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Il segreto di Mary Mauro, Sevengrams: “Il sorriso sempre e comunque”

Mary Mauro
Milano, Mary, Daniela, Anna e Daniela Mauro di Gr7 Caffè. © Cristian Castelnuovo / Massimo Sestini

MILANO – Le donne del caffè non si fermano mai, così come la rubrica che ha deciso di dar voce al loro ruolo fondamentale nel settore. L’iniziativa partita in occasione della Giornata internazionale del caffè 2018, dedicata proprio al genere femminile che sostiene l’intera filiera, dalla coltivazione sino al servizio finale. In questa nuova puntata, abbiamo potuto conversare con una professionista che non solo, insieme alle sue sorelle, ha avviato un’impresa “in rosa”, ma ha anche di recente dato il via a un’attività di supporto per le donne in situazione di difficoltà. Parliamo di e con Mary Mauro, una delle fondatrici di SevenGrams, nonché sostenitrice del progetto Tilde’s Coffee and Stories.

Mary Mauro, cos’è per lei il caffè?

“Sono nata in una famiglia di imprenditori di settore. Quindi il caffè è il filo conduttore della mia vita. I risvegli con il profumo del caffè appena tostato e il tempo a guardare incantata l’impianto di confezionamento, sono ricordi e sensazioni indelebili per me. È anche però una bevanda che amo di cui non posso fare a meno e che non finisce mai di stupirmi.”

Potrebbe descriverci il suo mestiere?

“Come sorella più “anziana” in Sevengrams, ho la responsabilità di AD sin dall’inizio. I miei 22 anni trascorsi nella Mauro Demetrio Spa (l’azienda di famiglia lasciata nel 2008), hanno consentito un percorso professionale e di esperienza molto ampio.

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Il mio impegno ha toccato un po’ tutte le aree aziendali. Dal controllo di gestione, allo sviluppo dei mercati esteri fino alla Direzione commerciale. Per giungere poi alla massima responsabilità di Consigliere Delegato.”

Quando ha deciso che il caffè, la cultura del caffè avrebbe potuto essere la sua strada professionale

“Sembrerà strano ma questo momento lo identifico con la costituzione di Sevengrams. Quando assieme a nostro padre Pasquale, ci chiedevamo se potesse aver senso, in un mercato così affollato e competitivo come quello del caffè, dare vita ad un nuovo progetto imprenditoriale.

È proprio durante quelle chiacchierate con Papà e le mie sorelle che si è accesa una lampadina su quanto fosse polveroso l’approccio tradizionale verso il consumatore; fatto di slogan e vantate tradizioni di famiglia. Mancava un’attenzione credibile alla formazione e l’informazione. Un elemento centrale e portante sul quale quindi
abbiamo deciso di costruire il nostro nuovo progetto.

Siamo convinti infatti che sia l’unico approccio credibile per chi vuole promuovere la qualità del proprio prodotto troppo spesso depauperato dal suo essere alimento e non solo un’abitudine, un rito.

E’ stata solo una scelta lavorativa oppure di vita?

“Ovviamente di vita, per quello che è la nostra storia.”

C’è stato un episodio particolare in cui ha pensato di non farcela e perché?

“Più di uno. Avviare una nuova impresa è cosa ben diversa che lavorare in un’azienda già strutturata e operativa. Episodi che toccano pesantemente la stabilità del tuo quotidiano; che ti costringono a sacrificare molto della tua vita di donna e di madre. Certamente però, il momento più critico è stato quando nostro padre è mancato, cinque anni fa. Mi sono sentita così tutta la responsabilità sulle spalle senza il conforto della sua guida. Con l’obbligo di far bene e più di un dubbio su cosa fosse più giusto fare.”

Che cosa direbbe a quella se stessa del passata, in difficoltà?

“Te l’avevo detto che ne sarebbe valsa la pena!”

E invece, alle giovani donne che vogliono essere protagoniste nel settore del caffè?

“Non faccio differenza tra uomini e donne. Quello che condividiamo con i tantissimi giovani che frequentano i nostri corsi di formazione o che incontriamo nei Coffee Studio è che la passione da sola non basta. E’ anche necessario continuare a formarsi. A costruire professionalità partendo proprio dalla conoscenza della materia prima fino alla sua trasformazione.

Solo con queste solide basi, unite ad una forte preparazione sugli economics che regolano il mercato, si può pensare di avere successo. Ovviamente serve anche un pizzico di buona sorte, che solitamente accompagna gli audaci.”

Descriverebbe la sua giornata tipo?

“Meglio di no… altrimenti poi ci si potrebbe scoraggiare. Magari tra qualche anno quando potrò ridurre un po’ il mio impegno.”

Pensa che, all’nterno del suo ambito professionale, sia stato più difficile come donna, affermarsi?

“È una domanda che mi hanno fatto spesso e alla quale rispondo sempre nello stesso
modo. Se lo è stato non me ne sono accorta. Siamo quattro sorelle e i nostri genitori non ci hanno mai posto vincoli, in quanto donne, nel perseguire i nostri sogni o progetti.”

Come ha visto evolversi il settore del caffè nel suo ambito specifico professionale?

“In modo molto veloce e positivo. Oggi quello che avevamo previsto qualche anno fa è particolarmente evidente. È un piacere confrontarsi con il nuovo corso del caffè;
l’entusiasmo verso la scoperta di nuove proposte di estrazione e la freschezza del
linguaggio che l’accompagna.

Sono molto fiduciosa in un’evoluzione costante verso questa direzione. Perché è una rivoluzione partita dal basso, dagli appassionati. Pertanto tutti dovranno fare i conti con la ricerca della qualità e della professionalità con cui ci
confrontiamo ogni giorno.”

Come intende la giornata internazionale del caffè?

“E’ un bel momento che raggruppa tante iniziative a livello internazionale. Lo abbiamo celebrato qui a Milano ma anche nei Coffee Studio di Londra. Offrendo dei
cupping gratuiti della nostra linea di Specialty Coffee sviluppata con Chiara Bergonzi, a marchio Lot Zero.”

Qual è il tocco femminile che aggiunge qualcosa in più al suo lavoro?

“Il sorriso sempre e comunque.”