mercoledì 14 Gennaio 2026
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Nestlé investe in Italia e nello stabilimento Perugina contro la crisi

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perugina La produzione dei Baci Perugina nestlé
La produzione dei Baci Perugina

PERUGIA – Nestlé è «fortemente convinta» che lo stabilimento Perugina di San Sisto «possa affrontare e vincere le nuove sfide competitive, pur in un contesto di crisi, tanto da aver proposto al sindacato l’adozione di un “patto generazionale per favorire l’occupazione giovanile”.

L’azienda «a fronte dello slittamento delle pensioni, che rischia di sbarrare la strada alle occasioni di lavoro per i giovani, ha ritenuto opportuno offrire ai lavoratori che volontariamente accetteranno di ridurre l’orario di lavoro da 40 a 30 ore settimanali, la possibilità dell’assunzione di un figlio presso lo stabilimento di San Sisto».

In un comunicato, Nestlé Italiana definisce questa proposta una

«risposta seria, responsabile e coraggiosa in un momento di difficoltà per l’economia, non solo in Umbria e in Italia, ma in molti Paesi europei». E non si fermerà a Perugia la proposta della Nestlé per una sorta di «patto generazionale» in termini di contratto di lavoro tra genitori e figli.

«Se ci sono le condizioni verrà estesa anche ad altre realtà, per esempio agli uffici di Milano» ha detto Gianluigi Toia, direttore relazione industriale del gruppo Nestlé. «Non si tratta di un automatismo, la scelta è a totale discrezione del lavoratore o lavoratrice – afferma Toia – nel caso abbiano figli idonei».

«Non tutti se la sentono di continuare a lavorare fino a 67 anni, diciamo – ha proseguito Toia – che la proposta è una diretta conseguenza della riforma Fornero». Se ci sono le condizioni, è lo stesso dipendente con un contratto di 40 ore, a proporre di lavorarne 30; in tal modo – prosegue il direttore delle relazioni industriali della Nestlé – si vedrà decurtato lo stipendio del 20% anziché del 25%.

Il figlio o la figlia, se considerati idonei, verranno assunti con un contratto a tempo indeterminato a 30 ore per iniziare. Insomma – dice Toia – in una famiglia entra uno stipendio e mezzo invece di uno. Tra molti lavoratori la proposta ha suscitato commenti positivi, anche sul web. Molti hanno detto «perché no?».

Una proposta quindi figlia della riforma Fornero ?

«Finora si andava in pensione a 60 anni, oggi a 67. Per alcune persone – spiega – può andare bene, ad altri può non entusiasmare, preferiscono passare meno ore al lavoro. Il vantaggio di un’azienda sta nel giusto equilibrio tra forze »imparate« e forze fresche. In tal modo introduciamo forze fresche, sfruttando allo stesso tempo l’esperienza. Per quelli che non se la sentono è un’opportunità, così come quella per un giovane di avere un contratto a tempo indeterminato di questi tempo.

La precarietà di cui parlano i sindacati non so dove la vedono» «Non ci vedo nulla di strano. Spero che le resistenze dei sindacati possano essere superate. Se così sarà, l’iniziativa potrà essere estesa, realisticamente potrebbero essere interessati gli uffici milanesi. È ancora da discutere, tanto rumore per nulla». In Italia il gruppo Nestlé ha 18 sedi e conta oltre 5.500 dipendenti; le più grandi sono la Perugina a San Sisto e la sede di Milano, con oltre un migliaio di addetti l’una. A proposito di Perugia l’azienda smentisce l’ipotesi circolata di 150 esuberi.

La Cgil: “La proposta Nestlé è una provocazione”

MILANO – La proposta di Nestlè di barattare i diritti dei lavoratori dello stabilimento Perugina di San Sisto, acquisiti negli anni, con una prospettiva di lavoro, comunque flessibile per i figli, è «assolutamente inaccettabile oltre che impraticabile». La Flai Cgil l’ha già respinta al tavolo ufficiale in Confindustria, «prima di tutto – si legge in una nota – perché non risolverebbe né i problemi occupazionali, né quelli della fabbrica. Quello che serve realmente, e che il sindacato chiede da tempo, è un piano pluriennale serio di rilancio dello stabilimento di San Sisto e non certo un improbabile scambio tra diritti, che peserebbe comunque tutto sulle spalle dei lavoratori».

