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venerdì 14 Giugno 2024
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L’espresso è green nel talk di Iei Connect, parla il presidente Luigi Morello: “Il nostro compito è rivolgerci al consumatore finale”

Luigi Morello, presidente Iei, afferma: “Siamo nati 25 anni fa come associazione, poi siamo diventati società benefit, perseguiamo gli obiettivi di sostenibilità e nell’ambito dell’Agenda ONU 2030, ci siamo concentrati in 3 aree: people, planet e partnership."

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MILANO – Venerdì 5 maggio si è svolta la prima giornata dedicata alla sostenibilità indetta dall’Istituto espresso italiano (Iei), nella sede dello Studio notarile Advant NCTM in Via Agnello 12, in occasione dell’edizione 2023 di Iei Connect, l’appuntamento volto ad approfondire e a mettere a confronto i principali attori della filiera dell’espresso italiano.

Nell’agenda, molti spunti di discussione: dalla crescita economica del settore, all’educazione e formazione per gli attori di tutta la filiera, passando per l’evoluzione sociale, ambientale. Obiettivo comune: trovare soluzioni per il miglioramento in vista del 2030: il concetto di sostenibilità è stato affrontato in maniera trasversale.

L’incontro ha visto la presenza di partner di rilievo che hanno lasciato contributi e spunti di riflessione dai vari aspetti della ricca e sconfinata filiera del caffè.

La sostenibilità al centro del confronto di IEI Connect

Dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza a Nestlé Italia, Italia Circolare, Brita Italia poi ancora Advant NCTM, Hewlett Packard e 9ren People: tutti si sono potuti confrontare, ciascuno portando la propria esperienza sul tavolo del dibattito, tenendo sempre il focus sul tema della giornata.

Un aspetto esplorato insieme, essenziale in questo periodo di cambiamento, è l’opportunità per le torrefazioni di collaborare insieme alle università per tracciare nuove traiettorie orientate verso la tutela dell’ambiente.

Non sono mancati poi numerosi casi aziendali per evidenziare la circolarità dell’economia fino ad arrivare a parlare delle sfide future, passando anche per l’energia e l’acqua.

Gianpaolo Braceschi, direttore generale Iei, ha preso la parola: “Questa giornata è incentrata sul tema dell’attenzione all’ambiente. Sin dalla sua nascita l’espresso nasce come un prodotto sostenibile considerando che per erogarlo si usa poca materia prima e il risparmio energetico è evidente rispetto ad altri tipi di metodi di preparazione del caffè.

La sostenibilità coinvolge qualsiasi aspetto dell’industria, anche lo studio e la realizzazione di nuove attrezzature: l’Istituto ha voluto inserire già da tempo il tema della stabilità termica grazie alle certificazioni Premium che garantiscono, tra le altre cose, un maggiore impegno verso la consapevolezza ambientale”.

Un futuro più verde

Luigi Morello, presidente Iei, afferma: “Siamo nati 25 anni fa come Associazione, poi siamo diventati società benefit, perseguendo gli obiettivi di sostenibilità nell’ambito dell’Agenda ONU 2030.

Per fare questo, ci siamo concentrati su 3 aree: people, planet e partnership. Le aziende associate Iei hanno la volontà e l’orgoglio di comunicare ai consumatori e a tutti gli stakeholder l’impegno profuso. Il percorso è lungo e non c’è un punto d’arrivo, l’obiettivo è tendere al miglioramento continuo, misurandoci costantemente insieme e con trasparenza”.

Morello continua: “Siamo tanti, ormai già 37 aziende fanno parte dell’Istituto espresso italiano: se nel nostro piccolo applicassimo delle buone norme all’insegna della sostenibilità, ciò rappresenterebbe un buon segnale per i consumatori. Il nostro compito è di sensibilizzare e, ovviamente, continuare a sensibilizzarci. Da una ricerca dell’Università Bocconi, il 21% dei consumatori è interessato alle pratiche sostenute dalle aziende: perciò è proprio al consumatore finale che dobbiamo rivolgerci.”

iei sostenibilità
Il talk sulla sostenibilità Iei (immagine concessa)

Morello aggiunge: “Un altro tassello di grande importanza è la comunicazione. Ci sono molte aziende che si impegnano arduamente nel settore della sostenibilità ma non sempre questo poi viene comunicato con l’importanza che merita. Solo l’80%, anche di chi si spende duramente per l’ambiente, viene raccontato: questo è uno dei settori che ci siamo ripromessi di migliorare.”

