sia liquide che in polvere, le cui vendite sono progredite da un anno all’altro del 13% a 15 miliardi di €, 18,2 miliardi di franchi.