«Se Nestlè – continua la nota – vuole veramente guardare al futuro e favorire l’occupazione giovanile, lasci perdere queste uscite estemporanee, e realizzi investimenti, assumendo giovani lavoratrici e lavoratori, senza per questo penalizzare chi per anni ha costruito la ricchezza di questa fabbrica. Le guerre tra generazioni in stile Fornero non ci interessano. Gli errori commessi in questi anni dal management non posso ricadere sempre sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori di San Sisto che non hanno certo responsabilità».

«Infine – conclude la nota – facciamo notare che a forza di processi di mobilità e di riorganizzazione l’età media in fabbrica si è talmente abbassata che nella stragrande maggioranza dei casi i figli dei dipendenti oggi sono minorenni e l’assunzione dei minorenni è una pratica che siamo certi Nestlé non voglia adottare in nessuna parte del mondo». E «Sulla pseudo vertenza che si è aperta a Perugia dopo la proposta avanza dalla Nestlé su una sorta di patto generazionale», la Flai Cgil respinge le accuse di «arretratezza culturale e politica».

In questo momento, afferma il sindacato, «i lavoratori della Perugina si sono riuniti in assemblea, hanno detto no alla proposta e hanno fatto sciopero». «La Flai è all’avanguardia per la qualità delle relazioni sindacali – afferma il segretario generale Stefania Crogi – e ha già siglato accordi, fin dal 2004, che hanno permesso l’ingresso dei giovani. Penso ai 400 giovani a part time ai quali abbiamo offerto concrete prospettive di stabilizzazione; agli accordi per la flessibilità, per l’organizzazione del lavoro, per il rilancio della produttività».

«Di sbagliato nella proposta della Nestlé vi è innanzitutto – secondo Crogi – la scelta della via mediatica per comunicarla: una multinazionale come la Nestlé con cui abbiamo relazioni sindacali forti e consolidate, ha scelto le pagine dei giornali invece del tavolo di confronto, e questa è una modalità sbagliata, sempre e comunque, a prescindere. Quanto al merito, le cose non vanno meglio, e quando si ricevono proposte come quella fatta ai lavoratori della Perugina, bisogna capire le reali implicazioni che hanno, e magari questo non è il ruolo di un economista. Portare a riduzione di 10 ore l’orario equivale, su un salario netto medio per un lavoratore Perugina, passare da 1400 euro a 1000 circa; significa, grazie alla riforma Fornero che ci vedrà andare in pensione con il sistema contributivo, una incidenza di uguale entità sulla misura della pensione».

“Nelle banche nessun passaggio automatico lavoro padre-figlio solo impegni a latere dei contratti, mai negli accordi”

Assumere figli dei dipendenti che accettino di ridursi l’orario. È la proposta avanzata da Nestlè, che ha già suscitato l’alzata di scudi da parte dei sindacati. Un qualcosa di simile, il passaggio del posto di padre in figlio, lo si ritrova nella tradizione delle banche, tanto che i sindacati dei bancari lo hanno sperimentato nel corso della concertazione. «Quello che è accaduto nel settore bancario -spiega Massimo Masi, segretario generale della Uilca- è in realtà un po’ diverso, perché non si è mai trattato di uno scambio tra padre e figlio a fronte di una riduzione dell’orario, ma semmai di una possibilità di lavoro per il figlio offerta a fronte dell’uscita totale dal lavoro, per pensionamento, del padre».

E comunque, precisa Masi, «su questo non è mai stato fatto un accordo». «Ci sono state delle lettere di impegno da parte delle aziende a latere dei contratti -aggiunge- come nel caso di Unicredit, che si impegnava a fare un colloquio al figlio nel momento in cui il genitore andava via e il figlio si doveva rivelare idoneo all’assunzione. In alcune banche, come in alcune Bcc, è stato fatto in passato uno scambio padre-figlio -ricorda ancora Masi- così come questo scambio era un fatto molto presente in certe banche come la ex Banca di Roma, ma lì non si è trattato mai di una riduzione di orario».

Al Monte dei Paschi c’erano (ma ora non più) «addirittura due concorsi diversi: uno per tutti, più pesante, e uno per i figli dei dipendenti, più semplice, così come alla Bpm c’erano accordi per un ricambio generazionale, ma mai -sottolinea Masi- l’assunzione del figlio era garantita da un accordo sindacale e non è mai stata un automatismo completo».