La sostenibilità nelle torrefazioni italiane

Morello conclude: “C’è di più: la commissione europea ha adottato la proposta di direttiva sulla due diligence delle imprese in materia di sostenibilità, progetto che vuole garantire l’attenzione all’ambiente socio-ambientale delle filiere attraverso obblighi di rendicontazione. Ciò porterà tutta la filiera a diventare più green. Anche le aziende più piccole, fornitrici di quelle più grandi, dovranno essere preparate al grande salto della transizione ecologica se vogliono essere ben inserite nell’industria.”

La prima presentazione è stata condotta da Valentina Bramanti e Sara Triachini dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza con la ricerca “La sostenibilità come strumento di valore per le torrefazioni italiane”.

Come la sostenibilità impatta la filiera del caffè

“L’attenzione all’ambiente è un’opportunità per amplificare i benefici che già le imprese hanno nei confronti del territorio: questo può avere degli impatti positivi dal punto di vista sia ambientale sia economico e sociale. D’altro canto, viviamo un mondo mosso da continui cambiamenti repentini e un’azienda deve anche preoccuparsi dell’impatto che una cattiva gestione delle pratiche riconducibili alla sostenibilità può generare sul valore stesso dell’impresa”.

“Ad esempio, pensando al tema del cambiamento climatico, c’è una duplice direzione: le aziende possono impattare negativamente sull’emissioni di gas per l’effetto serra ma, d’altra parte, il cambio di temperatura dovuta ad un mancato rispetto verso l’ambiente può diventare un boomerang dal punto di vista della produzione e mettere in difficoltà gli agricoltori che sono di fatto il primo anello della filiera“.

“C’è quindi un rapporto molto stretto di causa ed effetto in cui la sostenibilità ha un forte impatto sulle aziende sia in negativo che in positivo. Stesso argomento per quanto riguarda il lato umano in cui viene valorizzato il benessere delle comunità a valle della filiera: un mancato rispetto del lato umanitario verso i lavoratori porta ad un danneggiamento della reputazione dell’azienda e al pagamento di più di una sanzione oltre ad essere, ovviamente, un crimine”.

Le aziende sono al centro di un sistema che sta spingendo verso un’unica direzione: la transizione sostenibile. In questo, un peso molto alto è imposto dall’Unione Europea che ha approvato il Green Deal, un patto per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Nell’ambito di tutte le normative che l’Unione ha approvato ce ne sono tre che sono significative:

  • Regulation on deforestation-free products: ha come obiettivo quello di combattere la perdita di biodiversità collegate al fenomeno della deforestazione. La norma impatta anche sul mondo del caffè e prevede la possibilità di vendere nei confini dell’Unione solamente prodotti sui cui è stata effettuata la due diligence. Le aziende che vorranno quindi vendere il caffè all’interno dell’Unione Europea, dovranno preoccuparsi del fatto che quest’ultimo non provenga da terreni deforestati.
  • Corporate sustainability due diligence directive: questa norma è ancora in attesa di approvazione e riguarda in primis aziende di grande dimensioni con più di 250 dipendenti. La legge prevede di identificare e prevenire impatti negativi dell’azienda sia sull’ambiente e sia sui diritti umani.
  • CSRD: La Corporate Sustainability Reporting Directive estende l’obbligo alla rendicontazione non finanziaria.

Queste tre direttive dimostrano che non è più sufficiente essere sostenibili all’interno dei confini aziendali: bisogna preoccuparsi anche di chi sta a valle della filiera”.

Finanziamenti e prestiti

“Questo si riflette anche sulla questione dei finanziamenti: fino a poco tempo fa le aziende venivano infatti valutate solo dal punto di vista dell’affidabilità economica, mentre già da ora le banche potranno richiedere dei questionari di sostenibilità in cui viene domandato quanto si è performanti nell’ambito ecologico e sociale.”

Sara Triachini espone i risultati della ricerca di sostenibilità nell’ambito di alcune torrefazioni italiane (49 in totale): “Gli ambiti indagati sono stati divisi in: reporting e comunicazione, strategia, etica e integrità, comunità, filiera, prodotto-consumatori e ambiente. Il 39% delle aziende analizzate detiene pratiche di sostenibilità inconsapevoli, mentre il 4% ha saputo sfruttare la sostenibilità come fonte di vantaggio competitivo. Molti dati della ricerca sono però ottimistici: l’85,5% delle aziende dichiara infatti di comunicare la composizione di Arabica e Robusta in percentuali, oltre la provenienza del caffè e il profilo organolettico della miscela. Il 51% delle aziende afferma inoltre di fornire informazioni sull’impatto ambientale sul packaging e sul sito web.”

