venerdì 02 Gennaio 2026
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Gruppo Cimbali festeggia a Binasco i suoi 100 anni di successi

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mumac
Il Museo della macchina per caffè di di Gruppo Cimbali

MILANO – Gruppo Cimbali si appresta a festeggiare i primi cento anni della sua storia. Un traguardo importante e allo stesso tempo un punto di partenza. LaCimbali, Faema, Casadio e Hemerson sono la realtà operativa del Gruppo Cimbali, nato all’ insegna dell’esperienza, della passione, della competenza e dell’innovazione. Cento anni che hanno visto l’azienda cambiare, crescere, evolversi, contribuire fortemente allo sviluppo dell’industria italiana del Novecento e alla diffusione del prodotto del made in Italy, esportando in tutto il mondo non solo macchine per il caffè ma la passione e la cultura per l’espresso e il cappuccino.

Gruppo Cimbali, la storia del made in Italy nella sua evoluzione

Espresso che piano piano non è più soltanto una bevanda, ma è diventato un concetto comprensibile in tutto il mondo, un modo per iniziare una giornata bene e proseguirla meglio, un legame nuovo, un incontro, una relazione d’affari proiettata al futuro. Negli ultimi anni Gruppo Cimbali ha affrontato la crisi economica globale continuando a guardare avanti con entusiasmo e proponendo sul mercato nuovi modelli con soluzioni tecnologiche all’avanguardia.

Questo ha significato anche e soprattutto investimenti e ricerca, un motivo conduttore che accompagna da sempre il gruppo di Binasco. L’obiettivo principale è la creazione di un forte valore riconosciuto sia all’interno dell’azienda milanese dalle forze produttive e manageriali sia all’esterno dai mercati di riferimento in tutto il mondo. La crescita registrata è un mix di dinamismo, sviluppo, investimento. L’esportazione vale oggi l’80 % di quei 132 milioni di euro di fatturato registrati nel 2011. Un network di filiali e 700 distributori.

Fondamentale l’espansione estera, con le filiali di Germania, Regno Unito, Spagna, Portogallo, Francia e Nord America e con l’ufficio di rappresentanza in Austria, che registrano un avanzamento importante

Sostanziale lo sviluppo dei paesi extra Europa dove meritano di essere segnalati il Giappone, il Sud America e il far East supportato dall’ufficio di rappresentanza in Australia, mentre il Gruppo guarda con interesse crescente al mercato della Cina e si osservano i primi risultati interessanti dall’apertura di un ufficio di rappresentanza a Hong Kong. Da diversi mesi tutto il Gruppo Cimbali è al lavoro per festeggiare il centenario. Un logo, totalmente ispirato e dedicato al traguardo raggiunto.

M100, nuova ammiraglia, una macchina tradizionale che rappresenta la sintesi ultima tra tecnologia e design, tra memoria e futuro. Un Volume Monografico, edito da Electa, che racconta la storia e l’espansione dell’azienda con le parole ma anche con le immagini. Mumac, il museo delle macchine per il caffé Il Mumac, ovvero il museo della macchina per il caffè. Pensato e voluto non solo per celebrare l’azienda e i suoi prodotti ma anche e soprattutto per offrire alla comunità un progetto culturale di forte valore. Il Mumac occupa un’area di circa 1500 mq ricavati da una precedente struttura nell’ambito del sito produttivo di Binasco. Un recupero industriale premiante anche per la riqualificazione dell’area.

Questo straordinario progetto, raccoglie la storia delle macchine per il caffè dal 1900 al 2012. Un secolo raccontato in un percorso diviso in sei aree tematiche che ospita una collezione privata, la più ricca e qualitativamente meglio conservata oggi al mondo. Una panoramica della storia produttiva, culturale e progettuale dell’industria di settore. Macchine per il caffè, bar originali delle varie epoche, documenti d’archivio. Un progetto ambizioso che solo una grande imprenditoria poteva pensare e realizzare per offrirla ad un vasto pubblico.

