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L’intervista, Andrea Ciravegna: “Così è cambiato negli anni il mercato del caffè verde”

Andrea Ciravegna
Andrea Ciravegna

ROMA – Come si è evoluto il commercio del caffè verde negli ultimi decenni? Quali i cambiamenti indotti dalla storia, dall’economia, dal sorgere e l’affermarsi di nuove origini e dal mutare delle abitudini di consumo. Abbiamo posto questi interrogativi ad Andrea Ciravegna, titolare della Caffè Verde srl di Roma, uno dei più esperti commercianti crudisti italiani.

Ne è uscita un’interessante e piacevole intervista, nella quale tecnicismi e problematiche specifiche vanno di pari passo con interessanti aneddoti di vita vissuta, frutto di una lunga vita professionale nel settore

Signor Ciravegna, lei è un decano tra i crudisti. Ci racconta come si è evoluto il settore negli ultimi 20-30 anni?

Dell’appellativo decano non sono proprio entusiasta …. Non mi ci ritrovo nella mia età anagrafica…

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Comunque i 20-30 anni sono ben sì trascorsi fra alti e bassi in questo mercato del caffè che ci tiene sempre all’erta anche bevendo poco “oro nero”, come una volta veniva chiamato. Il nero è rimasto, mentre l’oro è scomparso.

La passione no; quella non ci manca mai.

Abbiamo vissuto l’evoluzione del Vietnam, diventato il primo produttore di caffè robusta ed il secondo a livello mondiale. Pensare che alla fine del secolo scorso, nella statistiche di produzione, il Vietnam era incluso in una piccola percentuale fra gli “altri “ , cioè fra i Produttori con raccolti di poco rilievo.

Il Robusta africano, che ha dominato dagli anni sessanta, è ridotto al lumicino. Piantagioni angolesi, di ottime qualità, abbandonate a causa della guerra in quel Paese. Per non parlare del Togo, altro grande Robusta, anch’esso quasi scomparso e quello che viene imbarcato da Lomé si sospetta essere contrabbandato dalla frontiera del Costa d’Avorio.

L’Arabica invece è decisamente migliorato e la torrefazione nelle ultime decadi ne fa un uso più elevato rispetto agli anni bui post gelata 1975 dove purtroppo il Robusta imperava.

Il settore in se stesso si è evoluto a partire dal nuovo millennio grazie anche alle esportazioni verso quei Paesi che, fino a pochi anni prima, avevano il veto d’importare caffè o lo stesso era contingentato dai governi. I triestini ben ricordano la strada che porta, passando per Basovizza, all’ex frontiera slava piena di buste di plastica per terra. Erano gli iugoslavi che venivano a Trieste a far incetta di vestiti e caffè; poco prima del confine si mettevano addosso quattro paia di jeans ed otto magliette per nascondere il tutto ai loro doganieri. Non voglio osare a pensare dove nascondevano il caffè…….

Pertanto grazie anche alle esportazioni del prodotto finito verso questi nuovi mercati le nostre torrefazioni hanno tenuto il passo con la concorrenza estera, specialmente quella tedesca. La denominazione “caffè italiano” vale ancora qualcosa nel mondo…. Anche se molti prodotti esteri vengono contraffatti con il semplice logo del nostro, sempre amato e rispettato, tricolore .

Volendo affrontare il mero discorso del “crudo” servirebbe molto più tempo, ma non voglio dilungarmi. Evidenzio solo che siamo nell’Unione Europea, dove Paesi come l ‘Olanda, la Spagna, ecc. possono consegnare il prodotto crudo anche alle piccole torrefazioni con minori costi di trasporto. Conti fatti alla mano, ma qui troppo lunghi da illustrare. Per di più le fatturazioni avvengono senza l’aggiunta del 22% d’Iva, in quanto la merce viaggia Intrastat e, senza infrangere legge alcuna, molti operatori approfittano per procrastinare il più possibile il versamento di questa imposta . Praticamente si autofinanziano… con lo Stato Italiano….