“In conclusione, abbiamo riportato alcuni spunti di miglioramento che possono essere riassunti in: un monitoraggio dei consumi energetici aziendali, una maggiore valorizzazione del personale, una miglior cooperazione tra aziende per una filiera del caffè sempre più sostenibile, e la costruzione di un sito web come strumento di comunicazione”.

Impegni concreti a favore dell’ambiente

Arriva poi il turno della dottoressa Marta Schiraldi, head of she & sustainability Nestlé Group Italy and Malta con il suo talk “Nescafé: impegni concreti per la filiera del caffè”.

“Abbiamo una grande responsabilità nei confronti dell’intera azienda con ogni decisione che dobbiamo prendere. Il Nescafé Plan prevede l’investimento di oltre un miliardo di franchi svizzeri (più di un miliardo di euro) entro il 2030. Con questa spesa vorremmo non solo tutelare l’ambiente ma anche creare un valore positivo in tutti gli ambiti della filiera. Noi desideriamo perciò non solo guidare la progressiva trasformazione sostenibile dell’azienda ma lavorare anche sul miglioramento dell’aspetto sociale dei lavoratori nei campi di caffè”.

“I nostri agronomi, ad esempio, lavorano a stretto contatto con i coltivatori. Entro il 2030 ci impegniamo a far crescere il 50% del nostro caffè con tecniche di agricoltura rigenerativa, volta al ripristino della salute del suolo. Tra i nostri obiettivi c’è il raggiungimento della realizzazione del 100% di packaging riciclabili e riutilizzabili. Lavoriamo anche su un altro progetto chiamato Lifecycle Assesment Tool, un supporto a scelte più consapevoli di prodotti e macchine in termini di emissioni”.

“Oltre a ciò, aiutiamo i lavoratori a valle a far crescere colture sempre più resilienti, distribuendo piantine in grado di resistere agli effetti del cambiamento climatico. Dal 2020 sono state donate 250 milioni di queste piante: entro il 2030 si raggiungeranno i 400 milioni.”

Attenzione all’ambiente e ai lavoratori a valle della filiera

Schiraldi conclude: “Da un punto di vista sociale, incoraggiamo le donne ad assumere posizioni di leadership nelle proprie comunità e nelle organizzazioni di agricoltori. Tutto il Nescafé prodotto in Etiopia è approvvigionato responsabilmente e proviene da aziende agricole che rispettano l’ambiente in cui operano. La tracciabilità e la conformità sono verificate da organizzazioni indipendenti come, ad esempio, Fairtrade e Rainforest Alliance. Un altro aspetto da non sottovalutare è l’utilizzo di tecniche di telemetria che dispongono di un minore consumo di energia e un supporto tecnico rapido e mirato”.

La parola passa quindi a Paolo Marcesini, direttore di Italia Circolare con il talk dal titolo “L’esperienza circolare del caffè”: “L’invito che faccio alle aziende è quello di non aspettare l’obbligo della rendicontazione non finanziaria per porsi il tema di cosa sia la sostenibilità e di come impatta l’azienda: è imperativo riflettere su cosa significhi per tutti essere sostenibili. Siamo ancora in una fase di transizione ma ciò che dobbiamo fare è riformare tutta la filiera. L’economia circolare è il tentativo spesso disperato di recuperare i materiali cambiando radicalmente la natura stessa dei nostri stakeholder. È uno dei motivi per cui parliamo spesso di packaging: stiamo chiedendo ai consumatori di restituirci in forma di materia ciò che loro acquistano per consumare.”

L’importanza dell’economia circolare

“In Italia, la percentuale di materiale che abbiamo recuperato e abbiamo trasformato in prodotti è del 13%. In molti Paesi del mondo questo numero è di gran lunga al di sotto della media ed è imperativo cambiarlo. Se l’Italia, e gli altri Paesi, raddoppiassero questa percentuale, gli accademici ci informano che la circular economy potrebbe aiutarci a fermare la crisi climatica che è sempre più incombente: questo compito spetta anche all’industria del caffè. È importante lavorare la materia di cui è composto il caffè per ottenere prodotti o sottoprodotti che possano rigenerare il suolo e aiutare a sistemare un sistema di diseguaglianze sociale.”

