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L’INTERVISTA – Andrea Illy: “Conta l’eccellenza dei marchi, non il passaporto. Con gli Stati Uniti d’Europa si può uscire dalla crisi”

andrea illy

MILANO – Andrea Illy, presidente e amministratore delegato di illy caffè (nella fotografia a sinistra). L’mprenditore è preoccupato che Lvmh compri Loro Piana. Ma come presidente di Altagamma è felice che i nostri brand siano i più ambiti al mondo.

Andrea Illy: come imprenditore cosa pensa se Lvmh compra Loro Piana

“Da imprenditore mi preoccupo. E mi domando se siamo di fronte a un livello di concorrenza che segue al grave e prolungato livello di crisi. Tale da rendere troppo difficile da sostenere il modello dell’azienda familiare, dominante in Italia”.

Andrea Illy, da presidente di Altagamma non è preoccupato?

“Non direi, ho appena incontrato il presidente di Lvmh Italia e mi sono congratulato; perché evidentemente loro credono nelle nostre eccellenze più di quanto non ci credano gli italiani. Nel segmento di alto di gamma devi curare tre aspetti: il primo è la creatività e la manifattura dei prodotti; il secondo è la distribuzione e il terzo è la finanza e la governance. Noi siamo maestri sul primo punto, i francesi sugli altri due”.

Cosa comporta secondo Andrea Illy

“Che noi realizziamo marchi d’eccellenza. Ma d’Oltralpe fanno shopping perché controllando la distribuzione generano flussi di cassa e non hanno problemi a ricorrere alla leva finanziaria. Questo in Italia non succede, noi facciamo tutto in casa e ci indebitiamo solo con le banche. Ma in un contesto di credit crunch come quello attuale, forse bisognerebbe cambiare”.

E per cambiare è obbligatorio vendere all’estero?

“Quello che conta sono i marchi, non il loro passaporto. Per uscire dalla crisi, dobbiamo costruire gli Stati Uniti d’Europa. Nell’alto di gamma l’Europa controlla il 76% del mercato mondiale, non a caso è stata riconosciuta dalla Ue come industria di operatori culturali ed è il primo esempio di una vera integrazione; basata su reciproche complementarità dove tutti mettono a fattor comune i loro punti di forza. E in questo contesto, l’Italia ha più da guadagnarci che da perderci”.

E le famiglie che cedono il marchio che porta il loro nome?

“Sulle scelte personali di alcuni imprenditori non voglio entrare. Ma chi compra un’azienda di alta gamma compra soprattutto un marchio. Perché non ci sono brevetti, impianti e grandi immobilizzi. E questo significa che se la marca vale cosi tanto, ha un eredità fortissima; indissolubilmente legata al territorio e che l’Italia è il Paese del bello. Inoltre come presidente di Altagamma posso testimoniare che chi ha venduto a Lvmh e Kering è soddisfatto dell’eccellente governace voluta dai colossi francesi e della capacità di governare in continuità. I francesi hanno investito in Italia con grande saggezza”.

Non vale il contrario quando gli italiani vanno in Francia?

“Ma questo è dovuto alla grandeur e alla capacità dei francesi di fare sistema. La situazione attuale evidenzia ancor più la necessità di una riflessione approfondita a livello politico. Sia a livello di amministrazione centrale che locale ed è quello che farò prossimamente”.

Per questo è nato il Fondo Strategico della Cdp…

“Ma non è altro che un private equity.Quindi non può acquistare ai valori di Lvmh che invece compra senza scadenze”.

E la famiglia Illy, che ha investito in Grom e si è alleata con Kimbo per le cialde, che progetti ha?

“C’è una quarta generazione di nove bravissimi ragazzi. Da anni programmiamo la loro successione, crescendoli in azienda supportati da un management di prim’ordine. Abbiamo 80 anni di storia. Vogliamo che Illy come Beretta diventi un Henokien, ovvero quelle aziende familiari con 300 anni di storia. Quanto agli altri investimenti fuori da Illy invece si vedrà… “.

Sara Bennewitz

Fonte: la Repubblica Affari e finanza