lunedì 28 Novembre 2022

Cacao: Ghana e Costa d’Avorio uniti contro lo sfruttamento dei colossi

Per far fronte a questa situazione, i due Stati si sono prima uniti formando una "Opec del cacao", con riferimento all'Organizzazione che riunisce le aziende petrolifere, e hanno poi introdotto due premi sui loro semi di cacao a carico delle imprese trasformatrici. La reazione dei grandi produttori è stata ambivalente. In via ufficiale, i dirigenti hanno accolto l'iniziativa con entusiasmo, ma dietro le quinte hanno tentato in tutti i modi di evitare di pagare

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Ghana e Costa d’Avorio si schierano contro lo sfruttamento dei lavoratori dando battaglia ai colossi produttori occidentali. Le due nazioni richiedono di versare un premio supplementare per gli agricoltori dei loro Paesi. Se le condizioni non verranno rispettate, i programmi di Responsabilità sociale d’impresa (Rsi) delle aziende saranno banditi. Leggiamo di seguito parte dell’articolo pubblicato sul portale Agrifood Today.

Ghana e Costa d’Avorio contro lo sfruttamento

MILANO – Niente cacao per chi non paga equamente i coltivatori. Ghana e Costa d’Avorio hanno iniziato una battaglia contro le grandi aziende occidentali accusate di sfruttare i lavoratori dei due Stati africani.

Le due nazioni hanno dato un vero e proprio ultimatum e hanno scelto la data di domenica 20 novembre come scadenza ultima concessa alle multinazionali per impegnarsi a versare un premio supplementare per gli agricoltori di questi due Paesi, che sono i maggiori produttori di cacao al mondo.

Se non lo faranno i programmi di Responsabilità sociale d’impresa (Rsi) delle aziende saranno banditi e agli acquirenti sarà vietato visitare i campi per effettuare previsioni sul raccolto.

Ghana e Costa d’Avorio producono oltre il 60% del cacao mondiale. La maggior parte è destinata all’Europa. Nonostante il florido mercato, la maggior parte dei loro agricoltori guadagna meno di 1 dollaro al giorno.

I premi azzerati dai commercianti

Per far fronte a questa situazione, i due Stati si sono prima uniti formando una “Opec del cacao”, con riferimento all’Organizzazione che riunisce le aziende petrolifere, e hanno poi introdotto due premi sui loro semi di cacao a carico delle imprese trasformatrici.

La reazione dei grandi produttori è stata ambivalente. In via ufficiale, i dirigenti hanno accolto l’iniziativa con entusiasmo, ma dietro le quinte hanno tentato in tutti i modi di evitare di pagare.

Il primo premio, noto come “differenziale di origine”, di fatto è stato pian piano azzerato e addirittura portato sotto lo zero negli ultimi anni a causa delle pressioni dei commercianti, annullando di conseguenza parte dell’altro premio, che ad esso era legato e che è noto come “differenziale di reddito vivo”, pari a 400 dollari per tonnellata.

Stufi di questa situazione a luglio di quest’anno i due Paesi dell’Africa Occidentale hanno dichiarato che non avrebbero più venduto cacao a chi azzerava o addirittura a portava in negativo il primo premio, intensificando gli sforzi per affrontare la povertà dei coltivatori.

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