Uila: la Nestlé torni ad investire in Italia

«Stupisce, innanzitutto, che la proposta sul cosiddetto patto generazionale abbia generato tanta attenzione mediatica e anche giudizi che denotano scarsa informazione, a 20 giorni di distanza dalla presentazione, da parte della Nestlé, del piano industriale che riguarda lo stabilimento Perugina di San Sisto (Pg)». È questo il giudizio del segretario nazionale della Uila-Uil Pietro Pellegrini sulle vicende che stanno interessando il gruppo Nestlé.

La proposta sul patto generazionale, sottolinea il sindacalista

«potrà anche essere positiva per qualche lavoratore e, se l’azienda intende portarla avanti, noi non alzeremo barricate: è e resterà sempre una scelta individuale che ciascun lavoratore potrà fare, ma i problemi sono altri. Rispetto ai contenuti del piano presentato da Nestlé, infatti -spiega Pellegrini- quella proposta appare come uno ‘specchietto per allodole che nasconde una realtà molto diversa e più complessa; quella di un gruppo che, negli anni, ha preferito investire in altri paesi piuttosto che in Italia e che mira a ristrutturare lo stabilimento di San Sisto della Perugina, per trasformarlo in un sito per produzioni stagionali».

L’azienda, infatti, sottolinea, «ha chiesto di introdurre, nei momenti di picco produttivo, un orario di lavoro di 6 ore al giorno per 6 giorni la settimana, distribuite su quattro turni; una soluzione che penalizzerebbe i lavoratori due volte con la perdita di 4 ore di lavoro (rispetto alle 40 settimanali previste dal Ccnl) e, sul versante salariale, degli elementi straordinari e accessori della retribuzione.

Come se non bastasse, il piano prevede che, ai periodi di massima produzione, ne seguano altri con l’applicazione di contratti di solidarietà, con la conseguente riduzione dei salari del 40%. Questo è per noi inaccettabile! L’azienda deve tornare a investire seriamente anche in Italia e mirare a de-stagionalizzare la produzione dello stabilimento di Perugia. Per questo, però, al di lá delle buone relazioni sindacali esistenti, serve un cambio di indirizzo da parte di Nestlé Europa».

Ice: superati ancora i 180 centimetri per libbra con stupore degli addetti

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ice -br indicatore composto prezzi ice picchiata Forti ribassi sui mercati a termine del caffè circolare Green Mountain

MILANO – Prezzi in forte ripresa nella seduta di ieri dell’Ice. Il contratto con scadenza a settembre è tornato, per la prima volta, da metà maggio, sopra i 180 centesimi toccando un massimo intraday di 181,40 centesimi (prossimo alla media mobile dei 100 giorni di 181,90), per chiudere a 180,45 realizzando comunque un guadagno del 3,1% sulla seduta precedente. Dai minimi di 2 settimane fa di 150,10 centesimi, il contratto registra un’impennata del 20,6%. Un balzo che ha sorpreso molti addetti ai lavoro, soprattutto per il timing.

Ice: l’andamento del mercato

“Eravamo convinti che l’inerzia sarebbe cambiata ad agosto, con il venir meno delle pressioni legate al nuovo raccolto” ha dichiarato in un’intervista a un’agenzia di stampa Silas Brasileiro, presidente del Cnc (consiglio nazionale del caffè, entità privata brasiliana che raggruppa produttori, cooperative, associazioni e federazioni agricole degli stati produttori).

L’evoluzione rialzista – continua Brasileiro – risente in parte del recente stanziamento di mezzi rilevanti da parte del governo di Brasilia per finanziare lo stoccaggio del raccolto di quest’anno e riflette anche il parziale rischiararsi del quadro macroeconomico in Eurozona dopo le riunioni di Bruxelles della scorsa settimana.

Ma a pesare è anche l’evoluzione meteo registrata durante il mese di giugno

“L’umidità e le piogge hanno danneggiato il caffè già raccolto e messo a seccare nei patii provocando inoltre cadute di frutti. Nelle regioni più calde, in molte piantagioni il 50% delle ciliegie è caduta in terra. Ciò non potrà non avere conseguenze negative sull’uniformità qualitativa dei raccolti”. Anche secondo Keith Flury di Rabobank, le piogge hanno catalizzato il recente rimbalzo dei prezzi in un mercato che si presentava ipervenduto.

“Prima o poi i torrefattori dovevano tornare a comprare. Si può anche incrementare l’impiego di robusta nelle miscele, ma alla fine gli arabica sono sempre necessari”. Le quotazioni di New York sono ormai vicine alle nostre aspettative di prezzo congruo – ha aggiunto Flury lasciando intendere così che solo il verificarsi di condizioni climatiche “estreme” potrà dare il là a un’ulteriore progressione del rally.

