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The Fork: il 57% degli italiani pensa di ridurre o rinunciare al fuori casa

Da lunedì 18 maggio sono finalmente riaperte molte delle attività ricettive chiuse dal lockdown, bar e ristoranti in prima linea. Ma il ritorno alla normalità oltre che per le misure di sicurezza, sembra lontano anche per la volontà delle persone

fuori casa italiani post-lockdown
Gli italiani non sono lanciati verso il consumo fuori casa

MILANO – Italiani buon gustai, amanti e portatori nel mondo della cucina di qualità, magari gustata nei ristoranti di livello: questo è stato vero sino a diventare quasi uno stereotipo. Nell’era della convivenza con il virus, resta ancora una realtà così dinamica, oppure le cose sono cambiate? A testimoniare un calo dell’entusiasmo verso i pasti consumati fuori casa, i dati raccolti da The Fork, che leggiamo da ultimora.news.

Italiani al ristorante? Ancora non tanto

Uno dei settori più colpiti dalla crisi economica successiva a quella epidemiologica è senza dubbio quello della ristorazione e delle attività ricettive. Bar e ristoranti sono dovuti rimanere chiusi per oltre due mesi, tranne alcuni che hanno adottato prima il servizio a domicilio e poi il take away dal 4 maggio.

Il giro di affari intorno a queste attività si è drasticamente ridotto

Da oggi 18 maggio, il governo ha deciso di riaprire queste attività, che, con esclusione di alcune Regioni, hanno rialzato le saracinesche da stamattina. Naturalmente si tratta di riaperture in sicurezza, con tutte le prescrizioni che bisogna adottare dal momento che seppur in calo come contagi, il coronavirus circola ancora.

Distanziamenti di sicurezza, riduzione degli avventori, mascherine, igienizzazione dei locali, gel igienizzanti e misure di precauzione, sono il dogma con cui si è deciso di riaprire. Ma le problematiche per questo settore non sono certo finite, sia per evidenti ristrettezze dovute alle nuove regole di apertura, che per tutto ciò che ruota intorno al coronavirus ed alla particolare tipologia di attività che si fa nel mondo della ristorazione e simili.

Riaperture con limitazioni evidenti scoraggiano gli italiani

Non potranno entrare nei locali con i posti a sedere, più persone di quanti siano questi posti. Non potranno entrare persone in numero tale da non poter garantire il distanziamento sociale di un metro tra clienti. I coperti, cioè i posti utili a ricevere clienti, sono drasticamente ridotti, seppur in maniera meno netta rispetto alle ipotesi iniziali provenienti dal protocollo Inail (si parlava di 4 metri quadrati a cliente).

Nei bar al bancone si possono ricevere clienti, ma solo se tra uno e l’altro c’è il metro di distanziamento. Problemi questi che evidentemente abbassano la potenza di un locale in termini di ricavi. Ma non c’è solo questo, perché inevitabilmente le spese aumentano, perché occorre munirsi di guanti e mascherine, di prodotti igienizzanti da rendere disponibili anche ai clienti.

Scenari di ripartenza, ma che potrebbero durare per mesi e mesi. Si ha notizia che nonostante il via libera alle riaperture, molti esercenti hanno deciso di non riaprire, proprio perché le condizioni di riapertura sono per molti insostenibili.

E c’è pure il problema dei clienti

Il ritorno alla normalità è un miraggio quindi, perché i ristoratori, i baristi ed i gestori in genere, devono reinventare il loro modo di lavorare. Ma c’è anche l’effetto coronavirus sui clienti. Ci sarà ancora voglia di tornare a cenare o pranzare nel ristorante? Andare al bar resterà una abitudine di molti italiani?

Che nell’aria aleggi, oltre al virus, anche la paura del coronavirus, è una realtà incontestabile. E lo dimostra una indagine statistica condotta da “The Fork”, la nota applicazione per smartphone, collegata al sito Tripadvisor, che permette di prenotare i ristoranti. Proprio la prenotazione è un’altra tipologia di prescrizione indotta dal nuovo Dpcm sulle riaperture. Bisogna spronare i clienti a prenotare, come occorre spronarli a stare nelle aree aperte delle strutture (terrazzi e giardini).

Tornando all’indagine di The Fork, oltre il 50% degli italiani intervistati, ha dichiarato di non avere intenzione di ricominciare a frequentare ristoranti come prima della pandemia. Un po’ per la paura del virus ed un po’ per l’inevitabile ristrettezza economica che il virus ha prodotto, più di metà degli italiani non avrebbe manifestato l’intenzione di tornare al ristorante dopo la fine del lockdown .

Solo il 36% del campione di italiani oggetto dello studio statistico, prevede di recarsi al ristorante con la frequenza di prima

Mentre il 57% pensa di ridurre o addirittura, rinunciare le uscite a pranzo o cena fuori di casa. Lo studio è stato fatto su campioni di cittadini in tutte le regioni ed è emerso che i più restii sono quelli del Sud. Il 43% degli intervistati dichiara che è la paura del contagio a porre un freno alla loro voglia di tornare a mangiare fuori. The Fork opera in molti Stati oltre all’Italia.

E lo studio ha paragonato le risposte degli italiani con quelle degli altri cittadini europei. Solo in Spagna e Portogallo le persone hanno manifestato le stesse paure e nelle stesse percentuali di quelle italiane. Negli Stati del Nord Europa invece, i cittadini sembrano del tutto propensi a tornare come prima se non addirittura ad aumentare le loro uscite nelle strutture ricettive.