Gruppo Cimbali festeggia così i suoi primi 100 anni

Un’azienda familiare che svolge con scrupolo il delicato compito di tramandare valori e cultura. Un passato illustre, un presente che guarda avanti con rigore e attenzione. “Ci avviciniamo a questa ricorrenza consapevoli che Gruppo Cimbali ha attraversato un secolo di storia industriale e di cultura nel fare l’espresso” dice il Presidente Maurizio Cimbali. “Un’eredità importante Che ci inorgoglisce soprattutto nella consapevolezza che, di generazione in generazione, siamo riusciti a salvaguardare il nucleo di quei valori che sin dall’inizio hanno ispirato le azioni del fondatore, mio nonno Giuseppe. Un traguardo epocale che ci trova ricchi di entusiasmo e voglia di proseguire nell’attuale cammino. Credo che il modo migliore per festeggiare sia l’inaugurazione del Mumac, museo della macchina per il caffè, prestigioso progetto, percorso culturale di grande valenza storica”.

Il Nas di Parma ha sequestrato sei tonnellate di materie prime tra cui cacao

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nas di torino mauro russo

PARMA – Sei tonnellate di materie prime (cacao, yogurt in polvere, ecc.) e aromi per gelati scaduti da tre anni sono stati sequestrati dai carabinieri del Nas di Parma, nel corso di un’ispezione in una grande azienda del reggiano attiva nel settore della produzione e della commercializzazione di gelati e prodotti a base di ghiaccio. I controlli del Nas di Parma sono stati intensificati nei confronti di aziende di prodotti tipicamente estivi, ma sono proseguiti anche nei confronti di imprese dell’agroalimentare e in tal caso è avvenuto un sequestro di 30 tonnellate di formaggi irregolari.

Nas di Parma: trovate parecchie irregolarità

Dagli accertamenti è risultato che l’azienda del reggiano, che commercializza i suoi prodotti nella grande distribuzione, violava le normative comunitarie inerenti le procedure di controllo della propria produzione e la sicurezza degli aromi.

Tutte le materie prime e gli aromi scoperti, del valore totale di oltre 30mila euro, sono stati sottoposti a sequestro amministrativo, mentre al titolare dell’azienda sono state contestate violazioni amministrative che prevedono sanzioni massime per diverse migliaia di euro.

Utz Certified: il riconoscimento sempre più diffuso tra le aziende

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MILANO – Superano il milione e mezzo di sacchi da 60 kg le vendite di caffè certificato Utz nel primo semestre 2012. Nello stesso periodo sono stati commercializzati anche 1,5 milioni di chilogrammi di tè certificato e quasi 60 milioni di chilogrammi di cacao. Cifre che riflettono una consistente crescita nell’offerta di prodotti Utz Certified resa possibile dal coinvolgimento e dall’impegno di un numero crescente di partner e da una domanda che rimane solida nonostante il rallentamento economico globale.

Utz Certified: le new entry

Tra le aziende entrate di recente nell’universo Utz si annoverano Klm, che serve caffè certificato su tutti i suoi voli; il colosso dolciario Griesson – de Beukelaer; il brand finlandese Panda (cioccolato e caramelle). Senza dimenticare Agrícola Himalaya S.A., il principale produttore colombiano di tè, e Bahlsen, numero uno in Germania per i biscotti dolci, che in buona parte dei suoi prodotti utilizza, al 100%, cacao Utz certified.

Utz ha recentemente ricevuto un rilevante contributo finanziario da parte della Ford Foundation a sostegno delle attività nei settori del caffè, del tè e del cacao. I fondi stanziati serviranno a finanziare iniziative e progetti in Africa meridionale, Indonesia e America centrale. Particolare attenzione verrà riservata allo sviluppo e all’espansione delle filiere sostenibili, al maggiore coinvolgimento del settore privato e al monitoraggio dei risultati, soprattutto per quanto riguarda le ricadute concrete sulla vita e il benessere dei piccoli produttori.