Della stessa opinione non solo Ice, ma anche gli analisti di Macquarie

Secondo i quali qualsiasi impennata di New York farà scattare forti vendite da parte dei brasiliani, che contribuiranno a calmierare i prezzi. Lo scenario cambierà comunque a partire dall’autunno quando i torrefattori torneranno massicciamente sul mercato per coprirsi in vista del 2013/14, annata negativa nel ciclo biennale brasiliano. Anche la banca australiana mette infine l’accento sui problemi qualitativi, che rischiano di far lievitare i premi sulle varietà pregiate.

La conferma nelle parole di Brasileiro, che ha invitato i produttori a non vendere subito tutto il caffè di migliore qualità, poiché nella seconda parte dell’annata l’offerta “potrebbe non essere sufficiente a far fronte alla domanda”.

L’assenza di precipitazioni nella coffee belt brasiliana favorirà le operazioni di raccolta nei prossimi giorni si legge nel più recente bollettino di Somar Meteorologia. Le piogge previste a partire da venerdì appaiono tuttavia destinate a ostacolare nuovamente o addirittura interrompere il lavoro delle piantagioni nel corso del week-end. Il tempo si ristabilirà a partire da martedì prossimo.

Dal Brasile oltre un terzo dell’export mondiale di arabica

Secondo i dati preliminari diffusi dall’Ico, il Brasile ha contribuito in maggio al 33,37% delle esportazioni mondiali di arabica, per un totale di 1.684.918, ossia il 17,9% in meno rispetto ai volumi imbarcati nell’analogo mese del 2011 quando l’export fu di 2.052.392 sacchi. L’export mondiale di arabica è stato in maggio di 5.049.894 sacchi, in calo del 6,18% rispetto a maggio 2011, ma in crescita del 3,61% rispetto ad aprile 2012.

Ultima ora Secondo i dati diffusi ieri pomeriggio dal ministero del commercio estero brasiliano, l’export di giugno è stato di 1,69 milioni di sacchi, in calo sia rispetto al volume di 1,82 milioni riscontrato a maggio sia rispetto ai 2,2 milioni registrati a giugno dell’anno scorso.

Filiera del cacao: Nestlé contro lo sfruttamento minorile

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filiera del cacao Perù ghana ue
Fave di cacao

MILANO – Mai più lavoro minorile nella filiera del cacao. È la solenne promessa fatta da Nestlé, a fronte delle conclusioni emerse da un’indagine condotta, all’interno del ciclo produttivo della multinazionale, dalla Fair Labor Association. I controlli hanno evidenziato una serie di violazioni riguardanti, in particolare, il lavoro minorile e dato il via a un ambizioso piano del colosso elvetico per sradicare la piaga.

Filiera del cacao da tutelare per i minori

“Per la prima volta una multinazionale del cioccolato ha consentito di tracciare capillarmente e valutare il suo sistema di appalto nella produzione del cacao”, ha spiegato il presidente di Fla, Autret van Heerden. E l’inchiesta ha accertato una serie di violazioni al codice di comportamento richiesto da Nestlé ai fornitori: dagli orari di lavoro massacranti, alle retribuzioni inadeguate, alle precarie condizioni di sicurezza.

Ma i dati più allarmanti riguardano il lavoro minorile, in particolare in Costa d’Avorio, il principale produttore mondiale di cacao

“Non è assolutamente possibile che, nel lungo termine, un’azienda come la nostra possa tollerare una situazione simile”, ha dichiarato José Lopez, vice presidente Nestlé. “Lavoreremo con la World Cocoa Foundation e saremo nelle scuole; lavoreremo con l’International Cocoa Initiative e con le cooperative per dare informazioni ai contadini; lavoreremo con i governi e con i certificatori per dimostrare che le cose possono cambiare”. Entro ottobre sarà pronta una nuova guida illustrata sul codice etico di Nestlé, che promette inoltre, a lunga scadenza, il varo di una task force dedicata alla protezione dei bambini.

