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Nando Ottavi sull’Hub: «Un’esclusività da condividere con tutti le aziende»

L'idea di investire sulla ricerca e la tecnologia, sfocia nell'allestimento dell'Hub di Simonelli Group a HostMilano. Ce lo racconta il Presidente, Nando Ottavi

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L'Hub scientifico allestito da Simonelli Group e Università di Camerino a Host 2017

MILANO – Con Nando Ottavi (FOTO sopra), presidente Simonelli Group, abbiamo parlato di una vicenda molto particolare che è stata al centro dell’attenzione di tutti i visitatori nei cinque giorni di Hostmilano. Al punto che qualcuno l’ha addirittura definita un’astronave atterrata all’interno del Salone dell’ospitalità milanese. Sì perché a Host non c’erano soltanto stand e padiglioni ma anche questo singolare Scientific Coffee Hub che Simonelli Group ha voluto portare al Salone.

Hub: di che cosa stiamo parlando?

Nando Ottavi: «Comincio con il dire che Orlando Simonelli, il fondatore della Simonelli, sin nel lontano 1936 costruì una macchina per il caffè molto innovativa per quei tempi. Ed è anche vero che l’Enciclopedia Treccani, un paio di anni fa, scegliendo i 90 prodotti che hanno fatto l’Italia industriale, scelse proprio quella macchina per il caffè del ’36 come simbolo della crescita del nostro Paese. Questo è stato trasferito a tutta l’azienda e a noi che abbiamo iniziato dopo di lui. Così abbiamo sempre pensato che era necessario costruire macchine tecnologicamente avanzate, macchine sempre innovative. E questo è entrato nel modo di lavorare di tutta l’azienda, di ciascun settore, dalla direzione alla spedizione all’assistenza».

«Allora quando abbiamo iniziato ad internazionalizzare, siamo presenti in 121 Paesi, abbiamo pensato che non potevano dare al mondo soltanto delle macchine per il caffè ma anche innovazione, ricerca e soprattutto servizi. Simonelli Group su questo si è impegnato tanto, ha investito e investe continuamente. Però abbiamo anche pensato, da un paio di anni, che quello che stavamo facendo non era ancora sufficiente. E che serviva organizzare qualcosa di più concreto. Qualcosa che potesse essere a fianco del Simonelli Group, però con un ufficio a parte, dove si potesse fare ricerca veramente a 360 gradi. Così abbiamo chiesto all’Università di Camerino se avessero potuto darci una mano su questa idea, per questo progetto. Devo ringraziare il rettore Fabio Corradini che ha creduto subito all’operazione. Gli accennai l’idea ad un pranzo di Natale e a gennaio eravamo già operativi con una bozza di progetto, per partire subito con la costituzione dell’International Hub for Coffee Research and Innovation ».

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Nando Ottavi, presindete di Simonelli Group, con il campione del mondo WBC del 2015 Sasa Sestic dopo la premiazione. Alle spalle la Victoria Arduono VR388, la macchina ufficiale del campionato iridato di caffetteria

Presidente lei ci sta descrivendo un progetto. Ma a Host abbiamo visto strumenti di ricerca sofisticati, gascromatografi, provette, computer, microscopi speciali, tanta strumentazione di alto livello, un contenitore di azoto liquido a meno 196 gradi. E anche ricercatori provenienti da tutto il mondo. Che cosa c’entrano con un Salone, con le vendite, con i clienti…

«Appena l’Hub è stato costituito abbiamo pensato subito di internazionalizzare questo discorso e l’Università ha fatto un bando per i ricercatori allargato a tutto in mondo. Ed abbiamo iniziato a contattare tutte le università che già lavoravano sul caffè. Perché il nostro obiettivo è quello di lavorare a 360 gradi. Beh, del progetto ne abbiamo parlato un anno fa al responsabile di Host. Abbiamo portato questa idea, che volevamo allestire qui in Fiera per dimostrare che non era un’operazione soltanto sulla carta, ma che era un’iniziativa concreta, con delle apparecchiature che abbiamo comprato, che stiamo comprando. E che l’Università ha messo a disposizione. Il tutto per dimostrare che nel mondo del caffè si possono attuare molte idee».