E c’è moderato ottimismo tra i produttori keniani

Che prevedono a fine 2011/12 un incremento della produzione nazionale di caffè del 6%, a 54.000 tonnellate, e maggior entrate comprese tra il 5% e il 10%. “Abbiamo avuto buoni prezzi per buona parte della stagione e ci attendiamo dunque una performance del comparto buona, anche se non eccezionale” ha dichiarato un importante funzionario del ministero dell’agricoltura. Dopo il calo registrato a giugno, legato anche alla minore domanda europea, i prezzi del caffè quotato al Nairobi Coffee Exchange hanno segnato una ripresa a luglio.

Caffè Mentana: i clienti protestano contro il sindaco per la chiusura

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caffè mentana
Il Caffè Mentana

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Teniamo a sottolineare che il Caffè Mentana non è uno spazio dove si ritrovano dissidenti, malavitosi e chiunque abbia voglia di sovvertire il sistema o perseguire l’illegalità”. Lo urla a gran voce l’associazione studentesca Robin Hood, che torna così a far luce sulla situazione del locale sito nell’omonima via.

Caffè Mentana in protesta

“La maggior parte dei ragazzi che frequentano, come noi, via Mentana, per il piacere di ritrovarsi a parlare di tutto ciò che gli sta a cuore bevendo una rinfrescante birra, e generalizzare su un migliaio di ragazzi, appellandoli tutti allo stesso modo per colpa di chi, evidentemente, non ha altro di meglio da fare che creare o cercare grane, non è assolutamente giusto”.

Una replica decisa, seppur a scoppio ritardato, al sindaco Gaspari, che nelle settimane scorse aveva definito “senza rispetto” gli avventori del locale Caffè Mentana

“Il Mentana è anche un luogo di scambio di opinioni e divertimento sano”, prosegue Claudio Concas, responsabile dell’associazione. “Ricordiamo a tutti i benpensanti che proprio da lì è partita, per merito della nostra associazione assieme ai Giovani Idv Piceno e ai Giovani Democratici , la proposta della creazione del registro delle coppie di fatto. Sempre lì ci si ritrova spesso, non solo di sera, per discutere alcuni progetti che abbiamo in mente. Non vediamo quindi il perché di questa generalizzazione eccessiva: i giovani non sono tutti criminali, e sicuramente il Mentana non è comunque il ritrovo di tali sovversivi”.

Conclude Concas:

“Se un bar molto frequentato viene chiuso, tutti i suoi frequentatori si troveranno un altro bar, o comunque un qualsiasi altro punto di ritrovo, e se tra questi c’è chi è in cerca di emozioni diverse -se così vogliamo chiamarle-, state sicuri, li ritroverete come prima in mezzo agli altri.

Non tutti siamo uguali, non tutti abbiamo gli stessi divertimenti, e sicuramente non tutti la pensiamo allo stesso modo su questo bar, ma se c’è qualcosa di illogico, insensato e ingiusto, questo è sicuramente far chiudere questo bar, scaricando le colpe di chi è solito far casino su coloro che, al Mentana, ci lavorano, ci si ritrovano o magari passano soltanto per un espresso”.

Osimo: barista ha battuto 11.126 scontrini a importo zero, interviene la finanza

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Guardia di Finanza

MILANO – Un barista di Osimo (Ancona) è stato smascherato dalla Guardia di finanza dopo aver battuto in poco tempo 11.126 scontrini a importo zero, per sottrarre gli incassi giornalieri dal conteggio del registratore di cassa. L’esercente ha evaso 170 mila euro e ora rischia la sospensione dell’attività, che di norma scatta alla quarta violazione rilevata nell’arco di cinque anni. I finanzieri lo hanno scoperto ieri nell’ambito di un Piano coordinato di controllo del territorio, svolto nella provincia marchigiana.

Osimo evasione fiscale

Una realtà che è stata scoperta dalle forze dell’ordine, che hanno trovato una serie di irregolarità che si sono conseguite nell’arco degli anni.