Lo studio Ref: impatto percentuale sui prezzi per caffè e cacao dell’1,7

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MILANO – Carne, prosciutto, pesce, cioccolato, ma anche caffè, acque minerali e alcolici sono i prodotti alimentari i cui prezzi finali subirebbero i maggiori rincari (+1,8%) nel caso di un eventuale ulteriore inasprimento dell’iva. Lo afferma uno studio di Ref per Centromarca. Più specificamente, secondo una elaborazione realizzata da Ref- Ricerche su dati Istat, l’impatto percentuale sui prezzi sarebbe dell’1,8% per zucchero, marmellata, miele, sciroppi, cioccolato e pasticceria e dell’1,7% per caffè e cacao, acque minerali, bevande gassate, succhi.

Ref, l’analisi sui prezzi

L’aumento dell’iva, oltre che sull’inflazione, avrebbe effetti negativi anche sull’occupazione: la variazione delle aliquote potrebbe determinare infatti una perdita complessiva di 100 mila posti di lavoro, di cui 20 mila nella filiera agroalimentare. In particolare: 4.500 nel commercio, 3.800 circa nell’agricoltura, oltre 2.600 tra bar e ristoranti, 3.500 nell’industria alimentare. In termini di consumi, l’impatto sarebbe altrettanto depressivo determinando una contrazione della spesa annua di 250 euro.

Xi’An accoglie il nuovo punto di caffetteria Segafredo Zanetti Espresso

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Xi’An segafredo zanetti espresso logo marsiglia
Segafredo Zanetti Espresso logo

MILANO – Segafredo Zanetti Espresso ha recentemente aperto una nuova caffetteria in franchising a Xi’An, una delle più antiche città della Cina con più di 3100 anni di storia. Xi’an è nella lista della Quattro Grandi Capitali Antiche della Cina essendone rimasta capitale durante molte delle più importanti dinastie dell’impero.

Xi’An: la città si trova alla fine della Via della Seta ed è sede della famosissima Armata di terracotta

Il bar Segafredo Zanetti Espresso si trova nell’Aeroporto internazionale di Xi’an, il più grande nella parte nord-orientale del paese, all’interno del nuovissimo Terminal 3 inaugurato all’inizio di maggio.

Il franchisee è la Shaanxi Qinpeng Industry il cui proprietario e presidente, Mr. Ma, è un giovane imprenditore di successo che si è dimostrato talmente entusiasta della collaborazione con Segafredo Zanetti Espresso da programmare altre due aperture nel centro di Xi’An.

Commerzbank prevede una ripresa dei prezzi di Arabica

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Commerzbank

MILANO – Commerzbank si aggiunge al novero di analisti e commentatori che prevedono una consistente ripresa dei prezzi degli arabica nella seconda metà dell’anno. Il secondo istituto di credito tedesco dopo Deutsche Bank ritiene che le previsioni di un abbondantissimo raccolto di arabica in Brasile debbano essere, in una certa misura, ridimensionate.

Commerzbank sull’andamento dei prezzi

“Il lungo periodo di siccità e gelo nel Minas Gerais sta riscuotendo il suo tributo” si legge in un report della banca. A ciò vanno aggiunte le forti piogge recenti, che rischiano di incidere negativamente su quantità e qualità dei chicchi raccolti. La produzione sarà deludente anche in Colombia dove il clima sfavorevole e il piano di rinnovo delle colture sono destinati a ripercuotersi fortemente anche sulla campagna caffearia di quest’anno. A supporto della propria tesi, Commerzbank cita le cifre ufficiali Usda, che prevedono un raccolto brasiliano di arabica inferiore di oltre un milione e mezzo di sacchi a quello del precedente anno positivo del ciclo biennale.

Conseguentemente – afferma la banca – la forte caduta dei prezzi degli arabica intervenuta a partire dallo scorso autunno, che noi reputiamo eccessiva, potrebbe essere ormai prossima a concludersi. Meno bullish le previsioni sui robusta. In Brasile – osserva Commerzbank – si prevede un raccolto di conilon a livelli record di (15,7 milioni di sacchi secondo Usda).

Anche il prossimo raccolto vietnamita potrebbe raggiungere massimi storici (21,6 milioni di sacchi secondo Usda e 23,7 milioni stando alle previsioni dell’analista tedesco FO Licht). L’offerta di robusta si preannuncia più abbondante e ciò dovrebbe determinare un’evoluzione più debole dei prezzi rispetto agli arabica nel corso dei prossimi mesi, si legge ancora nel report.