«L’obiettivo? Partire dal caffè crudo, dalla raccolta per arrivare alla tazza. Sotto tutti gli aspetti. Dalla meccanica delle macchine alla tostatura, all’acqua. Uno studio a 360 gradi. Questa situazione l’abbiamo presentata per vedere se era possibile ricavare questo piccolo angolo per noi. E invece abbiamo trovato da parte di HostMilano un grande interesse e la proposta immediata di fare insieme le cose in grande. Ne è uscito un bello stand perché la Fiera possa essere non soltanto luogo di vendita dei prodotti ma anche luogo di ricerca. Riesca cioè a dare notizia delle ricerche in corso nel mondo del caffè. E così siamo arrivati con l’Hub a Host e a Milano conquistando l’attenzione di tanti».

I concorrenti che cosa le hanno detto?

«Intanto noto che c’è stata una grandissima affluenza. Soprattutto di operatori internazionali e di società multinazionali del settore caffè. Tutti sono rimasti impressionati dall’idea e molti hanno anche dato la loro disponibilità a contribuire. E anche i nostri competitor sono rimasti colpiti e ci hanno fatto i complimenti. Qualcuno ci ha addirittura proposto contributi. Perché l’idea vorremmo che sia sempre controllata dall’Università di Camerino e dal Simonelli Group. Ma altrettanto vorremmo che si allargasse al mondo universitario, della ricerca».

«Per questo posso già annunciare che il 30 novembre e l’1 dicembre ci sarà il primo convegno scientifico internazionale. Lo scorso febbraio era stato organizzato un seminario con la partecipazione di uno dei massimi esperti mondiali nel campo, il professor Chahan Yeretzian dell’università di Zurigo. Lo abbiamo diffuso anche in streaming con un enorme riscontro in tutto il mondo della ricerca scientifica. A Camerino si discuterà per due giorni del mondo del caffè. Stiamo ricevendo le adesioni dei vari ricercatori. Si parlerà anche dei benefici che si possono avere dal caffè. Vorremmo anche inoltrarci negli elementi del caffè, il capire i requisiti del prodotto, quali possano essere i benefici e anche i danni che può fare il caffè».

Ottavi, fuori dall’Hub c’era stabilmente la coda ed anche una persona della sicurezza. Chi entrava aveva la sorpresa di scoprire giovani ricercatori di tutto il mondo. C’era un solo italiano, entrato quasi per caso. Chi legge questa intervista, se non lo ha già visto a Host, non potrà visitare l’Hub. Come ce lo racconta lei?

«Me lo hanno chiesto in molti perché tutti giovani stranieri, eccetto uno. La scelta è venuta da un bando internazionale che è stato gestito non da Simonelli Group ma direttamente dall’Università. E naturalmente è stato scelto chi meritava di partecipare a questo studio».

Una scelta molto in sintonia con il mercato della Nuova Simonelli che vede il mercato estero al 90% delle vendite…

 

«Sicuramente. E quando è stato fatto questo bando abbiamo chiesto all’università di essere trasparente nel fare vedere che non facciamo una cosa dentro casa, con tecnici nostri. Vogliamo essere aperti al mondo, capire le varie attitudini i vari consumi del caffè nel mondo. Come si distribuiscono e per quale motivo e quale tipo di bevanda. Così si può vedere che abbiamo cercato, innanzitutto, all’insegna della trasparenza, di realizzare un’aula dell’Università di Camerino all’interno dello stabilimento della Nuova Simonelli. Dove studenti che già lavorano qui, che hanno vinto il concorso, ma anche altri studenti della stessa Università, arrivano a cimentarsi, a curiosare ma anche e soprattutto a dare i loro contributi con studi similari o complementari».

Ma per le persone interessate avete pensato di fare un video, un documento per poter fornire ai curiosi, anche altre aziende in vista di ricerche in altri settori, elementi di comprensione e studio?

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«Abbiamo iniziato a diffondere questa bella notizia. Quando le parlavo del convegno scientifico è perché vorremmo partire da lì, coinvolgendo persone addentro alla ricerca del settore. Quindi di levatura alta. Ma per la primavera prossima abbiamo in programma un convegno più divulgativo aperto anche ai torrefattori sui risultati conseguiti nel primo anno di lavoro. Sì, stiamo cercando di dividere i due filoni, il lavoro scientifico da quello di conoscenza, di divulgazione».