Il ministero dell’agricoltura di Hanoi invita a investire sul caffè solubile

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Una bella immagine scattata in una piantagione del Vietnam

MILANO – Il ministero dell’agricoltura di Hanoi (Mard) ha invitato gli imprenditori vietnamiti a investire nella produzione di caffè solubile. La domanda di solubile economico (a base di robusta) è infatti in forte crescita in molti mercati emergenti. Inoltre, l’esportazione di prodotto trasformato (anche se di tipo dozzinale) contribuisce ad accrescere il valore aggiunto della filiera e limita, nel contempo, l’esposizione del settore alle fluttuazioni dei prezzi del caffè verde sui mercati internazionali.

Mard invita gli imprenditori

Rimangono però le difficoltà a reperire i finanziamenti necessari. Nguyen Xuan Thai, direttore di Thang Loi Coffee Company, ha osservato in una recente intervista, come i costi per entrare nell’industria siano elevati, a fronte di scarsi aiuti da parte dello stato e di un costo del denaro molto elevato, che rende peraltro rischioso qualsiasi tipo di investimento (il tasso medio annuo di finanziamento alle imprese è stato negli ultimi 2 anni del 24%; il tasso di inflazione è stato l’anno scorso del 18,6%, il più elevato di tutto il continente asiatico, ndr.).

Se il governo vuole far affluire capitali nel settore del solubile deve introdurre opportuni incentivi, che incoraggino i potenziali investitori – ha osservato ancora Xuan Thai – altrimenti la sua strategia mirante ad accrescere il valore della supply chain rimarrà lettera morta. Il mercato vietnamita del caffè solubile si caratterizzata per una fortissima concentrazione, con i 3 principali competitor padroni indiscussi della scena. Market leader è il marchio G7, prodotto da Trung Nguyên, con una share del 38%. Il colosso di stato Vinacafe detiene una quota di mercato del 31%.

Molto popolare anche Nescafé (27% di market share)

Marginale il ruolo degli altri competitor con i soli marchi Q Café e Passiona (circa l’1% ciascuno) degni di nota. Nel suo ultimo Gain Report, Usda quantifica i consumi interni di caffè del Vietnam in 1,15 kg/abitante. Si tratta comunque di dati stimati con larga approssimazione e ampio beneficio di inventario mancando in materia, come sottolinea il report, statistiche ufficiali e indagini di mercato realmente accurate. Negli scaffali del dettaglio, soprattutto nei grandi centri urbani, le referenze di caffè torrefatto e solubile si moltiplicano a riprova della grande vivacità della domanda.

I consumi sono in crescita sia nel comparto horeca, complici le sempre più numerose caffetterie (Trung Nguyen Café, Highlands Coffee, Lee’s Coffee e Gloria Jean’s, le catene più importanti), sia nel canale alimentare. All’orizzonte si profila intanto lo spettro di Starbucks. Secondo indiscrezioni riprese da varie fonti, il gigante di Seattle sarebbe impegnato in preparativi frenetici in vista dello sbarco in Vietnam, previsto per il 2013. A tale scopo avrebbe registrato vari marchi e aperto un ufficio di rappresentanza nel paese asiatico.

Olimpiadi di Londra: caffè, cacao e cioccolato, benzina per gli atleti

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MILANO – Caffè, cacao o cioccolato sono protagonisti delle Olimpiadi di Londra 2012. Perché sono tra gli alimenti fondamentali degli atleti. Questo perché i campioni delle varie discipline pesanti, non certo il tiro con l’arco, che richiede abilità e concentrazione, ma non certo sforzi ingenti, devono lottare con la bilancia. Ma per loro la lancetta va in senso opposto. Per recuperare le circa 5.000 calorie bruciate in allenamento gli atleti che partecipano alle discipline di resistenza alle Olimpiadi di Londra devono seguire una dieta da gigante. Mezzo chilo di pasta all’olio d’oliva, una pizza, dodici uova e mezzo chilo di gelato: è questo, secondo Michael Joyner, ricercatore presso la Mayo Clinic, in Minnesota, il menù adatto per non perdere peso ed energia. Joyner lo ha raccontato nei dettagli al quotidiano The New York Times, spiegando che tuttavia molti atleti ricorrono ad alimenti più grassi come barrette al cioccolato per assumere calorie più velocemente.