I consumi interni di caffè dell’Indonesia potrebbero crescere quest’anno di un ulteriore 10%

Raggiungendo le 220 mila tonnellate per una popolazione superiore ai 240 milioni di abitanti. La stima è di Suyanto Husein, presidente dell’associazione indonesiana degli esportatori e dell’industria. La produzione di caffè dell’Indonesia è stimata dall’Ico per questa annata caffearia in 495 mila tonnellate. L’export nel periodo giugno 2011 – maggio 2012 è stato pari secondo la stessa fonte a 337.801 tonnellate. Nel primo semestre di quest’anno il Vietnam ha esportato oltre 50 mila tonnellate di caffè verso l’Indonesia, stando a una stima dell’associazione vietnamita del caffè e del cacao (Vicofa).

Fust come Vergnano, può commercializzare capsule compatibili Nespresso

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nespresso fust da chicco a chicco nestlé caffè porzionato
Capsule Nespresso in alluminio esauste

MILANO – Nuova svolta, questa volta in Svizzera, nella guerra infinita tra Nespresso e i produttori di capsule compatibili. A pochi giorni dalla sentenza Vergnano in Italia, il tribunale del commercio di Losanna ha revocato ieri, con effetto immediato, le misure superprovvisionali che avevano bloccato, circa un mese fa, la commercializzazione dei serving.

Fust batte Nespresso come Vergnano

Le capsule sono ora nuovamente disponibili nei punti vendita Fust – ha dichiarato ieri in un comunicato la catena di elettronica ed elettrodomestici controllata da Coop. Lanciati a inizio giugno, i serving erano stati ritirati, su provvedimento super cautelare del giudice, un paio di giorni più tardi.

Nespresso: la gallina dalle uova d’oro Nestlé, continua a crescere

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nespresso svizzera Nestlé
Uno dei siti produttivi Nespresso

MILANO – Nespresso è la gallina dalle uova d’oro per Nestlè, questo lo hanno capito anche i sassi. Certo, non in cifra assoluta, ma perché è il ramo d’affari con la crescita più rapida del gruppo (22 per cento nell’ultimo esercizio finanziario, secondo la Nestlè), e una fonte di utili importante, riflessa da investimenti galattici. Sì perché Nestlé continua ad investire.

Nespresso, dalla sede di Paudes (Svizzera) diventata la Casa madre, nel 1986 ha introdotto in Svizzera e in Italia le capsule

Dopo un avvio in sordina, con i primi bilanci in rosso, un coraggio da leoni ad andare avanti. Con tutti i (presunti) soloni, soprattutto in Italia, che dicevano “ma come pensano di riuscire a vendere il caffè a 100 euro al chilo. Mica sono tutti pirla. Dove sono i consumatori in grado di permettersi di pagare tanto per un espresso, di comprare il contenuto di servizio, non sporcare dappertutto?”

All’epoca il caffè costava niente, e anche adesso il valore di quello in una capsula è pari a quello dell’acqua in bottiglia: zero virgola. Però c’è e si badi bene, proprio e soprattutto in Italia una folla di (presunti) ricchi che spende centinaio di euro all’anno per faticare e portarsi in casa acqua non identica, ma molto vicina alla potabile del sindaco.

Chi scrive ricorda benissimo di quello che sentì dire a Indro Montanelli, una ventina di anni fa: “Una delle immagini che più mi incuriosiscono di più è quella di tanti che camminano sul marciapiede, piegati da pacchi di acqua in bottiglia, uno per parte. Ma perché lo fanno? mi chiedo. L’acqua del rubinetto – e soprattutto a Milano, ma poi per legge e quindi in tutta Italia – è potabile e quindi bevibile: arriva in casa (quasi) gratis, non pesa niente. Non ci capisco niente, ma siamo in Italia e quindi, siamo tutti dei bischeri”.

Le cose sono molto cambiate

Tranne che negli ultimi mesi di crisi pesante, con la riscoperta di quella che è stata nobilitata come “acqua del sindaco”, sino a tutto il 2011 le percentuali di crescita delle vendite dell’acqua impacchettata erano impressionanti. Così come l’acqua impacchettata, e anche in Italia, le capsule hanno cominciato a piacere tanto. Gli aumenti di fatturato hanno toccato anche il 40% l’anno.

Ed è stato necessario costruire un nuovo stabilimento nel 2001 a Orbe (Svizzera), che oggi fabbrica tre miliardi di capsule l’anno. Ma anche Orbe non riusciva a tenera il ritmo ed a soddisfare la domanda. Dato che Nespresso intravide, grazie alla perspicacia dovuta al migliori ricercatori mondiali, per il 2010 la possibilità di vendere sei miliardi di capsule, avviò i progetti per raddoppiare le capacità produttive. Ad Orbe lo spazio non era sufficiente. Serviva un nuovo stabilimento, fu scelta Avenches, sempre in Svizzera e a soli 50 chilometri da Orbe.