È quindi il turno di Carlotta Trombetta, head of quality & welfare Costadoro con la relazione “Movimento B Corp per piccole e medie imprese”: “La nostra azienda è composta da 100 collaboratori e operiamo in un ambiente competitivo. Abbiamo lavorato sin da subito sulla governace e messo su carta la dichiarazione strategica a partire dall’economia circolare. Costadoro ha ottenuto infatti la certificazione B Corp che verifica e assicura i più alti standard di performance sociale e ambientale. Il nostro sogno è quello di essere un’azienda in cui le generazioni più giovani possano rispecchiarsi e promuovere un’educazione sempre più all’insegna della sostenibilità.”

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Da sinistra: Carlotta Trombetta, head of quality & welfare Costadoro, Luigi Morello, presidente Iei e Gianpaolo Braceschi, direttore generale Iei (immagine concessa)

Una scelta non più facoltativa

Enrico Metti, sales director Brita Italia, parla del ruolo dell’acqua all’interno della sostenibilità: “L’uso attento delle risorse naturali è una componente essenziale dell’attività imprenditoriale dell’azienda. L’acqua ottimizzata Brita ha una carbon footprint 27 volte minore rispetto a quella in bottiglia. Sono state risparmiate 300.000 tonnellate di CO2 grazie ai clienti dell’azienda. Brita sostiene inoltre WDC per la protezione degli oceani e ha lanciato la campagna Less plastic is more. La nostra filosofia è incentrata anche sul product impact misurato in quante bottiglie di plastica vengono evitate grazie all’utilizzo di acqua filtrata Brita.”

Nel 2022 abbiamo registrato il risparmio di 5 miliardi di bottiglie di plastica immesse nel mercato grazie all’utilizzo dei nostro prodotti. Per quanto riguarda i nostri impegni, nel 2025 sostituiremo oltre 6,5 miliardi di bottiglie d’acqua prevenendo in questo modo l’emissione di 1 milione di tonnellate di CO2 grazie ai nostri prodotti. Vogliamo proteggere il nostro pianeta focalizzandoci in quattro aree in parte già menzionate: prodotti materiali, packaging, riciclo ed emissioni”.

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Enrico Metti, sales director Brita Italia, Luigi Morello, presidente Iei e Gianpaolo Braceschi, direttore generale Iei (immagine concessa)

“Brita ratifica la propria sostenibilità con EcoVadis, il più grande fornitore al mondo di valutazioni sull’ecologia aziendale. La valutazione è condotta da parte di esperti EcoVadis esterni secondo un punteggio “sì o no” in quattro aree: ambiente, impiego di risorse umane, etica e partnership sostenibili. L’Italia ha un consumo pro-capite di 150 metri cubi e il secondo paese per consumi dopo la Grecia. Questo consumo è quasi il doppio rispetto a quello della media europea. Da ciò si evince che anche il risparmio di acqua è sempre più imperativo e sempre meno una scelta”.

Le nuove normative sull’ambiente

Francesca Bonino, responsabile practice ESG Advant NCTM, prende la parola: “Le normative in passato proponevano che l’operatore non facesse danni all’ambiente. Ora le norme sono leggermente cambiate e ci informano non solo di non farne altri ma di riparare quelli già fatti”.

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Da sinistra: Francesca Bonino, responsabile practice ESG Advant NCTM, Luigi Morello, presidente Iei e Gianpaolo Braceschi, direttore generale Iei (immagine concessa)

I fattori ESG dell’Unione Europea si possono sintetizzare in fattori ambientali, sociali e di governance. Il rispetto di questi fattori porta ai fondamenti del piano d’azione per il finanziamento della crescita sostenibile composta a sua volta da:

  • Un nuovo orientamento dei flussi di capitale verso un’economia più sostenibile
  • Integrazione della sostenibilità nella gestione del rischio
  • Una promozione della trasparenza a lungo termine

“Di conseguenza, per prepararsi all’ESG, le imprese devono implementare, tra le altre cose, pratiche inclusive per le risorse umane e adottare misure di mitigazione delle ipotizzabili conseguenze del cambiamento climatico e, nel medio termine, redigere un piano completo verso la sostenibilità”.