Olimpiadi di Londra: la vittoria passa dalla nutrizione

«Praticando sport come corsa di resistenza, bicicletta e triathlon a livello agonistico, si consumano fino a 15-20 calorie al minuto – ha detto l’esperto statunitense – raggiungendo in un periodo di allenamento intensivo un totale quotidiano che va dalle 4.000 alle 6.000 calorie». Energia che deve essere reintegrata per essere «nuovamente attivi il giorno seguente».

Per questo motivo serve un menù da gigante

Per un atleta maschio che pratica una disciplina di resistenza la cena tipo può essere formata da mezzo chilo di pasta (circa 800 calorie), una dozzina di uova (840 calorie), un’intera pizza al formaggio (2.000 calorie) e mezzo chilo di gelato con biscotti (1.000 calorie).

Bisogna fare molta attenzione agli alimenti scelti, per essere sicuri che siano sufficientemente energetici, ma allo stesso tempo contengano anche elementi nutrizionali. “I grassi forniscono nove calorie per grammo, i carboidrati invece quattro», ha spiegato al Nyt Kerry Stewart, professore di medicina presso la Johns Hopkins University, in Maryland. Questo vuol dire che anche con la dieta pizza-pasta-gelato è necessario non lesinare sulle quantità per non perdere peso.

Marissa Mayer: gratis caffè, cacao e cioccolata calda ai dipendenti

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Marissa Mayer
Marissa Mayer

MILANO – Caffè, cioccolata calda e cibo gratis per i dipendenti di Yahoo. Due settimane dopo essere stata nominata amministratore delegato, Marissa Mayer rivoluziona l’organizzazione interna del colosso di Sunnyvale. L’a.d. ha introdotto una serie di incentivi per i dipendenti che hanno riscosso un grande successo e che ricordano un altro gigante di internet, nonché l’ultima azienda dove lavorava Mayer: Google. Al «caffè Url» del quartier generale di Yahoo il pranzo è ora gratuito per i dipendenti (fino ad oggi era gratuito solo il caffè), proprio come accade a Google.

Marissa Mayer ispirata da Google

Sempre su questo modello, ora ci saranno riunioni generali tra dipartimenti ogni settimana. Mayer sta cercando di cambiare il clima e per rendere più stimolante il luogo di lavoro e sta pensando a un completo rinnovamento degli uffici, come riporta All Things Digital. Intanto Mayer si concentra su quello che è il suo vero campo: i prodotti digitali. Ha infatti annunciato grandi cambiamenti per quanto riguarda email, Flickr, pubblicità sulle piattaforme web e funzione di ricerca.

Lombardia: 12 caffè, 12 province in un viaggio aromatico di 24 ore

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I protagonisti del giro delle caffetterie delle 12 provincie in lombardia
I protagonisti del giro delle caffetterie delle 12 provincie lombarde

MILANO – Il giro della Lombardia in 12 caffè. E’ la sfida portata a termine sabato, da cinque ragazzi volenterosi: Vincenzo Rizzo, Chiara Nicora, Antonio Nicora, Pamela Paradiso e Stefano Morciano che hanno anche ottenuto il patrocinio della Provincia di Varese.

Lombardia: in giro per bere caffè

I cinque partecipanti si sono riuniti prima su Facebook, lanciando l’evento, e poi fisicamente per salire a bordo di una Volkswagen e hanno percorso, in una giornata, i 712 km del percorso disegnato sulla cartina. I cinque hanno, così, voluto stabilire il loro piccolo record prima che buona parte delle 12 province vengano abolite. Sempre sulla pagina dedicata all’evento hanno pubblicato le immagini del loro strano viaggio con una sosta al bar per ogni città e un caffè bevuto in compagnia.

Elettrodomestici e macchine del caffè per casa: produzione italiana da 30 a 14 mln

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L'andamento di un mercato dinamico

MILANO – La produzione di elettrodomestici in Italia, alla quale afferisce anche quella delle macchine del caffè per uso domestico, per altro l’unico settore non in profondo rosso, è incappato nel peggior semestre della sua storia, dalla Seconda Guerra mondiale. Ma questo è soltanto l’ultimo capitolo di un disastro decennale che ha portato la “fabbrica dell’Europa” degli elettrodomestici a dimezzare la produzione da 30 a 14 milioni di pezzi.