C’è chi vede in questi crudisti esteri dei concorrenti sleali …

Ma la legge è legge, anche se a parer mio in questo caso non vale il detto “dura lex, sed lex” … , giacché esiste sempre un “italiota” che riesce a vedere nella legge stessa uno escamotage.

Quando sua figlia è entrata in azienda: che cosa le ha detto?

Mia figlia Maria Sole al momento può aiutare in azienda solo la mattina dovendo seguire nel pomeriggio il figliolo vicino alla maturità scolastica.

È laureata in Pedagogia. Segue tutto il cosiddetto “back-office “e non riesce mai ad uscire al giusto orario per il da fare che ha.

Cosa mi ha detto sei anni fa non ricordo … ma è la nota problematica fra padri e figli….

E che cosa direbbe ad un giovane che vuole entrare in un’azienda di caffè verde?

Ad un giovane trasmetterei il mio entusiasmo. Con il “caffè” non ci si annoia mai in qualsiasi reparto si operi: dalla conoscenza dei Paesi produttori, dai cup tasting, dall’approfondimento dei documenti necessari all’Import, dal traffico, dai contatti con la clientela, ecc. C’è sempre qualcosa da scoprire.

Come stanno, in media, i torrefattori italiani sul fronte scorte? Preferiscono stare leggeri o con i magazzini riforniti?

Ritengo che la vecchia (e buona…) pratica degli stoccaggi sia ormai defunta. Caffè in giro se ne trova sempre. Oggigiorno si possono programmare gli acquisti mensilmente senza dover affrontare costi di magazzinaggi presso gli Spedizionieri o correre il rischio di eventuali furti presso i propri magazzeni.

Ormai si segue la regola del hand-to-mouth.

Prezzo a parte quale è la richiesta più pressante che le arriva dai clienti?

Qualità, ripeto la qualità del caffè. Ormai ogni operatore, sia nel cotto che nel crudo, ha il suo “Coffelab”. Quasi più nessuno acquista senza provare il campione di pre-imbarco. Questo è un bene per il settore. Per noi crudisti anche in quanto vendiamo dietro una precisa approvazione del prodotto da parte del ns Cliente.

Una sola cosa pavento: il proliferare di “Scuole di Caffè” …. Ben vengano. Ma poi fra tanti professori si troverà un allievo?

Ci racconta un episodio particolare relativo alla sua attività?

Episodi ce ne sono a bizzeffe. Ne prendo uno che la dice lunga … Una volta, in gioventù, non avendo del Caffè della Colombia consegnai ad un cliente del Costa Rica allo stesso prezzo.

Dopo qualche giorno gli telefonai e chiesi se era stato contento di aver ricevuto una qualità di maggior pregio e di valore più alto.

Mi rispose negativamente asserendo che ora la sua clientela si era abituata al Costa Rica e pertanto sarebbe stato costretto a modificare la miscela utilizzando questa qualità di prezzo più elevato.

C’è un origine alla quale è particolarmente legato?

Il Perù, che ho trattato nel passato in grandi quantità (un mio grande Cliente fu all’epoca la Procter & Gamble) e che ancora oggi importo.

Poi il Paese, da me visitato in lungo ed in largo più di quaranta anni fa da vero pioniere, è qualcosa di fantastico.

Oggi forse è sfruttato troppo turisticamente.

Che cosa pensa degli Specialty coffee?

Tutto quello che promuove la nostra amata bevanda, ben venga. Certo sono ancora delle nicchie.

E delle micro roastery, un fenomeno che continua a crescere di dimensione?

Anche per le micro torrefazioni tanto di cappello. Ho notato che i soci di queste “start companies”, prima di aprirle si documentano per bene e partono già con un buon “know-how”. Anzi alle volte sono pure un po’ presuntuosetti…  ma sono giovani e si sa che i giovani sono … come me!