Non ce ne fate mancare una…

Ottavi sorride. «Il fatto è che, anche per gli impegni che ho avuto in Confindustria, ho sempre pensato che l’Italia può crescere. Io dico sempre che come comparto macchine per il caffè, e non parlo soltanto di noi di Simonelli Group, ci possiamo considerare ambasciatori dell’italianità del caffè come lo sono la moda e il design. Dico questo perché noi italiani non possiamo competere nel mondo puntando sulla quantità come 30/40 anni fa. Se vogliamo emergere, se ci interessa sfruttare questo dono della creatività, dobbiamo cercare di diffonderlo, mostrarlo nel mondo. Perché la creatività non si può copiare. Noi abbiamo questo dono, E credo che se noi tutti ci impegniamo su questa strada, fornendo in giro per il mondo prodotti di qualità, tecnologia e design, sicuramente possiamo fare la differenza e fare il bene delle nostre aziende e dell’Italia».

È stato un grandissimo successo questo Hub, HostMilano ha chiuso e ci sono altre possibilità di riparlarne. Ma vediamo di guardare al dietro l’Hub, chi paga. Come è andato il Salone?

«Abbiamo attraversato un periodo non bello dal 2008-2009 fino a quasi il 2016. Crisi mondiale e la nostra crisi dell’Italia…».

Crisi ma non per la Nuova Simonelli…

«Vero, però la crisi ha toccato il sistema economico italiano. La nostra azienda, grazie proprio agli investimenti mirati all’innovazione e partiti già negli anni 80/90, non da oggi, ha tratto beneficio proprio nel periodo della crisi. Tanto che nel periodo 2009-2016 posso dire tranquillamente che Nuova Simonelli prima e Simonelli Group poi hanno quadruplicato il giro d’affari. E ci siamo riusciti proprio perché all’estero vedono nella nostra un’azienda che non soltanto vende macchine professionali ma che dà anche servizi, tecnologia e innovazione. Posso dire che ora il discorso della ricerca e dell’innovazione si sta allargando anche ad altre aziende, non siamo soli».

«Ma ecco la sorpresa di questo HostMilano 2017. Anche se non è proprio una sorpresa perché l’economia mondiale sta andando forte, di sicuro meglio di quella italiana. Però questo Salone è andato molto bene, ho visto una grossa affluenza. E la sorpresa è che già il venerdì, che è un giorno di avvio, di transizione, noi abbiamo avuto sempre lo stand pieno di clienti interessati ai nostri prodotti. Operatori che chiedevano informazioni. E questo ha trainato il successo. E anche la creazione dell’Hub ha suscitato consenso e favore del pubblico. Con lo stand che rimanda all’Hub e l’Hub che rimanda allo stand dei prodotti. Credo che le industrie italiane debbano per forza dare qualcosa di più per stare con diritto in giro per il mondo. Per cercare di portare sempre di più operatori in Italia, per la fortuna dei nostri prodotti».

Intanto qualcosa in più lo ha dato Simonelli Group con l’astronave dell’Hub che avete fatto atterrare nel centro del Salone e avete dato un’interpretazione aggiuntiva, differente della Fiera tradizionale: non soltanto la parte commerciale.

«Sì, forse l’impostazione tradizionale l’abbiamo stravolta. L’obiettivo era di cercare di fare incuriosire gli operatori esteri in particolare modo a venire in Italia. Perché dietro l’Hub c’è stato un lavoro profondo, duro. E anche perché noi siamo abituati a preparare la fiera già da giugno. Ed è da allora che cominciamo ad invitare i nostri clienti raccontando loro le nostre proposte, Hub compreso. Quindi noi esponevamo nello stand con prodotti nuovi. Ma eravamo anche nello stand dell’Hub dove, per la prima volta, non si parlava di innovazione, tecnologia e ricerca ma le si faceva vedere. E questo ha incuriosito molto gli operatori convincendoli a venire a Milano. Per vedere la realizzazione di un’idea perché non è una realizzazione che si vede tanto facilmente in giro per il mondo…».

Non è un’idea, però tanti pensavano di vedere nello stand del Simonelli Group il solito angolo dedicato a qualcosa soltanto annunciato, di prestigio. In questo caso all’Hub. Invece era ben altro, un vero laboratorio di ricerca atterrato a HostMilano…una grande sorpresa.

«Quando abbiamo iniziato l’operazione Hub, un paio di anni fa, abbiamo pensato subito che nel 2017 ci sarebbe stata l’occasione importante come Host. Ed abbiamo lavorato per questa struttura che è nata in modo forte. D’altronde non abbiamo mai pensato “facciamo l’ Hub, mettiamo della pubblicità”. Anche da parte mia c’è stata l’indicazione precisa: non andiamo a Milano a far vedere una serie di manifesti e di opuscoli».