Elettrodomestici in crisi

Un processo di deindustrializzazione che continua, giorno dopo giorno, sotto gli occhi di tutti, con costi sociali enormi (Cig, prepensionamenti, incentivi per le riconversioni e per la formazione professionale) e senza che il Governo muova un sopracciglio. In passato c’è stato qualche incentivo fiscale al consumatore per l’efficienza energetica o sui nuovi acquisti. Secondo i dati di Confindustria Ceced, l’Associazione dei produttori, nel primo semestre dell’anno i volumi produttivi sono crollati del 29% per le cucine, del 23% per congelatori, lavastoviglie e condizionatori, del 14% per piani cottura e forni da incasso, del 12% per i frigoriferi e dell’8% per le lavatrici.

I dati delle vendite in Italia (sell in) marcano da vicino quelli produttivi e in qualche caso (freddo e lavabiancherie) sono peggiori

Più contenuti i cali delle vendite dei piccoli elettrodomestici (aspirapolvere, macchine da caffè, microonde, ferri da stiro) ma questi oramai sono per lo più delocalizzati in Cina anche se ne soffre la distribuzione italiana. «Siamo il secondo comparto industriale italiano – osserva Andrea Sasso, presidente di Ceced Italia – occupiamo 130mila addetti ma il livello di attenzione del governo sfiora l’indifferenza. Abbiamo chiesto più volte, negli ultimi tre anni, di essere convocati dal Governo. Abbiamo più volte confermato la piena disponibilità a sederci, senza alcuna pregiudiziale, a un tavolo permanente di informazione e confronto, ma non è mai successo nulla. Inutile girarci attorno: siamo consapevoli che la mancata convocazione significa una risposta negativa a tutte le nostre richieste».

Ma quali sono le richieste dei produttori italiani di elettrodomestici(essenzialmente i Big three Whirlpool, Electrolux e Indesit e qualche medio produttore)?

«Per esempio – risponde Sasso – tagliare il cuneo fiscale prima che l’alto costo del lavoro spinga un’altra fetta delle produzioni italiane in Polonia o in Bulgaria. O, in alternativa, defiscalizzare il costo del lavoro dei “cervelli” impiegati nei laboratori italiani». «Perchè la Germania si è dotata di una politica industriale e l’Italia non riesce a farlo? – si chiede Luigi Campello, direttore generale di Electrolux Italia –.

In Francia si defiscalizza il 20% delle spese di ricerca e sviluppo e ai ricercatori stranieri si offrono addirittura sgravi fiscali». Poi colpisce che i ministeri competenti non facciano tutto quello che sarebbe necessario per difendere le regole, anche quando è a costo zero (test pagati dai produttori). «Non si fa fronte agli atti dovuti – sostiene Antonio Guerrini, direttore di Ceced – come i certificati bianchi (titoli per l’efficienza energetica ndr) e i controlli alle dogane sulle importazioni cinesi sono molto carenti: bisognerebbe attrezzarsi per verificarne le prestazioni, la variabile centrale per competere».

Tornando ai dati, è impressionante il ritmo dell’erosione sulla base industriale

Nel 2002 in Italia si producevano 10 milioni di frigoriferi, oggi sono scesi a meno di 3; lavatrici e lavastoviglie sono passate da 11 a 7 milioni e le cucine da 9 a 5 milioni. Certo, i 14 milioni di pezzi che rimarranno in Italia a fine anno costituiscono la produzione a maggiore valore aggiunto (per tecnologia e design) «e gli elettrodomestici da incasso – sottolinea Sasso – sono rimasti quasi completamente nel nostro Paese». «Tuttavia – conclude Campello – ci dica il ministro Passera quando in Italia si faranno delle scelte chiare sulla politica industriale. Ed è illusorio pensare che qualora la base industriale venisse delocalizzata i laboratori con i cervelli rimarrebbero in Italia: la ricerca segue gli impianti».