Originariamente prevista come stabilimento produttivo, nella fase di progettazione la fabbrica fu completata con un centro distributivo

Doppiati i 10 miliardi di capsule anno ecco, lo scorso maggio l’annuncio del terzo stabilimento Nespresso, sempre in Svizzera, a Romont. Romont sarà un investimento a lungo termine perché adesso anche i maghi Nestlè fanno fatica ad annusare il fumo. Nel senso che la crescita del porzionato e delle capsule soprattutto continuerà a doppia cifra. Ma a ritmi sempre più tendenti al 10 per cento. E soprattutto con una concorrenza feroce, forse imprevista. E, forse, con una impermeabilità imprevedibile a tutti o quasi i tentativi di clonaggio. Perché se la sentenza di Bruxelles è stata vinta da Nestlè, con esiti che a Vevey sperano di poter esportare, i cloni prosperano negli scaffali addirittura in Svizzera.

E in Italia le prime due battaglie della campagna nel Belpaese hanno sì obbligato Vergnano ad una forsennato e costoso reitichettamento con atuadesivi di tutte le scatole in tutta Italia, lavorando di notte e di giorno. Ma come un sogno brutto le capsule Èspresso 1882 c’erano prima e ci sono anche adesso. Comunque Nestlè ha puntato circa 250 milioni di euro (300 milioni di franchi) a lungo termine e prevede la creazione di 400 impieghi diretti. L’inizio dei lavori è previsto per la fine di quest’anno, mentre la produzione dovrebbe cominciare nella prima metà del 2015.

Pereyna: “L’esperienza Nespresso, unica nel suo genere”

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Martin Pereyna Nespresso
Martin Pereyra

MILANO – Per provare a tastare il polso del colosso svizzero siamo riusciti ad agganciare il dottor Martin Pereyna (foto), market director Nespresso in Italia. Che ringraziamo. “La seconda sentenza di Torino? Riguarda solo la questione di un’ingiunzione preliminare e non pregiudica le future decisioni da parte del giudice” “Ora si si entrerà nel merito. Continueremo a difendere la nostra proprietà intellettuale, quando la riteniamo violata» Nestlé sottolinea che per Nespresso lavorano in Italia “oltre 400 addetti” e che “per lo sviluppo del mercato il budget 2012 è cresciuto di oltre il 30 per cento” Oggi la produzione, nei 2 stabilimenti, di Orbe e Avenches supera i 10 miliardi di capsule all’anno ed è già stato annunciato il terzo centro che partirà entro il 2015 a Romont.

La sentenza d’appello del tribunale civile di Torino mancava di un elemento importante. Che cosa ne pensava Nestlé, il numero 1 al mondo del settore alimentare che tratta il 22.8% del caffè mondiale (http://www.msnbc.msn.com/id/47958690/ns/world_news-europe/t/cheaper-coffee-helps-egberts-take-kraft/), che ha inventato (non tanto con i suoi brevetti, bensì con la propria prestanza finanziaria e distributiva) il settore porzionato, arrivando a dominare ancor più il mondo del caffè. Dolce Gusto e Nespresso coprono circa un terzo del mercato globale. Una gallina dalle uova d’oro. Oggi la produzione, nei 2 stabilimenti, di Orbe e Avenches supera i 10 miliardi di capsule all’anno ed è già stato annunciato il terzo centro che partirà entro il 2015 a Romont.

Pereyna, si sono conclusi ieri sera con la vittoria della Spagna gli europei di calcio, il 27 luglio scattano a Londra i Giochi della XXX Olimpiade

Sull’onda di questa febbre sportiva ci dice chi ha vinto la seconda battaglia della vostra campagna d’Italia contro Caffè Vergnano? Martin Pereyra: “Siamo lieti che la corte d’appello di Torino abbia confermato la sentenza preliminare nella causa indetta da Nespresso nei confronti di Casa del Caffè Vergnano SpA (Vergnano), richiedendo alla stessa di modificare il proprio packaging e interrompere qualsivoglia pubblicità o comunicazione che violi le disposizioni del Tribunale.

Pur positivi rispetto alla sentenza emessa a questo riguardo, siamo spiacenti che la corte d’appello non abbia cambiato la decisione precedente del giudice relativamente ai brevetti Nespresso”.