«In questo caso avremmo dato l’impressione che si trattava di un’operazione meramente pubblicitaria, di marketing. Noi siamo andati alla fiera con un bel laboratorio, neppure piccolo, dove proprio abbiamo fatto toccare con mano, con la strumentazione che abbiamo nei nostri laboratori, abbiamo fatto vedere che non è un’iniziativa di marketing ma un’operazione concreta. E per questo anche l’Ente Fiera si è dimostrato entusiasta dell’iniziativa e ci ha incoraggiato dandoci tanto spazio extra».

Si parla tanto di rapporto tra industria e università e voi l’avete realizzato. Non soltanto. Avete portato un laboratorio specializzato all’interno di un Salone. La scienza all’interno del commercio.

«Nulla di clamoroso. Nei miei incarichi, anche in quelli confindustriali, l’ho sempre fatto. Nella nostra regione abbiamo quattro università. Oltre a quelle di Ancona e Urbino, due le abbiamo addirittura nella nostra provincia, cioè quella di Macerata e quella di Camerino. Tutte università storiche, piccole, ma molto agguerrite e attaccate al territorio. Ho avuto la fortuna di incontrare rettori, in particolare quello di Camerino che ha stravolto quella che era l’organizzazione dell’università».

«Tanto è vero che aveva già anticipato la riforma Gelmini realizzando all’interno dell’Università di Camerino un comitato sostenitore dell’ateneo. Lì alcuni imprenditori, da 10 anni, sono entrati nel Consiglio di amministrazione dell’Università. Questo perché il rettore credeva nella collaborazione tra il mondo universitario e quello imprenditoriale, e questo ha facilitato questo Hub con Camerino».

«Ma voglio dire di più. Credo che questa sia la strada per far entrare i giovani nelle aziende. Fino a qualche anno fa erano due mondi diversi. Quello universitario il mondo del sapere, quello dell’imprenditoria il mondo del lavoro. Questi due mondi invece devono integrarsi. Perché anche durante il corso di studi i giovani che entrano in aziende con stage o percorsi formativi servano sia all’azienda sia a loro stessi».

«L’Italia è un Paese di piccole e medie aziende, quando non familiari. Ma così le imprese possono capire l’importanza di questi giovani. Perché ci sono giovani bravi anche in Italia. Non è detto che si debba sempre guardare all’estero, e il mondo dell’università italiana ce lo insegna. In questi due mondi che si mettono insieme i ragazzi possono ricevere una grandissima formazione ed arrivare alla fine della laurea già pronti per entrare nel mondo del lavoro. Si tratta di un’idea che ho sempre voluto portare avanti. Ho avuto la fortuna di incontrare un rettore, Flavio Corradini, che ha creduto nel progetto. E lo stiamo portando avanti coinvolgendo le aziende».

L’Hub Nuova Simonelli è un’operazione costosa. Lei si sente di consigliare alle altre aziende, anche a quelle del settore, di seguire questa strada?

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«I costi sono abbastanza alti, sia per la formazione sia per impegnarsi. Perché per conseguire risultati con l’università bisogna anche strutturare l’azienda, mettersi a fianco dei ragazzi, perché altrimenti non si ottengono i risultati interessanti. Oggi si parla di industria 4.0. Ma la nostra azienda ha iniziato dal 1992 il percorso della qualità, quando nessuno ancora ne parlava. Abbiamo utilizzato tutte le forze e le strutture a disposizione per coinvolgere l’intera azienda. Poi il rapporto con l’università che ci ha portato al rinnovamento dell’intero processo produttivo».

«Sul 4.0 ci siamo già da anni e anche i miei colleghi industriali delle Marche vengono a vedere. Io suggerisco questa strada a tutti. Perché oggi confrontarci con il mondo è necessario ma dobbiamo essere all’altezza. Non basta produrre e pensare che ci sarà chi compra. Oggi si deve prima trovare chi compra e poi costruire prodotti all’altezza. A tutti dico che i costi che si fanno in ricerca e innovazione nelle università non sono costi ma investimenti».

«Se guardiamo in questa prospettiva vediamo anche che i risultati sono sempre di qualità. Quando si parla di innovazione non ci si deve limitare al prodotto ma guardare anche al processo produttivo, alla struttura aziendale. Se si procede in questo modo si ottengono dei grandi risultati e si riesce ad avere questa collaborazione con il mondo universitario che deve essere sempre più vicino al mondo imprenditoriale. Per fare del bene anche all’economia italiana».