Federico Bruno BBL, Technology e Marcello Novelli, Hewlett Packard Enterprise, parte della nota azienda informatica HP, prendono la parola con il loro talk “La trasformazione digitale sostenibile: un valore aggiunto per la filiera del caffè”.

Marcello Novelli afferma: “Il momento per la sostenibilità è adesso. Partire oggi vuol dire garantirsi un futuro quantomeno per i prossimi cento anni. L’efficienza porta guadagno poiché riuscire a fare di più con meno risorse non solo ci permette di essere più etici da un punto di vista morale, ma ci permette anche di risparmiare dei soldi. C’è di più: i clienti stanno diventando sempre più attenti alla sostenibilità e sono più propensi all’acquisto di prodotti rispettosi dell’ambiente. Essere green porta quindi a più di un vantaggio. Più di una società di consulenza prevede che le aziende sostenibili avranno risultati di business due volte e mezzo migliori rispetto a coloro che non sapranno adattarsi alla rivoluzione ambientale”.

Sostenibilità e tecnologia

La sostenibilità sta sempre diventando più un imperativo anche dal punto di vista digitale, con un 7% dell’energia consumata da Internet e dal comparto IT. Per mantenere le promesse mantenute in campo ecologico dobbiamo perciò risolvere anche il problema del consumo energetico digitale.

Per ripensare la sostenibilità sotto questo punto di vita, bisogna liberare più risorse possibili per gestire la trasformazione digitale basata sul modello data-first: dotarsi perciò di strumenti per misurare il consumo energetico dei componenti e dei servizi anche all’interno della filiera del caffè. Le tecnologie digitali permettono quindi la smaterializzazione e la virtualizzazione dei processi rendendoli in questo modo più sostenibili. Perciò, l’utilizzo della tecnologia all’insegna della sostenibilità aiuterebbe in questo caso non solo l’azienda ma anche il pianeta.”

I vantaggi economici e sociali

Angelo Meroni e Alfonso Lia, sales manager di 9Ren contribuiscono al tema della giornata con il talk “Energia elettrica sostenibile, impianti fotovoltaici”.

“9Ren vuole accrescere il vantaggio competitivo delle aziende individuando nuove prospettive di mercato con il supporto di strumenti commerciali e finanziari e per far questo è indispensabile ragionare in termini di sostenibilità. Ci occupiamo anche di impianti fotovoltaici, settore che ha visto una crescita esponenziale a causa della guerra tra Russia e Ucraina.

Ci sono alcuni dati interessanti a favore di una politica aziendale più green. Ad esempio, secondo il Sole 24 Ore, chi investe nel settore ambientale ha un aumento di fatturato superiore rispetto a chi non lo fa. Il mercato premia le realtà che agiscono e fanno gli investimenti da un punto di vista sostenibile. In più, il 61% dei consumatori è disposto a modificare le abitudini di spesa per ridurre l’impatto ambientale”.

“I vantaggi di un’azienda sostenibile sono molteplici: minori costi di produzione e, sicuramente, meno legami agli andamenti geopolitici e andamenti di mercato. Da non trascurare anche il vantaggio sui mercati in cui cresce la domanda di prodotti a elevata qualificazione ambientale. Ormai viviamo in un contesto sempre più stringente che richiede alti standard anche da un punto di vista sostenibile ed è necessario evolversi per continuare a garantire il benessere dell’azienda e, ovviamente, del pianeta”.

Iei Next

Durante l’evento, oltre al punto di vista dei relatori, è stato possibile anche ascoltare quello dei giovani professionisti di Iei Next, il gruppo dell’Istituto espresso italiano che ha esposto l’opinione della nuova generazione sulla filiera del coffee business.

Da sinistra: Alessandro Maurilli, Antonio Grifò, Simone Devoto, Valeria Manilla, Carlotta Trombetta e Ruggero Auteri (immagine concessa)

Il gruppo Iei Next ha visto come protagonisti: Antonio Grifò e Valeria Manilla di Rancilio Group, Simone Devoto di Caffè Saturno, Carlotta Trombetta di Costadoro e Ruggero Auteri di Essse Caffè.

I giovani rappresentanti della filiera del caffè hanno discusso della sostenibilità a 360 gradi con la conduzione del giornalista Alessandro Maurilli e tutti hanno convenuto che rappresenti uno dei temi più importanti su cui focalizzarsi.

Un altro argomento discusso è stata l’importanza della formazione delle aziende sulla comunicazione e sulla sostenibilità etica ed economica.

di Federico Adacher

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