Anche Nespresso vittima di giuristi per caso? I giudici hanno messo i piedi nella vostra tazzina? Le toghe preferiscono bere l’espresso di Vergnano?

Perché il colosso Nestlè, quello che ha gli avvocati più forti del mondo, non è riuscito, come altrove a togliere dagli scaffali Èspresso 1882?

Pereyna:“E’ importante notare che la decisione da parte della corte d’appello riguarda soltanto la richiesta di ingiunzione preliminare e non determina le decisioni future del tribunale relativamente alla questione. Ora si passerà a un esame dibattimentale in contraddittorio. Confidiamo nella forza delle nostre argomentazioni giuridiche e continueremo a tutelare la nostra proprietà intellettuale ogni qualvolta riterremo che questa sia stata lesa”.

La proprietà intellettuale è certamente una vostra forza

Nel vostro centro ricerche avete un numero di scienziati che non ha pari nel mondo del caffè, una forza di fuoco da Nasa, Ibm, Boeing, Microsoft … Eppure dopo l’annuncio della cosiddetta “vittoria dell’Aia”, per la quale avevano schierato 180 avvocati-principi del foro, e relativa ad un vostro brevetto concesso ma opposto senza successo da ben cinque aziende concorrenti (inclusa Vergnano) questa sentenza di Torino sembra quasi un passo indietro….

“La salvaguardia della proprietà intellettuale è una componente importante della nostra strategia di business. Il nostro successo continuerà ad essere guidato dalla nostra capacità di superare le aspettative del consumatore fornendo prodotti e servizi di qualità eccezionale: è questo il motivo per cui i consumatori continuano a scegliere l’esperienza Nespresso, unica nel suo genere, nonostante l’arrivo della concorrenza”.

C’è chi dice che “il primo clone (di espresso) è Nespresso” anche perché siete “sotto misura”(5 grammi per dose contro l’italico dogma dei 6,5 abbondanti). Eppure avete persino aperto a Napoli.

Pereyna, pensate ad una crescita italiana continua, nonostante i cloni Nespresso siano ormai una realtà ed ostacolarli potrebbe essere interpretato come un attentato al libero mercato?

“In Italia Nespresso ha oltre 400 dipendenti diretti che continueranno ad impegnarsi per fidelizzare i Club Member e i nuovi clienti, nonché per mantenere il nostro posizionamento quale azienda di riferimento nel segmento del caffè porzionato”.

La campagna d’Italia continua?

Pereyna: “Certo, una vittoria nella nazione che ha istituito l’espresso sarebbe ricca di valori simbolici. Insomma: potreste accampare anche voi un made in Italy e zittire i molti, con una sentenza favorevole in Italia. ”

Non può evitare un pronostico: come finirà?

Non dica che il numero 1 al mondo, anche per spessore di avvocati, non sappia già chi vince alla fine. “Essendo l’azione legale ancora in corso, in questa fase non abbiamo altro da aggiungere”.

La Marzocco è stata nominata “Company to watch 2012”

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la marzocco logo da fine 2016 the true artisan cafè
Il logo La Marzocco

MILANO – La Marzocco è stata nominata “Company to watch 2012” nel suo settore (produzione di macchine professionali da caffè) dal Cerved Group (Cerved è un’azienda conosciuta a livello internazionale che valuta la struttura economico-finanziaria e l’affidabilità delle imprese in tutto Italia). La certificazione Cerved identifica come punti di forza e di successo per La Marzocco la produzione artigianale, il design ricercato e l’ottima qualità dei materiali, l’intensa attività di ricerca e sviluppo, l’innovazione nella relazione con clienti e fornitori assieme all’orientamento per le persone come base del modello imprenditoriale.

Il profilo aziendale La Marzocco

Fondata nel 1927 dai fratelli Bambi, fin dall’inizio si è specializzata nella produzione artigianale di macchine da caffè espresso per bar con particolare attenzione alla qualità, al risultato in tazza ed allo stile. L’azienda risiede nell’immediate vicinanze di Firenze, e si avvale di una sede a Milano e di una a Seattle.

Oggi La Marzocco impiega oltre 70 dipendenti e produce macchine per caffè espresso e macinadosatori che sono esportati in più di 80 paesi attraverso il supporto di importatori e distributori presenti in 5 continenti. Info: lorenzo@lamarzocco.com e www.lamarzocco.com TEL: +39 055 849 19253