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giovedì 18 Luglio 2024
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Made in Italy: il brand è terzo al mondo, ma va meglio caratterizzato

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MILANO – Gli imprenditori che sottolineano che un prodotto è made in Italy ricevono molte più attenzioni dal mercato. Su Google, infatti, il terminemade in Italy’ compare in ben 141 milioni di pagine. Non solo: l’urlmade in italy’ è 611 mila volte presente nel motore di ricerca.

Il made in Italy è quindi un brand. E molte aziende vi si affidano, forse troppo spesso, finendo per trascurare la possibilità di differenziarsi descrivendo meglio il prodotto che vogliono vendere all’estero.

Del resto, il made in Italy inteso non solo come produzione localizzata in Italia, ma anche come percezione del prodotto nel suo insieme, rappresenta un asset con enormi potenzialità. Il brand made in Italy è infatti il terzo marchio più noto al mondo, dopo Coca-Cola e Visa.

Secondo i dati forniti da Google, tra il 2006 e il 2010 le ricerche online con keyword ‘made in Italy’ sono cresciute del 153%.

Secondo un sondaggio realizzato da ‘Kpmg Advisory’, gli stranieri associano il made in Italy a valori come bellezza, passione, creatività, lusso, cultura e qualità. Le aziende che dunque utilizzano questo marchio vogliono far percepire tutto ciò allo straniero.

Ma, ripetiamo, dimenticano di specificare meglio in quale settore si pongono.

E questo è un limite

Si accontentano insomma del brand generale. Che però vede un esercito agguerrito di 141 milioni di aziende che propongono, praticamente, la stessa cosa. Io, se voglio differenziarmi, dovrei dunque aggiungere qualcosa. Altrimenti, rischio di sparire nel calderone.

Se vendo mozzarella di bufala campana Dop, per esempio, o caffè espresso, devo poi spiegare qual è il valore associato al brand. Rispetto al suo vissuto, alla sua storia, alle sue intrinseche qualità e specificità.

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